La fine improvvisa di un amore
di
Loredana
Riferimento alla lettera:
Caro Direttore, scrivo questa lettera in quello che credo essere il momento più brutto della mia vita. Ho 29 anni e dieci giorni fa il ragazzo con cui ho diviso gli ultimi sette anni della mia vita, così improvvisamente, dopo cena, si è slacciato le scarpe, si è seduto sul...
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FANIA: posso farti una domanda? Se non vuoi rispondermi assolutamente ok.
Cosa vorresti spiegargli?
MARIANNA: @Siamo stati un lieve prurito che col tempo si dimenticheranno.
Io non vorrei intromettermi in una serie di riflessioni tra te e te che in questo momento ti servono in questo modo. e forse è vero che a volte se pure fa soffrire è meglio pensare di essere stati un prurito, piuttosto che mettere un altarino in soggiorno del grande amore e quindi non riuscire a guardare il presente e liberarsi.
Ci sono persone che amano meglio e altre che amano peggio, e ci sono storie che funzionano e non funzionano, e ci sono persone che non amano affatto, e hanno i pruriti, come dici tu, e che ne sono consapevoli, altre che non ne sono nemmeno consapevoli.
Io non voglio intromettermi perché so che ciascuno ha la sua storia, la conosce e che ha bisogno dei suoi passi, delle sue fasi, delle parole che si dice e non si dice. Però penso che la questione ad un certo punto non sia se si è stati dei pruriti o dei grandi amori (perché quella è anche una cosa che si rielabora nel tempo e sulla quale forse ci si dà con il tempo le risposte) nel momento in cui è necessario guardare il presente, ma appunto il presente. Perché è nel presente che si ha la sensazione di essere amati o no, pruriti o affetto centrale e importante, soddisfatti o no del rapporto/non rapporto che l’altro ci propone.
Perché dico questo? perché alle volte il dire: sono stata/o solo un prurito, non sono stato amato può essere liberatorio, è vero, o può essere anche un modo per confessarsi che, dopotutto, l’altra persona non ci ha fatto stare bene, ma male, che abbiamo idealizzato una persona o una relazione, che comunque ad un certo punto, a causa delle circostanze, degli atteggiamenti, del voltagabbana, di crisi gettate in faccia non ci siamo sentiti amati, ma frustrati, feriti, da soli, molto più che da soli veramente, e che abbiamo avuto la sensazione chiara che stavamo perdendo il nostro tempo e noi stessi…
Però non vorrei che ci fosse in quel (non dico nel tuo, ma nell’espressione) “siamo stati solo dei pruriti” qualcosa che lede la persona che lo pensa o lo dice.
Perché si può pensare: quella persona non mi ha amato, quella persona mi ha amata ma l’amore è finito, quella persona mi ha amata male.
E tutto questo può essere riassunto forse in: non mi sono sentito felice con/o causa di, nel momento in cui le cose sono finite o andate in un certo modo
ma forse bisogna anche stare attenti che nel dire io sono stato solo, io non sono stato neanche ecc non ci sia un retrogusto del tipo:
non mi considerava degno di amore o cose così.
Scusa Marianna se ho preso quello che hai scritto come “LA” per dire questo.
Vero è che non dovremmo mai mettere nessuno nelle condizioni di giocare con i nostri sentimenti, e che c’è chi riesce a farlo persino a carte scoperte. E che ciò avvenga perché la persona ha scarsa considerazione di noi o di se stesso/a (sì, perché avviene anche questo) la cosa base è che per essere insieme bisogna essere in due,e guardare nella stessa direzione, come si diceva tante volte, e che comunque anche se siamo tutti bravi ad elucubrare molto, a giustificare molto, a riempire i vuoti sia con le nostre paure dell’abbandono e del dolore che con le giustificazioni da avvocato del diavolo verso l’altro, alla fine la verità è che le persone che sperano in un ritorno, anche se dicono che sarebbero disposte per la sofferenza ad avere le briciole, nessuno vuole veramente le briciole, ma vuole il ritorno della felicità in due, della serenità in due, o l’arrivo della felicità in due e della serenità in due, tantopiù se al di là dell’idealizzazione di reale serenità, sicurezza, felicità ce n’è stata molto poca anche quando la storia c’era…
discorsi complicati, ho pure il raffreddore, non so come mi sono usciti…
tu dicevi prurito, Marianna, e io questo ovviamente non posso saperlo. Però, sono onesta con te (non è un giudizio, è la sensazione) quando tu parlavi di certe esplosioni di gelosia da parte sua il mio primo pensiero non era “allora ci tiene”, ma “quanto le limita la vita una dinamica così?”.
