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Il malessere dei giovani

Lettere scritte dall'autore  

Mi rivolgo a tutti i giovani che visitano questo sito.
Ultimamente ho notato dei titoli, di alcune lettere scritte da ragazzi e ragazze molto giovani, secondo me molto preoccupanti :
” Sono arrivato al fondo, a solo 20 anni. ”
” Mi sento una nullità.. ”
” Sono solo e ho 18 anni. ”
” Perché non so cosa voglio dalla vita. ”
” Vorrei farla finita… addormentandomi. ”
” Mi sento sola e uno schifo. ”
E diverse altre.
Chiedo, e mi chiedo, cosa sta succedendo?
Quali sono le ragioni che spingono ragazzi così giovani a sentirsi ansiosi, depressi, inutili.
Addirittura a desiderare di morire.
Naturalmente mi riferisco alle “vere” ragioni. Non posso certo accettare che una ragazza voglia morire solo perché ha visto il suo boyfriend con un’altra. Per carità, ragione validissima per starci male, fa soffrire.
Ma io voglio andare più a fondo.
Vorrei capire se esiste un malessere generazionale.
Tenete presente che forse mai come ora noi genitori abbiamo bisogno di voi.
Ogni giorno leggiamo di famiglie rimaste senza casa, persone senza lavoro, gente sempre più indebitata, aziende fallite.
Queste si che sono ragioni che creano quella depressione suicida di cui purtroppo abbiamo esempi molto spesso.
E senza il vostro supporto, senza guardarvi con rinnovata speranza, come potremmo andare avanti.
Certo anche voi siete vittime di questo orrendo sistema.
Ma vorrei sapere comunque quali sono le ragioni vere di questo vostro profondo malessere, perché forse analizzando poi bene le questioni ci si potrebbe accorgere che vicino a voi, magari proprio all’interno delle vostre famiglie ci sono situazioni difficili, che necessitano della vostra forza d’animo, del vostro supporto, della vostra comprensione.
E della vostra capacità di superare ostacoli.
Mi aspetto delle risposte sincere.
Grazie.

Mau.

L'autore ha scritto 23 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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29 commenti

Pagine: 1 2 3

  1. 1
    fabio88 -

    La tua domanda è molto intelligente,sono un ragazzo di 22 anni..e a volte capita di pensare in maniera simile a quello che hai citato tu sopra…probabilmente si pensa quello perche non si riesce ad esprimere se stessi nella vita…sappiamo tutti ormai come al giorno d’oggi la societa ti “trasforma” e non si è a pari passo si finisce per rimanere soffocati..ti fanno sentire come se il diverso sei tu,e si finisce a pensare il senso della vita o cosa vuoi dalla vita…facendo cosi sembra come se si vuole bruciare il tempo per sentirsi grandi..scrollarci quella differenza che nessuno verbalmente ti etichetta ma che pero’ percepisci da solo…voi genitori siete il bene piu prezioso al mondo,ma spesso i valori che ci insegnate mutano la persona nel crescere…non sto criticando per intederci per farti un esempio…nella mia fase di crescita i miei genitori,mi hanno cresciuto sempre pensando al risparmio…per carita’ non mi facevano mancare nulla,ma nella fase adolescenziale e anche prima si entra in quella fase del volere tutto e se da bambini bastava dire una bugia per farci abboccare dopo non è stato possibile…mi hanno sempre insegnato a risparmiare per non rimanere mai al verde in casi di emergenza..ora che ho 22 anni un ottimo lavoro con un ottimo stipendio,vivo in casa con i miei…ma nonostante tutto mi ritrovo a pensare quanto ho speso e quanto no…questo è solo un esempio di come sia possibile in giovane eta pensare quelle cose..spesso siete voi a portarci li in quella fase di difficolta psicologica senza accorgeneve…e la cosa sbaglita che ogni geniotre non deve fare è non parlare con i figli…si deve fare sempre,anche una delusione d’amore se non sfogata con la persona giusta ti rimane dentro come un macigno..comunque il nocciolo del problema secondo me è stato il caricare emotivamente un figlio che purtroppo quando arriva intorno ad una eta non precisa perche dipende sempre dai i ogni singolo soggetto,si comincia a pensare di essere piu maturo di coetanei e non rispecchindosi in loro sbottano..oltre ad insegnare i valori nei ragazzi dovreste anche insegnargli il modo di vivere la vita…anche se non si finisce mai di impararla…

