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Un mal di vivere

di Castigliano

Ciao a tutti,
Sono studente e frequento l’università. Sono anni, diciamo un pò tutto la vita, che mi sento solo e depresso. All’inizio ho pensato che fosse anche colpa della mia timidezza, ma poi ho cominciato anche a maturare l’idea che il mio è anche un mal di vivere. Non ho mai avuto tanti amici e da quei pochi che possiedo sono stato diciamo sempre deluso. Passo la maggior parte del tempo libero da solo, vacanze estive comprese.
Purtroppo molte volte la mia depressione influenza il mio umore. Con le persone che conosco poco cerco sempre di nascondere questo stato d’animo. Ma con quelli che dovrebbero essere i miei amici non riesco a trattenermi e mi faccio prendere dalla malinconia. Ho esposto una volta solo a uno o due di loro il mio malessere. Mi hanno detto frasi tipo non ti abbattere, prova a fare questo e quest’altro. Ma poi dopo quella volta niente più. Non mi hanno più chiesto se stavo meglio, se avevo risolto. Se mi vedevano malinconico cercavano solo di parlarmi il meno possibile forse come per dire “avrà i suoi problemi”. So che non si può pretendere che gli altri risolvano il tuo malessere interiore, in quanto dipende principalmente da se stessi. Sarò io a pretendere troppo da questi amici? o un amico è quello che cerca di aiutarti finché non hai risolto il tuo problema, ti invita ad uscire tutti i giorni per farti stare meglio magari anche se ciò li priva del loro tempo. Non lo so proprio. A volte mi chiedo se devo abbandonare totalmente queste persone per stare meglio. Ma so che non sono solo loro il problema. Ho capito che come ho detto il mio è proprio un mal di vivere, una sensazione di vuoto.
Ogni giorno mi viene voglia di farla finita perché non riesco a trovare il modo di stare meglio. Ho provato ad andare a studiare all’estero, ad iscrivermi ad associazioni cercando di partecipare attivamente, ma un pò per il mio carattere e un pò per il fatto che a volte non potevo uscire perché ho parecchio da studiare mi isolavo sempre di più dalle persone nuove che conoscevo. Non so come fare, non so se vale la pena vivere così.

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Categorie: - Me stesso

38 commenti

  • 1
    Cronico -

    stessa condizione,stessa situazione,stesso mal di vivere.
    tenere duro?io non ne sono tanto sicuro.buona giornata

  • 2
    alaska -

    ciao,

    posso immaginare il tuo stato d’animo anche se essendo, per definizione, “soggettivo” , la mia empatia è pur sempre circostanziata.
    Potremmo dilungarci in lunghe filosofie sulla questone vita…senza magari venirne a capo.
    Sostanzialmente ti sei trovato qui, a vivere in questo momento storico, in questo contesto. La tua, come quella di tutti, è un’opportunità. Hai la possibilità di creare, di agire, di scoprire, di vincere…e hai tutta l’intelligenza e la sensibilità per poterlo fare.
    Forse ti manca un qualcosa per tramutare questo mal di vivere in voglia di vivere. Allora cercalo! Ascoltati rudie can’t fail dei clash. E riparti da te stesso 😉
    In bocca al lupo

  • 3
    rossana -

    Castigliano,
    hai verificato che nel tuo caso non ci sia una base genetica? ci sono state in famiglia altre persone malinconiche?

    come hai ben compreso anche tu, nessuno può risolvere del tutto i problemi altrui, a meno che non si tratti davvero di un/a grande amico/a, di quelli/e che esitono ma che sono rari/e come i veri amori.

    di solito anche le persone più sensibili, disposte ad aiutare, lo fanno per qualche tempo, per superare un’emergenza, ma ben pochi hanno sia la stoffa che il tempo per impegnarsi a lungo termine. in casi come il tuo, poi, ci vorrebbe anche un minimo di competenza. chi non prova determinati stati d’animo, spesso fatica persino a capirli…

    purtroppo, bisogna sempre contare soprattutto su se stessi. hai provato a consultare uno psicologo?

  • 4
    Castigliano -

    In effetti anche i miei genitori sono abbastanza pessimisti e a tratti malinconici. Ma ho anche un fratello che è molto diverso da me, e sembra che non sia stato influenzato da tale ambiente.

