Il suicidio
di
beppino
Riferimento alla lettera:
Buongiorno, anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, "vivere, è soffrire". Io di fronte alle difficoltà...
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Resa incondizionata: Se tu sai di essere un sottoprodotto umano sottoscrivo ogni parola eh eh. Chi sarebbe quello che conosci bene??? Ah ah ah ah…mi sa che conosci poco altre persone 🙂
Evidentemente solo te stesso conosci bene, visto che ti giudichi per come sei.
@Resa incondizionata:
Bravo, davvero, mi hai colto in castagna. Ammetto di non aver letto “bene” il messaggio incriminato (??wtf??) di @Rocky (a cui mi preme muovere un appunto: se c’è una persona che non ha mai scritto banalità su questo blog, quella è proprio @E; sei completamente fuori strada al riguardo). Eh già. Così come non ho letto “bene” il tuo (11698, tanto per intenderci). Perché se lo avessi letto “bene”, avrei trovato in esso una supponenza e un’arroganza tale che rasenta quella superiorità morale e quella convinzione di essere migliore che imputi agli altri. Quindi ho scelto di non leggerlo “bene” apposta e di limitarmi a una rapida occhiata. In teoria nemmeno io dovrei risponderti, però, stuzzicato dalle mie stesse frasi estrapolate dal contesto e usate contro di me (mi appello alla clemenza della corte signori giurati!), mi sento in dovere di chiarire il mio punto di vista. Riguardo a quella del “capo chino intento a spalare merda etc. etc.”, sarebbe un gioco troppo facile risponderti. Qualche giorno fa guardavo una vecchia puntata di un noto programma televisivo, con la copertina dedicata a delle contestazioni di piazza a Roma da parte di lavoratori che avevano perso (o rischiavano di perdere) il lavoro. Era una contestazione dura, rivolta agli esponenti di quelli che noi comuni cittadini chiamiamo “casta”. Già, la casta. Un’accozzaglia di cialtroni, mediocri, ignoranti, nani, puttane e mafiosi. Pur nel mio intelletto offuscato, riesco ancora a conservare un barlume di lucidità che mi porta a pensare a parecchi di loro come esponenti della categoria di persone appartenenti a questo mondo che si possono definire “felici” (forse? a torto magari?). Dici di essere arrivato a un punto in cui ti puoi permettere di essere sincero con te stesso e gli altri. Bene, buon per te. Perché non lo dimostri allora? Alla prossima manifestazione, scendi in piazza anche tu, parati di fronte alle migliaia di Luca76 e Rocky che troverai, arringali con le stesse parole che hai usato qui. Zittisci i loro strali, le loro ingiurie e le loro imprecazioni rivolte a chi se la passa meglio di loro (forse?), spiegagli che loro non hanno i diritti per stabilire i criteri di chi sia più meritevole di godere in questa vita di prosperità e di chi, invece di difficoltà. Fagli rigurgitare i loro travasi di bile, la loro rabbia, il loro odio verso gli esponenti di un sistema di potere fallimentare. Apri loro gli occhi sulla loro perenne condizione di invidiosi in cui sono immersi, e che li fa vedere le persone “felici” come nemici giurati…Sdogana una volta per tutte, di fronte a loro, questo sentimento umano così bieco…Fallo, avanti. Ti chiedo solo una cosa. Quando ti deciderai, lascia un messaggio qui sul blog, con la data e l’ora dell’avvenimento. Per quel giorno mi terrò libero, mi collegherò in streaming e ti guarderò. L’impavido palladino di chissachè che si erge sopra la massa becera e invidiosa. Mi gusterò lo spettacolo, mangiando salsicce e -continua-
-segue- ingollando una birra ghiacciata. Ecco, vedi? per me sarebbe facile risponderti. Ma non lo faccio, anche perché non servirebbe a niente, non cambierebbe ciò che ho dentro…
Vabbeh…Mmmmh come scusa? Dici che ho volato troppo alto riportando quell’esempio? Probabile, ma era la via più comoda per esporti i miei pensieri. E comunque non credere, gli esponenti della “casta”, seppur in miniatura li puoi trovare anche sul pianerottolo a fianco, non devono essere necessariamente dei pezzi da 90. “Ladri di felicità”…E’ un bel termine per definirli. Invidia? Questo è un termine che usi a casa tua. Io preferisco il termine “incazzatura”, rende meglio l’idea. E non può essere di certo rivolta a una coppia di poveri cristi seduti davanti a una pizza e intenti a organizzarsi le prossime vacanze. No, non è a loro che rivolgo i miei strali. Per il resto, facendo un passo indietro, dei rapporti che intercorrono tra te e Rocky, non me ne può fregà de meno. Non ho interesse nel fare il difensore d’ufficio di uno o dell’altro. (Anche perché vedo che avete una facilità di comunicazione molto spiccata tra voi, non necessitate di un terzo incomodo). Sono entrato su questa pagina ieri, e leggendo i vari commenti mi sono ritrovato d’accordo su ciò che diceva lui e in disaccordo su quanto dicevi tu e ho detto la mia (un blog funziona così, no?). Punto. Non capisco come questo possa gettare “una luce inquietante sul mio carattere”. Ma che c.... di collegamenti sono? Guarda che non tutti la pensano alla stessa maniera, c’è chi vede una cosa gialla, chi blu, chi rossa e tra questi colori esistono una miriade di sfumature…Ricambio il tuo augurio, e su Nietzsche…Beh, da pivello avevo letto qualche stralcio di “Così parlò Zarathustra”. Accetterei volentieri il tuo consiglio, però, vedi, a me già solo la parola “religione” provoca un attacco di itterizia, figurati leggermi un libro che ne faccia l’analisi…Brrrr, sento già i brividi sul collo…
P.S Un’ultima postilla, in risposta all’altra mia frase che citi. Le mie idee e i miei pensieri sulle razze traspaiono limpidamente. E di questo, non me ne faccio un vanto, ma nemmeno una colpa se è per questo. Se non vedo di buon occhio certa gente, avrò i miei buoni motivi, che non sto certo a spiegare a te, anche perché NON è il tema di dibattito di questo blog. Sai, resa incondizionata, io ne ho parecchie di parole che non ho mai potuto soffrire. Tra queste, ce ne sono due che messe accanto, non mi piacciono proprio: “Politicamente Corretto”.
E’ “politicamente corretto” dire persone di colore invece che negri;
è “politicamente corretto” non insultare o denigrare popoli e razze diverse dalle proprie;
è “politicamente corretto” rispettare le diverse culture presenti sul proprio territorio;
e bla bla bla…Beh, senza offesa per nessuno, io le trovo tutte cazzate queste.
Sono xenofobo? razzista? Ti turba ciò che scrivo? Non leggermi allora.
Buona domenica a tutti, a @E, David (ohilà, chi si rivede), Ele
Premetto subito che questo è il mio ultimo messaggio. Di cose da dire ne avrei tantissime, ma devo tutelare la salute mentale dell’unica persona a cui voglio bene.
Luca76 ci ha rivelato un altro aspetto della sua personalità multiforme: quello del demagogo, dell’agitatore di piazza che brandisce slogan populisti per screditare il suo interlocutore. La cosa non mi stupisce più di tanto perché i razzisti e gli xenofobi sono quasi sempre degli ottimi demagoghi. L’unica cosa che mi sfugge è come possa il signor Luca definirsi comunista. Caro Luca, è inutile che cerchi di cambiare le carte in tavola. Adesso te la prendi con la casta ma appena fino a ieri te la prendevi coi reietti della terra. Te la prendevi con i negri, con gli immigrati, con i più poveri e i più sventurati. Con quelli che sono stati costretti a abbandonare la loro terra dall’indigenza e dalla fame.
Visto che le nostre strade si stanno per dividere, vorrei lasciarti qualche spunto di riflessione su cui meditare. La mafia l’hanno importata gli stranieri ? la camorra l’hanno importata gli stranieri ? La n’drangheda l’hanno importata gli stranieri ? Sono stati gli stranieri a ridurre il paese nella condizione attuale ? Non mi interessa che tu mi risponda, anche perché qui dentro non ci voglio più entrare. Mi basta che tu ci pensi su per qualche attimo.
