Dopo un collasso si può tornare a vita normale?
Dopo un collasso in seguito a colecistite cronica acutizzata e un conseguente mese di coma cosciente e anni di coliche ininterrotte si potrà mai tornare a una vita normale? Anni di incubi notturni, dai binari bui col metrò che mi sta investendo senza scampo agli annegamenti alle bombe e incidenti stradali, dolori e fobie a non finire, stanchezza cronica e voglia di dormire superiore alla media. Ancora adesso coricamento alle 8 di sera quando mi devo alzare alle 6.30. Ritmi alimentari blindati e intolleranza a un sacco di alimenti. Quando mi si abbassa la pressione all’improvviso mi sento su un altro mondo, ho l’incubo che mi possa accadere ovunque. Cerco di viaggiare il meno possibile, vorrei un lavoro tranquillo ma le mansioni giuste non le ho ancora trovate. Sento un isolamento terribile dagli altri, trovo tranquillità in solitudine e sedentarietà. Non si è un giovane qualsiasi in queste condizioni, una malattia prende tutti gli aspetti della vita e condanna la vittima a un malessere interiore cronico e perpetuo. Essere odiati dagli altri sia sul lavoro che fuori per una malattia è cosa che grida vendetta: solo perchè ti differenzi senza colpa e senza creare danno altrui. Tutti vedono in te qualcosa che non va e rispondono emarginandoti e disprezzandoti e se il caso usandoti perchè isolato. Nessuna pietà, invece di aiuto non solo c’è indifferenza, che sarebbe il minimo dei mali, ma attacco e aggressione. E se un domani la malattia mi togliesse autonomia e mi costringesse a dipendere dagli altri che succederebbe? Non ditemi che in una visita 626 un dottore che ti mette lo sfigmamometro sul braccio sinistro e sente il battito non capisce e ingenuamente scrive parentesi agitata senza mettere il valore. Lo so, ci vorrebbe la legge 104 ma non è facile ricorrere ai dottori nè farsi riconoscere handicappato.
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Lupetto no non è difficile per nulla, basta che porti tutta la tua documentazione medica da un sindacato qualsiasi, poi ti richiederanno una relazione da uno specialista ( unica spesa che avrai) in relazione a cosa hai, poi ti chiameranno per la visita dell inail, ed infine ti assegneranno un punteggio che a seconda della gravità ti potrà dare anche riduzione dell orario di lavoro, pensione etc…non è affatto difficile credimi, io la sto richiedendo ora ed è molto molto semplice…
Io non sono un medico, ma penso che tanta parte delle tue sofferenze siano imputabili aduno stato psicologico agitato più che ad un problema fisico…ho un sacco di amici che hanno avuto un collasso, hanno avuto un seguito normalissimo, una vita normale…non dico che tu sia malata, non mi permetterei mai, ci vorrebbe altro, ma forse dovresti parlare un poco con uno psicologo ( non è vergogna e aiuta molto), dei tuoi incubi delle tue paure…perchè questo non ti aiuta a vivere bene e ti fa ammalare di più…..
