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Il suicidio

di beppino
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14.953 commenti

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  • 8841
    LUNA -

    anche a me è capitato in tanti anni di tirare delle bombe alle lei. Perché quando partiva onestamente a volte io non ne potevo più. Allora quando io tiravo una bombetta però lei andava in crisi totale. Io l’avevo ferita. Io ero un mostro insensibile. Lei aveva solo detto. Lei aveva solo detto la verità. Io invece avevo voluto ferirla. Io avevo cercato di toccarla in un punto debole.
    Mia madre è una che se io le dico che mi è successa una cosa tremenda mi dice: non piangerti addosso! anche se non lo sto facendo.
    Però lei è capace di dirti (ma sta solo dicendo la verità) che io siccome a 11 anni e mezzo ho fatto una cosa è la prova provata che io sono fatta in un certo modo. e parla di una cagata di 26 anni fa come fosse un cataclisma nucleare. Anni fa ho rifiutato un lavoro che lei voleva accettassi ed è andata avanti anni dicendomi, seria, che questa cosa aveva sconvolto la mia famiglia, che tutti erano delusi profondamente. Mia madre ha un senso del tragico devastante per quanto riguarda me, però a me per me stessa è incapace di concedermelo. Per anni ho cercato di dirle tutto questo, ma lei aveva sempre ragione. Anzi, se avevo ragione io era peggio. Alzava il volume della tv, e scappava per la casa come se lei fosse la vittima. Anche se io stavo parlando con calma. Ti ripeto, sarebbe lungo da spiegare. Però un giorno ho cominciato a osservare i suoi meccanismi diversamente. A capire perché lei ne aveva bisogno. A capire quali sono le cose che lei non riesce a vedere quando si comporta in un certo modo. Allora adesso capita questo: capita che lei mi dice una cosa brutta o manca in qualcosa e io non entro nel meccanismo con lei. Non cerco la sua approvazione, non cerco di dimostrarle che ho ragione. Allora lei (che non sa chiedere scusa direttamente) lo fa a modo suo. E io capisco che anche se lei non lo ammetterà mai si è resa conto.

  • 8842
    Io91 -

    ragazzi, ci ho riprovato ed ho fallito miseramente…ke delusione!

  • 8843
    margherita -

    è tanto che non arrivo sul forum nma eccomi di nuovo,, con imiei sonniferi vicino prionti all’uso . ho letto in pare la storia di elena (se non ho capito male) e,come madre di femmina mi sono sentita morire. la mia dolce mamma mi ha cresciuto a pappa e umulizioni fino a trent’anni, quando dopo la prima separazione dal mio ex ha commentanto che infondo da una come me,cosi fallimatare, era inevitabile che il marito sfuggisse e così di bene in meglio, c’è sempre stato qualcuno più bravo e migliore di me da confrontarmi : risultato sbalgli continui solitudine anoressia più volte e gran senso di frustrazione poi,è arrivata lei il mio piccolo (ora grande) dono mia filgia e con lei mi sono trasformata ho esattamente fatto il contarrio di quello che avevano fatto a me sono stata sempre dala sua parte ho vegliatosu di lei ed è una donna solida che lotta che non ha paura di esprimersi anche fra la gente credo che nella vita riuscirà ed è la mia unica vittoria. ho sepmre voglia di morire ma sai io iora sono grande e le batoste faccio sempre più fatica a reggerle devo ricostruirmi una vita con un’pò di bagalgio dietro ma, se posso dire la mia :pensa e agisci al contrario di quello che mammina declama, non sarà facile ma tenta x te stessa e scusa questo sfogo

  • 8844
    ceciliaeffe -

    è la prima volta che scrivo su questo forum. Come tanti che scrivono qui ho pensato al suicidio , avere un padre “innamorato” dell’acool e non dei propri figli, aggressivo, che manda a rotoli la famiglia non è semplice. e spesso mi son sentita dire “reagisci”…ma se il mio “motore” per reagire si è spento cosa fare? penso solo che in questa situazione ho paura di me stessa, perchè durante uno dei momenti della giornata sì, potrei farmi del male

