Il suicidio
di
beppino
Riferimento alla lettera:
Buongiorno, anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, "vivere, è soffrire". Io di fronte alle difficoltà...
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Ciao Laura, si può pensare al suicidio a qualsiasi età. Anche a 18 anni se si vive un disagio o un dramma superiore alle proprie forze. E, spesso, per uscire dal disagio ci si appoggia agli altri senza affrontare e tentare di risolvere le proprie fragilità. Se gli questi altri si spostano o se ne vanno crolla un’ intera esistenza di carta velina. Un’esistenza che, crollando, si trasforma in cemento armato e ti distrugge. Accasciarsi addosso agli altri, ribaltarvi sopra il proprio disagio é pericoloso ma anche ingiusto nei confronti di chi ti vuole veramente bene e vorrebbe vederti prenderti cura di te per aiutarti a stare meglio e non caricarsi della responsabilità della tua sussistenza in vita . Cerca di affrontare ciò che hai vissuto e di fare pace con te stessa. Cerca di volerti bene e di creare amore per te dentro di te prima di affidare la tua Vita all’amore e alla presenza altrui. Altrimenti rischi di confondere l’amore con la riconoscenza, rischi di vivere le meravigliose sensazioni dello stare insieme con lo stato d’animo del naufrago che ha il terrore di perdere l’assicella a cui é aggrappato. E questo é pericoloso ed avvilente per entrambi.
@Eme: quanta pochezza nelle tue parole. Saggi a farsi consolare… che espressione orribile. Io non cerco niente da nessuno, men che meno tra persone che non conosco, volevo solo testimoniare come talvolta si sottovaluti il dolore che con questi gesti si crea intorno. Nel mio caso, ho appunto specificato in me, nei nostri amici, nei suoi familiari. Ne siamo usciti tutti con le ossa rotte, le vite cambiate, e nessuno di noi ha mai fatto la vittima, ha mai cercato consolazione o si è mai fatto sconti sui sensi di colpa. Tu non hai idea del dolore che sia. E quella verso il senso di colpa è una battaglia che cerchiamo di vincere di continuo, per quanto ingiusta sia, perché alla fine non servono a nulla e non possono cambiare la realtà. Facile pensare che quel “come stai” non glielo avessi chiesto prima, facile davvero, glielo chiedevo, sì, invece. Magari non gli fossi stata accanto, almeno adesso una spiegazione semplice semplice come la tua ce l’avrei anch’io. Quanto ai segnali… no, le persone che decidono di farlo davvero non lanciano segnali, anzi, vivono giorni di serenità in cui finalmente sentono di aver deciso e cercano di non far preoccupare le persone intorno a loro. Sono cose personali, e quindi non ti racconto i dettagli, ma ti assicuro che è difficilissimo prevedere davvero. Una vita passa e se ne va, come dici tu, in un momento. La mia invece è qui, stravolta, tenace, difficile ogni giorno da anni, altro che un momento. Detto questo, ripeto, la mia voleva solo essere una testimonianza da parte di chi il suicidio l’ha visto in faccia e ne pensa tutto il male possibile. Ma capisco solo adesso che cosa assurda sia stata parlare di una cosa tanto privata e dolorosa a degli sconosciuti.
E’ da un po’ che non vengo qui.
Ho avuto canali preferenziali per sfogare le mie paure. Ma credo sia arrivato il momento di tornare a dirle a tutti.
Anche perchè la paura è universale, è una crosta che non possiamo toglierci di dosso.
Se dovessi elencare le mie paure in ordine di importanza sarebbe davvero arduo.
Cominciamo da quelle reali o da quelle fittizie (che poi son le più reali di tutte)?
Le reali son quelle che mi fan sentire inutile, di troppo, che non mi fan comprendere perchè io non riesca dove tutti riescono. E mi fa odiare il prossimo.
Ci sono abituato. Sono abituato allo schifo umano, per cui non reagisco neanche più, se non con guizzi veloci e bestiali.
Da poco tempo la mia situazione è migliorata, ma la paura che tutto crolli è tanta. Ho una ragazza carina che mi vuole bene, ma per quanto durerà? Un lavoro che mi permette di sentirmi utile, nel piccolo delle mie possibilità: ma durerà anch’esso o qualcosa verrà a togliermelo via?
Ho qualche minima, minimissima, soddisfazione. Ma quando tutto questo si trasformerà in fallimento?
Il pessimismo che sfodero non è solo un tentativo di esorcizzare il Male.
Il Male non serve esorcizzarlo: è più forte di noi e dei nostri patetici tentativi di allontanarlo.
E’ solo lo specchio dei miei trambusti interiori. Cui si aggiungono le ossessioni, le compulisoni, le crisi depressive acute, quelle di rabbia ancora più acute; e poi il senso di morte, l’odio per una semi-vita. I sensi di colpa.
Prima pensavo al suicidio più spesso e in maniera “filosofica”.
Oggi ci penso meno, ma con più incisività, lucidità.