    Le domande che mi pongo è che se questa sofferenza che provo ogni giorno fa parte di me ed è irrisolvibile, oppure c’è modo per tutti, di uscire dalla malinconia, che come un circolo vizioso ti isola dagli altri portandoti ancora più tristezza, oppure bisogna sopportarla.

    Comunque ancora non ho consultato un psicologo. Sinceramente vorrei che questo fosse l’ultimo tentativo da fare.

  • 5
    Cronico -

    il fatto che sia genetica non implica che sia irrisolvibile.anzi,potrebbe essere molto risolvibile perchè in tal caso saresti sicuro che eventuali farmaci colpirebbero il bersaglio giusto.comunque frequenta di più gli altri,anche solo per sentire voci di persone.la mente da sola gioca brutti scherzi a volte

  • 6
    rossana -

    Castigliano,
    non esitare oltre: comincia con il consultare uno buon neurologo e cerca di avere una diagnosi.

    in bocca al lupo!

  • 7
    Ivan -

    Ho il tuo stesso problema, mi stò curando, l’ho fatto anche in passato. A dicembre ho perso il lavoro, ad aprile amore e casa. il 18 maggio ho tentato di farla finita, ho ingoiato più di 100 passtiglie fra antidepressivi, antidolorifici ed ansiolitici. Ho fatto solo un errore, mandando un sms alla mia amata. Non ero in casa, ma mi hanno trovato. Tre giorni in coma farmacologico ed un mese di reparto psichiatrico all’ospedale di melzo. Ma la mia voglia di andare via dal mondo non passa. Anzi aumenta giorno dopo giorno. Ho 47 anni e non ho più niente. Da un matrimonio fallito ho avuto un figlio, ha quasi 18 anni, è l’unico motivo per cui cerco di resistere, manon so ancora per quanto ce la farò. Quando ho fatto quel gesto che tutti hanno chiamato gesto da vigliacco non me ne sono nemmeno accorto… e non mi ricordo quasi niente, mal’ho fatto e so che succederà di nuovo.

  • 8
    rossana -

    Ivan,
    mi dispiace per quanto hai passato e stai ancora passando.

    se davvero ami tuo figlio, non pensare più a mettere fine alla tua vita e a lasciarlo solo. per un figlio è tanto importante essere accettato quanto non abbandonato dai suoi genitori. è molto giovane e ha ancora tanto bisogno di te.

    non è vero che non hai più niente: hai te stesso e un figlio. poi, accenni anche ad una donna che affermi di amare. è molto più di quanto abbia la gran parte della gente normale.

    non è stato un gesto vigliacco ma un gesto disperato, e tu non dovresti esserlo. può trattarsi di un bruttissimo momento ma tutto passa e niente e più importante della cura e dell’attenzione che si deve avere per sè.

    cerca di stringere i denti e di trovare sia le forze per andare avanti che per curarti.

    un abbraccio.

  • 9
    Keaton -

    “e il mio maestro mi insegnò com’è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire…” non c’è niente da fare, se siamo cosi bisogna solo accettarlo, tra me e te cambia poco o nulla, se non che mi sono allontanato proprio dagli amici però le cose vanno benino perchè le ho accettate

  • 10
    Confusa89 -

    Salve a tutti , stavo cercando la patologia del mal di vivere e ho letto tante cose che mi hanno fatto male mi rattrista leggere delle vostre vita così vuote e triste , il mio ragazzo ha lo stesso problema da circa un anno ed io mi sento così inutile non so che fare .La sua famiglia non lo capisce dice che è un periodo ma un periodo non può durare così allungo , ci sono momenti in cui è il ragazzo più felice del mondo e un attimo dopo cade nel vuoto completo , io non gli faccio mancare nulla a livello di affetto gli do tutta me stessa faccio di tutto giuro ma quando lui non c’è piango come una matta e sto male , cerco di farlo reagire gli dico usciamo stiamo un pò insieme e lui dice non me la sento .Davanti a lui non espongo la mia tristezza perchè io devo essere forte ma mi sento al limite sto male e non so che fare

  • 11
    Castigliano -

    Già è vero, è molto triste vedersi così. Forse le uniche volte che sto meno peggio è quando ho tante cose da fare e non ho tempo di pensare. Ma non può essere questa la soluzione, perché alla fine quando mi ritrovo da solo, quando devo studiare o in qualsiasi momento in cui mi ritrovo a confronto con me stesso mi risento male e ricomincio a peggiorare.
    Come ho detto so che non esiste una persona che può toglierti questo mal di vivere… ma quello che mi domando è come si può cominciare da soli? Non trovo il modo
    Non credo neanche che accettare il proprio mal di vivere sia la soluzione… non potrà mai essere la soluzione. Perché sarai sempre cosciente di essere infelice.

