La fine improvvisa di un amore
di
Loredana
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VALINDUZZA cara, uomini (o ragazzi o donne o ragazze) affascinanti, intelligenti e interessanti ce ne sono, ma scusa, non basta. 🙂
Se io convivo, poniamo, domani, con un uomo affascinante, intelligente, interessante, ma con un pessimo carattere… O un bel po’ anche stronzo, o pieno di paturnie e fisime, o inaffidabile, instabile, incontentabile, incapace di sostenere la frustrazione (che tutti, ricordiamolo, abbiamo o avremo, a vario livello), perennemente insoddisfatto, incapace di progettualità di coppia eccetera, continuamente distratto perché inquieto, sai che cosa me ne faccio, vero? 🙂
Bisogna vedere, chiarire con noi stessi prima, di che cosa si stia cercando nella vita e in un eventuale rapporto di coppia. Ci sono persone che non si vogliono legare (peraltro legarsi non dovrebbe significare perdere la “libertà”, concetto su cui vi è molta confusione, e sono d’accordo con il tuo concetto di libertà VALINDA, ma non è così diffuso…) ma può capitare loro di trovare una persona speciale e quindi avere timore di rinunciarci, o tentano di averla in qualche modo (stile ora sì ora no ora sì ora no).
Non si tratta di mettere condizioni uno verso l’altro, secondo me, cosa sempre sbagliata in partenza. Si tratta, semplicemente, di avere molto chiaro che cosa NOI STIAMO CERCANDO, e dopo di dare l’opportunità SOLO a quel qualcuno che perlomeno su cose fondamentali la veda come noi. Altrimenti tutto diventa un’agonia, davvero, fin dall’inizio. Viste da fuori, molte storie che mi vengono descritte, mi appaiono così: non storie d’amore, ma agonie varie.
Eh insomma… Vogliamo davvero complicarci la vita così?
La maggioranza delle persone mi pare che vada un po’ così, a tentoni, come un cieco che giri per stanze senza bastone e appigli, finché non appoggia la manno su qualcuno, sente la sua faccia, la sua voce, e ci si aggrappa. Eh no, ragazzi, così non va, non può andare.
VALINDA, perché non cogli l’occasione questa volta di metterti a una scrivania, pensare, magari scrivere: CHE COSA VUOI TU. E dopo, perdio, cercalo! E se trovi qualcuno, anche per caso, domandati se è uno che, oltre a piacerti, possa essere uno con cui potresti passare la vita. E non iniziare, da subito, ad adattarti TU a questo e a quello. Quella deve essere una cosa che si fa ai fini di una, poniamo, convivenza! Non è che ti devi iniziare ad adattare, da subito, vedendo come è uno. Eh no! Domandati TU come lo vuoi, un uomo. Domandati tu, che vita vuoi con un uomo. E quando vedi che uno è diverso, troppo diverso, troppo lontano, da quello che cerchi tu, non devi chiudere, non devi semplicemente aprire un discorso!
Secondo me, uno dei tanti errori diffusi è questo: pensare, prima vedo se uno/una mi piace, poi tutto il resto viene.
E magari! No! Purtroppo non è così! Ho detto, è vero, che io per amore ho fatto questo e quello. Certo, in amore si fa tutto e di più. Ma posso dirti che ho sbagliato? Sì, ho sbagliato! Perché se tu devi fare per due, non ci siamo.
