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La battaglia di Lepanto e il nemico alle porte

Mentre le nostre televisioni si attardano sul come e sul quando distribuire il famigerato “tesoretto”, indugiando voluttuosamente sulle starlette di vallettopoli, nel mondo dei media d’oltralpe e sui quotidiani nostrani più attenti al fenomeno terrorismo, rimbalzano notizie inquietanti di un magreb in rivolta lungo la fascia meridionale del mediterraneo per le violente incursioni perpetrate da jihadisti musulmani. Così perdiamo il controllo di quel che accade e ci riguarda molto da vicino, più di quanto pensiamo.
L’ emiro di al Qaeda nel Magreb, Abu Musab al Wadud, (nominato di recente da Al Zarkawi) ritornato in quelle zone agli inizi di questo mese si è già messo al “lavoro”, cercando di stringere alleanze con quei fanatici già presenti in Marocco ed in Algeria con l’intento di creare una articolazione di gruppi armati con forte radicamento locale in una vasta rete transnazionale per raggiungere l’ambizioso obiettivo di “lottare fino a quando i nostri piedi cammineranno sulla nostra Andalusia rubata e su Gerusalemme profanata”. E questo avverrà, secondo l’emiro, allorché “i combattenti (qaedisti) ritorneranno dall’Irak con le loro terribili competenze”. C’è da scommetterci che al Wadud manterrà la parola, visto che appena due mesi prima, ripiegando dalla Somalia, aveva minacciato di arrivare in Algeria con intenti minacciosi. Finora il Maghreb era rimasto piuttosto al riparo da questa tendenza globale ma, con l’adesione ufficiale del “Gspc” (Gruppo salafista per la predicazione e il combattimento) ad al Qaeda, la situazione è cambiata. Va precisato che, sebbene indebolita sul piano operativo, al Qaeda svolge una funzione di referente fortemente simbolico. Stranamente gli attentati di Algeri coincidono con la notizia che nostre forze dell’ordine avrebbero sorpreso e catturato cellule sospette in terra di Sardegna, mentre gruppi di qaedisti si spingevano sulle coste prossime allo stretto di Gibilterra.
E’ il caso, a questo proposito, ricordare che le prime incursioni dell’islam sul territorio spagnolo risalgono ai primi dell’VIII secolo d. C., partendo proprio da quelle basi nordafricane. Secondo le cronache del tempo, le spedizioni, mirate alla pura e semplice razzia, sarebbero state guidate del berbero Tāriq ibn Ziyād che, usufruendo delle imbarcazioni concessegli dall’esarca bizantino Giuliano, governatore di quelle coste, sarebbe sbarcato nel 711 sotto l’altura che da allora porta il suo nome: il jabal Tāriq, (la montagna di Tarik), Gibilterra appunto. Certamente erano altri tempi, si parlava di razzie tribali e di conquiste facili dovute a defezioni per lotte intestine nell’ambito del regno dei visigoti-spagoli il quale, in breve tempo crolla, quasi senza opporre resistenza.
E noi italiani, siamo pronti a fronteggiare un’eventuale offensiva destabilizzatrice come quelle subite a Parigi nel 1995, a Madrid nel 2004 o a Londra nel 2005? Come gli struzzi, ci apprestiamo a trattare con costoro, snaturando o occultando le nostre gloriose tradizioni nella speranza di non urtare la suscettibilità di quei “signori” che proclamano apertamente la riconquista dell’Occidente con l’inganno e con le intimidazioni. Come abbiamo fatto con il crocifisso, rimosso da alcune scuole e dalle Case comunali della sinistra, così facciamo con la famosa tela che evoca la battaglia di Lepanto: è stata rimossa per ordine dell’ineffabile presidente Bertinotti dalla sala di Montecitorio, dove vengono accolte le delegazioni straniere e riposta in un luogo ad essi inaccessibile. Ma di questi gesti scellerati pochi si sono ribellati. Il quadro rappresenta la sconfitta dell’Impero Ottomano ad opera delle forze navali della cosiddetta “Lega Santa”, che in quell’occasione (7 ottobre 1571) ci salvò dall’invasione dell’impero ottomano. L’importanza di questo evento merita un cenno retrospettivo, che riprendiamo dalle cronache dell’epoca.