  • 12
    fiorella -

    Come vi capisco!Da una vita sto lottando per avere una vita meno complicata.Ogni tanto ricasco nelle mie depressioni e nel mio male di vivere.Quello che e’strano e’che non ricordo quasi nulla del mio trascorso,e’come se una gomma lo avesse cancellato o quasi.Comunque non smetto di lottare,ci sono periodi in cui sto bene per fortuna:consiglio sempre un bravo psicologo che aiuti a capire i problemi

  • 13
    rossella -
  • 14
    PATRIZIA -

    Mi auguro che tu stia meglio, ma se non fosse così consulta subito uno psicologo, e uno psichiatra perchè forse dovrai prendere degli antidepressivi.. Nel 2011 non si può stare fermi a guardarsi soffrire e chiedersi se passerà mai, oppure pensare addirittura a farla finita!!! Ci sono cure e rimedi farmacologici, ed è un dovere verso sè stessi e chi ci vuole bene curarsi, nonchè sintomo d’intelligenza. Non sono di certo gli amici o un amore a poterlo fare, perchè non ne hanno la competenza. Ci sono gli specialisti e allora rivolgiamoci a loro. Mi auguro di avere buone notizie, ciao a tutti..

  • 15
    mirko -

    Penso che questo mal di vivere sia l’espressione di un “malessere” che sussurandoti all’orecchio continuamente ti convince che questo non è più il tuo posto.
    E sapete cosa bisogna fare?? Andare ! Scappare ! Se si è così è perchè la tua vita non ti da soddisfazioni, molla tutto e tutti e viaggia anche senza un euro nelle tasche e sai cosa?? Ti accorgerai che il mondo è troppo immenso e stupendo per crogiolarsi nella propria paranoia cittadina!
    Questa quà è la malattia dell’uomo moderno.. nella cultura contadina ciò non esisteva!paradossalmente il mal di vivere spesso colisce chi ha tutto e di più, infatti il clochard sotto casa mai una volta che non sorrida sinceramente alla bellezza della vita

  • 16
    Molly -

    Ti capisco…vorrei sapere anche io come stare meglio ma la verità è che anche se dovrei conoscermi meglio di chiunque altro, non mi conosco affatto! Non so cosa voglio…anzi si, voglio star bene, ma non so come fare

  • 17
    Cal -

    Leggendo alcuni vostri commenti mi sono scappate delle lacrime……
    La mia vita è sempre stata ricca di sofferenza e piutosto deludente! Mi sento solo, anzi, sono solo……intorno a me vedo solo falsità ed ipocrisia…….ma cos’è l’amicizia allora? Esiste realmente? Se esiste dove sono gli amici quando ne avresti bisogno? Vorrei poter tornare indietro e cancellare i miei trent’anni per iniziare una vita diversa,ma so che non si può……francamente certe volte faccio pensieri strani, credo proprio di essere depresso!! Per quanto ancora resisterò?? Vabbè, andrà come deve andare! Ciao a tutti!!

  • 18
    lellaC -

    Castigliano, credo sia la tua sensibilità a portarti ad essere così. Anch’io sono una ragazza sensibile, e mi lascio trasportare dalla sensazione di malinconia, perchè intorno a me vedo che ci sono brutte situazioni.
    Questa sera sono uscita un con gli amici, sono tornata da un pò a casa, però mi sento malinconica ed annoiata. Gli amici “spengono” la loro sensazione di noia nell’alcool. Ma io non sono assolutamente il tipo. _Io non voglio che i miei amici vengano a sapere della mia malinconia. So che li metterei in difficoltà, anche se sarebbe l’occasione giusta per capire se sono oppure no dei veri amici.
    Comunque penso, Castigliano avendo scritto le tue emozioni sia già un grande passo. Potrai capire che non sei l’unico. Noi sei da SOLO.Il modo per superare questa sensazione è parlarne, tanto. Fatti aiutare magari da uno psicologo. Io purtroppo ho avuto il bisogno di questa figura, però mi ha aiutata un sacco. E non me ne vergogno. Sii forte….e come dice Liga, che ho appena ascoltato alla radio al concerto di Campovolo, ” IL MEGLIO DEVE ANCORA VENIRE”.

