La mia prima festa del papà la ricorderò per tutta la vita
di
kekkoufo5
Riferimento alla lettera:
Anche quest’anno è tempo di festa, festa del papà. Io, prossimo quarantenne, condannato alla sterilità ma prontamente miracolato, scopro dieci giorni fa di essere padre per la prima volta. Per carità, non me l’aspettavo, nessuno se l’aspettava, ed infatti, non essendo sposato, né convivente, le mie prime ventiquattrore dal ricevimento...
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Data di pubblicazione: 19 Marzo 2009.
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Categorie: - Me stesso

Grazie anche a luna.
Mi sento solo di chiarire un concetto credo male interpretato.
La donna è solo un involucro.
Con questa frase intendo dire che – anche se la natura ha previsto che la gestazione dei 9 mesi sia solo donna – questo NON VUOLE SIGNIFICARE che vi sia una differenza di importanza tra uomo e donna rispetto al concepimento.
Siamo importanti al 50% tutti e due ragion per cui se la donna decide di abortire e l’uomo no ….. inevitabilmente si spacca qualcosa perchè la donna decide anche per l’uomo.
Questo è possibile perchè la legge lo consente ma secondo la natura l’uomo e la donna hanno la stessa importanza.
La mia ragazza ha abortiro contro la mia volontà. Mi basta questo (legge o non legge) per sentirmi messo in disparte e molto probabilmente ciò è sufficiente a rompere definitivamente tale unione sentimentale.
PUNto
Caro Kekkofu,
non so come fai a sapere che ho 35 anni e sono di Brescia. Comunque la mia battuta sulla filippina era una provocazione. Voi uomini oggi soffrite di un gran bisogno di considerazione che cercate in modo sbagliato. E il più delle volte finite per sposare straniere proprio per sentirvi importanti.
Voglio dire, davvero credi che la donna nella gravidanza abbia solamente un ruolo di “involucro”? Davvero credi si tratti solo di contenere un organismo per nove mesi? La gravidanza è molto, molto di più! E’ un processo che coinvolge il sistema ormonale, psichico, mentale, spirituale.
Proprio per questo è un gioco che non si può imporre a nessuno perchè ciascuno di questi ambiti è un ecosistema fragile.
Credi davvero che la legge ti privi di qualche diritto? E il diritto di usare il preservativo dove lo metti? E il diritto di fare sesso con giudizio con una persona che condivide la tua scelta di essere padre dove lo metti?
Purtroppo la cultura italiana è una cultura ancora molto maschilista che incolpa la donna di qualunque cosa, perfino di essere una persona e di pensare (tanto è vero che le preoccupazioni della tua donna le hai definite “fisime” invece di ascoltarle).
Una donna incinta ha tanto, tanto bisogno di essere ascoltata. Una donna incinta è un essere fragile. E una donna che ha abortito è ancora più fragile. Tu non hai saputo essere di supporto nè prima nè dopo, allora io dico, su cosa si sarebbe dovuta fondare la vostra famiglia?
Hai ragione: ho conoscenze mediche e conoscenze legali. Per questo motivo non posso considerare “vita umana” un’embrione di poche cellule.
Il tuo 50% di potere decisionale lo puoi applicare nel momento in cui decidi di praticare una sessualità consapevole, di concepire un figlio con coscienza e nel pieno rispetto della volontà di quella persona che, volente o dolente, deve rinunciare a molte più cose di te per tenere il bambino.
Mi dispiace che tu colga quest’opportunità per umiliare la tua donna che non lo merita, se non altro per quello che ha passato dal punto di vista psicologico (che nessun uomo potrà mai capire). In fondo usare un preservativo ti sarebbe costato tanto poco…
Avresti potuto cogliere quest’occasione per rivedere i termini di questa tua relazione, per offrire alla tua compagna maggiore comprensione e maggiore sicurezza emotiva (il matrimonio aiuta ad affrontare la gravidanza in modo più “spensierato”). Invece ti preoccupi solo di te stesso e di quello che senti tu.
