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Il suicidio

di beppino
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14.953 commenti

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  • 8801
    LUNA -

    da dipendente dalle sigarette se domani arrivasse una legge per cui le sigarette non si possono fumare più perché fanno male, o indifferente perché, o se domani tutte le piantagioni di tabacco del pianeta fossero distrutte da un’epidemia tabacchifera e quindi io non potessi trovare più una sigaretta all’improvviso e cercassi di fumarmi una penna a sfera tutto ciò non mi piacerebbe affatto (ricordo tanti anni fa, qui nella mia città, lo sciopero dei tabaccai… l’isteria collettiva, non si trovavano sigarette in giro. Ricordo scene tipo: va bene, le dò una sigaretta delle mie scorte personali, ma non lo dica a nessuno…), ma il problema sarebbe a monte, e cioè che io non dovrei andare in crisi se mi tolgono le sigarette, e non l’aria, l’acqua, il cibo e altre cose veramente primarie e necessarie. e che forse, per essere veramente libera, dovrei mettermi nelle condizioni di non chiedermi se in un posto si può fumare o no ecc.
    Mi sembra molto più grave, pensando al Giappone e altre tragedie, il fatto che rischiamo di perdere il mondo, il cibo, l’acqua, l’aria, la libertà di camminare per strada e di concepire un futuro sano, in senso più esteso piuttosto che si brucino le piantagioni per le canne o per le cicche. Ma comunque sia anche nel disastro che i giapponesi stanno affrontando il fatto di come si pongono nei confronti di loro stessi e dei loro problemi, nel loro piccolo, una differenza la fa. cioè se si sentono rinunciatari o aggressivi o cercano di salvare il bene, loro e collettivo, nel loro piccolo.
    e le… piantagioni di psicofarmaci, mi dirai?
    Forse vedi, Birillo, tu confondi il concetto di cura da quello di dipendenza. C’è gente che diventa dipendente anche dallo spray nasale. Ma se è meglio lasciare fare il suo corso ad un raffreddore se cominci a incastrarti le vie respiratorie in modo molto serio e rischi di avere dei rischi collaterali ed effetti a pioggia per un problema respiratorio forse ha senso che tu per un periodo usi un farmaco adeguato.
    esiste anche un accanimento non terapeutico, accanto all’accanimento terapeutico, mi sa. Personalmente non ho mai preso antidepressivi, non fino ad ora, ma non credo che avrei un atteggiamento passivo/idealistico nei confronti degli antidepressivi, perché non l’ho mai avuto nei confronti di ogni tipo di terapia che ho avuto bisogno di usare nella vita. Non passivo significa: se necessario comunque informato e costruttivo, e cercando, insieme al mio medico, un dosaggio adeguato.

  • 8802
    birillo -

    eme
    fumo anzi fumavo mo sono piu di 3 mesi che non fumo piu le canne per lo stesso motivo che le persone prendono gli psicofarmaci ma sono piu che convinnto che le canne facciano meno male ma ti danno ” quel senso di benessere” che poi e un rincojonimento come gli psicofarmaci 🙂

    Luna

    io conosco moltissime persone che assumono psicofarmaci da anni e come tutte le sostanze psicotrope dopo un po non ti fanno quasi piu nulla ma ti danno dipendenza secondo me se una persona vede che pijando determinata pasticca o altro sta mejo lo fa senza smettere
    poi e vero come dici tu se hai un raffreddore e sei esposto al freddo e umidita convine pijare un aspirina e o altro per curarlo ma e una storia diversa l aspirina ti da una mano a combattere il rafreddore mika ti rinkojonisce come fanno gli psicofarmaci …
    poi vabbe ci sono patologie particolari es chi soffre di iper tensione e “costretto” a prenderli ma penso che sarebbe la stessa cosa fumarsi una canna visto che piu o meno fa lo stesso…

    riguardo al giappone e cosa sta sucedendo mi dispiace poi da come ho letto la erano costretti ad affidarsi al nucleare visto che sono in molti e l energia a quei tempi non era cosi facile da trovare .. ma io se fossi un politico italiano adesso preferirei buttarmi sulle energie alternative rispetto al nucleare vedi la cosa sta succendendo ..

