Nullità
Salve.
Questa è la prima “lettera al direttore” che scrivo, in un momento in cui sento il bisogno di condividere il mio stato d’animo con qualcuno, non importa chi.
Non ho idea di chi leggerà queste mie parole, né so se ne seguiranno delle altre ma, in ogni caso, ci tengo a fare una piccola premessa, prima di raccontarvi cosa succede nella mia vita.
Ho diciotto anni, tra poco ne compirò diciannove, e di me non ho molto da dire: sono un ragazzo estremamente banale, visto da fuori.
Ho i capelli scuri, così come gli occhi, non sono affascinante e neppure orribile. Sto lì, a metà, nel mare di giovani uomini simili a me dal quale, probabilmente, non mi ergerò mai.
La mia vita segue il mio stesso cammino, è insulsa e priva di momenti epici, caratterizzata dall’essere assolutamente generica, dozzinale, come se fosse stata prodotta in serie assieme a migliaia di modelli identici. Sono cresciuto nella periferia di Roma, in un quartiere ai confini di Rebibbia, chiuso tra due fiumi: l’Aniene e la Tiburtina.
Dentro, invece, mi sono sempre sentito un po’ fuori dal mondo.
Sento da sempre il bisogno di circondarmi di persone più grandi di me e, allo stesso tempo, di restare solo coi miei pensieri.
Se dovessi immaginare la mia abitazione ideale, questa sarebbe un monolocale minuscolo, grande come la mia stanza, che però possa comunicare a piacimento con le case di chi mi sta attorno.
In tante situazioni mi pare di essere un estraneo.
Non provo dispiacere quando muore qualcuno o, almeno, non è la sua morte in sé a farmi riflettere.
Quando una persona a me vicina smette di esistere, non è della sua dipartita che mi dispiaccio, quanto più del fatto che quella persona avesse dei sogni da dover realizzare, ancora, che il tempo datole a disposizione non fosse abbastanza. Mi dispiaccio più dell’empatia che provo nei confronti del morto, che del morto stesso.
Non so se mi sia spiegato abbastanza chiaramente. In ogni caso, questo era solo un esempio tra i tanti.
Veniamo al dunque.
Ultimamente, sto perdendo la voglia di andare avanti.
Mi sento triste, nel senso più banale e stereotipato del termine. Invece che per volontà, vengo spinto attraverso i fenomeni della vita dall’inerzia, come se galleggiassi in mare nell’attesa di sprofondare nell’acqua e di sentirla fin dentro i polmoni, senza fiato.
Sono uno che pensa tanto, forse troppo, e alle volte mi capita di immergermi talmente tanto nei miei pensieri da viverli come se fossero reali, come se stessero accadendo di fronte a me per davvero. E altre volte, poi, mi succede che vedo la mia vita come se fossi un estraneo, appoggiato sulla mia stessa spalla, e mi sento incapace di tornare con la coscienza al suo posto.
È folle, e mi sento davvero stupido a dire qualcosa del genere, però non so come altro spiegarlo.
So per certo che ho bisogno di evadere, ma anche che non esista, in questa vita, un posto lontano abbastanza da essere irraggiungibile per i fantasmi che mi tormentano.
Scappare via ed essere libero, con la consapevolezza però che la libertà non sia realmente raggiungibile, a prescindere da cosa si possa fare per ottenerla.
Io mi proietto nel futuro, e mi vedo come un puntino nero proiettato nell’infinito, in mezzo a un numero incalcolabile di persone come me.
Persone insoddisfatte, disilluse. Non ho idea di cosa mi succederà: potrei riuscire a raggiungere i miei obbiettivi, forse no, ma alla fine cosa cambierebbe?
A che serve realizzare i propri sogni?
Qual è il senso di diventare “grandi”, ottenere un lavoro, uno stipendio, una famiglia… Se tanto poi siamo destinati a veder sparire tutto?
Le nostre emozioni, la nostra stessa vita, è talmente fugace e breve che secondo me non vale neppure la pena di essere vissuta.
