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Lacrime e freddo

di obiuan

Alla televisione stasera uno speciale ricorda le stragi di mafia, i giudici morti le scorte e quant’altro. La moglie di uno di quei poliziotti è diventata famosa ed io, per quanto senz’altro lei sia in buona fede, ho sempre un po’ di riserva su chi costruisce qualcosa sulla morte degli altri.
Qui, su questo sito, dopo aver raccontato, urlato e pubblicato le mie stupide angosce amorose, ora racconto una cosa seria, una sensazione che per tanto tempo ho soffocato dentro e che ritorna a quelle stragi.
Nel 1994 ho lavorato in Sicilia e tutti i giorni correvo sulle autostrade isolane su quelle Croma blindate, che nelle cronache dell’epoca rivediamo sotto i detriti della strada, come carcasse di animali morti, azzurri o bianchi.
Io viaggiavo su una di quelle azzurre, pesantissime, con un impianto di condizionamento terribile per il freddo che mandava e quasi tutti i giorni passavo da Capaci, insieme a due colleghi.
Nessuno di noi era siciliano, tutti del nord e tutti innamorati dei paesaggi che vedevamo quotidianamente, che commentavamo con affetto nelle telefonate a casa e che speravamo di tornare ancora a vedere, magari con le nostre famiglie e sulle nostre auto, senza blindature e vetri spessi.
Ma ogni volta, come un pugno nello stomaco, transitare su quel pezzo di autostrada bordato dal guard rail rosso, faceva scendere il silenzio in auto e lo sguardo si dirigeva sempre su quella collina, da dove le indagini avevano detto era partito l’impulso elettronico che aveva macellato persone, mezzi e sogni.
Ogni volta il freddo del condizionatore era ancora più forte e dietro gli occhiali scuri le lacrime velavano i nostri occhi. Pensavamo alla morte, pensavamo alla vita. Pregavamo per loro, per i nostri colleghi, il magistrato e per sua moglie.
In quei momenti ci sentivamo terribilmente uomini, fatti di carne e sentimenti, di sangue e di paura.
Chi di noi credeva pregava il cielo, altri semplicemente davano il rispetto del silenzio, fino a quando il guard rail rosso finiva.

Lettera pubblicata il 22 Maggio 2012. L'autore ha condiviso 50 testi sul nostro sito. Per esplorarli, visita la sua pagina autore .
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Categorie: - Me stesso

La lettera ha ricevuto finora 3 commenti

  1. 1
    mayte -

    ogni volta ogni gesto che faccio lo faccio con onestà ogni cosa che faccio cerco di farla nella piena giustizia,.,..non vinceranno gli altri…non vinceranno i cattivi….non smetterò di fare gesti perchè ho voglia di farli e non per una mentalità maledettamente schifosadi ricatto della povertà…io sono una trentenne ….e io Falcone e Borsellino…li porto nel cuore..come porto nel cuore ogni giorno chi crede nella giustizia….chi porta avanti “senza” paura la propria convinzione …credo ..credo nellì’onestà…

  2. 2
    obiuan -

    sì, ma non dimentichiamo le persone che sono morte con loro e di cui nessuno ricorda mai l’esistenza.

  3. 3
    MAYTE -

    Non lo dimentico mai….anche i nomi più piccoli …

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