  • 8845
    Eme -

    Ciao Ceciliaeffe, sarebbe così facile rispondere “bè, se il motore si è spento prova a riavviare”.
    Ma quando si è stanchi, provati, scoppiati l’allungare la mano verso il cruscotto è il gesto più difficile da compiere.
    Qualcuno, qui e altrove, potrebbe scrivere decine di post sul “come riavviare il motore in due-dieci-cento-mille-centomila mosse” (a seconda dei casi).
    Altri potrebbero scrivere altrettanti post sulla totale inutilità di riavviare un motore destinato a spegnersi di continuo come se la vita non fosse altro che un gioco beffardo e sadico.
    E’ difficile sia riavviare un motore che dare una mano nel farlo.
    Difficile perchè, ciascuno di noi, ha una propria indole, un proprio carattere, un proprio bagaglio di traumi e gioie che lo rendono unico e, come tale, incompleto (come esempio da seguire intendo).
    Ma, forse, è ancora più difficile comprendere se si ha veramente voglia di compiere quel gesto, di fare quello sforzo.
    Se si ha voglia di ripartire, se si nutre una qualche speranza, se si ha un qualche sogno da difendere in attesa di realizzarlo.
    Il motore si è spento, ok….
    Ma tu Ceciliaeffe, vuoi provare a riaccenderlo per ripartire, per spostarti più in là rispetto alla tua pozza di dolore o di disagio oppure stai cercando di trovare la forza, l’energia, il coraggio di scendere dall’auto, di spingerla in prossimità di un burrone, di risaltarci dentro alla velocità di un fulmine per poi precipitare nel baratro?
    Sei speranzosa o vedi tutto, comunque, nero.
    Oppure sei realista? E sei realista….che tipo di realista sei?
    Realista di stampo: la vita fa necessariamente schifo e il destino non può che riservare disastri, calamità, lutti, tragedie.
    O realista nel senso di avere una visione razionale, equilibrata del passato e del presente e solo ipotesi per il futuro?
    In fondo cosa sappiamo del futuro?
    Nulla!
    Non sappiamo se prima di questa notte un autobus ci asfalterà mandando a quel paese i nostri progetti di vita o di morte, non sappiamo se domani-dopodomani-tra tre giorni saremo felici, infelici, tristi, contenti, soli, in compagnia, morti di fame, straricchi per carriera o colpo di culo, disoccupati, occupati, malati terminali, sani come pesci.
    Eppure, a volte, è più facile azzardare certezze sul futuro che sul passato e sul presente.
    Sembra ridicolo, assurdo….ma è così. Non credo che questo atteggiamento si possa definire “realista”. Credo sia più appropriato parlare di “arrendersi, gettare le armi, buttare la spugna”.

  • 8846
    Eme -

    Rimettere in moto come riuscire a:
    – non farci terrorizzare al punto di rifiutare da un qualcosa (il futuro) di cui non sappiamo nulla a meno che non ci si ostini a vederlo come la proiezione delle sole cose brutte capitate nell’esistenza?
    -non farci condizionare da un qualcosa (passato e, in certi casi, presente) che non è detto si debbano ripresentare di continuo come una peperonata inghiottita di corsa a meno dieci gradi.
    Rimettere in moto per sopravvivere finchè morte naturale non intervenga a dare sollievo.
    Rimettere in moto per avere la soddisfazione di essere ben consci e consapevoli nel momento in cui ci si autoeliminerà.
    …..Etc etc etc.
    Cara Ceciliaeffe, probabilmente è inutile domandarti “come stai’?” perchè il tuo post parla da sè e contiene la risposta. Forse è più utile domandarti “come vorresti stare? ” e, probabilmente, sarebbe ancora più utile che tu lo domandassi a te stessa prima di fare qualsiasi scelta.
    Nel bene o nel male.
    Credo che tutto parta da lì.
    Da quel domandarsi se si vuole vivere, sopravvivere, morire o morire lentamente.
    E dal darsi una risposta sincera.
    Altrimenti qualsiasi terapia, qualsiasi farmaco, qualsiasi “consiglio”, qualsiasi rimedio naturale non porterà a nessun risultato.

