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Lettera aperta sulla fecondazione assistita

Lettere scritte dall'autore  

Egregio Direttore,
alcuni giorni fa ho letto un’intervista del 14/08/12 al Professor Borgonovi sul tema dell’aumento dei ticket per la fecondazione assistita. Avrei voluto rispondere al Professore con una lettera aperta, ma il sito non ha evidentemente voluto accogliere il mio punto di vista che, credo, sia lo stesso di molte altre donne e che ha il solo scopo di un sereno dibattito per dare la voce anche a chi, alla fine, non ha altra scelta che sottostare alle scelte prese “dall’alto”. Ho quindi deciso di dare questa voce ad una testata giornalistica, con la speranza che ci sia la voglia la comprensione e il coraggio, lo capisco, di pubblicarla. Confido nella speranza che ci sia ancora qualcuno che, in tutto questo, ci crede. Ringrazio anticipatamente chi volesse leggerla fino in fondo. E, infinitamente di più, chi volesse pubblicarla.
Cordialmente,
Valentina Cupi.

“Egregio Prof. Borgonovi,
l’incipit dell’articolo tende a precisare la sua non volontà ad entrare nei meriti etici e giuridici della questione. Credo siano molti gli aspetti della vita con questi aspetti coinvolti, ed esulare da entrambi è assai difficile. Se parliamo poi di scienza medica e più nello specifico della fecondazione assistita, le cose si complicano profondamente essendo concepimento e nascita, per il loro stesso verificarsi, l’inizio di qualsiasi forma etica, morale, giuridica, religiosa, sociale, economica. Egregio Prof. Borgonovi, vorrei provare a mitigare l’indignazione che provo. Spero di riuscirvi, poiché il mio sdegno è fuso insieme a quello di milioni di donne nel mondo che condividono il mio stesso individuale e voluttuario desiderio: avere un figlio.
Inizio con i numeri. Il dato sulla natalità in Italia è in crescita, ma non può non sapere che ciò è dovuto all’immigrazione che non solo ha coperto il divario del decremento degli scorsi anni ma lo ha pareggiato. È la popolazione autoctona, io e le mie amiche Roberta, Manuela, Francesca, Mariapia, Lucia, Antonia (cerchia di amicizie strette, non oltre compagne di studi) che non fa più figli. Parlo dati alla mano, Egregio Professore. Anno 1946: natalità circa 23%, fecondità circa 3,01%. Anno 2010: natalità circa 9,1%, fecondità circa 1,41%. Potremmo parimenti verificare l’incremento di tumori dovuti al fumo questo sì, individuale e voluttuario desiderio che, fortunatamente è curato con la stessa dedizione offerta alle vittime del radon sul Monte Venda, dell’Eternit, della Montefibre, i rifiuti tossici dell’Ilva. etc. etc. (specifico che è chiaramente una provocazione. Lungi da me la benché minima idea di dare priorità ad un intervento sanitaro rispetto ad un atro). Potremmo soffermarci sul perché questo accada, per esempio ci si sposa più tardi perché per farlo noi bamboccioni vorremmo avere un lavoro, ma non è questo il punto.
Ritiene che l’aumento non peserà molto poiché chi ricorre a queste tecniche appartiene a una classe che può permetterselo. Lo crede veramente? Allora è proprio contraddittoria la presenza di fasce di reddito! Mi piacerebbe fare una statistica ma poiché dice che non mancano dati a conferma di questo, le sarei grata se volesse comunicarmi dove posso reperirli. Perché invece conosco coppie che hanno chiesto prestiti, nei centri vedo coppie dimesse, coppie che non vestono hogan o luois vuitton, io stessa ho rinunciato ad un’anestesia perché troppo cara. Mio marito mi ha sempre detto di non fare i conti su quanto ci è costato questo irresponsabile desiderio, ma vado a spanne: 12/13mila euro in due anni? Quanto prende lei di stipendi, Professore? Siamo una coppia istruita e con un buon lavoro. Guadagni nella norma ma con mutuo, benzina, bollette, spese mediche in generale -esclusa la fecondazione, i nostri conti a fine mese dobbiamo farli quadrare. Non viaggiamo, non andiamo a cena fuori, rinunciamo a quei piccoli sfizi che una coppia giovane potrebbe permettersi per godere anche del complementare che si è guadagnata col proprio lavoro. E ci parla di sacrifici? E “a maggior ragione perché si tratta di esercitare una libertà. Anche se taluni la chiamano diritto” … Suona stonato detto da chi parla di teoria di “sostenibilità di un sistema socio-politico basato sul dono” (riguardo alla quale chiederei delucidazioni perché non ne intendo il senso né ho trovato riferimento alcuno che potesse spiegarmelo) o che partecipa ai ventennali di centri cattolici il cui statuto sancisce “l’annuncio cristiano alle persone che operano nei settori del lavoro e dell’economia, alla luce della dottrina sociale della Chiesa che pone al centro la persona (…) nell’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà sociale, economica e politica in modo che ciascuno, secondo il suo ruolo, contribuisca a rimuovere gli ostacoli che di fatto impediscono il pieno sviluppo della persona”. Ha due figlie, egregio Professore, e davvero non vorrei doverle chiederle perché ha deciso di averle o se si è mai fermato un secondo solo a pensare come sarebbe stata la sua vita(e quella di sua moglie) se non fossero potute arrivare. Le confido un segreto, Professore: chi ha i soldi, va all’estero.