Neanche nei momenti di maggior serenità ho mai pensato al suicidio come a qualcosa di lontano da me. Forse è predestino. Oppure, semplicemente, è un altro modo che ha la vita per ricordarmi l’amarezza di vivere.
Non so, come al solito vengo a portare dubbi.
Infatti, alle paure “reali” si aggiungono quelle che la mente crea senza stimoli esterni.
Paura di aver paura, paura senza sapere perchè, paura di qualcosa che accadrà anche se non accadrà (forse) mai.
E’ come un domino partito senza che noi dessimo il via, e che poi non riusciamo a fermare. Prima o poi si fermerà. Non so se sarò io a decidere come e quando. Ma so che è l’unica consolazione che ho. Sapere che un giorno, questo giuco crudele, si concluderà.
Aperkkv……E’ logico che tu rileva “pochezza” nelle mie espressioni.
D’altronde io rilevo un egoismo fuori mostruoso nelle tue.
Vediamo un pò….leggo testualmente: “talvolta si sottovaluta il dolore che con questi gesti si crea intorno” e “Ma io, i nostri amici, i suoi genitori abbiamo tutti pagato un prezzo altissimo per quella sua scelta”.
Voglio essere non polemica e sorvolo sull’ (mi auguro inconsapevole) rancore che fuoriesce dalla frase: “A distanza di anni penso che forse lui starà bene.Ma io, i nostri amici, i suoi genitori abbiamo tutti pagato un prezzo altissimo per quella sua scelta”.
Domandona da un milione di dollari: E del dolore che ha spezzato in due un ragazzo di 29 anni non parli?
Non sto maniacalmente chiedendo dettagli macabri sul crescendo di dramma che ha portato il tuo ragazzo alla tomba.
Sto semplicemente dicendo che in tutto il tuo post non c’è il minimo (MINIMO)cenno al dolore (giustificato o ingiustificato che fosse) che ha sconquassato la vita di un ragazzo.Leggo solo ampi riferimenti al dolore dell’entourage magicamente cascato dal pero alla notizia del suicidio.
E questo, PER ME, significa EGOISMO!!!!
Permettimi una considerazione. La considerazione di una che ha provato a farsi fuori senza riuscirci….. la tua frase “Quanto ai segnali… no, le persone che decidono di farlo davvero non lanciano segnali, anzi, vivono giorni di serenità in cui finalmente sentono di aver deciso e cercano di non far preoccupare le persone intorno a loro” è sinceramente destabilizzante.
Difficilmente i potenziali suicidi fanno il trenino cantando peppepeppereppè.
Più facilmente manifestano il dramma con un tono beffardo che già da sè dovrebbe insospettire.
Se ci si ferma un attimo, se si presta attenzione allo sguardo, ai toni, ai gesti…..tutto diventa chiaro.
La morte passa dagli occhi prima di esploderti dentro. E non passa per un attimo…passa per parecchio tempo. Tutto il tempo che occorre per riconoscere nel suicidio l’unico rimedio.
Un potenziale suicida difficilmente “non vuole far preoccupare nessuno”.
Più facilmente non vuole essere disturbato durante la realizzazione di quella che vede come un’opera d’arte.
E, soprattutto, non vuole essere disturbato da coloro che vede come appartenenti ad una massa informe di persone che non hanno saputo capire, comprendere, aiutare.
Nella sua testa corre veloce un pensiero del tipo “te ne sei fregato di me fino ad ora non puoi rompermi le scatole proprio adesso che sto per mettere fine a questo immondezzaio che è la mia vita”.
E’ un pensiero giusto? E’ un pensiero sbagliato? La risposta non è universale. Ogni familiare, ogni compagno, ogni amico conosce la propria verità, ha le proprie risposte.
Il problema è che una persona viene lasciata morire nel tempo. Il suicidio è solo l’aspetto eclatante che porta un dramma alla luce del Sole.
Si poteva evitare? E’ questa la domanda che dovrebbe fare male, non quel dolore che è la naturale conseguenza di una perdita.
Il “nulla lasciava presagire” andrebbe lasciato alla retorica dei cronisti.
Hai lasciato la tua testimonianza. Io lascio, semplicemente, la mia. E poco m’importa di essere considerata foriera di pochezza.
Dici:”Tu non hai idea del dolore che sia”.
Forse hai ragione. Ma tu, probabilmente, non hai idea del dolore che prova chi sta dall’altra parte della barricata e, un giorno, non vede altra strada che farla finita!
Cara eme, sono certa che il mezzo attraverso il quale parliamo crei tra noi più distanza di quanta davvero ce ne sarebbe. Mi spiacciono i tuoi toni, ma vabbè, non importa. Non ho accennato al suo dolore perché non era tra gli scopi del post, che appunto voleva testimoniare quanto soffra chi sta intorno. Il che non implica che soffra “solo” chi sta intorno, non implica che io non mi renda conto del suo dolore. Tutto questo lo davo per ovvio presupposto ed è stato anche molto ben descritto in tanti post precedenti da persone che stanno sentendo quello (forse) stesso male. Non c’è spazio per raccontare tutto, né la volontà da parte mia, era solo un pezzetto della “mia” storia e non della sua, che mi ha travolta. Quanto al dolore che spezza in due, lo conosco bene, dopo quello che era successo mi sono impasticcata sapientemente e solo un caso fortuito mi tiene ancora qui. Quando ho riaperto gli occhi in ospedale (stupita, dato che pensavo che non lo avrei fatto mai più) mi sono sentita tanto, tanto più male di quando poche ore prima avevo deciso.
