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Il PD e l’arte del curling: un partito lucidato fino a scomparire!

di Seneca

C’è un’immagine che ormai descrive meglio di qualsiasi analisi politologica lo stato del Partito Democratico: una pista di curling. Un’enorme distesa di ghiaccio su cui scivola una pietra lanciata da una leadership convinta di sapere esattamente dove debba andare, mentre dietro una squadra di fedelissimi spazza, lucida, ripulisce ogni granello di dissenso che osi depositarsi sul percorso. È la metafora scelta da Elisabetta Gualmini, e non potrebbe essere più azzeccata. Anzi, è talmente precisa che sembra quasi un ritratto involontario.
Nel PD di oggi, il dibattito non è un valore: è un ostacolo. Le idee non si confrontano: si allineano. Le voci critiche non si ascoltano: si spazzano via. E al centro di questa coreografia glaciale c’è Elly Schlein, ritratta dai suoi critici come la capitana della nazionale di curling politico, impegnata a trasformare ogni assemblea in una gara olimpica di levigatura del dissenso.
La dinamica è sempre la stessa. Parte una linea politica, spesso decisa in solitaria, altre volte in un cerchio ristretto che fa sembrare la Direzione del PD il Politburo del partito Comunista dell’ Unione Sovietica, e immediatamente si attiva la squadra di spazzini. Non appena qualcuno osa dire “forse potremmo discuterne”, ecco che arriva una vigorosa passata di scopa politica. Non appena un dirigente locale prova a chiedere “ma la base cosa ne pensa?”, un’altra passata. Non appena un parlamentare solleva un dubbio, una terza passata, più energica, giusto per ricordare che il ghiaccio deve restare perfettamente liscio.
Il risultato è un partito che non cammina: scivola. Non decide: derapa. Non cresce: si lucida.
E mentre tutto questo accade, chi prova a mettere un piede fuori dalla traiettoria viene guardato come un intralcio, un sassolino, un’imperfezione da eliminare. Gualmini, che ha appena lasciato il PD denunciando proprio questa gestione levigata e impermeabile, è solo l’ultimo esempio di una lunga serie di dirigenti che hanno scoperto che nel curling democratico non c’è spazio per chi non spazza nella direzione giusta.
La cosa più ironica è che questa disciplina non è nemmeno praticata con malizia: è diventata un’abitudine. Una cultura. Una forma mentis. Il PD non è più un partito: è un impianto sportivo. E la leadership non è più una guida politica: è una squadra tecnica che decide la traiettoria della pietra e pretende che tutti gli altri si limitino a lucidare il percorso.
Se un giorno il Comitato Olimpico dovesse introdurre il curling politico come disciplina ufficiale, la delegazione italiana avrebbe già la sua atleta di punta: Elly Schlein. Non per meriti sportivi, ma per la capacità, attribuita ironicamente dai suoi detrattori, di eliminare ogni attrito interno con una determinazione che farebbe impallidire qualsiasi squadra scandinava.
Ma il punto, quello vero, è che la politica non è uno sport di precisione. Non è fatta per scivolare senza attriti. È fatta di conflitti, di discussioni, di scontri, di idee che si urtano e si trasformano. È fatta di rumore, non di silenzio. Di curve, non di traiettorie perfette.
Quando si spazza via tutto ciò che disturba, si finisce per spazzare via anche ciò che serve. E quando si lucida troppo, si rischia di non vedere più nulla: né la direzione, né la meta, né tantomeno chi si sta perdendo lungo il percorso.
Il PD, oggi, sembra aver scelto la via più elegante e allo stesso tempo più sterile: scivolare. Scivolare verso una purezza di linea che non ammette deviazioni. Scivolare verso una compattezza che non tollera domande. Scivolare verso un’identità che non contempla la complessità.
Il problema è che, come in ogni partita di curling, c’è sempre il rischio che la pietra, per quanto lucidata, finisca fuori dal bersaglio. E quando succede, non c’è spazzata che tenga…e allora si può solo consolarsi al bar con qualche amaro…per digerire la sconfitta! Il bar della bouvette parlamentare ha già fatto ampia scorta di amari e amareggiati! Ma anche di spumante e champagne per chi sarà pronto a festeggiare l’attendibile sconfitta!

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Categorie: - Politica

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