  • 19
    MARIO -

    Anch’io ho un senso di vuoto interiore che me lo porto da tantissimi anni, ne ho 30. Sono molto malinconico e mi sento tanto tanto solo. Eppure conosco tante persone, anche se sono timido, e posso dire che di queste 2 sono veramente persone speciali a cui voglio un sacco di bene. Per superare il mio stato di solitudine affogo la mia vita nei fiumi di birra nei bar, però quando esagero mi viene un senso di vuoto e di frustazione ancora maggiore, e diverse volte prospettai al mio migliore amico che l’avrei fatta finita. Cercò di sincerarsi che non sarebbe successo e disse che dovevo guardare la vita con occhi diversi, che non dovevo cadere nella trappola dell’alcool, che dovevo crearmi un hobby, trascorrere il tempo in maniera più serena, di vederci più spesso. Mi è stato veramente di grande aiuto, e ricordo che quando un’altra volta feci lo stesso ragionamento si arrabbiò, disse che non dovevo assolutamente fare certi ragionamenti, che dovevo per esempio pensare a tutte le persone che hanno seri problemi di salute, di lavoro, di soldi, che hanno seri problemi e mi lamento io? Ora ogni volta che cado nella malinconia, penso a lui alle sue parole e immagino che se dovessi fare un passo per la mia eliminazione, lui ci rimarrebbe troppo male, e quindi non potrei farlo soffrire. Mi consolo così, sapendo che ci vogliamo tanto bene, e che non posso pensare alla mia morte come alla soluzione dei miei problemi.
    Eppure ogni tanto ritorno alla mia malinconia, al mio vuoto e senso di inutilità… Come e cosa dovrei fare? Ricordo che 4-5 anni fa feci un consulto con una zingara che leggeva le carte, beh forse lo lesse nei miei occhi disse cose veramente molto vicine alla realtà e che per il mio male interiore non dovevo preoccuparmi, perchè diventerà sempre più forte, però guaribile con i farmaci! Che futuro di merda che mi attende. Però penso al mio amico, di stargli vicino, e mi passa questo senso di vuoto!

  • 20
    rossana -

    Mario,
    sono ammirata da quanto ti ha saputo dare il tuo amico, e di come tu gliene sia grato e non voglia dargli dispiacere.
    è bello sapere che hai qualcuno accanto che ti vuole bene e che ti sostiene.
    non dar troppo peso alla zingara: da un giorno all’altro tutto può cambiare. basta volerlo con impegno e cercare d’avanzare nella ricerca della propria serenità a piccoli passi costanti…
    non ti perdere mai d’animo!

  • 21
    Molly -

    io leggo i commenti e mi accorgo di identificarmi in qualcosa di ognuno di voi…io ho 20anni e x quanto cerchi di migliorare la mia vita, non ci riesco! Sono già stata da uno psicologo e non ha saputo aiutarmi granché perché io ho la cattiva abitudine di non ascoltare nessuno! Faccio sempre di testa mia…Ma ora che la mia testa non dice più niente da un po’, non so come andare avanti…come castigliano frequento l’università ma a differenza sua io cerco di circondarmi di persone…da tutti sono considerata una ragazza solare e per intenderci sono la simpaticona della comitiva…Ma a volte mi sento falsa! Sono tanto simpatica e finta allegra quanto triste…alzarmi la mattina diventa sempre più difficile e ci sono giornate in cui sto al letto ad ascoltare la musica…finché poi non decido di prendere la situazione in mano e…faccio una bella doccia ed esco di casa affrontando giornate più frenetiche possibile…x non pensare! Ma sono stanca di portare questa maschera…e a 20anni vorrei solo ingranare la marcia, concentrarmi sugli studi ed essere quello che mostro quando non sono da sola…

  • 22
    rossana -

    Molly,
    ho l’impressione che tu faccia di tutto per sfuggire a te stessa. Perchè?

    sei molto giovane ed è abbastanza logico che ancora tu non abbia raggiunto un tuo personale equilibrio. cosa che potrai fare meglio se ti riuscisse di approfondire la conoscenza di te, così come realmente sei e non come tendi a mostrarti in pubblico.

    la serenità deriva spesso dal raccordare il proprio modo di essere con il proprio modo di pensare e di agire. provaci, con calma e con impegno: con il tempo potrebbe esserti molto utile!

