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Oggi non devo lavorare e ho un sacco di tempo libero; così decido di connettermi a Internet e di dare un’occhiata in giro. Entro in un forum dove si parla delle donne russe. Alcuni si pronunciano a favore; altri contro. Esco rapidamente e capito in un forum dove si parla delle donne brasiliane. Alcuni ne dicono bene; altri male. Mi precipito fuori e mi imbatto in un forum dove si parla delle donne rumene. E’ sempre la solita solfa; c’è chi le denigra e c’è chi le esalta. Comincio ad avvertire una lieve senso di disagio e passo ad un altro forum dove si parla delle donne in genere, senza specificare la loro provenienza, la loro etnia e la loro origine … qui gli utenti si scannano a viso aperto e sembrano veramente molto incazzati … a poco a poco mi sento assalire da una sensazione angosciante.
Adesso mi trasferisco in un forum dove si parla degli uomini … gli uomini in genere, senza specificare la loro età, la loro storia, il loro temperamento e il loro carattere … Anche in questo caso la musica non cambia. Qualcuno li attacca a testa bassa; qualcuno li difende a spada tratta. La mia ansia aumenta, avverto un senso di soffocamento e un leggero mal di testa … Ecco un forum dove si parla degli immigrati; un altro dove si parla delle suocere; un altro dove si parla dei preti, dei dentisti, degli impiegati, dei carcerati … Alla fine, quasi immancabilmente, mi imbatto in un forum dove si parla dei giovani e in cui si fanno confronti fra le generazioni presenti e le generazioni passate … Basta; non riesco più a andare avanti. Ho deciso di fermarmi qui. Mi sembra di essere capitato in un mondo irreale, un mondo fatto di cloni, dove gli esseri umani sono fatti in serie e dove portano, tutti quanti, la loro bella etichetta fosforescente…
Spengo il mio pc, guardo fuori dalla finestra e riprendo rapidamente contatto con la realtà. La realtà dove ogni uomo è diverso dagli altri uomini, dove ogni donna è diversa dalle altre donne; dove non esistono “l’Uomo” e “la Donna” ma soltanto singoli uomini e singole donne; singoli cani e singoli gatti; singoli alberi e singoli uccellini … la realtà dove ognuno è unico e irripetibile, indescrivibile e ineffabile, irriducibile a un’etichetta e diverso da tutti gli altri … la realtà che è così variopinta, multiforme, ricca di sfumature … la realtà che è fatta di individui.

L'autore ha scritto 4 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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29 commenti a

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  1. 1
    Giusy61 -

    La stessa identica cosa che ho fatto io oggi..ero sola e con molto tempo a disposizione..ho girato non so quanti posti..bè sono arrivata ad una conclusione..è meglio una girata in montagna anche da sola..e con questo ho detto tutto..internet è una giungla si parla e si sparla valori sinceri pochi..un pò come i reality..anzi che dico..identici..solo parolacce e tanta confusione..la vita vera cè la siamo giocata con questa tecnologia..

  2. 2
    Marquito -

    Temo che il senso di questa lettera sia stato lievemente frainteso :-))

  3. 3
    giulio -

    …e quindi?

  4. 4
    Piero -

    Bravo! Ti sei reso conto come migliaia di persone annoiate debbano, in qualche modo trovare una soluzione alla loro illusione e si scagliano senza pensare su questo o quello. Senza cognizione di causa, anonimamente se la prendono un po con tutto e tutti. Ma, dico io, se si faccessero una bella passeggiata in città oppure al parco si renderebbero conto di come la vita è qualcosa in più di un paio di caxxate sul web. Credo sia diventata una sorta di sindrome da internet, sparlare senza ritegno su tutto.

  5. 5
    Marquito -

    @ Piero:
    Buongiorno Piero. Ovviamente io ce l’avevo con chi generalizza, con chi vive di stereotipi e di luoghi comuni, con chi ragiona per categorie, senza rendersi conto che la realtà è fatta di individui. In certi casi generalizzare è una forma di stupidità, una regressione a un modo di ragionare a-logico e pre-logico. In altri casi si tratta di vera e propria disonestà intellettuale. Mi sarebbe piaciuto parlarne con gli altri utenti, ma visto lo scarso interesse suscitato dalla mia lettera ho deciso di lasciar perdere.

  6. 6
    Leonardo88 -

    Ciao Marquito.
    Purtroppo siamo portati a significare ogni cosa con degli schemi. Lo stesso linguaggio poggia su atti che di fatto originariamente erano unici, per poi diventare simboli.
    Noi lavoriamo così, facendo una sintesi tra ciò che è mondo (intendendo un mondo di significati) e il mondo che ci è dato alla nostra esperienza.
    Quando tu vedi un albero, anche se non ti poni da un punto di vista riflessivo, intenzioni quello stesso albero con l’eidos di albero, con il concetto di albero che ti porta ad avere una coscienza DI albero. Quello che vedi è si un albero nella sua individualità e unicità, ma tu sai che è un albero non perchè stai percependo proprio quell’albero. Questo lo dimostra il fatto che un albero te lo puoi anche immaginare senza bisogno di percepirlo. Questo vuol dire che ogni individualità sarà conosciuta con un certo sapere che la significa.
    A volte però ci si dimentica che quel sapere è comunque sgorgato, sia pur in forma antepredicativa, da una certa intenzionalità che poggia le proprie basi sull’esperienza. In sostanza, ci si dimentica che per quanto sia necessario avere un mondo di significati, ci deve essere uno sforzo di trascenderli, andando oltre, lasciandoli affiancare da nuove informazioni che solo l’esperienza concreta ti può dare. E a volte siamo troppo pigri, è più facile lasciarsi cullare da qualcosa che nell’opinione pubblica si è gia dato, ingannando quella che è la realtà. Questo lo si fa perchè ci si esonerà dal vivere. I preconcetti che governano la nostra società a volte sono troppo radicati in noi.