Quanto alla mia presunta arroganza, dimostri ancora una volta, di non aver capito nel modo più assoluto il senso del mio messaggio. Quel messaggio – vediamo se il concetto ti entra nella zucca – era rivolto a una persona spregevole di cui conosco personalmente tutte le malefatte. Che una persona di tal fatta entri qui dentro, nel forum in cui scrive la sua vittima, e che ostenti una superiorità morale del tutto immaginaria, è cosa quanto mai fastidiosa per non dire sgradevole. Infine, riguardo ai concetti che mi sono permesso di esprimere nel mio primissimo post, ribadisco l’invito alla lettura dell’opera di Nietzsche. E non lo faccio per ripararmi dietro allo schermo di un grande pensatore; lo faccio perché io, come è logico, non sono in grado di esprimere quei concetti con la medesima chiarezza. Cosa vuoi farci, caro Luca, ognuno di noi ha le sue debolezze. Io non posso sopportare le mistificazioni. Quando l’invidia e il risentimento vengono spacciati per senso della giustizia, quando il proprio malessere esistenziale viene gabellato per superiorità morale, io sono colto da un irrefrenabile senso di disgusto. Sai cos’è che mi colpisce maggiormente ? Che tu, accecato dalla collera, ti sei completamente dimenticato di avere a che fare con un fallito, con un aspirante suicida, insomma con un tuo collega. Ti sei rivolto a me con fare insolente, come se io fossi un uomo felice, ricco e fortunato … tutto questo è semplicemente grottesco. Le cose che ho scritto sono frutto di una riflessione che va avanti da 30 anni; di un’autocritica spietata a cui mi sono sottoposto di mia spontanea volontà. Non pretendo (CONTINUA)
(SEGUE) Non pretendo che tu le condivida ma potresti almeno cercare di comprenderle.
Ciò detto, vi saluto tutti quanti. Tornare in questo forum – e leggere le cose che vengono scritte da alcuni utenti – è stata un’esperienza agghiacciante che non ho nessuna intenzione di ripetere.
Resa Incondizionata: Che tu fossi un malato di mente era evidente fin da quando ho sentito parlare di te. Voglio comunque dire che, nonostante io non ti conosca, non ti abbia mai visto, non voglia avere niente a che fare con te, mi spiace che tu sia così: ogni essere umano, per quanto cretino, dovrebbe trovare un minimo di equilibrio. Auguri, hai un futuro come agit-prop di Vendola 🙂
Luca: Non hai letto bene il mio post (ma quale passo? bho!?), pazienza, me ne farò una ragione. Volevo solo farti notare, comunque tu la possa pensare, che il mio primo post era un pensiero mio che non attaccava nessuno di coloro che scrivono qui sopra. Posso scrivere cose condivisibili o meno, ma non vedo la necessità di attacchi personali. Tra l’altro, tanto per darti l’idea di chi è Resa Incondizionata, ti garantisco che io e lui non ci conosciamo, non ci siamo mai parlati, non sa niente nè di me nè delle mie “malefatte” (questa cosa mi ha fatto spanciare dalle risate), non sa ciò che dice. Probabilmente vive in un mondo suo, dove internet è l’unica realtà e il livore personale verso chi non conosce l’unica carta da giocare per esistere. Se discuti con lui gli fai solo del male.
Per quanto riguarda E, io ho solo commentato ciò che ha scritto riguardo il mio post, di una banalità sconcertante.
Un consiglio a tutti coloro che se la prendono al di là di quanto sarebbe normale: usate un sapone delicato per farvi il bidet, evita irritazioni.
Scusatemi se potete darmi un consiglio.Le condizioni economiche dei miei genitori e mie sono messe male.Io ho perduto il lavoro due anni fa,non ho uno stipendio,la pensione di mio padre non ci basta.Avendo 42 anni ed avendo fatto quasi sempre lavori generici,operaio,pulizie,traslochi ecc…Ho grande difficoltà a ritrovarne uno perchè non ho una specializzazione,e quei lavori oggi li fanno gente di 20.Ho diritto ad un sussidio secondo voi?La situazione è tragica.Un consiglio se volete grazie.In giro per gli uffici ognuno mi dice una cosa diversa o quasi…ciao a tutti
Leggetele bene le cose prima di commentare, e se non le capite o chiedete spiegazioni o ve ne state zitti. Io sono responsabile di ciò che scrivo, non di ciò che capite voi.
@David, dovresti informati dalla tua INPS di zona presso gli sportelli del sostegno al reddito.
Saluti.
“Ogni essere umano, per quanto cretino, dovrebbe trovare un minimo di equilibrio”.
Vorrei dire solo poche parole su Resa incondizionata: non è un cretino.
E’ una persona dotata di una gran cultura che soffre, che ha dei valori e che scrive secondo la propria indole ed il proprio temperamento.
Può stare sulle palle per modi e contenuti così come può affascinare per gli stessi motivi. Ilmondo è bello perchè vario (mi si scusi l’ennesima banalità).
Ma cretino: no!
Nessuno di noi, in realtà, è un cretino o un imbecille o un idiota o una persona talmente fuori di testa da non rendersi conto della realtà che lo circonda.
Siamo tutti molto lucidi nelle nostre esternazioni. Nelle nostre verità, bugie, confessioni ed omissioni.
C’è chi è stronzo, chi no, chi lo è a giornate, chi lo sembra ma non lo è, chi è stronzo ma fa lo gnorri per motivi propri, chi sa che un altro è stronzo ma decide di stare zitto per altrettanti motivi propri.
Qui,in qualsiasi lettera, proprio come nel mondo là fuori, scoppiano simpatie ed antipatie, amori, amicizie, rancori profondi e sentimenti destinati a trasformarsi in modo imprevedibile. Ci si colpisce come si può per difendersi o per fare male, ci si coccola per scroccare quell’abbraccio virtuale che manca nella realtà.
Misogini contro coppie felici, scambisti contro monogamici, fedeli contro cornificatori.
Ma QUESTA lettera non è una delle tante che riempie il sito.
Questa lettera è piena di posts di persone che, in un secondo, possono decidere di volare da un balcone, di appendersi al soffitto o d bere acido per uscire da un inferno che i credenti,a quanto pare, non sanno che si può vivere ben prima del trapasso.
A volte compaiono gli abusivi. Questo si. Cavalieri apparentemente senza macchia solo perchè coperti da una pesantissima armatura.
Ma, più spesso, scrive chi va a braccetto con la morte e, guardandosi allo specchio, ci si riconosce così tanto che i gesti vitali più banali, dal mangiare al lavarsi, diventano quasi gesti assurdi.
E alcuni,in passato, si sono già ammazzati.
Resa incondizionata, non scopro nessun segreto, è un aspirante suicida.
Non un cretino, un matto, uno squilibrato, un pazzo o uno che parla di suicidio ma poi, alla prima puntura di zanzara, corre al pronto soccorso.
La vita, spesso, porta oltre limiti che non vorremmo superare o tiene legati ad un palo che vorremmo sradicare.
A volte capitano entrambe le cose e ci spezziamo come burattini di legno.
Siamo frutto di ciò che abbiamo realizzato e di ciò che abbiamo subìto.
E siamo ben consapevoli di tutto ciò che c’è intorno a noi.
Parliamo con una cognizione di causa che è nostra e solo nostra e che gli altri non possono avere o che, pur avendola, fanno finta di non avere e che non ammetteranno mai, per mille motivi, di avere.
La nostra, le nostre verità finiranno con noi dentro alla tomba.
Un miscuglio di torti e ragioni, di accuse e recriminazioni, di ammissioni e di omissioni che si perderanno nel nulla che c’è dopo la morte fisica.
David, mi viene in mente solo il sussidio (provvisorio) per i disoccupati. Ma se non sbaglio la tua regione ha chiuso il cassetto per mancanza di liquidità.
Comunque mi informo meglio e ti faccio sapere se scopro qualcosa.
Mando un abbraccio a chi lo vuole e lo può prendere. Agli altri un saluto o un vaffanculo a seconda dei casi.
Grazie E un abbraccio.Lo pensavo anch’io,la mia verità sarebbe finita nella tomba con me,ma purtroppo non è stato così.io devo vivere e vivere e vivere con quei mostri con quello che mi hanno fatto.Io credo che la tomba sia soltanto l’inizio.Ciao E
Bene, bene. Diciamo che Resa Incondizionata, se non vuole davvero avvalersi delle facoltà di un avvocato difensore, non deve innanzitutto infastidire gli altri, i quali -per inciso- non avevano intenzione di infastidirlo. Per il resto: a ognuno le sue valutazioni.
Ed ora sarebbe bene tornare a parlare ed a scrivere di cose inerenti l’oggetto di questa lettera.