  • 23
    Molly -

    rossana ti ringrazio per il consiglio…
    io non è che mi sforzo ad essere quello che non sono…
    non so come spiegarlo: con gli altri riesco a distrarmi e mostro quel lato di me che piace davvero molto ma avendo un orgoglio abbastanza dominante, non mi mostro mai debole perchè sono diventata il punto d’appoggio di molte persone e se crollo io…crolla tutto!
    Ma a parte questo…forse è vero che sfuggo a me stessa ma come faccio a scoprirmi?

  • 24
    rossana -

    Molly,
    difficile a distanza, senza conoscere nulla di te e del tuo ambiente, darti suggerimenti su come orientarti meglio su te stessa.

    mi sembra però che già il tuo approccio iniziale abbia bisogno di essere corretto: nessuno dovrebbe mai diventare “IL” punto d’appoggio per gli altri (tantomeno alla tua età) ma dovrebbe essere innanzitutto il punto d’appoggio di sè. nei tuoi rapporti cerca la reciprocità. è bello e generoso dare ma non dev’essere un dispendio d’energie a danno del proprio equilibrio psico-fisico…

    prova, con delicatezza, a prendere le distanze da questo atteggiamento super-forte e vedrai che il mondo continuerà a girare come prima, e che le persone a cui fai riferimento continueranno ad adattarsi ad esso, com’è giusto e logico che sia.

    si può essere apprezzati anche senza essere dei giganti o degli allegroni: molto dipende da chi veramente c’interessa e ci può arricchire in un piacevole pacato interscambio…

  • 25
    stefano -

    ciao a tutti, mi chiamo stefano ho 38 anni,e sono capitato in questo sito per caso facendo le mie solite ricerche per cercare di risolvere il mio “mal di vivere”,e sono sorpreso di quante persone vivano il mio stesso stato d’animo direi quasi identico e impressionante.
    ho provato farmaci ,psicologo,neurologo,ma dopo molti anni e dopo aver quasi distrutto del tutto la mia vita sociale, mi ritrovo qui e quasi con sollievo,vedo che e un male comune di molti,e che non solo mio.mi sono riconosciuto nelle storie lette,penso che forse ci dovremmo aiutare fra di noi che comprendiamo il nostro stato d’animo.forse internet e il mezzo migliore per metterci in contatto senza doverci esporre troppo,almeno per incominciare,credo che la soluzione sia in noi non in un singolo ma in tutti noi” malati” di mal di vivere perche penso si possa chiamare cosi malattia un qualcosa che ci distrugge dall’interno. leggere le esperienze di altri mi ha fatto bene mi sento un po meno solo in questo mondo. credo che noi con il mal di vivere abbiamo un animo piu sensibile di altri, andrebbe tutelato come se fosse un animale in via di estinzione,credo abbiamo una mente che percepisce di piu,qualcosa che ad altri sfugge non so cosa sia ma credo ci sia una risposta sensata al nostro stato,non certo clinica,penso piu a qualcosa di un’altra dimensione come se io vivessi in un mondo diverso,lo percepisco diverso da chi non ha questo mal di vivere,che ancora rimane uno stato d’animo ma che per me e di piu di questo,deve esserci di piu non posso credere che sia una malattia neorologica mi sembra riduttivo e discriminatorio,non voglio essere trattato da malato o da persona non in grado di fare,credo che la nostra mente ci dia un segnale ma che noi non siamo ancora in grado di capire.spero non pensiate che sia un folle