  • 8847
    ceciliaeffe -

    Ciao Eme, ti ringrazio per quello che hai scritto; anche una semplice risposta su un forum delle volte può servire a capire qualcosa in più sulla valanga che mi intrappola.
    in particolare mi ha scosso sentirmi chiedere come vorrei stare,perchè tutti mi chiedono solo come stai…onostamente è un “domandone”: ovviamente bene(ma forse non è così ovvio), però delle volte spero che arrivi la fatina con la bacchetta magica a risolvere il mio problema e sfilarmi via da questa trappola. So bene che non è un pensiero affatto realista. Ora, onestamente vado avanti per forza d’inerzia ma vorrei cambiare, però c’è sempre quella paura di quella parte di me superdebole che spesso prende il sopravvento e mi fa sentire una fallita(aggettivo usato da mio padre tra l’altro), a mio avviso,è proprio quella a potermi spingere a fare qualcosa di cui mi pentirei.Finchè me la prendo con il servizio di piatti poco male, ma non vorrei trovarmi ad essere io uno di quei piatti rotti.
    Oggi, a quest’ora, ho la voglia di ribellarmi a tutto questo, perchè quando mi guardo alla specchio vedo il mio viso consumato dai problemi, perso di tutta la sua vitalità, e alla mia età non è giusto, anzi non è giusto a nessun età.
    Purtroppo sono un pò pessimista e ho paura che domattina avrò già cambiato idea.

  • 8848
    DAGO44 -

    Per i “vecchi “frequentatori del sito come me..tramite facebook ho
    rintracciato il buon “vecchio”TANCAMALA.Saluta tutti.
    ELENA fuori dai denti sono felice del tuo tentativo fallito
    miseramente,e sopratutto il fatto che tu scriva e che quindi ci rendi
    partecipi della tua vita vuol dire che di noi ti fidi,e questo e’ un
    bene.Spero che torni ancora a trovarci,e magari scrivere qualche cosa
    in piu’noi siamo qui,ti aspettiamo..
    CeciliaEffe,abbiamo qualcosa che ci accomuna..un padre innamorato
    della bottiglia e non della famiglia…gia’ ho sempre comunque
    reagito,a modo mio ma ho sempre reagito,a volte con eccessi,ma non
    ostante tutto ho reagito,e ora mi ritrovo qui a scrivere e per un
    breve periodo a rivivere il mio ormai remoto passato.Ti abbraccio e
    abbraccio tutti quelli del sito.EME mi sei sparita dalle amicizie di
    FACEBOOK???come mai??? un saluto DAGO44

  • 8849
    LUNA -

    Ceciliaeffe: ciao 🙂
    @Purtroppo sono un pò pessimista e ho paura che domattina avrò già cambiato idea.