Scusate raga se non sempre sono chiaro o rispondo presto, ma ho tanto da fare e da pensare. Non ricordo con precisione chi ha detto cosa dal mio ultimo commento in quà, ma voglio raccontarvi di una cosa che è stata una rivelazione.
Sabato esco per la seconda volta con i miei nuovi compagni di classe, e per la prima volta vado in una discoteca come si deve(ho 16 anni, sono del 96, riprendendo un discorso sulle generazioni che ho letto), alla sua chiusura.
Non che non mi piaccia una cosa del genere, anzi, ogni cosa nuova, più mi è estranea più mi eletrizza. Entrato mi trovo leggermente in disagio, anche perchè mi trovo circondato da un gruppo di ragazzi che in altre situazioni si dimostrano sicuri, in quel momento me li vedo più a disagio di mè, e gia questo mi è bastato a cogliere l’ironia della situazione e quanto mi fosse estranea.
“Rifiutate”, per così dire, le avance(se così si scrive) di una ragazza che mi chiese una sigaretta(non fumo), un’altra mi ferma e mi bacia , d’istinto mi rilasso e le chiedo come si chiama, e le sue testuali parole sono state “non importa”, non “non ha importanza”, che è differente, a quanto la mia conoscenza del sublinguaggio, poichè non vi è la z, che renderebbe più duro il messaggio. Vabbè ci dividiamo subito prendendo strade diverse, ed il fatto che nessuno abbia notato niente accentua la mia percezione di essere in una realtà estranea. Con l’avanzare della serata l’accol apponda e , nonostante incontri altre volte quella ragazza, noto che non vuole essere riavvicinate. Poi la vedo limonarsi con un ragazzo, e la cosa , lo ammetto, mi ha un pò buttato giù, ma l’ho trovata ancora più ironica, non ci posso fare niente.
Poi la vedo con un altro ragazzo, un’altro ed u altri ancora(ne contai 8 in tutta la serata),ma la cosa che mi sconcertò era il suo approccio, nessuna parola, prima li cercava mentre ballava, li avvicinava avvicinandosi gradualmente e poi gli saltava in bocca.
Ma tra l’uno e l’altro, spesso, si fermava e si sedeva fissando il vuoto, estranea all’ambiente. Il suo sguardo, triste e l’espressione vuota mi fecere capire, non stava giocando, tantomeno vincendo una scommessa, ma era alal disperata ricerca di affetto, in modo sbagliato ovviamente.
L’unico altro contatto che ebbi con lei fù quando la avvicinai durante uno di questi suoi momenti, chiedendole se andava tutto bene.
Ma non posso fare a meno di continuare a sentire sulla pelle il vuoto che aveva quella ragazza, probabilmente dotata di un cuore incredibilmente grande e ferito mortalmente.
Non trovo altre parole per descrivere quella sensazione, bisognerebbe provarla per capire l’immensità.
Ecco, questa è la generazione della moderna adolescenza, e non ho potuto fare a meno di notare l’apparenza che era questa ragazza, con Resa incondizionata. E quindi riallacciandomi al discorso sulla xenofobia, a quello mio delle continue domande vuote e persino alla cazzata anorme scritta la Lupo. Come si può costruire sè stessi sugli altri -continua-
se essi stessi alla fine sono solo di facciata più forti di noi? Non si può, ci si deve imporre come si è, senza alzare maschere.
@E, dalla bassezza della mia età, accentuata dallo scarto con la tua, posso comunque dire che penso di capirti quando dici di sentirti sola, e quasi di non meritarti qualcuno. Ebbene , sbagli, non mi dilungo ancora a dirti il perchè, ma sappi solo che sbagli profondamente.
Un abbraccio a tutti coloro che quà se ne scambiano tanti di virtuali, e anche a quasto proposito sottolineo che sto ovviamente enfatizzando estremamente tutto quello che scrivo, nel tentativo di renderlo più vivo.
E come puoi dire che E sbaglia?
@david per il sussidio credo che devi rivolgerti ai servizi sociali del tuo municipio. Hai mai chiesto l’invalidità civile? Se hai avuto dei ricoveri in psichiatria e se ci sono relazioni mediche, cartelle cliniche, ecc che attestano il tuo PTSD + eventuali altre patologie, forse potresti fare domanda di invalidità civile. In alternativa, potrebbe essere riconosciuta l’invalidità ai tuoi genitori e tu potresti prendere l’indennità di accompagno per loro. Chiarisci il tutto con i servizi sociali del tuo municipio.
Oltre a ciò vorrei dirti che ti apprezzo molto. Dai tanti post che hai scritto in questo sito mi sembri un grande combattente e, soprattutto, una persona buona che nonostante il tanto male ricevuto e le tante botte prese e date ha conservato il cuore innocente di un bambino. In bocca al lupo per il sussidio, ciao.
Grazie evergreen,sarebbe importante mantenere la pat.B x auto e moto,è per questo che non l’avevo portata avanti quest’idea.in 21 anni non ho mai fatto un incidente.Seguirò cmq il tuo consiglio,soprattutto per mia madre,lei è invalida,non perdo un momento.ciao grazie
Leonardo, certe persone arrivano ad un punto in cui la differenza di età con un’altra persona diventa irrilevante.
Perchè non si ha più un’età.
Si prova il terrore di un bimbo di 6 anni che si è perso nel parcheggio di in un autogrill.
Si prova il disgusto per la vita che può provare un vecchietto di 100 anni lucido ma bloccato in un letto di ospedale, vittima di un accanimento terapeutico.
Etc etc etc
E’ un’altra la differenza che rende i miei post diversi dai tuoi.
Tu esprimi un male di vivere.
Io esprimo il mio vivere male.
Ignoro cosa ci sia nello sguardo perso nel vuoto di una ragazzina con atteggiamenti ninfomani.
Ma credo di poter dire che, quando ti trovi nella bratta vera, quella che dalla testa si riversa nella merda di vita quotidiana, quando vedi il postino come il tuo peggior nemico, quando vivi nel terrore di vedere qualcosa di verde spuntare dalla posta, quando aspetti che il telefono squilli per poter lavorare, quando speri con tutto il cuore che il vento forte non ti porti via le tegole dal tetto o il cesso non si otturi mai perchè non hai la materia prima per far fronte alle spese, bè, ti viene voglia di tutto tranne che di andare a slinguazzare con il primo che passa, il secondo che girovaga, il terzo che orbita e il quarto che guarda.
E gli abbracci virtuali che cerchi e trovi in forum come questi sono quelli di gente che, pur per strade diverse, ti somiglia nel dolore e che può capirti mentre il mondo fuori se ne sbatte di te, dei tuoi problemi e magari ti allontana perchè chi ha un problema puzza di sfiga e di depressione.
Tutti hanno i propri problemi e non so quanti siano sereni, là fuori.
Ma se, per assurdo, fossimo tutti disagiati ci sarebbero, comunque, delle differenze.
Il disagiato buono non ti nega la propria solidarietà anche se solo verbale.
Il disagiato (se disagiato) stronzo si chiude nel proprio egoismo ed ha occhi solo per sè.
Il disagiato buono non te lo metterà mai in quel posto per salvaguardare il proprio culo.
Il disagiato stronzo lo fa e lo fa con la cattiveria della disperazione.
Dove voglio arrivare? A dire che disagiato non significa, in automatico, essere fragile, sensibile e inoffensivo.
Quando ti ritrovi, tra mille+molle+mille problemi tuoi, a dover scannerizzare e fare i raggi x a chi hai di fronte per capire chi è, come si comporterà, quanto ti fregherà se ti fregherà, e nel mentre occhieggi la casta che sai già che ti fotterà……è a quel punto che ti rinchiudi come un riccio.
Ed esci (se esci) nei forum a chiedere ciò che non ti puoi permettere di chiedere fuori: un abbraccio.
E a darlo a chi ne sente il bisogno.
Non è la solitudine fisica che spaventa (perlomeno me). E’ quella mentale, morale, chiamala come vuoi.
Un essere umano che ti cammini accanto lo trovi con facilità.
Un essere umano che ti stringa quella mano che non si vede all’esterno perchè hai dentro di te è molto più difficile.
Così come è difficile saperla trattenere.
Perchè, a volte, noi stessi siamo i peggiori nemici di noi stessi.