Un abbraccio,Isis
La mia storia assomiglia alla tua. Ero giovanissima e, a causa di due piccoli calcoli e di una colica terrificante, sono stata ricoverata d’urgenza per essere operata di colecistectomia, anche se ciò è avvenuto dopo un paio di settimane. Durante l’intervento sono andata in coma e il disastro si è purtroppo compiuto. Sono trentadue anni e mezzo che mi barcameno in una vita d’inferno. Tutto si è capovolto. Ero una sportiva a livello agonistico nazionale: ho smesso con l’atletica e con gli altri sport. Ogni giorno coliche spaventose e, spesse volte, la mattina, andavo in reparto, mi infilavano la canna nel naso e aspiravano bile. Poi correvo a lavorare: uno yogurth e un formaggino in borsetta, malori continui: Anche una gita mi sconvolgeva. Mal di testa, bile, bile, bile, notti in bianco, il ricordo del mio primo risveglio, quando i dottori dievano “Muore, non ce la farà mai!” E chi mai pensava alla morte, a quell’età? Ho dovuto pensarci in un lampo e la cosa mi faceva maledettamente paura. Poi mi sposo, aspetto un bambino e passo 9 mesi con la gestosi, sto malissimo. Vengo messa a flebo. Il bambino non è piccolo. Tutt’altro e, per evitare altre sorprese, giustamente mi viene tolto col forcipe a pala lunga e senza anestesia (mai avrò abbastanza fiato per ringraziare il mio ginegologo!). Torno a casa e sto peggio di prima. Di quella che ero esiste più nulla, senon la gioia di quel bambino che, però, ha una madre che, bene, non sta. Aboliti tutti gli impegni. Casa, lavoro e quello star male, malissimo, perpetuo. Qualche flash di vita, pochi, rari, e la solfa continua. Mio marito, che sta invece benissimo, si stanca dei miei malesseri e il matrimonio finisce. Ho da allevare un figlio, da gestire tutto. Chi mi abbia dato e mi dia la forza, Dio solo lo sa. L’ho attinta probabilmente da me stessa, sfruttando ogni risorsa. Te lo sto dicendo 32 anni e mezzo dopo, sempre carica degli stessi problemi. Se leggi il primo argomento del 2008, mi trovi. Anche quel libro mi ha dato energia: è comico. Ho fatto anche causa per risarcimento danni: l’ho persa. Uno che sta benone non si cala nei panni di chi sta invece male e talvolta, malissimo. Finché il corpo è amico… a pochi importa, pochi capiscono coloro che soffrono. Eppure non siamo immortali. A grandi linee, questa è la mia storia. Sono qui dunque a farti coraggio, a non lasciarti abbattere perché, abbattendosi, ci si fa del male ulteriore. Il male interiore, come tu lo definisci, c’è, è sempre presente. Ma sei vivo, stai parlando di te, non ti nascondi. Questo è importante. Non pensare al fatto che diventerai dipendente. Non è proprio detto che questo succeda. Cosa dovrei pensare dunque io di me? No. Non vergognarti di sentirti in qualche modo diverso. Sii combattivo, non arrendevole. Dentro di noi ci sono infinite risorse che non si immagina di avere, delle luci spente che possono però riaccendersi. Fatti coraggio come io l’ho fatto a me stessa, procedendo, procedendo sempre. E ancora procederò.
Daniela, sei la prima persona che conosco a raccontare i miei sintomi.Ho ereditato la malattia da mia nonna paterna,purtroppo è malattia che colpisce le donne,l’infanzia l’ho passata tranquillamente anche se molti cibi li rifiutavo,però non mi affaticavo e andavo a scuola normalmente,con una propensione allo studio esageratamente superiore alla media così come la riservatezza e l’asocialità.I primi sintomi fisici cominciarono con l’adolescenza e il peggioramento grosso iniziò dopo i 20 anni:non riuscivo + a prendere il treno,avevo strani gonfiori dopo mangiato,avevo continue infiammazioni.Malesseri generali.Poi a 23 anni appena laureata arrivò il trauma fisico tremendo.Quando ora ho