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Il suicidio

di beppino

Riferimento alla lettera: Buongiorno, anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, "vivere, è soffrire". Io di fronte alle difficoltà...
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14.953 commenti

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  • 8051
    vela -

    Andrea,

    Parlo principalmente del passato.
    Non troppo lontano.
    Il silenzio mi ha massacrato, ma adesso che non è rimasto più nulla c’è comunque solo silenzio.
    In fondo è cambiato tutto ma non è cambiato niente.

  • 8052
    Andrea -

    vela

    Non so se hai avuto esperienze simili alle mie, ma penso proprio di capirti molto bene comunque. Non so se può aiutarti quello che ti ho scritto prima. C’è chi il silenzio lo impone e chi lo subisce. A me è sempre toccato subirlo e, se ho capito bene, che anche per te è stato così. Il silenzio agisce in due modi diversi su chi lo subisce e su chi lo impone. Chi lo subisce ne riceve dei danni subito, mentre chi lo impone ne riceve dei danni dopo molto tempo. Ma su chi lo impone sono danni che possono essere anche doppi rispetto a chi lo subisce, perchè chi lo impone ne và fiero e pensa che il suo sia il comportamento di una persona forte. Invece è l’esatto opposto. E’ il comportamento di una persona molto più debole e più incapace di reagire di quanto sia chiunque lo subisce. Questo perchè chi lo subisce si rende conto che quel silenzio è dannoso. Se è intelligente, evita di imporlo agli altri e usa quella sua esperienza, al momento negativa, per crescere e diventare più forte. Lo so, non è facile, ma ci si riesce. Il silenzio è la costante della vita di alcune persone. Sono cresciuto in una famiglia in cui regnava il silenzio e lo stesso silenzio è regnato fino a un anno prima della morte di mio papà. Alla fine, la sua depressione (conseguenza anche del silenzio) gli ha permesso di aprirsi e di avvicinarci. E’ morto sereno per un infarto e prima di morire sembrava rinato, avendo superato il suo silenzio interiore ed esteriore con noi.
    Lo stesso silenzio l’ho dovuto subire per anni anche da un paio di donne. Una la sai, l’altra (recente) era un’amica alla quale tenevo moltissimo. Diciamo che ho fatto esercizio…
    La cosa curiosa è che sono sempre stato uno che, nel caso, ammetteva i propri errori, ma ci sono persone che si sentono forti a farti pesare anche il più stupido errore o malinteso. Se sbagliano loro, o loro ti massacrano, va bene così, e se tu reagisci ti dicono che sei malato. Ma la funzione del silenzio dev’essere istruttiva per entrambi. Noi che lo abbiamo subìto dobbiamo imparare qual’è il nostro punto di forza e cioè la nostra grande umanità e forza di cambiare le cose, nonostante i fallimenti. Chi invece lo impone ha il compito più difficile, perchè prima di arrivare a quello che noi già sappiamo, deve imparare cosa sono l’auto-critica, la mancanza di orgoglio e di ego, l’empatia, il perdono (se l’errore è nostro) e il saper cambiare idea. A quel punto possono iniziare a lavorare sulla loro necessità di dominare con la violenza.

  • 8053
    Andrea -

    vela

    …Altre volte invece non si riesce a comunicare perchè semplicemente non ci si capisce. Si è su canali completamente diversi e non si fa nulla per entrare in sintonia. E non è detto che sia possibile entrare in sintonia con quella persona, perchè in un dato momento o periodo lei, o noi o entrambi, forse, siamo focalizzati su pensieri e punti di vista troppo distanti per conciliarsi. Quindi non è tanto una questione di essere repressi con la violenza, ma di incomunicabilità per incomprensione reciproca. In quel caso, l’esperienza mi dice che la soluzione può essere il tempo e le esperienze di entrambi. Se uno è intelligente fa capire che il problema è la distanza di vedute, senza evitare di risponderti, ma rispondendoti con ciò che pensa, anche se sono poche parole, lontane da ciò che pensi tu.

