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Il mio futuro dipende da questa scelta…

di Charlene

Cari lettori, ritorno dopo quasi due anni con una nuova lettera. Rileggendo quello che ho scritto non posso fare a meno di pensare a quanto fossero futili i miei problemi di allora. Adesso sono dinnanzi ad un bivio e presto dovrò risolvermi e percorrere l’una o l’altra strada. 

Ho 19 anni, vivo in un piccolo paesino della provincia di Napoli e quindi vi lascio immaginare che tipo di mentalità ci sia. Mia madre vive per l’apparire, non mi ha mai accettata veramente per i “modi stravaganti” (Maglie larghe, il mio non farmi problemi ad uscire con i capelli in disordine, poco trucco, qualche chilo in più perché sono di buona forchetta) che ho. Da bambina sono sempre stata trattata come una reietta perché qui la maggior parte delle persone svolge un lavoro importante e quindi i genitori degli altri bambini non volevano che questi giocassero con una poveraccia come la sottoscritta. I miei mi dicevano sempre che nella vita avrei dovuto diventare qualcuno per dare loro il riscatto di questa grande umiliazione.

Però sono anche una ragazza, e quindi molte cose mi sono negate: Se mi vedevano in giro con un ragazzo le persone cominciavano a giudicare e questo innervosiva mia madre, se volevo stare due minuti a casa col mio (adesso ex) ragazzo non mi era concesso e quando andava via dovevo anche sentirmi dire “Vergognati” o “puttana”.  Quando ero piccola un amico di mio fratello abusò di me e quando mia madre se ne accorse mi disse cose orribili che non dimenticherò mai. Ovviamente in paese si è saputa questa cosa e quindi oltre ad essere povera ero anche sporca per loro. 

Questa breve parentesi sulla mia infanzia non è stata aperta a caso. Queste sono le cose che hanno segnato irrimediabilmente la mia vita. Sessualmente sono stata bloccata, non riuscivo ad aprirmi facilmente con una persona nemmeno se la amavo più della mia stessa vita. Mi succedeva spesso di immaginarlo, di desiderarlo e di creare addirittura il momento, ma quando ero sul fatto ripensavo al disprezzo che mia madre aveva per me quando mi vedeva vicino ad un ragazzo e a mio padre che mi ha sempre insegnato che un uomo, dopo aver ottenuto il “fiore” smetteva di provare quel che provava e andava via (ed era pure giusto che lo facesse secondo il suo punto di vista!).

L’unica mia certezza era lo studio. Studiando mi sentivo una persona realizzata e non avevo nulla per cui sentirmi in colpa. Al quinto anno la scuola è diventata tutto per me. Mi immergevo nello studio e i miei problemi all’esterno sparivano. Ormai mi ero convinta del fatto che non ci fosse spazio per l’amore nella mia vita. I ragazzi (o le ragazze, perché ho anche rivelato una natura doppia, con l’immensa disapprovazione dei miei genitori che mi hanno anche mandata da uno psicologo per curarmi da questa “malattia”) hanno sempre ritenuto che fosse troppo difficile stare insieme a me, sebbene dedicassi a loro la mia intera esistenza. Chiedevo soltanto che mi stessero accanto non solo quando ero dello giusto “mood”, ma anche quando mi sentivo di merda (a volte mi è capitato di avere degli acuti attacchi d’ansia). Invece la relazione era sempre unilaterale. Devo ammettere non senza imbarazzo che avevo un disperato bisogno d’affetto. Oltre ai problemi sopracitati, mia madre non è mai stata particolarmente affettuosa con me. Quando ero molto piccola cadde anche in depressione ed era troppo presa da se stessa per accorgersi di quanto io mi sentissi male.

Tutto è cambiato tre mesi fa, quando per la prima volta nella mia vita è entrato S., il mio attuale ragazzo. Per la prima volta qualcuno si è interessato a me come persona e non come sacco da boxe sul quale riversare ogni possibile frustrazione. Anche io, devo ammetterlo, per la prima volta mi sono innamorata di una persona e non di un paziente da curare (avevo la malsana abitudine di voler risolvere i problemi agli altri, non vedendo alcuna soluzione per me stessa). S. però è lontano. Siccome anche in passato ho avuto storie a distanza (avevo questo bisogno urgente di allontanarmi da questo posto che mi opprime, anche se solo con la mente), i miei genitori non accetterebbero mai. La gente potrebbe parlare ancora, non sia mai! 

