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Problema delicato di salute e lavoro: uno sfogo

Ciao a tutti,
ultimamente sto frequentando questo forum. Dopo un po’ di commenti, è la prima volta che scrivo la mia lettera, ho cambiato nick perché quello usato finora mi avrebbe reso facilmente identificabile… non dagli utenti del forum, ci mancherebbe. Non vorrei però che venisse trovato “casualmente” in un motore di ricerca, hai visto mai?… e la questione è piuttosto delicata. Forse mi sto facendo troppe paranoie… Arrivo al dunque. Il problema riguarda l’ambiente al lavoro. Già, sono fortunata, sono una delle poche persone che il lavoro ce l’ha… Ma quando si verificano certi episodi, vorresti sparire… e mollare tutto. Dunque, di norma con i miei colleghi ho un rapporto tranquillo, anche perché sono di carattere piuttosto conciliante. Cerco di non sollevare inutili questioni e a volte mi tocca mandare giù un po’ di amaro. Perché una mia collega da qualche tempo (anni?, sì, diciamo di sì) non perde occasione per commentare ogni mia cosa, anche se non interpellata. Ho sempre sorvolato, mi sono fatta scivolare tutto addosso. Persino ultimamente, quando continuava a “scherzare” con osservazioni taglienti su un mio presunto fancaxxismo (che, lo assicuro, non c’è; se ho un riscontro positivo anche dai “piani alti” sul fatto che è difficile stare dietro ai miei ritmi di lavoro… posso affermare che ha torto). L’ho sempre lasciata parlare. Se al momento mi veniva la battutina spiritosa, rispondevo con la battutina spiritosa, lo humour stemperava. Mi bruciava un po’, ma finiva lì… Almeno poi taceva. Ma oggi si è verificato un fatto ben grave, almeno secondo i miei parametri. A causa di una seria patologia prima cutanea, recentemente anche ossea, sto seguendo dei cicli ospedalieri con farmaci chemioterapici. E va bene, mi ritengo comunque fortunata, so benissimo di non rischiare la vita, e per questo dovrei solo essere contenta, e lo sono. Ho dovuto però spiegare la situazione in ufficio per giustificare eventuali ingressi dopo l’orario di inizio del lavoro (del resto, devo timbrare…). Stamattina sono entrata mezz’ora dopo, a seguito della terapia. Non stavo benissimo. Avevo la nausea, tremori, vertigini… Sono sempre stata abituata a non lamentarmi troppo e andare avanti, quindi se posso stare in piedi e ragiono, al lavoro ci posso benissimo andare… Era però evidente che non stavo benissimo… Ho fatto il grave errore di dire “effetto della chemio”… Non l’avessi mai detto, questa è saltata su dicendo che non mi devo permettere di usare queste parole per banali farmaci chemioterapici, che non è una chemio e che non mi devo burlare di chi sta male sul serio. Le ho detto con fermezza, ma sempre con educazione, che solo io sapevo che andavo a fare… e lei per tutta risposta mi ha detto che anche lei lo sa, di non rompere le scatole e di fare la persona seria. A parte che nessuno dei colleghi è al corrente della patologia ossea sopraggiunta, ma non mi interessa. Non voglio essere compatita, soprattutto da loro. Voglio solo rispetto. Mi avesse parlato in privato, era un altro paio di maniche. Ma è successo davanti a tutti. Manco a dire che non ho più parlato… visto che mi conosco. Sono la classica persona che sorvola su tutto, non se le lega al dito, mi sarò infuriata sul serio 4-5 volte nella vita, ma in quelle occasioni divento davvero offensiva e distruttiva. Ma non mi può dire che mi sto prendendo gioco di chi veramente sta male, proprio ora che sto passando un periodo mentalmente non facile, visto che una persona a me molto cara sta affrontando una “vera” chemioterapia, non ho molte occasioni per starle vicino e sto soffrendo molto. Questo però nessuno lo sa, non si deve permettere di dirmi questo. Mi ha ferito profondamente…
Purtroppo da anni seguo anche una cura psichiatrica (un brutto esaurimento anni fa), perciò sul lavoro ho già la fama di quella un po’ sui generis… Ma passi, del resto alcune cose devono importare solo a me e a nessun altro…
Non so perché ho scritto la lettera, semplicemente per sfogo. Come ho detto prima, non voglio compassione. Non arriva nemmeno da me, ho con me un carattere durissimo e sono ultraintransigente… ma ogni tanto qualcuno riesce a trovare il tallone d’Achille. E mi brucia che sia successo davanti agli altri colleghi. Temo di essere tacciata come “bugiarda”, “esagerata”, “fuori di testa”, “insensibile”. Lo so lo so, dopo anni di terapie dallo strizzacervelli ormai dovrei sapere che dell’opinione altrui non me ne deve importare granché. Però sono persone con cui sono a contatto tutti i giorni…
Grazie a tutti per l’attenzione e buona serata 😉

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17 commenti

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  1. 1
    Selvatika -

    Dovevi rispondere per le rime alla collega che non vedeva l’ora da tempo di trovare il pretesto per attaccarti e sminuirti..Visto che la cosa comunque andava fatta al momento si è meritata per il futuro la tua cordiale indifferenza..

