Un mal di vivere
di
Castigliano
Riferimento alla lettera:
Ciao a tutti, Sono studente e frequento l'università. Sono anni, diciamo un pò tutto la vita, che mi sento solo e depresso. All'inizio ho pensato che fosse anche colpa della mia timidezza, ma poi ho cominciato anche a maturare l'idea che il mio è anche un mal di vivere. Non...
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Data di pubblicazione: 30 Luglio 2011
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Categorie: - Me Stesso

Ciao Stefano,
anch’io spesso penso come te che questo non sia il MIO mondo, ma il mondo degli altri, quelli che funzionano, che vanno a lavorare contenti, o fingono bene di esserlo, quelli sempre col sorriso sulle labbra, quelli che vivono come se avessero una molla dentro, senza mai barcollare, fermarsi, riflettere, quelli pieni di energia e di entusiasmo per tutto, che sia una cena fuori o una serata in discoteca.. Quelli che si esaltano per un vestito firmato o per l’ultimo I-Phone. Mi sembrano alieni oppure, alternativamente, mi sento un’aliena io. Tu dici che ti rifiuti di essere etichettato come malato, io non lo so, penso che non abbia molta importanza, anche perchè credo che essere bollati come “malati” in una società come questa sia più un complimento che una critica. Forse come dici tu noi abbiamo una marcia in più, la nostra dimensione diversa è quella di capire quanto sia stupido tutto questo affannarsi dietro il nulla, quanto sia apparente e inconsistente la vita e noi stessi.. Io ho senpre più questa sensazione, di essere volatile, precaria, a volte trasparente.. Non so spiegarlo bene, una sensazione di irrealtà, di stranezza.. Di vivere una vita non mia, in un mondo che non capisco e non amo.. Mi sforzo di andare avanti per le persone che amo, ma faccio sempre più fatica.. Sono in cura da uno psicologo e devo dire che quando vado da lui sto meglio, per un pò.. Sì, siamo più sensibili degli altri, siamo le “antenne” di un mondo che non pensa e non sente più niente, noi pensiamo e sentiamo fin troppo.. Non siamo sbagliati, non siamo pazzi, siamo solo troppo veri e vulnerabili, e andiamo oltre la superficie, e questo ci fa onore ma è anche pericoloso perchè ci fa soffrire e vedere le cose per come sono veramente, senza la “benedizione” dell’illusione o della fede (parlo almeno per me, in quest’ultimo caso), o l’anestesia delle cose futili e banali che a tanti piacciono.. Non so se mi sono spiegata bene, è difficile, ma se anche tu provi le stesse cose penso che capirai, e spero che parlando, come dici tu, possiamo in qualche modo aiutarci, e rendere questa nostra sofferenza un pò più lieve..
Stefano,
esclusi gli aspetti a carattere neurologico che possono derivare dalla genetica, secondo me il mal di vivere può dipendere da quanto segue:
1) sensibilità superiore alla media, che non solo fa percepire più di altri le “brutture” del mondo ma che rende anche più fragili della media nell’affrontare le difficoltà della vita;
2) attitudine di fondo pessimistica, derivante dal carattere o dall’impostazione di base ricevuta in famiglia (in sintesi, tendenza a vedere sempre e soltanto il “mezzo bicchiere vuoto”);
3) aspettative irreali, che portano ad avere illusioni in tutti i sensi, che si tramutano poi, troppo spesso, in delusioni, favorendo la ripetitività di un ciclo pessimistico (o meglio: lettura irreale della realtà, derivante a volte dall’isolamento in cui si tende a riparare per evitare sofferenze e che invece fa sì che ci si concentri quasi esclusivamente su se stessi, inabilitati a frequenti confronti, che potrebbero alleggerire la propria situazione d’insieme);
4) crescita in ambiente troppo ovattato, in cui viene offerto gratis tutto il necessario, rendendo inutili sforzi e progetti per ottenere in linea diretta quanto già è a disposizione (con conseguente mancanza di stimoli che potrebbero portare a gratificazioni, che diventano quindi carenti);
5) mondo circostante troppo competitivo, nel quale è difficile lottare con buone prospettive di vittoria a livello medio-alto (scoraggiamento e demotivazione seguono, non aiutando di certo l’autostima).