crisi cardiache che mi ricordano quel collasso vado in panico.Ho la piena consapevolezza di avere una malattia rara che i dottori non sanno curare.Non esistono antiinfiammatori per la cistifellea nè per la colangite.Ho preso un sacco di nimesulide che contrariamente alle voci fu l’unica cosa a farmi bene,mi liberò la cistifellea anche se mi agitava il cuore.Ma poi incominciai col coledoco anch’esso intasato e non potevo + permettermi questi ritmi cogli antiinfiammatori.Incominciando il lavoro 8 ore al giorno mi vennero i primi capelli bianchi e mi si gonfiarono i linfonodi.Feci cicli cogli antibiotici e ketodol ma mi si sgonfiarono di poco.Mia nonna incominciò a 17 anni con coliche e calcoli,andava a Chianciano ma dopo poco smise perchè gli sbagliarono le dosi e stette male.Visse cogli acciacchi per 30 anni,nel frattempo ebbe 3 figli ma alla terza gravidanza rischiò di morire.A 47 anni fece la colecistocmia e dopo 6 mesi morì di cancro fulminante al fegato.Lasciò marito e tre figli giovani,di cui appena bambino.Ma allora il clima era diverso:mia zia,sorella di mia nonna paterna,anch’essa con problemi di fegato ingrossato,prese il posto di mia nonna e fece da madre ai figli orfani.La famiglia andò avanti e il vuoto affettivo di mia nonna fu colmato,tra l’altro mia nonna si teneva mia zia nella stessa casa anche dopo il matrimonio.Oggi queste famiglie non esistono +.Non so se era la malattia in comune a unirle così tanto.Daniela,avresti dovuto conoscere un altro malato,noi siamo su un altro mondo.COmunque a tutt’oggi ho superato il collasso ma il battito è rimasto cronicamente alterato,ho problemi a mangiare anche se molte intolleranze le ho superate e ho riacquistato una normalità parziale,le coliche non sono + dolorose come un tempo.Ma ho grandi problemi di affaticamento,soprattutto nell’attività fisica,mi stanco a prendere il treno e a alzarmi presto,mi prendono in giro sul lavoro perchè non mangio in pausa pranzo ma bevo tantissimo per combattere le infiammazioni.Fino a 23 anni avevo un cuore a prova di bomba come mia nonna,ma la cistifellea mi ha rovinato tutto.E’ giusto ricorrere alla legge 104 quando potrei risolvere con le pause legge 626 previste pure per i sani,il parttime,le mansioni previste per il mio livello?
Pensa che io non posso usufruire della 104! A meno, pare sia così! Tu compi pure tutti i passi necessari ma sappi che viviamo in un mondo che mira solo alla produttività, al businness. Il lato umano, la persona che ha poca resa, come hai già capito, viene accantonata. Ma tu esisti comunque e hai diritto ad una tua dignità e al rispetto. Ho avuto anch’io, oltre al resto, un collasso cardiocircolatorio gravissimo: salvata per un pelo. Per ovviare alle coliche, avevo assunto un farmaco evidententemente troppo forte per me.
L’importante è che sia tu a rispettarti, ad amarti. Chi ti tiene alla larga non è persona che vale. So più che bene che i commenti maligni, l’altrui evitamento fanno soffrire ma, alla fine, devi pensare che i sentimenti negativi possono scaturire soltanto da persone squallide e miserabili che non sanno identificarsi con l’altro e che, un giorno, si troveranno loro stesse a cercare comprensione ed aiuto. Nel dolore cresce la forza interiore. Ci sono persone che, per una punta di mal di testa, chiamano il 118. Altre che sopportano cose peggiori senza quasi farsi notare. Esalta il tuo spirito, come cerco di fare io. Il corpo è elemento deteriorabile. L’anima no. Ora devo ancora ideare quella che chiamo ‘sottospecie di cena’, poiché non posso nutrirmi come un qualsiasi altro. Ma scrivimi ancora. L’unione, anche nel piccolo, un po’ di forza la dà. E io, l’avrai capito, ti sono solidale. Un abbraccio.
