Dannato lavoro: lavorare per vivere… non viceversa!
Buongiorno,
Sono un ragazzo di 30 anni e da un paio di anni ho una pretesa, lavorare per vivere e non viceversa.
Ho iniziato il mio primo lavoro sotto contratto come si deve a 21 anni, come guardia giurata (no, non fermo davanti ad una banca ma all’interno del caveau), crescendo a livello personale ma mai a livello economico.
Verso i 28 anni ho iniziato a sviluppare i classici desideri da “grande”, cioè avere una casa e farmi una famiglia ma il terrore di vivere tutta la vita a 1200€ mi ha bloccato inoltre, avrei voluto iniziare a lavorare per vivere e non viceversa. (mio padre non era mai a casa, per lavoro usciva alle 6 e tornava alle 20, tutta la vita così e ad oggi ancora lo fa a 63 anni)
Ho passato 7 anni della mia vita con una media di 12 ore al giorno, per guadagnare 150€ in più confronto alla paga sopra citata, arrivando a fine mese sempre risicato e senza permettermi mai nulla (non ho vizi, non fumo, non bevo, non vesto di marca, l’unica cosa che mi permetto è uscire a mangiare una volta nel weekend).
Gli affitti e le spese al nord sono quelli che sono, ho un’auto con 20 anni di vita che crolla a pezzi, seguo una dieta che è praticamente solo “riso e pollo” quindi anche per mangiare, non spendo granchè.
Fatto sta che ho mollato tutto, un pò per disperazione (ambiente pesante nell’ultimo anno), ed avevo trovato un lavoro, che ora definisco fantastico, ma a 40km da casa.. ed un paio di volte mi sono anche addormentato in auto nel tragitto di ritorno post notte.
Dopo circa un anno qui, con una paga nettamente maggiore (1600€ senza straordinarie), vengo contattato da un agenzia con una proposta che sapeva dell’incredibile, 6 ore al giorno su turni in ciclo continuo (fonderia).. mi sale l’entusiasmo incredibile, un lavoro dietro casa, risparmio 2 ore di viaggio e 2 ore di lavoro.. sai quanto tempo riesco a dedicarmi? è un’occasione imperdibile!
Quindi, lascio tutto ed arriva la sorpresa al mio arrivo al nuovo posto, 8 ore su 3 turni 1300€, reparto diverso da quello inizialmente discusso… mi crolla il mondo addosso e dopo 6 mesi mi sto ancora mangiando le mani per il primo lavoro..
Accetto un’ulteriore proposta da un’altra agenzia, ma mi ritrovo ad essere un automa, fermo immobile davanti ad un macchinario che sforna pezzi ogni 40/50 secondi, senza riuscire a fare una pausa caffè o una pisciata (passatemi il termine) perchè la pressa “deve produrre”.
Dovendo discutere ogni notte perchè “eh la pausa di notte non si fa, massimo 10 minuti”, quando abbiamo tutti mezz’ora da CCNL, ma NESSUNO ha mai fatto storie (cosa che ritengo incredibile)
Ho iniziato ad andare dallo psicologo e prendo gocce per l’ansia, perchè mentre lavoro mi vengono attacchi di ansia e mi è capitato di avere crisi di pianto..
Ora sono letteralmente disperato, sto mandando centinaia di CV ma purtroppo non ho grandi studi alle spalle, quindi le posizioni disponibili sono sempre le solite..
Volevo provare a prendere una laurea triennale ma, vista la situazione, ho anche paura di farla inutilmente..
La mia pretesa per un lavoro più remunerativo non è per fare il “signore” ma per permettere ai miei futuri figli (di sto passo semmai ne avrò) di avere un padre presente, di avere accesso ad una buona scuola, di poterli mandare in “gita” senza sentire discorsi sui soldi che mancano, di permettergli di coltivare le loro passioni o uno sport, di poterli mandare all’università senza dovermi impiccare..
So che molti mi diranno “c’è chi mantiene una famiglia con 1000€”, che è quello che ho vissuto io in infanzia e proprio per questo mi sto muovendo perchè non continui ad essere così.
