Lui è sposato ed io sono un’amante
Riferimento alla lettera:
Davanti me ho una tela..... dipingo un urlo.. chillido... io..AMANTE.... sono due giorni che vivo congelata ... vuota ... senza sentire nessuna piccola sensazione dentro di me..... oggi ho bisogno piu aiuto come ieri... perche.. io.. una donna ho ucciso dentro di me piu bello sentimento del universo... amore... un...
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Data di pubblicazione: 24 Settembre 2007
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Ema: forte ma talmente vera come metafora! E sai esprime alla perfezione la mia situazione e condensa in poche parole tutte le mie paure. Sei forte e comprensiva nel darmi uno scossone come questo, una bella scossa che mi riporta agli occhi la realta’. Il mio slalom è terribile. Sono in continua competizione con tutto quello che fa parte della sua vita perche come è ormai vi è chiaro, tutto viene prima di me, dalla sua donna ai suoi umori. Nn voglio ripetermi ma una volta Luna mi disse che la mia paura di perderlo era una costante del nostro rapporto al punto che ogni giorno combattevo purche’lui nn mi ricordasse che voleva lasciarmi. Sai sia tu sia Eme mi avete posto una domanda tremenda: cosa penso io di come mi rapporto con lui o cosa penserei di una persona che parla di se stessa come io parlo di me. Vi dico che a parte l’enorme pena che mi susciterebbe sapere che questa persona nn si ama se nn attraverso gli occhi e l’apprezzamento di un’altra persona, penso che la spronerei a guardare la realta’. E cioe’che nessuno puo’decidere della vita di nessun altro, e che affidare la propria vita a una persona che nn vuole saperne di lei è deleterio e umiliante. Direi a questa persona che vivere una vita libera da pensieri opprimenti, come chiedersi continuamente dov’è e con chi è la persona che vorrebbe al suo fianco,che sapere in ogni istante di poter contare solo su stessa perche la persona che ama nn la ricambia e nn ritiene importante starle vicina, le direi che la vita puo’offrire più di cosi se si ci concede la possibilita’di farlo. Credetimi glielo direi, ed è cio’che penso ma sono spaventatissima. Sapete a volte penso che la cattiva sia io perche voglio allontanarmi da lui. Ma vi rendete conto?
Eme: forse si nn merito rispetto da lui perche’io stessa nn me ne porto. Ma su una cosa hai ragione mi sono troppa affidata al suo giudizio e alla sua volonta’di darmi o negarmi amore. E hai ragione che è più normale allontanrsi da chi ti lascia in apnea per 100 giorni per poi riscattarsi con un solo giorno d’aria. È tutto sbagliato. È sbagliato soprattutto il meccanismo per cui io mi sento un essere umano solo attraverso la considerazione momentanea di un uomo che nn ci tiene per nulla a me. È terribile vedermi attraverso i vostri occhi. E provo vergogna per questo. La vergogna ormai è il sentimento predominante.
Ape: grazie per le tue parole. È confortante sapere che c’è chi pensa che si possa tornare alla normalita’ malgrado tutto questo delirio.
Luna: grazie e sai che nn ho pensato neanche per un secondo che provassi rabbia nei miei confronti. E grazie per avermi in qualche modo difesa da quell’egocentrico di Mdv che in ogni nostra parola o si rivede o ci riversa sopra tutta la sua rabbia.
Mdv: sai ho pensato tanto a cosa direi ad una persona nella mia stessa situazione e ho provato dolore, vergogna e speranza perche’le mie care amiche qui sul blog mi hanno fatto capire che si puo’uscire anche dal baratro più buio. E poi ho pensato a te. E li ho provato pena per quel carico di rabbia che attanaglia la tua anima e che inevitabilmente si riversa anche nelle tue parole. Mi spiace pensare che nel dolore altrui tu vedi solo dei malati irrecuperabili che ti fanno incazzare! Mi spiace per te.
Cmq grazie a tutte e tutti. Siete delle luci di speranza per me.
Ciao Margot:)
Qui tutti possiamo cercare di spronarti e volerti bene ma la realtà è che nessuno può farlo di più se non te stessa.
Fatti una domanda : sto dentro a questa “relazione” per paura o per amore?
Io credo nella prima.
Ma appena visualizzi che lui non è tuo anzi nessuno può essere nostro veramente il nodo si allenta perchè la ns felicità è nostra e di nessun altro.
Nessuno la può intaccare se non noi stessi.
Lavora su questo, ti consiglio molto di leggere “la padronanza dell’amore” di Don Miguel Ruiz è un libretto molto piccolo ma eccellente per il lavoro che dovresti decidere di fare. Cioè amarti perchè è per questo che stai soffrendo.
Ciao tanti auguri.
Ciao Nathan 🙂 non conosco il libro che citavi, grazie per il suggerimento.
Ho letto su un giornale anche (a proposito dell’intuizione come strumento per entrare in contatto con se stessi) del libro “Sentenze e colloquio mistico” di un filosofo del XIII secolo.
Andrò a vedere di che si tratta.
Tanti anni fa invece avevo letto un bellissimo libro di cui purtroppo non ricordo il titolo, e che non so dove è andato a cacciarsi nella mia libreria 🙁 erano le riflessioni, se non erro, di uno schiavo/filosofo, in epoca greca o romana. Ricordo poco di quel libro, ma ricordo una sensazione positiva.
Con queste coordinate è proprio difficile venirne a capo 🙁 chissà, perà, magari uno di questi giorni a casa dei miei passando sotto la libreria il libro, che sembrava giocare a nascondino, mi cadrà in testa :PPPP
Margot: ciao 🙂
no, infatti non c’è rabbia verso te. Fastidio fisico per la situzione sì, ma perché è assurda e deleteria. Spero però davvero che tu ricominci a prendere le redini della tua vita. Sarebbe ora, per te 😀 E anche di mandare via le nebbie di alcune false idee con cui ti trapani il cervello.
Se noti la domanda che ti ha fatto EMA ti è servita a centrare un punto:
sai cosa ti diresti (e faresti) ma l’ostacolo è la paura. Bene, hai centrato qual è l’ostacolo.