No, non esistono disagiati buoni o cattivi. Un disagiato è un disagiato. Niente di più, niente di meno. Ma, come dice giustamente @E, disagiato non sempre è uguale a fragile, sensibile e inoffensivo. Chi fa un’equazione del genere lo fa in maniera forzata. Troppo spesso si ha una visione volutamente distorta delle cose, le si immagina come si vorrebbe che siano, quando a volte nella realtà sono ben diverse. E questo ciò che qualcuno non capisce. O non vuole capire. Bisognerebbe cominciare a prendere coscienza che tutto ciò che abbiamo di contorno, nei fatti, è diverso da quello che vorremmo. @Leonardo, quando ho risposto a un tuo precedente commento, non sapevo che eri così giovane. Lo so, è terribilmente banale e scontato ciò che ti scriverò (e credimi, lo odio profondamente), ma alla tua età le paranoie per qualsiasi cosa, sono all’ordine del giorno, ci siamo passati tutti. Diventeranno un problema serio per te se te le porterai dietro anche in età adulta. Li vedo anche io spesso quelli della tua generazione in giro, e onestamente, non gli do molto credito. Siete diversi dalla mia e dalle generazioni precedenti. Siete più abili in certe cose (confrontate con la nostra), e totalmente fallimentari in altre. E così per ogni generazione. L’unica cosa che mi sentirei di consigliarti se ti conoscessi, sarebbe quello di non seguire mai la massa, di non fare il classico pecorone che segue il gregge, sii te stesso, indipendentemente da tutto e tutti e bla bla ba. Ma non ti conosco, e le mie sarebbero solo chiacchiere. Tu, al contrario di molti di noi su questo blog, hai ancora la possibilità di indirizzare il corso della tua vita (oddio, altra banalità, perdonami), giocatela al meglio. Saluti.
Un’abbraccio a @E, Ele e David (a proposito, novità sul tuo problema?)
Luca76, la mia vita è sempre stata discutibile ma il colpo di grazia mi è stato inferto da un povero ex galeotto (per piccoli reati commessi in gioventù, dopo la morte prematura del padre) che si vedeva ogni porta sbattuta in faccia a causa del suo passato.
Gli ho dato una mano e mi ha fatto a pezzi il braccio.
Inutilmente.
Con cattiveria.
Cattiveria totalmente inutile.
Quello, per me, è un disagiato non cattivo ma stronzo fino al midollo osseo.
Sai che mi ha detto l’ultima volta in cui ho avuto l’onore di vedere il suo porco grugno?
“Se non prendi la vita a pugni, la vita prende a pugni te. Mors tua vita mea. Prendi esempio per il futuro”.
Eppure ho la certezza che non sia nato stronzo ma lo sia diventato.
Un disagiato (divenuto) di stampo cattivo.
Un abbraccio a te.
Già, David, come procede?
Grazie E e Luca,abbastanza bene,farò tutto quello che posso.Questo mondo è un tragico viaggio,per molti.Non perdiamo la fiducia.Ciao buona domenica (o almeno accettabile domenica).
@E, amica mia. Come ho già scritto in passato, mi piace leggerti. Molto. E questo perché trovo sempre interessante, e mai banale, ciò che scrivi. Mi stimoli molto. Mentalmente intendo, sia ben chiaro, e tengo a precisarlo soprattutto per chiunque butti un occhio al mio commento e che avrà la tentazione di lasciarsi andare a considerazioni del tutto fuori luogo. L’apprezzamento per una persona va oltre a certe considerazioni spicce e a volte troppo frettolose. Come hai scritto tu, quando ti ritrovi a scrivere in un blog come questo (ma anche in altri), possono nascere simpatie e antipatie. Trovi qualcuno con cui, per affinità varie “senti” (il virgolettato è d’obbligo) più vicini di altri. E solo una considerazione, null’altro. L’animo umano è strano a volte, ti ritrovi a soffermarti su cose che non hanno un basamento, una fondamenta, di alcunché. Curioso, veramente. E ironico anche, mi venga passata questa definizione…Perdonami la divagazione e permettimi di rispondermi. Mi spiace per la tua disavventura. Dico sul serio. Ma mentirei se dicessi che non mi ritrovo in quella frase che ti è stata detta. Sarebbe una disonestà intellettuale. Potrei mentire a tutti, ma mai a me stesso. Qualche anno fa, una persona mi bollò come animale, nel senso spregiativo del termine. E credo che continui a pensarla così, nonostante il tempo e il grado di profonda conoscenza che a di me. Alle sue parole non me la presi più di tanto, le mie rimostranze si limitarono nell’affermare che un’animale selvatico, a di differenza dell’essere umano, quando attacca lo fa perché si sente minacciato, prova paura. Non per cattiveria o odio. “Se non prendi la vita a pugni, la vita prenderà a pugni te.”. Fermo restando che ognuno ha la sua storia (è una cosa che ho ripetuto fino alla nausea), la considerazione che mi viene da fare di getto, è che molte volte, per i motivi più disparati, ti ritrovi a rispondere ad un gesto di semplice gentilezza e comprensione, con una violenza e brutalità ingiustificata. Forse perchè, per via dei tuoi trascorsi, non rientra nel tuo modo di concepire la vita certi gesti. O forse, più prosaicamente, è perché sei un figlio di puttana della peggior specie. Ripeto, ognuno ha i suoi trascorsi, e il suo modo di essere, catalogare ogni persona sotto un’etichetta come si fa per le merci di un supermarket, è riduttivo e semplicistico. Beh, se io mi dovessi etichettare, in verità, lo farei sotto la dicitura “disagiato di stampo cattivo”. Ed è la verità. Sono un soggetto di malarrazza, come direbbero dalle mie parti di origine. Forse merito ciò che sto passando, la giusta condanna per chi è nato, o cresciuto, cattivo, cinico, egoista e menefreghista come me. E’ stato ciò che ho passato nell’infanzia a fare di me ciò che sono, o l’ho voluto diventare io? Avrei potuto prendere altre strade, o ho scelto (in)coscientemente la mia? Non so rispondere in tutta onestà. Quand’ero piccolo al cinema, guardando i film, ho sempre fatto il tifo per i cattivi. Chissà -cont-
-seg.- forse ognuno di noi si porta dietro memorie genetiche di cui non è consapevole, e che lo porta ad avere comportamenti già preconfezionati e a seguire solchi già predefiniti, che viaggiano indipendenti dalle proprie scelte di vita quotidiana. Quello che la gente chiama comunemente destino. Muah….Mmmmmh, è tardi, comincio a sentire la testa pesante e la lucidità scarseggia…E’ meglio che stacchi, troppi errori ortografici. Non mi piacciono gli errori. Mai, in nessun caso.
@David, mi fa piacere leggere che ti va abbastanza bene, per quelli come noi, e già tutto grasso che cola.
Buona domenica a tutti, buoni e cattivi.
Non dico ne buongiorno ne buona domenica ,non sò se lo sarà ,queste 2 parole mi sanno di ridicolo ,quindi un semplice ciao è più rassicurativo. Luca leggere E è sempre stato un piacere la dovevi conosciere qualche anno fà :-)Io non scrivo mai ma continuo sempre a leggere i post ,non abbondono questo forum per nessuna raggione al mondo mi è troppo caro ,mi ha salvato dal suicidio con l’aiuto di tanti amici compresa E ,ma ora mi è rimasta la solitudine e nonostante io abbia imparato a gestire la mia vita ,la solitudine non si gestisce ,la si subisce e questo mi dà angoscia ,perchè ho fatto molte battaglie per riuscire a vincere la mia guerra personale .E Luca siete fantastici ,un abbraccio a tutti David ele E Luca .Piergiorgio come stai dai segni di te è parecchio che non vedo i tuoi scritti! 🙂
@Luca76, ritrovo molto di me nei tuoi post.
Certo, ognuno sa per sè e ciascuno di noi sa, dentro di sè, come stanno realmente le cose.
Quanto si è buoni, cattivi, bastardi o santi subito.
Io, per quel che è la mia esperienza “sul campo”, posso solo affermare con, una certa sicurezza, che il disagiato cattivo non pensa ad uccidersi, pensa a come stare a galla anche a costo di fare leva sulla testa altrui facendo annegare tutti.
E quando torna a riva non manda scialuppe di salvataggio. Se ne frega e va per la sua strada.
Il disagiato cattivo non ha lettere più importanti di altre da lasciare in bella vista sul mobile del soggiorno.
Non ha nulla da spiegare nè da recriminare.
Forse, per valutare sè stessi, bisognerebbe potersi guardare, come se si stesse guardando un film, mentre si recita la parte di chi ha avuto il culo di vivere una vita normale.
Con normali disgrazie e normali soddisfazioni.