  2. 2
    mestesso -

    Ciao Mau, io sono giovane, non ho nessuna di queste pulsioni verso la
    morte o delusione da parte della vita; provo però molta delusione
    verso la mia società, piena di corruzione, di stupidi modi di apparire
    e di comportarsi davanti agli altri e chi più ne ha più ne metta
    (tanto i problemi della società li conosciamo tutti), direi più che
    altro che sono amareggiato nel vedere certe cose che succedono e la
    mia delusione è anche verso molti miei coetanei. Non so se questo è il
    motivo per cui molti ragazzi si lasciano schiacciare dalla
    insoddisfazione, ma credo che se succedesse a me, sarebbe questo. Insomma io non mi sento appartenente a questa società, so solo
    che ci devo stare e basta, faccio buon viso a cattivo gioco perchè non mi voglio far rovinare l’esistenza dagli sbagli degli altri ma
    condivido poco, questo è il motivo per cui sono deluso. Comunque credo
    che per rispondere in modo esauriente alla tua domanda non bastino
    proprio 20 righe.

  3. 3
    vanessa9 -

    Ciao Mau, sono Vanessa (20 anni), io ti parlo di me stessa, mi rendo conto di quello che hai scritto, e ti dò anche ragione, vedi a casa mia, io sono la più grande, ho una sorella di 17, un fratello di 6, e una sorella di 24mesi.
    Il problema è: Mio padre metalmeccanico e mia madre casalinga a stento arriviamo alla quarta settimana, molto spesso io con quei pochi risparmi che mi trovo, aiuto la famiglia, anche perchè da poco ho perso anche il lavoro, e la patente me lo sto pagando io, per non chiedere soldi dai miei, concordo con te, che i problemi (quelli seri) non sono mica l’essere lasciato dal proprio ragazzo, o altre cose.
    Io con la società di oggi, non ho aspettative, non riesco a progettare qualcosa per il futuro, i parenti mi rimproverano ogni volta che sarei potuta andare all’università, non l’ho fatto sai perchè? Perchè essendo che non mi è mai piaciuto studiare, sono sempre stata sincera con i miei genitori, perchè andare all’università, farmi pagare tutte le tasse, per poi non studiare, non l’ho trovato giusto. Avevo trovato un lavoro, sono stata sfruttata e pagata male, ma almeno avevo la soddisfazione che a fine mese prendevo qualcosa o potevo comprarmi qualcosa, senza chiedere ogni volta i soldi ai miei genitori, molto spesso mi soffermo e mi chiedo “Ma cosa voglio fare da grande?” domanda senza risposta, purtroppo mi sento vuota, e quella sensazione per me è brutta, perchè oggi come oggi, tra le crisi e il mancato lavoro, non saprai mai a cosa andrai incontro, motivo che molti giovani, hanno dubbi e perplessità, e non sanno affrontare la vita, io sono tra quelli, non so a cosa vado incontro, perchè si vive giorno per giorno, e non ti puoi permettere di fare progetti. Sono domande che spero un giorno potrò darmi delle risposte, e mi rendo conto chè cosi facendo non mettendomi mai di fronte alle mie incertezze, non capirò mai niente e sarò una persona monotona, cosa che spero non succeda mai, perchè vorrei davvero qualcosa che mi dia la spinta, di fare qualcosa. Saluti da Vanessa.