    cmq dai tanto secondo i maja nel 2012 ci sara la fine del mondo 🙂 queste sono solo le prime dimostrazioni

    bu buona serata a tutti/e un bacio alle fanciule

    a stanchissima 2 ^__^

  • 8803
    Andrea -

    Birillo, sono felice che anche tu appoggi le energie alternative 🙂

  • 8804
    Marquito -

    @ Birillo:
    Birillo, tu ripeti continuamente che gli antidepressivi rincoglioniscono, ma la depressione non rincoglionisce ? Ovviamente mi sto esprimendo in modo scherzoso e un po’ paradossale, ma ti consiglio di leggere con più attenzione quello che ha scritto Luna su questo argomento. Ho l’impressione che anche tu, come altri partecipanti a questo forum, sia fortemente prevenuto nei confronti degli psicofarmaci. Nessuno nega che possano avere effetti collaterali, nessuno nega che possano dare dipendenza, ma sfortunatamente ci sono dei casi in cui il loro impiego risulta assolutamente indispensabile. Non si deve pensare agli psicofarmaci come a una panacea universale, ma nemmeno demonizzarli oltre misura. Ci sono delle situazioni di emergenza in cui queste medicine possono davvero salvarti la vita e io (l’ho già spiegato) ne rappresento la testimonianza vivente .

    @ Tutti:
    Noi siamo abituati a mettere in connessione il suicidio con la depressione, che effettivamente, nella maggior parte dei casi, ne rappresenta la causa scatenante. Tuttavia il male di vivere può assumere diverse altre forme. A parte il caso del tutto particolare del suicidio razionale, non tutti i potenziali suicidi soffrono di depressione in senso stretto. C’è un male di vivere ancora più sottile, che qualcuno, in modo un po’ ingenuo, identifica con lo Spleen di baudelairiana memoria. In realtà si tratta di qualcosa di molto più prosaico.
    Questo male di vivere si manifesta con i seguenti sintomi: perenne insoddisfazione e malcontento, acuto e persistente senso di vuoto, fame di stimoli, noia, incapacità di apprezzare l’affetto che proviene dalle altre persone, mancanza di empatia, egocentrismo, vittimismo, rabbia e invidia patologici (di cui il soggetto, molto spesso, non è neanche del tutto consapevole).
    Il dramma di queste persone sta proprio nell’incapacità di valorizzare le cose buone che ricevono dagli altri. Non è vero che a loro non capitino mai delle cose positive; sono loro che sono del tutto incapaci di apprezzarle (tipico è il caso di chi ha un partner affettuoso ed amorevole e lo disprezza continuamente con le parole e con i fatti).
    A differenza della depressione, che nella maggior parte dei casi deve essere curata con gli psicofarmaci, questo male di vivere necessita sempre di una psicoterapia. E’ probabile che ci troviamo di fronte a un disturbo narcisistico di personalità, oppure a qualche blocco energetico di matrice edipica.

  • 8805
    LUNA -

    MARQUITO: sono d’accordo, il malessere è prosaico. e se parli con coloro che fanno o hanno fatto della loro sensibilità anche un veicolo di creatività, in qualsiasi campo essa sia stata espressa, la maggior parte di loro suppongo ammetteranno che sono riusciti a “creare” meglio nel momento in cui erano più sereni e più costruttivi per quanto degli stimoli potessero essere nati nella sofferenza o essere stati colti nei momenti di maggiore sofferenza. e la creazione (mi ripeto, in ogni campo… intesa come conversione ordinata, pratica, in qualche modo costruttiva delle energie che tutti noi abbiamo dentro) viene realizzata comunque da una parte positiva che riesce a veicolare in modo costruittivo anche la sofferenza, in modo non implosivo.
    E’ vero che uno stato di malessere può essere molto strisciante.
    E’ vero che possiamo anche adattarci ad uno stato di malessere, anche non estremamente eclatante, convincendoci che sia la sola via possibile. Poi magari quel malessere esplode nel momento in cui succede qualcosa…
    E’ ovvio che esistono sensazioni di malessere, cause di malessere, percezioni del malessere, percorsi di vita tanti quanti sono le persone.
    E’ infatti per questo che io credo di comprendere Marquito che neppure il tuo atteggiamento (come non lo è il mio) sia di dire: tu DEVI fare una cosa o un’altra. Però credo di comprendere anche il fatto che ti dispiaccia sentir dire che ciò che il malessere racconta sia una verità assoluta, l’unica possibile.
    Da persona che ha attraversato vari stadi di malessere e che ha riconquistato o conquistato una maggiore serenità e magari anche una diversa percezione di ciò che davi per scontato comprendo che, pur non nella volontà di controllare i percorsi e le scelte degli altri, tu dia un senso al tuo raccontare una tua esperienza costruttiva. E che l’affermazione di alcuni luoghi comuni “contro” ti dispiaccia sapendo quando l’emotività della persona che vive uno stato di malessere possa essere… prensile rispetto a certi luoghi comuni e quanto questo possa rallentare e allontanare il fatto di tentare, almeno tentare, un percorso che permetta di non percepirsi come afflitti da una condanna inesorabile.
    Ove, per condanna, non si intende solo una sentenza di morte autoinflitta, ma anche il fatto di condannarsi “semplicemente” a considerare un proprio stato di malessere e le sue manifestazioni come delle parti integrate immutabili e invincibili

