È giusto soffrire per un amore non corrisposto?
di
Antony_2
Riferimento alla lettera:
E' giusto soffrire per amore pur non essendo corrisposto? "Ti voglio bene ma sei solo un amico". La frase che rimbomba nella mia testa da qualche giorno. Non sono uno che si fa e tra l'altro ho sempre pensato che essendo di due caratteri completamente diversi non eravamo neanche fatti...
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Data di pubblicazione: 7 Agosto 2010 - Views: 0
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Categorie: - Amore e relazioni

Cara Rossana, mi permetto di sostenere che molto di quel cambiamento che tu auspichi dipende da…voi. Non posso dimenticare quello che accadde alcuni anni fa quando un gruppo di ragazze siciliane “difese” i propri fidanzati che avevano abusato di alcune ragazze straniere, credo inglesi, solo perchè queste si erano dimostrate candidamente…amichevoli. Sono di origine meridionale anch’io, e l’aver letto di quell’episodio mi fece riflettere su quanta strada ci fosse ancora da fare circa quella parità di cui tu parli. Quelle (giovani) donne mettevano su un piano diverso la figura femminile, giustificando che un maschio potesse divertirsi, con l’abuso, di una donna “diversa” da loro. Quali siano le ragioni di quel comportamento maschile si può intuirlo: sottocultura, ignoranza, presunzione, ma che addirittura venisse giustificato dalle “fidanzate” di questi lo trovai aberrante.
Nel forum ho trovato, con i dovuti distinguo, situazioni simili. Quando si tollera un uomo nelle sue nefandezze, ancorchè di sola natura morale, solo perchè “innamorate”, continuo a dire che non si fa un favore nè a sè stesse e men che meno a lui, che si sentirà giustificato a reiterarle.
Credo che l’era dell’Acquario debba dipendere più da una rivoluzione dei costumi e della cultura che non da un avvicendamento astrologico. In India si stanno ribellando a certi vergognosi abusi, mi auguro che accada anche da noi, dove sono spesso più “raffinati” ma non meno squallidi.
Un cordiale saluto
Caro Odisseo,
spiacevole l’episodio che citi. a mio avviso, il punto di vista delle ragazze siciliane è frutto dello stesso ambiente (arretrato) che ha spinto i ragazzi a un’azione così riprovevole, e ciò non fa che confermare come anche in un Paese che si considera civile e progredito continuino a persistere aree di vera arretratezza, morale innanzitutto.
anche secondo me il grande cambiamento che auspico dovrebbe derivare essenzialmente dalle donne. per loro, quando avranno raggiunto la piena conspevolezza di se stesse e saranno riuscite a trovare il giusto equilibrio con essa, se sarà loro possibile essere donne non più costrette ad imitare l’uomo per ottenere un minimo di parità sociale, dovrebbe essere più facile di quanto non sia stato finora per i maschi orientare il mondo verso l’armonia, la condivisione e… l’amore collettivo.
sogno un mondo in cui ci siano meno guerre e più benessere diffuso, per tutti, anche nei Paesi che sono stati depredati della loro ricchezza, dove la gente vive in condizioni di estrema povertà.
concordo con te che dovrebbe avvenire una rivoluzione dei costumi, meno cruenta e ben più stabile di quelle violente tendenti allo stesso fine, come giustamente stai notando in India, uno dei Paesi in cui la donna non ha avuto per millenni nemmeno il diritto di vivere se non a fianco di un uomo.
le donne del nostre recente cosiddetto “governo tecnico”, ingessate nelle loro conoscenze teoriche, non hanno brillato affatto ma in Svezia, ad esempio, dove dagli anni ’90 le donne partecipano attivamente al governo in misura considerevole, la situazione socio-economica del Paese, al di là delle tristi condizioni ambientali che lo privano di luce per lunghi periodi all’anno, mi sembra ottima, soprattutto dal punto di vista umano, che è quello che più m’interessa. e lascia ben sperare, non solo per noi…
scusami se non ho avuto tempo di rispondere prima al post in cui precisavi che l’autore del libro da te citato è Pratolini e non Cassola. l’avevo appurato in rete e, da amante del neorealismo cinematografico, mi ha fatto piacere ritrovarlo nei libri di un autore di cui non ho letto molto ma abbastanza per ricordarne sia lo stile che i contenuti del suo messaggio; nel caso in questione pure parecchio avanzato in termini di femminismo rispetto all’epoca.
cordiali saluti anche da parte mia.
Buongiorno Rossana. Questo forum parte da una domanda che, se ci pensiamo bene, sottintende, date le ragioni per cui si “soffre”, tutta una serie di stratificazioni culturali e sottoculturali che in maniera più o meno coercitiva hanno portato, soprattutto la donna, ad assumere un ruolo subalterno al potere maschile, sia in ambito sociale che sentimentale e, che, come osserviamo, è trasversale a tutte le culture praticamente, India docet.
Sarebbe lungo spiegarne le ragioni antropologiche, legate molto alla naturale predisposizione femminile all’accudimento oltre che dalla dipendenza che queste hanno avuto per millenni dal sostentamento che il maschio forniva loro per la sopravvivenza.
Soffrire per un amore non corrisposto è in fondo una forma di subalternità, con la quale si dichiara a sè stessi una condizione di “inferiorità” rispetto all’oggetto della nostra aspirazione amorosa. Questo è uno dei motivi per i quali molti degli innamorati non corrisposti si “umiliano” inutilmente cercando di “elemosinare” attenzione da chi, in fondo, non li vuole. In questo modo creano due condizioni complementari “perverse”: l’abbassamento della propria autostima e l’innalzamento di quella dell’oggetto del loro desiderio. Inutile dire che non sono questi i presupposti per una storia sentimentale “sana”, che non lo sarebbe neppure se “l’aspirante” raggiungesse l’obiettivo di far “innamorare” il reticente “sogno d’amore”. In questo caso, tra i due ci sarebbe sempre un sotteso squilibrio di pesi e di valori all’interno della coppia: a favore di chi chi si è “concesso” e a sfavore di chi ha ricevuto la “gratificazione”. Ecco perchè non credo che valga la pena soffrire per chi non ci vuole, perchè, quasi sempre, questa condizione di “dipendenza” sottintende una bassa stima di sè, che non depone favorevolmente alla crescita di una relazione. A mio modesto parere, chi in questo forum analizzasse il proprio stato d’animo e constatasse quanto io sostengo, si renderebbe conto che in realtà quell’oggetto dell’amore che non corrisponde alle loro speranze, non è altro che un bisogno quasi egoistico – umanamente comprensibile – di colmare certe insicurezze interiori, cioè un bisogno di “avere” e non di “dare”, come è giusto che sia in una storia d’amore che abbia prospettive di durare con uno sviluppo equilibrato.
Può suonare retorico, ma credo che gli innamorati non corrisposti dovrebbero cominciare ad “innamorarsi” di se stessi prima di orientare la loro passione verso “l’altro. Anche perchè, partendo già da una bassa autostima per le condizioni di cui accennavo nelle righe pecedenti, la frustrazione che deriva dal non essere “voluti” non fa altro che peggiorare la situazione.
Che ne pensi?
