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La solitudine non è una malattia

Sto osservando la pioggia dalla finestra di un appartamento di periferia di Parigi, dove vivo da due anni; passano poche macchine sulla strada, nessuna persona cammina sui marciapiedi; vivranno almeno 50 famiglie nel mio palazzo, ma il silenzio è assoluto, e poche volte capita di incrociare qualcuno.
Vivo qui, solo, da due anni. Da ragazzo, quando ognuno si riconosceva in un “compa”, io una “compa” non l’ho mai avuta e sono sempre stato tra i più introversi della classe. Non ho mai avuto però difficoltà relazionali, sono sempre stato fortunato ad avere sempre una “fidanzatina” e qualche amico stretto.
Oggi invece sono qui, solo, da due anni.
Leggendo i forum i primi consigli che si danno sono : “fai i corsi di x e y, frequenta gruppi di y e z” ed io non posso dire di averci provato: sul mio posto di lavoro i miei colleghi sono pochi, più grandi d’età e preoccupati nelle loro vite da padri e mariti altri, quelli con cui, ironia della sorte, per questioni organizzative lavoro più direttamente e quindi conosco di più, sono lavoratori a distanza con cui comunico unicamente via chat; è un posto di mare inoltre il mio ufficio, l’altra metà è fatta da ragazzini impiegati come stagisti e in alternanza universitaria che spariscono nel giro di qualche mese: ognuno ha il suo pc, si interagisce poco.
Ho frequentato corsi di lingua, corsi di nuovo, corso di yoga. Sono un grande sportivo e mi piaceva correre la sera, ma è un hobby da solitari per cui non ho mai trovato compagni d’avventura, e allora mi sono iscritto ad una palestra. Ma anche lì non ho ancora trovato nessuno con cui legare, riuscendo al massimo a cambiare qualche saluto senza trovare mai le stesse persone. Almeno ci vado pressoché tutte le sere, quanto basta per allungarmi le giornate e ad arrivare a casa la sera abbastanza stanco per non pensare.
Ci ho provato, ci sto provando a non isolarmi pensando sia un mio problema, eppure ho notato che in tutti i luoghi che ho frequentato non ho mai trovato persone affiatate, amiche, riuscite, tanto quanto persone a loro volte disinteressate a relazioarsi con gli altri e non fare altro che ciò per cui hanno deciso di partecipare a quella attività. Tutti isolati nella loro fretta, tutti con le cuffie alle orecchie, in due anni non ho mai avuto il piacere di incontrare qualcuno arrivato cinque minuti prima o fermatosi 5 minuti dopo. I cinque minuti prima sono qualcosa di strategico: grazie a quei 5 minuti prima dell’inizio di un qualsiasi corsa ho avuto il piacere di incontrare tante persone in passato e far nascere una bella compagnia, anche un amore, nei corsi frequentati in Italia, e anche in altre esperienze fatte in altri paesi dove ho vissuto. Sono sempre stato un lupo sciolto ma non mi sono davvero mai posto il problema di creare “occasioni” per conoscere persone, ho fatto amicizie ovunque, anche sui treni. Ho scritto il mio grido d’aiuto anche nel gruppo che raccoglie gli italian di questa città su Facebook, ma senza risposta, sempre, interessati più a risolvere questioni più pratiche che a creare nuovi rapporti umani, ho anche avuto a che fare con una persona italiana, e quando ho pensato si fosse creato un legame ho scoperto di essere stato “usando” solamente per sfruttarmi come sistemazione provvisoria (non fosse altro che una volta trovata una sistemazione la persona in questione è letteralmente sparita, e vatti a fidare dei connazionali…).

E così qui non ho nessuno, e a casa, in Italia, non è che vada meglio ho solamente la mia mamma e il mio papà. Nessun altro parente, non ho fratelli, sorelle, cugini. Ho giusto 3-4 amici di lunga data che sono però impegnati nelle loro relazioni e che non vedo da questa estate perché tutte le volte che sono tornato a casa (cerco di tornare un paio di volte al mese) per il weekend erano molto occupati e sento sempre più sporadicamente, e non gliene faccio una colpa, è giusto così alla nostra età: famiglia e figli prendono il sopravvento.
Sono solo e questo non mi fa stare bene. Ringrazio mio papà e la mia mamma che mi stanno vicini e sono le uniche persone che sento tutti i giorni, però loro, anche se in forma, sono anziani. Per quanto rimanga già difficile dare un senso alla propria vita tenendosi legati come nel più triste dei cliché sugli italiani a due persone che peraltro non sono fisicamente qui con me, quando arriverà il loro momento che farò?
La settimana tra lavoro, corso di lingua e palestra cerco di farla passare veloce. Il fine settimana è il momento più difficile, una continua caccia a tenermi occupato corpo e mente, a far scorrere veloce il tempo, in apnea, per non cedere alla tentazione di non far passare più i giorni nella mia vita. L’altro giorno stavo pulendo casa e ho picchiato la testa: sono rimasto frastornato qualche minuto e poi mi sono ripreso. Mi fosse successo qualcosa di più serio, chi si sarebbe preoccupato di me? Forse i miei si sarebbero preoccupati quando dopo un po’ di ore non avrei risposto al telefono, e quando non ci saranno neppure più le loro telefonate a farmi compagnia?

Ho nella mente la storia di cronaca di quel professore di Venezia morto da anni senza che nessuno se ne fosse mai accorto. Non voglio fare la stessa fine ma allo stesso tempo non riesco a vivere da solo, sto molto male e se sono ancora vivo è perché non voglio dare dispiaceri ai miei genitori, almeno finché saranno in vita, hanno fatto e fanno molto per me.