  • 8806
    LUNA -

    Soprattutto nel caso di forti traumi (e la percezione che un trauma sia stato forte ovviamente è interna, non è esterna… cioè noi diamo ai nostri traumi un determinato peso e significato, in base al nostro vissuto emotivo, alle nostre difese, e anche a come lo abbiamo gestito emotivamente in seguito, consapevolmente o inconsapevolmente) il passato ovviamente non scompare… lo dico perché molto spesso si sente dire: tanto è successo, e nulla potrà cancellare il fatto che sia successo…
    no, nulla potrà cancellare il fatto che una cosa sia successa (o che una serie di cose siano successe). Ma può cambiare il nostro sentire nel presente il nostro vissuto passato. Possiamo scoprire di poter superare cose che credevamo di non poter mai superare. Possiamo scoprire comunque di riuscire a riappacificarci diversamente con un vissuto. Possiamo scoprire di avere delle risorse che sono sempre rimasta addormentate. Di aver chiesto costantemente all’esterno di risarcirci vivendo con una forte frustrazione ogni rapporto che non era in grado di farlo, o producendo a nostra volta inconsapevoli conflitti e frustrazioni. Possiamo scoprire di non sentirci più solo vittime, come se fosse stato scritto che noi non possiamo essere, non possiamo fare, non possiamo sentire tutta una gamma di cose…
    ma in parte anche fautori del nostro presente e futuro, che comunque rimane ignoto, certamente, ma in cui comunque il fatto di dire un no o un sì, di accettare o rifiutare qualcosa, di darsi una possibilità o no, può comunque fare una differenza rispetto ad una percezione totale di passività e balìa e sfiga.
    Ma tutto questo spesso è molto molto difficile da fare da soli.
    Io comprendo che, nel momento in cui ci si sente in balia, avviliti, stanchi, delusi e in cui magari a “tradire” sono state proprio delle figure di riferimento principali, e magari sin dalla più tenera età, o ci si sente quindi traditi proprio da se stessi, nella propria capacità di autoprotezione, diventa molto molto difficile affidarsi ad un aiuto esterno, di qualsiasi specie e forma. diventa difficile credere, se non in ciò che permette di starsene chiusi in una tana. Nel timore di non saper riconoscere cosa è meglio o cosa è peggio. Nel timore che si tratti solo di una nuova corrente che può anche illuderci o portarci via.
    Tuttavia ascoltare esperienze di chi, pur tremando, ha messo il naso fuori dalla tana e ha qualcosa di costruttivo da raccontare a me non sembra un male.
    Ciao a tutti 😀

  • 8807
    Io91 -

    ciao sono una ragazza di 19 anni. Ho visitato questo sito circa un’anno
    fà, quando pensavo al suicidio. prima ad allora nn ci avevo mai provato.
    Quest’estate ci ho provato per ben tre volte senza avere mai il coraggio
    di andare avanti, una mia amica (con la quale ne ho parlato, e purtroppo
    mi ha trovato in una situazione del genere) mi ha detto ke in fondo nn
    voglio farlo veramente. ma nn è cosi! io voglio smetterla, sono in vita
    per uno sbaglio, sono nata per sbaglio. in questi giorni ci penso anche
    stando a scuola al terzo piano, mi sporgo sempre dalla finestra ma nn
    riesco a farlo, perchè penso al dopo. ho paura di vivere ed ho paura di
    morire!