Idem con EME hai individuato un altro ostacolo o nodo che sia: la vergogna.
Non importa se hai qualcosa di cui vergognarti o no, questo vorrei farti capire: ma se tu provi vergogna e quella vergogna ti fa stare male quella è una cosa che in sede adeguata puoi affrontare.
Perché se per esempio io ho la fobia dei ragni non conta che il ragno sia grande e velenoso o piccolino e innocuo, non conta nemmeno se è davanti a me o la fobia mi viene se lo sento nominare. Il centro non è il ragno, è la fobia, ed è il malessere che mi causa confrontarmi con una mia fobia che posso invece affrontare.
@Sapete a volte penso che la cattiva sia io perche voglio allontanarmi da lui. Ma vi rendete conto?
Sì, parlo per me: mi rendo conto. E penso che anche EME e EMA sappiano a che agglomerato di sensazioni e false idee ti riferisci.
Ma ora non è il tempo di comprendere l’agglomerato e dirti “sì, conosco” ma di affrontare i nodi, non credi?
Per scoprire magari che sono piccoli. Finchè non li affronti non lo sai.
Mi pare di aver capito che hai cominciato ad andare da uno o una psicologa. Sono contenta di questo passo. Un abbraccio.
“Eme: forse si nn merito rispetto da lui perche’io stessa nn me ne porto.”.
Bè, non è esattamente il concetto che volevo esprimere. Non è che tu, Margot, non meriti rispetto dal tizio (ci mancherebbe).
E’, piuttosto, che tu non riesci ad esigere il rispetto che meriti (e già ci sarebbe da discutere sul fatto di dover esigere un qualcosa che dovrebbe essere accordato in modo naturale).
E (ipotizzo) non riesci ad esigerlo perchè tu stessa non ti metti in testa che lo meriti.
E (ri-ipotizzo) vivi una sorta di circolo vizioso in cui alzi la testa, esigi rispetto, ti senti una ladra, lo restituisci a testa bassa chiedendo scusa, ti incazzi, rialzi la testa, esigi rispetto, ti senti una ladra etc etc etc.
Io non so se le cose stanno veramente così. Ma se così fosse il problema non starebbe in lui nè in te con lui ma in te e basta.
Il che, sembra assurdo, facilita le cose (non le risolve nè le abbrevia ma le facilita) perchè se Margot si rende conto di voler bene a Margot piano piano affronterà il problema che Margort ha con Margot.
E piano piano lo risolverà. Perchè lo risolverà ;).
Ed il tizio finirà dove deve stare. Nel mondo dei ricordi prima neri, poi grigi e poi talmente sbiaditi da non meritare chissà quale spazio.
Dimenticavo….MDV mi hai posto una domanda una decina di giorni fa. Questa nella fattispecie: ” Perche’ nn si legge mai di maschi bistrattati da una donna amante??”
Vedi MDV, questa è una non domanda secondo la mia linea di pensiero costante e perenne.
Io non divido in categorie ma presto attenzione alle singole persone. Se leggo Margot vedo Margot non Margot=Donna.
Può darsi che un uomo eteresessuale difficilmente faccia capolino in una lettera che comincia con LUI (è sposato), che ne dici è? 😉
In altre lettere leggo di uomini disperati perchè una donna gli ha spezzato il cuore all’improvviso con comportamenti discutibili, vigliacchi, cattivi. Che sia vero o no questi uomini li lamentano come vitelli strappati alla mamma.
Magari si tratta di fidanzate, di mogli, di conviventi. Ma potrebbe benissimo trattarsi di amanti. Clandestinità occultata per avere pareri e conforto senza doversi beccare un “te lo meriti-sei un porco-fate schifo-” ogni due per tre.
Insomma MDV, sarà pur vero che certe caratteristiche appartengono ad un’intera categoria ma io preferisco aver riguardo alle singole persone nel bene e nel male.
Per quanto concerne il discorso rabbia concordo con LUNA.
Nessuna rabbia verso Margot, tanta rabbia per la situazione in cui versa.
Un pò perchè ho passato anche io un periodo simile al suo e, con quel senno di poi che riempie le fosse, mi mangio le mani per il tempo buttato con un tizio che tutto era tranne che portatore di amore.
Un po’ perché mi domando come sia possibile che ci sia sempre qualcuno (in qualsiasi settore) pronto a cogliere al balzo la fragilità altrui e a demolirla pur di soddisfare il proprio ego sconfinato e/o per sfogare un’immensa rabbia che, diversamente, dovrebbe ciucciarsi da sé.
Un saluto a tutti.
sapete ragazze l’avermi fatto porre dei quesiti ha messo in moto un meccanismo che non riesce più a fermarsi. Avevate sempre avuto ragione. Mi ponevo le domande sbagliate. Troppo incentrate su di lui, sulla sua vita e nn su di me. Cioè per dirla meglio, mi ponevo domande sulla mia vita solo attraverso lui, la sua visione che aveva di me. è ancora più vero che la situazione è inverosimile se mi rendo conto del fatto che sono la sua valvola di sfogo, la persona su cui può riversare tutta la sua rabbia e il suo malessere. Ma questo lo fa perchè è lui così e nn perchè io me lo meriti. nn me lo merito neanche ora che sono la sua amante. E la mia persona deve essere riabilitata da tutto questo fango in cui si è calata. Lo devo fare da me, devo pormi le domande giuste e con queste individuare i giusti obiettivi che mi faranno andare avanti e nn restare in questa palude. La cosa è diventata un’urgenza per me. Me ne rendo conto ogni volta che mi scoraggio e sento il bisogno di chiamarlo e mi trattengo e ne sono fiera. O di quando nn ci riesco e lo chiamo e mi rendo conto di nn volergli parlare e attacco e nn gli rispondo più. Ancora nn mi capisco bene, cioè nn distinguo bene quello che voglio da quello che nn voglio. Ma poi sapete in questi giorni una mia cara amica ha scoperto che l’uomo con cui convive da due anni la tradisce. Sapete osservare l’altra parte e pormi le sue domande, mi ha aiutata a farmi quelle giuste per me. putroppo si incappa in persone come queste che hanno bisogno di fare del male per definire la loro persona. E ancora di più capisco il meccanismo perverso che si innesca quando pensi di essere la causa unica del tuo male. Ma nn è così nè nel mio caso nè nel caso della mia amica. Abbiamo solo scelto molto male senza tener conto delle debolezze degli uomini che vogliamo e delle bassezze che sono in grado di compiere pur di sentirsi veri uomini. Purtroppo l’amore, l’amicizia e qualsiasi altro sentimento prescindono dalla volontà di provocare dolore ma sembra che per molti nn sia così.