Un carissimo saluto
Ciao Odisseo,
scusa se la risposta arriva quasi sempre in ritardo: a volte mi perdo un po’ fra i vari filoni di dialogo… e i ragionamenti indotti dai tuoi post richiedono maggior riflessione e/o concentrazione di altri.
concordo con tutti i concetti che hai espresso, ma in particolare con la seguente affermazione, che rappresenta il nucleo centrale dell’argomento che ti sta a cuore: “Questo forum parte da una domanda che, se ci pensiamo bene, sottintende, date le ragioni per cui si “soffre”, tutta una serie di stratificazioni culturali e sottoculturali…” – con il distinguo, che anche ad alcuni uomini, sia pure in quantità minore, può succedere di essere frustrati da un amore non corrisposto, derivante da un senso d’inferiorità per qualsivoglia ragione. per loro la situazione è a mio avviso ancora più grave, proprio perchè incongrua con la linea generale che ancora sottintende, come per la maggior parte degli animali, sia pure per obiettivi leggermente sfasati, che la donna aspiri a un uomo di rango superiore. pur puntualizzando che certe persone non lo sono affatto, pur essendo molto brave, per vari versi, a dare l’impressione di esserlo.
poi, per carità, in entrambi i sessi c’è anche chi s’incapponisce nel voler conquistare la luna, essendo soltanto una lucciola! così come il temperamento romantico preferisce stare a soffrire senza osare rischiare, per il gusto di provare un sentimento che nessuno mai potrà scalfire e che potrà dargli a lungo gioia e tormento in egual misura (non ci può essere un grande amore se non ci sono grandi difficoltà a impedirne la concretizzazione e/o l’ufficializzazione)…
personalmente, penso anche, come forse già ti ho scritto, che alla base di qualcosa di distorto possa esistere una nevrosi, una stortura dell’animo o della concezione del mondo che possono avere, o non avere, la possibilità di essere risanate o riequilibrate nel tempo, a seconda della fortuna o della sfortuna derivanti da incontri o da conoscenze di cui ci si può arricchire o da cui si può essere penalizzati strada facendo.
intendo dire che non tutti i guai interiori che ci possono cogliere in determinati momenti della nostra vita, come nel fisico le indisposizioni, necessitano di psicanalisti o di dottori. a volte si tratta di normali problemi transitori, spesso snodi a carattere evolutivo, che possono sparire da soli, così come si possono invece incancrenire e creare molti più danni.
cari saluti.
Buongiorno Rossana. Non c’è nessun ritardo nelle tue repliche, sempre molto apprezzate. Scusami tu se ti “complico” la vita con le mie questioni un po troppo…cerebrali, in effetti per quanto riguarda le questioni di cuore le domande e le risposte non riescono mai ad essere sufficientemente complete e esaustive. Quando applichiamo ai sentimenti le regole della ragione utilizziamo un linguaggio “limitato”, e forse è meglio così.
Quello che mi interessa del fenomeno che trattiamo è quella componente sado-masochistica che si instaura subdolamente tra i due “contendenti”. Rileggevo a questo proposito la lettera del ragazzo che ha dato il via a questo forum, (a proposito della tua giusta considerazione che neppure i maschi sono immuni dal problema) e ci rivedevo il gioco delle parti che ha vissuto la mia lei con il personaggio che ha inseguito per anni. Anche in questo caso c’era un tira e molla, laddove se lei non si faceva sentire per un pò, si faceva vivo lui, e viceversa. Paradossalmente, agli occhi di lei, lui diventava tanto più desiderabile ed interessante quanto meno era “reperibile”, mentre lui sentiva venire meno il “potere” che esercitava sulla ragazza quando questa non lo cercava, quindi interveniva “opportunamente” (meglio: opportunisticamente) per ripristinare il perverso equilibrio con cui si relazionavano.
Sarà stato anche blando, ma io l’ho trovato un gioco soft sado-maso, appunto, quasi da sindrome di Stoccolma, visto che la relazione era incentrata più su un gioco di potere dell’uno sull’altra,dove la componente dell’amore vista come il reciproco “dare” era alterata in partenza. Una situazione simile per certi versi alla trama famoso pamphelt da oltre 40 milioni di copie vendute: quello delle varie “sfumature di…” di cui ho già accennato.
E’ questo che mi intriga e che mi ha fatto pensare che, nonostante tutti noi si desideri un compagno o una compagna per la vita dal quale avere sicurezza e serenità, in molti, e non necessariamente nevrotici (mia moglie era ed è davvero una persona equilibrata) scatta in certe condizioni un bisogno di “sofferenza” che sembra dar valore a quel rapporto. Ma quello che è strano che non è così con tutti i partner possibili, solo alcuni innescano questo meccanismo, e mi piacerebbe scoprire perchè.
Ho già citato quel libro di Raimond Carven di cui non ricordo il titolo (ma lo troverò) dove c’è una lei accompagnata finalmente da un partner dolce ed affettuoso, che però confessa agli amici di provare nostalgia per un precedente compagno che la maltrattava, sino a minacciarla di ucciderla, finendo poi esso stesso per suicidarsi. Quello sì che era amore, diceva lei mentre ne ricordava la memoria. Paradossale? Parrebbe di sì, eppure..
Eros e Thanatos si fondono? Non so, e mi fermo con questa domanda, non so quanto pertinente, perchè non ho sufficienti conoscenze per capire in che modo potrebbero essere così profondamente intrecciati i due.
Grazie per la tua attenzione Rossana, mentre ti saluto cordialmente
Ciao Odisseo,
rieccomi, sempre con ritardo, perchè per me le situazioni più complesse, da discutersi con persone intelligenti, richiedono tempi di riflessione, a volte anche abbastanza lunghi ma non per questo meno stimolanti…
partiamo da qui: “mentre lui sentiva venire meno il “potere” che esercitava sulla ragazza quando questa non lo cercava, quindi interveniva “opportunamente” (meglio: opportunisticamente) per ripristinare il perverso equilibrio con cui si relazionavano.” – l’amore, come forza a volte ritenuta alternativa al potere nelle due leve che fanno incessantemente girare il mondo, è spesso considerata più tenerezza che aggressività. a mio avviso, invece, non è quasi mai così, ma l’amore è anch’esso al suo livello base brama di potere, non rivolto direttamente alla fama o al denaro, che è nelle corde di parecchi ma non di tutti, ma bensì rivolto a un tipo di dominio privato, accessibile a tutti.
nel gioco delle parti, questa ricerca di potere può essere più o meno equilibrata, quanto più o meno consapevole, ma esiste, e sarebbe poco corretto negarlo. non leggerò mai la famosa trilogia a cui fai riferimento (obbrobrio dello scrivere di questi tempi) ma riconosco in essa, per quanto mi è stato dato conoscere dalle recensioni, un granello di verità, ovviamente portata all’eccesso per amore delle vendite. credo stigmatizzi la donna, proprio adesso che il suo comportamento nell’ambito della coppia sta cambiando, ma che stigmatizzi soprattutto l’amore, nei suoi risvolti meno edulcorati, tanto di moda a seguito di romanzi e film a orientamento romantico.
eros e thanatos? per me entrambi sono avvolti da un fitto mistero che li rende oltremodo affascinanti ma… così come non si saprà mai cosa c’è oltre l’ultimo respiro, mai si saprà in che cosa e dove si nasconde il vero amore. ognuno lo trova e lo riconosce secondo parametri suoi propri, diversi da quelli di tutti gli altri. spesso, a mio avviso erroneamente, l’amore con la A maiuscola trova suggello nella morte. questa non è che un incidente di percorso che impedisce di classificarlo a seguito della sua durata e non soltanto a motivo della sua intensità.
mettiti il cuore in pace, amico mio, mai saprai cosa ha mosso la tua attuale compagna in quel preciso momento della sua vita. anche noi siamo mistero, a noi stessi!
Buongiorno Rossana,
è sempre interessante leggere le tue considerazioni, che mi aiutano a capire (sarebbe meglio dire:accettare) un “mondo”, quello degli istinti e dei sentimenti, sul quale non avevo mai riflettuto abbastanza, dando per scontata una certa visione nel rapporto d’amore.
Come vedi ho citato, non casualmente, istinti e sentimenti, perchè prima d’ora non mi ero reso conto di quanto questi fossero in relazione tra loro nella “produzione” del desiderio amoroso, e con quali esiti! Ne abbiamo già accennato al riguardo nei precedenti post, e so quanto tu sia d’accordo con me sull’azione degli istinti nelle scelte che operiamo soprattutto quando si tratta di quella che riguarda il partner. Io sono ormai convinto però, che raramente si riesca a fondere nella stessa persona amata la spinta istintuale con la parte razionale, cosa che porterebbe ad una condizione di partenza ideale per quelle che sono le aspettative presenti in una storia d’amore. Per dirla con parole semplici, ci si può follemente innamorare di una “femme fatal” che non potrà mai soddisfare l’esigenza di una compagna affidabile,ma sperare che lo diventi, così come si può perdere la testa per il classico balordo che mai e poi mai potrebbe essere quel marito che ogni donna si aspetta e vorrebbe per sè, ma sperare che lo diventi.