Così ci vediamo di nascosto, ogni settimana viene a trovarmi e finalmente ogni mattina mi sveglio col sorriso, pensando che manca un giorno in meno al nostro prossimo incontro. Sono andata anche da lui, all’insaputa dei miei genitori e a casa sua mi sono sentita davvero la benvenuta… 

Ed ecco finalmente il succo della questione : La sua famiglia è molto ricca e in Italia non riescono ad investire al meglio questi soldi e quindi hanno deciso di trasferirsi all’estero. Lui vuole che io vada con lui e anche i suoi familiari hanno detto che non hanno nessun problema a mantenermi. Lui è addirittura pronto a firmare un contratto che lo costringe legalmente a mantenermi, però questo significa per me rinunciare momentaneamente agli studi (ho cominciato l’università) ai quali, come ho già spiegato, sono molto attaccata…

La cosa sta diventando sempre più imminente ed io devo affrettarmi nel prendere una decisione. Da una parte lascio l’università, alla quale sono legatissima, ma lascio anche una famiglia che sebbene mi opprima e mi faccia pentire ogni giorno di esistere (mi incolpano anche della situazione economica precaria perché devono mantenermi gli studi ed io non posso nemmeno lavorare perché seguo quasi tutti i giorni e i corsi sono ad obbligo di frequenza) da un altro lato mi ha comunque mantenuta fino a questo momento. Se me ne andassi sarebbero anche alleggeriti da questo peso, ma sono sicura che mia madre soffrirebbe tanto. 

Dall’altro lato invece lascio S., che è l’amore della mia vita. Se andasse via lui non riuscirei a dedicarmi allo studio con lo zelo di sempre e oltretutto tutte le cose che adesso neanche mi pesano se penso a lui, ricomincerebbero a gravare su di me. Sono molto combattuta perché da un lato mi dico “Ho 20 anni, penso sia anche ora di abbandonare la casa materna e di prendere in mano la mia vita”, ma dall’altro penso “La mia vita non si è ancora del tutto avviata, perché devo ancora laurearmi.” Se fossi già laureata questo post non avrebbe motivo d’essere…

Dunque ringrazio tutti coloro che coraggiosamente hanno  letto fino in fondo questa lunga lettera e aspetto i vostri (spero numerosi) suggerimenti…

Charlene. 

Lettera pubblicata il 24 Ottobre 2015. L'autore ha condiviso 5 testi sul nostro sito. Per esplorarli, visita la sua pagina autore .
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Categorie: - Amore e relazioni - Me stesso

La lettera ha ricevuto finora 11 commenti

Pagine: 1 2

  1. 1
    Rossella -

    Il rifiuto delle apparenze ha a che fare con la fede. Per dire, il lutto non si porta più: eppure un tempo si portava per evidenziare la propria identità di genere. C’era differenza tra lutto e divorzio… nel secondo caso non si accettava la fine dell’amore e si tornava ad essere signorine. Per signorina intendo la ragazza che ama essere un po’ più appariscente… e quando cominciava a frequentare un altro uomo, vivendo in castita’, restava stilosissima… ti chiedo scusa per gli errori di sintassi, ma quando mi con netto con il telefono non riesco a gestire la tastiera.

  2. 2
    Golem -

    A volte nell’uxoricidio coincidono perfettamente.
    Divorzio all’italiana docet.

    ( ma veramente una volta il lutto serviva per sottolineare se si era maschi o femmine? Che non ci sia di mezzo in qualche modo Eros e Thanatos)

  3. 3
    Charlene -

    E hai pure sbagliato post, Rossella lol

  4. 4
    Gian88 -

    Sono un po più graqnde di te (27)e ti dico solo una cosa. Vai con loro senza pensarci. Ok lo studio è importante, ma come potresti continuare a studiare tranquillamente dopo aver perso una persona che finalmente si interessa davvero a te? Per fare cosa? Per restare a studiare in un paese di cretini ( si noi italiani siamo cretini) senza cervello? Per restare in una famiglia , perdonami, di malati mentali? Sei ancora in trempo, staccati da quei pazzi e vivi la tua vita come meglio credi e non come loro vorrebbero.

  5. 5
    WoodenPillow -

    Io sono persino più giovane di te, 19 anni neppure li ho ancora compiuti, però una cosa che ho imparato nel corso della mia breve vita è che certi treni, una volta persi, è difficile che passino ancora.
    Dal mio punto di vista, ossia quello di un giovane che certe occasioni se le sogna – prendere ed andar via sembrerebbe la migliore delle due ipotesi.
    Stupida non credo tu sia, studiare in un’altra lingua, una volta immersa in essa e avendola iniziata ad imparare, dovrebbe riuscirti. In più potrai sempre dirti “Oh, vengo dal paesino retrogrado di merda in provincia di Napoli, intanto io mi faccio una vita quantomeno decente e loro si fottono.”
    Però, ecco, nel mio ragionamento non do assolutamente peso alla famiglia o al legame che tu possa avere con quella.
    Secondo me dovresti semplicemente buttarti tutto alle spalle se tanto, mi pare di capire, il tuo nido non è altro che fonte di tristezza.