  • 26
    PATRIZIA -

    Ciao Stefano,
    anch’io spesso penso come te che questo non sia il MIO mondo, ma il mondo degli altri, quelli che funzionano, che vanno a lavorare contenti, o fingono bene di esserlo, quelli sempre col sorriso sulle labbra, quelli che vivono come se avessero una molla dentro, senza mai barcollare, fermarsi, riflettere, quelli pieni di energia e di entusiasmo per tutto, che sia una cena fuori o una serata in discoteca.. Quelli che si esaltano per un vestito firmato o per l’ultimo I-Phone. Mi sembrano alieni oppure, alternativamente, mi sento un’aliena io. Tu dici che ti rifiuti di essere etichettato come malato, io non lo so, penso che non abbia molta importanza, anche perchè credo che essere bollati come “malati” in una società come questa sia più un complimento che una critica. Forse come dici tu noi abbiamo una marcia in più, la nostra dimensione diversa è quella di capire quanto sia stupido tutto questo affannarsi dietro il nulla, quanto sia apparente e inconsistente la vita e noi stessi.. Io ho senpre più questa sensazione, di essere volatile, precaria, a volte trasparente.. Non so spiegarlo bene, una sensazione di irrealtà, di stranezza.. Di vivere una vita non mia, in un mondo che non capisco e non amo.. Mi sforzo di andare avanti per le persone che amo, ma faccio sempre più fatica.. Sono in cura da uno psicologo e devo dire che quando vado da lui sto meglio, per un pò.. Sì, siamo più sensibili degli altri, siamo le “antenne” di un mondo che non pensa e non sente più niente, noi pensiamo e sentiamo fin troppo.. Non siamo sbagliati, non siamo pazzi, siamo solo troppo veri e vulnerabili, e andiamo oltre la superficie, e questo ci fa onore ma è anche pericoloso perchè ci fa soffrire e vedere le cose per come sono veramente, senza la “benedizione” dell’illusione o della fede (parlo almeno per me, in quest’ultimo caso), o l’anestesia delle cose futili e banali che a tanti piacciono.. Non so se mi sono spiegata bene, è difficile, ma se anche tu provi le stesse cose penso che capirai, e spero che parlando, come dici tu, possiamo in qualche modo aiutarci, e rendere questa nostra sofferenza un pò più lieve..

  • 27
    rossana -

    Stefano,
    esclusi gli aspetti a carattere neurologico che possono derivare dalla genetica, secondo me il mal di vivere può dipendere da quanto segue:
    1) sensibilità superiore alla media, che non solo fa percepire più di altri le “brutture” del mondo ma che rende anche più fragili della media nell’affrontare le difficoltà della vita;
    2) attitudine di fondo pessimistica, derivante dal carattere o dall’impostazione di base ricevuta in famiglia (in sintesi, tendenza a vedere sempre e soltanto il “mezzo bicchiere vuoto”);
    3) aspettative irreali, che portano ad avere illusioni in tutti i sensi, che si tramutano poi, troppo spesso, in delusioni, favorendo la ripetitività di un ciclo pessimistico (o meglio: lettura irreale della realtà, derivante a volte dall’isolamento in cui si tende a riparare per evitare sofferenze e che invece fa sì che ci si concentri quasi esclusivamente su se stessi, inabilitati a frequenti confronti, che potrebbero alleggerire la propria situazione d’insieme);
    4) crescita in ambiente troppo ovattato, in cui viene offerto gratis tutto il necessario, rendendo inutili sforzi e progetti per ottenere in linea diretta quanto già è a disposizione (con conseguente mancanza di stimoli che potrebbero portare a gratificazioni, che diventano quindi carenti);
    5) mondo circostante troppo competitivo, nel quale è difficile lottare con buone prospettive di vittoria a livello medio-alto (scoraggiamento e demotivazione seguono, non aiutando di certo l’autostima).

    poi, ci saranno anche molte altre motivazioni, a livello soggettivo. ho soltanto voluto dare un contributo a carattere generale per riflessioni, su cui eventualmente discutere…

  • 28
    Stefano -

    Ciao a tutti, Patrizia, Rossana leggendo i vostri testi di certo ho capito che sapete di cosa parliamo,mi trovo molto d’accordo con entrambe,la cosa che più mi preoccupa e trovare la giusta molla per reagire , per tornare come mi ricordo ero una volta ottimista propositivo ,lo status che c’è ora in Italia non aiuta, e spesso penso di andare all’estero, ma non riesco mai a decidermi benché lo desideri da anni, non riesco più a portare avanti progetti medio lungo termine,malgrado mi sforzi a volte penso che non dovrei progettare nulla ma agire senza pensarci troppo poi subentra la ragione o paura e mi trovo mille motivi e impedimenti per ripensarvi e stare comodo nel mio nido il che non può durare. Questo e il giro vizioso in cui spesso mi perdo

  • 29
    fabrizio -

    ciao a tutti ,ho letto ciò che Patrizia ha scritto,e rivedo i miei momenti ,ciò che dice l ho sempre pensato e provato, sono in cura prendo psicofarmaci, essere troppo sensibili ,fa star male , Patrizia ha descritto il nostro mondo …..

