Letteratura Fantasy
Questo mi sembra un buon sito su cui postare, e ho appena letto un libro fantasy per cui vale la pena spendere qualche parola.
Il libro si intitola “L’Eterno Sogno”, scritto da un autore italiano che non conoscevo: Daniele Bonfanti.
Comincio con i pregi.
Innanzitutto la storia è buona, e credo che molti amanti del fantasy non potranno fare a meno, come me, di leggere questo libro quanto più velocemente possibile. Quasi ogni pagina spinge il lettore a scoprire cosa accade nella successiva. Paragonando la trama ad una partita a scacchi, direi che l’apertura è molto aggressiva (a differenza di molti altri libri fantasy), il centro partita è solido, e il finale è schiacciante.
Lo stile è molto fluido, e a parte rarissime eccezioni non si incricca quasi mai. Del resto anche scrittori affermati come Dan Simmons nel ciclo fantascientifico di Hyperion, o Philip Pullmann de “La Bussola d’Oro” non sempre sono riusciti a mantenersi costantemente ad un livello di eccellenza: di Joseph Conrad ce ne sono in giro pochi al mondo!
Tornando a “L’Eterno Sogno”, tre sono le caratteristiche che maggiormente mi hanno impressionato:
L’autore è riuscito a introdurre elementi di originalità in un genere che per lungo tempo ho considerato essere nato e morto con Tolkien, che nella sua opera sembrava aver coperto esaurientemente quasi tutti i campi principali in cui un fantasy classico può espandersi.
Alcuni temi “umani” di grande profondità vengono affrontati con ottima capacità di sintesi. Bastano poche battute da parte dei personaggi per mostrare, con semplicità e freschezza, come questi stessi affrontino e risolvano domande fondamentali di grandissimo spessore, su cui teoricamente si potrebbero spendere un’infinità di parole e dibattiti. Qui invece si va dritti al cuore della questione, con grande efficacia.
Finalmente non si attinge con troppa disinvoltura a quel bruttissimo artificio (o almeno io lo considero tale) che è la “coincidenza”. Troppe trame risolvono punti critici ricorrendo semplicisticamente all’accadimento di una coincidenza. Se dovessi muovere una critica a Tolkien (che comunque considero un talento eccezionale che ha regalato alla letteratura mondiale un capolavoro), sarebbe che la sua storia si risolve con uno sgorbio che inciampa e finisce in un dirupo. Cose di questo genere non se ne trovano ne “L’Eterno Sogno”, e neppure si fa ricorso alla coincidenza per dare nuovi impulsi alla trama, tutto ciò che accade ha un suo motivo d’essere, al di là del Fato & Co. L’Eterno Sogno potrebbe essere reale anche per noi, se vivessimo in un mondo fantasy.
Ho amato l’essenzialità psicologica dei personaggi, spero che questa affermazione non venga interpretata come una mancanza di spessore… Il fatto è che i personaggi sono meravigliosamente semplici, hanno una percenzione essenziale di se stessi e del mondo, e trovo che lo stile con cui ciò viene proposto sia decisamente piacevole.
Le ultime venti pagine sono davvero stupende. Specie per chi ama il fantasy, ma non solo.
Parlando invece di difetti:
Nella parte centrale del libro c’è un passaggio che sembra un tantino alieno rispetto al canovaccio generale. Immagino sia stata un’aggiunta a posteriori, in fase di revisione. In essa sono presentati concetti interessanti, che forse potevano essere sviluppati in altri punti del libro.
Ho trovato un po’ ridondante l’utilizzo delle maiuscole per certi simboli, che personalmente non mi ha mai entusiasmato, ma de gustibus…
Concludendo:
faccio una vita da pendolare, passo 4 ore al giorno sui mezzi pubblici, e “L’Eterno Sogno” mi ha fatto dimenticare, almeno per il tempo che è durato, quanto sia noioso viaggiare per raggiungere il posto di lavoro. A dire il vero a volte sono stato contento dei ritardi delle F.S., che mi permettevano di leggere qualche pagina in più ogni volta:-).
