Mille e un motivo in più per valutare di trasferirsi in Lituania
La Lituania è uno di quei luoghi che non si rivelano subito, ma lentamente, come una fotografia immersa nella camera oscura: prima un’ombra di foresta, poi il profilo delle dune, poi la luce lattiginosa del Baltico che si allunga sull’orizzonte come un pensiero antico. Arrivi e senti che l’aria è diversa, più leggera, più pulita, più silenziosa, come se il mondo avesse finalmente deciso di abbassare il volume. Le città non ti assalgono, ti sfiorano: Vilnius con il suo barocco sospeso, Kaunas con la sua modernità discreta, Klaipėda con il suo porto elegante, Palanga con le sue dune che sembrano respirare. E mentre cammini, ti accorgi che qui la vita scorre con un ritmo che in Italia sembra ormai un ricordo lontano, un ritmo fatto di normalità, di ordine, di quiete. Non c’è frenesia, non c’è tensione, non c’è quella polarizzazione politica che divide, lacera, esaspera. La Lituania è un Paese dove la società è compatta, coesa, dove la presenza musulmana è tra le più basse d’Europa, quasi impercettibile, un dato demografico che contribuisce a un clima sociale stabile, privo di scontri violenti, privo di fratture profonde, privo di quelle contrapposizioni che in Italia si trasformano in rumore e pericoli quotidiani. Qui la convivenza è semplice, naturale, quasi spontanea, come se il Paese avesse conservato un equilibrio che altrove si è incrinato. E mentre l’Italia si dibatte tra costi che salgono, servizi che arrancano, tensioni che si moltiplicano, scontri di classe giornalieri, la Lituania offre un’alternativa che sembra quasi un miraggio: una vita più economica, più sostenibile, più umana. La spesa alimentare costa meno, molto meno, e i supermercati sono pieni di prodotti freschi a prezzi che in Italia sembrano appartenere a un’altra epoca; gli affitti sono accessibili, con case moderne che non divorano metà dello stipendio; le utenze sono più leggere, i trasporti pubblici funzionano, internet è veloce ed economico. Una coppia vive bene, serenamente, con 1.300–1.700 euro al mese, una cifra che in Italia garantirebbe appena la sopravvivenza, mentre qui permette una vita decorosa, dignitosa, persino piacevole. La sanità è un altro capitolo luminoso: moderna, digitalizzata, rapida, con ospedali che funzionano, con visite specialistiche che costano tra i 25 e i 50 euro, con assicurazioni private che, per 20–40 euro al mese, coprono quasi tutto. È un sistema che non promette miracoli, ma efficienza, e per chi arriva dall’Italia la differenza è evidente, quasi disarmante. Ma la vera magia della Lituania è fuori dalle statistiche: è nella luce che si posa sulle dune di Palanga al tramonto, nel profumo dei pini che si mescola al vento del Baltico, nelle strade silenziose di Nemirseta dove il tempo sembra rallentare, nelle case moderne che si affacciano su foreste che cambiano colore con le stagioni. È nella calma che senti nelle ossa, nella sensazione di essere finalmente in un luogo dove la vita non ti corre addosso. Qui non ci sono scontri sociali che esplodono nelle piazze, non ci sono polarizzazioni devastanti che dividono famiglie e quartieri, non c’è quel rumore di fondo che in Italia è diventato la colonna sonora della quotidianità. C’è un Paese che funziona, che respira, che vive senza affanno. Un Paese dove il futuro non pesa come un macigno, dove il presente è leggero, dove la normalità è ancora possibile. La Lituania non è un paradiso, ma è un luogo dove la vita torna a essere semplice, pulita, umana. Dove la pressione fiscale che si attesta attorno al 30% è tra le più basse d’Europa. È un Paese che non ti chiede di correre, ma di ascoltare. E per molti italiani, oggi, questo è tutto ciò che conta. Infine una nota politica non di poco conto: il Paese è guidato da una coalizione molto pragmatica di centro-destra