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Pensieri che accompagnano piccoli passi

  

E’ passato poco più di un mese da quando ho deciso di non vederla più.

Ho passato il Natale più triste della mia vita. Ma è passato.

Qualche volta mi volto indietro e, guardando a quelli che reputo i momenti cruciali del mio percorso con lei, mi chiedo come sarebbe stato se mi fossi comportato in modo diverso in quell’occasione o in quell’altra. Ma poi alla fine arrivo alla conclusione che non ci sono mosse giuste o sbagliate. La vita ti porta dove vuole. E mi consolo pensando che, quanto meno, c’ero in quel momento: ho fatto e detto quello che sentivo. Sono stato corretto con me e con lei. E questo mi sta dando la forza di reagire.

E’ passato poco più di un mese ed all’inizio mi ripetevo che per uscirne avrei dovuto fare un passo alla volta. Senza fretta. E così ho fatto. Di passi ne ho fatti un po’ ed ognuno è stato come una pugnalata al cuore. Non so se per una sorta di assuefazione al dolore o semplicemente perché il percorso diventa meno ripido per forza di cose, ma ogni nuovo passo era leggermente meno doloroso del precedente.

Durante questo cammino ho pensato ed ho lavorato su me stesso. Ed ho deciso di condividere con voi questi miei pensieri che magari saranno confusi ma che, spero, potranno aiutare altri che come me stanno soffrendo, perché, capitato per caso su questo blog, leggendo lettere ed interventi di altri, ho provato un certo tipo di sollievo.
Scrivere di questi pensieri mi fa ancora male poiché mi rendo conto della crudezza di alcuni di loro. Ma mi consola il sapere che averne consapevolezza è un piccolo passo verso la guarigione.
Di passi da fare ce ne sono ancora molti e proprio in questi giorni, quando credevo di essere più forte, mi sono reso conto che l’equilibrio è ancora precario.

All’inizio il pensiero di dover fare a meno di lei è stato devastante. In così poco tempo era riuscita ad immergersi così tanto nella mia vita di tutti i giorni che tutto mi parlava di lei.
A questo si aggiungeva l’angoscia di dover ricominciare di nuovo. E per uno come me, che tempo fa ha deciso di non accontentarsi, è davvero difficile ricominciare. Il tempo scorre, purtroppo, velocemente e ti aggrappi ad ogni occasione come se fosse l’ultima. Come se non ci fosse più tempo. Ti ritrovi a pensare che un’altra così non la troverai più. Che hai perso la donna della tua vita. E anche se ti rendi conto che la volta precedente pensavi la stessa cosa e poi hai incontrato lei che ti ha fatto cambiare idea, non riesci a tirarti fuori da questo vortice che ti spinge verso l’abisso della disperazione.
E vorresti morire. Vorresti che tutto quel dolore andasse via da te all’istante. Che non riesci a contenerlo. Ti sembra di soffocare.
Ma soprattutto quel poco di energia vitale che ti è rimasta è sufficiente appena per sopravvivere e così tutto perde di significato. Le cose che prima ti facevano stare bene non hanno più senso. Niente senza di lei ha più senso.
E’ qui, quando hai veramente toccato il fondo, forse, che bisogna fare la differenza. E’ qui che bisogna trovare dentro se stessi la forza per iniziare a reagire. Altrimenti è la fine.
Purtroppo non si può scappare da questo dolore. Lui è sempre lì con te. Giorno e notte. E anche se lo eviti prima o poi ci dovrai fare i conti in un modo o nell’altro.

Ma poi le cose iniziano a migliorare. Quel dolore si tramuta pian piano in tristezza. Inizi a renderti conto che la stai perdendo veramente. Ma ti sembra di potercela fare anche senza di lei. Ti illudi che lei tornerà da te per dirti che ha sbagliato. E ti aggrappi a quell’illusione perché in ogni caso ti fa andare avanti. E nel frattempo il tempo passa e tutto inizia ad attenuarsi. I contorni iniziano a diventare sfocati. Stai male da morire ma adesso sembra più tollerabile.

E pensi e ripensi a come sono andate le cose. E cerchi di dare un senso a tutto. Ai suoi comportamenti. Alle sue parole. E con quel poco di lucidità che hai recuperato ti sembra di iniziare a capire. Inizi a guardare nella giusta prospettiva le cose. A dare alle parole il giusto peso. E allora ti arrabbi. Con te stesso per essere stato così stupido a non capire. Con lei per essere riuscita a rinunciare a te prima che fossi tu capace di rinunciare a lei. E vorresti farle provare un po’ del dolore che hai provato tu. Ti illudi che possa capire lo sbaglio che ha fatto e che questo la faccia stare male. Immagini cosa le dirai quando verrà da te per chiederti di tornare. Ma nel profondo sai che non sarà così. Sai che lei sta male, certo che sta male, ma non per la ragione che vorresti tu. E, comunque, sta male un infinitesimo di come stai tu. Sai che lei ha ripreso la sua vita. Una vita in cui non c’è più posto per te.

