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Tutti a lamentarsi ma nessuno qui fa niente

di La Vale

Riferimento alla lettera: Ciao a tutti mi chiamo Valeria , volevo sapere l'opinione di altre persone per capire come è possibile che qua in Italia tutti si lamentano.. ma nessuno fa nulla... Non esiste davvero il modo di cambiare in meglio il nostro Paese ?! Siamo davvero costretti a vivere per pagare?! Siamo...
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Data di pubblicazione: 20 Novembre 2012.

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Categorie: - Cittadini - Riflessioni

100 commenti

Pagine: 1 2

  • 51
    LUNA -

    c’è anche chi fa il furbo, cavalcando l’onda del ‘siamo messi male’ per non pagare quando potrebbe. Intendo dire che un tempo se uno ti pagava in ritardo era una cosa che saltava agli occhi come insolita e grave. E ti veniva da tirar fuori la voce e le palle di fronte una violazione. Oggi, poiché ‘tanto’ tutto sta andando allo sfascio si rischia di assuefarsi sempre più alla violazione di rapporti equi di scambio e diritti. Che vuoi? Vedere pagato il tuo lavoro? Non sai che c’è la crisi?!? C’è. Ma un giorno una mi disse, SERIA: La gente non si rende conto che anche noi benestanti stiamo peggio. Io ho guadagnato diecimila euro in meno l’anno scorso. Certo, lei mi dirà: cosa sono diecimila euro in meno? Però sempre soldi in meno sono’. Tot ciò non per lamentarmi, scusate. Ma per dire OCCHIO ANCHE ALLE PERCEZIONI. Il gran parlare della crisi, l’esubero, ad un certo punto non ti informa, ma ti stordisce. Sei depresso e incazzato ma anche paralizzato dall’ansia. E caschi magari anche nel tutti contro tutti. Come il tipo che l’altro giorno inveiva contro gli statali col culo coperto che non fanno un c tutto il giorno. Inveiva ad personam perché al tg mostrano quelli pagati per andare per i c loro mentre suo figlio non lavora. Così tutti gli statali o i dipendenti a tempo indeterminato rubano e hanno troppa grazia. No, sono gli altri che vivono violazioni di diritto giustificate. Io penso che ciascuno di noi fa politica ogni giorno, anche nelle sue scelte apparentemente più banali

  • 52
    colam's -

    Ciao Paolo,
    se ritieni che la Natura è “solo ed unico insegnante incorruttibile, incapace d’incoerenza e doppiezza, in grado di dare risposte uniche ed universali a tutto” allora come la metti con la prima legge della Natura, ovvero morte dei deboli e dei malati, a buon pro della perennità del branco e delle speci in generale ? Sai cosa si dice: “la Natura è crudele”.

    IO vedo un regresso sociale in questi fatti: un matrimonio su due finisce male, è classico che non ci si conosce in un condominio e a volte nemmeno sullo stesso pianerottolo, nelle grandi città pullulano i quartieri-dormitorio così chiamati appunto perché non ci sta più una agregazione sociale, la comunicazione virtuale prende il sopravvento rispetto a quella reale… tutte cose che secondo me sono peggioramenti rispetto a quello che c’era prima.

    “Cosa propongo? Bella domanda.” … appunto. Sinceramente non hai dato soluzioni concrete, pur vedendo problemi reali (meccanizzazione del lavoro, esuberi forza lavoro). Aspettarsi che “pil a pil” la massa diventi consapevolmente attiva penso sia utopico, onestamente. Ribadisci che le scoperte tecniche fatte nei secoli erano utopiche per i loro contemporanei, ma un conto è un singolo che ha un colpo di genio, un conto è la massa che si deve pacificamente educare e bla bla bla. Ogni testa una sentenza.

  • 53
    FrateCipolla -

    Cara Valeria

    A mio parere in Italia non cambia nulla perchè coloro che hanno il potere vero in mano si trovano benissimo con la situazione attuale. Intendo la cosiddetta “santa” madre chiesa, la casta dei partiti politici con le loro clientele, le mafie tutte con le loro clientele.

    Per far fuori i partiti basterebbero in teoria le elezioni politiche. In pratica questo però non basta: perchè ogni partito democratico legittimista e non rivoluzionario è praticamente inerme contro gli intrighi della chiesa e contro i ricatti delle mafie. Risultato: una baldracca di democrazia.

    Per estirpare le mafie dovresti scatenare una vera guerra fratricida in tutto il paese. Risultato: un fiume di sangue.

    Per far fuori la chiesa, dovresti far saltare tutte le cattedrali con la dinamite e – come facevano i nostri avi romani – buttare in pasto ai leoni tutti i preti e baciapile. Risultato: un fiume di sangue.

    Se sei giovane, aspiri ad una vita semplice e normale e di baldraccate e fiumi di sangue non ne vuoi saper nulla, allora hai tre vie:

    a) ingoi il rospo e ti aggreghi ad una clientela politica, ecclesiale, o – meglio ancora – mafiosa

    b) fai le valigie e volti le spalle a questo bordello di paese alla prima occasione.

    c) rimani disoccupata, sottoccupata, supersfruttata, precariata, incavolata senza prospettive. A 50 anni penserai e dirai le stesse cose di adesso, senza aver più la forza di cambiare la tua vita.

    Ho scritto a cuore aperto, non serbarmi rancore.

    Saluti

  • 54
    Paolo -

    Scusa Colam’s ma la considerazione sulla crudeltà della natura, che tra l’altro cozza con quella della sua straordinaria bellezza, sono interpretazioni umane che non hanno nulla a che fare con le leggi che la regolano. Le zebre più deboli poi, sono mangiate dai leoni e non da quelle più forti.
    Riguardo alla stortura che vede ridursi in una città i valori aggregativi, non è che un aspetto negativo della struttura cittadina che non è adeguata ai valori umani, ma questa è cosa diversa dal considerare il genere umano come in fase di arretramento nella sua aggregazione. Oggi abbiamo il telefono azzurro e quello rosa, mentre prima i bambini erano obbligati al lavoro schiavizzato e le donne erano oggetti utili per l’uomo ed i suoi affari.
    Se vogliamo essere sinceri, tu vedi utopica la concretezza che non ti dà risultati immediati. Mettere un mattone sull’altro a te sembra che si perda tempo, vorresti vedere la casa bella e pronta, e sei per acquistare tutto l’arredamento in un colpo solo. Personalmente leggo un paio di libri al mese, e senza accorgermene ho realizzato una libreria che occupa un’intera stanza ed ora ho il problema di trovare altri spazi. Se avessi pensato di realizzare una simile libreria nel momento che ho acquistato il primo libro, probabilmente avrei creduto si trattasse di un’utopia. Per concludere, non esiste un singolo che improvvisamente ha un colpo di genio, esiste un singolo geniale che è immerso in una massa in fase evolutiva in cui trovare lo stimolo per esprimere un’idea geniale. Se consideriamo ad esempio l’idea che ha portato Marconi ad inventare la radio, ci rendiamo conto che quell’idea poteva trovare forma soltanto in quell’epoca e se Marconi non fosse esistito, noi oggi avremmo sicuramente e comunque la radio. Leonardo, il nostro più grande genio, non poteva certo inventare la radio e non perché gli mancava la genialità., ma semplicemente perché intorno a lui mancava quell’evoluzione generale che gli consentiva di concepire e realizzare una simile invenzione. Non è difficile notare che molte invenzioni sono contese da geni diversi in paesi diversi e realizzate autonomamente; si tratta di casi in cui i paesi in cui vivevano quei geni, si trovavano in una condizione socialmente comparabile.
    X FrateCipolla
    – “A mio parere in Italia non cambia nulla perchè coloro che hanno il potere vero in mano si trovano benissimo con la situazione attuale….Per far fuori i partiti basterebbero in teoria le elezioni politiche”.
    Non in teoria, ma in pratica. Ciò che manca è però una condizione di sentire comune della società nel suo complesso. Personalmente ritengo che politici capaci, onesti e preparati esistano, sta a noi riconoscerli ed affidargli l’incarico di governare. Fino a quando il popolo sarà in disaccordo ed in disarmonia, questa situazione perpetuerà, ed una rivoluzione non potrà cambiare le cose, se non il tipo di tirannia e le facce dei tiranni.
    Non releghiamo le nostre colpe, assumiamoci la responsabilità che abbiamo.

  • 55
    colam's -

    No Paolo, la natura e’ crudele e il forte primeggia anche all’interno del proprio branco a discapito del debole dello stesso branco. Tipicamente molte specie animali sono dei branchi intorno al maschio dominante, che caccia via dal branco i giovani maschi rampanti finche’ uno di questi non e’ più forte di lui. Spesso le femmine devono proteggere i propri piccoli dal maschio che li fa fuori per potersi riaccoppiare. Percio’ come la mettiamo ?

    Concordo con te che la moderna struttura cittadina che non è adeguata ai valori umani, ma non e’ anch’essa frutto appunto dell’evoluzione sociale ? E questo non dimostra appunto che la societa’ si sta disaggregando, visto che produce strutture disaggreganti ?

    Per il resto sono d’accordo con te che ci sono delle lotte a lungo respiro, a lungo termine, anzi sono d’accordissimo. Ma questo non risolve rapidamente i problemi immediati. In altri termini una cosa non esclude l’altra. E’ giusta la tua idea di far evolvere le mentalita’, ma l’Italia ha problemi immanenti che non possono aspettare secoli. Per quelli, aspettando che le mentalita’ si evolvono, che soluzioni proponi ?

  • 56
    Nadir -

    Ciao Paolo,

    « Fino a quando il popolo sarà in disaccordo ed in disarmonia, questa situazione perpetuerà, ed una rivoluzione non potrà cambiare le cose, se non il tipo di tirannia e le facce dei tiranni. »

    Quanto mi piacerebbe sbagliarmi ed essere smentito dai fatti, ma resto davvero molto scettico sul fatto che questa situazione possa cambiare… trovo condivisibile dire che e’ politica quello che facciamo ogni giorno, anche la piu’ piccola cosa, e hai ragione il cambiamento potrebbe arrivare da ognuno di noi, e partire dal piccolo… ciononostante lo scetticismo sul « popolo bue » rimane e faccio fatica a trovare esempi a contrasto sin a partire dal tempo
    di « volete libero Barabba o Gesu » ?

    E allora, pur non avendo la risposta, nel pratico mi chiedo se possa essere accettabile e/o auspicabile avere una situazione simile a quanto successo a Singapore : sulla carta una democrazia ma nella realta una dittatura illuminata. Con leggi e politiche economiche e sociali imposte dall’altro che hanno portato quella che era una ex colonia alla sbando a diventare un fiorente stato moderno, con un impressionante miglioramento delle condizioni di vita di tutta la sua popolazione.

    Ripeto, ad oggi non lo auspico come la soluzione, pero la domanda inizio a pormela…

  • 57
    Paolo -

    Mi permetto di rispondere a Colam’s, ma ritengo che possano trovare risposta anche Nadir e quanti altri leggano queste righe.
    Colam’s credo che tu concepisca tutto ciò che ti circonda come una realtà unica ed oggettiva. Ti ritieni indipendente da essa, e consideri che le tue scelte vengano dettate esclusivamente dal tuo volere. Ti vorrei indicare almeno due aspetti che dovrebbero indurti a riflettere:
    1- la realtà che ti circonda è limitata allo spazio che i tuoi sensi ti permettono di considerare;
    2- essa viene elaborata inconsciamente e ti viene presentata affinché risponda alle tue esigenze.
    Se si è provato a focalizzare con attenzione questi due aspetti, specialmente se si è supportati da valenti studi come quelli di: Gregory Bateson; Erich Fromm; Fritjof Capra; Jean Francois Lyotard; Sigmund Freud; Karl Marx; Albert Einstein; Herbert Marcuse; Noam Chomsky ed altri, non si potrà che addivenire a quanto sia illuminante il “pensiero complesso” con cui Edgar Morin ha trovato risposte alle nostre domande.
    Fondamentale è la presa di coscienza che la Terra è la navicella spaziale in cui viviamo una comunità di destino insieme a tutta l’umanità. Naturalmente la dimensione globale della Terra spaventerà chi vuole soltanto raccogliere i frutti del suo orticello, ma è proprio qui che si annida il virus distruttivo del nostro operare. Ovviamente ci si chiederà cosa posso fate io, in questo scenario così vasto. Le risposte sono molteplici e variegate e Morin non si sottrae dall’elencarle, cosa che naturalmente non posso fare io in questo spazio così ristretto e quindi rimando ai suoi illuminanti scritti.
    Ciò che io posso provare ad esprimere, è l’enorme forza distruttiva che si genera da quella ansia di populismo e qualunquismo che ancora non siamo riusciti a superare; come dice Nadir, da Barabba in poi, ma correggo, da quando esiste l’uomo in poi.
    Ricordiamo tre cose:
    1- chi ci governa è la nostra immagine e siamo noi i responsabili della loro presenza;
    2- che i problemi in gioco sono molto più grandi degli stretti confini in cui essi sono costretti ad operare;
    3- ad ogni azione corrisponde un’inerzia che tende ad arginarla ed una reazione che tende a superarla.
    Oggi viviamo in un mondo governato da: Multinazionali; Holding; Company ecc… dove il solo accennare ad un taglio ai loro tentacoli, li mette in fuga in uno spazio di non nostra competenza, lasciandoci in mutande. Non siamo più padroni di nulla, neppure di noi stessi. Oggi ad esempio, viviamo il dramma degli sbarchi di clandestini, ma quale sarebbe la soluzione di Colam’s se lui fosse alla guida del nostro paese?
    Affondarli in mare aperto? Pagare i nostri confinanti affinché li tengano in casa loro? Aiutarli a stare sui terreni non più loro in attesa di essere massacrati? Ritengo più utile cercare di comprendere le ragioni del perché questo avviene.
    — Continua —