E’ dall ‘inizio che ti ribadisco il concetto che la maggior parte degli uomini,in questo tipo di “attività”,cercano di appagare alla fine, solo la loro natura mascula,soddisfare quello che voi donne mai capirete,appunto in quanto donne, e quando vedo continuamente che cercate di nobilizzare l’individuo,spesso abbietto,scrivendo che lui non è come gli altri,che la vostra storia e’ speciale,nn mi resta allargare le braccia!! So bene che ci possono essere storie di forte coinvolgimento anche sentimentale,ma sono poche,molto poche,e le vostre storie di amanti ne sono testimonianza,perche’ in ogni vostra storia,nata in maniera piu’ o meno coinvolgente,ne esce una donna distrutta!!Tutti i vari consigli che qui hai ricevuto,hanno sortito qualcosa?? No,perche’ tu alla fine segui solo il tuo istinto,e solo dopo l’ennesimo, e poi ancora uno,e poi ancora un altro ceffone,forse riuscirai risvegliarti da quel torpore!!
MDV: natura mascula, natura femmena…
Mdv, sei un fenomeno. E non lo dico in senso positivo. Nel momento in cui cogli una presa di coscienza molto molto più serena da parte di Margot arrivi qua con i tuoi aggressivi strali non solo a riportare la questione sul sesso (quando Margot ha centrato la questione, con intelligenza emotiva, in una maniera un po’ più ampia e utile), per tentare di stressarla, ma sei pure giudicante (quando lei è riuscita in modo costruttivo a uscire da un circolo vizioso giudicante), violento (parli di ceffoni) e ci metti pure un bel “forse”, giusto per far calare le sua energia positiva e propositiva in salita.
Sei PENOSO. E se per caso il direttore considerasse un insulto la parola PENOSO posso tranquillamente cercare una decina di sinonimi altrettanto efficaci a descrivere un comportamento che di assertivo non ha un bel niente. In fondo tu insulti le persone di continuo, mentre ti pregi di aver inventato una geniale “terapia” che consiste nello scaricare aggressività tua sugli altri. Una sorta di terapia in cui la cura per la molestia morale o il disagio sarebbe tirare ceffoni morali. geniale, eh…
Se ti pulissi le scarpe dalla tua aggressività prima di entrare nella vita degli altri saresti molto più utile, mi sa.
Se Margot seguisse l’istinto l’istinto la porterebbe ad allontanarsi da una persona che le causa sensazioni negative. Il suo incastro è molto più razionale che istintivo. Prova ne siano le domande “sbagliate”.
Ma spesso quando entrano in gioco certe dinamiche l’istinto non si riesce a sentirlo, per un certo tempo. Ed è quanto entra in gioco di nuovo che le persone escono da queste situazioni.
Sei talmente preso dal tuo ego e dalle tue posizioni che riesci persino a non vedere veramente il positivo in un post, e a riuscire a volgerlo in negativo.
A chi giova? A te, evidentemente. Tu sai perché.
MARGOT: possiamo circondarci di persone positive e che arricchiscono DAVVERO la nostra emotività e la nostra vita, possiamo scegliere di non circondarci di persone che invece la destabilizzano o impoveriscono.
Il punto di svolta è sempre nel presente.
Non è retorica, credimi, ma ci sono persone che affrontano viaggi pazzeschi (fisici intendo, oltre che emotivi) per approdare in un altro paese con il desiderio di migliorare la propria qualità di vita. Sono disposte a rischiare di morire non per restare, ma per andarsene.
Tu puoi certamente migliorare la tua qualità di vita. E non ti viene chiesto di rischiare la vita per farlo, solo di riappropriarti della tua stessa vita. non hai bisogno nemmeno di andare tanto lontano. Ti basta intanto spostarti da un uomo. E’ solo un uomo, non è un lager, non è una prigione, non è un paese sotto assedio, nessuna condanna è stata formulata e scritta, nè è meritata.
E’ vero che il tuo viaggio verso la libertà comincia anche dal guardare le cose da un altro punto di vista
Luna grazie per ascoltarmi a differenza di altri qui presenti che sentenziano e sentenziano. Hai ragione tutto inizia mettendo tutta questa odiosa merda sotto un altro microscopio che mi permette di avere una visione “altra” rispetto a quella che ho avuto fino ad adesso. Di certo nn è facile e ora come ora vedo tutto nero e credimi devo aggrapparmi a tutta la mia forza di volontà per nn dare di matto. T i giuro è così tutto orribile perchè nn faccio altro che pensare a ogni minimo dettaglio tra di noi e la paranoia mi sta rovinando la vita. Poi proprio per peggiorare le cose venrdì lo ho incontrato per caso. L’ho salutato e ho cercato di evitare di parlargli. Ma ovviamente lui, più capisce che sto facendo passi avanti per allontanarmi più mi da addosso, e così ha cominciato dirmi che sono sparita senza motivo, che ha incontrato di nuovo la bellissima donna che lavorava con noi, che è sempre più bella nn come me che peggioro con gli anni. Gli ho risposto che mi ha rotto le balle con questi paragoni, che nn c’è bisogno di paragonarmi a nessun’altra perchè nn posso e nn voglio essere come nessun’altra. Poi gli ho detto che mi dispiace per lui che fino ad ora ha desiderato un’altra donna e invece si è dovuto accontentare di questa nullità che sono io. Gli ho detto che provo pena per lui visto che si è abbassato a farsi me invece di puntare più in alto verso la bellissima. e che se se l’è fatta meglio per lui e che nn c’era motivo di farsi anche me visto che tutto quello che voleva l’aveva. Al che lui, stupito o meglio molto stupito, mi ha risposto che sono pesante e che al posto mio lui nn si farebbe problemi se io lo paragonassi ad altri. Mi ha detto che se me la prendo così è perchè sono insicura, gelosa e invidiosa di chi per me è inarrivabile. Mi ha detto di prendere la bellissima come punto di riferimento a cui ispirarmi. E già!!! Poi mi è venuto vicino mi ha baciata come se nulla fosse, gli ho dato un bel ceffone e mentre stavo per andarmene mi ha detto ridendo che si diverte troppo a farmi arrabiare e che la sera sarebbe passato a casa. Io gli ho risposto che andava bene. La sera nn ho risposto al telefono e nn gli ho aperto la porta. Ha insistito un pò poi se n’è andato ridendo e nn mi ha più chiamata. Devo dirti che la tentazione di aprire e di far restare le cose come erano è stata fortissima, ma ho resistito e malgrado due giorni in cui nn ho mangiato, bevuto, parlato, lavorato, camminato..insomma che nn ho vissuto poi la consapevolezza di aver ben fatto mi ha fatto riprendere un pò. Anche se mi sento uno schifo devo dirlo. Ma forse passerà. O forse no. Però devo anche dire che prima di vedere la psico e di decidermi veramente a troncare con lui, nn avrei mai avuto il coraggio di rispondergli per le rime e di comportarmi per una volta come lui. Devo dire che fa male ma che forse è l’unica strada che ho per vivere di nuovo.