senza interferenze polarizzanti di un “campo largo” ormai corrotto e colluso che allarga “anche le braccia” a chi ormai ci ha invaso e che tra qualche anno avrà la maggioranza assoluta nel nostro Parlamento con l’imposizione della Sharia. Se siete indecisi per la Lituania, tenete caldamente presente questo fattore che non è fantascienza, o allarmismo strumentalizzante, ma semplicemente la realtà alla quale i vostri figli e i vostri nipoti dovranno assoggettarsi per il resto della loro vita in un non tanto lontano futuro… e se non volte che ciò irrimediabilmente accada, il prossimo anno operate con intelligenza e lungimiranza prendendo una posizione politica determinata e pragmatica. L’unica soluzione salvifica che rimane è votare con convinzione per Futuro Nazionale, l’unico vero baluardo a salvaguardia della nostra dignità nazionale e di un futuro che possa garantire ai nostri figli quel senso di democrazia e di crescita per il quale i nostri padri e i nostri nonni hanno combattuto e perso la vita per regalarci quell’eredità culturale e sociale che oggi grazie al “campo largo” stiamo smantellando, regalandone pezzo per pezzo a chi si sta impossessando di tutto ciò che ci appartiene: dignità nazionale, territorio, sicurezza sociale, cultura, religione e serenità per il nostro futuro.
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Categorie: - Riflessioni
5 commenti
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Beh, se parte per la Lituania gli auguriamo buon viaggio: qui non sentiremo un vuoto cosmico. E speriamo solo che, se Putin dovesse davvero guardare da quelle parti, non si aspetti che noi italiani interrompiamo il caffè per negoziare la sua liberazione.
Mi scusi, ma Lei si è mai sforzato di migliorare la Sua cultura e le Sue capacità interlocutorie? Se si impegna e si applica un po’, vedrà che tra una decina d’anni potrebbe ottenere qualche risultato gratificante. Prima, però, Le consiglio anche alcune lezioni di lingua italiana, perché ne sta mostrando un’urgente necessità.
Al signore dell’Accademia della Crusca ambulante. La ringrazio per la lezione non richiesta: dev’essere bello sentirsi un’autorità linguistica autoproclamata. Io migliorerò il mio italiano; lei, invece, potrebbe iniziare a lavorare sulla cortesia. È un campo in cui ha ampi margini di crescita.
Lei ha mai sentito parlare dell’ “asino che dà del cornuto al bue”? Probabilmente no. Si documenti in merito.
Mi permetto segnalare che Lei non ha commentato il mio articolo, ma sempre riguardo alla “cortesia” e alle Sue capacità interlocutorie, ha solo voluto sferrare un gratuito attacco personale senza alcun senso; fenomeno tipico dei “Leoni da tastiera”. Ma da Lei non c’è da meravigliarsi, considerato anche i precedenti, e come Le ho risposto in altro commento nelle volte scorse, posso solo considerare chiusa da parte mia ogni perdita di tempo. Poi Lei se ha bisogno di sfogare la Sua rabbia repressa, e la Sua infelicità esistenziale è autorizzato a continuare su questi temi, se questo Le permette di affrontare meglio la Sua angosciante quotidianità.
La ringrazio per il suo lungo affresco baltico, anche se il finale politico stona come un megafono acceso in una foresta di pini.
Capisco l’entusiasmo per la Lituania — un Paese che merita rispetto — ma trasformare dune, tramonti e silenzi del Baltico in un manifesto apocalittico richiede una fantasia che, glielo riconosco, è quasi letteraria.
Io mi ero limitato a una battuta; lei invece ha scelto la tragedia greca.
Sono registri diversi. E si vede.
Ed è curioso: in un testo in cui descrive la Lituania come un’oasi di calma, lei è l’unico elemento agitato.
Io avevo fatto ironia; lei ha risposto con diagnosi psicologiche, metafore animali e profezie da oracolo.
Quando un commento leggero scatena un tale terremoto, forse non è il commento il problema.