Spero si capisca che non è un giudizio, Marianna. Quello che voglio dire è che non mi sembra che il centro sia tanto se sei stata un prurito o un immenso amore, ma quello che è ora. Anche se capisco, ripeto, o intuisco, perché a volte è importante anche dire arrivare alle conclusioni a cui sei giunta tu. Ma la cosa centrale è forse: che questa persona mi abbia amata o no è sicuro che ad un certo punto mi ha fatto stare di merda, e io mi sono dovuta perdere per stare dietro al suo amare o non amare ma comunque male che fosse.
Idee sparse, Marianna. E’ ovvio che io lui non lo conosco. E che la tua storia la conosci tu. Però è vero, in generale, mi sa: capire quando desistere, quanto quanto lottare e resistere, a seconda della realtà e dell’ascoltarsi, nella vita fa certamente il suo.
@luna hai ragione…che cosa devo spiegargli???Sai, dopo 18 anni era la prima volta che dormivo con un uomo…che era pure ubriaco, forse dovrei spiegare a me stessa perche’ sono cosi’ cretina!!!
FANIA: io non vedo cretinaggine in te.
Vedo forse una difficoltà a guardare le tue emozioni come un qualcosa di tuo, prezioso. Anche le emozioni che ci concediamo, magari, aprendo dei canali nostri, ad un certo punto della vita. E allora possiamo pensare che sia la bacchetta magica di un’altra persona ad averle create, mentre erano/sono nostre, anche se magari per qualche ragione le avevamo accantonate. Anche magari perché non eravamo pronti ad aprirci. Ma ciò non significa che quell’apertura che abbiamo scoperto dipenda dal fuori, completamente da fuori. Forsi possiamo anche chiederci se non siamo noi ad aver avuto voglia di sentirci diversamente, a priori. Io ovviamente non posso certo parlare per te, per quello che hai dentro tu, non vorrei essere fraintesa. Io provo a fare delle ipotesi. Quando ti leggo, Fania, non solo non vedo assolutamente una persona sciocca, bensì di base certamente molto profonda ed intelligente e sensibile, ma soprattutto leggo una persona che non ha nessun bisogno di cercare di conquistare una persona (peraltro così palesemente sfuggente, forse, da ciò che leggo) cercando di esserci attraverso il donare troppo, in termini emotivi e materiali, offrendo un appoggio e un sostegno che forse avresti voglia di avere per te. Ma non voglio fare facile non psicologia da foglietto nel cioccolatino, quello che voglio dire è che io penso che sia una bella cosa, se è vero che per molto tempo non hai avuto tempo o modo di aprire certi canali tuoi di aprirli, ma che forse ad un certo punto è stato come se tutte quelle emozioni fossero state per te come avere all’improvviso la TUA Ferrari di emozioni, sensazioni, desideri, sogni, aspettative anche corrette per te stessa, sotto il culo mentre prima certe parti di te stavano in garage, e che tu pensi che il merito di ciò, della Ferrari, sia stato… il circuito su cui hai messo in moto il motore, mentre in realtà quelle emozioni sono tue, tu sei quella Ferrari, epidermide, cuore, sensazioni tattili, desiderio, capacità di dare, ma anche di ricevere… Mi piacerebbe, egoisticamente, perché mi piaci come persona, che tu fossi felice di riavere la tua patente, ma che con la tua bella patente della Ferrari consapevole ti fidassi di te e del fatto che non esiste solo un… circuito dove ti sembra sempre di andare a sbattere. Ma che le tue possibilità sono molto più ampie di quello che credi. Ma ovviamente io parlo a distanza, e la tua vita non la so. Questo è solo ciò che leggo io. Un bacio grande.
GIU: non so se ho capito bene, cosa intendevi con “sbattere contro le evidenze”.