Pensavo di fare la mia parte (cioè il massimo) e che anche l’altra parte lo avrebbe fatto. Io affronto le cose in un rapporto con questo spirito. Se l’altra parte però vedo che la sua parte non la fa, arrivederci, anzi addio! La disponibilità, la capacità di adattamento, saper trovare compromessi, voler dialogare e ascoltare cosa dice l’altro, sono tutte qualità, ma attenzione, devono servire al rapporto, contribuire al benessere e alla crescita del singolo e di un rapporto, possono essere la base per un’ottima convivenza (vera, no convivenza così, per modo di dire…), non diventare la scusa per l’altro di sbatacchiarci di qua e di là come un pacco. Di diventare un oggetto. Di dimenticare le nostre esigenze, priorità e persino la nostra natura. Qua mi pare, in certi rapporti, ci si dimentica di noi stessi fin dall’inizio di un rapporto! Come si può pensare che un rapporto così crescerà? COme pensare che si potrà avere poniamo una convivenza con rapporti così? Come si può pensare, e minimamente, di COSTRUIRE qualcosa, di solido dico, dentro a un “rapporto” così? E’ semplicemente impossibile. E perché dico che si deve non aprire, o chiudere dopo poco che si sono avute certe per così dire “informazioni”? Ma è chiaro: dopo ci si coinvolge emotivamente, e sei bello che fregato. Te la trascini per chissà quanto. Quindi: aprire quando è il caso. E chiudere al più presto, quando è il caso.
ELENA, speriamo che a questa persona non sia successo nulla di male.
Però… Era per caso il vostro primo incontro? Te lo domando perché ho la sensazione che tu faccia qualche erroruccio, in fase di approccio e nella comunicazione. Ad esempio, CHIEDERE a una persona, mentre è lì con te, se in futuro potrete frequentarvi, mi pare sbagliato nonché controproducente. Può mettere una persona a disagio. Siete già lì: intanto vivi quello, poi si vedrà. Le ansie, quando si vive bene UN MOMENTO, si mettono da parte. Non ci sono. Forse tu gliele hai trasmesse, non so.
Poi: se era il vostro primo incontro, o uno dei primi, ma è solo la mia opinione, meglio un incontro fuori casa, meno impegnativo. Perché un uomo, mi spiace, ma per quanto “amichevole” possa essere il vostro incontro, recepisce un certo messaggio. Casa tua è la tua intimità massima. Il tuo mondo. E tu non ci devi, secondo me, fare entrare chicchessia, così. Non perché ci sia, di per sé, nulla di male. Siamo grandi… Ma perché, ripeto, dai un messaggio troppo prematuro a una persona che non conosci e che non ti conosce. Le cose, le persone, i rapporti, bisogna conquistarseli e meritarseli. Non averli serviti su un piatto d’argento. Vista da fuori da me, quest’uomo ha avuto troppo subito. Gli è mancata la giusta “tensione” che un rapporto (eventualmente futuro) d’amore deve sempre avere… Sennò siamo a giocare al fratello e sorella, o mamma e figlio, o amico e amica, eh.
VALINDA: sì, vero… cioè intendo vero, anche se non conosciamo le storie degli altri come i protagonisti stessi, e anche quella che può sembrare “la famiglia cuore” a volte può vivere conflitti, crisi e problemi, ma molto dipende anche dalla loro capacità e sinergia e complicità nell’affrontare le cose, in un mondo che pare pullulare di immense menate pazzesche anche sulla scelta del cinema o il fatto “mi invadi se mi chiedi se la mattina bevo caffè o the” o “sono confuso” e blablablà poi incontri le persone che dici tu e dici: azzo, ma guarda te quando mi stavo abituando a vivere in confusionland dove appunto la banconota in corso è la menata, in piccolo e grande taglio.
Intendevo persone che hanno fatto scelte normali/speciali vissute appunto come normali. Con entusiasmo, con volontà, con coscienza, con progettualità.
Ci sono degli amici di amici miei che hanno passato tutta la loro fase in cui hanno tentato di avere figli e hanno scoperto di non poterne avere e fatto pace con il lutto biologico si sono messi in lista per l’adozione. Adesso hanno tre figli, due sorelline e un fratellino.
C’è un’altra coppia che ha scelto di non ricorrere a bombardamenti di ormoni e tentativi e ha adottato una bambina.