Tra qualche mese compio 30 anni.L’unico alimento che riesco a tollerare senza problemi è il latte,che è gran sostanza ma rischia di portare a anemia e carenza di magnesio.Non tollero verdure crude che mi gonfiano,riesco a mangiare con moderazione quelle cotte.Repulsione per fritti e grassi e condimenti cotti.Una gran mania di igiene nell’alimentazione,i cibi devono essere pulitissimi e le posate disinfettate.Gravi problemi nell’attività fisica.Almeno io non ero campione sportivo.So che attualmente non mi darebbero mai l’invalidità totale,probabilmente con una percentuale minima riuscirei a vivere meglio sulle mansioni e avere il posto sicuro con la sede che voglio.SO di aver avuto gran fortuna a vincere il primo concorso che ho fatto con la sede relativamente + vicina a casa mia con un sacco di giovani disoccupati,ma rischio di perdere il tutto o di fare per sempre una vita infernale con un lavoro che rischia di portarmi a un altro collasso.Chi non ha mai provato o ha avuto malattie forse + gravi ma curabili e non ha vissuto così l’emarginazione risponde per primo con l’emarginazione.A volte il disprezzo lo sento da altri malati,ad es.da parte della collega centralinista ipovedente o dalla postina che si è fatta riconoscere invalida che mi fa il lavaggio del cervello perchè non mi trucco e non porto i tacchi e ho i capelli al naturale.SUl lavoro la produttività è in buona parte una scusa,perchè certe moli di lavoro non sono considerate perchè non entrano negli obiettivi.La prima cosa considerata è il sapersi inserire nel gruppo,sia comandando sia socializzando sia sottomettendosi.L’asociale che lavora vincendo i propri acciacchi è il + penalizzato.Ho letto che la colecistite congenita è l’eredità di antenati che hanno avuto il tifo,malattia oggi debellata.E’ iniziata la catena e con i secoli si debellerà anche l’eredità a scapito di chi ha fatto la cavia emarginato da chi non l’ha fatta.La colecistite è malattia + trascurata di aids e pazzia perchè colpisce poche persone incolpevoli.
Daniela,perchè non fai un bel libro sulla colecistite e sulla tua malattia?Lo leggerei subito.
Guardate che io capisco benissimo cosa vuol dire soffrire, ma io mi riferivo, alle paure, alle notti insonni, non hai dolori fisici, per quelli vi sono solidale come poche persone, perchè anche io ho una malattia cronica…non so perchè, Daniela non puoi usufruire della 104…voglio dire, non mi pare una cosa semplice e non invalidante quella che hai….
Resta il fatto che richiederla non è difficile…
Resta il fatto che un supporto psicologico vi può essere di sollievo per affrontare meglio i vostri problemi ed evitare di aggravarli anche con il pesodei pensieri…
Vi sono vicina, Isis
Le notti con gli incubi le avevo quando avevo dolori atroci,erano una conseguenza.Ora non le ho +.Perchè delle malattie si vedono solo gli aspetti cosiddetti psicosomatici?
Nonostante pare non possa usufruire della 104, mi è stata riconosciuta un’invalidità del 50%. Gli psicologi servono? Sono psicologa. Infatti sopporto abbastanza bene il mio modo di vivere completamente ribaltato e, nonostante i malesseri continui e alcuni momenti in cui il morale cola un po’ a picco, cerco di andare oltre scrivendo o dipingendo. Vedendomi, forse nessuno immaginerebbe il mio stato. Si pensa sia anoressica, vedendomi piluccare, anziché mangiare. Ma peso 52 chili e gli anoressici vanno anche sotto la metà. Comunque, non rappresento, vedendomi, la civiltà del benessere e non ho certo bisogno di cure dimagranti. Mi sono abituata a non poter fare determinate cose, a mangiare sempre uguale e sempre poco, a non viaggiare. Non si tratta di una malattia genetica, ma di un intervento andato a rotoli per cui pago le conseguenze. Al di là di questo, ho superato la fase DAP, quella in cui, avendo impressi i momenti più drammatici della mia vita (quelli in cui ero stesa su quel tavolo operatorio e ascoltavo le tristi profezie dei medici), venivo colta da continui attacchi di panico. Penso a coloro che stanno peggio, mi consolo così. Eppoi valuto quel che ho e che altri non hanno. Ragion per cui, quando dormo, sogno di fare ciò che nella vita mi è invece impedito, quello che non posso avere. Sogni belli, a voler considerare. Ora non so se proprio non esista un rimedio alla tua malattia. Di tanto in tanto mi reco da un luminare, uno dei migliori esperti nel settore. Non posso fare il nome ma penso che sarebbe salutare che ci andassi anche tu. Circa la malignità del prossimo, ribadisco quanto ho detto: meditare sulla meschinità umana che non vuole vedere i propri problemi, proiettando ansia, aggressività, disagi fisici e psicologici sugli altri allo scopo di scansarli da sè. Un ultimo cenno: non è che sia stata una campionessa sportiva: sono arrivata 5° ai Campionati Nazionali Libertas di non so quale anno. Poi facevo tanti altri sport (un po’ troppi!), ma a livello non agonistico. Ultima cosa: dimentica di disinfettare le posate, ecc.: è un continuo concentrarsi sulla malattia. Eppoi, chi dice che avrai un altro collasso? Lo temi ma, a mio avviso, non accadrà più. Dicono che porti fortuna, questa è la cosa più bella che si dica di me. Ognuno è infatti circondato da un alone più o meno vasto, più o meno positivo. Si vede che, almeno questo, mi è rimasto. Vorrei tanto che si estendesse anche a te. Vivi serena. Se scriverò un libro su questa situazione? Dipende dagli sviluppi. Potrei pensarci il prossimo anno. Per ora preferisco scrivere fantasy realistico/umoristici, come “Belinda Victoria” che, a dire il vero, mi ha molto aiutata. Leggi pure quel che si dice a proposito in questo sito e capirai qualcosa in più di me. E’ il primo argomento 2008. In attesa di risentirti, un abbraccio.