Quell’uomo è la peggior stirpe di m…da umana che esista!!
Per margot- vedi che cominci a comprendere come vanno le cose?
e dura si certo ma che cosa vuoi dalla vita stare male ancora di piu dandogli la soddisfazione di manovrarti come lui vuole? No! Questo e’ il primo dei tuoi piccoli passi che stai cominciando a fare.
brava margot!
salve, credo di rappresentare perfettamente il ruolo dell’antagonista: sono un LUI sposato che ha avuto una relazione importante anche se breve con un’altra donna. non mi tiro indietro, la gente come me merita la condanna e solitamente alla fine paga tutto, e io adesso sto pagando anche se la sensazione che ho è che sia ancora l’inizio. mi concedo, ci concedo a tutti quelli come me, solo alcune piccole attenuanti: nel 99% dei casi l’uomo tradisce solo per desiderio fisico e voi donne dovreste saperlo, ma poi spesso capita che l’uomo perda la testa quando l’amante di turno si rivela qualcosa di più, qualcosa di straordinario, qualcosa di talmente unico da mettere in dubbio tutte le certezze che si avevano fino a pochi giorni prima. la tecnologia oggi aiuta maledettamente il tradimento, visto che tradire una volta era solo “hotel e sco....” mentre oggi ci sono gli sms, i social network, i viaggi di lavoro molto più frequenti…io ho amato e ancora amo maledettamente questa altra donna, ma lei ha avuto la forza di mollarmi aiutata dalla mia mancanza di coraggio nel decidere di stravolgere la mia vita per lei. non ho figli e ancora sono molto giovane, ma la storia era veramente complessa. ora vorrei riconcentrarmi nel mio matrimonio, ma è veramente dura perchè la testa è costantemente lì…e questa, ripeto, credo sia solo la prima di una lunga serie di rate del grosso prezzo che dovrò pagare, ma in fondo quando iniziai questa storia ero ben cosciente che in un senso o in un altro l’avrei pagata, e anche lei lo sapeva. l’unica cosa che mi consola sempre è il pensiero che un domani, da anziano, qualunque cosa accada e qualunque rimorso o rimpianto avrò avuto, in ogni caso sarò felice di aver vissuto una vita intensa e aver provato tanto amore…preferisco di gran lunga fare e subire errori che non ritrovarmi una vita piatta e vuota di emozioni. con questo non voglio dire che rifarò quello che ho fatto, mi auguro di non sbagliare mai più, ma sapere di “avere avuto” quella incredibile donna mi fa felice e allevia il mio senso di colpa verso quell’altra meravigliosa donna che ho accanto. gli errori si pagano, TUTTI…e non c’è nulla che si possa fare per evitare ciò. l’unica cosa possibile da fare, nel momento in cui si sta entrando nell'”errore”, è porsi la domanda: “sono pronto/a a pagare ogni eventuale conseguenza???” se la risposta è NO lasciate stare, il danno potrebbe essere ancora più grosso, per lui, lei, l’altro, l’altra e per voi stessi…se la risposta è SI allora provateci, ma riproponetevi la domanda giorno dopo giorno, fino a quando non si arriverà alla resa dei conti…perchè c’è sempre una resa dei conti…se la risposta è NON LO SO NON RIESCO A PENSARCI, allora siete veramente nei guai…
Cheater: ciao, credimi le mie non vogliono essere una domanda polemiche o giudicanti, anche perché tu parli di storia veramente complicata e sai tu perché…
però mi domando alcune cose, partendo da quello che dici:
dici che devi pagare, e il tuo pagare non mi pare (forse sbaglio) riferito al fatto che hai riscoperto di amare tua moglie e stai lottando duramente magari per il fatto che devi faticare per riavere la sua fiducia o tornare a essere felici insieme nonostante una sbandata, ma più riferito al fatto che senti la mancanza della persona con cui veramente vorresti stare…
o forse entrambe le cose. Non ti sembra tuttavia diversa la posizione emotiva di un uomo che paga, come dici tu, il suo errore cercando di riavere il matrimonio che quello che sente come un errore ha compromesso e quella di chi invece paga perché vorrebbe essere da un’altra parte? O nel tuo caso, se è possibile, sono vere entrambe le cose?
Due donne meravigliose, ma con chi vorresti stare davvero?
Secondo te se una persona si separa perché non ama più una persona e decide di stare insieme ad un’altra persona, con cui intende costruire davvero una vita alla luce del sole, sta commettendo un errore che paga o sta facendo una scelta di cui si prende le responsabilità?
la responsabilità che riguarda il suo ruolo in entrambi i casi, quello in uscita e quello in entrata?
Che siano anche andare dalla persona a cui ha fatto una promessa di vita ed essere chiaro (o chiara) e accettare tutto lo sconvolgimento che una separazione comunque comporta?
per resa dei conti intendi questo, il momento in cui ci si trova a compiere una scelta?
che differenza c’è secondo te tra errore e scelta?