C’è un uomo che conosco, che tra l’altro ha perso il fratello anni fa, che ha tre figli: la prima è la figlia della sua compagna, il secondo è nato dalla loro unione, la terza è stata adottata di recente.
L’altro giorno parlavo con due freschi sposi che insieme hanno deciso di trasferirsi. C’era una casa, piccola e malconcia, in un’altra regione che era della famiglia di lei e la usavano per le vacanze. Ad un certo punto quando lui è rimasto senza lavoro quasi per gioco ha cominciato a mandare curriculum in quella regione. Lo hanno chiamato alla sprovvista prestissimo, e per alcuni mesi lui è andato a vivere in quella casa, mentre lei cercava di ottenere il trasferimento. Ogni fine settimana correva da lei, lei da lui appena possibile. Ad un certo punto poiché il trasferimento non arrivava anche lei ha cercato lavoro in una fabbrica lì vicino e si sono trasferiti entrambi.
Quando parlano di queste cose lo fanno con la semplicità che alcuni non hanno nel dire: passo a prenderti alle otto.
Un mio amico italiano si è trasferito per un periodo in Svezia perché lei era svedese. Poiché lui era in difficoltà a trovare lavoro anche per via della lingua si sono trasferiti per un periodo in Italia. Poi hanno pensato all’Inghilterra, perché entrambi parlano bene l’inglese.
Si sono lasciati alla fine, non male comunque, però diciamo che per il tempo in cui sono stati insieme non è che sono stati a discutere tutto il giorno solo sull’acqua minerale liscia o gasata o a farsi le paranoie a vicolo cieco per fare delle scelte.
Le crisi possono capitare, per varie ragioni, anche a chi si prende un impegno, chi si sposa, ha dei bambini, si trasferisce o cambia lavoro. Ma qua stiamo parlando di ancora dei passi prima. Stiamo parlando di chi non riesce ad
essere stabile e deciso manco sulla base della base della base della base.
E gira pure la frittata per far vedere che lui è moderno o affascinante così o che ne so.
Può essere quello che gli pare ma per te è solo una perdita di tempo, Valinda, direi. E non perché tu possa desiderare di sposarti e avere dei figli, ma già a monte, molto molto prima ancora.
Saranno pure diversi l’amicizia e l’amore perché ci sono altre cose in gioco, a parte il sesso, intendo, anche.
Ma a parte il fatto che ci sono anche amicizie con cui ti può capitare di avere l’impressione di camminare sui chiodi, se parliamo invece di quelle in cui le cose sono spontanee, rilassate e non serve il libretto di istruzioni, e andare a bere un caffé è un piacere e non “filosofia teorica morale applicata della bevitura del caffé” e quando entri in casa e ti siedi sul divano ti sei seduta sul divano e ti rilassi, non è che c’è la paranoia del giorno “avrà piacere che io mi sia seduta sul divano”, “avrà cambiato idea da quando mi ha telefonato rispetto a quando ho suonato il campanello” ecc… beh, ma io dico che una relazione sentimentale non dovrebbe avere queste caratteristiche almeno e semmai meglio piuttosto che peggio?
Di per sè, proprio anche vedendo me stessa, non è che io pensi che per forza una persona che dice che ha una certa fase dica una bugia o lo faccia per comodo. Io sono una dal carattere free, nel senso che non vivo in base a schemi per cui bisogna fare una certa cosa in un certo momento per forza o che dirà la gente o sono fuori tabella. Però al contempo sente forte il valore dei progetti a due, che sia mettere i soldi nel salvadanaio per comprare le tende nuove o pensare a cosa fare per realizzare un progetto più importante.
Eppure ora sono in una fase piuttosto di autoricentratura e non lo nascondo. Tuttavia immagino che la mia base resti sempre quella che dicevo più su.