Lavoro come dipendente, quindi non posso esimermi dall’obbligo di contribuzione alla spesa pubblica perché A ME, le tasse, le trattengono dal MIO stipendio. Blande conoscenze giuridico costituzionali mi ricordano che il concetto di tassa ponga il suo principio sulla controprestazione. Quali sono i servizi di cui posso godere a fronte del 50% e forse oltre sul mio stipendio? Potrei andare a trovare la Polverini nel reparto ospedaliero vuoto che ha occupato per domandare, a lei o a medici e infermieri solo a lei dedicati, perché per una mappatura dei nei mi hanno dato quattordici mesi di attesa? O ai parlamentari perché io debba pagarmi macchina e benzina a oltre 2€/lt? Non amo parlare per luoghi comuni, ma a proposito di spending review: auto blu, scorte, stipendi milionari, assicurazioni sanitarie, benefit, non rientrano nel piano se non a parole, solo per far credere al popolino che ci pensiate. E intanto, se avessimo voglia di fare un po’ di spa, basta che il medico di base prescriva le cure termali per permetterci di rilassarci a spese dei nostri connazionali, tanto sono convenzionate.
Altri, d’accordo con lei, affermano che non sia un intervento salvavita, e chiaramente è così. Io piuttosto la vedrei, permetta il neologismo, una prestazione “creavita”. Le prestazioni erogate in regime di convenzione sono poi tutte unicamente salvavita? Anche qui si manifesta, in chi ci governa, la stessa lungimiranza che taglia e non investe seriamente su istruzione e ricerca. Concordo con lei su un punto, almeno: è preoccupante che siano messi in dubbio i diritti fondamentali della persona. Quello su cui più si dovrebbe investire è invece ciò da cui più si spera di tirar su quattrini. Quando poi lei stesso afferma non avere un costo eccessivo, non può non venire in mente a chiunque che il valore dei ricoveri potenzialmente inutili è di 1,5 miliardi di euro, che gli sprechi dei finanziamenti si aggirano sui 13 miliardi, che solo a Bari si sono polverizzati otto milioni di euro in tre anni di “vuoto per pieno” e che l’assenza di una parificazione dei prezzi fa si che una siringa a costi da0, 2 a 0,65 centesimi a seconda dell’Asl. Senza contare tutto il resto. Insomma, i giri di vite su due diritti fondamentali dell’uomo hanno lo stesso odore di quella sorta di cartello tra alcune aziende –per esempio e per restare in tema- di pannolini, che si bilanciano i prezzi per mantenere stabili le fette di mercato…
Dice che “in questo momento storico è fuori luogo difendere il diritto alla gratuità” della ricerca di una vita, ché di questo si tratta, però ne garantiamo quello dell’interruzione, a totale carico del SSN. Sia ben inteso: NON È’ una critica. Volerlo o no rientra in una sfera intima regolata da infiniti fattori sconosciuti a chiunque altro. La mia è solo una considerazione: dovremmo dedurre che per Stato e Chiesa investire sulla morte è meno gravoso che farlo sulla vita? Ma qui scendiamo in ambiti nei quali lei stesso ammette di non poter entrare. Se gradisce le faccio una panoramica. Frustrazione, dolore, disperazione. Farmaci che scuotono chimicamente e psicologicamente e creano effetti che non si limitano a sbalzi umorali (dovrò operarmi –privatamente, dato che è colpa del mio desiderio- di un epulide provocato dalle massicce dosi ormonali). Rimanere sempre un po’ più soli, perché gli amici coi figli hanno ritmi diversi. Provare un vuoto alla bocca dello stomaco con un misto di affetto e dolore quando un’amica ti chiama per dirti “sono incinta!”. Sentirsi colpevoli verso il coniuge che non ha il problema. Sentirsi donne a metà. Scoppiare a piangere di speranza quando una mareggiata ti posa sui piedi uno scolorito ciuccio rosa. Avere il bisogno di appoggi psicologici -convenzionati, quindi altre spese per il SSN. Il senso di vuoto, incompletezza, precarietà della vita di fronte alla schiacciante sensazione di sapere che nulla di noi, dopo di noi, resterà che nessuno nel mondo avrà i tuoi occhi, il sorriso della persona che ami, che conserverà ricordi, amore, insegnamenti (Sol chi non lascia eredità di affetti poca gioia ha dell’urna…). Insomma, ci rendiamo conto di cosa stiamo parlando? Del prezzo di una vita che nasce e di quella che la desidera. I suoi genitori, lei stesso, caro Professore, quanto avreste pagato per la sua? Sa, quel bambino che nascerà perché una coppia modesta che lo alleverà e farà, lei sì, sacrifici per farlo studiare, potrebbe diventare un medico che troverà un rimedio che so, per dire a caso, alla retinite pigmentosa ereditaria.
Ah, vuole sapere perché non riusciamo ad avere un figlio, Professore? Perché un Professore da 280€ per 10 minuti di visita privata ha fatto fare per nove mesi (curioso, no?!) una cura sbagliata dagli effetti irrimediabili a mio marito.
Cordialmente,
una non mamma.”

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