Valutarsi per come si è dopo essere stati ripetutamente bastonati e non curati è troppo facile.
Anche se il giudizio è negativo e, quindi, apparentemente razionale e ponderato.
Anch’io ho sempre fatto il tifo per i cattivi.
Ho sempre pensato che “il cattivo”, in realtà, non esistesse.
Che esistessero solo gli incattiviti, solo persone spaventate e abbruttite, pronte a mordere ma a trasformarsi in belle persone venendo a contatto con una carezza o un sorriso.
Sbagliavo, sbagliavo di brutto.Ogni persona è un caso a sè.
Fin da piccola ho sempre avuto in testa il concetto sano e marcio di seconda possibilità (e, in certi casi di “almeno una” possibilità). Seconda o unica possibilità che, se manca, rende una persona morta dentro oppure incattivita se non cattiva.
Concetto sano perchè la solidarietà che ne sta alla base è un principio sano.
Marcio perchè bisognerebbe essere solidali nei limiti delle proprie possibilità.
C’è chi può devolvere o essere rapinato di un milione di euro senza accorgersene e chi, se cede o viene derubato del suo piatto di zuppa, crepa di fame.
Come c’è chi, se promette un piatto di zuppa e, poi, non riesce a procurarselo, perde tutto. Stima, fiducia, affetto. Rimane da solo, diventa cattivo, cinico, menefreghista per necessità, per sentire meno il dolore, per non accusarsi, processarsi e condannarsi di continuo. In un processo che non finisce mai.
Quando si sbircia nella normalità altrui, a certe persone vengono su, contemporaneamente, rabbia e lacrime agli occhi prontamente ricacciate e rinnegate.
In quelle lacrime rinnegate c’è chi siamo veramente.
Nella rabbia c’è chi appariamo all’esterno e, a volte, appariamo a noi stessi.
Poi, a volte, si arriva al punto di non piangere neppure più.
Forse perchè ci si sente stupidi a farlo.
@Marina cara, da quando ti conosco hai vinto tante di quelle battaglie che ti ammiro. Non puoi immaginare quanto. La solitudine, lo so, è una brutta bestia che fa paura. Ma dentro di te hai tanta forza.
Io, certe mattine, in quei secondi che fanno da ponte tra il sono e la realtà, mi sento forte.
Ed esprimo la mia forza con un sonoro FANCULO AL MONDO!.
In certe giornate ci spero ancora di tirarmi su e rimettermi in carreggiata. Senza investire nessuno, però.
Andandomene da sola per la mia strada.
Forse è la certezza di aver ucciso o assistito alla morte di tanti vecchi sogni e normalissime ambizioni che mi rende, in qualche modo, speranzosa.
Ho talmente ridimensionato tutto alla mia miserrima portata che non riesco a rassegnarmi all’idea che neppure il poco/quasi niente mi sia consentito.
In altre giornate (un pò più frequenti),invece, lascio che il cinismo e la realtà quotidiana scorrazzino liberamente per il mio cervello mostrandomi, impietosamente, i miei fallimenti personali, economici e lavorativi, le mie ridicole “conquiste” ed il mio penoso arrancare in una vita che sembra scalciare affinchè io molli la presa.
Vabbè…..
Evito anche io una “buona domenica” che sembrerebbe l’emblema della presa per il sedere.
Ciao a tutti.
I criminali che rovinano la vita ad altre persone…Basta dire che anche “loro”poverini hanno avuto a suo tempo le stesse sciagure,alcuni forse.Ma i più scelgono la malvagità,il sadismo,la crudeltà per nessuna ragione,o perchè pensano che sia la via migliore,più sicura e facile,il capo di tutti quei bastardi un vero e proprio maniaco sadico,che coltivava le sue nefandezze attraverso atti orribili.E’su facebook,twitter,va a feste,conosce gente nuova.Addirittura su Badoo ha pure scritto “Vorrei fare amicizia”(??????).Diciamo invece che questa società dà un incentivo a questi mostri convinta che essi forgeranno persone che diventeranno dure,disciplinate,forti e non larve uccise prima di nascere(La stessa frase di Knox,il guardiano in “the Sleepers”).Io ormai non ci penso quasi più,di più negli incubi,nel giorno a volte mi sento morto,che tutto è finito,ma ad uccidermi ho paura dell’inferno.Un altro ragazzo è quasi morto non so dove,forse ora è morto,a scuola si è buttato dalla finestra e schiantato su di un auto.Nessuno farà niente.A quei tempi Cercai di fuggire,e non sarei più tornato lì,ma mi rincorsero e il trattamento fu il solito.Urla del silenzio,a volte fuori dalla scuola mi riconoscevano,botte da orbi e poi buttato nella spazzatura o roba del genere,nessuno voleva sapere,nessuno voleva vedere,troppa paura.Smettiamola di dire per favore(secondo me)che queste sono vittime,non è così,c’è chi vuole essere malvagio e coltiva il suo sadismo e va avanti tranquillo e non paga mai,altri pagano,il livello dei suicidii causa bullismo(altro che bullismo questo è crimine)è arrivato a cifre terribili e pensiamo che la maggior parte resta oscurata.Quel mostro se l’è cavata con una blanda espulsione dalle scuole pubbliche ed ha continuato…ha continuato,ha anche belle foto su facebook ecc…MOH ?????CIAO ABBRACCI
…Buono o cattivo…In fondo che importanza ha?…Domani, 3 giugno 2013, quando aprirò gli occhi al Mondo, che io sia bello o brutto, buono o cattivo, non cambierà niente. Sarà un’altra (salvo miracoli) giornata di merda, la centomiliardesima di questa stronza vita. Ormai è l’unica certezza che mi è rimasta, l’unica sicurezza che ho. Stanotte, dopo aver lasciato scritto l’ultimo commento, mentre mi rigiravo nel letto tentando di prendere sonno, ho fatto un salto nel passato, a quando ero bambino. Quando mi portavano allo zoo o al circo a vedere gli animali. Non mi sono mai piaciuti gli zoo e i circhi, da allora non ho messo più piede ne in uno ne nell’altro. Vedere gli animali chiusi in gabbia o usati per divertire il pubblico mi ha sempre provocato un senso di profondo disgusto. Guardavo i loro iniziali sensi di irrequietezza trasformarsi via via nel tempo in un senso di rassegnazione…Accettare la loro condizione di prigionia…Io sono arrivato a quel punto ormai. Mi sento completamente rassegnato. Non riesco più a combattere, non provo più niente, nemmeno rabbia o collera (checchè ne dica qualcuno su questo blog). Quella rabbia che ha funto da carburante al mio motore interno per moltissimo tempo. Nemmeno più quella mi è rimasta. Provo solo un senso di apatia. Un grande, frastornante, ridondante senso di vuoto….
Cara Marina, eccomi qua, è un pò che non scrivo perchè non mi sentivo di farlo, nel frattempo mio padre è morto. Ora siamo rimasti tre fratelli. Uno è sposato, l’altro vive con me. Non mi sono fatto ricoverare per questa disgrazia che mi è successa. E’ stato un brutto colpo per la mia depressione, devo ammetterlo. Pensa che dentro di me non sono ancora riuscito a capacitarmene completamente. L’ultima cosa che mi sento di dire è grazie per il tuo interessamento. Tu Marina ed Ele siete le mie migliori amiche virtuali, tengo molto a voi e mi fa molto piacere leggervi. Devo dire che anche gli altri che scrivono qui sono importanti per me, a parte quando ci sono le liti leggo tutti volentieri. Da voi ho ricevuto molte buone parole che mi hanno aiutato. La solitudine è il mio problema principale, mi toglie anche lo spirito di iniziativa… Comunque non fa niente, rispondetemi se potete e sappiate che sono vicino a tutti, specie a quelli che soffrono. Ciao Marina, grazie ancora, spero di leggerti ed anche Ele… Ciao
Caro Piergiorgio mi dispiace per la perdita di tuo padre ,devi farti forza e andare avanti .Non devi ringraziarmi perchè ti scrivo ,era parecchio che non davi tue notizie ,ho seguito il mio istinto,fà piacere sapere che qualcuno si ricorda di te ogni tanto verò?,anche io scrivo poco ,non mi và ,ma leggo tutto .Capisco la tua solitudine ,ci sono dentro anche io,è triste quando si stà tra queste 4 mura in silenzio senza parlare con nessuno ,ti abbitui talmente tanto a ciò che fai le cose piano piano come se si ha la paura di svegliare qualcuno .Ti giri e rigiri ma sempre tu sei sola con la tua solitudini che ti fà compagnia .bè basta non mi và più di scrivere e quindi chiudo un abbraccio a te e tutti voi ,ci sentiamo Piergiorgio su questo forum .