Non voglio che tu fraintenda, ma la seconda ipotesi è molto più frequente che la prima. L’ho scoperto da quando ho iniziato a frequentare la rete per (cercare di) capire perchè una giovane, attraente ed intelligente donna come la mia attuale compagna, abbia potuto perdersi dietro un personaggio assimilabile ad un… Corona. Eppure, questo Corona ante litteram, è riuscito a mantenersi nella memoria di lei anche in termini che sarebbero gratificanti per qualunque “maschio” che l’avesse corrisposta, figurarsi per uno che non l’ha mai ricambiata! Come mai?
Ecco cara Rossana, questo esempio spiega, una volta di più, come la spinta “riproduttiva” o istintuale o chimica, chiamala come vuoi, ti indirizza verso un individuo al quale, se si fosse “sobri”, non daresti mai le chiavi di casa, mentre la “ragione” ti porta verso un altro tipo, più adatto alla realizzazione di un progetto di lungo periodo, che però non eccità quasi mai quell’istinto di cui sopra.
La stessa persona diventa quindi due persone diverse, secondo che si trovi nella prima o nella seconda condizione. Ma a te sembrava di conoscerene solo una, e scoprirne aspetti caratteriali che sai di non aver mai sollecitato, destabilizza. Ti ripeto, io amo mia moglie, e so quanto valga. So anche quanto si faceva valere allora, nonostante la giovane età, quando era sobria nei termini che ho spiegato, ma so anche che che qualcuno, toccando “tasti” che io non ho toccato. E’ riuscito ad “ubriacarla”: perchè uno sì e un altro no?
Come vedi, io, razionale, ho reagito alla “scoperta” d’istinto, a dimostrazione di come questo sia il vero anarchico del proprio Sè, rendendoci sconosciuti a noi stessi. Come dicevi tu
Ciao Odisseo,
mi sa che con questa affermazione: “raramente si riesca a fondere nella stessa persona amata la spinta istintuale con la parte razionale” hai centrato in pieno l’obiettivo. già è difficile provare una spinta istintuale profonda, che non si disperda nel tempo, ma sembra ancora più difficile che a questa si possa di frequente unire una parte razionale, consapevole e appagata. quasi un doppio terno al lotto! ecco perchè sono ben poche le coppie che reggono nel tempo!
se fossimo rimasti allo stadio animale, tutto sarebbe più facile. persino le specie monogame non si chiedono a vicenda più di tanto, spesso limitato alla cura e difesa della prole, che un singolo soggetto da solo non sarebbe in grado di attuare con sufficienti garanzie… per noi è diverso: noi sappiamo di dover morire e pertanto tendiamo a dare a tutto quello che ci coinvolge un maggior senso di quanto in realtà non abbia… siamo ormai incapaci di lasciarci andare alla nostra natura più genuina, nel rispetto della natura stessa.
t’invito, se ti va, ad esaminare come qualsiasi relazione casuale desti in noi determinate corde e non altre. per spiegarmi meglio, ti faccio un esempio pratico: una determinata persona, donna o uomo che sia, può tirar fuori il meglio o il peggio di un’altra, in virtù di non si sa quali arcani passaggi interiori, eppure succede, e anche più spesso di quanto non si pensi, senza alcun merito o demerito specifico. sono gli intrecci inconsci, che sollecitano le reazioni e formano le vere relazioni, mica quelli razionali, a meno che questi non siano volontariamente orientati a interessi economici o sentimentali meno nobili. si può manipolare gli altri ma si può anche restarne irretiti per via di parti vitali di noi che esigono di emergere a tutti i costi.
non per niente le amicizie più sincere, e spesso più durature, sono quelle che si concretizzano all’asilo o sui banchi delle elementari: sono quasi le sole che si aggancino a esigenze soggettive reali e non a scelte in base al censo o all’utilità pratica che da esse può derivare. la verità è sempre più semplice di quanto non sembri, se ci si allena a vederla.
e quando si è amato in modo profondo, che la realzione si sia realizzata o meno, che sia durata tre giorni o trent’anni, che abbia dato gioia o dolore, a mio avviso, non si può smettere mai del tutto d’amare. altrimenti si è trattato di un nulla, che appare e scompare senza lasciar traccia…
forse quanto sopra non ti piace e non è nemmeno detto che sia valido per tutti. io lo sento così, calzando l’esistere su di me, ma posso senz’altro sbagliare in quanto ci sono al mondo tante diversità quante sono gli esseri umani, e nessuno può sapere com’è il loro mondo all’interno. le parole stesse, quando cercano di comunicarlo, già lo falsano, senza contare che ci sono in noi abissi nei quali caliamo soltanto se e quando siamo costretti.
accetta la realtà della tua donna per quella che oggi ti appare, e non voler andare più a fondo!
Ciao Rossana. Hai ragione a dirmi di non andare più a fondo nella ricerca di “motivazioni” che mi consentirebbero di conoscere meglio le ragioni di certe scelte che riguardano la mia donna, perchè “ragioni” non ce ne sono e lo sa anche lei.
Le tue ipotesi sono valide quanto tremende, e dimostrano, logicamente, quanto siamo solo “strumenti” nelle mani della Natura, se va bene, e del Caso più concretamente.
Dimostra anche un’altra cosa, quanto la nostra coscienza svolga un ruolo secondario, quasi da “sensale” rispetto alle scelte “brute” che operiamo. L’istinto, come un boss mafioso, comunica i suoi desideri con dei “pizzini” che non lasciano traccia, e la coscienza li sdogana moralmente, utilizzando l’educazione e la cultura per giustificarli, ma sotto sotto le ragioni di base sono sempre quelle ancestrali: la sopravvivenza, il cibo,la riproduzione, e per soddisfare questi bisogni è naturale prevedere delle scelte “opportunistiche”, che sono sempre soggettive nell’inconscio di chi le compie, ovviamente.
Vien da pensare che anche l’amore, visto come la massima espressione del sentimento umano, non sia altro che la moralizzazione utilitaristica dei bisogni “egoistici” di cui parlavo prima, con l’attenuante che gli istinti non possono rientrare nelle categorie moralizzabili: sono e basta.
Sono convinto anch’io, come sostieni tu, che un sentimento d’amore che nasce e si alimenta da un forte bisogno istintuale, ancorchè non ricambiato (come nel caso della mia lei) non può essere cancellato. Ha toccato troppi tasti importanti del proprio Sè per passare inosservato, specie poi se si è trattato della prima volta. Ecco perchè ho rimproverato a lei (attingendo le ragioni al mio “egoismo” istintuale) di non aver mai smesso di amare quell’individuo. Poi però, utilizzando le categorie istintual-razionali di cui abbiamo parlato, mi sono reso conto che sia lui che io non abbiamo fatto altro che produrre i fenomeni delle “reazioni casuali” di cui fai cenno nel tuo post. In pratica ognuno di questi attori non ha fatto altro che soddisfare “quel bisogno in quel momento”. Bisogno che, una volta accontentato, “…nel bene o nel male, che abbia dato gioia o dolore”, ti fa sentire “qualcuno”, ti da un’identità, un ruolo, e quindi un senso a quella parte di esistenza, e quell’identità è tanto più solida quanto più l’oggetto del desiderio è “solo tuo”.
Ti è ormai chiaro che i miei lamenti non sono altro che frutto della gelosia (istintiva anch’essa) per la quale tutto ciò che è fondamentale per la soddisfazione di quei bisogni, diventa una necessità esclusiva che non si vorrebbe condividere con nessuno, neppure se questo c’è stato prima di te.
Cara Rossana sarebbe molto utile essere più “semplici” e non… capire. Non ci si porrebbe tante domande che si scoprono senza risposte.
Ho ben accettato la realtà della mia donna per quello che oggi mi appare, sai. Quello che è difficile è accettare che l’Amore resta solo un illusione a cui non si può rinunciare.