  • 30
    Marco -

    Ciao a tutti…
    leggendo le vostre parole, mi sento meno solo, mi sento meno vulnerabile.
    Anche io sento qualcosa che mi logora dentro, che mi opprime, cerco di contrastare ogni giorno questa “cosa”…è durissima, ma ci provo, per ora senza rivolgermi a psicologi.
    La mia esperienza, parte innanzitutto da un problema di forte incomunicabilità, all’interno della mia famiglia, con gli amici….con chiunque…….
    Da ciò è comiciato tutto…senso di inadeguatezza, in ambito sociale e lavorativo, forti crisi di ansia, isolamento…..paura….incapacità di reagire…..
    Da qualche settimana a questa parte, ogni mattina, prima di andare a lavorare, vengo assalito da forti crisi di ansia….ed è come se tutti i miei problemi si sfogassero sul lavoro..ogni cosa che faccio in ufficio mi terrorizza….dire, non dire, fare non fare, paure folli. Mi rendo conto che il problema non è il lavoro, ma io e il mio approccio alla vita.
    Ho sempre avuto un carattere mite, timido e riservato…la mia famiglia infatti non fa caso se parlo o meno, i miei amici, ormai pochi, neanche……..l’unica persona con cui riesco un pò a confidarmi è la mia ragazza….insieme io e lei stiamo cercando di superare questa cosa…….
    Ogni tanto penso di potercela fare, ma appena lo penso ricado nel baratro…..
    Sono vicino a tutte le persone che sentono qualcosa di simile a quello che provo io……entrare nella testa delle persone è complicato….ogni testa è un mondo a sè…….ma possiamo farcela…con impegno, volonta e un pò di auito possiamo uscirne..tutti!!!!

  • 31
    Lattemiele -

    ciao mi sono ritrovata molto nel commento di patrizia.. ma forse siamo tutti un po’ sensibili è solo che a volte è difficile ammetterlo (parlo per me) e anche parlarne

  • 32
    rossana -

    un suggerimento che tutti possono attuare: programmate una vacanza di un paio di settimane in un paese molto più povero del nostro (africa, brasile, india, ecc…), non per andare semplicemente a godervi il mare e il sole in hotel di buona levatura ma soprattutto per dare un’occhiata a come vive molta gente, a cui la nostra cosiddetta “civiltà” ha portato via tutto il meglio che le loro terre potevano dare, lasciando i nativi nella più totale perenne indigenza.

    cercate di immergervi per quanto vi è possibile nella loro vita reale: è una cura choc che può esservi molto utile. da queste esperienze, se si hanno occhi per vedere e cuore per sentire, si torna di solito cambiati, per sempre!

    non che tutto sia risolto ma lo stato d’animo di base può facilmente migliorare…

  • 33
    luna -

    Rossana, sull’immergersi in un’altra realta’ concordo (e non serve a volte manco andare cosi’ lontano per vedere realta’ altre… Fermo restando che se uno ha davvero una depressione il problema, purtroppo, c’entra relativamente con il relativizzare). Sul fatto che tutti possano fare due settimane in luoghi lontani avrei qualche forte dubbio :S anche una gita al supermercato o in auto mangiando un panino con la frittata per alcuni oggi e’ molto. Concordo, a parte il “tutti”, che pero’, oltre ad andare a vedere davvero cosa dice un disagio, cambiare aria e arieggiare puo’ essere utile di per se’ a capire perche’ magari si sta.facendo una vita.che pare una galera.in assenza di problemi contingenti, concreti. L’ansia ci parla.