Ciao a tutti, sono stata anche io un pò lontana dal forum, ma vi leggo sempre. Solo che in questi ultimi giorni mi sono successe tante di quelle cose tutte insieme che non ho ancora capito dov’è la porta per uscire da questa confusione. Piergiorgio mi dispiace per tuo papà, cerca di essere forte e aggrappati a noi se ne hai bisogno, siamo qui. Dopo il mio compleanno, dopo la decisione di non fare i classici bilanci dei 40 anni che non avrei saputo reggere, mi sono ritrovata a fare un corso di cresima per adulti spinta – è questa la verità – dalla necessità per poter fare da madrina al battesimo del bimbo della mia amica. Ho conosciuto altre persone adulte come me, un prete intelligente ed aperto ed ho apprezzato tantissimo questo corso. Mi sono cresimata e mi chiedo come possa una cosa enorme come la Chiesa dipendere così tanto dal singolo che hai la fortuna/sfortuna di incontrare. Avevo fatto la scuola elementare dalle suore e mi era trovata così male che ero fuggita da quel mondo. Ora questo uomo semplice e moderno allo stesso tempo mi ha riavvicinato almeno con forte curiosità ed interesse alla Chiesa. Subito dopo questo momento che giudico positivo, ecco la mia amata nonna che ha un infarto, mio padre che me lo dice dopo un giorno, io che corro in Sicilia, per fortuna nonna combatte come un leone nonostante abbia quasi 90 anni e dopo una settimana di terapia intensiva vince lei e torna a casa! Intanto mentre sono giù ritrovo in mia madre i segni inequivocabili del ritorno alla sua antica anoressia, dopo 20 anni e pensavamo di averla sconfitta, di nuovo ha smesso di mangiare. Ed io ho paura per lei e non so come aiutarla, non mi ascolta, non vede nessun problema, è poco più di uno scheletro. Di nuovo emergono i vecchi dissapori della mia gioventù, quando cercavo in tutti i modi di aiutarla e lei mi aggrediva come una tigre. Tutto uguale. Al lavoro stanno cercando di farmi le scarpe, dicono che non ho ambizioni e quindi forse è giusto che faccia spazio agli squaletti che circumnavigano l’azienda.Tutto insieme, davvero troppo per i miei tentativi ridicoli di trovare un equilibrio, un pò di serenità. Ieri pomeriggio ho ceduto al richiamo di una bella bevuta di xanax e ho staccato con il mondo, ho dormito di un sonno artificiale, pesante, che annulla. Questo è quello che voglio di più, annullarmi e non dover indossare di nuovo l’armatura a casa, in ufficio. Io non voglio combattere, è vero non ho ambizioni e non ho coraggio, sono soltanto una persona fragile piena di paure. Adesso vado al lavoro, con la sensazione che chiunque potrà farmi del male, ed anche tanto. Un abbraccio a tutti, ciao Marina, E, David, Luca. Ciao.
Mi dispiace per tua madre e per il tuo disagio sul lavoro. Vorrei poterti aiutare. Ciao
Vivete amici,forse ci berremo una birra chissà dove.Mio padre sta male e mia madre è invalida,mio padre forse dovrà tornare all’ospedale,adesso o domani,io credo di essere andato.Voletevi bene.Un abbraccio.E,Luca,Piergiorgio,Marina,Ele,Silvia,Marquito,Buck (il grande!)Leonardo,resa incondizionata..Quando siamo ragazzi ci immaginiamo chissà cosa dal futuro…Ciao amici.Lottate non pensate al suicidio,non pensateci per favore.
Ma si può ogni volta sentirsi di nuovo così a terra,così senza speranza? Quando arriva una mazzata di quelle buone, la reazione può essere sempre la stessa? Cioè dire è finita, non so vivere in questo mondo, non fa per me, non so gestire le emozioni, non servo a niente e vedere come via d’uscita solo l’isolamento, la negazione del mondo esterno, la voglia di dormire, annullarsi e magari morire? “puoi farcela a venirne fuori, come le altre volte”. Appunto, il problema è proprio questo, questa esistenza a fisarmonica, restare travolti, sentirsi persi e piano piano ricominciare aiutata dalla terapia, dai medicinali, dalle poche persone che mi sono vicine. Ma perchè tutta questa fatica, perchè di fatica enorme si tratta, se poi la mazzata è dietro l’angolo e devo di nuovo strisciare sul fondo, soffrire maledettamente, farmi convincere a riprovarci, faticare e poi riuscirci con mille dolori e sacrifici per poi ricaderci tra x mesi per un altro motivo che riapre tutte le mie vecchie ferite, quei dannati fantasmi che non vanno via? Non posso semplicemente ammettere la sconfitta? Rassegnarmi, smettere di credere che anche per me una vita “normale” è possibile? Perchè poi la caduta è sempre più perfida, aggiungendo il senso di fallimento e lo sberleffo. Oggi è una giornata primaverile, dalla finestra vedo tanta gente in giro, ognuno ha qualcosa da fare, con qualcuno. Io sono sul letto, a chiedermi se vale la pena alzarmi, ma per fare cosa e con quale stato d’animo? Dove devo andare con questo peso addosso carico di fallimento, tristezza e dolore? Mi sembra inarrivabile già la cucina..
@Ele, le mazzate sono sempre all’ordine del giorno per noi. A volte le subiamo passivamente, altre volte mossi da un qualche rigurgito di orgoglio, ci ribelliamo e riusciamo a rispondere colpo su colpo. Nel primo caso, rimaniamo distesi sul tappeto, con un fantomatico arbitro che ci conteggia impietosamente il knock-out. 1,2,3…8,9,10. Fine dell’incontro. Hai perso. Di nuovo. E ti ritrovi lì, a braccia e gambe larghe, con gli occhi al cielo, “gustandoti” l’ennesima sconfitta e col pensiero che sia meglio starsene lì a terra, piuttosto che rialzarsi. E’ un buon modo d’agire in fondo, una filosofia accettabile da un certo punto di vista. D’altronde, se continuassimo a rimanere al tappeto senza rialzarci, non daremo di nuovo modo alla prossima mazzata di ributtarci giù. Tutto molto facile e semplice. Peccato che la vita non sia mai facile e semplice, e anche rimanere a terra ha un suo costo. Niente è gratis per noi, nemmeno il dolore, la tristezza e il fallimento. Paghiamo tutto, fino all’ultimo cent. Negli ultimi tempi mi sto trascinando in un senso di rassegnazione, dormo 10 ore al giorno, e queste sono le ore migliori della giornata, non c’è che dire. Le uniche che non mi pesano. Quando mi risveglio considero già una gran vittoria riuscire a prepararmi il caffè. Più in là di questo, al momento, proprio non ci riesco ad arrivare. Ma mi sto accorgendo col passare dei giorni che nemmeno la rassegnazione riesce a darmi un senso di pace. Non è cambiato niente, e forse, non cambierà mai. Il pensiero di farla finita, di chiudere i conti con questa vita, continua ad accompagnarmi, ma è meno pressante rispetto a un paio di mesi fa. Non so il perché, a cosa sia dovuto. Forse è il pensiero che nemmeno quel gesto mi possa dare la libertà, che sia inutile. O forse è solo una cosa temporanea. Non lo so. Sono al tappeto, e da qui ho una particolare visione delle cose. Sono così stanco che non ho nemmeno la forza di farla finita. Che ironia…Mi metterei a ridere, se solo ricordassi come si fa. Per questo motivo, posso dire di comprendere appieno i tuoi pensieri, i tuoi dubbi. Già. Si sta bene sdraiati sul letto, isolandosi e negando l’esistenza del mondo esterno. Da un senso di soddisfazione quasi (almeno, per me è così). Ma non serve a niente. Niente di niente. Per questo, un giorno, volenti o nolenti, ci ritroveremo di nuovo in posizione verticale, pronti a riprendere mazzate e a risentirci di nuovo a terra, senza speranze. Ancora e ancora, fino alla fine dei nostri giorni. Forse è questa la nostra “normalità”, la nostra “vita”. E, molto probabilmente, non riusciremmo a viverla una “vita normale”, ci sentiremmo dei pesci fuor d’acqua. Accettare tutto questo o ribellarsi? Al momento non so cosa valga la pena rispondere da quaggiù, disteso sul tappeto di un ring. Parole da dirti non ne ho, come sempre d’altronde. Posso darti solo un’abbraccio Ele, con tutto il cuore. A te, @E, David e a tutti quelli che sono a terra e non possono/riescono/vogliono alzarsi.