Grazie. Abbracci
Caro Odisseo,
non hai idea di quanto sia stato importante, e gratificante per me, questo scambio di post, in un momento, in cui mi sento “disadattata”, come spesso mi capita anche nel reale, nei confronti di persone con cui non c’è possibilità d’intesa, neppure a livelli minimi…
solitudine è anche quando non trovi interlocutori con cui scambiare opinioni alla pari su temi di particolare interesse, nel reciproco rispetto di visioni opposte. solo con il mio ex marito, con tutti i limiti e le difficoltà della nostra unione, ho avuto lo stesso piacere che ho provato in questi giorni con te (incontro fortuito anche quello): pur provenendo da origini e ambienti diversi, appartenendo a sessi opposti, il piacere di una base comune di dialogo e di una sintonia di concetti che evolvono e si dipanano quasi in parallelo. questa è la parte più bella (quanto rara) della partecipazione a un forum, di cui ti ringrazio.
inutile confermare che sono in accordo su: “Le tue ipotesi sono valide quanto tremende, e dimostrano, logicamente, quanto siamo solo “strumenti” nelle mani della Natura, se va bene, e del Caso più concretamente.
Dimostra anche un’altra cosa, quanto la nostra coscienza svolga un ruolo secondario, quasi da “sensale” rispetto alle scelte “brute” che operiamo.” – ho impiegato anni a raggiungere questi concetti ma adesso ne sono del tutto convinta. lo afferma anche Lorenz, con una sintesi a mio avviso stupenda: “La ragione trasforma in ideali gli impulsi biologici” (dal libro: “L’aggressività).
sto cercando più o meno lo stesso tipo di risposte in relazione alla religione. non è che il percorso sia più facile. tuttavia, tremendamente stimolante…
quanto all’amore, secondo me è una sovrastruttura che può o meno adagiarsi sulle necessità espresse dai principali istinti (sopravvivenza, riproduzione, lotta e fuga). rientra, ad esempio, nell’istinto d’aggregazione, forte e pregnante quasi quanto gli altri quattro. certo è che trattasi di evento raro, che già è grasso che cola se ha modo di presentarsi una sola volta in una vita.
e anche in questo caso, non è detto affatto che possa durare per sempre, per lo meno nella sua forma più autentica, quella che ti fa ritenere l’individuo che hai scelto come unico e insostituibile. l’onda emotiva segue sempre quella dei principali bisogni. se non si è ipocriti, si deve poter riconoscere quando questi si sono esauriti e ne sono subentrati altri, senza per questo mai rinnegare il sentimento passato.
citando M. Yourcenar: “L’amore è un castigo: siamo puniti per non aver saputo restare soli.”. guai se ci s’imbarca in questo tipo di viaggio senza mettere in conto che ogni attimo di gioia dovrà essere pagato con ore di dolore, sia pure in modi diversi a seconda della sua evoluzione e conclusione. non tenere in conto tutto questo è come nascondere la testa sotto la sabbia o giocare con il fuoco, ignorandone il pericolo…
abbracci ricambiati.
Cara Rossana, è inutile dirti che le tue considerazioni relative alla “solitudine” sono anche mie, e che di conseguenza sia un sollievo per me incontrare una persona come te con la quale riuscire ad avere un dialogo ed essere…compresi. D’altro canto ci si sente soli soprattutto quando non si trovano interlocutori adeguati (partner inclusi), e questo succede sempre quando si ha la “sfortuna” di sforzarsi di pensare con la propria testa. Per questo sono io che ringrazio te dell’attenzione che hai posto nei miei riguardi, aiutandomi a mettere a fuoco concetti che non ero riuscito a far capire a nessuno prima d’ora.
Accenando prima all’incomunicabilità che ci rende soli, non posso omettere che la causa della crisi che ho avuto con la mia donna sia nata principalmente da queste ragioni. Anche se in buona fede, si finisce spesso per vivere una relazione “recitata”, laddove i comportamenti tra i due partner seguono dei copioni che sono frutto di un cocktail di sfumature relazionali stereotipate, tanto più accentuate quanto meno ci si conosce e si sa cosa si vuole. La maturazione, frutto dell’esperienza, aggiusta il tiro rispetto alle aspettative e cambia le prospettive, in qualunque campo relazionale essa si manifesti. Ecco che che mi sono trovato, dopo due decenni di convivenza, a chiedermi se ero io veramente l’uomo che la mia lei desiderava, o solo una “amata” alternativa ad un amore non ricambiato e idealizzato perchè… mai realizzato. Uno di quegli amori che restando incompiuti vengono sentiti come un paradigma quasi onirico rispetto alla banalità che qualunque quotidianità introduce nelle relazioni umane.
“L’amore più puro è quello non ricambiato” citava A. Morandotti in uno dei suoi aforismi, e valutando quello che ho potuto intravedere nella storia della mia lei con quel suo mai dimenticato primo amore, non posso dargli torto. Una dedizione “canina” da parte di lei che ha sfidato qualunque affronto alla propria dignità, che in tutte le altre occasioni sapeva invece far emergere, me compreso.
Per trovare una parziale spiegazione devo ricorrere alle categorie etologiche che tu hai splendidamente citato attraverso le parole di Lorenz. Ma non può bastare, per il semplice motivo che alla fine non siamo solo animali, infatti c’è qualcosa in molti caratteri femminili umani che li spinge, antiistivamente verso il “dolore” e la sofferenza.
Un esempio estremo è rappresentato da quelle donne che si innamorano di efferati, psicopatici assassini. Uno per tutti? Quell’Izzo, uno stupratore che appena scarcerato ha ucciso madre e figlia, ricordi? Ha una donna che lo ha sposato e che lo…ama. Io darei chissà cosa per capire cosa mai avrà trovato nel cuore di quell’individuo che possa averla fatta innamorare.
Lo stesso dicasi per la mia lei, con le dovute proporzioni naturalmente, visto che aveva a che fare solo con un patetico ladro di polli, ma che tuttavia è “entrato” in una stanza della sua “anima” dove non ha messo piede nessun altro.
Cari abbracci
Ciao Odisseo,
“questo succede sempre quando si ha la “sfortuna” di sforzarsi di pensare con la propria testa.” – sì, è vero ma, se si fosse abbastanza aperti mentalmente, si dovrebbe anche saper accettare visioni altrui non proprio in sintonia con le nostre. è una questione di rispetto e di non volersi imporre a tutti i costi con le proprie idee.
è bellissimo essere in sintonia e capirsi al volo. tuttavia, mi sembra ancora più bello potersi confrontare nella diversità, sia di pensiero che d’età, d’estrazione sociale e/o formazione. per fortuna, sia pure rarissimamente, questo accade. intrattengo saltuariamente una corrispondenza via mail con un giovane incontrato qui. ho una visione diametralmente opposta alla sua in merito alla bellezza maschile ma il confronto è davvero arricchente.
“Accenando prima all’incomunicabilità che ci rende soli, non posso omettere che la causa della crisi che ho avuto con la mia donna sia nata principalmente da queste ragioni.” – purtroppo, in un rapporto non si può avere tutto. già è più che ottimo se raggiunge nell’insieme un 75-80% di sintonia!
sovente ho riflettuto su “L’amore più puro è quello non ricambiato”. non mi sento d’essere totalmente d’accordo con questo aforisma. se l’amore resta sogno, non si può misurare con i parametri della realtà, che sono, a mio avviso, i soli che davvero contano. di recente, dopo quasi un paio di decenni di solitudine di coppia, ho amato non essendo adeguatamente corrisposta, e sono consapevole di quanto possa essere idealizzato quello che non si conosce, che si può immaginare ma che non ha riscontri nel reale.
da due anni questa illusione si è chiusa. qualcosa mi lega però ancora a quest’uomo, che sostengo regolarmente nella situazione sentimentalmente intricata e per lui penosa in cui si è andato a cacciare. come spesso capita con i sentimenti, non saprei definire esattamente perchè gli sto vicino. non mi aspetto nulla ma sono rimasta, credo, in parte agganciata al mio sogno di lui e del suo giardino segreto, che magari non è altro che una discarica.
concordo con te che, non si sa bene per quale ragione, la donna è più incline al masochismo e all’annichilimento di se stessa dell’uomo. nei casi estremi a cui hai fatto cenno credo che questo avvenga per l’assurda presunzione di amare nell’altro se stessi, quel se stesso ferito e offeso che nessuno ha saputo o voluto a suo tempo sollevare dalla polvere. in questo caso, forse più che in altri, giocano istinti volti ad alleviare sofferenze antiche, spesso neppure note a livello razionale.
una vicina ha da poco tempo nel suo cortile uno stupendo cagnolino fulvo, così desideroso di carezze da fare di tutto e di più per attirare l’attenzione di chiunque passi davanti al cancello: si agita al punto che non un filo di pelo non è coinvolto dal suo dimenarsi. mi sono chiesta perchè lo amo più di altri cuccioli e la risposta è stata: è esattamente com’ero io da piccola, affamato d’affetto più che di pane!