  • 58
    Paolo -

    Semplificando: noi vogliamo mangiare pane fresco tutti i giorni, e così il famoso mostro, compra i terreni dal dittatore di turno che scatena una guerra scacciando gli agricoltori non organizzati, incapaci quindi di un’opposizione valida e così questi corrono a cercare alternative per il loro sopravvivere, arrivando infine a casa nostra che per TV hanno visto molto più bella della loro.
    Cosa facciamo? Li aiutiamo a scacciare il dittatore malandrino; spengiamo la TV; ci mettiamo a vivere in capanne più fatiscenti delle loro; ottimizziamo la nostra dieta accontentandoci dei pani che abbiamo, così come facevano i nostri nonni.
    Caro Colam’s, come vedi i problemi sono enormi, tanti, interconnessi ed irrisolvibili soltanto da un politico, un dittatore o un re. Necessita essere tutti insieme per fronteggiare mostri tentacolari, camaleontici e che spaziano in ogni dove.
    Per Colam’s aggiungerei che l’uomo, nonostante sia l’animale fisicamente meno dotato di tutti, è riuscito a superare tutti, forse non è la forza bruta quella che conta di più. Si resta affascinati a guardare le api, le termiti, Forse come dici, la natura è malvaggia (concetto umano naturalmente), ma quasi tutti gli animali tendono ad unirsi in gruppo per sopravvivere, a meno ché non vivano in territori che non presentano pericoli non affrontabili singolarmente.

  • 59
    colam's -

    Ciao Paolo, mi piacerebbe che rispondessi più precisamente ai due punti sulla natura crudele e sui prodotti disaggreganti della nostra società.

    Io sicuramente ho una visione estremamente limitata della realtà, ma per forza di cose anche tu, visto che anche tu sei limitato dallo spazio-tempo e dal filtro del tuo inconscio. Giusto ? Perciò in che modo la tua visione delle cose può essere falsata ?

    Sono il primo a rivendicarmi come populista, perché per me la democrazia dovrebbe partire dal basso e non gestita dall’alto dalle elite e dalle caste. Troppo comodo, quando il popolo vota quello che le elite vogliono è democrazia, quando invece ce l’ha con loro (che dovrebbero essere solo nostri rappresentanti) o vota contro “il progresso” allora è populista, inteso negativamente. Vedi i referendum, in Italia come all’estero, che quando “non sono andati bene” o si fanno rivotare o sono bellamente ignorati. Ma non sono qualunquista, per me lo Stato deve essere un attore maggiore della vita sociale del paese (mi rifaccio agli articoli Wikipedia “populismo” e “fronte dell’uomo qualunque”).

    Per rispondere ai tuoi punti:
    1- e’ solo parzialmente vero che chi ci governa sta lì perché la gente li vota. Se nessuno andasse a votare sarebbe meglio sono d’accordo, o se molti votassero partiti alternativi anche, ma il sistema dei partiti toglie libertà di scelta alla gente. Spesso si vota per un partito, ed è il partito a decidere chi occupa le poltrone, inoltre solo una parte dei potenti sono eletti. Per inciso: Mario Monti non è mai stato eletto !
    2- vero che “i problemi in gioco sono molto più grandi degli stretti confini in cui essi sono costretti ad operare”, ma noi possiamo operare solo entro i nostro i nostri limiti
    3- verissimo che “ad ogni azione corrisponde un’inerzia che tende ad arginarla ed una reazione che tende a superarla”

    Il vero problema per me è quello che hai sorvolato, pur avendolo detto benissimo: “Oggi viviamo in un mondo governato da: Multinazionali; Holding; Company ecc… dove il solo accennare ad un taglio ai loro tentacoli, li mette in fuga in uno spazio di non nostra competenza, lasciandoci in mutande”. Questo è il vero problema di cui dovremmo parlare !

    Per l’esempio dei clandestini che sbarcano io capisco bene perché lo fanno, ma non mi importa, l’Italia non può più accoglierli. E’ tutto vero, sulla Terra ci sarebbero risorse per tutti se fossero distribuite meglio. Ma per farlo bisognerebbe mettersi tutti d’accordo (obbiettivo a lungo termine), e aspettando quel momento intanto il fenomeno va brutalmente stoppato (obbiettivo immediato). Perciò forse la soluzione è fare come Israele: assassinii mirati degli scafisti. Il vero problema sono loro, gli scafisti, che dissanguano questi poveracci e li lasciano poi in balìa delle onde. Oggi i mezzi per farlo, tra servizi segreti, droni e altre tecnologie che nemmeno conosciamo, ci sono. E in quel caso non serve fare una guerra: ne ammazzi 10 per educarne 100. Giusto ?

  • 60
    Paolo -

    Caro Colam’s ciò che scrivi ha molti punti in comune con quello che sento personalmente, ma credo che le nostre mappe mentali siano in qualche misura distanti. Le convinzioni personali portano a risultati molte volte discordanti, non perché i fatti analizzati siano diversi, ma solo perché il nostro bagaglio culturale che li valuta non lo è.
    Noi occidentali siamo portati a credere che le cose siano posizionate su un segmento spaziale immaginario tra due estremi contrapposti. Un qualunque evento viene posto su questo segmento e perciò posizionato tra i due estremi, ciò c’induce a prendere una posizione relativa a questa modalità cognitiva. Vorrei però che provassimo ad immaginare una modalità diversa di concepire le cose, proviamo ad immaginare la rappresentazione sviluppata in Cina ad esempio. I fatti vanno posti in un punto qualunque di una circonferenza. In questo caso i due estremi non sono reali, ma dipendono esclusivamente dalla posizione che assumiamo sul piano che contiene il tutto. L’estremo è quindi soltanto un momento che noi percepiamo come inversione nella continua rotazione del cerchio. Noi spesso ci poniamo il problema del se è nato prima l’uovo o la gallina, in realtà in questa modalità d’intendere le cose, il problema non si pone neppure.
    Proviamo a rivalutare uno dei punti da te posti: il referendum del ’93 sull’abrogazione al finanziamento pubblico ai partiti. I radicali avevano posto il quesito ed il 77% degli italiani aveva aderito all’iniziativa. Ora sorge spontanea la domanda, perché i radicali alle elezioni successive non hanno preso una maggioranza bulgara come quella rappresentata da quell’adesione? Comprendo che molti potevano non essere d’accordo con l’intera linea politica dei radicali, ma almeno per quel caso doveva esserci un’adesione più stringente, anche se poi si sarebbe potuto modificare il proprio voto successivamente, visto che non si è in dittatura (per fortuna).
    Personalmente ritengo che prima d’ogni cosa dovrebbe essere profondamente riformata la scuola, ma non tenendo come principio quello di uno strumento che prepara i giovani ad entrare nel mondo del lavoro, cosa che dovrebbe essere lasciata all’interesse delle aziende, ma piuttosto nel prepararli ad entrare nel mondo punto. Prepararli cioè ad essere cittadini consapevoli, insegnandogli cioè ad essere uomini capaci di comprendere la vita, se stessi e la collettività, e non inculcando idee precostituite, ma piuttosto metodologie valutative orfane di valori predeterminati.
    Il potere imprenditoriale tende a relegare sempre più i suoi costi aziendali alla collettività e rendere sempre più privati i propri profitti. Se noi non diamo chiari segnali di voler modificare questo stato di cose, avremo che anche i partiti tenderanno a trasformarsi in strutture aziendali.
    Vedi, quando scrivi: “Spesso si vota per un partito, ed è il partito a decidere chi occupa le poltrone”; in realtà ripeti uno slogan creato ad arte per distrarci dal problema vero.
    — Continua —

  • 61
    Paolo -

    A me può anche far piacere che il partito scelga chi mettere sulle poltrone, anche perché io non saprei neppure chi scegliere. La verità è che poi il partito dovrebbe pagare le conseguenze del fatto che non abbia eventualmente scelto in modo adeguato. La verità è che noi siamo troppo sensibili al piccolo e momentaneo vantaggio personale, e quando andiamo a votare scegliamo chi è stato più capace ad ammaliarci con le sue false promesse o con effetti speciali se non peggio; ricordiamo tutti il famoso contratto con gli Italiani firmato davanti al giudice Bruno Vespa. Poi non abbiamo punito né il millantatore né il giudice farlocco che sono ancora lì a fare i loro ingannevoli giochini.
    Una seconda riforma importante è senza dubbio quella della giustizia, ma non nei termini attualmente indicati. Piuttosto porrei maggiore attenzione alla suddivisione della gerarchizzazione delle responsabilità suddividendole tra quelle poste in essere nei confronti della collettività che oggi sono quasi del tutto inesistenti, in particolare verso ogni responsabilità dirigenziale, e quelle perpetrate contro le individualità che spesso sono abnormemente squilibrate e per lo più inefficaci.
    Riguardo infine il tuo concetto d’insegnamento: “ne ammazzi 10 per educarne 100. Giusto ?”; a me pare a dir poco sconcertante. Perché tu non vuoi affaticare la tua mente ( “… ma non mi importa, l’Italia non può più accoglierli”), dovremmo ammazzare delle persone, seppur colpevoli di aver approfittato di una situazione che proprio noi abbiamo contribuito a creare. Poi siamo proprio sicuri che quei migranti non ci siano utili? Oppure che restino proprio tutti da noi? Ecc…
    Cosa ne pensi se cominciassimo ad ammazzare 10 imprenditori responsabili dell’inquinamento e di morti per educare tutti gli altri, tenendo presente che poi interverrebbe il Sallusti della situazione che perorerebbe la loro causa adducendo che così facendo, tutti i capitali scapperebbero altrove lasciandoci nella me…da, traslando furbescamente la produzione di ricchezza, dai lavoratori a quei disonesti, di fatto giustificandoli.
    Personalmente ritengo di avere sicuramente una visione limitata della realtà, ma so per certo che la metodologia da te suggerita per risolvere i problemi non è quella giusta, anche perché è stata lungamente sperimentata nel passato e non pare abbia dato grande prova di sé. In pratica il popolo è in grado di autoregolarsi e la legislazione dovrebbe soltanto limitarsi a tenere fermi i paletti stabiliti per quelle limitate defezioni che potrebbero verificarsi. Quando le persone stanno bene, difficilmente si mettono a trasgredire le regole ed in modo particolare se queste sono ritenute giuste. Il cittadino comune neppure conosce tutte le leggi, eppure le rispetta; il disperato defeziona senza neppure saperlo ed il delinquente incallito le studia per poterle aggirare. Il risultato è che il primo subisce le conseguenze delle restrizioni, il secondo riempie le carceri ed il terzo cresce e pasce.

  • 62
    colam's -

    fiuuu Paolo, ho difficoltà nel risponderti..

    Mettiamola così: gli schemi mentali possono essere “lineari” o “ciclici” o altro, ma un “Paolo cinese” si sentirebbe aperto di mente dicendo ad un “Colam’s cinese” qualcosa tipo “guarda che non bisogna pensare sempre come un cerchio, in Occidente per esempio sono molto più lineari”. Insomma sì i modi di pensare sono tanti, ma ad uno di questi bisognerà pure limitarsi. A forza di acculturarsi su tutte le possibilità e i punti di vista esistenti, si finisce per non averne più uno proprio, o no ?

    Per i referendum: esatto. CI sono anche quelli riguardanti l’Europa, fatti rivotare o by-passati in vari paesi europei, quando il popolo votò a maggioranza contro. Io sono un tipico esempio di elettore che non voterà mai , MAI, i radicali, ma che avrei votato “sì” a quel loro preciso referendum sui soldi ai politici.

    Io rispetto a te ho l’impressione di andare più a fondo però. Dici:
    “A me può anche far piacere che il partito scelga chi mettere sulle poltrone, anche perché io non saprei neppure chi scegliere. La verità è che poi il partito dovrebbe pagare le conseguenze del fatto che non abbia eventualmente scelto in modo adeguato.”. Appunto. Visto che i partiti non pagano le conseguenze delle loro scelte sbagliate, il sistema è tutto sbagliato, falsato. Dunque da buttare via.

    Sì ammazzerei anche 10 imprenditori se lo meritassero. Vedi il Vajont oppure Sefeso.

    La mia metodologia è stata sperimentata in passato appunto perché è praticabile, per quanto imperfetta. La tua temo di no.