Il libro l’ho trovato sul sito di Lulu, e l’ho preso per due motivi:
me ne avevano parlato bene
mi andava di sostenere un autore italiano con una nuova proposta anche dal punto di vista editoriale
A posteriori, sono contento dell’acquisto, se vi imbattete nel libro vale la pena farci un pensiero.
11X
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Categorie: - Cultura
17 commenti
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tutto bene ma non avresti dovuto toccarmi Tolkien.
“Se dovessi muovere una critica a Tolkien … sarebbe che la sua storia si risolve con uno sgorbio che inciampa e finisce in un dirupo”
sorry, ma Gollum-Smeagol non inciampa: ” .. and with that, even as his eyes were lifted up to gloat on his prize, he stepped too far, toppled, wavered for a moment on the brink and then with a shriek he fell”
“toppled” significa “traballò”, il che accade perché Gollum è così esaltato per la riconquista dell’anello che guarda in alto verso di esso contemplandolo, mentre saltella sull’orlo del baratro, finché fa un passo di troppo, traballa, ondeggia e poi precipita.
nessuna coincidenza o elemento casuale; Tolkien è talmente teso a rappresentare la sostanza della vita che nel suo poema nulla accade per caso, ma sempre grazie a concatenazioni causa-effetto, come in natura.
ciò che fa morire Gollum è la sua schiavitù verso l’Anello.
il concetto è reso magistralmente dalla frase con cui, nel corso della vicenda, spiega a Frodo che Gollum ha ancora un ruolo da giocare nella vicenda dell’Anello e perciò non si deve desiderare che sia ucciso ma semplicemente aspettare che il Fato si compia per lui come per gli altri, ciasuno compiendo il proprio dovere; semplicemente un capolavoro di logica metafisica.
tra le tante cose che la trilogia di Jackson ha modificato rispetto al testo questa del finale a Mount Doom è una delle due severamente criticabili; l’altra è il mai avvenuto french-kiss tra Arwen e Aragorn e un’incoronazione decisamente svilente.
per cercare un’analogia a un Tolkien si farebbe prima a tornare al Mahabarata o alla BhagavadGita.
Leo, hai pienamente ragione.
La mia frase su Tolkien, rileggendola, mi appare decisamente infelice, e la tua puntualizzazione – ho apprezzato molto la tua attenzione per i termini – decisamente giusta.
Quello che intendevo sottolineare è che i personaggi di Bonfanti sono sempre “causa” di ciò che accade e non sono mai “aiutati dal Destino”, o dal Fato che, come giustamente dicevi, deve necessariamente compiere il suo dovere. Se i personaggi dell’Eterno Sogno si limitassero a attendere questo, sarebbero schiacciati da un Fato che non sembra mai a loro favore.
E’ questa la cosa che mi ha colpito. Non danno l’impressione di essere “dalla parte del giusto”.
Per il resto, riguardo il tuo intervento, ti dirò che alla scena del “french-kiss” ho avuto un principio di svenimento. 🙂
non ho letto bonfanti, quindi non posso dire.
quanto alla incoronazione indecente, Jackson era già uscito un po’ troppo dal seminato con l’attacco dei mannari e la battaglia del fosso di Helm, dove fa arrivare gli Elfi e scambia i ruoli di alcuni dei Rohirrim, ma lì santo cielo non so come gli sia venuto in testa di fare una cosa così non-tolkien e non in linea neanche con il livello complessivo del film; sembra più parodia che realtà; incomprensibile.
ciao e buone letture fantasy; è un gran genere, che seguivo dalle prime opere di Lyon Sprague de Camp, ma adesso molta produzione è proprio sul filone di Tolkien e non regge il confronto.
se la pentalogia di Tolkien fosse stata un poco meno dispersiva nel Silmarillon, il tutto avrebbe assunto dimensioni ancora più gigantesche.
Buone letture anche a te.
Sono d’accordo sulla “stanchezza” che assume a tratti il Silmarillon. Che resta peraltro un’opera realmente unica.