Ho dovuto re-imparare cose come sentire il freddo e il caldo (era l’estate del 2003 e io tremavo dal freddo), sentire appetito, riuscire ad alzarmi dal letto. Conosco quel dolore cara eme, non so se fosse uguale a quello del mio fidanzato, o al tuo, ma lo conosco, e so che toglie il fiato. Ma mi sono fatta aiutare, con i farmaci, con le parole, con il tempo, con la volontà. E adesso penso a lui per i 10 anni che abbiamo condiviso, più che per il dolore che lo ha straziato, sì, hai ragione. Ma ho il sospetto che ne sarebbe lieto.
Per me non ha senso cercare chi soffre di più tra chi si uccide e chi resta.
Chi soffre di più è chi si uccide, altrimenti non arriverebbe ad uccidersi, soprattutto quando è un gesto che arriva dopo una lunga sofferenza. A meno che chi resta non soffra talmente tanto da uccidersi a sua volta per il dolore della perdita.
Sono due dolori enormi e basta, entrambi, dei quali uno eccede.
Quando ho perso il mio amico per la stessa ragione sapevo che lui aveva tentato di risolvere il problema, ma la sua chiusura gli aveva impedito di tornare su. Aveva detto che si sarebbe ucciso già due anni prima e alla fine lo ha fatto. Chi mi conosce quì sa che combatto sempre per allontanare le persone dall’idea del suicidio, ma per il mio amico non ho nessun rancore. Come per nessun altro.
Ha scelto quello che ha ritenuto meglio per lui e se è un mio amico, posso solo desiderare che, per lui, sia stata la scelta giusta.
Spero che abbia almeno allontanato il suo dolore, se questo era davvero impossibile da vincere con i mezzi che, lui, era in grado di comprendere allora.
Un saluto a tutti
Athos
Sono molto contento che le cose ti vadano meglio.
Se posso dirti una cosa te la dico volentieri.
La paura è un gatto che si morde la coda.
Genera altra paura e siamo talmente concentrati a seguire il film della paura che ci dimentichiamo che se abbiamo paura di qualcosa faremo di tutto per farla accadere, così il dramma non ci prenderà alla sprovvista.
Ora che finalmente stai meglio, non accontentarti, fai di tutto per stare ancora meglio. Ok? Così anche gli altri staranno ancora meglio con te e, di conseguenza, penseranno di volerti con loro anche domani.
Finirà? forse si, forse no, ma se continui ad aver paura che finirà sarai tu stesso a farlo finire, con gesti esagerati e con la paura stessa, che è una sensazione molto potente anche per chi vicino a te la riceve.
Tira fuori i tuoi lati migliori e manda in vacanza quelli peggiori, un giorno alla volta.
Ciao!
Passo soltanto un attimo per confermare le parole di Eme,la persona che si vuole suicidare non manifesta nessun cenno ,anzi cerca in tutti i modi di essere il più sereno possibbile in quei giorni che sà che deve attuare il suo suicidio.Non vuole assolutamente come dice Eme rotture di scatole per portare fine finalmente alla sua macraba esistenza,non importa chi soffrirà ,non ci pensa neanche soffre già da solo sforzandosi di non far trapelare nulla stà attento ad ogni piccolo particolare ,perchè questo è molto importante non far capireagli altri… pensa soltanto al suo bene e non per egoismo per gli altri ma per se stesso .Cerca la libertà che troverà soltanto nella morte!!! Eme la salita stà andando bene faticosa ma bene. ATHOS secondo me non dovresti vivere nel futuro ma goderti questi attimi del presente ,i dubbi del domani lasciali quello che conta è oggi (almeno io ho stò imparando questo) vivi l’attimo che stai vivendo ora in tranquillità anche se è dura.
EME,,,io non capisco perchè tu debba sempre e comunque analizzare, ma davvero analizzare per filo e per segno in modo negativo tutto ciò che ogni interlocutore dice….
lo hai fatto anche con me in passato, oramai scrivo poche volte ma porca miseria, è mai possibile che tu non capisca che chi scrive lo fa per sfogarsi????? no che arrivi tu a rimproverare con tutte queste tue parole difficili e tutte ste metafore….poi percarità sei libera di esprimerti come vuoi, ma non è giusto che tu critichi e basta…..visto che sei cosi intelligente (da come scrivi si capisce bene che lo sei) riesci anche ad essere un po comprensiva???
bo, io non ti ho ancora capita…
è tutto ciao…. ciao a tutti