  • 8054
    tracy -

    esatto…anche io ho pensieri completamenti diversi da quelli di mio fratello , di mio padre e di molti altri miei parenti e conoscenti; in questo modo non ci parliamo piu e siamo impossibilitati a capirci. Per il semplice fatto che abbiamo modi di essere esattamente opposti. Io non capisco loro e loro me.

  • 8055
    anna -

    discutere sul suicido non è cosa molto facile,anche perchè i pensieri su di esso possono essere tanti.
    INANZITUTTO il suicidio può apparire come mancanza di coraggio ad affrontare problemi e realtà che sembrano non avere soluzioni (e purtroppo viviamo in una realtà dove non sempre ci sono soluzioni).
    più che mancanza di coraggio può anche essere una forma di stanchezza…nel non riuscire più a stare a passo con le norme e la morale che ci circonda .Ma per giungere all’atto vero e proprio ci vuole molto coraggio:non è facile uccidersi.Chi si suicida si ritrova in quei pochi attimi ad avere una grande forza per riuscire a compiere questo gesto estremo.Puù anche essere visto come forma di egoismo nei confronti di chi lasci. Loro non riusciranno mai a rassegnarsi per questa perdita enorme..mentre chi compie il gesto finisce di “vivere”:no problemi,no emozioni,niente di niente. Ma chi resta dovrà vivere nel dolore.
    Un sociologo dice che è una forma di “anomia”.assenza di norme. In effetti ,il suicidio come altri gesti estremi, vengono fatti quando si supera quella sottile linea che divide le cose morali dalle immorali. Nel momento in cui non si ha più fede,non si crede più nelle norme della società…cè una sorta di menfreghismo che ci porta in uno stato da robot…senza sentimenti (paura,gioia,dolore…) dove ogni gesto è possibile (suidicio-omicidio- e tante altre cose orrende che da tempo ci circondano)

  • 8056
    Patty -

    Solo delle riflessioni…
    http://www.youtube.com/watch?v=3GEqb6qkCOY

  • 8057
    tracy -

    Nemmeno io credo più nella società..è impossibile credere in gente delinquente e senza morale..ma ho un altra fede data da persone che hanno saputo che c’è nell’aldilà morendo ma son tornati in vita..e cioè che quello che faccio non è inutile. Ma anche io non ho fede nella gente di per se stessa.

  • 8058
    Eme -

    Anna, a volte chi arriva al suicidio trascorre mesi steso su un letto a fissare il soffitto ma, credimi, l’attività mentale é inversamente proporzionale alla stasi fisica. Le norme e la morale non c’entrano un tubo, il menefreghismo men che meno. E chi c’é passato mi comprende benissimo e, chi lo sa, magari é anche un pò schifato se non incazzato per la retorica inconsistente dei sociologi e per le banalità che riempiono la bocca dei loro apostoli! Dietro ad ogni suicidio, dietro ad ogni tentativo c’é una personalissima storia di drammi, pressioni, molestie, incomprensioni, fragilità che non può essere presa per i fondelli arieggiando concetti filosofici. Menefreghismo…stanchezza….assenza di morale…Dopo questo post rimpiango le boiate dei predicatori!

  • 8059
    martinika -

    anch’io penso al suicidio! purtroppo ora mi sembra l’unica possibilità per mettere fine a tutto!!! a tutto!!! non riesco a gioire di niente!!! tutto mi assilla!!! tutti i miei errori!!! non riesco a sopportarne più il peso!!! non riesco a sopportare che la persona che amo e dice di amarmi mi cagiona troppo spesso troppo dolore, facendomi sentire inappropriata, facendomi vergognare di quello che sono!!! lo amo in una maniera che non credevo fosse possibile amare eppure non sono felice eppure soffro!!! soffro nel vedere che sono stata e sono la causa dello sta male della mia famiglia! vorrei morire! non riesco a gioire nemmeno pervittorie personali! tuttto scorre senza lasciarmi nulla se nn dolore!

  • 8060
    Eme -

    Per voi grandi saggi: se solo poteste immaginare quanta vita c’é dietro ad un suicidio…….

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