  • 63
    Paolo -

    Scusa Colam’s, ma proprio non ti seguo. Prima di tutto io ho una mia idea proprio perché non mi soffermo all’unica baggianata che mi hanno propinato, fossilizzandomi su di essa. L’entropia universale ci costringe ad attingere sempre a nuove conoscenze, acculturarsi è la sola strada per non restare staticamente in attesa di essere sopraffatti da chi sa ciò che a me è ignoto.
    Realisticamente il sapere non significa non avere più un proprio punto di vista, ma piuttosto garantisce averne uno più ampio, corrispondente al vero e personale.
    Riguardo alla politica poi, i farabutti hanno vita facile proprio per l’inadeguata preparazione culturale del popolo. I partiti non pagano i loro errori non perché il sistema è sbagliato, ma piuttosto perché il popolo è inadeguatamente impreparato, quindi facile preda di imbroglioni acculturati che con raggiri, brogli ed acquisto di voti continuano a fare i loro interessi. Questo significa che bisogna essere più preparati e non lasciarsi influenzare da spinte populistiche che gridando allo scandalo, ci tengono lontani dalla soluzione dei problemi, che ovviamente non sono semplici e non possono neppure essere risolti senza passare attraverso tutte le formule che lo sottendono. Non esistono scorciatoie.
    Uccidere poi, è come se per risolvere un problema strappassimo il foglio su cui esso è scritto, così immaginiamo che il problema non ci sia più. Un po’ come fa lo struzzo che nasconde la testa sotto la sabbia. Tutti noi sappiamo che correre in macchina può essere fatale, ma quando siamo in autostrada, andare a 130 ci sembra essere dei trogloditi.
    Ciò che succede agli altri a me non succederà mai, ma non ci soffermiamo sul fatto che questo era ciò che pensava anche la vittima. Prima che si scoprisse che la terra fosse tonda, questa idea sembrava potesse venire solo nella testa di un visionario. Siamo poi proprio così sicuri che la mia metodologia non sia mai stata applicata? Mi ricorda un mio amico che era pronto a scommettere che prima di Cristo non erano mai esistiti i distributori automatici di bevande, oppure che non fosse possibile passare una serata da soli in casa davanti ad una bella rappresentazione teatrale programmabile, o anche avere un portone ad apertura automatica (vedi Erone di Alessandria I e II secolo a.C.).
    Credo sia inutile dirti che perse la scommessa.

  • 64
    colam's -

    Va beh va beh, torniamo a bomba. “Tutti si lamentano ma nessuno qui fa niente”.

    Allora tu proponi di far crescere culturalmente il popolo, ed e’ giusto, ma continuo a pensare che sia un processo lungo. Diciamo che ci vorra’ una generazione, 25/30 anni, per vederne gli effetti, e supponendo di iniziare subito.

    Nel mentre ? Che si fa in questi 25/30 anni nell’attesa che la massa maturi ? Io propongo scorciatoie, tu ?

  • 65
    Paolo -

    Magari bastassero 25/30 anni, temo che ce ne vorranno molti di più, ma ricordo quando è caduta la prima repubblica, sembra ieri, eppure sono passati circa vent’anni da quando si è deciso di cambiare pagina e si è solo provveduto a peggiorare le cose. Se fossimo stati più accorti allora, avremmo guadagnato tempo. Beh! Visto che sono convinto che le scorciatoie non esistano, e quelle che immaginiamo essere tali, non portano da nessuna parte se non addirittura rischiano di essere nocive, com’è capitato anche in quell’occasione dove il nuovo sembrava foriero d’innovazione. Quindi inizierei a valutare con attenzione la posta in gioco per le prossime elezioni, per dare un segnale di volontà per un rinnovamento vero. Nel frattempo proverei a comprendere meglio quale può essere una via salvifica come ad esempio quella proposta da Edgar Morin e cercherei di comprendere chi più si avvicina a quel percorso, affinché il mio voto non vada disperso inutilmente. Facciamo capire quali proposte c’interessano, dando il nostro appoggio non a chi propone allettanti soluzioni immaginifiche, ma chi propone spinte nella direzione del rinnovamento vero. Capisco che non è bello pensare che soltanto i figli dei miei figli potranno stare meglio, ma io potrò almeno sperare di avere una mela in più domani. Immaginare di avere subito un milione di euro in tasca, cosa evidentemente irreale, e ritrovarmi poi ad aver perso anche la mela ed aver tolto ai miei figli anche una speranza è ancora peggio. Chi aveva tolto l’ICI solo ai meno ambienti ed a me no, aveva fatto un passo importante, anche se io non ne vedevo il frutto direttamente. Averla però tolta a tutti, mi è parsa una cosa bella ma ora ci ritroviamo con l’IMU per tutti, che è peggio. Mai fare il passo più grande della propria gamba. Non bisogna cadere nella trappola della fascinazione,ma cercare di rimanere concreti, la pubblicità è ingannevole, teniamolo sempre a mente. Non è il prodotto che ci sembra più bello quello che risolve le nostre esigenze, ma è quello che più si avvicina a queste, che può darci un vero sollievo, anche se, evidentemente non in maniera esaustiva.

  • 66
    colam's -

    Pero’ Paolo parli proprio come Mario Monti.. Il tuo discorso e’ forse tra i più pericolosi secondo me. Dici che e’ complicato , che ci vuole molto tempo (due o tre generazioni), che non bisogna dar retta a populismi e scorciatoie illusorie, che i punti di vista possono essere tantissimi..

    Guarda qui : http://mobile.ilsole24ore.com/sole24orem/post/102?pagina=3&url=AbxHbFAH .. Le stesse parole del premier.

    Con il tuo atteggiamento indirettamente difendi il sistema attuale. Praticamente un “calma-proletari”..

  • 67
    Paolo -

    Beh! Si tratta soltanto di buon senso. Non condivido molte scelte di Monti, ma i fatti sono fatti e le scorciatoie, ripeto, sono inesistenti. L’evoluzione ha i suoi tempi e pretendere di accelerarli ha un costo, in termini di regresso che specialmente in un momento così delicato come quello attuale, fatto di equilibri molto precari, non è proprio possibile sostenere.
    Tu indichi una rivoluzione come soluzione, ma anche questa via prevede una classe dirigenziale e quale politica dovrebbe avere questa dirigenza? Sarebbe una politica indirizzata a ché? Da chi sarebbe composta questa dirigenza? Quale benessere porterebbe? Ecc…
    Credo che le domande sono tante e sempre le stesse. Certo il sistema dittatoriale ha una velocità esecutiva molto maggiore di quella democratica, ma è anche foriera d’errori e noi attualmente non possiamo proprio permetterceli. Forse la velocità sarebbe anche una buona cosa, ma certamente è pericolosa ed in un mondo dove gli approfittatori sono sempre più avidi, il rischio è sempre più grave.
    Ripeto, sarebbe bello svegliarsi domattina con un bel milione in tasca, ma è una cosa assolutamente improbabile, e se realmente dovesse accadere, sicuramente ci sarebbe un prezzo insostenibile da pagare. Istintivamente mi verrebbe da darti il mio appoggio incondizionato, ma per fortuna abbiamo una certa dose di riflessività ed usiamola per dindirindina. Mi chiedo, per quale ragione ci ostiniamo ad usare l’istinto, quando è chiaro che il nostro progresso nasce dalla riflessione. Ci sono anni di studi da parte di grandi pensatori ed allora perché vogliamo affidarci alle mani di qualche improvvisatore dell’ultima ora? In realtà tutto questo degrado deriva dalla nostra inerzia ad accontentarci di quello che ci viene venduto come salvifico da qualche sporco millantatore.
    Sveglia!!!

  • 68
    colam's -

    Si ma quando tu parli di degrado perche’ vogliamo “accontentarci di quello che ci viene venduto come salvifico da qualche sporco millantatore” a me e’ venuto in mente subito.. Mario Monti, lo spread, le agenzie di rating, “i Mercati” ! No ?!

  • 69
    Paolo -

    E no caro colam’s, non è Monti il vero problema; è il popolo che ha consentito ad un gruppo di millantatori di portarci sull’orlo del baratro. Come si dice, sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico. Capisco che quando le cose vanno male uno si aggrappa a tutto, consentendo a un bel gruppo di tizi, mossi da interessi totalmente diversi ed addirittura opposti, di unirsi insieme al solo scopo di succhiarci il sangue facendo i loro sporchi comodi. È il continuare poi a sostenerli bevendosi tutte le loro insane baggianate che mi pare più che sufficiente per capire che il popolo ha bisogno di una buona svegliata culturale. Monti è il risultato di una mancanza di cultura politica del nostro popolo che sa tutto sulle partite di calcio e se ne frega di cosa fa chi gestisce il suo futuro. Un laissez-faire che ognuno di noi ha perpetrato negli anni. Cos’è che si può ottenere in condizioni simili? È necessario solo far crescere la cultura del popolo, altro non si può fare. Continuare su questa strada non può che portare alla rovina. Sostituire un millantatore con un altro, un sistema con un altro, non serve assolutamente a nulla se non a correre il rischio di stare sempre peggio, anche se può sembrarci che alcune volte ne abbiamo tratto qualche aleatorio beneficio. Solo un popolo socialmente maturo può vivere bene in maniera stabile.

  • 70
    passante -

    completamente d’accordo con Paolo.
    a me ad esempio parlando di “sporco millantatore” mi è subito venuto in mente Silvio Berlusconi, non di certo Monti.
    il berlusca che si appresta (dopo i bunga bunga vari e altre belle storielle sempre molto pulite) pure a tornare e basta leggere un altra lettera qui e si capisce subito il livello culturale e riflessivo dei suoi ammiratori.
    se non ci fosse stato un Monti l’italia era sulla bella via per ritrovarsi nella situazione attuale della grecia.
    il rischio è tutt’ora presente.
    per non parlare della pessima reputazione che quel pagliaccio millantatore che ha sempre tra l’altro cambiato le leggi a suo favore ha creato all’estero.
    io per lavoro sono spesso all’estero e vi assicuro che c’era da vergognarsi di essere italiani quando si parlava di Berlusconi e della politica(farsa) italiana..
    ora, c’è da tener presente che l’italia è parte dell’unione europea, dunque non si può pretendere che si risolvano i problemi senza tener conto di questo, o si esce dall’unione o c’è da galoppare dritti tenendo conto di non poter sistemare le cose pensando solo all’italiana e in termini di regionalismi e di italia.
    concordo che tassare eccessivamente la gente che già fa fatica a tirare avanti non sia giusto, o tutti o nessuno e soprattutto bisognerebbe tassare adeguatamente i benestanti e i ricchi e la classe dirigente a seconda dei guadagni effettivi, un sistema giusto, equo, trasparente e adeguato semplicemente, lo so facile a dirsi ma difficile da applicare veramente, ma perché questo ? ma perché qualche farabutto sfrutterà sempre la situazione a suo vantaggio.
    che lo stato abbia bisogno di fondi per poterli investire in maniera sensata per le infrastrutture, l’educazione, i posti di lavoro penso lo possano capire tutti.
    se tutti facessero tutto in nero ci sarebbe appunto bancarotta.
    l’evasione fiscale non può che esser controproduttiva.
    chiaro che se invece quei capitali vengono sprecati o rubati da politici corrotti o da un sistema che si autocastra in burocrazie assurde non si risolverà nulla.
    io non sono un ammiratore di Monti, non ritengo che sia il messia, è stata una soluzione d’emergenza ma in italia la vedo male comunque in quanto non ci sono alternative sensate e credibili, Beppe Grillo ?
    ma fatemi ridere…poi prima che tutti si mettono d’accordo qui hai voglia…per non parlare delle mafie varie non si finirebbe più…
    nessuno ha la bacchetta magica e i problemi attuali a livello europeo (ma anche mondiale) sono complessi e delicati, qualsiasi apparentemente facile scappatoia è soltanto un’illusione a breve o lungo termine.
    oggi come oggi non si può certo dire che me ne frega dell’europa, del mercato mondiale, usciamo dall’euro e toh…in quattro e quattr’otto risolviamo tutti i problemi.
    a me interessa soltanto la mia casa il mio lavoro la mia famiglia….

  • 71
    passante -

    ma è proprio questa mentalitá che è sbagliata, la mia casa il mio lavoro la mia famiglia è parte di un sistema di altre case, famiglie lavori che deve poter funzionare…
    anche uno come Obama non può far miracoli eppure venitemi a dire che Bush era meglio…o che avrebbe dovuto vincere Romney, per carità…Obama ha anche le mani legate ma intanto qualcosa in zucca c’è l’ha, e non è poco al giorno d’oggi.
    poi lasciate stare le cospirazioni da youtube per favore, massoneria, illuminati, anticristo, etc. etc…si pure Obama secondo certi repubblicani è l’incarnazione dell’anticristo…e al 20 di sto mese finisce il mondo….si,come no…mah..

    colam’s evita poi di venire a dire che uccideresti 2 , 4 o 10 tipi di quelli che se lo meritano e che vuoi una dittatura che son solo cazzate dai…almeno lo spero per te che siano solo cazzate che sparavi …
    il problema è che in italia ci son troppi colam’s e troppo pochi Paoli….
    colam’s vota bossi allora che pure lui avrebbe fatto fuori chiunque all’infuori della padania e così avrebbe risolto tutti i problemi …che belle le dittature….con le loro soluzioni così semplici e dirette….soprattutto per quelli che non ne fanno parte.

  • 72
    colam's -

    e invece mantengo quello che ho detto passante. Anche io viaggio e so bene che Berlsuka è peggio di Monti, e so bene quanto ridono dell’Italia all’estero.