Certo, sarà sicuramente meglio arrivare alla fine con un bagaglio di bei ricordi sulle spalle, ma quando torneremo ad essere polvere a chi fregherà nulla di cosa abbiamo passato mentre eravamo vivi? Ai nostri successori? Altre vite destinate a finire, prima o poi?
Inseguire un ideale, combattere per esso e morire nel tentativo di vederlo realizzato, sono cose che valgono davvero la pena di essere fatte?
Cosa te ne fai della gloria di aver cambiato il mondo, se tanto non sei neppure vivo per vedere i frutti del tuo sforzo?
Quando la tua vita è talmente mediocre, generica, come la mia, come quella di tutti gli altri come me… Quando nel mondo sono importanti quelle dieci persone che compaiono sulla bocca di quelli come me un giorno sì e l’altro pure, a che serve sforzarsi?
Tanto vale vivere da nullità e lasciarsi annegare.
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Categorie: - Me stesso
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A che serve vivere la vita se poi siamo destinati a morire! bravo, mi complimento con te, hai capito tutto!
E… invece no! potrei ribaltare il tuo pensiero facilmente dicendoti che le cose che contano di più sono proprio quelle più brevi! Ed è così che la penso.
Trovo irrispettoso che si parli della vita in termini così insulsi. Se no poi tutto è concesso e non va bene. In più se riflettiamo sulla frase “Un corpo senza vita” potremmo facilmente capire che la vita è NEL corpo e non È il corpo. Senza questa “sostanza misteriosa” che permea tutto e che siamo noi stessi, niente avrebbe senso: a che serve il denaro, le donne, il successo se non sei vivo? ma che significa esattamente “vivo”? Bisogna quindi sicuramente rendere grazie della vita dataci e che non è qualcosa di personale ma ci riguarda tutti. In generale sono fiero della mia vita di merda come va va. Dico di merda perché vado fiero soprattutto della mia merda appunto perché è mia. Ho delle mancanze e me le tengo, se riesco a colmarle…bene…! se no me le terrò come parte di me e VIVRÒ pure quelle. Non ho sogni da realizzare. Sono solo me stesso. Trovo offensivo che tu possa pensare che io volessi a tutti i costi realizzare sogni, non vorrei essere ricordato come un eterno insoddisfatto miserabile, non farò questa fine.
sei dell’acquario?
No, sono scorpione, anche se non credo affatto all’oroscopo.
In ogni caso, il mio è un pensiero che non voglio vedere applicato universalmente. Siete tutti liberi di essere d’accordo o meno, non mi sto imponendo su nessuno.
Sono uno che, guardandosi alle spalle e tirando le somme di quello che sarà il suo futuro, è decisamente insoddisfatto.
Per rispondere al commento di Xleby, in particolar modo a questo passaggio: “E… invece no! potrei ribaltare il tuo pensiero facilmente dicendoti che le cose che contano di più sono proprio quelle più brevi!”
Libero di credere quel che vuoi, ma fai attenzione a non elevare ad assoluto il tuo giudizio: io penso che non valga la pena di attraversare momenti difficili che durano un’eternità solo per venire ricompensati con qualche attimo di gioia, tutto qui.
In più, faccio una precisazione: presumo che la “sostanza misteriosa” di cui parli tu sia l’anima, altro concetto di relativa importanza, dato che il mio essere del tutto pragmatico mi spinge a credere che non esista. Ma quello è un altro paio di maniche.
Caro, questa e` la maledizione dell’essere umano. Mentre abbiamo una parte istintiva/animalesca volta alla sopravvivenza e alla riproduzione (per tramandare i nostri geni), la natura ci ha anche donato, nel corso dell’evoluzione, una nuova parte del cervello che ci permette di ragionare, riflettere, pensare.. purtroppo anche rimuginare.
Siamo complessi, e avere la capacita` di pensare e chiederci il senso della vita e` un dono e una tortura allo stesso tempo.
Ci guardiamo intorno e vediamo gli animali agire su basi istintive, senza i problemi che ci facciamo noi, e tutto sembra naturale.