Il terrore musulmano, allora come oggi, regnava nel Mediterraneo: l’antico Mare nostrum. La sorte dei cristiani di Cipro era simile a quella che i novelli imam, con le loro prediche, nel chiuso delle madrasse (scuole craniche), vorrebbero riservarci a noi “infedeli”: quando cioè l’Islam si stava preparando alla “revance” su tutta l’Europa. Sulla cattedra di Pietro sedeva un teologo domenicano, con il nome di Pio V, il quale, valutando la gravità del momento, comprese che solo una guerra preventiva avrebbe salvato l’Occidente. Con parole gravi e commosse esortò le potenze cristiane ad unirsi contro gli aggressori in difesa della cristianità. La gravità era dovuta al fatto che l’espansione dei turchi si andava sviluppando anche grazie alla complicità di alcuni Paesi cristiani, come la Francia che, in nome dei suoi interessi geopolitici, incoraggiava e finanziava i turchi per indebolire il suo tradizionale nemico: la casa imperiale d’Austria. Tuttavia grazie alle insistenze del pontefice, il 25 luglio del 1570, Venezia e la Spagna si strinsero attorno al Papa concludendo l’alleanza contro i turchi. Subito dopo vi aderirono il duca di Savoia, la Repubblica di Genova e quella di Lucca, il granduca di Toscana, i duchi di Mantova, Parma, Urbino, Ferrara e l’Ordine sovrano di Malta. Si trattava di una prefigurazione dell’unità italiana su basi cristiane, vale a dire la prima coalizione politica e militare italiana che la storia ricordi.
Quei clandestini fermati a Cagliari si giustificavano dicendo di essere fuggiti dal terrore algerino, ma ad una più accurata indagine dell’intelligence nostrana sono risultate delle cellule qaediste, probabilmente in cerca di possibili basi operative. Perché rischiare la clandestinità quando sul vecchio Continente vi sono giovani provvisti di passaporto comunitario liberi di circolare indisturbati e pronti a tutto? Sono i figli degli immigrati di seconda generazione, provvisti di una nuova identità, di rientro dalla penisola arabica istruiti alla dissimulazione sotto stretto controllo delle scuole craniche degli imam più estremisti. I servizi segreti francesi (Dcse) ci precisano che provengono dalle madrasse di Damaj, un sobborgo posto a Nordovest dello Yemen in una vallata prossima al confine con l’Arabia Saudita, frequentate da migliaia di aspiranti terroristi provenienti da tutto il mondo anche dall’Europa, principalmente dalla Francia e dalla Gran Bretagna. Da quel sobborgo, non sospetto fino ad oggi, vengono preparate le “più intransigenti reti jahdiste armate” da inviare in Iraq, in Afganistan e dove c’ è un qualunque focolaio di “resistenti”. Al momento si contano sulle dita della mano, ma quanto prima, secondo queste informazioni, saranno centinaia, pronti a scorazzare in lungo e in largo sul nostro Continente. Se questo è il quadro dello spostamento progressivo del fronte del terrorismo internazionalista islamico che, come sappiamo, punta a destabilizzare i legittimi governi delle ex colonie francesi, urge che l’Unione Europea ne prenda atto e si appresti a varare nuove politiche migratorie che comprendano aiuti concreti verso quei Paesi che si affacciano sulla fascia mediterranea.
Francesco Pugliarello