Ciao Rossana.
L’esempio del cucciolo è perfetto. Ricorderai che ho definito “canino” il comportamento della mia lei nei confronti di quel personaggio, che non solo non la ricambiava ma ne umiliava le aspettative e la dignità. E’ andata avanti per oltre cinque anni, accettando ogni compromesso e anche, poi, la presenza di un’altra donna con la quale lui viveva. Era in gara (parole sue)con le pretendenti come se fosse un traguardo necessario per sè. Non ascoltava nessuno che le facesse notare quanto quell’uomo se ne fregasse di lei, insisteva a volerlo conquistare e …redimere. Sì, perchè il tipo era innamorato solo degli stupefacenti di cui faceva uso e commercio. Una volta, nel definire il rapporto che la legava a questo personaggio, disse che per lei era… “come una missione, un fratellino”. Nota quante dinamiche sentimentali contengono quelle parole: l’istinto materno, il bisogno di accudire, la disponibilità, il sacrificio; tutte caratteristiche ideali per allevare un bambino e altrettanto ideali per viziare un adulto.
Sì cara Rossana, l’esempio del cucciolo è perfetto quando si tratta di cani, perchè loro danno senza chiedere niente in cambio. Li puoi ignorare per mesi ma ti accoglieranno sempre con affetto. Ma, in quel caso, il cane era lei e il padrone lui e non il contrario, come forse immaginava lei, che leggeva i vizi di lui come una mancanza di affetto pregresso. Il cane non approfitterà mai dell’amore che gli si dà, non specula, invece alcuni uomini sì, e vedono in quella dedizione una forma di debolezza di cui approfittare, mettendo in gioco la più bieca cultura maschilista dell’harem, con la quale mortificano l’autostima di chi gli vuole bene facendo, in questo caso, sentire lei indegna di aspirare ad un rapporto paritario, fino ad “accontentarsi” delle briciole. Visto che hai accennato alla bellezza maschile, lo strano è che lei era (ed è) una donna molto bella, bionda, nordica, molto corteggiata e cercata, mentre lui, oggettivamente (ammesso anche da lei), piuttosto insignificante, segaligno, non alto, con un aspetto malticcio, ma simpatico e intelligente: un ragazzaccio un pò canaglia. E’ evidente che l’aspetto di un uomo è relativo per una donna, perchè per un maschio medio un personaggio del genere dovrebbe pagarle le donne per frequentarle, invece. Mi spiace dover apparire antipatico e vanaglorioso ma io, per ammissione della mia lei, sono il contrario: un bell’uomo, alto 1,80, mediterraneo con occhi chiari, virile e forte di carattere e anche se l’età ha aggiuto qualche chilo, ancora atletico. Insomma, l’uomo che offre protezione, ma che non stimola quell’istinto materno di cui accennavo; un uomo che probabilmente soddisfa l’altro enorme bisogno femminile: quello di avere una famiglia, ma che non completa tutta la gamma delle richieste di dare amore che un animo femminile possiede. Ecco perchè ti dicevo in un mio precedente post, che io non sono entrato in quella particolare “stanza” dell’animo della mia lei >>>
>>> nè mai lo farò evidentemente.
Cara Rossana non ho bisogno di sottolineare quanto ammiri la tua intelligenza e la cultura che esprimi, e non per una concessione retorica al bel rapporto epistolare che si è instaurato tra noi, ma devi credermi quando dico che per la psicologia maschile la frase di Morandotti è il massimo al quale un uomo-maschio può aspirare. Cosa c’è di più che essere amati per il solo fatto di…esistere? Come si può giudicare e paragonare il valore di un amore dato ad un uomo che non ti ricambia rispetto a quello che si dà a chi ti ricambia, che anzi ha fatto dell’amore per te lo scopo della vita?
Devi sapere che io e lei ci siamo innamorati appena conosciuti. Le dissi tutto di me, nei particolari, anche quello che riguardava un grande amore di 25 anni che avevo perso solo tre mesi prima in un incidente stradale, e lei dei suoi, compreso quello in argomento, che mi disse essere stato solo una specie di cotta estiva durata pochi mesi. Dopo tre giorni le ho chiesto di venire a stare con me: ho mantenuto la promessa e dopo 25 anni sono ancora qui.
Era la fine di giugno, lei lavorava su una nave da crociera e doveva concludere il contratto alla fine di agosto. Due mesi di attesa struggente, durante i quali comunicavamo con i mezzi dell’epoca, addiritura via satellite quando la nave era in navigazione. Finalmente arriva il giorno dello sbarco definitivo e io parto dalla mia città nel nord Italia per arrivare sino a Tolone. La prendo e cominciamo a vivere insieme. Oggi siamo una coppia invidiata per tanti motivi, con una figlia ventenne, ma abbiamo vissuto e superato, non senza perdite però, una pesante crisi, durante la quale sono emerse delle verità che non conoscevo e che io ho interpretato come la causa della crisi di cui accennavo.
Ho scoperto che durante una fermata della nave nella città di lui, tre giorni prima che la incontrassi a Tolone, lei si aspettava di vederlo al porto, non trovandolo (il che dimostra quanto lui ci tenesse) lo ha cercato al telefono: nessuna risposta. Poi a casa di un’amica comune è stata informata del destino di lui, venendo a sapere che si sposava, mostrando preoccupazione per l’uso di droga che ancora faceva. Negli anni a seguire, durante i viaggi fatti in quella città e presso quell’amica, continuava ad avere notizie del personaggio, scoprendo che ormai era diventato un delinquente, aveva perso il lavoro perchè spacciava in ufficio e rubava anche in casa degli amici. Nonostante tutto provava ancora interesse per quell’uomo che di lei forse non ricordava neppure il nome (parole sue)
Con la crisi ho scoperto quello che hai letto, e mi sono spiegato la mancanza di desiderio che ormai era diventata la cifra costante del nostro rapporto, l’ho paragonato a quell’altro desiderio e ho tratto le MIE conclusioni, che conosci.
Come nell’esempio preso dal romanzo di Raimond Carven, lei è stata la vittima, e lui il carnefice, ma lo ha ricordato sempre con affetto. Un affetto inspiegabile per un uomo.
Caro Odisseo,
più scrivi e meglio comprendo quello che provi. trattasi di cosa molto più seria di quanto di primo acchito poteva apparire…
forse non mi sono spiegata bene nel mio esempio sul cagnolino. volevo evidenziare che a volte si ama nell’altro, più o meno consciamente, qualcosa di cui noi stessi abbiamo a suo tempo patito o immaginato di patire. questa è anche la ragione per cui, in certi casi, quando si è stati molto batostati dalla vita, diventa difficile relazionarsi con persone serene e più fortunate. è chiaro il concetto ora?
continuo a non essere d’accordo con questo assoluto: “Cosa c’è di più che essere amati per il solo fatto di…esistere?”. questo è, a mio avviso, un tipo d’amore da riservarsi all’amore fra madre e figlio. non lo vedo bene, nè frequente, applicato a un rapporto di coppia, che per essere sano e realistico dovrebbe reggersi sull’interscambio.
riflettendo sulle nuove informazioni che hai dato sul rapporto con tua moglie, soprattutto per quanto riguarda il suo inizio, noto che almeno nei primi tempi tua moglie deve averti “consolato” sulla recente perdita, inattesa e violenta, della precedente compagna. quindi, anche con te, all’epoca si è posta, almeno in parte, nella veste di consolatrice?
a questo punto sarebbe utile approfondire la conoscenza del passato di questa donna, e dei dolori che l’hanno afflitta. si finirebbe, però, di scendere troppo nel privato per un forum.
se ti va di proseguire solo fra di noi il discorso (che stiamo ormai proseguendo a due voci), dammi modo di mettermi in contatto con te. altrimenti, continua pure qui ma tieni presente che alcuni aspetti non potranno essere sviscerati, per rispetto a te e al tuo sentimento.
con affettuosa comprensione.