Giovedì incontrerò una psicologa italiana, così parlarerò con qualcuno, ma non sono molto positivo, non sento di essere malato, chiunque si trovasse nella mia situazione si sentirebbe male.
Riprendendo le parole, scoperte di recente, del dottor Distelmans, incaricato nella commissione eutanasia in Belgio: «<Se chiedi l’eutanasia perché sei solo, e sei solo perché non hai una famiglia che possa prendersi cura di te, non possiamo creare per te una famiglia».

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6 commenti a

La solitudine non è una malattia

  1. 1
    Angwhy -

    La solitudine è figlia del tempo in cui viviamo,ovunque se ne parla ed è paradossale che ciò accada proprio nell’epoca di massimo sviluppo dei mezzi di comunicazione.
    Io credo che nessuno debba sentirsi sbagliato o peggio ancora malato per questa condizione che tocca praticamente ognuno di noi.
    posso dirti che molti anni fà era decisamente piu facile socializzare,proprio perche non c’erano molte alternative all’uscire di casa ed incontrare gente,ma alla fine sempre di rapporti occasionali e comunque temporanei si trattava,limitati ad esempio all’ambito della scuola.dopodiche ognuno prendeva la sua strada e chi si è visto si è visto.
    In una grande città,poi,credo sia ancora piu difficile,devi solamente cercare di crearti delle occasioni di volta in volta senza investirci troppo su,un po come fanno tutti.

  2. 2
    Es -

    Secondo l’OMS non sei in salute infatti la definizione di salute e’ “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia”.
    Pertanto potresti iscriverti all’ universita’ infatti se sei ferrato in una materia le persone ti verranno appresso per studiare con te e potrai socializzare oppure iscriverti a un corso di ballo infatti per ballare l’istruttore deve necessariamente costituire delle coppie oppure fare volontariato in una associazione dove socializzare con gli altri volontari.
    Auguri!

  3. 3
    Adam -

    Ciao,
    Ti capisco:a volte è proprio nelle grande città, come Parigi, che in teoria offrono cosi tante possibilità di interazione, che i ritmi di vita cosi accellarati fagocitano il resto, soprattutto lo spazio per i rapporti umani.
    Ma questo non toglie che una grande città offre comuqnue mille risorse e spunti, serve perseveranza e forse un cambio d’attidudine

    Leggendoti mi chiedevo :

    Com’é il tuo francese: fluente? Ottimo tu stia seguendo un corso di liunga ma su questo impegnati il piu’ possibile,non c’e’ leva piu’ importante del parlare la lingua locale per integrarsi. Un idea sarebbe trovare persone interessate ad un « tandem » linguistico, ci sono un sacco di siti dedicati.

    Ami la corsa,perche’ non iscriversi ad un club amatoriale? Ho fatto una veloce ricerca in google, e ce ne sono un zilione a Parigi.

    Sfrutta i vantaggi di essere in una metropoli, sei mai andato ad un incontro di expats ? Vi sono diverse organizzazioni che organizzano le attività piu’…

  4. 4
    eric-jean -

    Spesso (non cosi spesso ormai) vengo qui a leggere le storie d’amore delle ragazze (sempre un po complicate in italia — “credevo di non amare più Marco, mi ex fidanzato, poi l’ho incontrato di recente in un supermercato dopo due anni di separazione, una follia di amore mi ha ripreso, non so più cosa fare perché no mi è mai successo, cento pagine stile laura pau…magari se ne fà un best seller, ecc ecc) — apro questa pagina web questa sera e trovo suo messaggio — parigi è dura, tanto più che ormai la gente non ha più soldi, il paese sembra che vada a monte, quindi già la gente è gelida di solito, pensi adesso che scendono per le strade a protestare contro il costo della vita — è andato rue de varenne a vedere al centro culturale? all istituto dante? si è iscritto alla Alliance del bd raspail? li si fanno compagni, anzi preferibilmente compagne — ho lavorato in questi ambienti e so che chi è italiano è sempre apprezzato perché c una simpatia di principio per cose e person…

  5. 5
    eric-jean -

    (continua) …cose e persone italiane che i Francesi, che hanno il pregio (se è un pregio) di guardare solo se stessi nello specchio, non conoscono ma sotto sotto ammirano — eleganza, stile di vita, vestiti, design delle macchine, grandi cacciatori di donne — per di più in un aula di venti studenti siete più vivi e allegri degli altri — faccia una cosa un po stile Vittorio Gassman, dimostri di ESISTERE a ogni costo — entra in un bar ristorante, chiedi di dove sono, dici: ah che bello, anch’io!! mi presentate a uno di questi gruppi intorno sono uscito solo stasera — vedi che ci provi due volte e la terza funziona — se non sai cosa dire, (a una…) impara a memoria un storia inventa ma bella, vieni da un paese magico, non dimenticare mai — per riuscire a fare incontri ci vuole una dose di follia, ma a un italiano a parigi è perdonato tutto, ascolta il consiglio del nonno (quasi) che ne ha vissute tante e cerca di aiutarti. Courage courage, noble image!!

  6. 6
    Yog -

    La solitudine non è una malattia [N.d.R.: non è vero, ad essere onesti fino in fondo se ne parla diffusamente nel DSM V], però non è neanche un terno al lotto [N.d.R.: non basta, ci vorrebbe minimo la quaterna]. Comunque a Parigi è dura restare soli, non è mica la lugubre Milano di dicembre, quando per le vie di Quarto Oggiaro oscillano laggiù i desideri perduti [N.d.R.: solo nebbia, nuent’altro che nebbia…]

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