Dubbi sulla psicoterapia
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Buon pomeriggio a tutti,
mi chiamo Simone e vorrei parlare di alcuni dubbi che ho sulla mia psicoterapia, intrapresa da circa un anno e mezzo.
Primo dubbio: termine della terapia. Quando si finisce di andare dallo psicologo? La mia terapeuta ha sempre sostenuto che sono io stesso a decidere quando smettere. Mi ci sono sempre trovato d’accordo, ma adesso che il percorso volge al termine, mi è venuto un dubbio. I miei problemi li ho grossomodo risolti, a parte le incomprensioni con alcuni miei familiari. Quando devo smettere di andarci? Appena scopro che non ho più alcun problema, o meglio effettuare ancora delle sedute per accertarsi del mio benessere? Ho dato uno sguardo su Internet. Mi pare di aver compreso che molti terapeuti siano d’accordo su una linea: porre un “traguardo” all’inizio della terapia, nonostante poi un paziente sia comunque libero di smettere quando vuole. Questo traguardo non è stato mai posto. La mia psicologa è sempre decisa sulla sua affermazione.
Secondo dubbio: possono un terapeuta e un paziente rivedersi, dopo il termine della terapia? Qui ho scoperto che c’è un’immensa diatriba al riguardo. Vi spiego la faccenda. Due sedute fa, la mia psicologa mi ha chiesto se volessi andare a trovarla nel suo studio, dopo la fine del percorso. Ho accettato, prendendo la palla al balzo e chiedendole allora se fosse pure d’accordo pure a farsi un giro o a prenderci un caffè, sempre dopo la fine (riconosco che è una bella ragazza / donna). Ha risposto che le farebbe piacere, comunque a suo dire sarebbe doveroso aspettare circa un annetto prima di rivederci. Credo che questa sua domanda sia sorta perché percepisce che il mio percorso è prossimo alla fine. Tuttavia anche qui mi sono posto più di un dubbio, che portai nello scorso incontro. Ossia: rivederla mi farebbe rievocare tutte le parti più tristi che le ho raccontato finora, oltreché a sentirmi “nudo” di fronte a lei, più altre ragioni. Mi disse che fu dispiaciuta, perché in effetti dovrei provare gioia nel rivederla, per il percorso fatto. Non ha tutti i torti, e non nascondo che mi piacerebbe rivederla d’altra parte. Per cui, a chi dare retta? Al cuore o al cervello?
Terzo dubbio: contatto fisico. Eccomi alla parte dolente. Non ne parlo da diverso tempo in terapia, in quanto credevo di essere a conoscenza dei fatti. Provo a farla breve. Un anno fa circa le chiesi un abbraccio per tirarmi un po’ su il morale. Ci abbracciammo anche le successive 3 o 4 sedute. Ad un certo punto mi fa “Io non ti abbraccio più, perché non abbraccio i miei pazienti, nemmeno le ragazze.”. Le chiesi il motivo di questa brusca decisione, rispondendomi che sono cresciuto abbastanza. In effetti, ho pensato che fossero mirati ad aiutarmi a trasportare la mia benevolenza verso il prossimo anche al di fuori dello studio. Anche qui i dubbi sono sorti queste giornate, soltanto che qui non mi trovo tanto a mio agio a parlarne. Spiego perché. Due sedute fa, le accarezzai il viso per la seconda volta oltre ad abbracciarla, e il gesto evidentemente le ha fatto piacere, tant’è che ha ricambiato con gradimento. Il mio era un gesto affettivo, ma anche atto ad avvicinarmi un pochino fisicamente a lei (non so se lo sospetta). Forse mi sono lasciato un po’ troppo andare, è vero, però avrebbe potuto fermarmi. Non voglio farmi alcun film, però mi era balenata l’idea che forse le fa piacere un po’ di contatto fisico con me, se ripenso a questi episodi. Quindi, se fosse così, il terapeuta può mentire al paziente?
Quarto dubbio: linguaggio del corpo. Ci sto pensando sopra sempre in questi ultimi giorni. Credo proprio che qui, invece, qualche film sto cominciando a farmelo. Ripensandoci, ho notato che nei miei incontri la terapeuta si raccolga spessissimo i capelli dietro alle orecchie e che, nell’estate scorsa, sotto la scrivania aperta era solita dondolare leggermente la scarpa destra con le gambe accavallate, oppure tenendola “a penzoloni”, lasciando intravedere il tallone. Considerando che sono ignorante in materia, su Internet dicono che certi gesti hanno un significato seduttivo, ma non ne sono certo. Però quest’ultimo dubbio ritengo che sia una mia immaginazione di troppo, e che alcuni gesti li compiamo in realtà senza renderci conto. Perciò lo tengo in minor considerazione.