Cara Rossana,
ti sono grato per l’attenzione e l’empatia che dimostri nei miei confronti, che non ho riscontrato neppure in alcuni “professionisti” che ho frequentato negli ultimi tempi.
Quello che sto cercando da circa due anni a questa parte è il nuovo Odisseo che è nato dopo la crisi di cui ho parlato, e la Penelope che ora gli sta accanto. In questo senso ho riflettuto molto su come certe scelte che operiamo in campo sentimentale, siano frutto di una serie di parametri di valutazione più o meno inconsci, che pilotano il giudizio sulla persona che abbiamo di fronte a secondo della situazione contingente che stiamo vivendo in quel particolare momento della vita, e di come un dettaglio o un pregiudizio, positivo o negativo, possano far pendere la bilancia da una parte o dall’altra, quasi in maniera casuale. Insomma, come nel film “Sliding doors”, il destino può cambiare per un dettaglio apparentemente insignificante o un pregiudizio non verificato.
Quando la mia lei mi venne presentata, aveva di me un idea stereotipata. Avendomi “visto” all’arrivo sulla nave mi aveva giudicato una specie di “play boy”, ruvido e poco raccomandabile, quindi si aspettava che mi proponessi facendole i classici complimenti un pò viscidi cui era abitata a causa della sua avvenenza, propedeutici al raggiungimento di certi obiettivi. Rimase sorpresa nel constatare che mi limitai a salutarla con cordalità e senza nessun altro sotteso secondo fine, come peraltro è sempre stato nel mio stile.
Questo atteggiamento la incuriosì, instillandole evidentemente una attrazione nei miei confronti assieme a una forma di sfida, che io ritengo essere MOLTO simile a quanto era accaduto con quell’individuo che non la ricambiava, dove l’equazione di base è: maschio difficile = molto valore. La differenza con il primo è che con me non ha dovuto lottare, perchè ci siamo innamorati subito e contemporaneamente, chiacchierando la sera successiva alle presentazioni seduti al bar della nave, percependo entrambi la classica sensazione di conoscersi da sempre, con gli sviluppi che ho esposto nel mio post precedente.
Ma quando una conquista è “facile”, evidentemente non vale, inconsciamente, come quella anelata e mai raggiunta, che resta sempre una sfida non vinta,che, paragonata a quella “vinta”, appare e resta come una dimostrazione di disvalore dei propri mezzi rispetto alle possibilità di avere ciò che si desidera. Da qui il paragone tra ciò che si è conquistato e ciò che non si è conquistato è facilmente a favore di quest’ultimo, sempre inconsapevolmente, sia chiaro.
Non si spiegherebbe perchè, questa intelligente e colta donna abbia insistito a seguire le vicende di quell’individuo per anni, anche se in maniera “onesta”, nel senso che nessuno la taccerebbe di tradimento nel sapere che ha cercato di lui pochi giorni prima di rivedermi dopo il nostro primo incontro, che ha omesso di dirmi che era stata una storia che ora sappiamo essere durata più di 5 anni e non “pochi mesi”, più altri>>
>> 20 anni di periodici aggiornamenti amicali sul destino, nonchè sui magri risultati, che quel tanto affascinante quanto tronfio carattere da buffone stava producendo, sino alla fequentazione delle patrie galere dove è entrato per crimini da ladro di polli. Crimini all’altezza del suo vero valore.
Io ho tratto una conclusione. Esistono due tipi di attrazione per una donna (e mi scuso se dovessi apparire maschilista, ma non è mia intenzione): quella istintiva-passionale, legata a fattori indipendenti dalla cultura e dall’educazione, ma richiesta fortemente dai bisogni atavici legati alla riproduzione, e quella razionale-realistica, connessa con la necessità di qualunque donna di avere una famiglia che “funzioni” nel modo migliore possibile, sia economicamente che come qualità di vita in senso lato. Da questo punto di vista è possibile che una donna (e ne ho conosciute parecchie) nella massima buona fede accetti di sposare un uomo per il quale non senta quella spinta istintuale di cui parlavo, e lo ami comunque comportandosi da moglie ineccepibile, ma mantenga sempre dentro di sè un magnetico legame verso qualcun’altro che può averla o non averla ricambiata, ma che “sente essere il maschio della sua vita”, pur non sapendosi spiegare perchè.
Ecco io sono giunto a questa conclusione riguardo la mia lei, dove evidentemente, e pur con l’incredibile intesa intellettuale, l’affinità nei gusti e l’equilibrio culturale, non le ho scatenato “quel desiderio mai soddisfatto”. Posso essere mille volte più avvenente, più colto, più affidabile, persino più maschio, ma probabilmente non posseggo quei feromoni nè quel cocktail caratteriale e comportamentale che facesse sentire lei quelle “particolari” emozioni, che facevano sì che passasse sopra anche le più conclamate e volgari dimostrazioni di opportunismo e menefreghismo, di cui ti parlerò più avanti, via mail.
So benissimo che anch’io qui sto esponendo le mie lamentele di “maschio” più che di uomo; in linea di massima non avrei di che lamentarmi di questa mia compagna, che anzi ha sempre assolto bene ai suoi compiti di moglie, ma meno in quelli di femmina, dove è difficile… “dovere”.
Ecco perchè ti dicevo che l’amore che si dà a chi non ti ricambia non può essere paragonato a quello che si dà a chi ti ricambia, specie se nonostante le continue e ripetute volgarità del primo non gli hai mai negato “niente”, mentre lo hai fatto col secondo.
Così come c’è una “femmininità” che sceglie secondo determinati criteri che esulano dalla logica razionale e riempiono i forum della rete di confessioni e richieste di chiarimenti, c’è una “maschità” (permettimi il termine) che reclama di non sentirsi secondi a nessuno per la donna che si è scelto.
Io ancora oggi, e secondo la logica istintuale maschile, non posso dirmi certo di essere quello che la mia donna voleva veramente, mentre so bene che lei, e solo lei, è la donna che ho voluto veramente. E lo so perchè è grazie a lei che ho imparato ad amare.
Bye
Ciao Rossana. Ho dimenticato di comunicarti la mail che è questa: bluwing2013@libero.it.
Un caro saluto
Caro Odisseo,
“ho riflettuto molto su come certe scelte che operiamo in campo sentimentale, siano frutto di una serie di parametri di valutazione più o meno inconsci, che pilotano il giudizio sulla persona che abbiamo di fronte a secondo della situazione contingente che stiamo vivendo in quel particolare momento della vita, e di come un dettaglio o un pregiudizio, positivo o negativo, possano far pendere la bilancia da una parte o dall’altra, quasi in maniera casuale. Insomma, come nel film “Sliding doors”, il destino può cambiare per un dettaglio apparentemente insignificante o un pregiudizio non verificato.” – mi trovi più che d’accordo sulla tua osservazione. secondo me, il destino, come il senso della vita, sono spiegazioni che l’uomo si è dato perchè posto di fronte alla morte. questo evento estremo, doloroso per i più, deve per forza essere giustificato con qualcosa di sensato. in realtà ci aggrappiamo alla parola “destino” quando non siamo in grado di accettare che tutto quello che ci succede, nascita inclusa, è puramente e quasi esclusivamente CASUALE, oppure a grandi linee predeterminato come ad esempio nel DNA. di recente sto cercando di chiarirmi, non senza grandi difficoltà, il concetto di libero arbitrio… ma non vorrei ora andare troppo fuori tema…
“Questo atteggiamento la incuriosì, instillandole evidentemente una attrazione nei miei confronti assieme a una forma di sfida, che io ritengo essere MOLTO simile a quanto era accaduto con quell’individuo che non la ricambiava, dove l’equazione di base è: maschio difficile = molto valore.” – leggendo questo passaggio, non vorrei ripetermi, ma mi è venuto in mente che, proprio perchè questa donna era abituata ad avere tutti i maschi ai suoi piedi, era orientata, magari inconsciamente, all’idea che assolutamente NESSUNO potesse avere l’ardire di resisterle. ecco così che si spiegherebbe anche il suo seguire nel tempo mentalmente il pesce sfuggito alla sua rete.
