Il suicidio
di
beppino
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Elena ,hai fatto bene ad uscire .Il ponte di Ariccia bè quello ci sarà sempre ,lascialo lì ,tu vivi ,vivi tesoro tienici al corrente di come ti vanno gli esami giorno per giorno se ti fà piacere almeno condividiamo con te le paure e le difficoltà !! un bacio :-)))
ciao marina bè si lo sò che stà sempre li, purtroppo lo so! è questo il problema! cmq gli esami sono ufficialmente iniziati. oggi la prima prova speriamo bene!!
Elena,voglio sdrammatizzare un pò la situazione non prendertela :il ponte è brutto e per il momento pensa agli esami!!! ma la porchetta……..eh !!! non per questo è nominata la porchetta di Ariccia!! un bacio tesoro 🙂
Quando si è depressi l’unica cosa che si vuole è eliminare il dolore il più velocemente possibile: è insopportabile trovarsi faccia a faccia con la tristezza. lo sconforto continuo colpisce le risorse della persona che deve aver forza sufficente per tornare a credere nella vita. per questo deve sapere quali sono i suoi bisogni più intimi, i suoi desideri, i suoi sentimenti e anche i limiti.consapevolezza di chi siamo, cosa ci spaventa, cosa vogliamo nella vita e che faremo per ottenerlo. putroppo..per chi è pigro come me non è facile…
A volte non si é pigri. Si é stanchi, demotivati, confusi. Magari sappiamo chi siamo e cosa vorremmo per noi ma, poi, ci convinciamo di non meritare nulla, di non avere diritto a nulla. E, qualche volta, gli altri non fanno altro che rafforzare questa convinzione. Quantomeno nella nostra testa. Poi passa il tempo, non capita nulla e se capita qualcosa é frutto della nostra smania di vedere cio’ che non c’é ma ci piacerebbe che ci fosse. Amici, amore, occasioni di lavoro, persino i nemici da odiare e da abbattere. Frutti della nostra fantasia perché la realtà non é che un brutto incubo da combattere con un sogno di vita oppure occorre provare odio per scaricare i nervi e la tensione. Finché le illusioni cadono ad una ad una e non si ha più voglia di nulla. Solo di dormire. E, magari, non svegliarsi più. Uscirne non é facile ma non é impossibile. E non esiste un rimedio collettivo. Ognuno sa per sé. C’é chi crede nella medicina, chi nella fitoterapia, chi nella meditazione. E smettere di credere che gli altri ci odino o siano depositari del motivo per cui siamo al mondo. A volte, gli altri, si fanno semplicemente i fatti propri. “Ognuno col suo viaggio, ognuno diverso, ognuno in fondo perso dentro ai fatti suoi” , come cantava Vasco. A volte esaltiamo gli altri in un modo incredibile. Li esaltiamo nel bene e nel male , li facciamo diventare giganteschi, li vediamo ovunque. I migliori, imprescindibili amici oppure i peggiori, inarrestabili nemici. Se si riparte da sé e si raggiunge una propria serenità interiore allora si….si puo’ stare in mezzo agli altri, si puo’ valutarli, si puo’ decidere se starci insieme oppure prendere le debite distanze. Altrimenti si diventa bambole di pezza in balia di chiunque passi. L’errore peggiore.
Io non voglio pensarci più al suicidio. La vita mia non mi piace e mi va stretta. Ma è l’unica cosa che ho e dopo, comunque, finirebbe tutto.
Dopo la vita non c’è più nulla. Non esiste un posto bello dove chi ha sofferto sempre potrà gioire e starsene bene sorridendo. Dopo la vita non c’è niente.
Cerco di circondarmi delle persone che mi fanno stare bene e di non essere sempre un peso per loro.
Cerco di fare qualcosa per me e per loro.
Ma è fuori dubbio che capitano sempre i momenti in cui non vuoi far nulla e ti senti inadeguato e, soprattutto, del tutto indifferente a qualsiasi cosa succeda.
Dobbiamo aiutarci da soli. E prendere quello che viene senza aspettarci nulla dagli altri. Loro sono un altro mondo e ognuno di loro è un mondo diverso.
Nessuno può portare in braccio qualcun altro per sempre. Possono aiutarti a rialzarti. Possnono farti pensare ad altro, farti uscire dalla tua logica che tutto fa schifo e non ce la farai mai ad alzarti appunto. Purtroppo non possono fare la via per te. E nmmeno puoi tirare giù anche loro. Io tante volte ho paura di tirare giù le persone buone e piene di gioia che mi vogliono bene.
Anche se non possono mai capire del tutto quello che ti passa per la testa.
Devi aiutarti da solo. E cercare di stare il meno peggio possibile. E devi sforzarti di metterti nella condizione di tirare su gli altri, che tante volte stanno peggio di te ma lottano per farti vedere che è tutto a posto. Devi tirarli su e camminare mano nella mano con loro e sorridere guardando il sole e le nuvole e il cielo azzurro. Col vento che ti sfiora. E sentirti felice almeno un po’ e fiero di avercela fatta a rialzarti.