Quando invece riflettiamo su di noi, sulla nostra vita, sul perché delle cose.. ecco che ci blocchiamo, e il tutto ci spaventa.
Molti trovano il senso della vita nella religione, in Dio, nelle proprie passioni, nell’amore, nei figli, nelle grandi gesta che saranno ricordate dagli altri..
Per alcuni questo non basta, e allora sembra che niente abbia un senso.
Io credo che una cosa molto importante nella vita sia la serenita`. Con quella si riesce ad affrontare tutto in modo diverso, perché ci si sente bene dentro. Per cui ti consiglierei di partire da lí, di trovare quel qualcosa che in te risveglia la scintilla, che ti stimoli ad andare avanti, che ti faccia sentire sereno. Momenti di sconforto e di mancanza di motivazione, in cui ci chiediamo perché andare avanti, possono capitare a tutti, ma sono sicura che quel qualcosa di bello, che ci fa provare gioia e amore, lo possa trovare ciascuno di noi.
L’anima è il fondamento di tutto. Non esiste ahahahah che schiocchezza.
La “mente” è l’anima. Se purifichi la tua mente vedrai la tua anima.
Tendo ad essere molto pragmatico credo dolo in quello che vedo non mi interessano le diswuisizioni filisofiche e mentali.
Xleby, cortesemente, se hai intenzione di continuare a commentare con supposizioni basate sull’aria come “La mente è l’anima”,preferirei che smettessi di intasarmi l’indirizzo e-mail.
Crederò all’esistenza dell’anima quando ci saranno delle prove concrete a favore di questa tua teoria. Inoltre, ci tengo a ribadire che ogni uomo è misura di se stesso, ciò che per te può essere una sciocchezza, per altri non lo è, e viceversa.
Sei arrabbiato…
Wooden Pillow,
“ogni uomo è misura di se stesso, ciò che per te può essere una sciocchezza, per altri non lo è, e viceversa.” – concordo. è presunzione ritenere di poter attribuire la patente di esattezza a qualsiasi nostra opinione in contrasto con quella altrui.
la tua lettera iniziale ha messo in evidenza una problematica a mio avviso molto seria e molto profonda. devo trovare un attimo di calma per poterci riflettere su e darti un riscontro ponderato.
Ti passerà: ha 18 anni. Se hai delle certezze, anche una sola segui quella, e quando vedrai che quella strada ti soddisfa non ascoltare più nessuno. Ne troverai altre strada facendo e rafforzeranno il tuo carattere fino a farti uomo. Ma sei ancora un cucciolo di uomo, ci vuole tempo.
Ciao WoodenPillow,
due cose:
la prima è che una volta ho espresso un dubbio che un pò ricorda il tuo. Nel senso anch’io mi sento una persona nella media, con idee nella media e una vita che (mi piace) ma tutto sommato nella media e banale anche quella. L’ho espresso davanti ad una persona che non è nemmeno uno di quelli tutto cervello, e lui molto candidamente mi ha risposto: “non avrai combinato niente di buono, ma tutto sommato neanche grandi danni”. Oh senti a me questa cosà un pò mi spiazzo, perché poteva essere banale e sempliciotta, ma era proprio la verità; quindi la dico anche a te.
La seconda è che anch’io come te, mi sono interrogata sul senso della vita, spesso mi dicevo e dicevo agli altri, di non aver paura della fine perché mi sembrava che la vita non avesse niente in più da offrirmi, solo una sequenza di giorni, sempre uguali e niente da lasciare a nessuno e nessuno a cui fosse realmente interessato.
Poi ho scoperto che non è così. Ci sono persone che ti amano e che dipendono da te, solo da te. Vivono perché tu consenti loro di vivere, vivono attraverso la tua vita. E sono affetti così grandi che prendono il sopravvento su tutto. Adesso, la mia vita non è cambiata, sempre com prima, anzi più problemi forse, però io devo vivere e quello che faccio interessa e me sì, ma anche ad altri. Ho responsabilità e uno scopo. Forse è questo che mi mancava, uno scopo vero.