    Mi domando se alle volte quello che le persone troppo abituate alla tensione, alla costante difesa e anche al fatto che all’improvviso può scattare una violenza (anche verbale) chiamano pessimismo non si chiami, molto più semplicemente, paura/tensione appresa.
    Dalla paura appresa per fortuna si può guarire.
    Però mi sembra anche naturale che una persona abituata a dover adattarsi a vivere in una situazione altamente sismica (per la violenza, anche ambientale, per l’impatto emotivo che ha vedere/sentire – emotivamente – un’altra persona molto vicina distruggersi) interiorizzi il fatto di tenere sotto il letto una valigia. Lo dico metaforicamente, ma a volte non è neppure molto metaforico. Cioè la valigia sotto il letto devi averla davvero, dormire con un occhio mezzo aperto, e hai paura di fare progetti perché non sai mai cosa potrebbe succedere domani, se le tue energie dovranno servire a risolvere/contenere/nascondere/proteggerti/proteggere.
    In realtà di solito coloro che reggono situazioni simili il più delle volte sono dei veri guerrieri e anche degli imprenditori delle proprie energie eccezionali. Sono persone abituate a reggere situazioni emotive/fisiche dalle temperature altissime. Certo hanno la frustrazione che gli piacerebbe non sapere cosa significa, rispetto a chi non ha idea di cosa significa stare vicino al fuoco e trovare una strategia per non buciarsi, girare bruciacchiati, e con la paura di poter un giorno scatenare a propria volta un incendio invece di riuscire ad essere dei pompieri. dico, mi si passi la parola, imprenditori di energie eccezionali perché spesso con le energie al minimo – anche per tutto quello che se ne va in difesa – riescono comunque a dire: con questo pugnetto di riso di energie faccio questo, con quest’altro piccolo pugnetto faccio quest’altro, mi restano due chicchi per… ogni giorno, chi sta in trincea perché i problemi sono molto vicini e privati, anche senza rendersene conto, ben più di chi si sveglia la mattina più rilassato, lavora come un’azienda interna a ciclo continuo. In cui anche la banalità non è banalità. Così questi guerrieri forgiati nell’acciaio sono stanchi, molto stanchi. frustrati, molto frustrati (grazie al caz, non vanno mai in ferie). Solo delusi.

  • 8850
    LUNA -

    e paradossalmente, mentre stanno mettendo a frutto spesso, ogni due secondi, delle risorse eccezionali, dubitano delle proprie risorse.
    Ci sono persone, ed è bene dirlo, costrette a riflettere e ragionare anche sulle azioni più elementari. Può essere difficile spiegarlo a chi non lo sa, ma chi lo sa penso non abbia bisogno di grandi spiegazioni.
    Chi ha provato cosa sia la molestia psicologica o situazioni limite lo sa molto bene.
    Che sia per il fatto di essere giudicato anche nelle banalità, per essere stato oggetto dell’aggressività altrui indirizzata alla cazz, il fatto di dover tirare fuori un avvocato dal taschino nelle situazioni più banali, per, difronte ad un’accusa senza senso che arriva magari mentre stai mangiando il brodo, dover passare attraverso un tribunale interno per ottenere la propria assoluzione.
    Mentre magari un sacco di gente quando mangia il brodo può pensare a che sapore ha il brodo. C’è gente che quando sta tornando verso casa si domanda: che situazione troverò? ad un punto tale che praticamente ha interiorizzato una sensazione come: “ma ci sarà ancora la casa quando torno?”.
    Allora, per questo, io dico che forse non si chiama pessimismo, anche se lo diventa. Anche se, molto spesso, in realtà a far reggere tutto questo è in realtà un ottimismo, e molto pratico e concreto. Perché è facile essere ottimisti quando va tutto bene, ma trovare le forze quando va tutto storto, beh, significa che il tuo buono interiore lo sperimenti sul campo, e ogni due secondi e mezzo.
    Ma penso che le persone che vivono in trincea possano avere paura di sperare, a volte. di fare delle cose, per il timore che vengano disfate quando stai solo mettendo le prime basi… vorresti, ma poi se arriva una mano gigante che ti spiaccica tutto?
    Allora sarei in grado di reggere il dispiacere?
    E se mi rilasso e poi arriva il babau? E inconsciamente temono che, se lo fai, poi arriva il babau che sbuca da dietro l’angolo, ti prende per il coppino e ti dice: ehi, ma tu, dove credevi di andare? ti trascina e ti riporta nella gabbia.
    Anche perché quando sei stanco dubiti anche delle risorse che hai.

    Però vedi, Ceciliaeffe, la cosa bella sai qual è? che la bacchetta magica ce l’hai tu. magari non per cambiare tutto in un istante, ma per fare qualcosa di buono per te, dentro e fuori.
    e questo mi sembra meglio che aver bisogno di una fatina che, da fuori, potrebbe arrivare ma anche sbagliare indirizzo.

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