Concludendo: fortunatamente il lavoro svolto finora ha dato i suoi frutti. E sempre fortunatamente, solo in quest’ultimissimo periodo mi son venute queste titubanze, che magari avrebbero rovinato tutto in precedenza. Adesso che ci penso, all’inizio della terapia in un discorso disse che nessun paziente è mai andato a trovarla nel suo studio; riconosco che mi fa sentire un po’ “speciale”. Riguardo a tutte queste cose, cosa dovrei fare / pensare? Avevo proprio bisogno di sfogarmi. Ripeto che tutte queste dinamiche sono nate quest’ultimo periodo, come la mia attrazione verso di lei.
Grazie per l’attenzione.
Data di pubblicazione: 17 Febbraio 2015
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Categorie: - Me Stesso
54 commenti
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Risolvere la propria vita equivale a morire se partiamo dal presupposto che la vita è un dramma, infondo sappiamo che ci attende la morte. Al centro ci sono dei doveri ai quali spesso non adempiamo… sarebbe sufficiente prenderne atto e confidare nell’amore di chi ci sta intorno. Per questa ragione è importante distinguere i legami fondati sullo scambio di cortesie dai legami autentici; non che i primi non siano autentici o fecondi… il fatto è che il più delle volte sono indotti, si diventa amici perché si condivide una paratela, uno scopo o un’ideale. In tutti questi casi è meglio seguire il protocollo perché non c’è feeling e basta mancare in qualche cosa per deludere definitivamente quella persona. Ecco che il tuo caro amico ti tradirà perché non si è sentito rispettato… in quel caso è giusto cercare il chiarimento. Certo: meglio sarebbe non sbagliare! In questi casi il tradito ha meno credibilità del traditore, a meno che… no, neanche ci voglio pensare! Preferisco credere che il tradito ha agito alla carlona, cosa che neanche mi sembra possibile, però… Davvero, una signora che conosco si appuntava tutte le visite che riceveva per ricambiarle! Io ricordo quasi tutto ma penso che se avessi una vita sociale più intensa mi farei un quaderno per non fare figuracce. Conoscendomi penso che ci resterei molto male!
Ciao Rossella, scusa ma il commento tuo mi sembra… mistico! Non riesco a capire
Credo che veramente tu stia interpretando male certi “segnali”. Prima di incorrere in delusioni che ti farebbero ritornare al punto di partenza come nel gioco dell’Oca, pensaci bene. Ma quegli abbracci te li ha dati perché non voleva apparirti scortese. Non cercare vedere più di quello che c’è. Le illusioni fanno male quando si scoprono essere state tali. Lei è un medico prima di tutto.
Oddio..cioe` la vera domanda dietro questa lettera mi sembra “lei ci stara` o no??”
Il rapporto psicologo/paziente va lasciato tale, e no dopo la terapia non ci si puo` rivedere, se non per altre sedute!
Da quello che dici lei non si sta comportando in maniera professionale, e tu non la stai considerando come cio` che e`, ossi la tua psicologa.
Se hai risolto i tuoi problemi e` ora di lasciare andare la terapia e proseguire la tua vita nel modo piu` normale e sano possibile, senza fissarsi su queste strane situazioni..
Ti dico la mia; anch’io ho fatto un percorso di terapia. La mia terapeuta è una bella ragazza più giovane di me di 5 anni. Nei due anni di terapia non ha fatto nulla di compromettente, niente abbracci, niente carezze niente di niente…si è permessa solo una volta di mandarmi un sms una sera dopo che aveva avuto occasione di conoscere degli uomini. Su l sms c’era scritto che io sono un vero uomo niente in confronto a tutti quelli che aveva incontrato. Finito la terapia non l’ho più vista per un anno. Ci sono tornato solo per un paio di sedute che mi servivano come tagliando, una piccola registrata insomma…Poi per un altro anno non ci siamo più visti e poi, per caso l’ho incontrata in paese. Le ho chiesto di bere un caffè assieme e da li siamo diventati amici…bene in quel momento mi ha detto se per caso hai bisogno ancora di terapia io non posso essere più di tuo aiuto perchè c’è troppa complicità. Quello che voglio dire è che secondo me la tua terapeuta ha sbagliato facendosi troppo coinvolgere. Doveva rimanere distaccata prima. Ora come ha detto Golem non farti seghe mentali altrimenti rimmarrai deluso. e se ti dovesse succedere di andare ancora in terapia via da un’altra.