Non pretendo di diventare ricco, ma di arrivare a fine mese senza dover controllare ogni giorno quanto c**o mi resta sul conto corrente.
Qualcuno che è riuscito a prendere in mano la propria vita.. ha qualche consiglio?
Vi ringrazio di cuore
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Avresti dovuto tenere quel lavoro discretamente pagato a 40 km da casa. Col tempo avresti potuto anche aumentare la paga e magari, fare un mutuo per comprarti un appartamento in zona. Se, come dici, non sei uno che spende molto, la cosa è sicuramente fattibile, visto che il prezzo degli immobili oggi è basso. Anche perchè non penso che tu voglia vivere con i tuoi per sempre, no? Credo quindi che tu debba rimetterti in gioco e cercare ancora qualcosa del genere, un lavoro con una paga discreta senza badare troppo alla distanza. Capisco che è un rischio, ma va corso (anche io ho dovuto correrlo anni fa). Poi, come capisci anche tu, senza grandi titoli di studio non si può pretendere troppo.
La laurea triennale io la lascerei stare. Piuttosto, se sei abituato ai lavori manuali, io ti consiglierei la scuola di saldatura. Lo so che saldare non è un gran lavoro, ma ti assicuro che un bravo saldatore è una figura ricercata, che trova sempre lavoro ed è anche molto ben pagato. Saluti.
Io vivo da solo da 9 anni… se finissi i soldi vivendo con i genitori sarebbe grave
Comunque in realtà no, non sono abituato ai lavori esclusivamente manuali, anzi..
Mi informo per il saldatore, grazie del consiglio
Fissa nella mente un orario di lavoro e uno di viaggio che ritieni decenti (es. 6+1; 8+2 ecc), dopo di che candidati per quelle tipologie di impiego.
Prima di scegliere sarebbe il caso di decidere cosa si vuole dalla vita.
Anche il mettere su famiglia, si dovrebbe programmare in funzione delle possibilità del momento e non viceversa. Non è logico cercare di guadagnare di più al fine di potersi accasare..
Il lavoro impegna una parte considerevole della propria esistenza, tanto vale farselo piacere prima di ogni altra cosa. Perché temo che il problema vero non sia tanto il “lavorare per campare o campare per lavorare”, ma proprio l’aver paura di vivere.
Io non sono laureata. Nell’altra vita coltivo un sogno orientale, senza grandi conflitti. In questa vita me ne sono capitate di tutti i colori. Non ti sto a dire. Faccio la segretaria e non chiedo di meglio perché mi rendo conto che questo atteggiamento di fatalistica rassegnazione mi consente di vivere l’azione nella storia in maniera costruttiva. Ti ripeto: non sono laureata. Ho mollato tutto perché non ce la facevo e lo scemare delle forze mi ha riconciliato con le arti belle e il mondo della cultura che combatte contro la nostalgia che gli suscito. Per il resto penso di essere stimata, ma non m’illudo perché trovo la felicità nei pensieri orientali. Ormai è così. Non so cosa mi riserverà la vita. Forse lascerò il posto fisso per tentare la strada dell’imprenditoria. Probabile. Ma senza laurea. Si deve andare avanti. Mi farei del male. Loro sempre combatteranno la nostalgia. Che strano! Io sono contemporanea. nei sogni orientali sembro una ventenne, io che ho superato gli anta da un pezzo. Mi sento ancora una ragazzina, pensa.
Cazzate che senza laurea non si va avanti. Io in Italia non ho mai visto un contratto di lavoro serio e sono laureata in Comunicazione Internazionale a Perugia. Sono andata in Inghilterra, ho iniziato come Au Pair. Adesso lavoro in Banca e ho casa di mia proprietà a Oxford. I miei figli hanno la nanny in condivisione con un’altra famiglia italo-inglese. Mio marito é britannico, é head chef in un hotel a 4 stelle. Ho anche i benefit/sussidi per i miei 3 figli. L’Italia é un paese che non ci ha voluti a molti italiani. Sennò non stavamo qui in Inghilterra.