    Ma Monti non è la soluzione. Cosa è stato fatto contro la casta, i privilegi, le macchine blu, i costi della politica, gli sprechi, la mafia ? Nulla.

    Il governo Monti è un ottimo governo, sì ma all’interno delle regole che vanno bene ai “mercati”, ai poteri forti, all’europa, alle banche, ma non agli italiani. E’ semplice: con Monti chi si è rallegrato e chi ha sofferto ? Risposta: si sono rallegrati “i mercati”, le banche, l’Europa. Hanno sofferto gli italiani, specialmente i giovani, le donne e la gente comune. Venitemi a dire che ho torto !

    Perciò sì ribadisco: in Italia l’eccessivo lassismo ha portato a 2000 miliardi di euro di deficit, alle perdite pubbliche e profitti privati, a Montezemolo che fa Italo sulla linea ad alta velocità mentre Trenitalia cancella treni “a bassa redditività” ma che erano utili alla gente comune. Andate a vedere quanti treni sono stati cancellati per la Puglia, solo per fare un esempio.

    Io invece penso che è proprio perché si cerca di pensare troppo , di tagliare il capello in quattro, di vedere tutti i punti di vista incluso quello che avrebbero avuto gli antichi Maya, che si è perso un semplice pragmatismo. Io sono prontissimo a fare parte di un paese temporaneamente in dittatura, tanto in cosa credete che stiamo vivendo adesso ? Monti è forse stato eletto ? Vi sentite rappresentati dai politici ladri e corrotti ? Pensate forse di non essere intercettabili in ogni momento quando parlate al telefono ? Pensate forse di essere gli unici a leggere le vostre mail ?

    Il governo Monti non ha fatto altro che spremere chi già soffriva per la crisi, lasciando invariate le cause della crisi. E ribadisco non è Berlusconi, ma nemmeno Bersani, che risolveranno la situazione. Perché seguendo le regole del gioco imposte dall’estero ci metteremo decenni e decenni per risollevarci, e gli altri paesi non staranno ad aspettarci.

    Mi spiace ma i tempi di crisi come questi sono tempi che dimostrano il fallimento del sistema, non ce la farete a difenderlo.

  • 73
    Paolo -

    Ringrazio passante per il suo contributo, ma chiedo venia se provo a rispondere a colam’s.
    Caro amico io ritengo che tu abbia ragione, questo sistema fa acqua da tutte le parti, ma provo a riportare una celebre frase di Winston Churchill: « Molte forme di governo sono state sperimentate e saranno sperimentate in questo mondo di peccato e di dolore. Nessuno ha la pretesa che la democrazia sia perfetta o onnisciente. Infatti, è stato detto che la democrazia è la peggior forma di governo ad eccezione di tutte le altre forme che sono state sperimentate di volta in volta. »
    Proviamo a fare qualche breve riflessione ponendoci qualche domanda.
    1. Il problema dove risiede, nei governanti che di volta in volta cambiano o è nel popolo che comunque rimane?
    2. In un sistema monocratico come si potrebbe poi cambiare il governante una volta che si siano fatte le cose dovute?
    3. Cosa dovrebbe fare un governante se neppure il popolo è in sintonia su ciò che si dovrebbe fare?
    4. Come si potrebbe attuare, oggi in Italia che si trova in un meccanismo globale, un sistema monocratico?
    5. potrebbe un sistema monocratico garantire il bene più prezioso, cioè la libertà ad ogni cittadino?
    Naturalmente le domande potrebbero continuare, ma fermiamoci qua e proviamo a fare qualche riflessione. Prima di tutto si può facilmente capire che ogni organismo vivente può contenere in se un solo possibile bene, quello per se stesso. Un governante che risponde solo a se medesimo, non può quindi avere una risposta di bene globale ma solo ed esclusivamente un bene individuale. Soltanto il popolo, in quanto organismo globale, se sano, cioè organicamente sintonico, in pratica con una cultura sociale ben armonizzata, può contenere in se il bene comune.
    Un governante di un sistema monocratico è necessariamente obbligato ad usare la forza e secondo il terzo principio della dinamica, ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria che corrisponde a morti per occupare il potere e morti per liberarlo. Mi fermerei su un ultimo punto, il sistema in cui viviamo ha una complessità tale che la sua gestione non è più possibile ottenere senza l’intervento di entità qualificate, ma un sistema monocratico, per sua natura non può garantire ciò.
    Come vedi, caro colam’s, tu hai detto che vai molto a fondo delle questioni, ma probabilmente il tuo fondo non è sufficiente, necessita scavare molto più di quanto ritieni.

  • 74
    colam's -

    Grazie Paolo per le riflessioni (quando prenderò il potere ti chiederò di essere ministro !)

    Per risponderti:

    1) il problema risiede nei poteri forti che rimangono, a discapito dei governi loro fantocci, e del popolo che rimane anche esso ma orma senza più potere. I problemi si chiamano Hedge funds, agenzie di notazione, borse, Goldman Sachs, la stessa Banca d’Italia che è un istituto privato e non pubblico (Intesa/Unicredito/Generali sopratutto). Il problema è affrancarsi da questi poteri, ed un popolo ben educato come farebbe se non è coordinato nella sua azione ?

    2)problema giustissimo quello della successione. Detto questo non penso che la “dittatura” debba essere eterna, anzi. La vedo alla romana, “dictator rei gerendae causa”. Ovvero una figura … come Monti ! Serviva a governare lo Stato in situazioni di difficoltà. Perciò la “successione” alla monocrazia potrebbe benissimo essere una democrazia (diversa da quella odierna).

    3) il governante appunto deve scegliere per il bene della Nazione che è superiore al bene dei singoli. D’altronde l’educazione del popolo è giustissimo, sarebbe un riproponimento dell’ “Uomo Nuovo”. Ma chi può educare il popolo, il popolo stesso? No, è lo Stato che educa il popolo secondo me, perciò anche tu Paolo hai bisogno di un cambiamento di regime per poter sperare in un cambiamento dell’educazione delle masse.

    4) è la parte più concreta del problema, quella del “come si potrebbe attuare, oggi in Italia che si trova in un meccanismo globale, un sistema monocratico”. In sostanza i poteri forti elencati al punto 1 “ci tengono per le palle”, e non ho un quadro sufficentemente chiaro ed informato della situazione per capire come l’Italia potrebbe svincolarsi. Tuttavia ci sono meccanismi economici che secondo me aiuterebbero l’Italia sulla via dell’autonomia: ri-nazionalizzazione, forte riduzione delle esposizioni in Borsa, per quanto possibile eliminazione del ricorso all’indebitamento (debito anche quello detenuto in buona parte dai soliti noti, vedi Unicredit e Intesa S. Paolo… l’ex AD di Intesa è oggi Ministro Passera..), riduzione dell’uso della moneta e dell’intermediazione bancaria e aumento di un economia di baratto, ecc. Certo Europa e company ci faranno pressioni, ma non sono abbastanza dentro alle camere di potere da conoscerne i veri meccanismi.

    5) la libertà del singolo è un concetto che ad oggi è stato usato a vanvera per giustificare l’ingiustificabile. Appunto per dire “la democrazia fa acqua da tutte le parti, ma sei “libero” perciò accontentati”. La libertà senza lavoro, senza sicurezza, non esiste. Oggi non siamo liberi, dipendiamo dallo spread, dalle borse, la gente perde il lavoro. Perciò è la democrazia odierna la prima a non garantire la libertà dei suoi cittadini, oggi è più prezioso garantire l’umore dei “mercati”

    comunque grazie per l’intervento

  • 75
    LUNA -

    ragazzi, siete troppo intelligenti per me 😉 post interessanti. sul referendum: anche gli altri paesi hanno referendum in cui vota al contrario? a parte che un sacco di gente non vota manco piu’… Vera la cosa dell’acculturamento trentennale. d’altra parte pero’ per assimilare cattive abitudini , panzane e idee paralizzanti o come si usano le nuove tecnologie l’essere umano e’ tendenzialmente veloce. certo, su cio` che gli interessa e percepisce come necessario o inevitabile, certo che c’e’ chi si rifiuta di imparare per non faticare e chi se ne frega… ma in teoria
    r

  • 76
    LUNA -

    si puo’ veicolare buona informazione e stimolo alla consapevolezza ecc quanto la cattiva informazione e i sedativi. io penso davvero che ognuno fa politica ogni giorno, e in senso attivo o passivo ecc e non meramente ideologico. penso che le visioni aeree e in macro viaggino insieme, re per quanto limitate dalla soggettivita’. penso che non curare neanche il.proprio orto sia pericoloso quanto vedere solo quello.

  • 77
    Paolo -

    Caro colam’s, la storia è scritta dai vincitori, quella vera rimane nell’oblio, sta a noi scovarla e ridarle vita.
    In Italia abbiamo una storia che nasconde un problema ancora irrisolto e fino a quando non si dipanerà ogni funesta ombra non potremo mai superare l’empasse odierna.
    Proviamo a capire cos’è che ci relega a paese assoggettato. La finanza? La capacità intrinseca del popolo? I valori qualitativi? La governance?
    In realtà è la divisione ancora forte tra Nord e Sud, una divisione che c’indebolisce ed impedisce di essere un paese straordinario come potenzialmente siamo. Fino a quando s’insiste a paventare un sottosviluppo meridionale ed il popolo non assimilerà la sua vera essenza unitaria non sarà possibile a nessuno, ripeto nessuno, portare l’Italia al suo ruolo centrale nell’evoluzione globale.
    Siamo poveri non nella finanza, non nella genialità, non nei sentimenti, siamo poveri in noi stessi e questo nasce dalla presunta superiorità settentrionale sulla presunta inferiorità meridionale. Ripercorrendo la storia assistiamo alla formazione dello straordinario impero romano che soggiogò l’intero mondo conosciuto attraverso i suoi, all’epoca, evoluti valori sociali da cui derivavano l’evoluzione delle scienze, delle tecnologie, del sapere, delle arti e di tutto ciò che fa grande un popolo. La decadenza si è concretizzata attraverso suddivisioni, parcellizzazioni del popolo e delle sue capacità. Oggi viviamo nell’unità d’Italia, ma si tratta di un’unità farlocca, orfana di un’unita del popolo e fino a quando questo non sarà superato non potrà mai esserci un grande paese. Non è la finanza, non la governance, non è il territorio, ma è il popolo che costituisce il paese e fino a quando non ci sarà unità non potrà mai esserci quello che tutti noi sogniamo. Tu hai provato a dare risposte alle mie domande, ma non ti sei reso conto che quelle che proponi partono da una posizione sospesa nel vuoto, non ti sei avveduto che il tuo punto di partenza è orfano dell’elemento essenziale, la massa popolare. Come forse inconsapevolmente indichi nella seconda risposta il “dittatore” di turno deve essere assoggettato al governo che lo declama per poter essere rimosso a termine mandato.
    Il popolo, comunque, è il solo artefice del suo futuro, anche nella formula da te proposta, è l’inerzia del popolo a permettere l’insediamento del dittatore di turno, sia esso Goldman Sachs, Banca d’Italia, Silvio o Benito. Il popolo accresce la sua cultura sociale attraverso i suoi figli, ed è il popolo a decretare, anche con l’inerzia, la propria governance. La democrazia, pur nella sua incompletezza è la sola strada possibile a dare al popolo ciò di cui ha bisogno proprio perché è il popolo l’artefice delle sue scelte, ed è perciò necessario che questo sia consapevole di cosa necessita per poterlo ottenere. Ogni altra strada sarà una chimera, la dittatura vera è quella che viviamo quotidianamente.
    — Continua —

  • 78
    Paolo -

    Sostituire un dittatore scelto dal popolo con uno che si elegge da solo, non può in alcun modo cambiare le cose se non peggiorandole. Come suggerisci al quinto punto, utilizzare a vanvera la parola libertà, non porta a nulla di buono, è la consapevolezza, da parte del popolo, del valore intrinseco del termine, l’unica via che può condurre alla sua concretizzazione, cosa che senza dubbio non può fare, per sua stessa natura, un dittatore.
    Siamo usciti da un’ardua battaglia contro il comunismo senza averne conoscenza. Avevamo soltanto una visione imposta da quei poteri finanziari occulti che per confonderci, scambiavano una dittatura con una modalità di crescita alternativa alla loro. Ora però questi poteri si sono ringalluzziti per la vittoria ottenuta e noi ne paghiamo le conseguenze. Crescita continua ed incondizionata, questo ora è la prospettiva postaci. Fino a quando non comprenderemo che essa è un’utopia, vera questa volta, irrealizzabile sulla nostra, seppur grande ma pur sempre limitata, navicella spaziale Terra, non saremo mai in grado di vivere bene.
    È stato raccontato che per vincere la fame del mondo, dovevamo accrescere le nostre produzioni alimentari e così abbiamo dato spazio alle multinazionali agroalimentari che hanno accresciuto i loro guadagni, peggiorato i nostri prodotti, aumentato la fame nel mondo e creando milioni di migranti.
    Ripeto, sostituire un dittatore con un altro, non porta a nessun risultato. Vivere liberi significa vivere bene e fino a quando non si otterrà la libertà, quella vera naturalmente, distribuita e diffusa tra tutti, non ci sarà possibile conoscere la tranquillità del bene, e ciò non si potrà mai e poi mai ottenere con alcuna forma di monocrazia in quanto questa mancanza è insita nel termine stesso (potere di uno).
    In un precedente post indicavi il nome di Bersani che io, come te, non considero in grado di risolvere i nostri problemi. Non tanto per le sue qualità intrinseche, ma proprio per le impossibilità oggettive della situazione. Allo stato attuale delle cose però, credo che abbia potenzialmente le chances migliori di condurci verso un miglioramento della nostra condizione sociale. Se noi gli accordassimo una fiducia governativa, il suo percorso, almeno parzialmente sintonico con il bene comune dimostrato nei fatti dal suo trascorso, potrebbe alleviarci qualche benché misero mal di pancia, avviandoci verso quel percorso virtuoso di cui abbiamo tanto bisogno. Il comunismo che tanto spaventa l’imprenditore Berlusca proprio per la sua appartenenza a quel mondo di poteri finanziari forse neppure tanto occulti, fortunatamente non esiste più come rappresentanza pratica e dittatoriale, ma sopravvive nei suoi valori etici e comunitari che noi dovremmo impegnarci a recuperare attraverso uno studio serio e critico e dando fiducia a chi si ispira, seppur parzialmente, ad essi. Altra via, al momento almeno, non mi sembra perseguibile per evitare di offrire nuovamente il fianco ai soliti pescecani.