Lupetto io parlo solo degli aspetti psicosomatici perchè sono quelli più alla mia portata…e comunque devo ammettere che avevo frainteso le cause dei tuoi incubi… Per il lato umano te lo ripeto sono molto mamolto solidale con te e Daniela e chiunque soffra di queste malattie così insidiose, per il lato medico…io non so proprio cosa potreste fare…
Capisco il tuo desiderio di confortarmi,ma il lavoro ultrastressante che faccio col treno quotidiano mi fa venire l’incubo di un ritorno.Con tutti gli antiinfiammatori che prendo e lo stile di vita che ho imparato a avere spero di non avere altre acutizzazioni di colecistite,comunque il pensiero del futuro mi angoscia.Un futuro di malessere cronico e isolamento e di lavoro in un ufficio squallidissimo.
Cambiare lavoro allo scadere del contratto…. qualcosa di meno stressante…capisco che hai studiato e sodo e voresti lavorare nell ambito da te scelto ma…se è troppo pesante…magari qualcosa di più soft….
Vedi anche io avevo un futuro diverso per quanto riguarda i miei studi ma non reggo lo stress e troppi impegni, sono fragile in quel senso per cui ho scelto un lavoro di basso profilo che non mi da soddisfazioni come vorrei ,certo ma almeno sai al livello di stimoli che di rapporto umano, mi fa stare bene, quando stavo al supermercato, stavo peggio e devo dire che non ho alcun problema relazionale anzi ci sono portata per stare al pubblico, però li sono subentrati altri fattori…scontri interni e questioni al livello sindacale ( troppo sveglia per stare qui m ha detto il datore di lavoro..per cui sarebbe bene che te ne vai…cercati un lavoro perchè gente che ne sa troppe non ne vogliamo….. ???!!!)
Non faccio un bel lavoro, ma ho imparato ad amarlo e a farlo bene, ad avere soddisfazione quando ilcliente chiama per dire che la qualità è superba e che ci raccomanda, o quando faccio le riparazioni e la macchina funziona meglio di prima, o quando il datore di lavoro si complimenta per la pperfeta logistica con cui gestisco spedizioni e arrivi..sembrano stupidate ma fa piacere esser riconosciuti per il lavoro che si fa, qualsiasi esso sia… senza un minimo di gratifica anche il lavoro più bello del mondo sarebbe squallido….