Rosa
Quando ti metti in proprio fammelo sapere 😀
Anch’io ho tanti sogni ma poco cash, o forse coraggio, per buttarmi.
Memina1985
Io non dico che non si vada avanti senza laurea ma sto guardando tantissimi annunci di lavoro e il 90% di ciò che amerei fare richiede una laurea.. tutto qua, per quello l’ho introdotto nel mio discorso.
Stavo valutando anche di mollare tutto ed andare all’estero ma in questo periodo purtroppo non è fattibile..
Thelovecout, con tutto rispetto per te e la categoria delle guardie giurate, quella è una professione per chi non sa fare niente. Non cambia molto se lo fai in un caveau o fuori dalla banca. Non so cosa tu intenda per essere cresciuto a livello personale facendo quel mestiere.
Discorso analogo per l’operaio generico che aziona una leva alla catena di montaggio. Se non ti specializzi, potrai solo ambire a fare lavori come rider, cameriere in gelateria, uomo delle pulizie, sfruttato e con stipendi che difficilmente superano i 1.300 Euro.
Una laurea va bene, ma in una facoltà spendibile, tipo ingegneria. Lascia stare lettere o filosofia. Però non credo che ti convenga fare sacrifici per studiare per anni, sei già sulla trentina. Il saldatore è una buona idea, oppure vedi se riesci ad imparare qualche altro lavoro manuale. Gli artigiani guadagnano un sacco di soldi e hanno sempre lavoro. Io sono laureato in economia, esperto di mercati finanziari, ma non è una professione facile.
Suzanne e co., ho detto qualcosa di sbagliato, di falso nel commento sopra?
Non è forse vero che chi fa lavori che possono fare tutti, sono pagati poco e sono precari? Ho solo descritto la realtà. Secondo te affermare che l’operaio alla catena di montaggio è un lavoro per cui non servono molte competenze è offensivo nei confronti di quelle categorie?
Ho forse detto che si tratta di mansioni inutili alla società? No, sei tu che fai questi discorsi.
Ti pare che disprezzo i lavori manuali dicendo che “Il saldatore è una buona idea, oppure vedi se riesci ad imparare qualche altro lavoro manuale. Gli artigiani guadagnano un sacco di soldi e hanno sempre lavoro”?
A parte che trovo a dir poco avvilente che si consiglino sempre e solo percorsi di laurea finalizzati a trovare certi tipi di lavoro. Allora eliminiamo il liceo classico, le facoltà umanistiche, bruciamo i libri di letteratura e poesia, cancelliamo l’arte, spegniamo la musica, dimentichiamoci del cinema. Poi chiudiamoci in una bara e aspettiamo la morte, perché un mondo cosí vuoto non ha senso di essere abitato.
Cercatevi il discorso di Montale sull’importanza dell’inutile e riflettete su quello che dà significato alla VOSTRA di vita.
Suzanne, non si consigliano certi percorsi si studio solo per trovare certi tipi di lavoro, ma per trovare lavoro.
Sai quanti laureati in scienze della comunicazione, storia, lettere e quant’altro finiscono a fare gli impiegati frustrati, mentre le aziende non trovano tecnici e ingegneri? È più avvilente vedere laureati in lettere con 110 finire al call center o fare fotocopie alle assicurazioni. Sono scontenti e sprecati, inoltre socialmente sarebbero stati più utili se fossero diventati bravi medici o ingegneri. Magari nel tempo libero avrebbero potuto dedicarsi alla pittura o alla letteratura.
Non esagerare, non dobbiamo bruciare i libri di letteratura, ma oggigiorno c’è troppa offerta di laureati in discipline poco richieste dal mercato del lavoro, dunque è giusto indirizzare gli studenti verso discipline stem. Ma chi lo ha detto che le materie stem siano vuote? La scienza e la tecnica sono molto interessanti. Hai mai notato
quanta passione aveva Margherita Hack per lo studio delle stelle? Per contro diceva di non capire la filosofia.
