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Distruggo le persone che amo

Ho distrutto una persona.
La seconda persona.
Ho distrutto il mio secondo amore.
Distruggo le persone che amo.
È normale, è così che mi hanno cresciuta.
Sono stata distrutta anche io.

Non volevo che succedesse ma non serve più nessuna parola.

Io devo andare da uno psichiatra e invece ci vanno a finire le persone che mi amano.

La stessa cosa che succede stando vicino a mia madre.
SONO DIVENTATA COME LEI.

Il mio amore fa male a chi lo subisce.

Ho avuto troppo fretta di violare la tua intimità: continuavo a convincermi/ti che era naturale e vitale che fosse così: fanculo alle finzioni.
Anche il male è giustificato in nome della verità.

In nome della vita.

In nome della tristezza e della solitudine.
Ecco cos’è per me la vita.

Ti ho violato, cambiato.
Forse irreversibilmente.

Prima avevo tanta ansia di conoscerti e timore che non ce l’avrei mai fatta.
Perché eri un tipo TROPPO brillante e bello e sereno, quindi sconosciuto e inaccessibile per me.

Eri talmente irraggiungibile ai miei occhi e favoloso che non mi sembrava vero che potessi interessarti.
Volevo capire, dovevo capire fino in fondo come funzionavi. Perché me?

Quando mi avevi lasciata (avevi fatto bene) tutto tornava: io e te non ci azzecchiamo nulla. Possiamo solo scopare. (con piacere ovviamente)

No, io dovevo spremerti fino all’orlo, dovevo consumarti, studiarti.
Se non ti capivo o non ti facevi studiare ti rendevo la vita invivibile con le mie teorie e i miei ricatti.
I miei assurdi ragionamenti, pensati solo per incastrare. Te e me.

Ora ho capito, comprendo le parole che tanto odiavo e dicevo di non comprendere nelle tue mail.
“Sei finto, impostato”, ti psicanalizzavo, stupida, sapevo di fare schifo, ma siccome avevo avuto il lusso di piacerti non ho risparmiato nmmeno un briciolo di presunzione.

Amo quelle parole che dicevi, ti amavo quando ti ho conosciuto, amo il tuo rapporto con le persone che conoscevi.
Niente era falso come dicevo. Ho girato sempre le cose a mio piacere. Strumentalizzavo tutto.
Queste sono le mie caratteristiche: una persona fredda e calcolatrice, che usa le persone buone come burattini appena ne ha l’occasione.
Sfruttando la loro vitalità e suscitando compassione a comando, per rendere più facile il lavoro.

Spremo, succhio, strizzo fino all’ultima goccia la vitalità delle persone che mi amano.

Le svuoto e le sfinisco, finché non mi dicono: “ora ti amo per davvero, lo sento, ne sono sicuro. Non ti lascerò mai. ”

Chi eri prima ora l’ho capito, ed è stato ridotto a un dolce ricordo dalla mia invidia distruttrice.

Chi sei ora? Dove sei?

Davanti a me c’è solo uno specchio.

L'autore ha scritto 1 lettera, clicca per dettagli sulla pubblicazione.

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27 commenti

Pagine: 1 2 3

  1. 1
    Cantautore -

    Senza parole!

  2. 2
    Marquito -

    La tua analisi è profonda; l’autocritica lucida e spietata. Adesso si tratta di trarne le logiche conseguenze.
    Non c’è niente di male nel rivolgersi a un analista e nemmeno nel chiedere il supporto di uno psichiatra. L’importante è avere il coraggio di farlo; altrimenti si risolve tutto in una masturbazione mentale. L’autolesionismo è una bruttissima bestia, che può rovinare la tua esistenza e quella di chi ti ama.

  3. 3
    ventolibero -

    Mi perdonerai,ma ci vedo una sorta di mal camuffato autocompiacimento!
    Vuoi davvero approdare a un cambiamento?

  4. 4
    toroseduto -

    Un commento a questa lettera è molto difficile.
    Volevo lasciar perdere.

    Poi mi sono ricordato di un mio amico, roba di molti anni fa. Non è autolesionismo, è la reazione ad un torto subito. Una vita senza amore. Quando si cresce in una famiglia senza l’amore, in perenne conflitto, si cresce cercando una vendetta ai torti subiti.
    E quando si raggiunge l’obiettivo, c’è ( hai ragione ventolibero)
    un perverso autocompiacimento.
    Un po’ come succede ai bambini che hanno subito violenze, in moltissimi casi diventano dei violentatori.
    E’ descritto molto bene, anche se in maniera molto cruda, nel libro di Susanna Tamaro ” Per voce sola”.
    Almeno secondo il mio parere, è l’assoluta mancanza d’amore a far degenerare fino alla paranoia una persona adulta. E’ descritto in quel capolavoro di Eric Fromm, “L’arte di amare”. Ho avuto modo di constatare che il mio amico che aveva un comportamento simile, e anche lui non si sapeva spiegare da dove venisse questa specie di perversione, conoscendo l’aria che tirava nella sua famiglia, gli diedi da leggere il libro di Fromm. E questo faccio anche con te,
    Bambolina, ti invito a leggere questo libro.
    Il mio amico ha superato i suoi problemi. Ha imparato da adulto ad amare. Si è sposato a 38 anni e vive felice con la moglie e due figli.

    @ ventolibero.