Simone, toglimi una curiosita’: sei mica per caso ricco sfondato ? perche’ gli squali … oops volevo dire gli psicoterapeuti quando vedono la succulenta combinazione di abbondanza di denaro e scarsita’ di buon senso vanno talmente in brodo di giuggiole da non riuscire piu’ a trattenersi … certo sarebbe da sballo se tu te la portassi a letto e poi la piantassi in asso , ma dubito tu abbia i co...... per farlo, quindi stalle semplicemente alla larga , perche’ quella punta ad un matrimonio nel quale tu saresti giusto lo scendiletto e lei ovviamente la cassiera.
La mia intenzione non era di iniziare una terapia per farmi la terapeuta!! ma infatti sto guardando altrove, lei non è il mio chiodo fisso. anzi vi dirò, che un anno e mezzo fa stavo con un’altra. E sto pensando che se dovessi in futuro iniziare una nuova terapia, andrei molto probabilmente da un terapeuta uomo. Scusate se sono sembrato un maniaco sessuale.
Il comportamento di questa psicologa infrange il codice deontologico, forsr le cose le sono sfuggite di mano! Il contatto fisico di quel tipo e’ assolutamente inappropriato e non giustificabile… puo essere cosi ingenua?? Sei sicuro che sia davvero una psicologa iscritta all’albo? Sono cose delicate, mi raccomando state attenti a mettervi nelle mani di gente non qualificata, puo essere pericoloso. Nessuno andrebbe da un medico non laureato, ma in psicologia fioccano figure tipo counselor e coach chr fanno danni perche non hanno la preparazione, anche se talvolta le qualifiche di psicoterapeuta e psicologo non bastano per garantire la professionalita Sono basita! Te lo dice una quasi psicologa!
Sei cotto, ma non le interessi… lascia perdere
Mari, sei quasi psicologa o quasi psicoterapeuta? Comunque la risposta è sì, è iscritta all’albo. Immaginavo che qualcosa non andasse, però il mio desiderio di rivederla nasce dal fatto che alla fine queste incongruenze grosse ci sono state solo ultimamente (apparte quella questione sugli abbracci, che in realtà non ho mai capito bene)
Simoneff,
ti do anch’io qualche risposta.
1) Il traguardo può essere o non essere posto, a seconda dell’indirizzo terapeutico adottato dalla tua psicologa e degli adattamenti adottati nelle sue modalità operative. secondo me, dovresti proseguire le sedute fin quando non ti senti abbastanza sicuro di te. tutto non può essere risolto mai: l’importante è conoscere se stessi quanto basta per non essere sovrastati dai problemi, ed essere quindi in grado di affrontarli con le proprie forze e le proprie esperienze.
2) non è tanto una questione di cuore o di cervello. mi sembra corretta l’ipotesi di lasciar passare almeno un anno prima di pensare a un incontro fuori dallo studio. in questo lasso di tempo già saresti diverso da ora, sperabilmente più sicuro di te, e quindi meno preoccupato della possibilità che lei ricordi sul tuo conto particolari troppo intimi. questo sarebbe più che possibile ma lei, come te, tenderebbe a lasciarli fuori dalla vostra nuova relazione, presumibilmente amichevole. sarebbe per entrambi qualcosa di diverso da prima, forse pur mantenendo tu un certo livello di sudditanza nei suoi confronti, ed è questo che di solito scoraggia il proseguimento su altre basi del rapporto, che per l’ex paziente spesso mantiene una forma anomala inconscia di radici.
3) temo che il suo comportamento professionale sia stato scorretto: a quanto so, non avrebbe dovuto abbracciarti, nemmeno se tu avessi 15 anni e lei 50. nella sua azione d’analisi o di sostegno una psicologa dovrebbe agire solo sulla psiche, evitando accuratamente altri tipi di coinvolgimento.