    Saluti =)

  7. 7
    Marquito -

    Ciao Leonardo !
    Un’esposizione perfetta la tua … E’ la vecchia disputa fra “realisti” e “nominalisti” che torna inaspettatamente di moda quando ci caliamo nella vita di tutti i giorni.
    J.L: Borges affermava che al giorno d’oggi tutti siamo nominalisti, ma poi, quando si passa dalla riflessione astratta alla concretezza del quotidano, ci comportiamo come se fossimo realisti. Ci dimentichiamo che i concetti astratti hanno un carattere convenzionale e li trattiamo come se ad essi corrispondesse qualcosa di reale. Entro certi limiti è inevitabile che sia così (senza i concetti astratti non esisterebbe nemmeno il linguaggio); peccato che di questi concetti si faccia un uso del tutto distorto e assolutamente strumentale. Generalizzare è così facile; così comodo … generalizzare semplifica la vita e in molti casi ci può fornire dei veri e propri alibi. Molte persone non sopportano la complessità della vita e si aggrappano a degli schemi che permettano di semplificarla. Cosi’ facendo la maltrattano e la violentano … Io sono uno che rispetta la complessità del reale e che non sopporta di vederla violentata. Forse è proprio per questo che le mie parole e le mie intenzioni vengono spesso fraintese.

  8. 8
    Almost-Imperfect -

    Ogni essere umano appartiene a infiniti generi, non uno soltanto ed allora credo sia la casistica di quelli che sentiamo nostri a distingerci dagli altri; forse sono le innumerevoli combinazioni a renderci unici al mondo. Ognuno diverso dall’altro, pur avendo tutti delle etichette

  9. 9
    Marquito -

    @ Almost Imperfect:
    Il tuo punto di vista è molto interessante e ha l’enorme pregio di riconoscere l'”unicità” di ogni singolo individuo. In un certo senso, però, tu ti muovi ancora in un’ottica realista. Anche tu sei convinta che i concetti astratti corrispondano a qualcosa di reale, di concreto e di tangibile. Per come la vedo io i “generi” sono soltanto un’utile finzione. Lo stesso concetto di “uomo” non è altro che un’utile finzione … I concetti astratti hanno un valore convenzionale; servono a orientarci nel caos dell’esistenza, ma considerati di per sé non corrispondono a nessun oggetto reale. Noi ci serviamo di questi concetti per assemblare tutti gli oggetti che si somigliano, o che presentano un comune denominatore… ma non si deve confondere questo mondo di astrazioni con la realtà, che è composta unicamente di individui. In quante circostanze utilizziamo la parola “rosso” ? Eppure, sulla faccia della Terra, non esistono due soli “rossi” che siano perfettamente identici.

  10. 10
    Leonardo88 -

    Il vero problema non sta nella nostra struttura. Il formarsi degli schemi è ciò che ci consente di socializzare e di conseguenza di sopravvivere, anche se oramai non ci limitiamo alle mere necessità.
    Noi siamo fatti così.
    Hai ragione quando dici che violentiamo la vita, anche se è già un’atto che implica una certa fatica. Forse siamo anche peggio di violentatori, siamo passivi, ci lasciamo violentare da una vita che ci viene imposta dalla nascita dalla nostra società. Però si gioca tutto li, proprio nei primi anni della nostra e-sistenza, che troppo spesso ormai si trasforma in una re-sistenza. Un’educazione alla vita potrebbe tuttavia farci comprendere più cose. Ma se si parla di educazione entriamo in un discorso abbastanza articolato.
    Per fortuna che comunque ogni tanto qualcuno che riesce a VEDERE lo si trova in giro, anche se siamo abbastanza rari. La cosa triste è che in fin dei conti potremmo tutti fare una bella pulizia di preconcetti che inquinano le nostre menti. Ma in una società permeata dal materialismo e che si sviluppa sul sistema monetario e consumistico, beh cerdo che le faccia comodo un certo ofuscamento vitale. Perchè non si sa mai che le persone vedendo si rendano conto di un qualchecosa che nuocerebbe alla strutturazione di quelle che oggi sono le modalità delle nostre vite.
    Purtroppo c’è poco da fare. Si può solo comprendere certe personalità troppo annebbiate, e non accusarle di superficialità giacché sono purtroppo motivate ad avere un certo rapporto con la vita. Quindi il nervosismo dovrebbe lasciar posto ad una comprensione, e l’amarezza ad una soddisfazione personale che constata la positiva diversità.
    Si salvi chi può!

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