Fai la pendolare….per un conto ti invidio…io tutti i giorni in auto…nervi sempre tesi…
Per qualche giorno sarò probabilmente senza PC. Voglio solo dire questo: cerca di fare la visita specialistica perchè gli antinfiammatori nuocciono al fegato. Anch’io, prima di incontrare il medico giusto, non sapevo più da che parte voltarmi. Adesso so che non posso fare niente, ma anche che non devo sottopormi a degli esami invasivi e pericolosi che altri medici mi avevano consigliato. La mia vita è molto stressante, non credere, e non c’è come lo stress a peggiorare le cose. Ecco, sì: il consiglio che mi ha dato lo specialista è stato proprio di stare lontana da ogni tipo di stress ma non lo posso fare. Mi vedo così costretta a confidare nella buona sorte. L’unico farmaco che il professore mi ha consigliato è mezzo Tavor Oro da 1 mg al mattino e uno la sera, per evitare che troppa ansia peggiori la situazione. In effetti, così, mi sento meno agitata. Poi, lo so: quando il fegato è al peggio, i sogni diventano incubi: è inevitabile. Bisogna anche assumere molto zucchero (se non si hanno problemi di iperglicemia), e poche cose salate. Via tutto quel che contiene la menta, per carità: è semplicemente velenoso. Se ti consola, posso dirti che, per quanto assurdo possa sembrare, con il passare del tempo, sto sì male, ma un filo meglio di prima. Il perchè non lo so. Devo stare lontana soprattutto dal caldo ma questo perchè mi scende la temperatura a 34.4. Trentadue anni e mezzo così ma, in fin dei conti, la sto raccontando. Speriamo di raccontarci le nostre vicissitudini ancora per molto tempo ma… con qualche miglioramento di mezzo. Chissà! Ciao!!!
Ancora un ‘ciao’ a Lupetto. Mi è simpatica, lo ammetto. Se continua a farcela nonostante i suoi guai, significa che è una donna forte e, per questo, l’ammiro. C’è gente che per una punta di mal di testa, fa correre il mondo. Lei no. Neanch’io. Ora andrò a letto, per forza di cose. E’ mia abitudine, mentre aspetto che il sonno arrivi, recitare qualche preghiera. Stasera le dedicherò a te, anche tu fossi atea o di chissà quale religione. Penso che, nel mio caso, un santo abbia guardato giù ed è dunque giusto che questo succeda anche a te. A presto.
Proprio ieri sera ho pregato per qualcuno che pregasse per me ed è arrivata la tua risposta.Grazie per il pensiero, lo apprezzo e lo contraccambio per te e tuo figlio.Una domanda:ti sembra che scrivo bene?In ufficio sono l’incubo dei capi per le lettere,dettate da spirito di sano e saggio reclamo.In un primo momento divenni famosa come polemica,poi come scrittrice per il modo di scrivere.Mi dicono che,a parte i reclami,so scrivere bene e si è sparsa la voce che ho fatto il liceo classico,ma sono una ragioniera amministrativa.Non mi piacciono i paroloni ma i discorsi semplici e lineari,linguaggio semplice ma scorrevole.Mi hanno detto di fare la scrittrice,così mi sfogerei invece di scrivere in ufficio.Ci vuole una testa o cultura particolare per scrivere?Forse è indice del livello medio culturale di un ufficio pubblico:se scrivi ‘sai scrivere’ e ti distingui in mezzo alla massa di pseudoanalfabeti.La malattia mi ha fatto pensare un sacco a mia nonna,per un periodo pensai di essere la sua reincarnazione:estrema somiglianza fisica,registrai il mio primo 30 all’università il giorno di morte di mia nonna.Fui assunta il giorno di nascita di mio nonno paterno,anch’esso morto di cirrosi epatica:quando feci l’esame orale del concorso in dormiveglia sognai mio nonno che mi fece ok con la mano e tutto andò liscio.Una mano dell’aldilà mi portò dove sono e fu l’unica raccomandazione sul lavoro,pura e innocente,da parte di qualche compagno di sventura che dall’alto mi vedeva disperata e in preda al panico.A volte mi viene difficile pensare che con questo auspicio iniziale possa trovarmi su una strada tra qualche mese per inidoneità,ma non posso sentirmi sicura in quell’oceano di zolfo ove lavoro.TUtti i miei ascendenti malati di fegato e bile avevano una grande testa e intuito,vedo che anche tu ti sei data allo scrivere.Che la bile faccia bene al cervello?Comunque,ammesso che sia un genio,mi sento emarginata + di un handicappato o drogato,vivo un enorme e profondo disprezzo.La malattia porta a sentirsi come una bestia,avvicina a uno stato primordiale dove l’istinto di natura prende il sopravvento.Il primo istinto di un malato è l’equità e l’istinto della regola spinge a urtarsi contro gli andazzi e ingiustizie varie.Questa è la colpa + grande di un malato,non piegarsi all’io bestia interiore e feroce,ossia all’ istinto di potere e comando,ma all’istinto ancora + interiore e feroce di lealtà anzichè di gerarchia e forza.