  2. 2
    Aton -

    Se l’attacco, chiamiamolo così, ti fosse venuto da un maschio mi sarebbe parso assai strano. Ma ti è venuto da una femmina: dovresti sapere che la fisiologia femminile comporta stati non propriamente standard del pensiero durante le mestruazioni, una settimana prima (a volte si tratta di sindrome premestruale) e una settimana dopo. In sostanza, per il 75% del tempo bisogna stare accorti e sopportare qualche atteggiamento non troppo normale. Sono convinto che si tratta di questo e di nient’altro, per il resto continua a dare alle opinioni altrui il valore che ti hanno indicato gli strizzacervelli. Ovvero fregatene di tutte, questa compresa.

  3. 3
    Angelo9 -

    Credo di avere un carattere in parte simile al tuo. Sorvolare, rispondere sdrammatizzando quando se ne ha voglia, per noi e’ fisiologico, ma arriva il momento in cui scatta qualcosa. Tu dici di aver perso le staffe 4-5 volte in vita tua. Anche per me era cosi’, ma ultimamente mi capita di perderle sul lavoro circa una volta al mese, una media molto alta per i miei standard, ma che mi ha dato non poche soddisfazioni. Quando una persona mite e accomodante esplode, diventa un vulcano inarrestabile, e noto con piacere che i “persecutori” – li metto tra virgolette perche’ non meritano un titolo cosi’ onorifico- tendono a rientrare nei ranghi. Con una mia collega sono esploso un mese fa di fronte ad una dozzina di colleghi e la dirigente e nessuno, compresa quest’ultima, si e’ permesso di dire nulla. Ora con questa persona siamo diventati quasi amici – quasi, e penso non si andra’ oltre. Con la tua collega sei stata troppo educata. L’educazione puo’ rivelarsi una gran brutta abitudine in certe circostanze….. La cosa che mi amareggia e’ che certe persone hanno bisogno che si alzino i toni per rimettersi in carreggiata. Ciascuno,comunque, e’ diverso. Con qualcuno paga di piu’ l’indifferenza o altri atteggiamenti, ma di certo non si puo’ e – secondo me – non si deve consentire piu’ di tanto. Dunque, non preoccuparti di questi colleghi e, soprattutto, non preoccuparti affatto delle tue reazioni.

  4. 4
    rossana -

    Siamesecat,
    a mio avviso, sia pure involontariamente, nel tempo hai permesso a questa collega invadente di “starti addosso” più del necessario, con il risultato che, in un momento di particolare fragilità, non sei più riuscita a ricondurla, nemmeno parzialmente, al posto e al ruolo che le competono.

    ormai il danno in ambito lavorativo è fatto. inutile suggerirti difese efficienti e immediate che non si confanno al tuo temperamento e alla tua educazione.

    forse potresti, però, regolare i tuoi rapporti con lei in privato, se te la senti, di modo che commenti o controlli simili da parte sua su quanto ti concerne non abbiano a ripetersi, e questi non diano corso ad altri sulla stessa falsariga da parte di colleghi che seguano il suo esempio.

    non te la prendere: non ne vale la pena. pensa invece, se puoi, a ristabilire il giusto equilibrio e le giuste distanze.

    un abbraccio.

    PS: ti comprendo molto bene, essendo per certi versi simile a te e ad Angelo…

  5. 5
    Angelo9 -

    rossana e siamesecat, ve ne dico una fresca fresca. Stamattina arrivo al lavoro e dopo aver preso il caffè con una collega incontro la mia croce, una donna di una maleducazione e una arroganza uniche, che mi accusa di qualcosa che non avevo fatto, come poi è stato confermato dei fatti. Ho risposto in maniera talmente violenta che la collega con cui avevo preso il caffè mi invitava a calmarmi per evitare un infarto. La maleducata ha poi cercato di tornare indietro alla fine della mattinata mediante discorsi senza
    senso cui non ho dato più alcun valore, lasciandola parlare da sola. Anche nel mio caso non sono atteggiamenti che mi si confanno, ma messo alle strette ci riesco benissimo e non me ne faccio un problema. Ovviamente ciascuno reagisce a modo proprio. In effetti ho dato troppo spazio a questa persona, che ha frainteso la mia disponibilità con la possibilità di dire e fare tutto ciò che passa per la sua testa deviata. Vi ringrazio di cuore perché ascoltare le vostre espe rienze mi ha fatto capire di non essere un estraneo al genere umano