Ti senti messo da parte. Lei abortendo ha messo da parte tutto il suo essere donna. Ma puoi ancora imparare ad ascoltare le sue “fisime” e a cercare di capirle. Fondamentalmente una donna incinta è un animale in cerca di una tana, un luogo sicuro per crescere suo figlio. Se questo rifugio (anche spirituale) non c’è la gravidanza in un modo o nell’altro viene interrotta, anche per un aborto spontaneo.
Quel che è stato è stato. Ma puoi mettere da parte l’orgoglio e guardare anche attraverso i suoi occhi. Bacini.
Grazie, a prescindere dalle divergenze di pensiero.
A questo punto non mi rimane che correre in libreria per acquistare il libro di ORIANA FALLACI – LETTERA A UN BIMBO MAI NATO.
Naturalmente in dupice copia 🙂
Buona idea ma fossi in te cambierei titolo. Quello l’ho letto a 10 anni e già allora l’ho trovato di una banalità disarmante infarcita di luoghi comuni. Non sembra nemmeno scritto dalla stessa stessa Fallacci di “Un uomo” e di “Insciallah” ma piuttosto da Susanna Tamaro di “Va dove ti porta il cuore”.
Ogni autore ha il suo flop di cento pagine. E quello di Oriana Fallacci si intitola “Lettera a un bambino mai nato”. Sempre che lo pubblichino ancora, sono soldi buttati. Meglio una pizza. 😉
Stanotte ho saputo che c’eri: una goccia di vita scappata dal nulla. Me ne stavo con gli occhi spalancati nel buio e d’un tratto, in quel buio, s’è acceso un lampo di certezza: sì, c’eri. Esistevi. È stato come sentirsi colpire in petto da una fucilata. Mi si è fermato il cuore. E precipitare in un pozzo dove tutto era incerto e terrorizzante. Ora eccomi qua, chiusa a chiave dentro una paura che mi bagna il volto, i capelli, i pensieri. E in essa mi perdo. Cerca di capire: non è paura degli altri. Io non mi curo degli altri. Non è paura di Dio. Io amo Dio. Non è paura del dolore. Io non temo il dolore. È paura di te, del caso che ti ha strappato al nulla, per agganciarti al mio ventre. Non sono mai stata pronta ad accoglierti, anche se ti ho molto aspettato. Mi sono sempre posta l’atroce domanda: e se nascere non ti piacesse? E se un giorno tu me lo rimproverassi gridando “Chi ti ha chiesto di mettermi al mondo, perché mi ci hai messo, perché?”. La vita è una tale fatica, bambino. È una guerra che si ripete ogni giorno, e i suoi momenti di gioia sono parentesi brevi che si pagano un prezzo crudele. Come faccio a sapere che non sarebbe giusto buttarti via come faccio a intuire che non vuoi essere restituito al silenzio? Non puoi mica parlarmi. La tua goccia di vita è soltanto un nodo di cellule appena iniziate. Forse non è nemmeno vita ma possibilità di vita. Eppure darei tanto perché tu potessi aiutarmi con un cenno, un indizio. La mia mamma sostiene che gliel’ho detto, che per questo mi mise al mondo. La mia mamma, vedi, non mi voleva. Ero incominciata per sbaglio, in un attimo di altrui distrazione. E perché non nascessi ogni sera scioglieva nell’acqua una medicina. Poi la beveva, piangendo. La bevve fino alla sera in cui mi mossi, dentro al suo ventre, e le tirai un calcio per dirle di non buttarmi via. Lei stava portando il bicchiere alle labbra. Subito lo allontanò e ne rovesciò il contenuto per terra. Qualche mese dopo mi rotolavo vittoriosa nel sole, e se ciò sia stato bene o male non so. Quando sono felice penso che sia stato bene, quando sono infelice, penso che sia stato male. Però, anche quando sono infelice, penso che mi dispiacerebbe non essere nata perché nulla è peggiore del nulla.
Amici di questo post: io e la mia compagna ci siamo lasciati definitivamente!
Un caro abbraccio a tutti
Kekko