  • 79
    passante -

    colam’s i tuoi ultimi interventi mi sono già piaciuti di più.
    paolo ha portato una lista di problematiche importanti, essenziali e non ignorabili, qualsiasi proposta si voglia fare o avere.

    tu stesso poi scrivi “non ho un quadro sufficientemente chiaro ed informato della situazione per capire come l’Italia potrebbe svincolarsi.”

    ecco, vedi che già questo è problematico in quanto le tue soluzioni non potrebbero tener conto di realtà e sinergie vaste e complesse che magari da sole renderebbero le tue proposte impraticabili.
    può davvero svincolarsi l’italia e in che modo concreto? e con quali reali conseguenze?

    e ci risiamo, la competenza e la giusta, ampia e non sviata informazione in una materia e in una situazione molto, molto complessa è necessaria prima di tutti gli altri discorsi, del sarebbe meglio se….dei è facile trovare una soluzione, basterebbe che…etc…
    togli un tassello da una parte magari in buona fede, cade un impalcatura dall’altra senza che te ne rendi conto e i conti alla fine non tornano.

    “I problemi si chiamano Hedge funds, agenzie di notazione, borse, Goldman Sachs..”
    intendevi agenzie di rating suppongo, vedi tutte queste cose non valgono solo per l’italia, il sistema finanziario internazionale è diventato un moloch ipercomplesso e purtroppo per niente trasparente che volendo o dolendo ci ha in pugno tutti, la colpa di tutto questo? ne mia ne tua ne di paolo…ma di chi nel tempo ha permesso che si arrivasse a questo stato delle cose, questa irresponsabilità è stata della gente al potere e non solo in italia, che magari in un primo tempo venne attuata in buona fede senza però tenere in considerazione a cosa avrebbe potuto portare tutto questo sistema folle nel caso di uno sbilanciamento e di una crisi.
    e ci risiamo, il pensare solo a corto termine e solo alle conseguenze positive di un processo qualsiasi può rendere ciechi sulle eventuali problematicità di dette soluzioni a lungo termine.
    fallisce del tutto la grecia, ne risentiamo di brutto anche noi, perché pensi che la germania e il fondo europeo stia pompando milliardi e milliardi nella grecia, tanto per fare?
    I tedeschi potrebbero dire ok, addio europa, noi ce ne usciamo e arrangiatevi da soli…che tra l’altro i soldi che stanno pompando non glieli garantisce più nessuno indietro…
    fallisce il palinsesto comunione europea, finanza, euro ed ecco che c’hai il patatrak ma davvero…forse necessario ma ti assicuro non piacevole per nessuno, che la crisi attuale al confronto sembrerebbe innocua.
    forse non ci rendiamo conto che ad esempio in grecia non funzionano neanche più i bus per portare i bambini e i ragazzi a scuola?
    che devono prendere dei taxi per andarci, che le scuole son chiuse, che ogni giorno c’è un putiferio di dimostrazioni e violenza ?
    che la gente li è davvero messa male….non nel senso non mi posso permettere l’ultimo iphone ma non mi posso permettere più un c....…

  • 80
    passante -

    in ogni caso tu insisti con la tua idea di una dittatura temporanea e dici di non voler sprecare tempo a ponderare bene la situazione.
    bene, allora concretamente come te la immagini sta dittatura ?
    chi ne farebbe il capo e chi costituirebbe l’apparato necessario per metterla in atto ?
    e quanto dovrebbe durare effettivamente secondo te ?
    e dopo la dittatura ?
    guarda non ho neanche io soluzioni infallibili e viabili, neanche io posso dire di avere un quadro completo e adeguato della situazione dietro le quinte….anche perché devo lavorare e non ho tutto il giorno per informarmi accuratamente a riguardo ne sono uno specialista…ne voglio essere un politico ma proprio per questo mi astengo dal proporre una nuova dittatura, temporanea o meno.

  • 81
    passante -

    Paolo, …”Crescita continua ed incondizionata, questo ora è la prospettiva postaci. Fino a quando non comprenderemo che essa è un’utopia, vera questa volta, irrealizzabile sulla nostra, seppur grande ma pur sempre limitata, navicella spaziale Terra, non saremo mai in grado di vivere bene.”

    guarda, sono d’accordo, il problema è che questa mentalità illusoria è quella del capitalismo sfrenato e senza limiti che i “potenti” e i “rappresentanti” globali hanno imposto a tutti come modello unico da seguire e ripeto non solo in italia ma ovunque in sto mondo.
    è un ideologia folle e fallace che non poteva che portarci alla rovina, ora si tenta di trovare qualche freno inibitore alle scommesse in borsa, tentativi timidi e goffi di arginare le speculazioni più marce e pericolose ma proprio qui i politici, gli stessi che hanno permesso questi sviluppi si ritrovano con le mani legate in un meccanismo che ormai ha preso a correre da se e per conto suo e che a mio avviso solo con un totale crash del sistema intero forse verrà placato.
    ora ti sembrerò un po’ apocalittico pure io ma sinceramente siam messi davvero male.
    ci vorrebbe una riforma di mentalità e di sistema globale, ci vorrebbe, ci vorrebbe…
    e in tanto si assiste all’impotenza e al fallimento globale…e il dislivello fra troppo ricchi e troppo poveri aumenta esponenzialmente.
    fammi andare a bere una birra ora che è meglio…

  • 82
    Paolo -

    Caro passante mi scuso per non aver dato riscontro fin’ora ai tuoi interventi, ma ho considerato prioritarie le risposte da dare a colam’s. Dico però che mi trovi pienamente d’accordo con quanto esprimi, almeno in linea di principio. Per dare seguito a quanto affermi vorrei però che si comprendesse un aspetto che ritengo essenziale.
    Società (dal latino societas, derivante dal sostantivo socius cioè “compagno, amico, alleato”) è un insieme di individui dotati di diversi livelli di autonomia, relazione ed organizzazione che, aggregandosi, interagiscono al fine di perseguire uno o più obiettivi comuni.
    Da questa definizione si possono dedurre due aspetti fondamentali, l’autonomia individuale e la comunione degli obiettivi. Non è difficile però comprendere la preponderanza del secondo elemento rispetto al primo. Attualmente si assiste ad un interesse all’argomento anche da parte dei fisici che hanno determinato una prospettiva sottesa allo studio dei “sistemi complessi”.
    Oggi nella concezione occidentale dilagante, si considera il liberalismo come elemento fondante della formula sociale stessa, in pratica si pone l’accento sul primo elemento dell’equazione. Personalmente ritengo invece che esso non sia sintonico col senso complessivo di società. In pratica i prodromi in cui si sviluppa una politica, dovrebbero considerare il senso comunitario come preponderante rispetto ad una formula liberalista, proprio perché quest’ultima contiene in sé i germi della competizione e quindi della discordia individuale che sono ovviamente contrari alla concezione stessa di società.
    L’idea di superare l’ideologia tende a rendere la dottrina del liberalismo come fondamento irrinunciabile ed indiscutibile di società, cosa che invece ritengo assolutamente errata e fuorviante.
    La società, nel suo stesso significato contiene in modo preponderante il senso di comunità, di collaborazione e di comunione. L’errore posto in essere nel concretizzare il concetto di società secondo la dottrina liberalista ci ha condotti direttamente all’aberrante concezione di un capitalismo prima, e di en’economia poi, estremamente egemoni su tutte le attività umane, Ritengo che in questa concezione non si potesse avere un risultato diverso.
    Vorrei anche aggiungere un altro tassello importante e che troppo spesso viene considerato inadeguatamente. Si tratta del valore che i cittadini danno alla politica ed ai politici, che vorrei però indicare in una prospettiva diversa dal solito.
    Provo a suddividere l’argomento in più parti in modo da semplificarlo e renderlo più leggibile.
    1. L’attenzione posta in essere dai cittadini in generale sull’argomento;
    (Non è raro trovare persone che quasi con un moto d’orgoglio asseriscano che loro si disinteressano e vogliono disinteressarsi di politica. Mi piacerebbe capire quanto costoro si rendano conto che questo equivale a mettere nelle mani di uno sconosciuto il loro intero futuro facendoglielo gestire senza adeguati controlli.
    — Continua —

  • 83
    Paolo -

    Personalmente ritengo che ciò sia gravissimo e mi verrebbe quasi voglia di togliere il diritto-dovere di votare a queste persone, vietandogli nel contempo di lamentarsi per come vadano le cose.)
    2. Prospettive visive;
    (Prendere consapevolezza dell’inadeguatezza prospettica personale della globalità dei fenomeni e conseguenzialmente impegnarsi nel controllare gli effetti derivanti dalle scelte effettuate affinché svolgere in maniera puntuale il diritto-dovere di voto.)
    3. Adeguamento politico a prospettive organiche;
    (Riconoscere come l’apparato politico agisce con ogni sua azione su una rete complessa di reazioni. In pratica è come un medicinale che curando una determinata problematica, genera nel contempo tutta una serie di effetti collaterali anche gravi .)
    4. La necessità di ritornare ad una distinzione ideologica della politica;
    (Fissare in modo chiaro le linee guida che sono alla base dell’agire politico. Determinare cioè la dottrina ideologica fondamentale su cui costruire l’intera struttura decisionale. In pratica si tratta di definire il complesso di opinioni, rappresentazioni, valori ed orientamenti di ogni gruppo politico. Individuare cioè la tendenza della linea politica per riconoscere se questa tenda più a dare risalto al primo o al secondo aspetto indicato nella definizione di società. Questo al fine di determinare una migliore stabilità decisionale, sia da parte dei politici che resterebbero più legati alla struttura formativa, sia da parte dei cittadini chiamati a scegliere.)
    5. L’adeguatezza dei politici al compito richiestogli.
    (Formazione adeguata ai compiti che questi sono chiamati a svolgere. Io non mi sognerei mai di volare su un aereo dove il pilota fosse scelto per votazione tra i passeggeri del volo stesso. Credo che chiunque si aspetti che il pilota sia adeguatamente preparato. Figuriamoci il pilota di una macchina così complessa come quella di un intero stato, se non addirittura della globalità mondiale. In pratica un politico deve essere un politico e non un giornalista, un avvocato, un magistrato, un imprenditore e così via.)
    6. Necessità alla fedeltà etico-morale dei delegati;
    (Considerare cioè in modo piccato l’adeguatezza comportamentale del politico, rispetto all’ideologia fondante a cui esso si riferisce. Di conseguenza a ciò, il suo comportamento sociale nel suo complesso.)
    Naturalmente quanto esprimo sono solo miei personali appunti mentali. In verità gli sviluppi di ognuno dei punti indicati complessivamente in tutti i miei interventi fino a qui svolti, meritano approfondimenti ben più ampi di quelli espressi, ma questo dovrebbe essere un compito individuale di ogni cittadino responsabile. Fermo restando che la società dovrebbe, attraverso un’adeguata preparazione scolastica, offrire gli strumenti cognitivi affinché questo compito sia svolto nella maniera più conforme possibile.

  • 84
    colam's -

    fiuuuu avete scritto troppo Paolo e Passante..

    Paolo fondamentalmente penso tu sia una persona di cultura molto superiore alla media, e vorresti che la massa della gente si acculturasse anch’essa. Concettualmente giusto, secondo me troppo lento e difficile, sia per le resistenze del sistema, sia per le resistenze della gente stessa che in media (in Italia come altrove) ha un livello culturale medio (rispetto a te: basso).
    Il popolo riesce solo ad essere inerte, non ad essere attivo, proprio perché le opinioni sono troppe e divergenti. I pochi esempi storici di unità del popolo , secondo me , si riassumono in due categorie:
    – quando il popolo è irregimentato e segue un potere forte, finché dura questo potere;
    – o quando c’è una diffusa esasperazione, tale da far rivoltare violentemente il popolo, ma l’unità dura molto poco perché finite le barricate si torna alla politica, alle divisioni, alla quotidianità.
    Aumentare la cultura del popolo non è detto che lo unisca, perché l’aumento della cultura non per forza porta ad opinioni simili. Il motore più forte della cultura sono purtroppo, secondo me, gli interessi. E due persone (figuriamoci milioni) anche molto acculturate possono farsi guerra lo stesso se hanno una conflittualità di interessi.
    D’accordissimo per l’esempio della fame nel mondo.
    Concretamente votare Bersani o chi per lui per “alleviarci qualche benché misero mal di pancia, avviandoci verso quel percorso virtuoso” che sarà di nuovo annullato al successivo cambio maggioranza… nooo dico basta. Troppo lento, troppo parziale, troppo poco.