    Hai la fortuna di poter scegliere una strada che pare essere una via d’uscita dalla pozza di fango in cui ti trovi, molti – me compreso – questa fortuna non ce l’hanno.
    Con un po’ d’invidia, io ti spingerei ad andare. Anche perché, se questo S. è importante come dici, non vedo cosa tu abbia da perderci.

  6. 6
    Gaudente -

    Parti IMMEDIATAMENTE.
    .
    .
    .
    .
    .
    .
    .
    ancora qua stai ? Ti ho detto di partire , c.... !

  7. 7
    rossana -

    Charlene,
    se i titoli di studio italiani sono validi nel Paese in cui la famiglia del tuo ragazzo pensa di trasferirsi, non ci dovrebbero essere problemi per riprendere l’università, dopo un annetto sabbatico per l’apprendimento della lingua.

    quanto a tua madre, molto dipende da come potrebbe avvenire il distacco. in ogni caso, prima o poi i genitori sono costretti a vivere l’allontanamento dei figli. potresti provare a presentare il ragazzo in casa e aver modo in seguito di avere il loro parere sul tuo desiderio di seguirlo all’estero, ben accolta dalla sua famiglia.

    per me il problema principale sta nel breve periodo di soli TRE mesi di conoscenza di questo ragazzo, di cui affermi di essere innamorata. è risaputo che in questa fase d’avvio amoroso non c’è mai molta chiarezza, annebbiata dall’entusiasmo. hai già potuto constatare se con lui non ci sono problemi in ambito sessuale? sei consapevole che in una relazione a distanza nei brevi momenti d’incontro si tende entrambi a vivere solo il meglio, se non il sogno?

    la decisione finale spetta solo a te. se dovessi non trovarti bene per qualsiasi motivo, la tua famiglia sarebbe disposta a riaccoglierti? se non lo dovesse fare, te la sentiresti di cavartela da sola, sotto il peso della delusione? rifletti meglio e più che puoi; poi, segui il tuo istinto.

    un abbraccio.

  8. 8
    Kid -

    Fossi in te mi accerterei . Il contratto è una assurdità che mi puzza di fandonia.

  9. 9
    Charlene -

    Lo so che tre mesi sembrano pochi e anche io ero portata a pensare che molto dipendesse dal tempo. Ho avuto diverse storie prima di questa e sono sempre durate a lungo. Sono stata due anni con un ragazzo, un anno e mezzo con un altro, eppure con nessuno ero mai riuscita a raggiungere una simile confidenza. Nonostante il tempo e la vicinanza, non mi sono mai sentita tanto legata a qualcuno come con lui. Tra l’altro ci vediamo spesso, come se la distanza non fosse così grande tra noi.. Non penso si tratti di entusiasmo iniziale perché abbiamo già avuto i nostri scontri e abbiamo già capito bene quali siano i difetti che ci “dividono”. Ma sai come ho capito che siamo destinati a durare? Perché noi parliamo. Parliamo tanto. Quando ho un problema posso sempre contare sul suo ascolto e lui sul mio. Si è sempre impegnato tanto per rimettere a posto ogni cosa e anche io. Perché questo dovrebbe cambiare? Non sono del parere che i sentimenti siano tanto irrazionali da sparire da un momento all’altro. Penso piuttosto che un sentimento abbia bisogno di molte cure per non farlo appassire. Le persone che all’improvviso si rendono conto di non amarsi più sicuramente hanno avuto molte cose non risolte, non dette, nascoste all’altro..
    Nell’ambito sessuale abbiamo avuto qualche problema all’inizio perché per me spogliarmi è comunque una tragedia.. Lui non mi ha mai fatta sentire a disagio per i miei problemi, ma io provavo comunque un certo imbarazzo, essendo lui il primo ragazzo con il quale ho rapporti completi (esatto in due anni con un ragazzo non sono mai arrivata neanche a questo livello), ma anche lì ha avuto pazienza e abbiamo risolto.
    La mia famiglia mi riaccoglierebbe sicuramente, ma essendo molto orgogliosa non ritornerei mai strisciando da loro.
    Glielo presenterò prima o poi, ma so bene che dopo averlo fatto dovrò soltanto andarmene, mia madre è troppo all’antica e ha questa struggente paura che io possa fare sesso. Ha sempre fatto il modo che io lo…

  10. 10
    maria grazia -

    sinceramente anche secondo me questo contratto è un’ emerita cazzata, senza contare che in ogni caso ti metteresti deliberatamente in una posizione di sudditanza ( sia psicologica che materiale ) nei confronti di un uomo. e questo è SEMPRE sconsigliabile. Se il posto in cui vivi non ti piace lascialo appena possibile, ma cerca di trovarti DA SOLA e in modo indipendente una tua strada. SOLO DOPO potrai pensare a un rapporto costruttivo con un’ altra persona.

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