  • 34
    luna -

    MARCO, il malessere ‘invisibile’, ansia, panico, fobia sociale ecc, fa molta paura perche’ disorienta nel suo essere estremamente presente ed invasivo e al contempo non con le fattezze concrete di un problema “visibile”. Attiva tutta una serie di risposte, anche in modo estremo, ma come se non si riuscisse ad afferrare quale sia la vera… domanda. la differenza tra il lamentarsi senza avere veri problemi ed un disagio di quel tipo e’ che quello e’ il problema. se una persona e’ di cattivo umore o abbacchiata o stressata ed esagera le sue problematiche quotidiane se incontra qualcuno che sta peggio “relativizza” e idem se va a fare volontariato. se ha un certo tipo di malessere non relativizza ma assorbe. e si sente ancora piu’ spaesato e in colpa perche’ pur non avendo problemi “reali” di enorme entita’ sta malissimo e si sente inadeguato e “tremante”. L’ansia and co hanno una loro caratteristica implosiva ed “egocentrica”, e’ vero. Ma anche.perche’ caratterizzate da una serie di sensazioni di “dissociazione” da se stessi e dal circostante. Ristabilire il contatto con se’ e la vita in genere e’ centrale. Convergere le energie in circolo vizioso in qualcosa di “costruttivo”. Vero e’ pero’ che l’ansioso o fobico non ci fa. ci e’. nel senso che sta male davvero. non gli fa bene non prendere in considerazione i segnali che il suo “sistema” gli invia, ne’ pero’ gli fa bene rinchiudersi in un “evitamento” che gli causa un senso di inadeguatezza peggiore. affrontare i segnali nel modo corretto e “riuscire a tradurli” fa invece una grande differenza. perche’allora una “crisi” puo’essere qualcosa che apre anziche’ chiudere

  • 35
    sofia -

    piango leggendo i vostri commenti, perché se anche non vi conosco mi sento vicinissima a voi. Sono giovane, ho solo 18 anni e convivo con questo dolore da qualche anno. Sembrerà assurdo che una ragazza così giovane possa sentirsi in questo modo, ma questa è la situazione. Sono sola e circondata da persone che non sono in grado di capire, persone troppo occupate dalla loro vita frenetica per avere quel briciolo di sensibilità per mettersi in quella posizione di ascolto che a volte può bastare, non si può chiedere una soluzione a figure non competenti. Siamo fin troppo pieni di sensibilità, talmente pieni da non farcela più. Le persone, anche quelle più vicine, sono talmente superficiali che si fermano all’ apparenza, etichettandoti come la strana, la timida.. Noi vediamo più in profondità, vediamo cose che gli altri non vedono, siamo speciali. Ma tutto questo porta le sue conseguenze, porta inquietudine e depressione. Vorrei tanto, davvero tanto uscirne, riuscendo a incanalare questa sofferenza per ottenere qualcosa di positivo, ma non so come. Per ora l’unica consolazione sono i libri, che mi portano in altre vite, dimenticando per un breve lasso di tempo la mia.

  • 36
    rossana -

    Cara Sofia,
    mi dispiace molto che ti senta così. a me è successo all’età di 16 anni, quindi vorrei sperare che, anche per te, si tratti di un passaggio transitorio, sempre complesso, dall’adolescenza all’età più matura.

    è vero che alcune persone sono più sensibili e più vulnerabili di altre ma, secondo me, non ci si deve concentrare troppo su questo concetto. molto dipende anche dal carattere e dall’impegno che si pone per trovare il proprio equilibrio.

    il solo suggerimento che mi sento di darti è di amare te stessa, per quella che sei, e di cercare in te la forza necessaria per affrontare la vita e il mondo. se non ti riesce da sola, l’ideale sarebbe il confronto con una persona fidata che ti possa “accogliere” ma anche, se credi, la prosecuzione di un dialogo qui, con chi si trova nelle tue stesse condizioni psicologiche e ti può quindi capire.

    non ti perdere d’animo: alcune conquiste possono essere difficili ma mai del tutto impossibili…

  • 37
    Sonia -

    anche io mi sento così da sempre,se mi venisse una brutta malattia non mi curerei,sono stufa di vivere

  • 38
    rossana -

    Sonia,
    a volte è più che legittimo pensare che, se ti venisse una “brutta malattia” non ti cureresti. in realtà, però, se questo succedesse davvero in molti casi la sorpresa infausta servirebbe paradossalmente a darti un’idea più concreta del valore della salute.

    non so cosa ti affligge ma so che non tutto si può superare. a volte una manciata di medicine per l’umore può essere di grande aiuto ma personalmente credo di più a una ricerca d’equilibrio, basata sull’età e sulle condizioni famigliari e ambientali. se ti va di farlo, sfogati un po’ qui: parlare o scrivere di quanto fa male spesso dà sollievo momentaneo e un minimo di spinta per riassestare i propri vissuti.

    un abbraccio.

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