A volte penso che forse sarebbe accettabile rimanere suo amico. Continuare a vederla e frequentarla. Che è troppo importante per me. Ma la verità è che vorrei farlo solo nella speranza che, standole accanto, lei potesse tornare. E allora mi dico che non ha senso. Bisogna capire quando lasciare andare le persone.
Ho pensato che se fosse morta il dolore sarebbe stato più sopportabile. Che in quel dolore non ci sarebbe stato il peso del rifiuto. E allora penso a cosa realmente mi fa stare male. La sua mancanza o come mi faceva sentire? Sono innamorato di lei o di come stavo quando ero con lei? E non riesco a trovare una risposta a questa domanda.

Non so. Sono stanco. Mi sembra di vivere in una realtà ovattata.
Ci sono momenti in cui ricado in quell’abisso, altri in cui mi sembra di esserne quasi uscito fuori.

E mi riscopro a pensare alla prossima volta. E ad avere paura che possa finire di nuovo male. Che debba affrontare di nuovo questo infermo. Ma per fortuna penso che sia un po’ come il dolore del parto: una volta passato ti dimentichi quanto sia stato violento.

L'autore ha scritto 5 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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11 commenti a

Pensieri che accompagnano piccoli passi

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  1. 1
    Adele -

    Sono parole bellissime…ed intense. Grazie. Il problema degli amori a
    metà, come ho letto nell’altra lettera, sono la voglia fortissima di
    viverli fino in fondo. L’impossibilità che ti viene imposta, porta a
    idealizzarli ancor di più. Trascini storie per la convinzione che
    forse prima o poi ti amerà, se solo ti conoscesse meglio, ma pensaci,
    tu in quel poco ti sei innamorato e lei no. Non ci vuole tanto tempo
    per capire che una persona fa per te. Ci vuole tempo a far crescere un
    sentimento certo e a coltivarlo. Quindi caro amico di penna, l’unica
    strada è ricominciare, tendendo tutto le cose belle, con la certezza
    che come tu stesso hai detto che la ritroverai, avrà altri occhi, un
    altro vestito ed un altro corpo, ma sarà sempre lei, il tuo angelo!

  2. 2
    Sissi -

    Che lettera meravigliosa hai scritto. In poche righe hai riassunto il mio stato d’animo e quello di tanti altri qui. Non è la prima volta che passo per una separazione, ma questa mi sembra la peggiore. Magari è come dici, magari una volta attraversato tutto il sentiero del dolore, senza cercare, come molti fanno, vie traverse, si arriverà a trovare un vero giardino e non fiori di serra. Grazie.Sissi

  3. 3
    sat -

    Una bellissima lettera, mi rispecchio molto, visto che sto vivendo
    questi momenti.

    Come dice @Adele, a farsi “prendere” da una persona ci vuole poco, ma
    poi da li a far nascere un vero amore, un vero sentimento profondo di
    complicità, di passione, di comprensione ci vuole tempo e quando questo
    accade il distacco ti logora dentro perchè quello era il tuo amore,
    quello costruito giorno per giorno con lei.

    Grazie

  4. 4
    hl -

    Ciao Adele.

    Grazie per le tue parole.
    La frase “avrà altri occhi, un
    altro vestito ed un altro corpo, ma sarà sempre lei, il tuo angelo!” mi ha regalato un brivido. Però, purtroppo, in questo momento non riesco a crederci fino in fondo. Ma penso che sia fisiologico.

  5. 5
    hl -

    Ciao Sissi.

    Anche a me questa sembra la peggiore. E molto probabilmente lo è.
    Però dobbiamo credere nel nostro giardino. Altrimenti è finita.

  6. 6
    Sissi -

    La nostra anima sa. Conosce molto più di quanto immaginiamo edè per questo che a volte ciò che riteniamo un bene è male per noi o viceversa, ciò che avvertiamo come una terribile disgrazia è il dono più grande che stiamo ricevendo. Quahndo siamo stretti nella morsa del dolore i sensi si paralizzano e la capacità di visione si azzera completamente. Nel momento stesso in cui hai l’impressione di annegare, travolto inesorabilmente da un’onda altissima che sembra no lasciare via di scampo, puoi provare a porti due domande: quanto ho amato? cosa ho imparato? con le risposte che a poco apoco, piano piano affioreranno dal gorgo, possiamo dare una nuova impronta alla nostra vita, tatno da creare un futuro più vero e radioso che no sarà il ripetersi di scene già vissute.

  7. 7
    tabularasa -

    Parole bellissime mi ci ritrovo in pieno…. la differenza è che io dopo
    4 mesi sono ritornato dinuovo nella parte del fondo dal quale dovresti
    trovare la forza altrimenti è la fine…….ora io sto nella parte “è la
    fine”……sto male….

  8. 8
    tabularasa -

    “avrà altri occhi, un altro vestito ed un altro corpo, ma sarà sempre
    lei, il tuo angelo!”

    sto piangendo a dirotto dopo aver letto questa frase……

  9. 9
    sat -

    @tabularasa: già una frase bellissima, anche se preferirei fosse ancora
    la mia di lei…

  10. 10
    tabularasa -

    certo tutti qui preferiremo avere la nostra lei/lui…….

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