Un abbraccio
Non passerà se non trova la sua via…
io ero spiaccicato uguale a lui… eppure sono cambiato.
Dovrebbe piacerti questo filosofo.
http://freemaninrealworld.altervista.org/philipp-mainlander-il-suicidio-come-redenzione-dallesistenza/
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2006/07/13/philipp-amo-la-morte-dove-risplende-la.html
Innanzitutto, ringrazio sentitamente tutti quelli che hanno risposto a questo mio piccolo pensiero anche solo per aver perso il tempo di leggere quanto ho scritto.
Cristiane, non sono affatto arrabbiato, anzi, il mio stato d’animo rasenta più un misto di rassegnazione e tristezza, un po’ quello che si prova a stare in una galleria senza via d’uscita, hai presente?
Cammini, cammini, ma alla fine sempre bloccato in un buco rimani. L’ho resa molto semplicemente – visto il limite di caratteri – ma, banalizzando, è così che mi sento.
Golem, di certezze ne ho, non se abbia la forza o la voglia di seguirle. Per come mi si prospetta ora il mondo, potrei dare retta alla mia passione oppure darmi a un qualunque lavoro, alla fine cambierebbe ben poco – morirò comunque. In più, e so che detto da un 18enne ha poco senso, di avere figli non ho molta voglia, non mi ci vedo a fare il padre, non so se ne sarei capace con l’indole che mi ritrovo.
Almost-Imperfect, è un ragionamento logico, ma che non chiude il cerchio. Posso anche rallegrarmi di non aver fatto grossi danni – che poi, ripensandoci, di casini ne ho combinati, e pure tanti – ma manca comunque qualcosa che mi faccia dire: “Oh, fare quel determinato macello mi ha dato qualcosa, alla fine.”
Non so, mi sento stretto in una morsa di generico qualunquismo, ma non saprei neppure dire se, trovandomi in un’altra posizione, la situazione cambierebbe. Ad ogni modo, è sempre bello vedere un dibattito nascere da una propria opinione, quindi credo che pubblicherò qualcos’altro, più avanti.
Ancora un grazie a quelli che, detto alla romana, me se filano.
https://www.ted.com/talks/jill_bolte_taylor_s_powerful_stroke_of_insight?language=ja
Io ti capisco poiché anch’io a volte cado dentro questi momenti….
WoodenPillow,
secondo me, quasi tutti sono mediocri nell’insieme e banali nell’aspetto, con vite in media dozzinali. è questo tipo di società, volta al successo prevalentemente economico, che pone la maggioranza a livello infimo di nullità se non “emerge”, mentre invece la vita di ognuno dovrebbe essere importante soprattutto per se stessa.
il bisogno di circondarsi di persone più grandi e di restar solo con i tuoi pensieri è l’attitudine di un temperamento riflessivo e incline alla malinconia, come il mio. pur avendo al primo piano un appartamento abbastanza grande, mi sono ritirata a piano terra in una stanzetta con servizi e angolo cottura, dove mi trovo perfettamente a mio agio.
anch’io non provo particolare dolore quando qualcuno muore: mi fa molto più soffrire vederlo penare, per qualsiasi ragione questo avvenga, e l’esistenza non lesina quasi a nessuno motivi per patire. d’altronde, quanti di noi lasciano memoria dopo la terza generazione?
la voglia di andare avanti si può riporre solo in piccoli traguardi, interiori o esteriori, che possano dare un senso di appagamento. meglio evitare il più possibile di pensare troppo, che potrebbe distogliere dall’apprezzare alcuni aspetti della quotidianità, concessi a tutti, i soli sicuri.
scaraventati qui dal caso, non si può che fronteggiare al meglio il futuro che ci è dato. se non si nasce nell’ambiente giusto e non si hanno i numeri giusti per raggiungere il famigerato successo, in qualsiasi contesto, non per questo non ci si deve impegnare per ottenere il meglio per sé. soddisfare e bastare a se stessi, a mio avviso, è già un modo più che apprezzabile per vivere la propria vita.
