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Ho il diritto di sognare?

Lettere scritte dall'autore  Akcerh

Nei miei 20 anni ho avuto solo una certezza: ho vissuto. Insieme a questo ci metto anche il fatto che ho trascorso la mia vita veramente male deludendo le aspettative di persone vicine a me e mancando miei doveri nei confronti degli altri. Ho capito che queste due cose sono delle brutte bestie che ti schiacciano completamente soprattutto me che non è italiano ma è nato in un posto dove la mentalità delle persone non si è nemmeno inchinata neanche una volta al tempo, ma è rimasta fissa e ferma in quel istante in un passato ormai lontano. Quella mentalità chiusa mi ha sempre afflitto e mi ha causato molte discordie e giovanili ribellioni, che alla fine a conti fatti sono semplicemente state delle perdite notevoli. Più facile è cambiare il diavolo piuttosto che uno che più a una roccia ancorata ancora nel passato. Ma non avevano del tutto i torti: sono sempre stata una persona spensierata e fortunata nella mia infanzia, però più più il tempo passava più diventavo un idiota e deficiente. Pessimo studente, pessimo amico e pessimo corteggiatore; insomma uno che una volta ottenuto quel misterioso oggetto moderno chiamato computer si è visto aprire un mondo di piaceri illimitati, che ha esasperato gli altri, che invano mi hanno tentato di distogliermi da quella sedia e quel tavolo. Semplicemente li odiavo sopratutto per il fatto che mi hanno di fatto obbligato a scegliere una scuola superiore, non per mio interesse,ma in base al consiglio degli altri. E non volendo accettare neppure il loro consiglio, quasi per fare un dispetto, scelsi un liceo Scientifico: uno degli errori peggiori perché non ero minimamente motivato. E i risultati erano agli occhi di tutti. E le conseguenze non si sono lasciate aspettare. Bocciato due volte. La prima volta ero perseguito dal flagello chiamato matematica, alla seconda dalla peste chiamata Italiano. Però queste frustrate mi hanno fatto bene, almeno così credo, perché mi hanno obbligato a cambiare e migliorare e alla fine sono riuscito a passare sebbene non con un voto alto, ma neppure basso, l’ esame di stato, trovando la gioia di vedere quei numeri in quelle materie che prima ero considerato un caso perduto. Insieme a ciò ho imparato ad amare la cultura, la bellezza di conoscere e imparare nuove cose.

Però ho sprecato due anni preziosi della mia vita che alla fine sono importanti; inoltre sono ancora un peso morto per loro, senza lavoro e nessuna conoscenza che mi possa aiutare perché io sono rimasto indietro; come persona non riesco a cambiare, anche perché ci sono certe cose che alla fine sono diventati dei veri e propri rimpianti che ormai non riesco più scrollarmeli di dosso; infine ho scoperto tardi quello che desidero fare veramente. Dopo tutto questo ho ancora il diritto di sognare? Dovrei cullare la speranza di volere diventare quello che desidero seguendo una strada intricatissima, piena di sfide per vari motivi, instabile dal punto di vista economico e di realizzazione, dove la fortuna conta moltissimo? Non è mio dovere ora aprire gli occhi e recuperare tutto quel tempo perduto perseguendo invece una via che ha la certezza di dare stabilità economica e di smettere di essere quel peso morto? D’altronde un cane, dopo aver preso delle bastonate, impara ad accettare una cosa: la sua realtà. Allo stesso tempo perde però la facoltà di fare quello che desidera e si conforma in base alle esigenze di coloro che lo nutrono. E poi cosa dovrei aspettarmi da questo posto, questa bellissima terra chiamata Italia? Io non sono nato qui, ma è come se ho vissuto sempre qui, ho ammirato, amato e rispettato i suoi eroi, la sua cultura, la sua storia, le sue leggi, le sue istituzioni e le sue persone. Ma non verrò mai considerato italiano perché sfortunatamente il colore della mia pelle è differente, il mio sangue è diverso e il mio modo di parlare è dissimile. Il mio stesso compagno di banco me l’ ho disse in faccia che mai potrei avere lo status di essere italiano e dovrei accontentarmi dello titolo di italiano per lo Stato, ma straniero per gli altri. Allo stesso non posso nemmeno tornare in quella terra dove sono nato perché ormai le ho voltato le mie spalle e l’ ho tradita. Spesso penso che per essere felici si deve sempre pagare un pegno, una tassa, alla vita, altrimenti va tutto storto. E io penso che il mio pegno l’ ho già pagato: il mio tempo e il mio sogno…quindi mi domando se ho ancora il diritto di sognare?

N.B. Chiedo scusa per aver utilizzato delle parole e concetti più astratti, quando invece la concretezza era meglio. Può sembrare che cerchi di nascondere qualcosa o mi vergogni ma in realtà no. Lo stesso lo chiedo per il modo di scrivere, in cui non sono abile, che può essere molto artificioso, dovuto a varie lacune nel mio italiano, ma è stato scritto con la mia massima sincerità.

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4 commenti a "Ho il diritto di sognare?"

  1. 1
    Esther -

    In qualunque ambito ci si trovi, il Fine ultimo della vita è quello che conta. La temperanza ci insegna che, per salvarci, a volte, dobbiamo dirci dei no, anche se è nostro diritto e potere, dirci di sì. Tu hai il diritto di fare tutto ciò che vuoi. Tieni presente che ogni volontà contiene in sè una verità, che si realizza.

  2. 2
    Yog -

    Diritto di sognare? Certo che sì, tutti ce lo abbiamo. Certo se tu fossi anche una società quotata nel FuzzyMIB non scommetterei su di te mezzo euro, ma sogna pure. Anche un monco può sognare di prendere l’oro a tiro con l’arco alle Olimpiadi, è legittimo, ed è un diritto tanto quanto l’art.81 della Costituzione.

  3. 3
    Rosa -

    Il diritto di sognare, ascolta, finisce nel momento in cui ti svegli. Allora, posto, che la moltiplicazione che dicevano i comunisti -non poteva essere una nuova Gerusalemme- ti arriva una forma che sintetizza gli errori in una chiave convincente, bene… prenditti quello che resta del momento – nel luogo preciso, dove ti hanno autorizzato a assere un po’ icastica, per motivi che si legano alla tua storia araldica, che comunque non ti consented i portare avanti il discorso artistico… dove dovresti veramente mettere in scena quello che sei quando vai in giro… invece di attaccarti all’astrattismo, ecc…- Il dietologo e la psicologa, come figure, servono per abituarsi all’idea. Per non far pesare qualcosa che non si apprezza quando ce l’hai… si è capito che c’è una convenienza, ma basta. Perlatro non è possibile uscire da questa storia attraverso il medico perché sono ambienti affini. Fai tu.

  4. 4
    Sandro -

    Rosa il tuo discorso non fa una grinza , ad eccezione del fatto che non tutti sembrano saper arrovellare un pensiero, è chiaro. Oggigiorno il mercantismo lapalissiano dell’indotto di un determinato assetto non può certamente prescindere da coloro che seguono una precisa dottrina in un determinato contesto storico. E’ sotto gli occhi di tutti e negarlo sarebbe stolto oltre che controproducente

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