Scusate se nel precedente messaggio mi sono chiamata tempesta per errore,siccome mi sono piaciuti nomi analoghi che ho visto ivi e in altri forum/blog,come uragano o tempestina,mi sono scordata che qui mi sono sempre identificata come lupetto e non voglio creare confusione o torto a altri utenti del forum che usano nomi simili.E’ bello cambiare nomignolo in ogni sito,no?Però all’interno dello stesso sito è bello mantenere lo stesso,no?
Tutti si ammalano, prima o poi. Io penso invece che la malattia, per un certo senso, nobiliti, poiché fa espandere l’interiorità. Spesso mi chiedo come sarebbe stata la mia vita se avessi continuato a godere di una salute di ferro com’era quella che avevo prima di compiere 24 anni. Forse le pareti della mia casa non sarebbero tappezzate di dipinti miei, forse non avrei partecipato a qualche concorso letterario, non avrei scritto “Belinda Victoria”. Sarei forse stata più superficiale, meno attenta ai bisogni del prossimo, non mi sarei sentita l’animo in festa l’unica volta in cui, dopo anni che non succedeva, ho provato lo stimolo della fame. A parer mio quel che è capitato appartiene al Destino. Il perché non posso saperlo ma penso che esista sempre una motivazione, anche se la stessa rimane a noi sconosciuta. Dici di scrivere bene e ti do pienamente ragione. Infatti, quando mi avevi chiesto di scrivere un libro su questa nostra condizione disagiata, subito dopo aver inviato il messaggio mi sono detta: “Potrebbe farlo anche lei”. Io non mi ritengo una scrittrice, solo un’autrice. Puoi leggere qualcosa di mio sul sito http://www.larecherche.it . Ci sono due racconti tristissimi e il primo capitolo di Belinda Victoria. Come potrai constatare, lo stile… se così possiamo chiamarlo, si è trasformato, le trame sono assai dissonanti. Tristezza ad ampio raggio nei due racconti tratti da fatti realmente accaduti e comicità nel romanzo che, però, salterà fuori nei capitoli successivi. Forse, prima, buttavo tutto all’interno di me, ora lo caccio fuori, lo sublimo… diciamo così. Non è ancora funzionante la posta della fata Artemisia, sul mio sito. Non appena lo sarà (spero davvero presto!), scrivimi lì. Mi sembra tu abbia ottime capacità e mi spiacerebbe non le esprimessi. Purtroppo scrivono tutti ma ritengo che, prima o poi, accada una specie di rivoluzione anche in ambito editoriale. Mi piace, questo tuo far dar vita agli ectoplasmi dei nonni e, prima di aggiungere altro, sono andata a controllare se effettivamente fossero morti. D’acchito ti dico che mi piacerebbe che tu li facessi rivivere sulle pagine di un libro o di un diario. Secondo me, chi è morto esiste sempre. Non credo alla soppressione di tutto: sarebbe ridicolo e anche insensato. Ora che ci penso, l’unico ascendente cui io somiglio, è mia nonna materna. La ricordo con un foulard legato attorno alla testa: aveva sempre le emicranie al pari di me, ma ignoro il motivo. La treccia della contessa del mio romanzo è dopotutto la sua: mai si era tagliata i capelli. E io, finché ho potuto, li ho tenuti lunghissimi. E’ morta comunque ad 81 anni, per blocco intestinale. Si chiamava Marianna. L’altra, che i mal di testa non li aveva, si è ammalata di cuore ed è mancata nel giro di poco tempo. Di anni ne aveva 48. Ora vado a farmi il the di prassi, altrimenti non digerisco neppure quel pochissimo che ho mangiato. Ma, prima di congedarmi dico: “Tempesta” è meglio di “Lupetto”. Dopo, torna il sereno.