Rimanere al tappeto con una sola domanda “ma chi me lo fa fare di alzarmi per poi cadere?”.
A volte ci si rialza per un prodigioso senso del dovere.
A volte si resta lì, stesi a terra, a sgambettare come tartarughe rovesciate.
Altre volte non si ha neppure più la forza di sgambettare.
Ci sono mattine in cui, anche per me, raggiungere la cucina e preparare un caffè, sembra un obiettivo irrealizzabile.
Altre volte l’indifferenza verso la vita e verso la morte rende qualsiasi gesto un gesto meccanico.
Gesti che si compiono senza partecipazione, quasi senza coscienza.
…….E’ che troppe mazzate asciugano la vita e ne lasciano solo un pò.
Quel minimo che serve per compiere i gesti vitali che distinguono la persona vivente dal cadavere.
A volte guardo vecchie foto, ascolto vecchi suoni, annuso vecchi profumi e non avverto, non provo più nulla.
Mi concentro per provare un dolore o una felicità che so di aver provato, in passato.
Nulla.
Solo vuoto e vecchi ricordi che non sembrano più miei.
Che sembrano rubati ad un vicino di casa che parla troppo forte.
Un abbraccio a Ele, Luca76, David e a chi ne ha bisogno.
@ Luca76 ed E, grazie del vostro abbraccio, me lo prendo qui dal tappeto del mio ring.
@E, mi permetti una domanda a livello intimo? La rivolgo a te, senza nulla a togliere a @Ele, David, Marina e compagnia fustigante. E la rivolgo a te perché…boh, non so nemmeno il perché…Leggevo l’altro giorno il post di David, quello relativo al ritrovarsi a bere una birra tutti quanti chissadove…Superfluo dire che per qualcuno di noi (cioè me), si andrebbe ben oltre alla classica birretta. In una situazione del genere, sentendomi impossibilitato a guidare, affiderei a te le chiavi della macchina. Ripeto, non lo so il perché. Sarebbe una cosa istintiva. Forse perché in tutta questa follia, o meglio farsa, in cui viviamo mi sembri ancora una delle mie conoscenze (virtuali e no) che conservi un barlume di lucidità (a torto magari, come potrai rispondermi tu). Se poi tenessi tu anche conto che questa mia domanda sia dettata più che altro dal tasso alcolico presente nel mio sangue (avevo dimenticato da più di un lustro, cosa volesse dire bere per dimenticare), beh, non ti sarà difficile buttarti a…che parola vogliamo usare?….comprensione, pietà?, nel rispondermi. La domanda, semplice e stupida, è questa: tu credi che, quelli come noi, potranno mai trovare pace, sentirsi realizzati in qualche maniera, in questo o in altri possibili mondi? O ci ritroveremo sempre disagiati, disadattati a prescindere da tutto? Quanto vale la pena vivere tutto questo? In cuor mio, a questo quesito mi sono dato già la risposta in un fine giugno di 29 anni fa. Quindi non stare a farti troppi problemi a risponderne, nella migliore delle ipotesi corroborerà le mia risposta, nella peggiore…Beh…Chi può stabilire cosa sia peggio o meglio?…In fondo è solo una stupida domanda senza senso, che non merita altro che una risposta di tale portata. Perdonami. Ma, a volte, si sente il bisogno di una risposta, date da altri, a certe domande. Sia che collimano o meno con il tuo essere. Domani, quando mi sveglierò, forse non mi ricorderò nemmeno di averla fatta, più che altro perché sarò impegnato nel sovrumano gesto di prepararmi il caffè…Ahahahah…Non darmi retta, e scusami, tu e a tutti quelli a cui ho tolto spazio con cazzate da alcolizzato fallito (scherzo ovvio, un bastardo xenofobo e demagogo ha un’alta considerazione di se stesso, non dimenticatelo mai).
Buona domenica a tutti (@Marina perdonami, ma per me, queste due parole hanno ancora un senso, mi rammentano quando avevo ancora una vita normale, lo dico sinceramente, senza l’intenzione di fare polemiche o altro, perché non ne ho proprio la forza più che altro, scusami.)
Bella domanda Luca.
E’ una domanda che mi pongo spesso e a cui non so rispondere.
Forse la risposta sta in quel fil di ferro talmente sottile da sembrare invisibile che, bene o male, ci tiene legati a questa vita.
Cos’è quel fil di ferro?
Apatia, totale indifferenza sia verso la vita che verso la morte? Codardia?
Speranza?
Un mix di tutto questo?
Se potessi mettere le mie conquiste ed i miei fallimenti sui piatti di una bilancia, questa si rovescerebbe dal lato dei fallimenti.
Fallimenti che mi hanno portata ad essere una disadattata, scollata da tutto e da tutti quelli che non sono disadattati come me.
Basterebbe questo fatto (reale, non sega mentale o parto dell’insicurezza/disistima di me) a portarmi a dire “ma basta!” e a salutare la compagnia.
Ma resta la consapevolezza di quanto sia piccola la portata dei miei sogni e delle mie ambizioni.
E resta una domanda rimasta da sempre senza risposta: “ma è mai possibile che mi sia negato persino il minimo sindacale?”.
Forse è l’impossibilità di digerire l’ingiustizia di questa negazione che mi tiene legata qui.
Forse è proprio questo il mio sottilissimo fil di ferro.
Una speranza probabilmente vana al 99,99%.
E una speranza rimasta stupidamente in piedi, il rigurgito di una vita che so che non mi appartiene più.
Perchè, come ho scritto ad un amico solo poche ore fa, anche se, (per ipotesi assurda), mi trovassi nelle condizioni di poter realizzare le mie miserrime ambizioni non sarei più nelle condizioni di godermele.
Sarebbero cose che capitano come ne capitano tante.
Il limbo attutisce tutto: gioia e dolore.
Resta la consapevolezza che regala un minimo di lucidità e che impedisce di trasformare sé stessi nell’idiota che ride a prescindere e che attacca le proprie speranze al sole che sorge o al bimbo che ride o nel depresso cronico che piange la fame di fronte ad un piatto stracolmo di pastasciutta.
E resta l’umore della giornata, quello che trasforma il “vorrei” in “avrei voluto” e in “vorrei” nell’arco di pochi secondi e per motivi apparentemente assurdi.
Come il trascinarsi in cucina avendo come unico obiettivo il gesto mostruoso di raggiungere una caffettiera.
Come se la cucina fosse un campo di battaglia e la caffettiera un ordigno da disinnescare per salvarsi.
A volte le mani tremano, la caffettiera resta lì, aperta a guardarci.
In quei momenti sembra tutto inutile.
A volte si riesce a stringerla forte ed il gorgoglio del caffè che esce accende la speranza di una vita fa.
Un’altalena di amara consapevolezza, di piccole speranze, di rincoglionitismo e di razionalità che ondeggia, forse per forza d’inerzia, dentro al senso di vuoto. Un’altalena che butta a terra e lì ti lascia.
A guardare il soffitto e a chiederti: “E ora?”
La verità è che ancora spero, ogni tanto, che ci sia un cavolo di buco, di nicchia, in cui nascondermi e trovare un pò di pace.
Ma poi mi sento stupida, tanto stupida.
Come se sperare fosse un attimo di debolezza imperdonabile.
Ed è proprio quando vado oltre la classica birra che le vecchie speranze fanno capolino.
A volte sotto forma di domanda, altre sotto forma di risposta.
Ma quando sono sobria, quando non c’è il vetro di un bicchiere o di una bottiglia a deformare la realtà, restano l’amarezza, lo scetticismo, l’acida ironia che, a volte, si trasforma in cinismo.
E ancora non mi è chiaro se sono atteggiamenti miei o se è l’ennesima balla che mi racconto per sopravvivere e per resistere alle bastonate.
O forse si.
Mi è chiaro ma è dura ammetterlo persino con me stessa.
Continuo a leggere e a scrivere qui.
Questo, probabilmente, è già una risposta.
Tu lo sai, Luca, cosa c’era dietro alla tua domanda?
Forse quell’eccesso di alcol che regala un attimo di straordinaria lucidità prima di stemperarla nell’ubriacatura?
Forse si.
Forse no.
Chissà quante “domeniche” ci portiamo appresso da una vita morta e sepolta.