all’età di vent’anni ho assistito, giorno per giorno, alla tristissima fine solitaria di un uomo che aveva fatto per decenni il bello e il cattivo tempo per migliaia di famiglie. figlio naturale di una importante genia di industriali, in tempo di guerra si spostava in elicottero, per evitare i posti di blocco. tanto denaro, tanto potere e tante donne. una casa principesca nel luogo più prestigioso della città, immersa nel vuoto di un matrimonio, privo di figli, con una donna che non aveva niente in comune né con la sua intelligenza né con la sua signorilità. di lui restano soltanto la cancellata di una delle più suggestive chiese cittadine, connotata da una minuscola targhetta con nome e cognome…
aver vissuto per più di due anni in stretto contatto con lui e il suo mondo dorato è stata la mia miglior tacita vaccinazione.
Ti consiglio vivamente di provare a leggere ‘i fratelli Karamazov,di Dostoewskij,hai un intelligenza straordinaria..tipica del pragmatismo,leggi il libro se giá non l”hai letto.
Woden, tu ancora non hai capito che la vita NON HA NESSUN senso trascendentale, e l’intelligenza che è apparsa durante l’evoluzione nella nostra specie, se ci ha fatto conquistare il primato su questo pianeta è quella che ti sta creando questa angoscia sul senso delle cose.
Non ne hanno, o meglio ne hanno in quello che SONO. La vita è questa mattina in cui ti sei svegliato e puoi scegliere di viverla o di tormentarti coi tuo pensieri che NON troveranno mai una risposta, perché questa non c’è.
É inutile illudersi, come fanno alcuni che “dopo” ci aspetta un mondo migliore, perché questa è solo una tenue speranza che gradiró constatare eventualmente, ma la speranza è già un mezzo fallimento. Ed é inutile pensare che dobbiamo morire, perché succederà.
Avevo due nonni che con le loro dicharszioni rappresentavano perfettsments i due limiti della vidione dell’esistenza. Lei si chiedeva “perche nasciamo se dobbiamo morire?”, mentre lui in ammalato e in procinto di andarsene al figlio che lo consolava rimproverando gli di non essersi curato come avrebbe voluto rispose “figlio, ho vissuto bene e ho fatto quello che dovevo e volevo per quello che il destino mi ha dato: sono sazio”. Sazio. Bellissimo no? Significa che ha vissuto utilizzando e godendo di quello che aveva. Io questa frase io c’è l’ho stampata nella mente, e mi accompagna quotidianamente.
Woody, si può cambiare solo l’intervallo tra l ‘inizio e la fine il resto è immutabile, quindi devi fare tu la tua vita, e il fatto che tu abbia già delle sicurezze è MOLTO, per esempio rispetto a quello che avevo io alla tua età , eppure dai vent’anni in poi non ho fatto altro che affrontare la vita con quello che avevo. Come ha fatto Robinson Crusoe, trovandomi praticamente solo sull’isola deserta ma riuscendo a dare senso a quella condizione e ad essere artefice di “quella” vita nel migliore dei modi.
Tutti ci poniamo certe domande, ma la vita è quella che succede mentre tu fai quelle riflessioni.
Oggi fatti un giro a vedè li Musei Vaticani o Villa Borghese, e vedrai quanta meraviglia c’è in questa vita anche, anzi SOPRATTUTTO nella realtà, che non nei sogni, che sono e resteranno tali. Vacci, e magari incontri pure l’amore della vita, hai visto mai? Osa
Memento Audere Semper (e senza connotazioni politiche)
P.S. Ma poi, che ti importa della memoria che resterà di noi quando saremo morti. A me non interessa adesso di quello che pensano gli altri di me, figuriamoci dopo, e sono molto più vicino di te a quel momento.
Wooden, mi associo al commento di Golem e mi permetto anch’ io di darti qualche “dritta”..
– il paradiso NON esiste. quindi se decidi di essere buono e altruista devi farlo per te stesso, e non per un futuro quanto ipotetico riconoscimento. sappi comunque che sei sarai “cattivello” vivrai molto meglio.
