Salta i links e vai al contenuto

L’Alzheimer politico della sinistra

di Seneca

È curioso osservare come in questo Paese la memoria collettiva funzioni a intermittenza, come un vecchio interruttore che scatta solo quando conviene alla sinistra. Perché basterebbe ricordare un episodio preciso della nostra storia recente per smontare in un attimo l’indignazione artificiale che oggi viene agitata come una bandiera da tutti i partiti del “campo largo” ad ogni iniziativa del governo per fermare l’immigrazione irregolare. Nel 1997, di fronte agli sbarchi continui dall’Albania, il governo dell’epoca prese una decisione netta, durissima, inequivocabile: chiudere i porti e impedire fisicamente l’ingresso delle imbarcazioni. Non fu un gesto simbolico, non fu un annuncio da conferenza stampa. Fu un atto politico concreto, rivendicato con orgoglio dalla sinistra. La stessa sinistra che oggi è in combutta con “magistratura democratica” che ostacola con caparbietà la sicurezza dei nostri confini, operando in maniera destabilizzante e pericolosa per la sicurezza nazionale. Si stanno spalancando ufficialmente e quotidianamente le porte a terroristi e islamici integralisti che stanno invadendo l’Italia e che se ne stanno impossessando pezzo per pezzo senza risparmiare alcuna longitudine e latitudine della nostra Nazione! E tale iniziativa allora non fu promossa da un governo conservatore, ma da un esecutivo di centrosinistra.
Il presidente del Consiglio di allora, Romano Prodi, intervenendo in Parlamento, pronunciò parole che oggi verrebbero trattate come bestemmie politiche. Disse: «La sorveglianza dell’immigrazione clandestina rientra nella doverosa tutela della nostra sicurezza e del rispetto della legalità e della giustizia, che il governo ha il dovere di perseguire». E aggiunse, senza tentennamenti: «Altro sarebbe, per un malinteso ed incomprensibile senso di umanità, accettare fra di noi persone che non hanno bisogno di aiuto». Parole nette, scolpite nella pietra, che non lasciavano spazio a interpretazioni. E soprattutto parole che furono accolte da applausi convinti della maggioranza di centrosinistra, senza che nessuno gridasse allo scandalo, alla barbarie, alla violazione dei diritti umani.
Allora andava bene. Allora era “responsabilità”. Allora era “tutela dell’ordine pubblico”. Allora nessuno si stracciava le vesti, nessuno parlava di fascismo, nessuno invocava tribunali, ricorsi, organismi internazionali. Allora la fermezza era considerata una virtù, non un peccato. Allora chiudere i porti era un atto di governo, non un crimine morale.
Oggi, invece, basta che un governo di centro-destra regolarmente eletto dalla maggioranza degli italiani, osi anche solo evocare misure di controllo delle frontiere, e improvvisamente si scatena l’apocalisse etica. Gli stessi partiti che nel 1997 difendevano il blocco navale come un dovere istituzionale, oggi lo demonizzano come se fosse un atto di barbarie medievale. Gli stessi commentatori che allora tacevano, oggi parlano di “Italia disumana”. Gli stessi ambienti politici che allora applaudivano Napolitano ancora Ministro dell’Interno prima di essere eletto con larga maggioranza di sinistra Presidente della Repubblica, oggi si indignano per qualunque provvedimento che non sia un’accoglienza illimitata e senza condizioni. Dove gli italiani per volontà della sinistra e di “magistratura democratica” si ritrovano ad essere quotidianamente offesi nella loro dignità nazionale, in balia della peggiore specie di delinquenti: immigrati irregolari ed immigrati che non hanno alcuna intenzione di integrarsi secondo le nostre regole civili e le nostre leggi, le cui radici più incontrollate sono i “maranza”, definiti in maniera blasfema, “italiani di seconda generazione” che stanno devastando e terrorizzando le nostre città. E poi gli islamici integralisti, fautori della Sharjah che stanno pezzo per pezzo impossessandosi irreversibilmente dell’ Italia intera, in attesa di entrare in parlamento e proporre come legge nazionale, una volta raggiunta la maggioranza, la Sharjah. (Affermazione fatta da un iman in una recente puntata di “Fuori dal coro”).
È un meccanismo talmente evidente da risultare quasi grottesco: la morale cambia a seconda di chi siede a Palazzo Chigi. Le stesse azioni diventano nobili se le compie la sinistra o mostruose se le compie la destra. La coerenza non è richiesta, la memoria non è necessaria, basta seguire il vento del momento. E così ciò che ieri il blocco navale era “tutela della sicurezza nazionale”, oggi diventa “attacco ai diritti fondamentali”. Ciò che ieri era “scelta responsabile”, oggi è “deriva autoritaria”. Ciò che ieri era applaudito, oggi è condannato.
