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La morale dimenticata

Non credo si possa più affermare che nell’attuale nostro povero Paese esista più alcuna morale. L’insegnamento che dovrebbero concederci gli illustri preposti è sventuratamente fallito da decenni. Come si dice… parlano bene ma razzolano male, molto male. Sono i cittadini che dovrebbero preparargli con cura le valigie e disporli nelle loro case.

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2 commenti

  1. 1
    Rossella -

    La tua lettera mi fa riflettere sulla distanza che esiste tra l’Italia e il resto dell’Europa. Negli ultimi anni ho notato una vera e propria chiusura su diversi fronti. Noi che ci diciamo credenti non dovremmo giudicare. Anche in politica noto che si tende ad essere molto fermi nel condannare i populismi, quasi a escludere quanto di spirituale c’è nelle forze che ci governano. Si crea un muro contro muro e tutte le volte che si muove un obiezione questo muro si alza. Le differenze culturali esistono e vanno rispettate. Io ho conosciuto un uomo tedesco che è rimasto sicuramente sbalordito per la mia apertura verso uno stile di vita (da lui giudicato irrispettoso perché si considera un individuo privato e io per questo lo rispetto perché la sua santità dipende dal rapporto con la sua terra ed è la riprova che in molti casi vale la pena seguire il marito) … dicevo: verso uno stile di vita che rompe l’armonia primigenia alla quale è abituato in quanto cattolico nato in un paese in cui il cristianesimo viene professato sotto l’ombra di diversi campanili e la vocazione alla santità si manifesta nella convivenza pacifica tra tutti i cristiani.

  2. 2
    Rossella -

    In Italia fino a pochi anni fa il cattolicesimo era religione di stato e, anche se la mia mente lo respinge, perché umanamente ho delle aspirazioni che non si possono negare, ma che vanno oltre quanto mi spetta per realizzarmi come donna, quando nasce l’amore io sono ben contenta di stare accanto ad un uomo che incarna i valori della civiltà classica (per amore, non per interesse… l’abito non fa il monaco. Non è un privilegiato. Ha le stesse possibilità di affermarsi socialmente -o di godere di una certa rispettabilità- di un uomo che può accumulare capitali con il suo lavoro e/o provvedere alle spese per consentire ai figli di avere un buon posto in società.), lo guarderei in maniera completamente diversa dalla mia amica del cuore che proprio non lo può vedere perché non mi concepisco come un individuo privato e metto quest’aspirazione nella politica perché ho la casa di proprietà, altrimenti pagherei l’affitto con la gioia di chi sa di poter occupare uno spazio e coltiverei altri ideali (o continuerei a vivere nel solco dei miei valori) . Gli ideali sono importanti, per alcuni sono anche dei valori. Io li rispetto. Sarà la storia a stabilire se la cultura della casa di proprietà ha prodotto un mondo migliore.

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