Qualcuno disse che la matematica è una forma sublime di finzione.
Non si pagano le bollette con l’inutile. Prova a dire alla gastronomia del supermercato:”Mi dà due etti di prosciutto, li pago con l’inutile”
Alle superiori un mio compagno di classe mi disse a malincuore che non poteva fare il corso pomeridiano di recitazione:”Sono tutte cose belle, ma nella vita l’importante è non morire di fame. Ho pure l’impegno del conservatorio”. Poi diventò direttore responsabile di due dei quattro reattori di una centrale nucleare in Slovacchia.
Quando dissi ad un altro mio compagno di classe che dopo le superiori volevo iscrivermi a storia, mi rispose:”Ah, vuoi fare una laurea per la disoccupazione?” Risposta fastidiosa, ma come dargli torto?
Comunque la mia domanda era diversa.
Trader, abbiamo visioni di vita completamente diverse, per questo non riusciremo mai a capirci.
Punto primo : l’università non si sceglie solo in base al lavoro, ma in primis spinti da ciò verso cui nutriamo interesse e passione. La facoltà di filosofia non mi ha permesso di trovarmi il lavoro che svolgo, ma sono stati gli anni meglio spesi della mia vita. Non consiglierò mai a mio figlio di scegliere ciò che conviene a discapito di ciò che gli infiamma l’animo.
Punto due : non necessariamente ci si realizza nel lavoro e non tutti ricercano stipendi alti o possibilità di far carriera. Ripeto, dipende dalle priorità della vita. Per me, in primis avere TEMPO a disposizione da dedicare a chi e cosa amo.
Punto tre : una società che funziona ha bisogno di quanta piú varietà possibile di intenti, motivazioni, spinte, capacità, competenze, risorse umane. Questa tendenza a livellare tutti i desideri e le aspirazioni, cosa che fai continuamente anche tu,…
Non potrà che impoverire un mondo sempre piú monocolore e monopensiero. Ci dev’essere posto per tutto e forse non te ne sei accorto ma questa è l’epoca dell’inutile, purtroppo declinato solo come prodotti da consumare per intrattenere un pubblico lobotomizzato. Prima di banalizzare il pensiero di uno dei grandi poeti della nostra letteratura magari cerca di comprendere cosa intendeva con “inutile”.
Punto quarto: non si è mai parlato dei bisogni degli operai, non venirmi a fare il Marx de noartri, che il tuo intento non era sicuramente quello!
Suzanne, va bene se tizio sceglie la facoltà universitaria per il piacere di studiare e non per lo sbocco lavorativo. Ma tizio deve essere consapevole e accettare che, terminati gli studi, sarà uno dei mille candidati al concorso per un posto da bibliotecario o andrà a fare fotocopie in una segreteria. Realizzarsi nel lavoro non significa necessariamente fare carriera o avere un reddito alto, bensì fare un lavoro che piace. E questi impiegati frustrati, magari pure precari, sono soddisfatti?
E’ vero che il tempo è la cosa più importante che abbiamo, perché si esaurisce, a differenza dei soldi, che si rifanno. Ma, volenti o nolenti, il lavoro ci occupa una buona parte della vita, quindi se non ci soddisfa, saremo infelici anche nel nostro tempo libero. Però se una persona preferisce fare il barbone, pur avendo avuto la possibilità di avere di più, va bene.
“non si è mai parlato dei bisogni degli operai”
Lo so, non hai capito ciò che intendevo.
Anni fa lessi una lettera su un inserto dove rispondeva Galimberti. Una donna diceva che chiunque eviterebbe, se potesse, un lavoro bovino e stupido come la casseria al supermercato. Proseguiva dicendo che lei non era il lavoro che faceva, ma i libri che legge, i film che guarda.
“La facoltà di filosofia non mi ha permesso di trovarmi il lavoro che svolgo”
Non è vero, la tua laurea è stata un requisito per fare l’insegnante.