“Da questo punto di vista è possibile che una donna (e ne ho conosciute parecchie) nella massima buona fede accetti di sposare un uomo per il quale non senta quella spinta istintuale di cui parlavo, e lo ami comunque comportandosi da moglie ineccepibile, ma mantenga sempre dentro di sè un magnetico legame verso qualcun’altro che può averla o non averla ricambiata, ma che “sente essere il maschio della sua vita”, pur non sapendosi spiegare perchè.” – questo ci sta, e non soltanto per le donne. dovrebbe essere un segno di maturità e di tendenza alla stabilità, anche se, forse, per la connotazione fisica può essere più facile da attuare da parte di una donna. però, a tuo dire, la tua si era innamorata di te, e questo dovrebbe tagliar la testa al toro: una scelta puramente razionale non prevede l’innamorarsi, anche se è uso e costume mettere una confezione dorata a qualsiasi, anche minimo, sentimento, per assicurargli una patente di assoluto, che lo renda migliore e unico per entrambi i partner.
segue…
…
sei il solo a poter valutare con chiarezza l’avvio della vostra relazione.
resta poi da precisare, banalmente, che le componenti d’attrazione non possono mai essere le stesse o avere ugual misura in entrambi i partner. c’è sempre chi ama di più e anche chi sa amare meglio.
“sono giunto a questa conclusione riguardo la mia lei, dove evidentemente, e pur con l’incredibile intesa intellettuale, l’affinità nei gusti e l’equilibrio culturale, non le ho scatenato “quel desiderio mai soddisfatto”.” – purtroppo anche questo ci può stare: niente è perfetto sotto la luce del sole. è già tanto se in un rapporto di coppia si riesce a raggiungere un’intesa complessiva intorno al 70/75%. c’è sempre qualcosa che manca, anche nella relazione più riuscita. e non è nemmeno logico pretendere il tutto.
“Ecco perchè ti dicevo che l’amore che si dà a chi non ti ricambia non può essere paragonato a quello che si dà a chi ti ricambia, specie se nonostante le continue e ripetute volgarità del primo non gli hai mai negato “niente”, mentre lo hai fatto col secondo.” – per me non è questione di dare e/o di ricambiare o meno. un certo feeling c’è o non c’è. a mio avviso, dovrebbe esserci però in una visione d’insieme di un partner, non scatenato soltanto da aspetti della sua personalità poco edificanti e poco gratificanti. questo torna a farmi pensare, come già scritto inizialmente, a una leggera “svorgolatura” nell’identità della tua donna. niente di grave: forse soltanto qualcosa che è nato dal suo passato infantile o adolescenziale, di cui nemmeno è consapevole.
“c’è una “maschità” (permettimi il termine) che reclama di non sentirsi secondi a nessuno per la donna che si è scelto.” – sì, se sei qui a scrivere evidentemente c’è ma ti assicuro che è cosa rara, anzi a mio avviso rarissima. in genere, per la maggior parte degli uomini, per unirsi sessualmente a una donna basta che questa respiri. il tuo livello umano e mentale è di gran lunga superiore alla norma, e NON si tratta di una sviolinatura, come una certa forumista mi accusa spesso di fare nel mio interagire sul forum. è un concetto che penso davvero e che non ti esprimo per complimento.
prenderò presto contatto con te privatamente, per scendere in maggiori dettagli personali, se di tuo interesse.
affettuosi saluti.
Cara Rossana,
ho già risposto alla tua mail prima ancora di leggere le tue ultime considerazioni sul forum, e vorrei integrare le notizie che ti ho comunicato con alcuni dettagli, di cui potremo poi continuare a trattare privatamente.
La mia lei era sì abituta ad avere molti pretendenti, trattandosi di una bella ed avvenente ragazza, quanto oggi è ancora una bella ed affascinante donna, ma erano quelli che non “insistevano” ad interessarla. I complimenti, anche quelli sinceri, probabilmente, sortivano un effetto contrario a quello che ci si sarebbe aspettato. Evidentemente li sentiva come una forzatura strumentale tendente all’unico scopo cui tende il maschio medio insomma, una forma di “recita” ipocrita. E’ curioso perchè mi ha sempre detto che ama essere corteggiata, come lo amano tutte le donne, ma dovremmo sapere che nella realtà, il corteggiamento è sempre una recita nella quale ci si “confeziona” come riteniamo piaccia all’oggetto del desiderio. Io l’ho sempre pensato, sin da ragazzo, infatti non ho mai fatto quel tipo di corte a nessuna donna. Se una cosa deve nascere nasce, senza “finzioni” strumentali, ancorchè accettate da chi hai di fronte.
Non ho mai saputo, e forse neppure lei lo sa con precisione (l’istinto?), quali siano stati i motivi che la hanno attratta di quell’uomo di cui ho parlato sin’ora, e che la facevano ripetutamente tornare a cercarlo anche dopo aver conosciuto e frequentato, durante quel “non rapporto”, altri due “fidanzati”, che non la soddisfacevano perchè la…volevano e lo dimostravano. So che è stata certamente lei che ha notato per prima lui e ha fatto sì che si instaurasse un dialogo. Ma quali siano stati i “parametri” che le hanno scatenato quell’attrazione “canina” di cui ho più volte parlato, non saprei dirlo con sicurezza, pur supponendolo, soprattutto perchè, alla luce delle lunghe discussioni fatte sull’argomento e su quello che poteva essere la tipologia del personaggio, deve essere stato agli antipodi rispetto a me, non solo fisicamente ma soprattutto caratterialmente, per affidabilità, mantenimento delle parole date e lealtà, caratteristiche queste che ho sempre (candidamente) pensato fossero un’indicazione positiva in un uomo, soprattutto agli occhi di una donna.
Pur tuttavia, mi ripeto, nonostante le mortificazioni e le continue batoste morali subite, non ha mai abbandonato il pensiero dell’ineffabile soggetto in questione, nè mai ha voluto vederlo o riconsideralrlo nel suo “reale” valore umano, quasi come esistesse una dicotomia tra due differenti donne conviventi nella stessa persona: una masochistico-romantico-trasgressiva ma materna nello stesso tempo, con lui, e l’altra realista e razionale con il resto del mondo, me compreso. Ma sarò più esplicito privatamente sui dettagli che mi hanno portato a vedere le cose nei termini appena espressi, mentre cerco di collocare la mia figura all’interno della vita e dei veri sentimenti di lei.
Per ora ti saluto con simpatia e ti aspetto.
Ciao.
Ciao Odisseo,
sono sempre più in ritardo con le risposte, forse anche perchè il tuo caso è uno dei più delicati e dei più profondi di cui sia venuta a conoscenza su questo sito, e quindi richiede maggior riflessione…
“il corteggiamento è sempre una recita nella quale ci si “confeziona” come riteniamo piaccia all’oggetto del desiderio.” – concordo, anche se fa parte di un rituale atavico che, se giocato correttamente, dovrebbe essere un avvio “leggero” a un eventuale desiderio di reciproca conoscenza. mi sembra che oggi sia abbastanza caduto in disuso, con il risultato che si consuma tutto più in fretta, non sempre con esiti finali positivi.