4) quasi certamente si tratta proprio di una tua “immaginazione di troppo”. nemmeno inconsueta, però. nell’analisi si definisce transfert quella inclinazione pseudo-amorosa che il paziente sente, in una terapia ben riuscita, nei confronti del suo analista. inclinazione quasi indispensabile per potersi aprire totalmente e affidarsi con fiducia. forse avviene in forma minore anche in altri tipi di terapia. non tenerne conto e, appena decidi di terminare le sedute, fai di tutto per darle l’importanza che aveva nel contesto in cui è nata.
SE, poi, dopo un annetto decidete di rivedervi, riprenderai allora a pensare, eventualmente, a lei negli stessi attuali termini d’infatuazione. quasi certamente di questo si tratta, né più né meno.
un abbraccio, con un in bocca al lupo!
Insomma mi sembra di capire che non ci sono speranze che io possa piacerle (è un poco più grande di me). Per come sono fatto, e mi conosco molto bene, se mi rifiutasse non la prenderei così a male. E come immaginavo, c’è chi dice che vedersi dopo la terapia sia dannoso, e chi la prende più alla leggera. da parte mia suppongo che circa un anno sia un giusto lasso di tempo.
Simoneff, se sei al punto di chiederti se potrai mai piacerle, vuol dire che ti stai facendo delle fantasie che quasi certamente non hanno nessun collegamento con la realtà. Se le piacevi, avrebbe già fatto “molto” di più per fartelo capire. Non farti paranoie che ti farebbero star male. Allora si che dovresti tornare dallo psicoterapeuta.
Visto quello che dici dopo un anno e mezzo di terapia, a te basterebbe un vero amico o una fidanzata disposta ad ascoltarti. Risparmieresti un sacco di soldi avendo lo stesso risultato. E con quello che risparmi ti fai una vacanza come dio comanda. Con la fidanzata.
Auguri. E non pensarci più. Scegli un uomo la prossima volta se proprio devi.
Simoneff, sono una studentessa prossima alla laurea e queste cose basilari le so anch’io! Il comportamento che riferisci mi stupisce in negativo.
Questo è il codice deontologico al quale ogni psicologo iscritto all’albo deve attenersi http://www.psy.it/lo_psicologo/codice_deontologico.html in particolare leggi l’articolo 28… In base a quello che racconti (siamo su internet e ne stiamo solo parlando in linea generale) c’è stata una scorrettezza. A onor di cronaca voglio spiegare il percorso formativo di uno psicologo e psicoterapeuta serio e riconosciuto: Laurea magistrale (3+2) in Psicologia, dopo la laurea si sostiene un tirocinio obbligatorio di un anno per poter accedere all’esame di stato e conseguente iscrizione all’albo. Solo a questo punto si otterrà il titolo di “psicologo”.
Successivamente, per poter trattare i pazienti con patologie psicologiche, si devono frequentare altri 4 anni di scuola di psicoterapia, in seguito ai quali si ottiene il titolo di “psicoterapeuta”. Alla scuola di specializzazione in psicologia possono accedere solo i laureati in psicologia e quelli in medicina e chirurgia.
Consiglio, prima di intraprendere un percorso terapeutico di informarsi se: lo psicologo è anche psicoterapeuta, ed eventualmente farsi consigliare sull’approccio più adatto al proprio problema (ne esistono tantissimi); se non si hanno grossi problemi si può intraprendere un percorso di counseling (consulenza) con uno psicologo, ma è meglio controllare che sia iscritto all’albo, per ulteriori verifiche controllare la sua effettiva iscrizione nell’albo regionale.
Per qualsiasi problema rivolgersi sempre all’albo di appartenenza dello psicologo che potrà disporre di indagini e risoluzione dei problemi. In qualsiasi caso consiglio di tenere gli occhi aperti e mantenere un atteggiamento critico informandosi per conto proprio. ciao!