Il filone Tolkien moderno, Tolkien commercializzato dopo il successo dei film, lo trovo assolutamente vuoto. Come te, resto legato ai grandi dell’inizio novecento come il duo Pratt-De Camp e Rice Burroughs.
Daniele Bonfanti, ecco un autore che devo proprio leggere. Ne ho già sentito parlare altrove e sempre piuttosto bene, e sempre da persone che, come S.C. che ha scritto la prima lettera, “sanno di cosa stanno parlando”.
Ci sarebbe davvero bisogno di nuovi nomi come il suo nel desolato panorama italiano del fantastico.
Con tutto il rispetto Tolkien non è un autore fantasy, ma un autore di narrativa fantastica. Il fantasy è qualcosa che nasce dopo, sull’onda del fenomeno dei giochi di ruolo. Di cicli fantasy non tolkeniani ce ne sono a bizzeffe, mai letto nulla di Eddings, di Turtledove o di Gemmell?
Riguardo Bonfanti ho letto la breve premessa visibile su Lulu e il suo non sembra un romanzo particolarmente accattivante.
Scusami Simone, ma questo è un errore. 🙂
Insegno lettere da 20 anni e leggo fantasy da 40, per cui un po’ me ne intendo.
Ri-scusami, ma narrativa “fantastica” è semplicemente l’italiano per narrativa “fantasy”. Se tu avessi chiesto a Tolkien “what do you write?” lui ti avrebbe risposto: “I write fantasy novels”. Quindi Tolkien scriveva fantasy. Questo è fuori discussione.
Che poi la parola “fantasy” abbia subito uno slittamento di significato, complici come giustamente dici i giochi di ruolo, e che sia andata a etichettare un certo tipo di fantasy, è vero. Ma quel certo tipo di fantasy è proprio quello che ha visto uno dei suoi codificatori in Tolkien! Per cui dire “Tolkien non scriveva fantasy” è del tutto assurdo!
Anche se poi tu volessi intendere: Tolkien non scriveva proprio quel fantasy, genere ben codificato che conosciamo noi (quello di Gemmel, che tu citi), perché allora non esisteva un “genere fantasy”, anche qui cadi in errore: quasi tutte le etichette di genere o storiche vengono attribuite A POSTERIORI. Se tu avessi chiesto a Federico II se lui fosse un uomo che viveva nel Medioevo, lui non ti avrebbe capito, perché lui non sapeva di vivere nel Medioevo!
Ma tu quindi diresti che Federico II NON ha vissuto nel Medioevo? Dire che Tolkien non scrivesse fantasy, anche inteso in quel modo (non esisteva un “genere fantasy”) non ha nessun senso!
Per finire, secondo il tuo punto di vista, allora, cioè che il fantasy è nato ben dopo Tolkien, allora nemmeno il buon Robert Howard scriveva fantasy? Ti ricordo che Il Signore degli Anelli è del 54-55, mentre Kull è del 29 e Conan dei primi anni 30.
E tutti, ma proprio tutti, chiamano quel genere “Heroic Fantasy”.
Dunque sbagliano tutti? 🙂
p.s. non voglio essere polemico, ci mancherebbe, era solo per precisare! 🙂
Il mio non voleva essere un discorso filologico, ma vedo che hai capito quello che intendo. In soldoni non legherei Tolkien a un genere, Tolkien è un grande autore di narrativa come Verne, Burroughs, ed Eddison. Il fantasy è un genere che viene codificato successivamente: con questo non voglio affermare che Tolkien non abbia avuto nessuna influenza, sarei un pazzo ad affermarlo. Ma se il fantasy, come genere, nasce con gli epigoni di Tolkien raggiunge la sua massima espressione con autori non propriamente tolkeniani. L’affermazione tua che discuto è quella “che il fantasy è nato ed è morto con tolkien”. Non sono d’accordo. Tornando alla questione della nascita del genere un terminus post quem dovremmo pure indicarlo, altrimenti, come Bonfanti, arrivieremmo ad affermare che Omero era un autore fantasy, cosa che è una colossale sciocchezza, visto che il mito aveva un valore ben diverso per i Greci rispetto alla considerazione che noi ne diamo
a parte la nozione che storie di mostri e maghi etc…, ossia storie fantastiche ossia di fantasia, ossia “fantasy”, datano comunque dalla notte dei tempi e che perciò il genere “fantasy” non è assolutamente un’invenzione del XX secolo in nessun aspetto, è assodato che Tolkien si è ispirato a saghe “fantasy”, ossia di narrativa fantastica, ben anteriori alla sua epoca e datate alcune verso la metà del primo millennio di quest’era; il Beowulf, ad esempio, che posseggo e che ho letto, contiene perfino nomi che ricorrono nella pentalogia Tolkeniana.