  4. 4
    Noway -

    Mau..non lo so, io ho 25 anni e sono stata anche io una di quelle che scriveva queste cose (anzi, quando io avevo 18 anni ancora non c’era tutta questa possibilità di sfogarsi e trovare conforto su internet, tu pensa!). Rispetto all’epoca in cui i nostri genitori/nonni erano piccoli, c’è un divario enorme, prima appena finita la guerra, le persone avevano conosciuto cosa significava davvero la sofferenza, dal punto di vista umano c’era più sensibilità.
    Poi con il tempo, mano a mano che si ricostruiva tutto, ci si allontanava dal vero valore delle cose, ci si viziava, più si ha, meno si è -fondamentalmente.
    Adesso la crisi, stavolta sulla nostra pelle, e qui davvero non so come si possa tappare il buco..politici che non aiutano, che pensano ai loro interessi, intorno, un sistema che affonda e si salvano solo quelli che sono pronti a scendere a compromessi, ricatti, vita mia morte tua, si dice.
    Non c’è più voglia di ascoltare, di aiutare, ci si vende per niente, per un po’ di popolarità, di fama, anche tra gli amici, se uno è bello/a allora è venerato dalle persone, gli altri sono merd*e. Parlando con altri ragazzi, c è sempre questo senso di non-appartenenza, di vuoto, paradossalemte abbiamo vissuto in una società che ci poteva dare tutto, rispetto alle epoche precedenti, e invece stiamo male-allora forse è vero, si stava meglio quando si stava peggio.
    Se si potesse capire esattamente da dove è partito tutto questo, avremmo la soluzione in mano, ma ognuno di noi avrà la sua opinione, pareri diversi, in base alla propria esperienza, la mia è partita da una famiglia-magari ricca- ma che a livello umano non mi ha dato niente, genitori super impegnati, che non mi ascoltavano e non avevano tempo per me, da qui le prime insicurezze, poi gli amici, che sono amici solo per modo di dire, da un giorno all’altro spariscono, altre insicurezze, in giro persone super tirate e sicure di sè (apparentemente) e tu dici: ma io che c’azzecco? E’stato difficile, ma ho trovato l’amore, una sicurezza in me stessa raggiunta con la consapevolezza che non sono l’unica, non ero sbagliata io, sbagliavo il modo di vedere le persone, di aggrapparmi a loro, di voler essere a tutti i costi amata.
    Questo è solo un mio pensiero, in base alla visione che ho avuto io del mondo, e in base alle mie esperienze, ma ecco, mi andava di risponderti perchè è un tema che mi sta a cuore.

  5. 5
    rhasya -

    ciao Mau.questa lettera rivolta ai giovani è molto bella come segno di
    interessamento,mi sembra di capire che sei genitore e quindi la preoccupazione di
    non riuscire e la voglia di essere un punto di riferimento sono le cose più
    importanti. devo dirti però,che i giovani di oggi hanno veramente un grosso fardello
    da sostenere,dal fatto che sono continuamente bombardati dal giudizio dei loro
    coetanei ,dai genitori,dal fatto che crescono soli con i loro dubbi,in cerca di un ruolo
    che li identifichi nella loro totalità.tutto questo è un grosso disagio e tutto questo li
    mette in crisi.una volta la famiglia era veramente un punto di incontro,dove i valori
    e la morale erano fonti di educazione e di unione,oggi non è più così,ci si trova in
    situazioni dove ci sono divorzi,tradimenti,bugie,dove ci sono violenze
    domestiche,dove i ragazzi devono combinare casini e aggrapparsi alle banalità per
    sentirsi considerati. la droga e l’alcool sono due conseguenze della sofferenza
    interiore,del voler andare contro corrente,contro ogni tipo di principio insegnato
    proprio da quelle persone che non riescono a essere un sostegno.e allora la
    delusione,lo sconforto sono inevitabili.i ragazzi non sanno cosa vogliano dire
    amore,amicizia,condivisione,fiducia,perchè questi sentimenti li sperimentano o
    sotto effetto di facebook e tutti i social network,o sotto effetto dell’angoscia.mi
    spiego,l’angoscia che loro provano è il vedersi in qualche modo falliti,non riuscire a
    costruire i loro di ideali e chissà a quali ideali aspirano,considerando lo schifo di
    oggi.si è uno schifo!la società di certo non aiuta,li anestetizza di balle,basta vedere
    per esempio la tv,la moda,le tendenze,cose in cui si parla solo di
    potere,sesso,falsità,dove il più debole è lo sfigato e dove bisogna fare gli eroi per
    sentirsi vivi.peccato che questi eroi siano solo diversivi per tenerli in qualche modo
    chiusi in quella prigione tanto diffusa oggi,la depressione.una malattia infantile che
    colpisce sempre di più e alla quale non si può pensare di combatterla con il
    menefreghismo.forse e tu comprenderai,il genitore non ha appreso a pieno
    l’importanza del proprio ruolo,non si può essere genitori se prima non si sono
    consolidati la consapevolezza e la tenacia,se prima non si sono risolti i problemi
    interiori,di coppia,di vita.oggi fare un figlio vuol dire salvare il proprio rapporto di
    coppia,sentirsi in qualche modo utili,per non sentirsi soli..continua..

