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Ossessionato dal prossimo

Sono ossessionato dal prossimo. Il tizio nello specchio, mio padre, l’amico del cuore, il medico di famiglia…
Penso di avere un problema, sento che confidarmi potrebbe giovarmi, ma non voglio che mi si giudichi. Non mi dà fastidio in sé. Solo non riesco a convincermi che qualcuno che non sia effettivamente in me possa conoscermi meglio di quanto io possa mai conoscere me stesso. Non mi fido.
Ho bisogno di aprirmi, ma parto dal presupposto che non capirai. Che, per quanto tu possa essere sinceramente interessato ad essermi d’aiuto (e, naturalmente, non mi indurrai a credere una cosa simile), mi darai piuttosto fastidio.
Mi dimostrerai che non ci sono pensieri, parole o azioni che possano mai venirmi in mente di concepire che non siano stai già codificati prima di me. Che non sono speciale, ma soltanto un altro mattone nel muro. Che non esiste problema che non abbia una soluzione, malattia senza terapia adeguata: i sintomi sono A? La cura è B. Punto. Non c’è altro. Non c’è spazio per la speculazione. Devi solo agire.
Ciò sarà solo motivo di irritazione per me. Perché continuerò a non fidarmi. Non posso obiettivamente farlo.
Non riesco ad approfondire la mia psicologia; questo mi frustra. Non ho problemi che gli altri hanno la fortuna di non avere, ma che gli altri, al massimo, hanno la fortuna di ignorare.
Mi sento un cavernicolo trapiantato nella civiltà, un Rambo in un mondo pacifico, con l’unico male comune a tutti gli uomini che non sian più distratti dalle necessità della sopravvivenza: la vita.
Quindi sono sospettoso. Non penso tu possa guarirmi: so per certo che anche tu sei infetto dallo stesso virus. Se non lo sei, è solo perché non lo sai.
Ma lo sai. Tutti lo sanno. Tutti lo intuiscono.

L'autore ha scritto 5 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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2 commenti

  1. 1
    Andrea -

    2 righe per descrivere il “nostro” (dato che lo abbiamo tutti, no?) problema ed il resto del testo per esprimere diffidenza… E non c’è dubbio che ne uscirai irritato, perché è impossibile affacciarsi ad un balcone e pensare che la folla sotto non dica nulla su di te… Quanto alla “cura”… altra ovvietà: il problema è stato illustrato in modo talmente sommario da non consentire alcun suggerimento. Peccato, perché qui non ci sono solo tuttologi, ma anche gente che avrebbe speso volentieri del tempo per ascoltare e magari dare dei consigli col cuore. Dubito che ce ne saranno però… i manifesti di sfiducia universale non sono mai un invito allettante a porgere orecchio.

    Sayonara

  2. 2
    Zingaro22 -

    Capisco almeno parzialmente ho letto e riletto con attenzione, trovare il coraggio di dire ciò che si pensa non vuol dire parlare apertamente a chiunque, trovare il coraggio di parlare e quindi confidarsi vuol dire scegliere la persona più adatta, guardati bene intorno, guarda fra gli sconosciuti, guardati intorno e scegli chi potrebbe capire senza ferirti. E’ difficile ma saper cosa cercare è già un progresso. Non avere paura del giudizio degli altri ma pesa bene il tuo sul prossimo.
    Ciao

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