    Passante: eh OK, ma il fatto che mi mancano ancora informazioni non mi impedisce per ora, con le precauzioni del caso, di pensare che la direzione giusta sia quella lì, grossolanamente. Ovvero: aumentare la nostra autonomia (energetica con energie rinnovabili, finanziaria con politiche di rottura rispetto ai BOT/BTP) , riprendere controllo degli ex-monopoli di Stato, ecc. E’ vero che nell’attuazione ci saranno mille complicazioni, ma oggi come oggi mi sembra che stiamo andando contro un muro, perciò che fare ? Per dirne una fra tante: Danimarca, Norvegia, Svizzera: tutti paesi europei senza l’Euro, e stanno bene.

    Vogliamo parlare di come l’Islanda ha risolto la crisi: svalutazione, nazionalizzazione delle tre banche dell’isola, referendum e consultazioni popolari, mandato d’arresto per tutti i personaggi chiave del collasso finanziario. Metodo solo parzialmente riproponibile in Italia, ma che insegna che la Banca Centrale deve essere pubblica, e che le banche private vanno lasciate fallire. E se sono “too big to fail” vanno nazionalizzate, non profitti privati e poi salvataggi pubblici. Così fa per esempio il Nord Dakota, Stato Federale degli USA che è indipendente dalla FED.

    Insomma per me ci vuole più Stato. Come te Passante lavoro e non sono onnisciente, ma il liberalismo è il problema, non la soluzione. Bisogna uscirne, “vedremo come”..

  • 85
    Paolo -

    Caro colam’s, ritengo che la tua affermazione: “Il popolo riesce solo ad essere inerte, non ad essere attivo”, non sia propriamente esatta. Il popolo è in realtà molto attivo, il punto è che la sua reattività è facilmente influenzabile e perciò indirizzabile, se si utilizza la leva “populistica”, cioè se si agisce sui suoi bisogni di pancia, in pratica sul suo egoismo istintivo. La socialità è un elemento più cognitivo che istintivo e quindi è solo agendo sulla sua cultura che si possono ottenere risultati socialmente positivi, ogn’altra strada non è percorribile. Comprendo che questa è una via lunga da percorrere e può generare sentimenti di sconforto, ma non ci è dato fare altrimenti.
    Percorrere strade più rapide, scorciatoie per l’appunto, non fa altro che condurre a posizioni di benessere apparenti, farlocche e per lo più regressive.
    Riguardo poi all’altra tua riflessione: “Aumentare la cultura del popolo non è detto che lo unisca, perché l’aumento della cultura non per forza porta ad opinioni simili”, ritengo porti in realtà ad appurare un’altra verità. Qualora la cultura aumenta non si può evitare di raggiungere un’unione sociale, non perché le idee personali non siano più contrastanti di prima, anzi. In pratica si avrà una visione globale molto più ricca e variegata, ma nel contempo sarà più sintonica con la verità. Non è difficile notare che le società attuali sono culturalmente molto più emancipate e nel contempo socialmente più aperte ed uniformate, cioè stabili. Prendere coscienza di necessità ecologiche, di bisogni globali, di uniformità di diritti e doveri, nasce proprio dall’aumento di cultura. Mentre una volta era necessario costringere gli uomini a prendere le armi, oggi è molto più facile avere una ribellione spontanea.
    Per concludere sui riferimenti a quanto scritto da me, il fatto che la governance che segue annulla le positività realizzate dalla precedente, dipende dal fatto che il popolo non le ha comprese e quindi dà credito a chi racconta in modo convincente, o meglio, consono a quanto istintivamente sentito, di volerle annullare. In realtà i politici, in modo particolare quelli che considerano la politica come uno strumento per assecondare le proprie esigenze personali, tendono a raccontare ciò che il popolo vuole sentirsi dire ed a ciò non mancano neppure i dittatori, ed in questa maniera si tende a raccogliere il consenso popolare, almeno quello iniziale, fino a quando cioé il popolo non se ne avvede.
    Comprendo il tuo disagio nel dar seguito alle molte questioni poste, spero solo che aver tentato di essere più stringato non abbia causato false congetture su ciò che tento di esprimere.
    Vorrei aggiungere alla tua conclusione che la consapevolezza di un senso di fratellanza, di comunioni d’intenti, sia la sola via per ottenere benessere vero. Non è con più Stato, o meglio con più autorevolezza di governance, che si ottiene benessere, ma è con la consapevolezza di appatenere ad un’unica famiglia sana.

  • 86
    colam's -

    Va bene così Passante, dialogando sto riflettendo molto anche io.

    La mia sensazione, guardando al quotidiano reale, è che “il popolo” nel suo insieme è inerte (mi sono espresso male). Ci sono tante persone attive, ma visti dall’alto penso che sembriamo galline che si azzuffano disordinatamente ognuna per il proprio tornaconto. Perciò secondo me il popolo è sì molto attivo come dici tu, ma il problema non è tanto che è influenzabile, quanto che è disordinato, caotico, entropico.

    Perciò è vero che l’aumento di cultura vale solo se riesce a far auto-disciplinarsi il popolo nella sua maggioranza. E pensandoci bene è possibile. Ho l’impressione che i popoli nordici sono per esempio molto più auto-disciplinati di noi. In questo senso educare il popolo italiano sarebbe (ri)portarlo ad un livello di coscienza sociale equivalente ai popoli nordici.

    Perciò d’accordo nel concetto.

    Diciamo che io tenderei a questo risultato riplasmando il popolo dall’alto, mentre te e Paolo mmmh boh sperate che pian piano se sempre più gente “ne parla intorno a se” si riesce, pian pianino, a far salire al potere forze moderate ma evolute… no boh, che metodo pensate di usare ?

    Perché mentre voi formichine di buona volontà cercate di far prendere coscienza a chi vi sta intorno, dovete combattere con delle masse immense dalla forza d’urto gigantesca, quali i mass media e chi li controlla, i poteri finanziari globali, la stessa pigrizia e inerzia diffusa (volutamente) nella gente. Io personalmente credo che ci vorrà una rivolta violenta e minoritaria per tagliare i tentacoli di queste forze, per poi costringere forzatamente i cambiamenti.

  • 87
    Paolo -

    Colam’s, credo che tu abbia un po’ confuso tra quello che ho esposto io e quello che ha espresso passante, ma non fa assolutamente differenza, la sola cosa utile è che dialogando, stiamo tutti riflettendo un po’ di più sulle cose.
    Vorrei, se possibile, indicare alcune riflessioni che ritengo essenziali nel progresso della comprensione, anche se a prima vista possono apparire sterili di qualità pratiche immediate.
    “Così come l’uomo non si nutre di solo pane, una società non si nutre di sola gestione. La società si nutre anche di speranza, di mito, di sogno” (Edgar Morin).
    Oggi viviamo un momento in cui siamo costretti ad un pragmatismo alla giornata che ci immerge sempre più in antiche e nuove forme di barbarie frammescolate. Una condizione che ci fa sempre più precipitare in un’apatica assuefazione. Abbiamo bisogno di costituire nuovamente un grande progetto che prenda spunto dai valori espressi dalla rivoluzione francese: “liberté, egalité fraternité”.
    La libertà di fare ciò che non nuoce ai diritti altrui.
    L’uguaglianza di tutti con l’abolizione delle differenze per nascita o condizioni sociali.
    La fratellanza che impone di non fare agli altri ciò che non si vorrebbe venisse fatto a se stessi e fare invece costantemente ciò che si vorrebbe ricevere.
    Oggi, l’invasione pervasiva degli sviluppi tecno-burocratici nella vita della società civile, ovvero degli esseri umani concreti, ha contribuito alla dissoluzione della solidarietà tradizionale senza tuttavia suscitarne di nuove. Personalmente ritengo che sarebbe utile riformare alcune istituzioni indispensabili come la scuola prima di tutto, a seguire la giustizia, la sanità e per finire l’ecologia. Quando questi pilastri della società saranno ridefiniti in maniera concreta ed organica, non sarà più possibile tornare all’imbarbarimento che ci pervade.
    La nuova Via non può tracciarsi che a partire dallo sviluppo e dalla confluenza di mille percorsi riformatori, conducendo ad una metamorfosi dell’umanità. Ritengo che una simile evoluzione possa essere attuata soltanto attraverso dei passaggi democratici. Esistono alcuni segnali che seppur appena percepibili, sono presenti in modo più o meno incisivo in alcune realtà politiche attuali, che noi dovremmo coltivare, cogliere e promuovere. Seguire invece la strada di un dissenso eversivo come da te auspicato, non può garantire nessuna di queste ormai improrogabili riforme, né nella loro riformulazione né soprattutto, nella loro pragmatica attuazione.

  • 88
    Paolo -

    Colam’s, nel tuo intervento hai accennato ai popoli nordici, ma possiamo osservare una certa differenza qualitativa esistente all’interno della nostra stessa Italia, tra le varie regioni. Non è difficile riscontrare una qualità della vita individuale e collettiva migliore in corrispondenza di un livello culturale indirizzato alla socializzazione che conduce ad una migliore distribuzione di beni e servizi. Proviamo ad esempio a considerare la Campania, dove la cultura della socializzazione è a valori estremamente bassi, dove quindi si colgono livelli di vita molto degradati. Oppure il Piemonte, dove nonostante la ricchezza presente, i livelli culturali e di benessere sono fortemente estremizzati.
    In regioni quali l’Emilia e la Toscana invece, dove si è istituita una migliore diffusione della cultura sociale, assistiamo ad una qualità di vita molto più diffusa ed ampia. Per dare una prova più stringente, prendiamo la Puglia che è una regione avviatasi ad un miglioramento dei valori culturali di tipo socializzante. Nonostante essa appartenga a quell’area depressa del meridione, non è difficile assistere ad un miglioramento della qualità generale della vita.
    Certo siamo ben lontani dalle virtù sociali raggiunti dai paesi da te indicati, ma nonostante il degrado in cui versa la nostra bella penisola, in queste ultime tre regioni indicate, è possibile notare qualche interessante bontà qualitativa che non manca di attrarre l’ammirazione anche da parte di paesi socialmente più avanzati.
    Vorrei tentare di focalizzare l’attenzione sull’aspetto del benessere sociale da cui deriva quello individuale.
    Inizierei col dire che il benessere si concretizza secondo due aspetti, quello emozionale e quello materiale. Il primo abbisogna di un tempo per il suo sviluppo, il secondo necessita invece di un lavoro per la sua stessa realizzazione materiale. Il benessere complessivo si estrinseca quindi attraverso due qualità contrastanti, l’aumento del primo elemento indicato e contemporaneamente la riduzione del secondo. In pratica più aumenta il tempo dedicato all’emozionalità, più si riduce quello dedicato al lavoro frustrante necessario alla produzione del bene stesso, e più la qualità di benessere aumenta. Cioè più il tempo frustrante è basso e più il valore del bene è qualitativamente elevato.
    Una società sana deve quindi tendere a questa formula in maniera diffusa ed equamente distribuita. Valore che trova espressione nella dichiarazione universale dei diritti umani che ha qualità vincolante in ogni agire.
    Il primo passo da compiere è quello di conoscere questa carta:
    http://www.cpaonline.it/web/generale/index.php?id=120
    Successivamente è quello di pretendere che tutti vi ci si attengano scrupolosamente e ad ogni livello.
    Come puoi vedere, la strada non è difficile e non necessita neppure di tempi geologici anche se naturalmente i risultati pratici sono progressivi, non esaustivi e non d’immediata individuazione. Soprattutto però è sintonica con la carta! ;-))

  • 89
    colam's -

    Paolo d’accordissimo su molte cose. Verissimo che ci vuole non solo una gestione migliore (gli ultimi 30 anni di democrazia si sono auto-spu..anati dal punto di vista gestionale, siamo a 2000 miliardi di euro di debito, cioè 4 milioni di miliardi di lire !), ma anche un mito e un sogno.
    Non penso ci sia solo il “liberté, égalité, fraternité” come possibilità, anzi leggendolo mi è tornato in mente “liberté, que de crimes l’on commet en ton nom” (Libertà, quanti crimini si commettono nel tuo nome) detto da una condannata prima di essere ghigliottinata.
    La società tradizionale che è stata distrutta io la vorrei rifondare, tutto qui.
    Non capisco onestamente perché pensi che un regime forte non sia in grado di mettere in pratica delle riforme, visto che storicamente è vero il contrario. Semmai sono i regimi democratici con i loro troppo intricati contropoteri ad impedire una rapida ed incisiva azione di governo. Lo dimostra proprio la presenza odierna di M. Monti con , di fatto, i pieni poteri (il Parlamento doveva votare compatto le sue leggi, sennò “i mercati” facevano crollare l’Italia).