“So che è stata certamente lei che ha notato per prima lui e ha fatto sì che si instaurasse un dialogo.” – questo è un particolare molto importante nell’insieme della storia. tuttavia, nemmeno da questo si può evincere granchè in merito all’impulso che l’ha spinta in avanti, se non quello che già si è detto, e cioè che può aver vissuto la relazione come sfida, accanendosi sempre di più constatando via via che non le riusciva di essere dominante, come negli altri casi, per lei meno pregnanti.
resta un fatto che non ti ha considerato alla stregua di altri ma che a te ha dedicato fin da subito più attenzioni, al punto di sposarti e di diventare la madre dei vostri figli. questo dovrebbe essere di gran lunga più importante di tutto il resto. conosco casi di donne che, non potendo avere, per le ragioni più svariate, l’uomo su cui avevano riversato il loro amore sono rimaste per l’intera vita fedeli a questo loro sentimento. vero è che in questi casi erano però quasi sempre ricambiate…
so che un’esperienza personale spesso non è di nessun aiuto, in quanto gli esseri umani sono così diversi e sfaccettati che non sono facilmente omologabili, nè nei temperamenti, nè nelle condizioni storico-ambientali, che possono fare la differenza. tuttavia, ho fatto più o meno quello che ha fatto la tua donna, cioè sono passata dalla vita totalmente libera e bohemienne con un artista a una relazione con un assennato e più che equilibrato dirigente d’azienda. sembra, di primo acchito, che i due uomini si trovino all’opposto, e per certi versi è così, ma non del tutto, in quanto in ambedue esistevano alcune qualità di fondo quasi in fotocopia. persino nella creatività c’era in loro una sorta d’incredibile gemellaggio!
quali potrebbero essere, se esistenti, le connotazioni di base che ti assimilano a un tipo tanto diverso da te? prova a rifletterci su, magari con l’aiuto di tua moglie. potrebbe saltar fuori qualcosa di utile per una tua maggior comprensione di quel suo strano e persistente sentimento…
per il resto, ti risponderò in privato, al più presto possibile.
buon fine settimana!
Ciao Odisseo, ovviamente per te tutta questa ricerca di comprendere ha un profondo senso e la valenza tua quindi di questa tua ricerca nella mente e nel cuore della tua donna non e’ discutibile da altri. Cio’ che a suo tempo gia’ mi chiedevo, e te lo scrissi, e’ (come mia riflessione) se tu non stia enfatizzando l’importanza di quel passato remoto nel passato prossimo e presente di tua moglie e se questa “competizione” con il suo passato riguardi
molto piu’ te che effettivamente lei. Perche’ se cosi e’ e la tensione e il diverbio e l’incertezza stanno dentro di te rischi di non venirne a capo analizzando lei alla luce delle tue paure di non avere avuto e avere un certo ruolo nella sua vita emotiva piuttosto che l’origine delle tue paure e sensazioni rispetto una scoperta che si e’ fatta cosi traumatica o perlomeno (almeno apparentemente) cosi ingombrante per te, nella visione di lei e di te rispetto a lei e viceversa. Perche` tua moglie non e` la sola donna (come potrebbe essere un uomo) ad avere un passato, una parentesi, di un certo tipo ma in gioco c’e’ la tua reazione emotiva al suo passato. Alla quale, beninteso, non sto togliendo alcun valore, tutt’altro. Ma e’ proprio perche’ leggo il tuo “tormento” e non quello di tua moglie (che dal suo passato potrebbe non esserlo per nulla o averlo rielaborato con chiavi di lettura ben diverse dalle tue) mi viene piu’ spontaneo pensare alla tua percezione emotiva/cognitiva della questione. Non so quanto questa tua sensazione di malessere incida sul tuo presente e il vostro, quante energie tolga al vostro presente. E cosa potrebbe fare tua moglie per rassicurarti se l’idea che un amore “canino” sia piu’ forte, rilevante o coinvolgente ecc e’ tua? E’ venuta lei a dirti «ho amato piu` lui di te», «amo piu` lui di te», «conta piu` lui di te», «meglio tot anni coli che i nostri»? Se ci si trova di fronte, realmente, una questione di questo tipo il problema e` piu` chiaro e contingente. Se si entra nella sfera.della gelosia retroattiva (non rammento o so se hai frequentato quel topic nel forum o hai guardato la cosa da questo punto di vista anche sicuro che non.sia il tuo caso) la questione e’ diversa e si affronta in modo diverso, perche’ l’analisi continua non e’ una soluzione ma un sintomo di un malessere. Ovviamente Odisseo non so e ti auguro di venirne a.capo per la serenita’ tua e vostra. Ma nel caso tu stessi leggendo la cosa nella prospettiva «lei» invece che «io» staresti usando tantissime energie chiudendoti in un disagio senza affrontarlo magari potendo avere al tuo fianco proprio tua moglie invece di chiederti cosa e` passato per la testa a lei allora. Ti leggo spesso e non intervengo, oggi mi sono sentita di farlo. Solo una riflessione, ciao 🙂
Ciao Luna. Solo oggi per caso sono passato sul forum, notando la risposta di Rossana e la tua. Con Rossana ci sentiamo privatamente da qualche tempo, e mi sembrava giusto dare riscontro al tuo post.
Per poter spiegare bene il mio problema, bisogna fare lo sforzo di entrare in quelli che sono alcuni aspetti fondamentali dell’autostima maschile che, per quello che sto per dire, non so quanto sia simile a quella femminile.
Se un uomo (io in questo caso. Non voglio generalizzare, però…) ha il dubbio che la donna che ama ha scelto di stare con lui perchè corrisponde al desiderio di lei di farsi una famiglia, perchè è una persona che sente essere affidabile e che le garantisca un minimo di continuità a questo progetto di vita, ma poi quell’uomo scopre che la stessa donna prima di lui ha perso la testa per uno con caratteristiche opposte a quelle appena citate, che non l’ha mai corrisposta, l’ha trattata come un passatempo, umiliata, e nonostante questo lei ne mantiene un ricordo che non si sbaglia a definire tenero, cosa deve pensare?
Lo dico apertamente: che esistono due livelli di “amore”, quello passionale che non conosce ragioni e quello razionale, più adatto al progetto di cui parlavo prima.
Il punto è che per quanto bene riesca il famoso progetto, non si può inventarsi una passione che non c’è, e prima o poi questa carenza viene a galla, e crea delle crepe nel rapporto, soprattutto se l’altra parte si sente appassionata ma non adeguatamente ricambiata.
Ora, come non può durare un rapporto esclusivamente passionale, allo stesso modo è limitato un rapporto razionale. Sarà fatto di rispetto, leale, corretto, anche simpatico se vuoi, e persino intelligente se i due se lo possono permettere, ma laddove uno dei due ha bisogno di quel sacro fuoco e questo non c’è, sono guai.
Non so gli altri uomini, ma io sicuramente preferirei essere stato il sogno, romantico, erotico, folle, della donna che amo, piuttosto che la soluzione ad una lecita necessità come quella di avere una famiglia e dei figli, esigenza questa molto viva nelle aspirazioni di una donna.
Con questo mi sento di ripetere qualcosa che forse ho già detto nel forum, senza che suoni offensiva: che una donna può anche accettare di sposare un uomo e “amarlo” senza passione, perchè non ha potuto farlo con quello che la appassionava. Invece un uomo, (io di certo) non è così portato al matrimonio come realizzazione di sè, ma quando lo fa, quando si sposa, è perchè vuole STARE con quella e solo quella donna. Scoprire poi che quella donna tanto desiderata ha desiderato un altro anche a costo di esserne umiliata pur di averlo, senza riuscirvi, e ciò nonostante ricordarlo sempre, è da fallito, perchè fa capire chi vale di più “nell’animo” di lei rispetto a quello col quale ha realizzato il pur importante progetto di vita. Un progetto forse realizzato con successo, ma senza il supporto di quella passione rimpianta, che si cercherà per forza nel passato, e mai nel presente, ovviamente.
Tutto qui.
Ciao