Penso che comunque qualsiasi fase uno abbia dipende anche da che rispetto hai per gli altri, e con quanto egocentrismo anche imponi il tuo punto di vista. Non è che puoi cambiare una rapa, però se a te non piacciono le rape e la rapa passa il tempo a dirti che non sei moderna tu perché ti piacciono le fragole o farti sentire in difficoltà come fosse dovuto, beh, è diverso.
E poi ho l’impressione che ci siano alcune persone che in una certa fase ci stanno tutta la vita, e anche con un certo autocompiacimento.
ELENA: a meno che costui non sia stato impossibilitato da vere imponenti ragioni mi pare alquanto cafoncello. Penso che tu abbia fatto bene a dimostrare interesse nel conoscervi meglio e a scrivergli chiedendo spiegazioni se era quello che ti sentivi di fare, perché giustamente non vedo perché una debba castrare la propria personalità, tanto più se senti un’atmosfera rilassata e spontanea. Io forse da parte mia avrei aspettato che si esponesse lui visto che già avevi fatto il passo della cena, e la mossa seguente toccava a lui. (non ne faccio una questione di tattiche, eh!
Ciao sono Daniele ho 29 anni ed è la prima volta che scrivo in un forum. Mi sono deciso a farlo per condividere questo malessere che ormai vive dentro me da 2 mesi a questa parte.
Non voglio tediare nessuno con la mia storia, in questo post tutti possono capire come mi sento quindi cercherò di riassumere in poche parole.
Ho conosciuto lei 10 anni fa, dopo una breve (stupenda) storia lei conobbe un altro e le nostre strade si divisero. Eravamo giovani e pieni di voglia di vivere e riiniziare. Qundi anche se con qualche difficoltà ripresi a vivere, fino a quel fatidico giorno di 7 anni fa. Lei mi suono alla porta e da quel momento la presi tra le mie braccia con la promessa di non farmela scappare più!
Passammo momenti indimenticabili, ricchi di passione e felicità fino a quando il mio amore per lei diventò incondizionato. Non uscivo più con i miei amici, non passavo più del tempo con i miei famigliari per passarlo con i suoi, uscivamo sempre e solo dove voleva lei e sempre soli per la nostra gelosia reciproca. Ma a me non importava. Con lei ero felice, perchè forse era l’unica persona che mi era rimasta. Una domenica mattina (giorno prima del suo compleanno con annesso regalo in macchina), prima di andarla a prendere, mi chiama…le rispondo “Ciao amore, che succede?”…lei non dice niente…Io risposi “Ho capito tutto,posso sapere il motivo?”…Lei (tra le lacrime): “No Dany, meglio che non sai niente”.
Tutto svanito nel nulla in pochi istanti, quei ti amo di una vita, buttati nel c….
Dopo questo bellissimo giorno della mia vita,dopo aver cambiato numero, email e quant’altro per non sentirla più, una settimana fa, mi si presenta all’uscita da lavoro. Mi blocca e iniziamo a parlare. Io tremante alla sua vista, con il cuore a pezzi, cerco di capire che vuole (forse con un po’ di speranza che tornasse). Beh, gente…era solo venuta a chiedermi scusa per avermi lasciato al telefono, per sapere come stavo e soprattutto (motivo principale) se mi sentivo con la sua amica?!
Questo è tutto!
In 7 anni ha distrutto il mio modo di essere, i miei interessi, il mio corpo e il mio spirito. Lei egoista, fredda, nevrotica, insensibile (e molte altre cose) riusciva a darmi quel poco per non farmene andare e sentirmi amato e credere di amarla follemente. Persino sua madre, il giorno dopo con gli occhi lucidi mi disse una frase che non scoderò mai finchè avrò vita: “Lei,semplicemente, non ti merita…6 un ragazzo d’oro”.
In cuor mio sapevo che non era la ragazza adatta a me, ma la vedevo come l’unica persona che sapeva darmi quei momenti di felicità nella mia triste vita.