    E’ vero che in Toscana e Emilia Romagna , per come le conosco, c’è o c’era un benessere diffuso. In un certo senso anche io tenderei ad un modello simile (uso delle biciclette, benessere distribuito, servizi sociali..). Ora, penso che i parametri sono tantissimi e si possono trovare anche molti contro esempi, tra Cuba / Russia / Cina (grossa coscienza sociale ma poco benessere) e, la butto lì, Triveneto (regione che mi pare vivere in un buon benessere, ma molto egoistico e chiuso).

    Alla dichiarazione dei diritti dell’uomo non ci credo più. Scorrendo i vari articoli i pensieri che mi sono venuti in mente sono:

    – Articolo 1 «Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza” non è vero niente, gli essere umani ragionano, per mia esperienza, irrazionalmente o per interesse, sono ben pochi i “saggi” che usano “Ragione e Coscienza”, e questo blog è pieno di testimonianze di ciò.

    – Articolo 3 «Ogni individuo ha diritto alla vita…” … e l’aborto ?

    – Articolo 5 «Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizioni crudeli, inumani o degradanti» … vedi Guantanamo, e le foto dei soldati americani versus i loro prigionieri afghani o irakeni.. il waterboarding .. e non oso immaginare come funzionano gl’interrogatori dello Shin Bet israeliano.

    – Articolo 9 «Nessuno individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato» … sì, vedi le arrestazioni dei servizi segreti, in particolare israeliani, indipendentemente del paese dove risiedeva la loro preda.

    … pour parler s’intende, mentre chiacchieriamo i poteri forti continuano a governare, ed il popolo a farsi mungere..

  • 90
    Paolo -

    Caro Colam’s ritengo che è sempre un errore valutare le cose senza considerare il contesto in cui esse si trovano. Prendiamo ad esempio: “liberté, que de crimes l’on commet en ton nom”; senza dubbio può apparirci incoerente nel nostro contesto attuale, ma in realtà quando essa è stata espressa, non esisteva la libertà, anzi il crimine veniva perpetrato proprio nel tentativo di conquistarne una, ed a ben vedere, proprio secondo la modalità da te espressa di ammazzare 10 per correggere 100. Ciò che sto cercando di dire è che esiste sempre un contesto inalienabile in ciò che si valuta e non possiamo estrapolarne il suo valore.
    Il XX secolo è trascorso alla luce delle conquiste culturali di quello precedente. Noi oggi viviamo il passaggio tra una cultura che ha preso i natali nel secolo scorso e che ha visto nascere in ogni campo una nuova “evoluzione emergente”, in cui si evince che la complessità strutturale di un ente non è riducibile ai suoi aggregati. Tra il 1918 ed il 1923 Oswald Spengler pubblicò “Der Untergang des Abendlandes” (il tramonto dell’Occidente) e successivamente, nel 1926 Jan Smuts, scrisse “Holism and Evolution”, inserendo il concetto di Olismo nella nostra cultura. Una modalità che abbiamo visto svilupparsi in tutti i campi del sapere con la meccanica quantistica e la relatività in fisica, o la comparsa dell’ecologismo, del femminismo, ed altri movimenti nella società civile. A nessuno può essere sfuggito come “il Capitale” di Karl Marx ha influito, nel bene e nel male, sull’evoluzione del nostro modo di concepire il lavoro e l’economia in relazione al plusvalore.
    Oggi finalmente l’uomo comune inizia a prendere consapevolezza dell’esistenza delle sinergie ed inizia a comprendere una nuova forma di realtà, fatta di relazioni tra i vari componenti, che presi singolarmente, sembrano sfuggire ai nostri tentativi di controllo. Senza dubbio una modalità semplice come quella proposta da te, sembra rispondere in modo piccato alle esigenze di governo di una società. È però impossibile non tener conto della complessità relazionale dei bisogni che la compongono e questo necessita di una nuova prospettiva che trova risposta in una concezione nuova come quella del “pensiero complesso” elaborato da Edgar Morin. Non vi è possibilità di ricorrere a vecchie formule che sono la causa dei nostri mali. il peccato non risiede negli uomini che occupano certe posizioni, da qui l’impossibilità ad estirparlo sostituendo semplicemente qualcuno a qualcun altro, ciò che realmente serve è riformulare e riformare l’intero costrutto sociale a partire dai propri componenti fondamentali, cioè gli uomini. Ecco perché dico che è necessario prima di tutto riformare la scuola da cui prende avvio l’intera comunità. Come primo passo è necessario posizionare le persone disponibili, che mostrano avere sensibilità concrete e sintoniche con questo processo di rinnovamento, nei posti preposti a tali incarichi.
    — Continua —

  • 91
    Paolo -

    Necessita prendere atto di ciò che abbiamo a disposizione e provare ad utilizzarlo nella maniera migliore per avviare quel processo virtuoso di cui necessitiamo. Ripeto, altra via non ci è dato di seguire, del resto abbiamo visto i risultati ottenuti rivolgendoci a chi cavalcando l’onda emotiva ed usando strumenti populistici, ha solo provveduto a migliorare la personale condizione materiale, cacciandoci in guai ancora peggiori di quelli in cui già ci trovavamo in precedenza. Esempi ne troviamo disseminati in tutta la storia, da quella più arcaica a quella più recente.
    Se penso alla frase detta da Tremonti: “Con la cultura non si mangia”, mi vengono i brividi. Il suo convincimento è tale che al termine del Consiglio dei ministri del 14 ottobre 2010 ha dichiarato: «Di cultura non si vive, vado alla buvette a farmi un panino alla cultura, e comincio dalla Divina Commedia.». In pochi dubitavano della sua ignoranza, adesso però anche quei pochi saranno soddisfatti. La prossima volta dirà che la cultura è dannosa. Poi passerà direttamente a bruciare i libri. Si percepisce un senso di sollievo sentire Bersani esprimere: “ora è il momento di dire con chiarezza che non c’è democrazia senza istruzione. Per questo motivo, nella prossima legislatura, bisognerà fare un ragionamento di tipo costituente per mettere in sicurezza un sistema barcollante e per restituire dignità e risorse alla scuola pubblica e ruolo, rilievo e dignità agli insegnanti.”; anche se sappiamo bene che non sarà il suo programma a risolvere il problema, ma almeno lui traccia un solco su cui costruire una strada virtuosa.
    Personalmente non comprendo cosa intendi con: ”La società tradizionale che è stata distrutta io la vorrei rifondare, tutto qui”. A quale società tradizionale ti riferisci? Preferiresti vivere in una società romana di 2000 anni fa, oppure quella di una penisola medievale, o quella a cavallo tra il XIX e XX secolo?
    Tutti sappiamo che indietro non ci è consentito tornare ed una riedizione del passato è impossibile proprio per l’entropia universale. Possiamo soltanto proseguire verso il futuro, evitando di disconoscere i progressi perseguiti e facendo buon uso dell’evoluzione che abbiamo acquisito nel frattempo.
    Credo che in Italia abbiamo già dato abbastanza, nel ventennio fascista prima ed in quello Berlusconiano poi. Ora dobbiamo pensare a dare lustro al nostro grande paese, non con le idee di una rifondazione di un impero romano ormai dissolto o con la costruzioni di ponti faraonici, ma valorizzando quelle qualità intrinseche del suo stesso popolo.

  • 92
    passante -

    @colams
    “Alla dichiarazione dei diritti dell’uomo non ci credo più”

    non è che diventino veri o meno veri a seconda se vengano seguiti o meno da tutti, chiaro che ci saranno sempre abusi purtroppo ed è proprio di quello che si sta parlando… ma quelle linnee e regole rimangono sacrosante per il bene dell’umanità.
    es: è vietato rubare ma c’è gente che ruba…non è che questo fatto metta in discussione che il rubare non sia giusto.
    starà appunto a te fare la differenza e dire io continuo a non rubare perché sono o voglio essere onesto oppure visto che gli altri rubano rubo anche io….
    è un ideale che bisogna sempre voler raggiungere altrimenti le alternative quali sarebbero, dittature ben peggiori della attuale ? o anarchia totale?
    voglio dire fin che hai una scelta hai una scelta, quando non c’è l’hai più è un altro paio di maniche, allora sei già nella morsa del ricatto o dell’imposizione.
    purtroppo non mi rimane tempo per post più esaustivi, in linea generale però concordo con quanto affermato da Paolo.
    buone feste…

  • 93
    Paolo -

    Bene caro passante, come si suole dire, mi hai tolto le parole di bocca.
    Ieri sera mi sono divertito un mondo a vedere il nuovo show di Benigni su Rai1 e non ho potuto esimermi dal pensare a Colam’s.
    Quando Benigni ha espresso il suo viscerale dissenso a Berlusconi ed ha tirato in ballo Bondi, Bossi e compagnia cantando, io ho rivisto come in un lampo tutti i numerosi insulsi individui che affollano la corte di quell’ignobile uomo chiamato leader. Donne e uomini che dequalificano il genere umano al solo scopo di curare i propri interessi e per questo sono pronti a distruggere un’intera comunità. Accostare la grandezza dei costituenti con la piccolezza di questi esseri insignificanti, è sembrato il modo più semplice per evidenziare l’inadeguatezza e la bassezza in cui è caduto il nostro parlamento ed ha mostrato come questi mostri riescano ad essere distruttivi con il loro agire, portando la politica da quel livello di illuminante saggezza al misero e dequalificante livello in cui è ora. Ciò che ritengo più grave è però è il costatare quanto questo agire possa significare per il popolo, il quale, invece di considerarlo come un pungolo a migliorarsi, si deprime e si lascia trasportare nell’oblio e nel qualunquismo di cui questi mostri si nutrono.
    Mi sono divertito ma ho anche capito il senso d’impotenza in cui si può cadere di fronte a questi fenomeni. Ho compreso quanto lavoro c’è da fare per stimolare la positività nella gente che purtroppo tende ad assuefarsi alla convinzione qualunquista.
    Sentiti auguri a tutti di buone feste e di un futuro migliore!

  • 94
    colam's -

    Ciao Paolo e Passante, sempre interessanti interventi ma troppo densi.

    Ho pensate anche io a voi vedendomi Benigni, e concordo con lui (ognuno ha la propria interpretazione): la Costituzione italiana, quando l’applicheranno.. Perche’ in effetti non lo e’.

    Io penso di queste scartoffie che sono invenzioni create da uomini intelligenti per fregare le masse. I politici e gli intellettuali si riempiono la bocca di questi bei concetti per far stare buono il popolo (“vedete, ora siete liberi, abbiamo scritto la Costituzione/Dichiarazione dei diritti/ecc.”) mentre nei fatti viviamo sempre sotto una societa’ disuguale, con le sue caste, le sue elite, i suoi oligopoli e le sue censure. Storicamente secondo me il posto delle aristocrazie nobiliari/clericali/cavalleresche e’ stato preso dall’alta borghesia ora di stampo capitalista/finanziario. Per inciso nel medioevo il popolo non era tassato al 48% come noi, bensi molto meno !!

    Più generalmente: i processi da voi proposti , e lo dite voi stessi, sono lenti. Come la mettiamo pero’ con il fatto che c’e’ urgenza ? Urgenza per l’Italia “del basso” che vive sempre peggio, e urgenza perche’ i paesi esteri e i poteri forti finanziari non stanno mica fermi ad aspettare che ci risolleviamo, anzi un paese debole e’ un paese da depredare (Parmalat, BNL, ecc..). Paolo parlo sopratutto a te: forse tu stai bene economicamente, percio’ ti e’ facile proporre di fare piano piano i passi giusti pensando a tutte le complessita’ del caso..

  • 95
    Paolo -

    Caro Colam’s, capisco la voglia di fare presto, ma ho imparato a mie spese quanto è vero il detto che: “la gatta, per fare in fretta fece i figli ciechi”. Il motore a reazione è stato inventato nel 1° secolo a.C. da Erone di Alessandria, ma i tempi non erano maturi e così si è dovuto attendere fino al 1944 per vedere il primo propulsore a reazione. Del resto tutti sappiamo che Leonardo ha inventato l’elicottero, ma questo non aveva la possibilità di volare in quanto la tecnologia non era sufficientemente sviluppata affinché potesse essere messa a punto. Mancava addirittura un motore in grado da dare l’energia necessaria.
    Ritengo che una società che preveda un popolo distinto dal detentore del potere, per sua natura distinguerà i diritti-doveri dei primi da quelli dei secondi. In pratica il tiranno tenderà a far valere i suoi diritti ed imporrà i doveri che il popolo dovrà rispettare, e non c’è verso che avvenga il contrario. Avere una costituzione democratica invece stabilisce il principio che non ci siano queste diversità. Il fatto che questo non venga messo in pratica, è solo una questione tecnica che il popolo deve pretendere di attuare. Se ciò non avviene è una mancanza attribuibile esclusivamente al popolo e non può essere delegata in alcun modo ad un tiranno.
    Tu dici: “nel medioevo il popolo non era tassato al 48% come noi”; difatti, i contadini non erano uomini liberi. Consideriamo il fatto che di tutto il raccolto una parte era tenuta dal contadino, una data al signore e l’altra venduta. Del ricavato una parte era tenuta e l’altra data al signore o in tasse o direttamente, a volte non si poteva tenere nemmeno nulla o dal gran che erano alte le tasse non restava nulla. Ne deduciamo quindi che i contadini lavoravano gratuitamente o quasi per ricevere in cambio quasi nulla, altro che il 48%.
    Il concetto di libertà di cui tanto parliamo, non è altro che la determinazione dell’equilibrio tra diritti e doveri di tutti, cosa ottenibile esclusivamente con la democrazia, se poi il popolo non è in grado di attuarla, questo è un problema culturale e non di sistema.
    Spero di essere stato sufficientemente stringato. Ciao

  • 96
    colam's -

    In realta’ Paolo credo che gli stessi illuministi vedevano anche essi nel “Re Filosofo” (credo che diremmo oggi Dittatore Illuminato) il modello ideale di regime. Sbaglio ? Secondo me invece e’ il sistema stesso, che sfrutta la naturale inerzia del popolo specialmente quando si parla di milioni di persone, che permette di togliere il potere alle persone. Meno un potere e’ locale e meno e’ controllabile dal popolo. In altri termini: il mio deputato e il mio senatore, non so chi siano, e anche se lo sapessi e gli potessi parlare o scrivere di me se ne fregherebbero. Mentre l’amministratore del mio condominio mi deve dare retta.