MARGOT: brava per i tuoi passi 🙂 che non voglio sminuire in alcun modo! I piccoli passi che piccoli comunque non sono alla fine compongono importanti percorsi che per noi possono fare la differenza. Ma pensa che bello quando invece di comportarti come lui ti comporterai… come te, in un modo che fa stare veramente bene te.
E a parte che non starai manco a sentire le sue cazzate sulla relatività e i modelli inarrivabili anche se capitasse (ma ripeto, probabilmente manco starai a sentirlo tanto ti sembrerà idiota l’impostazione stessa del suo pensiero e delle sue provocazioni) ti verrà spontaneo fare spallucce e al limite dirgli “degustibus” e girare i tacchi, senza usare il termine nullità nei tuoi confronti anche se usando anche l’ironia. Ma non è una critica Margot e so che questi meccanismi hanno nodi stretti, fatti anche di meccanismi, parole, scambi di parole o il cercare di dirigere il discorso in una certa direzione. Quindi appunto questa prima rottura del copione noti, anche tu, ha già una sua valenza.
Sono contenta che ti sei rivolta alla psicologa e che senti che, dentro di te, qualcosa si muove.
ciao Luna. l’unica certezza che ho è che gli errori si pagano sempre, ovviamente non tutti allo stesso modo: c’è chi si pente e deve riconquistare la moglie, chi vive di sensi di colpa, oppure chi come nel mio caso ritorna sui suoi passi rendendosi conto che con l’altra sarebbe impossibile ma non riesce a dimenticarla. non voglio essere ipocrita, e ammetto che se ci fossero state le condizioni io starei con l’altra pur non rinnegando l’amore per mia moglie…ma il tutto era impossibile, avrei dovuto rivoluzionare la mia vita visto che lei vive dall’alta parte del mondo…separarsi per mancanza d’amore non è un errore ma una scelta, mentre tradire è un errore anche se poi nasce un amore. la resa dei conti è quel momento in cui devi decidere l’esito di quella storia: o chiarisci adesso oppure sarai l’amante segreto per sempre e non te ne uscirai più…a quel punto l’errore può diventare una scelta, oppure rimanere un banale errore per sempre…
Cheater, concordo con le domande di Luna, non è chiara la differenza per te tra errore e scelta; sembra che questi due concetti si avvicinino, quasi a sovrapporsi, o magari semplicemente non ho capito bene il tuo pensiero.
Mi domando però se la vita piatta e vuota di emozioni nella quale non vorresti ritrovarti non sia proprio ciò a cui stai andando incontro, soprattutto visto che sei ancora giovane;
con questo non sto cercando di suggerirti alcuna riflessione, proprio perchè sai tu la complessità di quella storia e quale sia la cosa realmente più importante per te (evidentemente se il coraggio ti è mancato sarà stato per un valido motivo che ti ha portato a restare nella prima storia);
c’è una cosa però sulla quale non concordo, ed è il fatto che per quanto tu preferisca commettere e subire errori pur di provare tanto amore e non vivere una vita piatta, ricorda anche che di quegli errori non paghi solo tu le conseguenze ma le fai pagare anche alla persona alla quale hai scelto di restare accanto (perchè soffrirà se dovesse scoprirlo, perchè perderà la fiducia in te e nel vostro rapporto, perchè forse potrebbe scegliere di scombussolare la propria vita nel chiudere il matrimonio con l’uomo che l’ha tradita), e tutto ciò forse pone un’ombra egoistica sulla tua immagine di perbenista che paga (a tua detta) errori commessi.
Forse ho sbagliato la mia frase iniziale, forse il fatto che tu veda quell’amore “maledetto” sotto l’ottica di essere stato un errore anzichè di diventare una scelta e un’assunzione delle proprie responsabilità, è sufficiente a distinguere bene i due concetti.
Del resto quando l’amore è “maledettamente” forte c’è poco da domandarsi, è il sentimento a prevalere.
Solo un mio pensiero: riconcentrarsi su una storia senza un pentimento e soprattutto senza aver riscoperto un sentimento di amore profondo non lascia consolazioni, per nessuno dei due… forse bisognerebbe imparare ad essere maledettamente onesti, con se stessi e con chi si ha vicino.
Ciao LUNA !!! 🙂 come va? Io bene!
Ieri ho affrontato un discorso sulla ritualizzazione/celebrazione (non per forza dal punto di vista religioso) di eventi della vita, rapporti sentimentali compresi, e ho ascoltato dire che sono importanti per sancire/concretizzare/ufficializzare un qualcosa, che sia un rapporto d’amore, piuttosto che un qualunque altro evento, per concretizzare il proprio vissuto, un rapporto sentimentale, o altre cose, non tanto dal punto di vista legale quanto del proprio vissuto… ho sentito parlare ad esempio del fatto che sarebbe utile ci fosse ad esempio una ritualizzazione delle separazioni, così come c’è del matrimonio, proprio come definizione di una situazione, più che altro dal punto di vista personale interiore (indipendente dalle cose legali).
Ho storto un po’ il naso e ho pensato “quindi se il mio compagno un giorno mi dicesse che non si sente di risposarsi perchè magari non si sa mai nella vita e preferirebbe evitare il rischio di incappare in un’altra separazione (dal punto di vista legale) allora vorrebbe dire che la nostra storia avrebbe sempre qualcosa in meno rispetto al rapporto tra due persone sposate?” (e non intendo legalmente nè religiosamente).
Fa così diverso dire a qualcuno “ti presento mio marito” piuttosto che “ti presento il mio compagno” ?
Bo… che ne pensi tu? e anche altri, se vogliono rispondere…
(forse non avrei dovuto scrivere qui ma non mi andava di aprire un nuovo post da zero…chiedo solo un parere, senza dilungarci, e poi rientriamo nell’argomento di questa lettera…scusate!!!!)
A presto…ciao!