poi, ci saranno anche molte altre motivazioni, a livello soggettivo. ho soltanto voluto dare un contributo a carattere generale per riflessioni, su cui eventualmente discutere…
Ciao a tutti, Patrizia, Rossana leggendo i vostri testi di certo ho capito che sapete di cosa parliamo,mi trovo molto d’accordo con entrambe,la cosa che più mi preoccupa e trovare la giusta molla per reagire , per tornare come mi ricordo ero una volta ottimista propositivo ,lo status che c’è ora in Italia non aiuta, e spesso penso di andare all’estero, ma non riesco mai a decidermi benché lo desideri da anni, non riesco più a portare avanti progetti medio lungo termine,malgrado mi sforzi a volte penso che non dovrei progettare nulla ma agire senza pensarci troppo poi subentra la ragione o paura e mi trovo mille motivi e impedimenti per ripensarvi e stare comodo nel mio nido il che non può durare. Questo e il giro vizioso in cui spesso mi perdo
ciao a tutti ,ho letto ciò che Patrizia ha scritto,e rivedo i miei momenti ,ciò che dice l ho sempre pensato e provato, sono in cura prendo psicofarmaci, essere troppo sensibili ,fa star male , Patrizia ha descritto il nostro mondo …..
Ciao a tutti…
leggendo le vostre parole, mi sento meno solo, mi sento meno vulnerabile.
Anche io sento qualcosa che mi logora dentro, che mi opprime, cerco di contrastare ogni giorno questa “cosa”…è durissima, ma ci provo, per ora senza rivolgermi a psicologi.
La mia esperienza, parte innanzitutto da un problema di forte incomunicabilità, all’interno della mia famiglia, con gli amici….con chiunque…….
Da ciò è comiciato tutto…senso di inadeguatezza, in ambito sociale e lavorativo, forti crisi di ansia, isolamento…..paura….incapacità di reagire…..
Da qualche settimana a questa parte, ogni mattina, prima di andare a lavorare, vengo assalito da forti crisi di ansia….ed è come se tutti i miei problemi si sfogassero sul lavoro..ogni cosa che faccio in ufficio mi terrorizza….dire, non dire, fare non fare, paure folli. Mi rendo conto che il problema non è il lavoro, ma io e il mio approccio alla vita.
Ho sempre avuto un carattere mite, timido e riservato…la mia famiglia infatti non fa caso se parlo o meno, i miei amici, ormai pochi, neanche……..l’unica persona con cui riesco un pò a confidarmi è la mia ragazza….insieme io e lei stiamo cercando di superare questa cosa…….
Ogni tanto penso di potercela fare, ma appena lo penso ricado nel baratro…..
Sono vicino a tutte le persone che sentono qualcosa di simile a quello che provo io……entrare nella testa delle persone è complicato….ogni testa è un mondo a sè…….ma possiamo farcela…con impegno, volonta e un pò di auito possiamo uscirne..tutti!!!!
ciao mi sono ritrovata molto nel commento di patrizia.. ma forse siamo tutti un po’ sensibili è solo che a volte è difficile ammetterlo (parlo per me) e anche parlarne
un suggerimento che tutti possono attuare: programmate una vacanza di un paio di settimane in un paese molto più povero del nostro (africa, brasile, india, ecc…), non per andare semplicemente a godervi il mare e il sole in hotel di buona levatura ma soprattutto per dare un’occhiata a come vive molta gente, a cui la nostra cosiddetta “civiltà” ha portato via tutto il meglio che le loro terre potevano dare, lasciando i nativi nella più totale perenne indigenza.
cercate di immergervi per quanto vi è possibile nella loro vita reale: è una cura choc che può esservi molto utile. da queste esperienze, se si hanno occhi per vedere e cuore per sentire, si torna di solito cambiati, per sempre!
non che tutto sia risolto ma lo stato d’animo di base può facilmente migliorare…
Rossana, sull’immergersi in un’altra realta’ concordo (e non serve a volte manco andare cosi’ lontano per vedere realta’ altre… Fermo restando che se uno ha davvero una depressione il problema, purtroppo, c’entra relativamente con il relativizzare). Sul fatto che tutti possano fare due settimane in luoghi lontani avrei qualche forte dubbio :S anche una gita al supermercato o in auto mangiando un panino con la frittata per alcuni oggi e’ molto. Concordo, a parte il “tutti”, che pero’, oltre ad andare a vedere davvero cosa dice un disagio, cambiare aria e arieggiare puo’ essere utile di per se’ a capire perche’ magari si sta.facendo una vita.che pare una galera.in assenza di problemi contingenti, concreti. L’ansia ci parla.