    Oggi il popolo e’ solo nominalmente detentore del potere. Nei fatti non lo e’. Ed e’ vero che teoricamente abbiamo il diritto di riprendercelo in mano questo potere, ma non succede. Anche io penso che sia colpa del popolo che non riesce a pretendere che siano difesi i suoi diritti. Ma per me la soluzione e’ diversa dalla tua: una minoranza organizzata deve lottare per il popolo.

    Bon mi informo meglio sulle tasse del Medio Evo, a me risulta che era da pagare la Decima (10%) più dei giorni di lavori per la comunita’ (corvee) e altre cosette. Sul discorso di quanto erano liberi o meno i contadini del passato rispetto a noi e’ da approfondire meglio. Oggi ci tengono per le pa..e, se non lavori non puoi proprio vivere, grazie ai cellulari sanno esattamente dove siamo, cosa diciamo, cosa scriviamo. La chiamata alle armi obbligatoria e per tutti e’ un’invenzione della Rivoluzione Francese.

    Stavo ripensando oggi: la stessa Italia moderna e’ stata creata dai carbonari (d’altronde, per la tua cultura ed il tuo stile non mi stupirebbe che tu sia frammassone) e dai garibaldini, non da una evoluzione delle coscienze. Tant’e’ che “fatta l’Italia tocca ora fare gli Italiani” , cosa che ancora non e’ stata portata a compimento. Sbaglio ?

    Molto più stringatamente: ti cosa risponderesti alla lettera appena postata su questo blog “che vita” ? Io quando leggo queste cose e sento i commenti della gente penso, come l’autrice di questa lettera, che ca..o qui tocca fare qualcosa. E presto.

  • 97
    Paolo -

    Il concetto di “Dittatore illuminato” contiene in sé valori incoerenti in quanto la singolarità del dittatore non può, per sua stessa natura, avere una qualità integrante come inteso dal termine “illuminato”. Soltanto il popolo, in quanto concetto di globalizzante unione di genti, può detenere valori di universalità, anche se evidentemente con condivisioni non necessariamente collimanti. Il senso di democrazia è nato da innumerevoli riflessioni nel tempo, di eccellenti menti umane, mentre ogni forma di tirannia nasce da istintualità animalesche. Anche in una società di soltanto due elementi avvengono fenomeni di conflittualità, ed esistono soltanto due modi per risolverli: attraverso la forza bruta; o tramite una riflessione condivisa. Nel primo caso si avrà una soluzione rapida ma spesso con conseguenze disastrose per tutti, compreso il vincitore. Nel secondo invece, la risposta sarà più lenta, ma molto più efficiente e duratura.
    Il termine welfare, che letteralmente significa benessere, star bene, è stato coniato in Gran Bretagna dopo la prima guerra mondiale dal partito laburista impegnatosi ad aiutare le fasce di popolazione più in difficoltà. Si tratta di un concetto che tende ad equilibrare le disuguaglianze che si generano in sistemi competitivi come quello capitalista. In pratica contiene lo stesso valore fondante della democrazia. Fintantoché il popolo non comprende nel suo intimo i valori difformi esistenti tra competitività e condivisione, noi non potremo avere mai un sistema sano di gestione governativa.
    Prima della comparsa del concetto democratico di welfare, i prelievi energetici (economici e lavorativi) perpetrati sul popolo, erano quasi sempre destinati al benessere esclusivo, diretto o indiretto del tiranno. Segni evidenti sono le varie opere megalomanitiche del passato che possiamo ancor’oggi ammirare come opere d’arte e costruzioni di palazzi, castelli, ville ecc….
    Oggi abbiamo condizioni perfettibili di pensionamento, di sanità distribuita, di previdenza, assistenza ecc…, che derivano essenzialmente da prelievi fiscali. Non abbiamo però, almeno non ufficialmente, un prelievo indirizzato in maniera sistematica al tiranno, cosa che invece avveniva ed avviene in tirannia e che in maniera subdola avviene nel capitalismo travestito da democratico attraverso il liberismo.
    In verità il sistema di welfare dovrebbe tendere a prelevare in maniera inversa a quanto viene distribuito, in pratica esso dovrebbe tendere a ridurre la forbice sperequativa di benessere, sia fisico che emotivo tra tutti i cittadini. Personalmente ritengo che la definizione di democrazia che generalmente adottiamo debba essere riformulata. Oggi gli Stati Uniti d’America sono considerati come il baluardo della democrazia, nonostante non abbia, unica nazione del mondo industrializzato (termine anch’esso adottato erroneamente per indicare evoluto), insieme al Sud Africa, un sistema sanitario universale.
    — Continua —

  • 98
    Paolo -

    L’Italia, paradossalmente, nonostante tutte le notizie sulla malasanità che conosciamo, secondo la classifica mondiale della World Health Organization (Organizzazione Mondiale della Sanità, OMS), risulta essere la seconda al mondo. Delle prime venticinque classificate per qualità nell’assistenza sanitaria, risultano ben venti i paesi europei.
    Un vecchi adagio popolare dice che l’occasione fa l’uomo ladro. Un sistema governativo sano e perciò democratico, deve tendere a ridurre il più possibile le occasioni di disequilibrio, pertanto considero che un sistema liberista e capitalista non possa essere in nessun modo, considerato democratico in quanto basato sulle diseguaglianze competitive dei singoli, nonostante adotti sistemi di riequilibrio. La sua stessa natura tende alla difformità del benessere. In pratica un welfare estremamente efficiente annullerebbe la stessa essenza competitiva.
    Una delle cause del grande risultato ottenuto dalla rivoluzione francese e della sua diffusione era il risentimento provocato dagli obblighi per il vassallo a pagare, con il lavoro gratuito e/o il denaro, al signore feudale. Il rito del giuramento vassallatico consisteva nell’immixtio manuum. Il signore prendeva le mani giunte del vassallo nelle sue, mentre quest’ultimo recitava:
    « A tal signore magnifico, io … il tale. Poiché si sa benissimo da parte di tutti che io non ho di che nutrirmi o vestirmi, io ho richiesto alla pietà vostra, e la vostra benevolenza me lo ha concesso, di potermi affidare e accomodare al vostro mundio, e così ho fatto; cioè che tu debba aiutarmi e sostenermi, tanto per il vitto quanto per il vestiario, secondo quanto io potrò servire bene e meritare; e, finché io vivrò, ti dovrò prestare il servizio ed ossequio dovuti ad un uomo libero e non potrò sottrarmi per tutta la mia vita alla vostra potestà o mundio, ma dovrò rimanere finché vivrò nella vostra potestà e protezione. »
    Nella nostra nazione, non esiste nessuna forma di giuramento esplicito che lega il cittadino ad essa. Ogni persona è libera di allontanarsene come e quando vuole, il solo fatto di vivere ed integrarsi nel sistema ha validità implicita di giuramento di fedeltà. Non è concepibile che uno od un gruppo, possano pretendere di cambiare il sistema se non attraverso gli strumenti istituzionali previsti.

  • 99
    colam's -

    Bon su ciò su cui non andiamo d’accordo è inutile parlare, parafrasando Wittgenstein, eh !

    Finché il popolo non comprende… come fai a farglielo comprendere ? Dici con la Scuola ? Ma come far a fare evolvere la scuola in questa direzione ? Eleggendo i politici giusti che pian pianino la faranno evolvere. Ma come saranno eletti questi politici giusti ? Dal popolo – e qui il tuo ragionamento si morde la coda ! Un popolo non ancora educato dovrebbe però essere in grado di eleggere politici (non ancora educati anch’essi) in grado di riformare la scuola, che educherà il popolo.

    Parlandosi chiaramente, storicamente il Welfare in Italia è stato introdotto dal fascismo, e questo contraddirebbe il tuo concetto secondo il quale i prelievi sotto la tirannia erano a beneficio diretto o indiretto del tiranno e non del popolo. INPS, opera della Madre e del Fanciullo, DopoLavoro, assicurazioni sul lavoro, lotta alla tubercolosi, edilizia popolare e poderi di bonifica, la topolino, le leggi sulla limitazione del lavoro minorile, le colonie marittime gratuite, i treni popolari… Tutte cose che l’Italia di Giolitti e Sabauda o non sapevano nemmeno cosa fosse oppure aveva istituito solo sulla carta o solo limitata a precise e minoritarie categorie di persone. Giusto ?

    D’accordissimo che il liberismo capitalista non è democratico, ed è negativo.

    E’ poco credibile da parte di un democratico, senza offese Paolo, il tuo “Non è concepibile che uno od un gruppo, possano pretendere di cambiare il sistema se non attraverso gli strumenti istituzionali previsti.” .. Se i Giacobini della Rivoluzione Francese o i nostri Carbonari e Garibaldini avessero pensato come te, oggi non ci sarebbe appunto la democrazia. La stessa democrazia è nata da gruppi minoritari che hanno preteso di cambiare il sistema fuori dagli strumenti istituzionali previsti.

    E qualsiasi regime si auto-dichiara essere “quello giusto” per il quale è “inconcepibile” rivoltarcisi contro. Mi fa pensare proprio a quell’aneddoto dei due ragazzini in Chiesa, uno dice all’altro “ti rendi conto quante religioni diverse ci sono nel mondo ? siamo proprio stati fortunati di nascere sotto l’unica Vera e Giusta !”. Stessa cosa per la democrazia.

  • 100
    Paolo -

    Colam’s credo che tu abbia ragione quando dici : “non andiamo d’accordo”. Ed aggiungo, questa è la ragione per cui ci troviamo in questa situazione di degrado. Io sono convinto che un tiranno che alimenti bene il suo esercito, lo faccia perché voglia vincere la sua guerra personale. Tu invece lo reputi un illuminato perché applica un valore di welfare anche se parziale e “residuale” disconoscendo di fatto quello “universalistico”.
    Quando ci troviamo di fronte al problema di un lavoro che manca, e tutto il popolo si rifiuta di capire le ragioni di fondo del perché ciò avviene e si accontenta delle soluzioni proposte dai politici in base a quello che gli sembra più bello o convincente, allora si merita ciò che gli capita. Provo a spiegare meglio il senso di ciò che dico.
    Un’idea è quella di dare aiuti economici alle aziende che producono lavoro affinché queste ne creino di più, disconoscendo che queste tendono ad appropriarsi completamente del plusvalore.
    Un’altra è quella di togliere soldi alle aziende che si sono appropriate indebitamente di plusvalore, come ad esempio fece Fausto Bertinotti che propose di ridurre le ore di lavoro a parità di salario.
    Ora se invece di valutare le due idee al fine di capire quale è quella che concretamente serve a risolvere strutturalmente il problema, ci fermiamo al senso superficiale e puniamo Bertinotti togliendogli fiducia. Oggi non possiamo lamentarci che i giovani sono senza lavoro perché affidato alle macchine, e quel poco rimasto lo facciano i vecchi che vanno in pensione più tardi e con sempre meno soldi in tasca perché obbligati a sostenere i loro figli disoccupati, mentre i ricchi sempre più ricchi si godono i soldi sottratti ai poveri.
    La colpa non è dei politici incapaci, ma bensì del popolo che ha appoggiato l’ingordigia dei ricchi.
    Proviamo ad immaginare cosa succederebbe a portare il potere che oggi è di circa il 40% a favore del popolo, nelle mani di un sol’uomo che ne sottrarrebbe anche quella percentuale minoritaria. Hai voglia a dire che è illuminato, questo farebbe inevitabilmente il gioco dei ricchi a cui non rimarrebbe che fare ricco anche lui ed appropriarsi insieme di tutta la ricchezza possibile, e poi cercarne altra altrove.
    Lavoisier, nel suo postulato fondamentale dice: “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.
    Pertanto in ogni organismo strutturato e funzionale come quello sociale, si avrà: materia prima + lavoro + capitale → prodotto finito + valore sociale + plusvalore.
    Perché la trasformazione sia socialmente in equilibrio, necessita che il valore sociale non sia esclusivamente dedicato al salario ed il plusvalore esclusivamente dedicato al capitale. È un grave errore confondere le qualità strutturali di una società con quelle applicative, necessita cioè saper distinguere tra la struttura collaborativa e quella competitiva, e comprendere che invece, le modalità applicative possono essere tiranniche o democratiche.

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