Chissà quante “cose” neghiamo e rinneghiamo per sopravviverne all’assenza, per non rischiare di morire disperati come chi di speranza vive, per poter morire (si, no, chissà quando e chissà come) senza troppi bagagli sentimentali ed imbragature emotive.
@Suor Biagia: quando hai smesso di pensare che la tua tragedia ha un senso?
Sono vecchio e malato, leggo ma non ho forza per scrivere e poi non credo di aver molto da dire. Ma di fronte al tuo dolore così acerbo, che in passato ha tentato anche me, vorrei dirti che ti ascolto e offrirti i miei due centesimi.
Tu scrivi :
“Forse la risposta sta in quel fil di ferro […] invisibile che, bene o male, ci tiene legati a questa vita. Cos’è quel fil di ferro? Apatia, totale indifferenza sia verso la vita che verso la morte? Codardia? Speranza? Un mix di tutto questo?”
Io quel fil di ferro lo chiamo eroica militanza. Il fil di ferro non è fatto per me di codardia, io non avrei nessuna paura a gettarmi giù da ponte o a tirarmi un colpo di pistola (e credo che neanche tu ne avresti). Non è fatto neppure di speranza che le cose per me si aggiustino e prima o poi splenda il sole, perchè i morti non ritornano e perchè anche io, proprio come te, dopo tanto soffrire non sarei in grado di gioire e godere più di nulla nel senso mondano del termine. Ma ho deciso, dopo lunga riflessione e dopo aver avuto in mano una pistola col colpo in canna, di voler affrontare il mio martirio in questo mistero che si chiama Vita, sentendo dentro di me che un disegno dietro tutto questo sconquasso esiste e che io non devo abbandonare la mia postazione.
Tu scrivi:
“Se potessi mettere le mie conquiste ed i miei fallimenti sui piatti di una bilancia, questa si rovescerebbe dal lato dei fallimenti.”
Ricordati che non sei sola in questo bilancio. Non parlo solo di noi disadattati che ci incontriamo qui su questo forum, anzi! Pensa che sei in compagnia di tanti grandi. Pensa al mahatma Gandhi, artefice non violento della liberazione dell’India dagli inglesi, che dovette assistere alla scissione del Pakistan e al crescere dell’ostilità trai due Paesi. Il Bene che lui aveva voluto, perseguito e raggiunto, si trasformava improvvisamente in Male, nel totale fallimento, tanto da fargli dire: “La morte sarebbe una gloriosa liberazione per me, piuttosto che restare un testimone impotente della distruzione dell’India, dell’Induismo, del sikhismo e dell’Islam”.
Se tu fossi entrata in convento, sì, forse non avresti peccato nel senso cristiano del termine, ma non avresti nemmeno sofferto così tanto e non avresti mai potuto dimostrare sul campo di battaglia della Vita così grande valore. Sii fiera di te, non invidiare le varie principesse del pisello di questo mondo e quelli che vengono risparmiati. Sei stata comandata in prima linea, ma da tutto quello che hai scritto mi sono fatto l’idea che la tua forza e il tuo coraggio sono grandi. Non sei stata messa lì per caso. E se non ci mettessero gente come te a certi posti, chi ci dovrebbero mettere? Paris Hilton? Poveretta, pare che al momento venda i suoi tweets a 20.000 euro ciascuno…. pensa che ci sono anche dei poveretti che li comprano…. Eme, ti rendi conto di come sei bella e preziosa? Ti prego, lascia perdere l’alcol.
@ E @ Ele vi voglio un mondo di beneeee e vi abbraccio fortissimo , mi avete fatto piangere !non lo sò perchè si deve sempre cadere e poi ci deve sempre rialzare ,io ho risolto il problema rimanendo a metà ,sospesa nell’aria. Sono uscita fuori dalla depressione ossessiva del suicidio oramai non ci penso più,mi sono rassegnata a questa vita di merda ,ho tolto dalla circolazione tutto ciò che mi può far male ,ma questo mi è costato l’isolamento con il mondo esterno.No ,non sono felice sono serena ,ma sono sola ,vivo con me stessa ,con i miei tre gatti ,quelle 3 ore di lavoro che faccio a fatica e mi ritiro nella mia piccola casa al sicuro da tutto quello che mi può nuocere e quando mi capitano le mazzate tra capo e collo behh… lascio immaginare .Siamo tutti nella stessa barca in balia dei venti senza sapere dove ci porteranno e noi aspettiamo la fine ? la rinascita ?chi lo sa @ Luca dico ciao e non ….. perchè non so se sarà un buon giorno o una buona domenica ,lo posso dire soltanto la sera a cosa avvenuta se lo è stata 🙂 🙂
@marina: sei un vero tesoro! Anche io ti voglio bene.
Sto trascorrendo la domenica chiusa nella mia casetta, con il mio gatto che dorme ai piedi del letto. Ho finito ieri un libro che mi è tanto piaciuto ed ora non ho voglia di iniziarne un altro, ho ancora i personaggi e le storie che ho letto che mi tengono compagnia. Mi sento molto fragile, piango per un nonnulla. Ma non importa, si vede che deve andare così. Ciao
Un caro saluto a tutti. DAGO44
Ciao Evergreen, le tue sono parole bellissime che mi hanno fatto commuovere e a cui mi piacerebbe credere.
Vorrei per davvero che ci fosse un disegno dietro a tutto questo immenso casino che è diventata la mia vita.
Vorrei per davvero che ci fosse un senso che, fino ad ora, non mi è riuscito di trovare.
Ho avuto forza e coraggio, è vero. Ma mi sono mancati nei momenti sbagliati.
E per paura ho messo un piede in fallo quando non mi potevo permettere di farlo.
Se c’era un disegno dietro a tutto questo, bè…ho la fortissima sensazione di aver fallito nel realizzarlo.
Portando con me vittime innocenti che credevano, che confidavano nella continuità della mia forza e del mio coraggio.
Ed ho la fortissima sensazione che non ce ne sia un altro.
Io l’amavo veramente questa porca di vita.
Per questo continuo a rimanerci incollata anche quando sarebbe tanto facile afferrare un revolver, metterselo in bocca e premere un grilletto e fare fuori, in un istante, fallimenti, casini, sensi di colpa, paure, fragilità, vecchie violenze, disadattamento.
Resto lì, appiccicata, anche se non ho né speranze nè aspettative.
E’ un richiamo antico, un gesto istintivo.
O forse c’è per davvero un disegno che mi intima di stare ferma e di aspettare.
Un abbraccio Evergreen. E grazie per i due centesimi che, lo sai, valgono molto di più.
Marina, anche io ti voglio bene. E anche a te Ele.
Ps. Dago44 un caro saluto a te.
Si è parlato di una bilancia, con fallimenti e vittorie. Ogniuno di noi ne ha una, ed ovviamente alcuni più bilanciata di altri. Ma perchè certi devono prendere i pesi delle proprie sconfitte solo per sottrarli ad altri, o per aggiungere una vittoria sul piatti di un’altro? Perchè quest’enorme equazione deve togliere per dare, e mai regalare? Il peggio è che nessuno ne ha colpa, anzi, sono più colpevole io che mi lamento di non essere riuscito ad essere abbastanza forte rispetto ad uno stronzo che si approfitta del sistema. Perche è questa la verità(scusate il “Noi”), non siamo abbastanza forti, non abbastanza forti per fregarcene, non abbastanza forti per smetterla di lamentarci inutilmente, non abbastanza forti per passare oltre, non abbastanza forti per decidere. Ed è ancora peggio sapere che “essere forti” è un dono che viene dato spesso ai vigliacchi per ironia della sorte, ed addossatogli come una maschera per sfilare nella parate che è diventata questa pagliacciata di società; mentre ad altri “essere forti” è un peso, cedutogli per avere la virtù di osservare oggettivamente il proprio stato, e proprio per questo rattristarsene.
Cara Ele non arrabbiarti se ti dico una cosa. Secondo me se prendessi lo Zoloft con regolarità staresti molto meglio. Pensaci su e se vuoi parlane col tuo psichiatra. Non volermene ti prego, dico questo solo per il tuo bene. Ciao
Dal 2006 che sono in questo sito…vi leggo sempre anche se in modo scontante,il terremoto del’anno scorso si e’ portato via i nostri sogni,la tranquillita’,le n ostre fatiche..dal 29 Maggio 2012 non ho piu’ la mia casa..e a 50 anni devo ricominciare tutto da capo,e sono stanco..molto stanco,perdonate lo sfogo.Un abbraccio DAGO44