  6. 6
    siamesecat -

    Ringrazio tutti quanti per le risposte… 😉 Purtroppo non ho colto la palla al balzo per risponderle in rima, ma trovo inutile controbattere con chi vuole sempre stare a galla come l’olio buono o avere sempre ragione (ormai ho inquadrato il soggetto). Le mie reazioni emotive sono comunque esagerate (anche se non esternate, ci sono, eccome se ci sono!) e sproporzionate rispetto alla causa. È vero che questa mi è difficile digerirla, perché comunque sulla cura che sto facendo non ci passerei così tanto alla leggera, visto che comunque il principio è lo stesso della “cura non nominabile”… gli effetti collaterali non sono così pesanti, ma non è che sia poi una passeggiata… ci sono comunque cellule da annientare, ma poco importa. Come ho detto, non ho bisogno di “scuse” di alcun tipo, né trattamenti di favore, né di fare “l’eroina” di turno. E soprattutto mai piangersi addosso, è una cosa che non tollero. Comunque ammetto il problema: le mie reazioni sono spropositate, basterebbe pensare un “chissene… e vaffa…”, invece ho risposte emotive deleterie. Le poche volte che sono sbottata ho fatto molti più danni… Non mi sono mai guadagnata il rispetto di nessuno con la reazione di rabbia manifesta. Anzi, ho ottenuto solo che mi togliessero la parola (ed è pure un parente, uno zio, che non mi parla da quando avevo 15 anni. E vi garantisco che in quell’occasione non ho offeso nessuno, ho solo urlato parecchio). Le mie reazioni manifeste sono pure autodistruttive, nel senso che se vedo che anche l’altra persona si infuria con me, mi assale all’istante il senso di colpa, mi prendo da sola a schiaffi e mi faccio del male… Per questo mi fermo prima che succeda il finimondo. Ma così non va assolutamente bene.
    Ovvio che ora al lavoro sento una sorta di repulsione magnetica nei confronti della collega, anche se non ce l’ho con nessuno. Però ormai sento che qualcosa si è guastato. Mi dispiace, perché a dispetto di tutto non mi sento né vendicativa, né infida, né minacciosa, né pericolosa… mah…

  7. 7
    rossana -

    ma no, Angelo, non sei per niente un “essere estraneo al genere umano”! mi hai fatta sorridere definendo questa collega “la tua croce”!!!

    a grandi linee devo avere più o meno il doppio dei tuoi anni e non sono stata mai capace di difendermi. ho passato tutta la vita cercando di tenere la guardia sempre abbastanza alta, in modo da non essere tirata in ballo quando non ero disposta a “danzare” e da non dover frenare in tempo utile eventuali attacchi verbali più o meno seri, soprattutto in ambito lavorativo.

    non ritengo di essere una persona mite; penso piuttosto che sia stata castrante la severa educazione “al femminile” impartitami negli anni ’50. ne consegue che, vuoi per reazione all’eccesso di tolleranza, vuoi per naturale temperamento, quando mi succede, rarissimamente, di perdere la pazienza, divento una belva, quasi del tutto incapace di autolimitarsi.

    saper reagire senza eccedere nei modi e nei tempi giusti è importante, e mi sembra da quanto scrivi che tu stia imparando a farlo. continua ad allenarti e via via le reazioni ti verranno sempre più spontanee e centrate. negli anni un pochino ho imparato anch’io…

  8. 8
    Angelo9 -

    Grazie rossana, comprendo e approvo quanto dici. La mia educazione, anche se non femminile, e’ stata moralistica e il mio carattere ha fatto il resto…..comunque, non credo proprio che tu abbia il doppio dei miei anni….sono piu’ giovane ma non fino a quel punto. Grazie ancora.

  9. 9
    rossana -

    Angelo,
    ho 68 anni compiuti e non mi perito di nasconderli. ne ho il doppio o il triplo di te?

    qualcuno ha affermato che “una donna che non nasconde i suoi anni è capace di tutto”. condivido: anche a questa età, che non manca di fragilità, sono esattamente così, e ne sono lieta!

  10. 10
    Angelo9 -

    rossana, ho 50 anni esatti, ma sono ancora un fanciullino, per dirla con Pascoli, ed anch’io ne sono lieto. Complimenti per lo spirito che si evince chiaramente dai tuoi interventi. “Il sublime e’ la risonanza di una grande anima”, si legge in un antico testo.

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