Ora, sono qui…quasi solo, smarrito, ho perso 7 anni della mia vita, ho perso la voglia di amare e di essere amato. Credevo nell’amore unico, assoluto e incondizionato.
Scusate se mi sono dilungato, se ci sarà occasione parlerò ancora.
Volevo solo dire a coloro che hanno sofferto, che credo fermamente che tutto ciò che ci accade è per uno scopo ben preciso, ogni lato negativo ha sicuramente controparte positiva. E mi rincuora, leggere questo post, perché capisco che esistono ancora ragazzi e ragazze così sensibili da credere che l’amore esiste e possa durare una vita.
NATY
non sono d’accordo. Ansie trasmesse? ma per nulla, solo una serata amichevole di conoscenza reciproca. Siamo grandi, e quando una ti vuole invitare a cena, almeno per ciò che mi riguarda, non è che debba per forza far capire: cena uguale letto. A me piace invitare persone a casa.
Tensione? guarda: ho solo parlato chiaro. Non mi piacciono i giochetti del tira e molla.
LUNA concordo. Ho un pò lottato contro me stessa, ma dopo 3 giorni che non si faceva sentire, ho mandato semplicemente una mail. Siamo passati da 3/4 sms al di o telefonate, al nulla. Mi piacerebbe saperne il motivo. Anche quando era con i colleghi si faceva sentire. Non l’ho richiesto io, era un dato di fatto. E la cosa mi suona strana, perchè si è espresso bene quando cenavamo. Io ho chiesto, ma dall’altra parte c’è stata risposta!! se non fosse stato chiaro con se stesso e con me, almeno la mail che abbia valore nel rispondere.
Bhò….certa gente è strana!!!
Daniele: ciao 🙂 mi dispiace che tu stia male e per la sensazione di aver perso degli anni della tua vita (conosco…) però sono anche d’accordo con te che una controparte positiva c’è, un po’ perché spesso la fine di una storia ci porta a guardare in noi stessi scoprendo delle cose di noi che non sapevamo e risorse che potranno servirci in futuro e, come noti tu stesso, anche in cosa noi possiamo aver mancato, verso noi stessi, non solo verso l’altro, e son tutte cose che nella vita servono. Un po’ anche perché spesso quando una storia finisce con il tempo realizziamo anche che c’erano delle ragioni per cui è finita o perché è andata in crisi o una crisi è esplosa proprio in quel momento.
Incompatibilità o comunque per esempio degli equilibri forzati o che sono venuti meno ecc.
Tu stesso mi pare ti rendi conto che in qualche modo in quel rapporto tu eri anche imploso.
Non mi ricordo chi diceva che alle volte le persone ci lasciano ma anche noi volevamo inconsciamente che ci lasciassero.
Lo so, sembra una bestemmia in un forum in cui tante persone soffrono per abbandoni che sembrano inspiegabili, per bidoni pazzeschi, promesse venute meno, voltafaccia, traumi e sensi di vuoto.
E guarda che in queste righe più su mi ci metto pure io, nel fatto dello sgomento, del male che fa ecc.
Tuttavia alle volte accade che con il tempo ci diciamo e non razionalizzando ma perché sentiamo che è vero: è stato meglio così.
Che sia perché siamo usciti dal fosso dell’abbandono o perché effettivamente chi se n’è andato ha lasciato spazio a una storia altrettanto vera, ma più equilibrata, con una visione della vita veramente più condivisa, e in cui nessuno dei due si ritrovi a dire… mi dispiace ho finito le menthos… o lasciare al palo attraverso un telefono…
ti auguro di riavere presto la tua serenità, Daniele, che, credo, sia il primo passo per poter provare anche la felicità.