L'autore ha scritto 15 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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9 commenti a

La battaglia di Lepanto e il nemico alle porte

  1. 1
    stefano -

    Una scelta quella di togliere il quadro forse non casuale… è accaduto proprio quando il consiglio regionale del VENETO ha votato all’unanimità riconoscendo la lingua VENETA come lingua ufficiale di un popolo. Proprio in quei giorni Napolitano era in visita proprio in Veneto e parlava di necessità di FEDERALISMO, appena rientrò a Roma con decreto flash fece riconoscere la lingua italiana come la sola ed ufficiale dello Stato, Bertinotti fece il passo successivo tegliendo il quadro, offendendo la storia della Repubblica Serenissima, dell’Italia tutta, ma quel che più appare è una forte azione razzista nei confronti del popolo Veneto… se non ci volete lasciateci andare…

  2. 2
    francoazzurro -

    Ti ringrazio Stefano, è una testimonianza forte che rafforza l’ipotesi di molti italiani attenti alla causa di difesa delle nostre tradizioni.
    Hai voglia di trovare giustificazioni affermando che la rimozione della tela l’aveva prevista fin “dall’inizio legislatura…”
    Strana coincidenza! Vero signor presidente Bertonotti?
    Resto in attesa che Lei ci dica dove e quando l’aveva proposto, magari formalmente.
    Al momento per noi resta l’ennesima bugia, in linea con quelle di Prodi che mi offendono e ci offendono tutti.

  3. 3
    francoazzurro -

    (nell’incertezza se sia partito, ripeto il commento)

    Grazie Stefano per l’informazione.

    Sarebbe l’ennesima conferma delle bugie di cui i nosri governanti ci subissano che fa il paio con quelle di Prodi.

    Caro presidente Bertinotti, una coincidenza quella riferita da Stefano?

    Eppure Lei signor Presidente Bertiniotti ci aveva detto che era Sua intenzione rimuovere la tela della “Battaglia di Lepanto” fin dall’inizio legislatura! Dove, quando e a chi l’aveva formalmente manifestata?

    Siamo curiosi di conoscere questa Sua esternazione che, comunque avallerebbe la Vostra volontà di occultare, o meglio cancellare, la gloriosa storia del nostro Paese: le nostre icone, che rappresentano il meglio della nostra tradizione culturale…

  4. 4
    stefano -

    Bertinotti vuoi cancellare la storia le tradizioni per il potere del presente? Ma allora sei un “globalizzatore” i tuoi fans “No global” che dicono ? dove sono? e il rifinanziamento della guerra in Afghanistan, dove sono finite le bandiere della pace ? Dove i cortei dei pacifisti? Possibile che mezzo popolo dopo poco tempo abbia già cambiato idea oppure ha cambiato idea solo dopo le elezioni? …contradizioni…ipocrisie

  5. 5
    francoazzurro -

    Perfetto, scrivi alla Camera.

    http://www.camera.it/deputatism/240/documentoxml.asp?sezione=&Lettera=B

    una lettera rispettosa non si può negare a nessuno. Siamo o non siamo in democrazia?

    La si concorda, magari con altri amici?

  6. 6
    stefano -

    francoazzuro ciao… in che senso la si concorda? …si firma tutti e la si invia?

    Saluti.

  7. 7
    francoazzurro -

    La elaboriamo assieme, la firmiamo e poi gliela inviamo via e-mail.
    Chiaramente senza fretta.
    Se hai altri elementi, preparala pure, poi vediamo, la correggeremo, la rielaboriamo ecc.

    francesco2002.pf@libero.it

  8. 8
    oscar zorzi -

    Scincertante,con queste pretese dovremmo abolire tante cose ad esempio :la divina commedia con maometto all’inferno, i vari monumenti ai vari eroi o tiranni insomma abolire la storia quindi abolire i monumenti ai vari e conquistatori persino l’esistenza di cristoforo colombo considerato massacratore e conquistatore l’obelisco di mussolini,magari lasciare sempre le immagini di stalin marx che quevara ,. Tutto cio’ e farneticante e pazzesco .pare che non ci sia piu’ limite alla presuntuosita’ di bertinotti che da favorito sindacalista e’ diventato san faustino vergine e martire
    Vergogna vergogna a tutti noi italiani che sopportiamo simili affronti senza alcuna ribellione., gia’ quale ribellione se stiamo stordendo i giovani di droga ,calcio e discoteche?.oscar zorzi 74 anni

  9. 9
    francoazzurro -

    Ciao Oscar,

    grande rispetto ed ammirazione per la trasparenza che mostri anche nell’età. Sono, siamo in attesa di ricevere bozze di una lettera sottoscritta a più mani da inviare all’ineffabile presidente bertinotti, anche per tenere viva la problematica.
    Se vuoi, inviamela alla mia e-mail sopra riprodotta. Nel frattempo sarà mia cura elaborarne una da condividere tra coloro che vorranno partecipare, (sempre “privatamente”, s’intende).

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