il resto, per dirla in breve, è un “di cui”.
ma, di nuovo, se si parla di Tolkien, è superficiale banalizzare la questione con sofismi; Tolkien, come molta dell’epica fantastica classica, non ha fatto solo banale narrativa; non ha scritto un raccontino “fantasy”; lui ha fatto un capolavoro di metafisica ad un altissimo livello etico ed è per questo che non è roba per ragazzini, neanche nell’Hobbit, che, del resto, muore se non è inserito nel continuum della pentalogia.
ps.
Omero non sarebbe comunque mai classificabile come un autore “fantasy”, a meno di voler dire che serpenti marini, ciclopi, sirene, Scilla e Cariddi etc., sono pura invenzione. la letteratura fantastica è un’altra cosa.
Su questo ci intendiamo. Ma credo tu abbia fatto confusione: io non sono l’autore della lettera :-), ho solo seguito la discussione e mi sono inserito a metà. Su quell’affermazione dell’autore della lettera (S.C.) non posso che dirmi in totale accordo con te! Che il fantasy sia morto con Tolkien è impossibile. Sarebbe corretto dire che “Il Fantasy moderno è NATO ANCHE con Tolkien, (ma certamente non è morto con lui, anzi!)” Quella invece di Bonfanti a proposito di Omero, credo voglia essere una provocazione, che sta a significare che il fantasy è un genere che si rifà alle antiche saghe e poemi epici, mentre oggigiorno viene visto come una cosa da ragazzini tutto ciò che sia “avventura”, e non tratti di temi seri o drammatici. Insomma tutta la “fiction”, stessa cosa capita anche all’horror e alla fantascienza. In questi termini io trovo l’affermazione di Bonfanti sottile (non ho ancora letto il suo libro, ma da quanto ho capito è un autore piuttosto ironico e “fuori dalle righe”). Certamente la sua affermazione non sarebbe corretta di per sé, hai ragione, in quanto per i greci il mito aveva, come dici, un valore differente. Anche se è vero che Omero, di fatto, si scosta dai miti come quelli che possono essere quello di Teseo o di Castore e Polluce. L’Odissea, in particolare, oltre ai valori del mito somma in sé alcuni canoni propriamente NARRATIVI che la rendono in alcuni aspetti molto simile a un romanzo moderno di avventura. Quello che voglio dire è che se l’autore ha parlato proprio di Omero, e non in generale dei miti greci, volesse fare riferimento non ai mostri e prodigi che popolano tali miti, ma (sto supponendo, eh! :-)) alla struttura narrativa caratterizzata da un viaggio, da una successione di avventure con un eroe centrale, spinto dalla curiosità magari, come nel caso di Odisseo, che affronta vari pericoli e nemici, E con la presenza di prodigi vari. Certo, bisogna tenere conto per i greci i prodigi erano cosa vera, reale, e quindi non certamente “fantasy”!
Per finire, sono totalmente d’accordo con te nel creare una analogia tra gli autori che citi (Verne, Burroughs, Eddison), anch’io vedo Tolkien più o meno negli stessi termini: un autore che aveva il dono di inventare libero da schemi mentali.
Ciao.
