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Lettera aperta al Professor Parisi

Lettere scritte dall'autore  Roberta Fogagnolo

Gentilissimo Professor Parisi,
mi rivolgo a lei in qualità di professore universitario, di uomo pubblico e di promotore di cultura.
Ho ricevuto con orgoglio campanilista la notizia del suo successo e della vincita del premio Nobel per la Fisica. Il fatto che sia andato a un italiano mi riempie di orgoglio e quando ho saputo che non solamente lei è uno scienziato, ma appartiene alla categoria dei docenti, professionisti che ammiro, rispetto e apprezzo profondamente, ho pensato che allora c’è speranza di cambiamento per questo nostro Paese.
La mia stima, già conquistata da questi fatti, si è accresciuta ulteriormente quando ho ascoltato i suoi discorsi circa il creare vere opportunità a tutti coloro che vogliono laurearsi. Ho ascoltato con infinita sorpresa parole di un tempo, piene di ideologia, che inneggiavano al diritto allo studio per tutti, come peraltro sancisce la nostra costituzione all’articolo 32.
È a questo punto che si è formata in me l’idea di scriverle pubblicamente. Vede, io che ho ormai compiuto 53 anni, mi sono riscritta in università durante la pandemia e sto seguendo con profitto, ma soprattutto con INFINITA GIOIA questo percorso di apprendimento e approfondimento che mi arricchisce profondamente. Come può immaginare dai miei dati anagrafici, non sono certo uno studente a tempo pieno che può seguire le lezioni in presenza. Faccio infatti parte di una folta schiera di persone che un tempo – che spero si possa ora definire anacronistico! – veniva chiamato di NON FREQUENTANTI, il cui diritto allo studio una volta era garantito da questa dicitura. In moltissimi casi si tratta di persone che hanno voglia di investire in sé stessi, nel proprio futuro lavorativo, e intraprendono questo percorso facendo leva sul proprio piacere di apprendere, anche se questo costa tanti sacrifici personali, economici e famigliari. Insomma, sono persone che scelgono di esercitare il proprio diritto allo studio in età adulta.
Come studente maturo – così vengono definiti nei paesi anglosassoni quelli che, come me, si iscrivono in università fuori dal canonico momento che segue le scuole superiori– ritengo di essere un valore aggiunto alla schiera dei miei compagni di corso, con cui dialogo, studio e apprendo a distanza ma con molto profitto. Come studente maturo voglio anche spendere una parola sui professori che sto incontrando nel mio cammino universitario e che voglio lodare profondamente perché hanno una professionalità altissima oltre che una passione invidiabile.
Il nostro paese, che ha in percentuale un numero di laureati che è pari alla metà della media europea, produce tuttavia cervelli raffinatissimi che sono tra i più ricercati all’estero, per via del rigore e della profondità della preparazione che le nostre università producono.
Ora mettiamo insieme i dati che ho esposto qui sopra: da una parte la schiera di persone che vuole uno sbocco professionale diverso e che per questa ragione si iscrive in università e dall’altra la necessità del nostro paese di uscire da questo impasse in cui siamo il fanalino di coda dei laureati. Aggiungiamo il dato, molto interessante peraltro, dell’aumento di iscrizioni ai corsi universitari durante la pandemia, condiamolo con la possibilità di seguire le lezioni registrate dai nostri professori, che, come dicevamo, sono tra i più stimati professionisti al mondo, e traiamo le debite conclusioni.
Perché eliminare la Didattica Mista dalle nostre università? La didattica mista consentirebbe a quelle famiglie che non possono permettersi di mantenere uno o più figli fuori sede di proporre una laurea, consentirebbe a quegli studenti indigenti, ma volonterosi, di lavorare e studiare al contempo, consentirebbe a coloro che sono già inseriti nel mondo del lavoro, di operare un cambio di carriera con una preparazione adeguata. Contribuirebbe in una parola al tanto bistrattato DIRITTO ALLO STUDIO. Si potrebbe argomentare che esistono le università telematiche, ma entrambi sappiamo che costi e prestigio non sono certo comparabili con le nostre meravigliose università pubbliche. Questo salto, che è avvenuto grazie alla pandemia – sì perché nella disgrazia ci sono stati anche alcuni aspetti positivi che sarebbe poco lungimirante non considerare ora – ha prodotto investimenti in denaro per ciò che riguarda le tecnologie, corsi di aggiornamento sulla didattica che ci ha aiutato a restare in contatto, sebbene lontani. A volte però questa lontananza non è colmabile con il rientro alla pseudo normalità che stiamo vivendo. Questa è una lontananza di classe sociale, una lontananza economica, una lontananza culturale che potrebbe essere colmata dal semplice affiancamento di due metodi che funzionano entrambi: la presenza e la distanza, o come va di moda dire oggi, il sincrono e l’asincrono.
Mantenere queste modalità sarebbe un semplice passo, nemmeno tanto costoso, visto che gli investimenti del caso sono già stati effettuati nel passato anno e mezzo, per accrescere la schiera dei laureati in Italia.
La ringrazio per avermi ascoltata, e spero che questo mio appello le consenta di vedere le cose da una prospettiva differente dalla sua e le consenta di tenere in considerazione i bisogni di chi vuole praticare il tanto di moda, lifelong learning.
Cordialissimamente.
Roberta Fogagnolo – membro di UNIDAD, organizzazione studentesca “Universitari per la Didattica a Distanza Integrata” https://linktr.ee/unidaditalia

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