  6. 6
    rhasya -

    …e anche l’età media delle donne che vogliono un figlio è molto alta,perchè viene
    visto come un diritto della donna e non come dono.oggi le donne si sentono forti,si
    sentono che è il momento per riscattare la loro sottomissione,si sentono il sesso
    forte e lo si dice anche,ma non è proprio vero!ogni cosa è maschilista,se ci si fa
    caso,in ogni cosa il sesso femminile è visto come oggetto che muove
    tutto.quindi,basta anche qui,pensiamo al fatto che come uomini,avere il dovere di
    crescere e di fare della nostra vita e della nostra famiglia un dono,una felicità,un
    costruire passo per passo,con rispetto e devozione,senza ipocrisia.scrivo questo
    perchè alla base del malessere di cui parli riguardo i giovani sta in questo,parte
    dagli adulti,che se ne fregano.forse dirai che nonè vero,certo,sto generalizzando,ma
    è un problema molto presente e comune.se si vuole fare qualcosa per loro si deve
    cambiare,si devono dire i “no”,si deve dialogare,comprenderli,cercare di far capire
    loro che non sono le ombre la fuori la soluzione al loro disagio,ma che è intorno e
    dentro di loro.educarli a crescere con punti fermi,a fargli capire cosa è giusto e
    cosa non lo è,senza far permettere loro di fare ogni cosa.già a undici dodici anni,si
    ha il cellulare,si esce,si va in disco,ci si droga,ci si veste in maniere indecenti..ma
    dico..siamo diventati scemi!?è questo ciò che si vuole,è questo forse l’essere buoni
    genitori?tanto per scrollarsi un peso e pensare ai cavoli propri,a come non farsi
    scoprire con l’amate,a come ingannare il prossimo,a come uscire da situazioni
    assurde?no no.. tutti dovrebbero farsi un’esame di coscienza.e i giovani,tra loro
    persi e uniti,dovrebbero attaccarsi di più ale cose vere,alle piccole gioie. però ti dico
    e qui concludo,che per ora,oggi,è molto difficile rimanere a galla e se si può
    trasmette del bene e ascoltare,lo si deve fare.impariamo ad amare noi,i figli,nella
    totalità della vita e del quotidiano.e la risposta alla tua domanda,se è una situazione
    generalizzata di disagio,è si,sono tutti nel bel mezzo di un’apatia dell’essere e del
    voler cambiare