A me è capitato, di sbattere contro delle cose mie attraverso gli altri. E alla fine mi sono resa conto che guardare le mie cose era importante, perché non potevo cambiare gli altri, le loro motivazioni, non potevo neanche cambiare il destino, se per destino intendiamo ciò che gli altri decidono al di fuori di noi, e le dinamiche che si creano tra le persone per cui una percentuale è nostra ma un’altra è degli altri. Non possiamo cambiare il fatto che una persona possa accoglierci oppure no, anche perché il suo riuscire ad accogliere e il suo modo di farlo dipendono anche dalla sua storia, non solo dal fatto che ha incontrato la nostra. Gli individui tutti si portano dietro le loro biografie, il loro mondo di guardare il mondo, di riuscire anche a guardarlo in un modo invece di un altro. Se ci sono persone che piegano i calzini in modi diversi, che mangiano il gelato in modo diverso pensiamo quanto le personalità degli altri si manifestano in mille cose differenti, e allora entra in gioco anche la compatibilità, certo anche la compenetrazione quando le persone guardano nella stessa direzione, o almeno di provano. Ma sto divagando… quello che voglio dire è che non possiamo cambiare gli altri, ma alle volte cambiando il nostro “copione”, perché magari abbiamo lavorato sulle nostre “evidenze” possiamo scoprire che anche gli altri hanno una varietà di risposta, non solo una, oppure che ne hanno solo una, ma che quella risposta non ci va bene, non è adatta a noi, anche se deriva da altro, e non necessariamente da noi, magari anche su qualcosa sulla quale non possiamo intervenire, perché ciascuno lavora su e modifica da sè le proprie evidenze, se ne sente il bisogno, e quando nella vita ne sente il bisogno. Assolutamente in generale:
a volte perdiamo un sacco di tempo per farci piacere gli altri, anche nelle cose che non ci piacciono, proprio, affinché ci accettino, cerchiamo di accettare i nostri difetti attraverso l’accettazione di quelli degli altri. Che di base non è sbagliato non essere troppi rigidi nei confronti del mondo, se merita, non rifiutandolo incondizionatament. Ma magari non usiamo invece lo stesso tempo per accettarci, noi stessi, per conoscerci meglio. Anche attraverso le nostre paure, che magari ci raccontano qualcosa, di noi. Tutti abbiamo paura di qualcosa. Io non credo esista qualcuno che non ha mai conosciuto sensazioni di paura, anche minime o proiettive.
Temo di non esser stata molto chiara in effetti.o meglio a tratti ho generalizzato troppo e in senso drastico.ovviamente non tutti possono dire di esser stati solo un prurito. anzi io spesso ho pensato e creduto nell’esatto contrario. ma io non stavo tanto parlando di me o della mia storia.sinceramente non è nemmeno da portare come esempio.anzi non ho mai sentito una storia tanto assurda…la gente si lascia ad un certo punto,per i motivi più diversi.volevo solo dire a quanti chiedono al mondo se esista una sola possibilità di far tornare un ex che l’impresa può essere ardua,a volte impossibile.e non bisogna mai crearsi aspettative.spero siate d’accordo.mi aspetto che un tale sia mio per sempre.ma questo a cosa porta?semmai cerco di vivere,se sono innamorato,il presente.senza chiedermi quanto durerà,se mi salverà dalle malinconie e dalla solitudine esistenziale,se sarà sempre al mio fianco,anche al mio capezzale,o se invece in mia assenza sarà attratto da altre.se amo cerco di vivere al meglio il mio sentimento.ma ho smesso davvero di pensare possibile un ritorno da parte dell’altro che sia davvero il ritorno da me sperato.Io sono fedele.se l’altro non lo è la storia può anche finire(può, non deve)ma non significa che non sia stata una bella storia cmq.Il mio ex ad esempio non torna con me adducendo a motivazione la poca fiducia.d’accordo,lui pensa questo. io non posso fare assolutamente più nulla per cercare di fargli cambiare idea.gli sono stata sempre fedele ma non è bastato. allora amen.non starò certamente a soffrirne per tutta la vita.E vi assicuro che fa un male assurdo.è un forchettone nelle budella.ma che si fa in casi così?si prende la propria vita per mano e la si porta in un luogo piu’ confortevole,no?Io ci credo nell’amore,non importa se eterno.ma se una persona mi lascia è perchè non mi ama,c’è poco da argomentare credo…
…ferme restando le sfumature del caso concreto( e ognuno sa il fatto suo). io ho tirato queste somme. non so ancora se le ho metabolizzate o se si tratti di un modo come un altro(l’ennesimo)per sopravvivere allo sgomento.in un certo senso vedo piu’lucidamente,almeno mi pare.nella vita mi è capitato di avere altre storie,alcune durature. e se ho lasciato la persona in questione era perchè,per motivi diversi,l’amore era finito.e l’unica cosa che mi sono aspettata per l’altro è stata che capisse e accettasse la Mia scelta,che superasse il dolore,coi suoi mezzi,anche odiandomi se necessario,ma sicuramente non ho mai avuto un ripensamento.e se vedo st’altalena in cui un giorno mi lascia e il giorno dopo torna a cercarmi m’incazzo e basta.Poi ci sono storie diverse,in cui uno dice”non sono innamorato e non voglio legarmi”-e allora- piu’ chiaro di così si muore- lì ognuno è libero di trarre da sè le conseguenze del proprio dare dare dare ,senza avere in cambio una cippa-
scusate,le mie parole non sono oro colato,e di certo da assumere con moderazione.