Ciao Golem, permettimi di dissentire su una parte del tuo discorso. Cosa intendi che avrebbe fatto “molto” di più? Atti espliciti come baciarmi? O frasi più sottili del tipo che tiene molto a me, che un terapeuta può anche fare sesso con un ex paziente, che sono una bellissima persona o altre cose? Attento che questi professionisti NON sono tenuti a far capire a un paziente la loro attrazione, anzi ti dirò, che il loro codice deontologico gli proibisce severamente qualsiasi tipo di immischiamento fra quello che succede nello studio e la loro vita privata. Sai cosa accade se si venisse a sapere che un terapeuta “ci prova” esplicitamente con un paziente? Radiazione dall’albo. E credo proprio che rischiarsi il lavoro per un’ora di sano sesso non sia il massimo. Quando la terapia è finita, e SE è passato diverso tempo e SE gli obiettivi sono stati raggiunti, allora sarà un altro discorso. E anche quella cosa che basta un vero amico o una fidanzata per ascoltarti, non è giusta; in terapia si va proprio per dire delle cose che non diresti neanche a loro. e ti dico anche che non mi sono sognato di raccontare queste faccende ai miei amici, solo accennato che vado in terapia a 2 dei più intimi. Probabilmente puoi aver ragione che le mie sono solo fantasie, ma se non sono così ossessive e se ci sta della speranza, perché non coltivarle? (Forse per come ho scritto sembra che non riesca a fare i miei doveri, che penso solo a lei!! Ma non è così. La penso spesso, ma non a questo livello). Poi certo, se proprio dovessi riandare in terapia, o mi sceglierò un uomo, o una babbiona. Ti auguro una buona giornata e un sereno weekend 🙂
Ma certo Simoneff, la speranza nell’innamoramento e’ la benzina che alimenta il fuoco del desiderio, e la fantasia il vento che aumenta le fiamme , figuriamoci.
Certo e’ una donna, giovane credo, e ha le sue pulsioni e simpatie, ma credo che sia solo andata oltre i suoi doveri deontologici. Oggi non è difficile che accada, essendosi di molto abbassata la qualità in tutte le professioni. Quelle mediche comprese.
Peccato che tu non abbia amici che possano capire la tua situazione. Uno di questi, ma vero, e’ meglio di qualunque psicoterapeuta.
Auguroni.
Simoneff,
“quella cosa che basta un vero amico o una fidanzata per ascoltarti, non è giusta; in terapia si va proprio per dire delle cose che non diresti neanche a loro.” – continua a pensare con la tua testa!
chi è refrattario a una seria terapia psicologica non potrà mai trarne alcun beneficio, né immaginarne la validità…
No Rossana. Quella frase che hai quotato è intesa in un altro senso. Vale a dire che iniziai la terapia proprio perché riguardava fatti che non avrei mai e poi mai raccontato a nessuno: familiari, migliori amici, fidanzata… e questo vale per tutti quelli che la cominciano, nessuno escluso! Per questo lo psicologo deve essere un completo estraneo. I miei dubbi sono nati perché… quest’ultima cosa mi sembrava andasse scemando, sebbene stessimo alle ultime battute. E onestamente scusa, ma la seconda parte del tuo pensiero proprio non capisco su quale base poggi.
Simoneff,
scusa, sono stata io a esprimermi in modo nebuloso. concordo che a volte non basta la disponibilità di un amico fidato ma occorre un professionista per affrontare e risolvere situazioni intime complesse.
se non hai fiducia in un medico o in una terapia, questi non potranno mai dare risultati positivi. ci sono persone che rifuggono dalle terapie psicologiche ed è abbastanza frequente che si tratti di quelle che maggiormente ne avrebbero bisogno. ci vuole molto coraggio per guardarsi dentro senza nascondersi nulla!
non sarai rimasto traumatizzato da tutti questi abbracci? 😀
può darsi che ti abbia abbracciato solo perché le hai fatto pena, senza stare a cercare chi sa quale motivo.
se hai problemi ad affidarti ad un terapeuta dell’altro sesso, cercati un professionista uomo valido della tua zona e segui la sua terapia, che sia farmacologica o solo di psicoterapia. sarà a lui a dirti quando non ne avrai più bisogno, o il tuo stesso organismo, in caso di farmaci.
già che ti fai tutte queste pip. mentali, fossi in te, una chiacchierata ce la farei… quanto a lei, si, poteva evitare
Rossana,
questa mia fiducia è diminuita proprio verso il termine. Concordo che chi rifugge da queste terapie, per paura di essere giudicato, o perché crede che riguardino solo i pazzi, o per altri motivi… sì, spesso sono i primi ad averne bisogno. Guardarsi dentro significa sapersi mettere in discussione, e tante persone purtroppo peccano di superbia in questo. Anche i terapeuti stessi hanno fatto questo percorso. Alcuni pensano che sia come andare dal prete (sono ateo), ma non penso proprio sia la stessa cosa!! Nonostante tutto ritengo che quasi tutti dovrebbero intraprendere una psicoterapia, sia che duri alcuni mesi, sia che si protragga oltre due anni. Per quanto riguarda la mia terapeuta, forse può nascere qualcosa, forse no… ma la mia vita va avanti comunque. La mia autonomia suppongo che l’abbia ottenuta grazie a lei, in qualunque modo la faccenda si sviluppi.