Suzanne. Io non rincorro spasmodicamente la carriera ed il successo, infatti non ho mai fatto carriera. Sono un trader privato e da poco tempo anche un ASPP, che è un incarico importante e fondamentale per un’azienda, ma non è una carica gerarchica, l’ASPP è un consulente. Ma amo le mie due professioni, sono molto stimolanti. Sono stimolanti, pur non contemplando lo studio di Dante.
Le cose materiali non mi interessano e non sono egoista, i soldi non li uso per comprare un’auto più grande, ma per fare del bene.
“Non consiglierò mai a mio figlio di scegliere ciò che conviene a discapito di ciò che gli infiamma l’animo.”
Corretto, ma non pensi che ciò che gli infiamma l’animo potrebbe coincidere con ciò che gli conviene? A tuo figlio potrebbe piacere le materie tecnico scientifiche. E’ stimolante anche fare il ricercatore…
e scoprire una cura contro i tumori. Inoltre ricorda che nella vita non si può fare solo ciò che ci piace.
“…avere TEMPO a disposizione da dedicare a chi e cosa amo.”
E’ facile fare questi discorsi quando si guadagna tanti soldi all’ora. Hai mai pensato che ci sono lavoratori che guadagnano cinque Euro all’ora e, per contratto, devono stare sul posto di lavoro quaranta ore alla settimana e non diciotto come gli insegnanti? Una mia amica medica chiede centocinquanta Euro per una visita di meno di un’ora. Ha scelto di fare solo un paio di visite al giorno per godersi la vita, tanto già così guadagna il doppio di un operaio. Lei può scegliere di lavorare di meno per dedicarsi a chi e cosa ama, ma la maggior parte dei lavoratori no.
“…magari cerca di comprendere cosa intendeva con “inutile”.”
Non conosco il concetto di inutile montaliano, approfondirò. Ma a tua volta non ignorare le teorie keynesiane, è stimolante conoscere anche il funzionamento dell’economia.
Chi studia filosofia, oltre che l’insegnante o lo scrittore potrà benissimo fare il pubblicista, il giornalista o il copywriter, che sono professioni strapagate. Quindi non è detto che ciò che piace non possa coincidere con ciò che fa guadagnare, altrimenti non esisterebbero artisti o musicisti miliardari. Ma in ogni caso nella vita non è detto che ci si debba dedicare solo a ciò che porta soldi. Si può benissimo avere un lavoro che serve per campare e in parallelo avere delle passioni. Diversamente la vita diventa veramente triste e squallida e infatti certi commenti dimostrano l’aridità di chi li scrive.
Io comunque non credo ai “buoni samaritani” che pubblicizzano la beneficenza che presumibilmente fanno. Li trovo falsi e costruiti. Il bene si fa in silenzio, la vedo così.
“Chi studia filosofia, oltre che l’insegnante o lo scrittore potrà benissimo fare il pubblicista, il giornalista o il copywriter, che sono professioni strapagate.”
Allora mi chiedo come mai questa massa di filosofi facciano gli impiegati frustrati invece che i giornalisti, pubblicisti e quant’altro e perché MG a cinquanta anni sta ancora cercando il lavoro della sua vita in giro per l’Europa.
La verità è che non è così facile e certi commenti dimostrano la stupidità di chi li scrive.
“Il bene si fa in silenzio, la vedo così.”
Sono d’accordo, infatti io non faccio pubblicità del bene che faccio.
Io non sto cercando niente visto che da anni lavoro in proprio e voglio continuare a farlo. Possibilmente dove mi pagano bene per fare quello che mi piace. I minijob mi servono unicamente per dare linfa finanziaria ai miei progetti. Inoltre volevo imparare il tedesco.
Dimenticavo che con filosofia si può fare anche: Il conduttore televisivo, lo speaker radiofonico, il coach motivazionale, l’operatore al telefono amico ( personalmente però preferirei la dominatrice alle linee hot ).
L’ultimo passaggio non lo commento neanche.
“i soldi non li uso per comprare un’auto più grande, ma per fare del bene.”
Lo dico sempre anche io, stessa cosa fa mia moglie Chiara, eppure la gente non apprezza la nostra bontà.