Ciao cheater,finalmente un uomo che pone le sue pene!!Da uomo forse ti posso capire maggiormente,e dal mio punto di vista,tu con quell’altra,hai semplicemente conosciuto il turbamento della passione,elemento questo che a volte nn è necessariamente abbinato all’amore,e solo chi l’ha conosciuta puo’ capire di cosa si tratti!!Non so nulla di te,e voglio provare teorizzare una situazione che spesso succede,sia uomo che donna, capita che si instauri una relazione in eta’ piu’ o meno giovanile con la classica brava ragazza,una donna che rappresenta la nostra idealizzazione di moglie!!Questa donna che ritenevamo fin prima perfetta,puo’ venire messa in discussione,da una avventura, da quelle forti emozioni che derivano dalla componente erotica sessuale,emozioni mai conosciute precedentemente!! Questo sconvolgimento,che in una relazione essendo clandestina,è basata soprattutto sul sesso,puo’ portare in molti casi(vedi margot)ad un coinvolgimento totalizzante,come sembra sia a te accaduto,perche’ se ci pensi bene,tu di quella donna sai molto poco!!Il vero guaio di conoscere certe emozioni,deriva poi dal fatto che esse ti lasciano un segno nell’anima,e volerle piu’ o meno inconsciamente ritrovarle,riviverle,è questo il vero rischio che ora tu corri,una volta ritornato alla quiete dell’ovile!! Questo vale per tutti,maschi e femmine,e sebbene la razionalita’ ci porta restare con la donna di una vita,quel fuoco rimarrà dentro di noi sempre e cmq!!E son certo che le interpreti di questo blog mi capiscono bene!!
EMA: ciao cara 😀
rispondo volentieri alla tua domanda e mi scuso anch’io se usciamo dal seminato, poi appunto torneremo a bolla (almeno per quanto mi riguarda, intendo… comunque poiché parliamo di fasi della vita l’argomento non è del tutto fuori tema, forse).
dell’argomento che citi ho avuto modo di parlare un po’ di tempo fa, anche se forse in modo diverso oppure io l’ho interpretato in modo diverso.
Il discorso era appunto sulla ritualizzazione della separazione, della fine della relazione per il soggetto, in sintesi, non dal punto di vista legale, bensì emotivo, quale a sancire, con se stessi, un momento di cambiamento, e la fine di un percorso. Non tanto, credo, il percorso del matrimonio/unione che finisce, bensì la fine del percorso di un proprio vissuto/percorso durante la fase dalla fine di una relazione al proprio tornare alla vita dopo una serie di proprie rielaborazione. Io non ho partecipato alle attività riguardanti questo concetto di rito, ma il senso, se ho capito bene, era di un rito personale (non so di che tipo, ma ad esempio immagino creativo, simbolico) che diventava collettivo nel senso che l’attività era seppure individuale condivisa in un gruppo di persone.
Da questo punto di vista l’accento era posto sulla collettività del rito e l'”annuncio pubblico” di un momento per se stessi particolare e importante (non la separazione, mi ripeto, ma la fine di un proprio percorso in seguito ad una separazione e l’apertura verso un nuovo inizio). Da questo punto di vista si faceva riferimento al fatto che nella nostra cultura occidentale esistono vari riti che rendono un momento personale (laurea, battesimo, matrimonio, funerale) aperto alla collettività e condiviso e in questo senso “pubblico”, mentre ne manca uno per il “ritorno” (riapertura alla vita) in seguito ad una separazione. Non so se la persona con cui hai parlato si riferisse a questo. Io di questo ho avuto modo di sentire parlare.
Mi pare – ma potrei sbagliarmi, non ricordo esattamente – che è anche un argomento trattato nel volume “Le Forme dell’Addio” di Umberta Telfener.
Guardando le cose dal punto di vista a cui io faccio riferimento credo che la questione matrimonio/no matrimonio non faccia alcuna differenza. A parte che conta quello che le persone vivono, sentono e come vivono la loro unione da quel punto di vista un “rito collettivo” come una festosa riunione in cui celebrare la propria unione (o per dire l’acquisto di una nuova casa come nido) potrebbe essere io credo assolutamente equivalente alla celebrazione ufficiale di un matrimonio, idem, non essendo religiosi, il fatto di fare una festa per celebrare la nascita di un bambino invece di un battesimo.
La “definizione di una situazione dal proprio punto di vista interiore” non ha bisogno di un rito classico ed istituzionale ma di una via sentita come armonica e affine.
Quindi non credo che si facesse riferimento nei discorsi che hai sentito alla ritualizzazione della separazione e del matrimonio
in senso legale/istituzionale ma dal punto di vista personale e di ritualizzazione personale (ma naturalmente non c’ero e non so il discorso! Ti dico cosa penso dell’argomento rifacendomi a ciò che, casualmente, ho sentito anch’io sullo stesso argomento).
Il discorso sulla ritualizzazione mi sembra interessante e anche l’osservazione della mancanza di un rito collettivo “tradizionale” riguardante quel particolare aspetto, e mi sembra naturale il riferimento a eventi collettivi “classici” come il matrimonio e il battesimo come esempio per far capire il senso. Non credo però appunto che si volesse farlo intendere dal punto di vista esterno (tipo: è importante che gli altri sappiano che sono sposato, è importante che gli altri sappiano che mio figlio è stato battezzato) bensì inverso (posso avere piacere, nel momento in cui accade qualcosa di importante o per me particolare nella vita di condividere questo momento con altre persone. Nel caso del matrimonio, del battesimo esistono delle “strutture” classiche attraverso cui celebrare l’evento dal personale al collettivo, negli altri casi, se voglio, il modo me l’invento. Ma il senso non sta nell’importanza collettiva dell’evento ma nell’importanza personale data al passaggio e all’evento. E ovviamente posso anche non avere alcun bisogno di informare una collettività dell’importanza di un mio passaggio, importa il senso che io do. Infatti, se vogliamo, c’è anche chi dà importanza all’evento/passaggio matrimonio ma si sposa lontano persino da amici e parenti).
per quanto riguarda la domanda:
@Fa così diverso dire a qualcuno “ti presento mio marito” piuttosto che “ti presento il mio compagno” ?