    Mi sono un po’ contraddetto, ti dissi che non amavo le citazioni, in molti casi sembrano un’esibizione di saccenza.
    Ho fatto un’eccezione, non si può nei limiti di questo blog esprimere un pensiero che richiede il supporto di chi mi ha fatto crescere, so per esperienza che chi arriva qui, alla fine ha bisogno di aiuto, le poche parole non servono a niente, e senza una risposta adeguata sembra diventare inutile ogni cosa. Ciao TS

  5. 5
    Marquito -

    @ Toroseduto:
    Quello che scrivi è molto interessante; c’è solamente un punto su cui mi sento di dissentire. E’ quando affermi che l’autolesionismo non c’entra. Io sono cresciuto in una famiglia disfunzionale e ho subito delle gravi deprivazioni affettive; quindi conosco piuttosto bene le dinamiche perverse di cui parlavi.
    L’aggressività si può dirigere verso gli altri e verso sé stessi; ma è estremamente raro che si indirizzi soltanto verso un unico obiettivo. Nella grande maggioranza dei casi l’aggressività viene diretta contemporaneamente verso gli altri e verso sé stessi. Né tu né io conosciamo questa ragazza e possiamo basarci soltanto sulla sua testimonianza. Se la sua testimonianza è affidabile, il suo caso mi sembra veramente emblematico. Da una parte c’è il compiacimento narcisistico derivante dal distruggere l’oggetto buono (verso il quale si nutre una profonda invidia, proprio a causa dei sentimenti che è capace di provare); dall’altra c’è il desiderio di punire sé stessi, che in certi casi può essere veramente devastante.
    B. parla piuttosto chiaramente delle sue tendenze autofrustranti. La prima volta che il suo ragazzo l’ha lasciata ha provato un senso di sollievo e di pace, come se le cose fossero tornate “a posto”.
    Le persone che sono state maltrattate durante l’infanzia sfuggono raramente alla trappola dell’autolesionismo. Il racconto di questa ragazza (se l’ho interpretato in modo corretto) ne rappresenta una clamorosa conferma.

  6. 6
    Riccardo -

    Io stavo benissimo avevo la mia fidanzata poi arrivò lei e mi distrusse la vita, solo per il piacere di farlo. MI ricordi molto una ragazza. Non mi fai pena, mi fai orrore.

  7. 7
    toroseduto -

    [..]Le persone che sono state maltrattate durante l’infanzia sfuggono raramente alla trappola dell’autolesionismo[..] non è il caso di B.
    Almeno nella sua descrizione. Quando parla della madre, dice che è naturale il suo approccio devastante con l’amore. Parla di una cosa che non conosce. E’ anche vero che (particolare importante) ha scritto una lettera e sembra non chiedere risposte, come fanno quasi tutti. Ti confesso che ho avuto il dubbio che abbia scritto in un momento di alterazione, alcool o altro. Pensando a questo volevo astenermi dal commentare. Mancano gli elementi per entrare nello specifico, i disturbi comportamentali hanno delle varianti infinite, tante quante persone abitano questo pianeta.
    Più di suggerirgli di leggere il libro di Fromm, non mi sento di azzardare, lei dice che ha bisogno di andare dallo psichiatra…
    Quindi riconosce che è in uno stato di sofferenza, qualunque cosa diciamo, potrebbe essere contraddetta da un’eventuale suo chiarimento, quindi i “se” sono troppi… Non ha importanza se ci sia o meno l’autolesionismo, con poche parole nessuno di noi è capace di andare oltre la scarsa comprensione del suo malessere. Ci vuole ben altro! A presto TS

  8. 8
    Marquito -

    Scusa TS, ma temo che ti sia sfuggito un passaggio-chiave di questa lettera; quello in cui B. parla del momentaneo abbandono da parte del suo ragazzo. Forse per cogliere certe sfumature bisogna avere conosciuto il disagio psichico e le carenze di affetto.
    A parte questo sono d’accordo con te. Le vie del cervello sono infinite e noi non abbiamo sufficienti elementi per poter giudicare.

  9. 9
    ventolibero -

    Toroseduto,
    ma la tua,nei miei confronti,cos’è una sorta di sfida? Io sono una persona franca e schietta e sento di dovertelo dire: mi dai l’impressione di essere una personalità fortemente narcisistica mascherata da sano realismo e saggio buon senso. Non è un attacco,non mi permetterei mai e tantomeno vuole,il mio,essere un giudizio. Si tratta solo di un’impressione e sarei ben felice se mi stessi sbagliando!
    Venendo alla lettere,per esperienza personale (non professionale) come ho avuto modo di riferire in altra occasione,mi sono imbattuto in persone oppresse da un dolore che si è fatto strumento di distruzione eterodiretta (che comunque ha sempre ricadute sulla propria persona),e dicendo questo non affermo nulla di profondo,nè di originale e nuovo. E’ la verità purtroppo! Non possiamo,non dobbiamo giudicare ma,se direttamente interessati,e qui mi rivolgo a Bambolina,prendere consapevolezza di un dato di realtà concreto,vero e reale e rimuoverlo,superarlo,vincerlo!Come molte cose nella vita il dolore è ambivalente ma tocca noi decidere quali di questi due suoi volti vogliamo avere come compagni della nostra esistenza. Distruggere per distruggersi e perdersi e autocompiacersi oppure salvarsi e liberarsi da questo pianto opprimente per farne strumento di vita,di amore,di gioia. Il dolore di situazioni contingenti non ci condanna necessariamente ad una vita di dolore ma,spesso,questa è la strada che scegliamo perché è la più facile e comoda!
    Alessandro

  10. 10
    luigi32 -

    cambia……..

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