E mentre la politica si esercita in questo gioco di specchi, c’è chi nelle istituzioni sembra interpretare la legge non come un testo da applicare, ma come un materiale malleabile, creativo e interpretativo, da piegare a seconda del clima politico. Non serve fare nomi, non serve puntare il dito contro singoli individui: basta osservare come ogni provvedimento sull’immigrazione diventi immediatamente terreno di scontro, come se la legge fosse un’opinione e non un riferimento. Nel 1997 nessuno si sognò di ostacolare Prodi o Napolitano. Oggi, invece, ogni atto del governo Meloni per fermare l’immigrazione e non solo, viene non solo scandagliato, contestato, sospeso, reinterpretato, ma sistematicamente boicottato a danno dell’Italia intera. È doveroso discuterne, perché quando la giustizia si trasforma in un campo di battaglia politica, la fiducia dei cittadini giustamente si sgretola.
La verità è che una parte della sinistra ha costruito negli anni un sistema di indignazione selettiva: si indigna solo quando è utile, solo quando serve a colpire la destra, solo quando può trasformare un tema complesso in un’arma retorica. E così, mentre nel 1997 chiudere i porti era un atto di responsabilità, oggi diventa un tabù morale. Mentre allora si parlava di sicurezza senza vergogna, oggi basta pronunciare la parola per essere accusati di oscurantismo. Mentre allora si difendeva la fermezza, oggi si pretende che l’attuale governo Meloni si inginocchi davanti a un’accoglienza senza limiti, senza regole, senza controllo, per poi avere il puerile e vigliacco pretesto di affermare che non è stato fatto nulla per la sicurezza, cavallo di battaglia che verrà cavalcato immeritatamente da Pd-M5S-Avs-Europa+nella prossima battaglia elettorale.
Ma la storia non si cancella. Le parole di Prodi non si cancellano. I morti che ci furono allora erano “il prezzo che la morale doveva pagare per la sicurezza nazionale”
Ma cerchiamo ora di ricordare i fatti che la sinistra per decenni ha preferito e preferisce ignorare. Una pagina offuscata dall’ Alzheimer politico che la sta guidando verso lo sbando totale targato oggi Elly Schlein.
La tragedia della Kater i Radës è una ferita che la sinistra italiana non ha mai davvero guardato. Non perché mancassero i fatti, ma perché mancò la volontà politica di affrontarli. E questa mancanza peserà per sempre su quella parte politica che, più di tutte, amava e ama presentarsi da sempre come garante dei diritti umani: la sinistra.
Nel 1997 (Governo Prodi – Ministro degli interni Napolitano), l’Italia scelse il blocco navale. Una scelta politica, non un automatismo. Una decisione che autorizzava manovre di interdizione aggressive, che trasformava l’Adriatico in una frontiera armata, che metteva navi militari davanti a imbarcazioni cariche di civili in fuga. Quella decisione non fu mai trattata per ciò che era: un atto politico con conseguenze politiche.
Quando la Kater i Radës venne speronata e decine di persone morirono, la sinistra avrebbe dovuto essere la prima a pretendere chiarezza. Avrebbe dovuto chiedere conto delle scelte che avevano portato a quella tragedia. Avrebbe dovuto aprire un dibattito pubblico, politico, morale. Non lo fece.
Il processo che seguì fu l’immagine perfetta di questa rimozione: due comandanti imputati, due figure operative sacrificate sull’altare della convenienza, e nessun altro. La catena di comando venne ignorata. Il contesto politico venne cancellato. La decisione strategica del blocco navale venne trattata come un dettaglio irrilevante.
La sinistra, che in quegli anni governava, rimase in silenzio. Non protestò. Non denunciò. Non pretese un’inchiesta vera. Non volle disturbare la narrazione di sé stessa come forza “umanitaria”. Preferì lasciare che la responsabilità politica evaporasse. Non ci fu nessun corteo di protesta e nessuno sciopero della Cgil. Nessuna manifestazione di alcun genere. Alla sinistra tutto era permesso.
La sentenza finale fu la naturale conseguenza di questo clima: una tragedia di Stato ridotta a un incidente tecnico. Una strage trasformata in un errore di manovra. Una scelta politica cancellata dal quadro. I risarcimenti furono irrisori. Le responsabilità politiche inesistenti. La memoria istituzionale quasi nulla.
Il relitto della Kater i Radës oggi è un memoriale. Ma un memoriale non è giustizia. Non è verità. Non è assunzione di responsabilità. È un simbolo, e come tutti i simboli rischia di diventare un alibi: un modo per dire “abbiamo ricordato”, senza mai dire “abbiamo sbagliato”.
La sinistra non ha mai voluto affrontare questa pagina. Non ha mai voluto riconoscere che quella tragedia avvenne dentro un quadro politico che essa stessa aveva costruito. Non ha mai voluto ammettere che il blocco navale non fu un incidente, ma una scelta. Non ha mai voluto assumersi la responsabilità morale di ciò che quella scelta comportò.