Non puoi e non devi andare oltre ciò che il tuo cuore puo’ sentire o
vedere, al di là dell’umana comprensione. Ci sono cose che non dipendono
da noi, ma dai comportamenti altrui, benchè ingiustificati od ingiustificabili. Ma
ricorda, prima di amare un altro essere umano, bisogna amare noi stessi.
Attraverso il bene per noi stessi passa l’amore per il prossimo, per
l’umanità, per la vita. Il dolore come espressione estrema del nostro
malessere fortunatamente non è per sempre, stanne certa. Vedrai, prima o poi una calda lacrima si spegne in un sorriso. Buona vita
@ Grazie Luna tante tante grazie!!!Bacioni di buon anno
FANIA: buon anno a te 😀
MARIANNA: forse anch’io mi sono espressa male. Senso era che non dobbiamo sentirci svalutati noi, in alcun modo, anche se per caso fosse vero che siamo stati un prurito. Sarà un problema di chi pensa che la vita sia grattarsi, al limite…
E che, al di là di cosa sia stato, appunto si vive nel presente, nel senso che nel presente si fanno le scelte. Anche se a volte capita di guardare indietro e dire avrei fatto così o cosà, avrei potuto/dovuto fare così o colà e non farlo, e anche se dal passato si può imparare, serve, comunque sia è nel presente che si apre una porta o la si chiude, se si valuta che sia il caso di farlo.
Marianna, non mi ricordo (forse sì) se ti avevo già detto: L’ESCLUSA DI PIRANDELLO…
Scusa se io forse involontariamente ho detto cose che parevano a vanvera sul tuo personale.
Certo è comunque, generalizzo, sì, che le relazioni dovrebbero arricchirci, non farci sentire impoveriti.
E non è questione di dire che tutto dev’essere perfetto e che le persone non devono avere difetti, o che non possa anche esserci il bisogno di comprendersi meglio ecc… o che ciascuno non possa avere le “sue”… ma quando viene meno il concetto stesso di amore, di coppia… echecazz…
allora appunto la coppia non c’è.
e se ci stai dentro lo stesso, in quella strana danza, in cui devi girare con la sfera di cristallo per capire, ecc ecc, è una cosa talmente frustrante, e che sulla lunga sembra bruciarti il cuore, ma anche il cervello, e la percezione di te…
e mentre tieni fede ad una direzione in realtà non vai da nessuna parte…
‘na chiavica, proprio.
azz, oggi sono drastica e generalizzatora di brutto…
Però quello che voglio dire è che mi sembra il minimo stare male quando è così, quando la crisi d’identità “coppica” non può che diventare anche personale, perché si passa il tempo a vivere una vita strana, che non si capisce bene che cos’è e da che parte va… lasciarsi è bruttissimo, se si ama ancora, ma anche quei limbi lì, quanto sono logoranti?
Forse nel lasciarsi c’è un dolore pazzesco, individuale, ma che almeno sa di poter/dover essere individuale e di dover/pote cercare in se stesso la propria risalita, mentre in quei limbi c’è una parvenza di noi che può logorare persino per anni in un gioco di non diritti e doveri? Buh..