ELENA E NATY: sto riflettendo… mumble mumble… nel senso che non mi sento di dare del tutto “torto” a Naty (virgolettato perché non è che ci sia una regola ovviamente, è uno scambio di punti di vista) e al contempo capisco anche il punto di vista di Elena. Mi spiego: se per Elena invitare qualcuno a cena è una cosa simpatica, normale, informale lei non darà all’evento il carico di significato che può dargli qualcuno per cui invece aprire la porta ad una persona significa passare a cinque fasi successive. Poi dipende anche da un fatto di situazione e spontaneità, ci sono persone con cui possiamo ritrovarci a mangiare du spaghi anche improvvisati allegramente e mostrare dove teniamo lo stendibiancheria e altre con cui questo non avverebbe mai, per questo dicevo che non è questione di tattiche, ma di come siamo noi, di com’è la persona davanti e di quale atmosfera si crea. Sul presente concordo, nel senso che forse io in effetti non avrei chiesto di rivederci ancora, per il mio modo di essere, tuttavia chi può dirlo? dipende anche dall’atmosfera che si crea, dal tipo di dialogo. Voglio dire potrei invece chiederlo proprio perché non mi sembra sia una cosa eccezionale, e come potrei dire ad una mia amica: bella serata, dovremmo organizzarne più spesso.
Si perde davvero ad essere se stessi, fosse pure che l’altro possa leggere ansia dove non c’è? forse no. se elena è certa che non sentiva ansia forse essendo semplicemente se stessa si è fatta un favore comunque, perché ha visto la reazione dell’altra persona. Nel senso che magari una persona più compatibile a lei non avrebbe visto ansia nelle sue parole. Insomma, Elena, voglio dire magari tu hai bisogno di una persona più easy (no easy nel senso sessuale, easy nel senso di esprimere ciò che passa per la testa).
Quello che capisco è che ti possa dare fastidio il fatto che lui abbia fatto tanto il presente e quindi si sia comunque in qualche modo “lanciato” per poi nascondere la mano (speriamo appunto che non gli sia successo niente). Personalmente ammetto (ovvio che però non conosco il tenore e il contenuto dei messaggi e delle chiamate) diffido un po’ di chi mi fa troppe meraveje quando mi conosce da 5 minuti. Non per sfiducia in me stessa o perché penso che per forza debba essere un paraculo, ma perché di fatto, comunque, non ci conosciamo ancora, anche se può esserci sicuramente una spinta a conoscersi maggiore che verso qualcun altro. Però siccome io sono solare ed estroversa ma non sono il tipo che dice meraveje eccessive con leggerezza (anche se riconosco le sintonie e non amo i tira e molla manco io) diffido ammetto istintivamente di chi parte in quarta o comunque amo piuttosto essere certa di non fraintendere. Guarda che mi riferisco alla sua massiva messaggità, non al tuo invito a cena. Si può invitare qualcuno per conoscerlo, appunto. Non credo che tu abbia fissato una data di matrimonio mentre mangiava gli spaghetti 😉 e comunque lui ha accettato il tuo invito.
LUNA ti rispondo.
I messaggi erano del tutto innoqui, una piacevole persona che parlava del più e del meno, come trà persone civili che prima di conoscersi vogliono farti entrare nel loro mondo un pochetto.
Ed io ho risposto serenamente, senza equivoci.
Dalla cena, sembrerò retorica, ma ti assicuro (parlo al singolare ma vale anche per altri che vorranno intervenire) che nulla a fatto si, che si creassero aspettative. Semplicemente un dialogo, fatto di verità, spontaneo, se vuoi, anche divertente.
Mi è venuto spontaneo chiedere se fosse interessato a rivedermi e lui accettò. Ora: se non si è del tutto bevuti il cervello, credo che, comunque sia stata una libera scelta, come l’adesiano ad una cena.
Non ho chiesto la luna.
A queste risposte può solo rispondere chi è interessato (o forse) no.
Magari per senso di ineguatezza, alcuni ti rispondono: si certamente, ma poi voltati l’angolo, non si fanno più vedere.
Comunque sia, non piango….anzi la prendo con filosofia.