E sperare nella semplicità e nella serenità più lunghe possibili, prima che ti succeda un altro pasticcio che ti toglie il sorriso. Perchè così è la vita. Il pasticcio più grande è sempre ancora da arrivare. Ma forse, forse, magari riesci a essere più forte anche del pasticcio dietro l’angolo e a tornaree di nuovo in forma.
E’ difficile. Ma devi almeno cercare di farlo.
Detto in poche parole: c’è chi (come me) nasce inadatto a vivere e chi invece ci si trova a suo agio.
E per chi è inadatto, non ce n’è: può sopravvivere finché ha un qualche stimolo importante, ma dopo, se resta solo, sbatte continuamente contro la sua ‘tara’.
Perché è solo un poveraccio, inutilmente nato e tardivamente morto.
Una prece.
Quattro giorni fa mi hanno chiamato perchè mia cognata ha tentato il suicidio. E’ in ospedale che lotta tra la vita e la morte, di certo c’è solo che se si sveglerà resterà cieca. Quella sera sono dovuta andare prima da mio marito e poi dai suoi genitori a dirgli che sua sorella, la loro figlia era in fin di vita per essersi sparata alle tempie. Quella sensazione quando ti dicono una cosa del genere è inspegabile, non riesci più a respirare, vorresti urlare ma l’aria nei polmoni sembra che ti finisca, ti sembra di soffocare senti un tale dolore al petto che neanche la più terribile ferita riuscirebbe a provocarti. Poi ti chiedi cosa non hai capito, che significava quel silenzio, come sarebbe finita quella frase che aveva lasciato a metà.
Non senti solo il dolore, senti la colpa di non averlo evitato. Mio padre è morto di cancro, con lui abbiamo combattuto, abbiamo provato a resistere ma non avevamo modo di salvarlo, ma lei, avremmo potuto salvarla e non l’abbiamo fatto. Lo so che chi pensa al suicidio non vede via d’uscita , forse sbaglio ma fermatevi a pensare un po’ anche a noi che restiamo, a quanto dolore sente una madre che perde un figlio, o un figlio,perchè mia cognata ne ha due, che perde la mamma. Immagino che la vostra solitudine vi isoli da noi che vi circondiamo ma vi prego permetteteci di aiutarvi, tutto si puo’ affrontare insieme tranne la vostra a morte,a quella non c’è riparo.Pensate anche a noi
Cara Elena,
è proprio a ‘voi’ che pensiamo tutti i giorni. Intensamente, a volte ossessivamente. Ma è vero che è difficile notarlo.
Perché chi entra nella sindrome dell’isolamento e si avvita nel senso di sofferenza per la vita, manda segnali smorzati, a volte contrari a quel che vorrebbe: vorremmo affetto e spariamo contro, vorremmo ascolto e ci allontaniamo, vorremmo un abbraccio nel quale trovare rifugio e non ci facciamo neppure toccare.
E dopo, sentiamo il freddo del rimorso per il nostro stesso comportamento e la rabbia verso chi non ha capito che avrebbe DOVUTO leggerci oltre.
Una bella pretesa, mi dirai. Ed è vero: in fondo, a stare o sentirsi soli si diventa sempre più egoisti e sempre più lontani e difficili da interpretare.
Ma così è.
Ancora adesso, se ripenso al mio passato, mi flagello per non aver saputo esprimere a chi all’epoca mi ‘stava accanto’ tutto il mio malessere di vivere. E lo pago con la mia totale solitudine di oggi.
Ma un po’ mi addolora e mi stupisce anche il fatto che neppure chi mi conosceva da 22 anni abbia avuto la voglia o sia riuscita a superare lo ‘sbarramento’ degli atteggiamenti distorti di chi, in fondo, aveva conosciuto e amato (amato?) in condizioni ‘normali’.
Chissà se sono riuscito a spiegarmi.
Ma se tua cognata si sveglierà, correte ad abbracciarla e coccolarla per ore. Le parrà di rinascere e questa sensazione andrà oltre persino al suo dolore fisico.
Ciao
Elena, quello che ti é successo é terribile, affrontare un evento del genere in una famiglia é si drammatico, ma non pensare mai, che chi arriva a fare una scelta del genere…. non abbia pensato a chi gli sta intorno. Anzi, probabilmente il senso di colpa provocato dal pensiero di non poter neanche togliersi la vita senza provocare altro dolore ha rafforzato la sua decisione. Mai mai mai fare pesare ad una persona depressa quanta sofferenza provoca, é il colpo di grazia.
Non pensare che il suicidio sia un atto egoistico, anzi… solo che la mente di un depresso… funziona in modo diverso. Impossibile cercare di comprendere o giustificare o capire, cercate solo di non farla sentire peggio, non colpevolizzatela e non colpevolizzatevi…. non é neanche colpa vostra. 🙂