MARCO, il malessere ‘invisibile’, ansia, panico, fobia sociale ecc, fa molta paura perche’ disorienta nel suo essere estremamente presente ed invasivo e al contempo non con le fattezze concrete di un problema “visibile”. Attiva tutta una serie di risposte, anche in modo estremo, ma come se non si riuscisse ad afferrare quale sia la vera… domanda. la differenza tra il lamentarsi senza avere veri problemi ed un disagio di quel tipo e’ che quello e’ il problema. se una persona e’ di cattivo umore o abbacchiata o stressata ed esagera le sue problematiche quotidiane se incontra qualcuno che sta peggio “relativizza” e idem se va a fare volontariato. se ha un certo tipo di malessere non relativizza ma assorbe. e si sente ancora piu’ spaesato e in colpa perche’ pur non avendo problemi “reali” di enorme entita’ sta malissimo e si sente inadeguato e “tremante”. L’ansia and co hanno una loro caratteristica implosiva ed “egocentrica”, e’ vero. Ma anche.perche’ caratterizzate da una serie di sensazioni di “dissociazione” da se stessi e dal circostante. Ristabilire il contatto con se’ e la vita in genere e’ centrale. Convergere le energie in circolo vizioso in qualcosa di “costruttivo”. Vero e’ pero’ che l’ansioso o fobico non ci fa. ci e’. nel senso che sta male davvero. non gli fa bene non prendere in considerazione i segnali che il suo “sistema” gli invia, ne’ pero’ gli fa bene rinchiudersi in un “evitamento” che gli causa un senso di inadeguatezza peggiore. affrontare i segnali nel modo corretto e “riuscire a tradurli” fa invece una grande differenza. perche’allora una “crisi” puo’essere qualcosa che apre anziche’ chiudere
piango leggendo i vostri commenti, perché se anche non vi conosco mi sento vicinissima a voi. Sono giovane, ho solo 18 anni e convivo con questo dolore da qualche anno. Sembrerà assurdo che una ragazza così giovane possa sentirsi in questo modo, ma questa è la situazione. Sono sola e circondata da persone che non sono in grado di capire, persone troppo occupate dalla loro vita frenetica per avere quel briciolo di sensibilità per mettersi in quella posizione di ascolto che a volte può bastare, non si può chiedere una soluzione a figure non competenti. Siamo fin troppo pieni di sensibilità, talmente pieni da non farcela più. Le persone, anche quelle più vicine, sono talmente superficiali che si fermano all’ apparenza, etichettandoti come la strana, la timida.. Noi vediamo più in profondità, vediamo cose che gli altri non vedono, siamo speciali. Ma tutto questo porta le sue conseguenze, porta inquietudine e depressione. Vorrei tanto, davvero tanto uscirne, riuscendo a incanalare questa sofferenza per ottenere qualcosa di positivo, ma non so come. Per ora l’unica consolazione sono i libri, che mi portano in altre vite, dimenticando per un breve lasso di tempo la mia.
Cara Sofia,
mi dispiace molto che ti senta così. a me è successo all’età di 16 anni, quindi vorrei sperare che, anche per te, si tratti di un passaggio transitorio, sempre complesso, dall’adolescenza all’età più matura.
è vero che alcune persone sono più sensibili e più vulnerabili di altre ma, secondo me, non ci si deve concentrare troppo su questo concetto. molto dipende anche dal carattere e dall’impegno che si pone per trovare il proprio equilibrio.
il solo suggerimento che mi sento di darti è di amare te stessa, per quella che sei, e di cercare in te la forza necessaria per affrontare la vita e il mondo. se non ti riesce da sola, l’ideale sarebbe il confronto con una persona fidata che ti possa “accogliere” ma anche, se credi, la prosecuzione di un dialogo qui, con chi si trova nelle tue stesse condizioni psicologiche e ti può quindi capire.
non ti perdere d’animo: alcune conquiste possono essere difficili ma mai del tutto impossibili…
anche io mi sento così da sempre,se mi venisse una brutta malattia non mi curerei,sono stufa di vivere
Sonia,
a volte è più che legittimo pensare che, se ti venisse una “brutta malattia” non ti cureresti. in realtà, però, se questo succedesse davvero in molti casi la sorpresa infausta servirebbe paradossalmente a darti un’idea più concreta del valore della salute.
non so cosa ti affligge ma so che non tutto si può superare. a volte una manciata di medicine per l’umore può essere di grande aiuto ma personalmente credo di più a una ricerca d’equilibrio, basata sull’età e sulle condizioni famigliari e ambientali. se ti va di farlo, sfogati un po’ qui: parlare o scrivere di quanto fa male spesso dà sollievo momentaneo e un minimo di spinta per riassestare i propri vissuti.
un abbraccio.