  7. 7
    toroseduto -

    Ciao Mau, sono anche io un genitore come te, e forse con qualche anno di più (62). Ti ringrazio per aver sollevato un problema che oggi più
    che in una qualsiasi altra epoca si stà aggravando sempre di più.
    Cercherò di dare il mio contributo facendo alcuni paralleli con noi che non siamo più giovani da un pezzo. Innanzitutto oggi si da un eccessivo importanza all’INDIVIDUALISMO. Senza nemmeno accorgersi ci si isola quando si ha un problema, da qui le innumerevoli lettere che tu hai citato. Ai nostri tempi c’era più comunicazione diretta, si chiedeva ai ragazzi più grandi, ci si confidava fra coetanei, ora anche un piccolo problema blocca l’adolescente insicuro, non sa achi rivolgersi. E fioccano richieste di aiuto su queste pagine. A volte
    non si arriva a nessuna conclusione, perché il malessere è così diffuso che tanti piccoli saputelli si danno arie da sapienti o citano degli slogan letti da qualche parte. Quasi tutti tengono molto all’APPARIRE piuttosto che all’ESSERE Così come fa risaltare E. FROMM
    nel suo libro appena citato. Il divario diventa enorme, noi eravamo felici di parlare con gli adulti, confidavamo nella saggezza di chi aveva già vissuto i nostri problemi. Ho letto su questo forum da più parti che noi vecchietti siamo da bollire, non dobbiamo pretendere la precedenza nei posti a sedere, cosa che ai bei tempi che furono, era
    addirittura stabilito da un avviso. Per molti siamo noi che abbiamo rovinato il mondo, perché abbiamo fatto 2 guerre….e penso alle scene di guerriglia all’ingresso degli stadi, noi si combatteva per un ideale, questi si accoltellano per un pallone…E’ paradossale, lo so benissimo che è all’antitesi di quello che dovrebbe il buon essere civile. Mancano i punti di riferimento, è tutto marcio, dai politici ai preti. E’ vero che noi non godevamo di queste informazioni, e lungi da me voler appiattire il tutto con sentenze giustizialiste. Però quello che la chiesa ha spacciato per modernità, le si è ritorto contro. Un solo esempio. Prima del concilio i seminaristi (quindi non ancora preti) portavano l’abito ecclesiale, ora vedi preti 50enni con jeans e maglietta sportiva. E’ vero che l’abito non fa il monaco, ma a quei tempi significava un’altra cosa, sapevi per certo che quell’uomo era una persona che aveva fatto una scelta di vita, magari la solennità dell’abito induceva a pensare ad una reale vocazione,ora
    nel branco ci si infilano pure i preti, e scagli la prima pietra chi non fa mentalmente -continua-

  8. 8
    toroseduto -

    L’associazione prete-pedofilo. Non è con l’aspetto esteriore che si valuta la statura morale di un uomo. Gli hanno dato il contentino, sta di fatto che l’unica vera riforma della chiesa potrebbe essere l’abolizione del celibato e restituire alla donna il primato che ha anche nella vita civile. Sappiamo tutti che non saranno queste cose a cambiare il mondo, non avranno il coraggio di sconfessare la tradizione, la cosa assurda è che lo fanno nel nome di Cristo “Ama il prossimo tuo come te stesso” Quindi Ama e rispetta la donna, ama e rispetta il diverso, si l’omosessuale,Non è scritto da nessuna parte che essere un “diverso” sia un peccato mortale noi come società civile
    non abbiamo questi dogmi, escluse alcune frange di stupidi e violenti.
    Sono sicuramente andato oltre quello che era il tema della lettera, ma
    per discutere seriamente di certi argomenti ci vorrebbero libri e il tuo tema apre le porte alle mille storture che ha portato il mondo a essere una palla “Non dico tonda…ma almeno un po’ più quadrata” Per dirla citando E. De Filippo. Agli altri continuare. TS

  9. 9
    Colam's -

    Per me i giovani stanno male perche’ non danno un senso alla loro vita, non hanno delle cose per cui lottare, degli obbiettivi di vita per i quali lottare e resistere quando ci sono difficolta’ da superare.

  10. 10
    misterx87 -

    Ammetto di non aver letto tutti i commenti, mea culpa, ma non ho tanto tempo…credo che il motivo sia fondamentalmente quello evidenziato da colam’s…ti suggerisco, Mau, se hai tempo di leggere l’ospite inquietante di galimberti…1 libro che mi e’ piaciuto solo in parte, per molti versi banale per 1 che si pretende filosofo e che probabilmente e’ capace di cose di ben altro livello, ma che cmq tenta di analizzare il malessere giovanile…

    in soldoni, l’ospite inquietante, espressione se non erro di heidegger, sarebbe il nichilismo…sinceramente penso che se davvero era il male del 900, forse e’ ancor + il male del 2000…

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