  • 8808
    Eme -

    Alcune persone sono convinte che una terapia di natura ANCHE farmaceutica ti rimbabisca al punto di vedere, che ne so…il Grande Puffo vestito da Napoleone Bonaparte che entra in casa tua e si dichiara Signore del tuo appartamento.
    Ognuno ha la propria verità, la propria esperienze e, come dice LUNA, ognuno sa per sè….però alcuni di questi sostenitore del motto FARMACO= RIMBAMBIMENTO non mi pare stiano così bene.
    Mi pare, al contrario, che ogni tanto si esibiscano in frasi del tipo “eheheh tanto, dite quel che volete, smanettate come dannati intanto….io……prima o poi….. MI ACCOPPO, tiè!”.
    E da questa ferrea convinzione che bisognerebbe partire (secondo me, ovvio).
    Se non si riesce a fare una piccola breccia in un ferreo convincimento suicidiario è impossibile che qualsiasi terapia riesca a sortire un effetto!
    Che si tratti di farmaci, di sedute o di meditazioni.
    Si vuole morire o non si vuole vivere in certe condizioni e a certe condizioni?
    Si odia la vita oppure la si ama così tanto da non poterne più di andare ai dieci all’ora con una Ferrari nuova di zecca?
    Occorre lo psichiatra che prescrive medicine, lo psicologo da cui sbragarsi sciorinando il proprio malessere, un colpo di fortuna, un sogno realizzato che restituisca fiducia o un mix di tutto questo?
    C’è chi, a stento, ha la forza di alzarsi dale letto per andare in bagno e fissa il soffitto come se fosse un megaschermo su cui vengono proiettati i migliori film 24 ore su 24. Queste persone difficilmente troveranno DA SOLE la forza di alzarsi sui gomiti e cominciare a fare introspezione e analisi.
    Probabilmente, senza un aiuto, queste persone creperanno dentro a quel letto, sotto a quel soffitto, immersi nel vuoto.
    Un aiuto per alzarsi, per ritrovare energia.
    Poi dipenderà da loro il come utilizzare l’energia ritrovata: sopravvivere, vivere e persino ammazzarsi (perlomeno lo avranno fatto con convinzione)!
    Poi c’è chi,al contrario, sviluppa un’energia straordinaria e la incanale nel modo sbagliato, non dorme la notte, va avanti a ciclo continuo correndo senza meta alla Forrest Gump, si impegna a tirare la carretta come se avesse la forza di 100 cavalli e brucia energia senza soluzione di continuità, senza un attimo di tregua. Un attimo fatale in cui potrebbe incunearsi il tarlo del “ma che c.... sto facendo?”.
    Anche queste persone avrebbero bisogno di un aiuto. Di una sorta di vigile che intimi lo stop e li porti a domandarsi, per davvero “ma che c.... sto facendo?”

  • 8809
    Eme -

    E poi c’è chi si sente incatenato su un tapis roulant privo di comandi, è schiacciato dal senso di ineluttabilità e si lascia morire perchè “….tanto non posso oppormi….”.
    Un aiuto, forse, potrebbe aiutare queste persone a capire che, almeno, in certi casi, ci si può spostare da ciò che da malessere, si possono tagliare i rami secchi, fare un sano repulisti. E prendersi le proprie responsabilità…..quelle responsabilità che, a volte, ci si ostina a non assumere coperti dal comodo alibi dell’ineluttabilità.
    Poi c’è chi fa, rifà, strafà ma, alla fine, i conti non tornano e vede gli altri (e la vita stessa) come osti disonesti che si fanno pagare senza aver servito il pranzo. Forse queste persone andrebbero aiutate a capire in che misura il senso di inferiorità ed il senso di colpa sono in grado di aumentare a dismisura la spacconeria e la violenza degli osti disonesti. E persino di attirarli a sè. Senza considerare i casi in cui ci si sente ladri di vita e si corre alla ricerca degli osti delinquenti per espiare la propria condanna.
    Insomma….migliaia di casi, migliaia di varianti e centinaia di migliaia di varianti nelle varianti con un (a mio giudizio) minimo comun denominatore: la necessità di essere aiutati.
    Dallo psicologo, dallo psichiatra, dai medicinali, dalla meditazione, da chi ti ama, da chi ti vuole bene, dal vicino di casa pacioso che dispensa serenità , dall’amico ironico che sprona al dialogo aperto e costruttivo, da chi è stato male sta meglio e vuole dirlo, dalla musica, dall’arte etc etc etc
    Aiuti che, spesso, vengono rifiutati, cassati dalla solida certezza dell’inutilità di qualsiasi terapia, medicina, evento.
    Certezza che, altrettanto spesso, non è che una vigorosa zappata inferta con forza e decisione sui propri piedi.

  • 8810
    DAGO44 -

    L91
    hai l’eta’ di mio figlio…perdonami se scrivo un pensiero per te,una
    sorta di predica,come si diceva ai miei tempi,Non si e’ al mondo per
    sbaglio,e nemmeno si muore per sbaglio,la tua amica se veramente e’
    tale non dovrebbe interrogarsi sul fatto che tu lo vuoi o non lo vuoi
    fare,ma magari parlare di piu’ e meglio con te.Io credo che ci sia
    sempre e comunque una piccola via d’uscita,uno spiraglio,un qualcosa
    che non guarisce,quello no,ma che magari ci aiuta a vivere meglio,a
    meglio sopportare cio’ che ci viene regalato,o imposto sotto il nome
    di vita.Mi piacerebbe sapere come ti chiami,per poter meglio parlarti
    mentre predico,non ti chiedo nulla della famiglia se non sei tu a
    parlarne,ma il fatto che tu abbia pensato di ritornare qui e lasciare
    un tuo pensiero e’ gia’ di per se positivo.Spero di rileggerti
    ancora.Un saluto a tutti DAGO44

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