(@“quindi se il mio compagno un giorno mi dicesse che non si sente di risposarsi perchè magari non si sa mai nella vita e preferirebbe evitare il rischio di incappare in un’altra separazione (dal punto di vista legale) allora vorrebbe dire che la nostra storia avrebbe sempre qualcosa in meno rispetto al rapporto tra due persone sposate?” (e non intendo legalmente nè religiosamente).
La mia risposta è: ovviamente no, la differenza non esiste se non esiste per chi vive la cosa come non diversa. Se per te è equivalente, o non hai bisogno di sancire diversamente l’unione, non fa alcuna differenza, e ciò anche se tu incontrassi tua zia pina o il sior gervaso per cui una differenza c’è. In quel caso il discorso riguarda l’uguaglianza e la differenza che Pina e Gervaso attribuiscono ai due concetti, ma non te o il tuo compagno.
Diverso è se per te (generico) è importante che dalla convivenza si passi al matrimonio, come 1 step successivo, o se ti (idem) ti crea disagio che una persona precedentemente sia stata moglie e tu sia compagna. Però posso credere che vi siano persone “traumatizzate” dagli aspetti legali (per cui la differenza emotiva non c’è e una compagna può essere anche più importante nella propria autobiografia) e meglio l’idea che si possa separare le strade senza i tempi burocratici, denaro e legali
ragazzi la mia storia è complessa. avevo questa amica virtuale, ci scrivevamo online perchè vive dall’altra parte del mondo. solo amicizia, abbastanza leggere tra l’altro (auguri, come stai, belle foto ecc.) lei sa tutto di me e io tutto di lei (divorziata e con un figlio) poi un giorno a causa di una coincidenza si comincia a scambiare 2 chiacchiere che diventano 4, poi 8 e dopo qualche mese ci si ritrova a sentirsi ogni giorno e a legarsi…poi lei decide di venire in italia una settimana e scatta la conversione dal virtuale al reale: tutte le sensazioni provate prima si moltiplicano di persona (di solito invece diminuiscono) e ci si innamora…poi dopo mesi vado io da lei inventandomi un viaggio di lavoro…lei mi voleva con se, quando venne in italia mi chiese di andare con lei e quando andai io da lei mi disse “non tornare in italia”…poi nel momento in cui io comincio seriamente a pensare di stravolgere la mia vita lei si chiude perchè teme in miei pentimenti, ripensamenti o futuri rancori, e sopratutto non ha certezze sulle mie scelte, sui tempi e sulle conseguenze che avrebbero portato. mi ritrovo oggi ancora sentimentalmente legato a mia moglie, e desideroso di ricominciare, ma con la perenne sensazione che se per l’altra non avessi dovuto sconvolgere tutta la mia vita (lasciare moglie, lavoro, famiglia, italia) forse avrei scelto di dichiararmi e stare con lei
THE CHEATER: scusa, ti leggo oggi.
Vorrei farti una domanda (sempre se vuoi rispondere e senza giudizio):
questa conoscenza è nata on line… come mai, secondo te, hai sentito il bisogno di un’amicizia on line? Che poi si è evoluta, dici, dal virtuale al reale, ma comunque sia è nata tramite il web. E’ chiaro che il web è una delle vie attraverso cui, anche involontariamente, si possono conoscere le persone, come anche andando dal panettiere sotto casa. Ma di fatto non tutte le persone che stanno al computer allargano la conoscenza oltre un certo limite con le persone incontrate sul web, e molto, spesso, dipende anche dal proprio particolare momento e stato d’animo. Al di là di quanto una persona possa apparire speciale, ma proprio perché non la si incontra dal panettiere e non la “si annusa”, spesso entrano in gioco anche delle (pure inconsapevoli) aspettative e empatie un po’ anche cercate…
il web ha anche una particolare dinamica di conoscenza, per cui si apre un varco, che poi, come dici tu: @poi un giorno a causa di una coincidenza (IL VARCO, ndr) si comincia a scambiare 2 chiacchiere che diventano 4, poi 8 e dopo qualche mese ci si ritrova a sentirsi ogni giorno e a legarsi…
come mai, nella tua vita reale, con tua moglie, il tuo lavoro, la tua famiglia e la tua Italia tu hai aperto questo varco? c’era una falla da qualche parte secondo te, PRIMA?
E, secondo te, tutte le cose che hai citato, sono davvero un impedimento o una scusa per non fare un salto?
e secondo te lei è davvero il salto o avrebbe rappresentato un pretesto per farlo?
Perché a volte vogliamo un cambiamento, noi, ma mettiamo come due estremi in vecchio e il nuovo che in realtà rappresentano delle nostre parti, di resistenza o di spinta verso il nuovo.
Credo fosse Alberoni (non sono sicura ora) che in “Innamoramento e amore” parlava di “innamoramento come rivoluzione a due” e credo che a questo proposito dicesse anche che spesso “usiamo” l’innamoramento come scusa per compiere una nostra rivoluzione. Dico ora, banalmente, come esempio scemo: vorrei farmi i capelli con la cresta ma mi sembra quasi che se resto con chi sono non potrò mai, allora dò la colpa alla mia “vecchia” relazione di impedirmi il cambiamento, anche quando sono io che non sono capace di “rinnovarmi” lì dove sto, quindi volgo il mio sguardo altrove, ed è come se un’altra persona mi permettesse di tirare fuori nuove risorse. Che pure sono mie però.
Lo faresti il salto di cambiare lavoro, città, paese per te stesso, se quello che hai ora ti sembra passato o in parte immobile e obsoleto, senza “la scusa” di un nuovo amore?
E faresti questo salto se fossi single per un nuovo amore?
Scusa i tanti “se”, è per riflettere insieme.