– il senso della vita è che SIAMO NOI a doverle dare un senso, creandoci uno scopo PRATICO, STIMOLANTE E CONCRETAMENTE REALIZZABILE.
– non far mai dipendere la tua felicità da qualcun altro! è l’ errore più grande che si possa fare.
– meglio fare rabbia che fare pena. e se sono in tanti a criticarti e attaccarti, significa che sei sulla strada giusta.
– gli amici sono come i cioccolatini: meglio POCHI E BUONI!
– guardati dalle persone apparentemente molto perbene: sono le peggiori in assoluto!
– non esiste l’ amore incondizionato, a parte quello di un genitore per un figlio.
– chi ti fa pressioni per farti fare una cosa che non ti va, o per farti rinunciare a una cosa che ti va, non è una persona di cui potersi fidare.
– sii “egoista” quanto basta e altruista solo in pochissimi casi. e ti troverai sempre bene.
– La sopravvivenza è fatta di mille compromessi, e chi lo nega è o un privilegiato o un emerito illuso. sta A TE decidere quali compromessi puoi accettare, e quali no.
– non permettere mai a nessuno di giudicarti e di dire CHI SEI, perchè lo puoi sapere solo tu!
ciao.
Wooden Pillow,
se hai tempo e ti va di farlo, dai un’occhiata qui: http://www.riflessioni.it/senso-della-vita/index.htm
a suo tempo questo sito mi è stato d’aiuto, e a tratta ancora lo è…
Tanto mi sento vicina alla tua condizione e alle tue parole che non ho voglia più neanche di scrivere, neanche di provare a superare. Non so cosa mi manca, di sicuro niente rispetto a quello che prima potevo solo desidere. Prima ero nello stesso stato in cui mi ritrovo ora. Apatia. Pensieri che invadono il vuoto. Spleen. Non mi mancava l’ essere bella, fi.., magra, bona, cercata da tutti, con tanti pretendenti, no. Mi mancava l’ amare. Ho passato due anni meravigliosi e colmi di emozioni, positive e negative s’ intende. Ho superato quel momento grazie all’ amore e ora che non c’ è più e mi rimane invece tutto ciò che una persona qualunque, anche io stessa, desideravo. Mi sa che funziono ad amore. Ma che senso ha scrivere tutto questo? Forse per dirti che una speranza c’ è, almeno una, forse effimera.
mg sono d’accordo… solo su due punti invece no: una madre non prova amore incondizionato… lo prova SOLO per suo figlio!!! degli altri bambini non se ne frega quindi ECCOME SE È CONDIZIONATO. Esempi di amore incondizionato si possono vedere solo in Cristo e Buddha.
– l’altruismo va praticato se la persona/e ne ha bisogno… e meno egoismo c’é meglio è…
ah e poi è vero che dietro l’amore uomo-donna spesso c’è un sottile gioco di egoismi con sottinteso un dare/avere… io quando consiglio no contact ecc. e altri compirtamenti strategici che anche io uso… lo faccio solo perché mi trovo ad intragire con più di una furbetta… e devo prendere precauzioni perché appena abbassi la guardia sei finito. Ma questo sempre perché le persone raramente sono trasparenti e limpide… in fondo le mie sono solo strategie passivoffensive… se vengono interpretate come attacco, difesa o neutro… questo dipende dal soggetto che le subisce…
Xleby,
in teoria ogni tipo d’amore dovrebbe essere soprattutto dono spontaneo, non offerto solo se ricambiato.
nemmeno le madri amano senza cercare ritorni, se non altro quello di veder valorizzata nel modo più elevato la loro possibilità di dare la vita e di formare una famiglia. ma… non tutti i figli sono amati dai genitori allo stesso modo e con la stessa intensità (ai sentimenti non si comanda). ci sono padri e madri che li rifiutano fin dalla loro nascita, altri che li adorano da piccoli e si allontanano da loro emotivamente se, una volta cresciuti, non rispondono alle loro aspettative o hanno temperamenti troppo diversi dai loro. altri ancora, invece, se ne staccano completamente rinnegandoli, talvolta persino in punto di morte. può succedere che un’amicizia offra molto di più e di meglio di un legame parentale.