Come ti hanno spiegato altri utenti secondo me devi lasciare perdere. Lei ha sbagliato a lasciarsi andare con te e tu nella lettera poni una domanda sbagliatissima: “lei ci starà?”. Il titolo giusto è “dubbi sulla psicoterapeuta”. Hai fatto perfino delle ricerche per capire se lei ci starebbe o non ci starebbe e se i suoi gesti hanno un significato in questo senso.
Ora io non sono un’esperta nel campo, però c’è qualcosa di tremendamente sbagliato in questo. Io stessa se fossi nei panni della tua terapista mi allontanerei da te in ogni senso, soprattutto professionalmente. Perché non posso certo contribuire al tuo benessere psichico se tu provi qualcosa per me.
Però potrebbe essere anche che la tua sia solo una infatuazione considerando che tra psicologo-psicoterapeuta e paziente c’è una relazione speciale che si chiama transfert. Questo è presente in tutte le relazioni, ma lo psicoterapeuta dovrebbe utilizzarlo in maniera corretta per poter portare avanti il percorso psicoanalitico. E’ simile a una storia d’amore, dove ci sono forze di attrazione e anche forze di repulsione. Sta alla capacità dell’analista e alla buona volontà del paziente saperle gestire.
Io queste cose le ho studiate alle superiori, ma spero che tu abbia compreso il senso delle mie umilissime parole.
Non solo rischi di andare incontro a delusione, ma anche lei corre un enorme rischio. Se s’invaghisse di tutti i suoi pazienti sai che cosa succederebbe? Non potrebbe fare quel lavoro. Parlagliene e cambia psicoterapeuta ai fini della tua guarigione.
Ha fatto bene a dirti di rivedervi casomai tra un anno, perché tra un anno, una volta che il transfert è venuto meno, probabilmente anche le emozioni che proverai tu saranno cambiate.
Ciao
Elle, non mi pare il caso di cadere in battute simili. “Traumatizzato” dagli abbracci… manco fossi un ragazzino di 15 o 20 anni. E stai tranquilla che non le faccio pena, sono sicuro al 100%, anche da come parla, che sono un ragazzo maturo etc etc. Quindi confuto la tua ipotesi. Parli di farmaci addirittura, come se fossi un caso patologico: taglio corto e mi fermo qui a commentare le tue corbellerie. Non so quanti anni hai.
Per quanto riguarda quello che dice cami, mi dispiace dirlo, ma hai ragione anche tu come altri utenti… e purtroppo io, ma mi sono svegliato tardi. Ma dannazione, avrebbe potuto fermarmi. Ho scoperto che è sempre responsabilità del terapeuta in questi casi, mantenere i confini. Mi sono fatto una cultura al riguardo e ho scoperto che invaghirsi di un paziente capita, però è necessario che l’analista ci lavori sopra di suo, e inviare il paziente altrove se non riesce a gestire la dinamiche intime. Non sto dicendo che lei provi attrazione per me, può essere tutto o niente, ma non è stata professionale. Io ho sbagliato qualcosina, ma lei molto più di me.
Allora agisci di conseguenza. Cambia terapeuta e chiudi i rapporti con lei, sia quelli professionali sia quelli sentimentali.
Un saluto !!
La psicoterapia? Una grande illusione e un potenziale pericolo, tecniche deboli e troppo contorte per poter risolvere i problemi psicologici. Più probabile che aumentino le frustrazioni nel corso della psicoterapia proprio a causa del mancato ottenimento dei risultati sperati da parte della persona che ci si rivolge.
Problemi che nascono in età adolescenziale ma che potrebbero essere normali nel processo di crescita.
E’ il mondo degli adulti e in particolare dei genitori che non capisce questo, peccando di ingenuità e di ignoranza rischiando di vedere il proprio figlio/a peggiorare nel corso della psicoterapia compromettendo e rovinando la vita del proprio figlio. Potrei portare diverse argomentazioni e esempi a sostegno di questa teoria/tesi. Ma sento fortemente il bisogno di dire una cosa se è vero che l’uomo/donna è il miglior mammifero sulla faccia della terra come ogni altro mammifero dovrebbe volere il meglio per i propri figli, ovviamente su questo argomento ignorantemente