Franco
p.s.
sugli scopi narrativi di Omero, comunque, mi pare difficile disquisire… dopotutto non sappiamo neanche se sia esistito 🙂 sapere se lui credesse che quello che scriveva fosse “fiction” o realtà, è un po’ difficile! possiamo solo leggere la sua opera e, come dicevo, indubbiamente considerare molte analogie con i romanzi moderni. che come giustamente diceva leo, si ritrovano ance nelle saghe nordiche da cui attinse Tolkien.
Piccola parentesi
Gli scopi narrativi di Omero saranno irrilevanti, ma gli scopi di chi lo leggeva lo erano tutt’altro. E noi conosciamo benissimo come la pensavano…
Parentesi Bonfanti
Vorrei chiedere all’autore, se avrà modo di leggermi, perchè non si è rivolto a un editore convenzionale. Il fantasy, anche se di pessima fattura (Troisi e Paolini docent) sono sulla cresta dell’onda adesso.
La tua piccola parentesi in realtà è molto intelligente e interessante, perché tocca un punto molto importante: gli scopi di chi leggeva (meglio, ascoltava) l’Odissea quali erano? Il divertimento o la didattica? Probabilmente in questo differisce l’opera di Omero dagli altri miti. Perché a mio avviso si tratta di un lavoro scritto con l’idea di intrattenere, e questo traspare dal gusto narrativo che permea l’opera. Invece, per quanto riguarda le CREDENZE di chi ascoltava Omero, (quasi) certamente essi erano convinti si trattasse di cronache realistiche o quasi. E in questo, non “fantasy”.
Sulla questione editoriale in effetti sarei molto curioso anch’io. Il fantasy è in effetti di gran moda. Hai ragione.
consigliatemi dei libri da leggere ve ne sarei grata
accetto le critiche rivolte all’affermazione che il fantasy sia “nato e morto con tolkien” della mia prima lettera. si trattava però di un’esagerazione, non certo di una cosa da prendere alla lettera, tant’è vero che io stesso sono un lettore accanito di pratt-de camp, come già dicevo, e di burroughs. quello che intendevo dire, e di questo fatto resto convinto è che gli “emuli” di tolkien (gemmel, jordan & co.) non abbiano “aggiunto” nulla alla grandiosa opera di tolkien. è come se in qualche modo il filone-conan, e quindi la heroic fantasy, che aveva presupposti diversi da quelli di tolkien, non sia più stato portato avanti. mentre il fantasy “alla tolkien” abbia dato vita al “fantasy moderno”, che però, come dicevo, raramente ho trovato di mio gusto. la mia affermazione quindi voleva significare che tolkien è stato a mio avviso colui che ha dato il la al fantasy moderno (e non al fantasy inteso come letteratura fantastica), genere che poi non si è più sviluppato in particolarmente, ma spesso ricalcando quanto già scritto da tolkien (tolti spesso gli aspetti allegorici-metafisici).
che poi il fantasy non sia assolutamente “nato” con tolkien è verissimo.e la frase di bonfanti significa a mio avviso proprio questo, come giustamente coglievano franco e leo: che il fantasy affonda le sue radici nella notte dei tempi, in beowulf, nelle svariate saghe vichinghe, nel folklore, nelle chanson de geste, per arrivare appunto ai poemi epici greci. che al di là della diversità di mentalità di fronte all’elemento fantastico, di fatto costituiscono le basi su cui poi si è costruito, le basi di molte dei quelle cose che ora sono fantasticherie, il nostro “patrimonio immaginario”.
mari, ce ne sono talmente tanti di libri che non saprei da dove iniziare… io ti consiglierei la saga di conan, a partire dal “papà” howard e “la spada della fenice”. sono racconti avvincenti e divertenti, di lettura rapida, che hanno un’atmosfera e una magia magistrale.
A Mari consiglierei di leggere il mio, di recente pubblicazione. S’intitola “Belinda Victoria” e il sito è http://www.belindavictoria.com. E’ stato definito ‘fantasy-realistico’ e pare che alcuni brani facciano anche un po’ ridere. Chi l’ha letto ne parla fin troppo bene. Io mi astengo dal commentare.