gli esseri umani non sono molto diversi l’uno dall’altro: cercano tutti il loro tornaconto, quello più adatto alla loro natura.
il solo rapporto che completa l’individuo e che più di altri lo stimola alla crescita interiore è quello di coppia, scelto NON subito. in esso si dovrebbero trovare in alternanza, e in diverse entità, l’amante, la madre, la sorella e la figlia. amore a tutto tondo, quando c’è, finché dura o finché si è capaci di farlo perdurare, nel suo autonomo evolversi/involversi, nel suo mutare di tonalità, pur restanto però sempre ancorato all’iniziale spontaneità, sorta dal profondo.
si… in teoria…! ma i giochi di potere sono spesso subdoli e x Es. a volte sono i figli che ci vanno sotto…
Altro gioco di potere? la gelosia ossessiva…
Wooden, che dire? Son tutte perplessità e dubbi che mi son posto sempre anch’io. Solo in rari casi non ci ho pensato più, ma tendenzialmente penso troppo, come te, ed è una gran fregatura.
Anch’io mi sento mediocre, anzi lo sono. Ormai quasi 34 anni, senza lavoro, con un titolo di studio che non vale un cavolo, con nient’altro in mano che un pugno di mosche. Son tornato a vivere con i miei (con cui ho un rapporto molto teso) dopo che quello che credevo essere l’unico amore della mia vita mi ha tradito. Ho allontanato tutti i miei amici, frequento solo un paio di persone ma in modo molto superficiale. Ho abbandonato tutte le mie passioni, il fisico è finito, la salute psicofisica anche e non credo potrò più amare una persona, né soddisfarla fisicamente. Perché ti ho elencato tutto questo? Per farti capire che c’è sempre chi sta peggio, molto peggio. Tu hai ancora 18 anni, hai tutta la vita davanti. Hai tutto il tempo per sbagliare e tornare sui tuoi passi, fare esperienza, trovare la tua strada e goderti quel poco di non ipocrita che la vita può offrire.
nella coppia più sei geloso/a e meno hai potere!
Xleby,
verissimo: là dove cominciano i giochi di potere raramente permangono autentici sentimenti. sono le due forze in antitesi, su cui si regge e ruota l’umanità.
Sandro,
in sé la vita non è mediocre: spesso siamo noi a volerla classificare come tale. alcuni aspetti di fondamentale importanza, come la salute, si apprezzano soltanto quando si stanno per perdere o si sono persi.
mi rendo conto che per te, come per molti altri, sarà meno facile di prima stabilire e mantenere legami affettivi, ma non impossibile. tutto ha una fonte e tutto fluisce via a poco a poco. gli esseri umani sono imperfetti, e anche tu lo sei, come tutti gli altri. se ti accetti, nei tuoi limiti e nelle circostanze determinate dal tuo ambiente e dall’attuale situazione socio-economica, poi ti sarà più facile comprendere le carenze altrui e tovare un equilibrio. non si può dare che quello che si possiede e non può far altro che trarre il meglio possibile da quanto ci circonda.
un abbraccio.
Maria Grazia, io non sono mai stato un tipo geloso ossessivo, ma solo il minimo indispensabile per dimostrare che ci tenevo. Lei invece lo era in modo quasi patologico. Le ho sempre dato la massima fiducia, lasciandola libera su ogni cosa, ma sono stato ricompensato con un bel paio di corna. Comincio a pensare che quelli che controllano le proprie ragazze non abbiano tanto torto, non dico per evitare il tradimento, quanto per scoprirlo in tempo ed evitare figure da idiota (come è capitato a me).
Sandro, per “potere” intendo quello emotivo, quello di saper gestire la relazione dal punto di vista psicologico. e chi è affetto da gelosia ossessiva ha più problemi degli altri in questo senso. ma è chiaro che nessuna accortezza a questo mondo e nessuna caratteristica personale, può assicurarti al 100% la protezione da eventuali esiti disastrosi della relazione. quelli, purtroppo, vanno sempre messi in conto..