La Kater i Radës resta un monito: un monito di profondo disonore e biasimo per una sinistra ignava che oltre a blindare i porti pensò in primis a blindare la propria responsabilità, la propria immagine, la propria coscienza, gettandola a mare insieme alle decine e decine di morti di allora! E finché questa verità non verrà affrontata, la tragedia continuerà a essere una ferita aperta, non solo del passato, ma una macchia perenne nel vuoto di coscienza che ha preso il posto della responsabilità politica e morale di fatti di allora, nei confronti di una sinistra storicamente pavida, come per anni pavida è rimasta davanti al dramma della Foibe carsiche.
Le decisioni del triste e tragico Governo Prodi non si cancellano come non si cancella nella memoria dell’ Italia la sua tragica precedente gestione del gruppo Iri con i danni che ne sono poi seguiti! E soprattutto non si cancella il fatto che l’Italia di sinistra, quando ha ritenuto necessario farlo, ha chiuso i porti senza esitazioni, mentre oggi in perfetta sintonia con una frangia potente di magistrati, politicamente schierata ostacola qualsiasi freno all’immigrazione irregolare per fini di interesse economico delle Cooperative rosse che gestiscono i centri di raccolta dei “profughi”.
Fingere che tutto questo non sia mai accaduto e continuare ad ignorare che ciò sta accadendo anche oggigiorno, è un insulto all’intelligenza dei cittadini. E continuare a usare due pesi e due misure, è un insulto alla credibilità della politica di sinistra. Ecco uno dei tanti motivi per cui nel prossimo referendum sulla giustizia è necessario alla coscienza civica di ogni cittadino italiano che ama la propria nazione e che vorrebbe ancora avere fiducia nella giustizia votare “Sì” senza esitazione alla riforma della giustizia!
E’ ora di impedire al fosco teatro della parte inquinante della giustizia italiana di essere adombrato da soggetti come il procuratore Gratteri che si permette di affermare che voteranno per il “Sì” : gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente.” Mentre per il “No” “voteranno le persone per bene”! Oltretutto questa ricercata affermazione in studiata malafede, palesa una profonda valenza ovviamente voluta, di marketing politico populista, in quanto fa presa sulle persone che poco capiscono di politica e che supinamente voterebbero acriticamente per il “No”, non riscontrandosi tra chi è indagato, imputato, o facente parte della massoneria deviata e nemmeno membri di centri di potere! Un elaborato stilistico concettuale di tutto rispetto per una società di marketing politico.
Il punto è semplice: se una misura è giusta, lo è sempre. Se è sbagliata, lo è sempre. Non può diventare accettabile solo quando la applica sinistra e intollerabile quando la propone la destra. Questa ipocrisia sistematica è ciò che avvelena il dibattito pubblico, ciò che impedisce all’Italia di affrontare seriamente il tema dell’immigrazione, ciò che trasforma ogni discussione in una rissa ideologica.
E allora sì, è necessario dirlo con chiarezza: chi oggi si indigna per convenienza, chi oggi finge di difendere principi che ieri non ha mai difeso, chi oggi grida allo scandalo ma ieri applaudiva, non sta difendendo valori. Sta difendendo solo sé stesso e gli interessi delle lobby associate. E un Paese non può permettersi una politica che cambia idea a seconda del colore della bandiera che sventola sul governo. Perché un Paese così non decide mai davvero nulla: si limita a reagire, a indignarsi a comando, a dimenticare quando conviene e a ricordare solo ciò che serve a colpire l’avversario.
E questa, più di qualunque blocco navale, è la vera emergenza nazionale.

L'autore ha condiviso 43 testi sul nostro sito. Per esplorarli, visita la sua pagina autore Seneca.

Lettere che potrebbero interessarti

Categorie: - Politica

Lascia un commento

Max 2 commenti per lettera alla volta. Max 3 links per commento.

Se non vedi i tuoi ultimi commenti leggi qui.


▸ Mostra regolamento
I commenti vengono pubblicati alle ore 10, 14, 18 e 22.
Leggi l'informativa sulla privacy. Usa toni moderati e non inserire testi offensivi, futili, di propaganda (religiosa, politica ...) o eccessivamente ripetitivi nel contenuto. Non riportare articoli presi da altri siti e testi di canzoni o poesie. Usa un solo nome e non andare "Fuori Tema", per temi non specifici utilizza la Chat.
Puoi inserire fino a 2 commenti "in attesa di pubblicazione" per lettera.
La modifica di un commento è possibile solo prima della pubblicazione e solo dallo stesso browser (da qualsiasi browser e dispositivo se hai fatto il Login).

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 caratteri disponibili