Rispondimi, naturalmente (a parte se mi leggi 😛 visto che sono passati un po’ di giorni) solo se vuoi.
ciao luna, ti leggo e ti rispondo:
moglie, distanza, attività lavorativa da portare avanti, impegni intrapresi che non mi consentono “oggi” di lasciare l’italia definitivamente…troppe cose insieme…
si, lo farei il salto…si, senza moglie avrei fatto di tutto per coltivare questa storia, anche a costo di dire “abbi pazienza, per il momento un mese vieni tu in italia e un mese io da te”
e ancora si, farei il salto anche senza l’altra…lascerei l’italia senza problemi se avessi non dico certezze ma almeno una base, un progetto o un sogno da coltivare…lei era un po’ il salto e un po’ il pretesto per fare il salto
non ho aperto un varco credo…avevo questa amicizia online come altre mille ne ho…credimi, nulla di che…riflettendo anzi potevo considerare molto più pericolose altre amicizie magari con donne più vicine a me, o donne che conosco fisicamente…lei era veramente uno svago innocente e tra l’altro per nulla ricorrente, qualche frase in 2 anni…poi in un giorno cambia tutto, si inizia una chiacchierata e subito si desidera la successiva…prima che ce ne rendessimo conto avevamo già organizzato l’incontro, e poi il virtuale è sparito per far posto alla realtà. non posso negare che nel mio matrimonio ci siano alcuni problemi, ma allo stesso tempo non nego che all’epoca non c’era nulla che mi avrebbe mai fatto mettere in dubbio il mio matrimonio…
per THE-CHEATER-
che cos’e’ che ti ha attratto di lei, gia da subito nel mondo virtuale e poi nella realta’?
che cosa aveva di particolare, a differenza delle tante donne che tu ritenevi piu vecine a te quel periodo?
quali sono state le emozioni che ti hanno fatto imbarcare di lei?
Grazie per avermi risposto 🙂 e per lo scambio di riflessioni.
A volte paradossalmente possiamo scegliere persone molto lontane proprio perché ci sembrano meno “pericolose” di chi è molto più vicino, e anche perché magari la cosa ci dà l’idea di essere “più gestibile”, per questo te l’ho chiesto.
Guarda Cheater che io capisco che non sia facile riflettere su cose come queste, anche capire di che natura sia veramente la “spinta” al cambiamento, anche perché le sensazioni ed emozioni non sono tagliate con l’accetta.
Certo penso, te lo dico con onestà, non con giudizio, che se fossi tua moglie non mi piacerebbe sapere (o non sapere, ma comunque così è) che le cose stanno in un certo modo, ma immagino che neanche a te piacerebbe sapere che i turbamenti sono questi. Mi pare che comunque tu sia una persona intelligente che riflette al di là. Cioè, al di là del fatto di non aver fatto il salto per quella persona e sulle sue proprie (tue) motivazioni per non fare il salto, si chiede a che punto sta la sua vita, in generale, e in particolare riguardo il suo matrimonio.
Faresti il salto con tua moglie, ancora? Cioè, potendo cambiare aria, lavoro, “arieggiando” altri aspetti della tua vita porteresti il sentimento che ti lega a tua moglie altrove, vivendo con LEI un’avventura diversa e sperimentando un nuovo, o in parte diverso, Cheater?
Scusa se insisto su questo punto, ma a volte la spinta al cambiamento che abbiamo e che ci può far sentire insoddisfatti è da un lato così viscerale e così confusa che è anche difficile individuare veramente quali sono le cose che vorremmo e potremmo cambiare, senza il bisogno di buttare veramente tutto all’aria.
Per questo ti ho chiesto se lei, l’altra, pensi che possa essere stata anche un pretesto, chiaramente considerando che possono esistere anche delle affinità elettive (ma se ti sei sposato probabilmente quelle affinità le avrai sentite anche per tua moglie, anche se non ieri ma l’altroieri, rispetto al passato prossimo di questo nuuovo incontro, che è emozionalmente più vivo nel ricordo o nella nostalgia di cosa poteva essere e non è stato, anche) oltre alle aspettative tutte da scoprire di una nuova vita.
Dici che è lei, l’altra, che ha anche tirato il… sedere indietro.
Da un lato forse ha percepito i tuoi tentennamenti e le è scattato il “salvavita” (cosa che spesso nelle persone che scrivono qui, dalla parte dell’altra, non scatta… con storie infinite ma mai concrete appese ad un filo e all’indecisione dell’altro, e nell’indecisione poi c’è pure il carattere di ciascuno… voglio dire che c’è anche chi nell’indecisione ci sta benone, perché in realtà l’apparente indecisione è una decisione, una scelta, per il PROPRIO equilibrio, e chi s’è visto s’è visto), da un altro però forse ha fatto anche ciò che andava bene a lei in quel momento, considerando i suoi equilibri personali.
Hai vissuto uno scossone, Cheater, e non ho capito se tua moglie lo sa. Sei ancora in tempo comunque per farti chiarezza, tu,
indipendentemente se l’altra persona farà parte della tua vita o no.
Questa comunque, al di là di quelli che chiami errori, e sono insieme errori e scelte, mi sembra una fortuna per te.
Non hai buttato tutto per aria ma ti sei chiesto come potrebbe essere buttare tutto per aria.
Forse per te è anche un’occasione per capire cosa vuoi tenere perché ci tieni e cosa no.
Ovviamente non vedo tua moglie come una comparsa in questa vicenda, ma come una protagonista, che ha tutto il diritto, secondo me (scusa se sono molto diretta) non sono di conservare una stabilità anche per le tue paure o considerazioni sul fare o non fare dei salti, e di permetterti di conservare a tua volta una certa stabilità seppure con una parte di rimpianto, ma una persona che ha il diritto di essere amata e di vivere in una verità e reciprocità.
Avete attraversato una rivoluzione, che lei lo sappia o no.
Una tua rivoluzione ha comunque incluso anche lei.
Nessuno di noi, se ama, vorrebbe mai essere lasciato.
Con il mio carattere penso che non vorrei mai però che mio marito pensasse: ora potrei essere lì con…
Ma tempo al tempo, forse, anche per digerire, rielaborare, capire questa tua rivoluzione che non è stata solo una rivoluzione cardiaca, ho l’impressione. Quando dico tempo al tempo non sto dicendo nel senso che possiamo vivere appesi ad un filo e far vivere gli altri appesi ad un filo, ma che scossoni come questi, se capitano (e sarebbe meglio che non capitassero, penso siamo tutti d’accordo su questo) a volte mostrano la loro vera natura, il loro vero significato per noi, anche attraverso una rielaborazione che non dura 5 minuti.
grazie per l’attenzione e il confronto,
buona giornata