E gia la malattia cambia la vita, ti sbatte in faccia i tuoi limiti…non ti dico quando ci nasci…e poi peggiori…la tua vita cambia radicalmente, lo so, vi capisco, in pieno, solo che a volte, sentire sempre lamenti, e mai slanci per migliorarsi ( per lo meno al livello psicologico), abbatte, non poco…voglio dire io capisco, caoisco tutto, ma…cavoletti,un pò di positività…cercare il alto positivo nella vita , non passare al vita a lamentarsi…insomma rodersi il fegato non serve a nulla…crearsi stress in più non serve a nuilla..anzi fa solo male…
Lupetto si scrivi benissimo, sei chiara e leggibilissima, è vero potresti fare la scrittrice…e penso avresti anche successo…prova…magari è il mestriere della tua vita!!
Buon primo maggio…
Ma, Isis, una spinta vitale, io trovo che ci sia! Ho appena risposto al messaggio di una ragazza che si sente sola (non ricordo il titolo), e non mi sono affatto accomunata al suo ristagnare nell’isolamento!
Lupetto, dal canto suo, non è così inerme, ma sta tirando fuori la grinta, il che non può che fare bene. Dico a riguardo che, pur alle prese con Belinda Victoria 2, cercherò di cominciare a scrivere qualcosa circa le ingiustizie a livello sanitario. Non ci sarebbero solo quelle, a dire il vero. Ma, riguardando la salute, si tratta delle più importanti. Anche Lupetto può scrivere qualcosa: dopotutto l’unione fa la forza. Ma che si tratti di vicende esposte in modo articolato e che nulla abbiano a che spartire con la cronaca. L’intensità dei vissuti: ecco quello che occorre! Tentare non nuoce. Aver fede, neppure.
Isis,se io scrivo bene e so reclamare ancora meglio,mi pare tu andresti bene come ChiaraMente per i lavori nel settore sociale,ossia ti vedo non solo per stare in mezzo agli altri (non sei asociale come me,anzi) ma anche e soprattutto per lavori di accoglienza e di relazione.Potresti fare bene l’assistente sociale,la psicologa,la dama di compagnia,l’addetta alle relazioni sociali.Non ti vedrei chiusa in una stanza a lavorare a tavolino,sono convinta che in un ufficio come il mio preferiresti lo sportello al backoffice.Una mia collega epilettica,eccessivamente espansiva,preferisce l’esposizione al vdt continua pur di stare in mezzo al pubblico.Quando fa la segretaria in stanza va in crisi e non sopporta il ritmo.Mentre altri colleghi malati di cuore sentono il bisogno di stare tranquilli in stanza e antepongono la quiete alla compagnia.
A lupetto ho scritto nella sezione intitolata “Belinda Victoria”, primo argomento 2008. Questo perché, non potendolo fare sul sito del “La Recherche”, volevo ugualmente esprimerle quel che pensavo. Rispondimi dunque in questa sezione. Ti aspetto e ti ringrazio per esserti letta tutto quanto. La curiosità è dopotutto la dote degli intelligenti.
Lupetto,si ci sono portata…si ho le convlsioni, e non reggo lo stress…mi hai inquadrato bene ( anche se le convulsioni le ho solo con mal di testa mal gestiti)… ;o)
Non intendevo dire che sei asociale, essere riservati non lo è, è rifuggere i contatti con gli altri esser asociali…e comunque nel penultimo post volevo solo esortarti, oltre ad analizzare i problemi a cercare il positivonella vita, anche dove sembra non ce ne sia…perchè la vita è ua e sprecarla a vedere tutto nero…mi sembra un gran peccato…
Io posso parlare delle ingiustizie al lavoro nell ambito sanitario etc..però cerco di tirarmene fuori, nel senso racconto la mia esperienza ma ne faccio una questione personale…prendersela a cuore fa male…
Io terrei in considerazione la proposta di Daniela, Lupetto…penso che ti farebbe bene e.. si sa mai fosse davvero il tuo futuro…roseo ovviamente!
Un abbraccio a tutte e due, Isis