Disperazione
Non ho mai scritto qui, ma ora la totale disperazione che vige in me mi fa far questo al fine di avere l’aiuto di cui ho bisogno onde evitare di commettere gesti insulsi. Cercherò per quanto mi sarà possibile di essere il più breve e concisa possibile. Vivo una storia da sei anni, oggi ho44 anni, per stare vicino a quest’ uomo ho abbandonato tutti gli affetti a me più cari, mi sono trasferita lontana dalle mie origini ma tutto nella speranza di una vita degna. All’inizio mia figlia ora 19enne stava con me poi purtroppo per difficile riuscita di ambientamento mi ha lasciata per tornare a Bologna, città dalla quale ci eravamo trasferite a cuneo, cosi mi sono ritrovata ancora più sola di prima, e vivendo giorno dopo giorno nella speranza che prima o poi sarei riuscita a convivere con l’uomo per il quale tutto ho abbandonato, a distanza di 6 anni questo ancora non si è verificato. Premetto che per i primi 4anni lui con me è stata la persona più fantastica di questo mondo, mi ha dato amore immenso, mi ha fatta sentire unica, mi ha messo al centro del suo mondo condividendo con me ogni più piccolo pensiero.
All’improvviso dopo questi bellissimi4 anni la notizia della malattia della mia mamma, “leucemia mieloide acuta”, una malattia che non perdona, e proprio a causa di questo io mi sono dovuta assentare , a volte anche per lunghi periodi, per stare vicino alla mamma la quale necessitava della mia presenza. è da allora che tutto è cambiato.. lui non è stato più lui, o quantomeno riusciva ad esserlo solo per breve. All’improvviso quell’uomo che mi investiva con quel suo amore indescrivibile si è diradato nel tempo, svanendo piano piano, fino a quando la mia mamma è stata chiamata al cielo, e nel mio uomo nel quale confidavo trovare tutta la forza necessaria per poter reagire a quella grave perdita, ho invece trovato un vuoto immenso. la mia mamma è mancata esattamente un anno fa, ma giuro, mai passato prima d’ora un periodo così cupo e disperato accerchiato dalla più profonda e disperata SOLITUDINE.
Lui si è allontanato in maniera estrema, io ora vivo in un tugurio in un posto che sembra quasi dimenticato da Dio, non ho un lavoro, lui mi passa quattro soldi con i quali devo cercare di andare avanti (premetto che lui economicamente è agiato). Ha una moglie dalla quale mi ha sempre fatto credere essere separato, ma lei vive nella casa insieme ai figli e dove lui ogni giorno sbarca, questo lo so con assoluta certezza. Qui da me viene solo la sera, mangia e dorme qui, ma ultimamente mi sembra che lui lo faccia solo a scopo di dovere, onde evitare di lasciarmi sola in questo posto sperduto.
Ho scoperto miriadi di bugia relative al lavoro e a tante altre cose, ho scoperto anche cose che lasciano inequivocabile il passaggio di altre donne, lui non mi cerca più come una volta, ma si ostina a dirmi che io sono il sogno della sua vita realizzato, che mi ama perdutamente, e che i suoi problemi i quali lo allontano da me, sono legati esclusivamente al lavoro che non va e alla crisi ad esso legata.
Vi chiederete cosa ci faccio ancora qui, certo facile parlare per chi non vive di persona tutto questo. Non c’è nulla di materiale che mi tiene qui legata, perchè non ho davvero nulla e mille testimoni per confermarlo, tutto ciò che possiedo è questo grande e immenso amore che nutro per questa persona, e non ho la forza necessaria per reagire. Ho anche venduto grande parte della mia dignità, perchè ho fatto con questa persona cose che mai prima avrei pensato di fare. Sono disperata, vorrei solo il suo amore, ma lo sento cosi lontano. . sto cadendo in depressione lo sento, faccio cose strane e penso alla morte come unica soluzione, riconosco di essere vigliacca, ma amo quest’uomo più di ogni altra cosa al mondo, vi prego se potete solo un aiuto, anche solo una parola. . . sono disperata, ma soprattutto sono disperatamente sola. .
grazie, bimba disperata.
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non sei una bimba disperata. sei una donna che ha una figlia di 19 anni.
scusami se sono dura. capisco il tuo dolore ma credo che tu abbia bisogno di una scossa.
devi pensare a tua figlia e andare avanti. ma come hai fatto a trasferirti sapendo che non sarebbe rimasta con te?
parlane col tuo uomo. spiegagli che la situazione per te è dura e che non sei felice.
se le cose non cambiano, parti.
io tornerei nella mia città per chiedere scusa a mia figlia per averla abbandonata in un’età critica. per cosa? per un amore? per un uomo benestante con una famiglia alle spalle? e l’amore per lei?
mi dispiace ma io non l’avrei mai fatto per cui non riesco a capirti. del resto non riesco nemmeno a capire come si faccia a farsi mantenere da qualcun’altro.
detto tutto ciò che penso, ora posso lasciar uscire il lato ottimista di me, quello che pensa sempre positivo: ce la puoi fare ad uscirne. non è la morte la soluzione, ma la forza di volontà.
gli amori a volte diventano dipendenze. puoi sempre dire basta.
Si sei dura,ma capisco perchè.Premetto che io non ho abbandonato mia figlia,lei è ritornata a Bologna ma a casa del padre perchè qui non si è ambientata,ma io con mia figlia ho sempre mantenuto ed ho tutt ora un rapporto meraviglioso unico,e ci vediamo spessissimo.Per quanto riguarda il lavoro inizialmente lui facendo un mestiere indipendente e che lo porta spesso fuori,mi portava con se per dargli una mano questo avrebbe dovuto essere così almeno fino a quando non avrei trovato una sistemazione mia,ma poi l improvviso ammalarsi della mamma mi ha impedito anche questo,non potevo dedicarmi a me,ma pensare a lei che per tre lunghi anni ha portato addosso a se quell orrenda malattia,ed io le ho dedicato me stessa,non potevo e non volevo lasciarla sola,questo fino all ultimo suo respiro.e poi per esigenze burocratiche e quant altro sono dovuta rimanere a Bologna per altri svariati mesi.Ne ho parlato con lui della difficile situazione emotiva,di quanto soffro per questo suo allontamento,ma lui continua a dirmi che tutto cio che succede è unicamente legato ai problemi di un lavoro che non va,e he io per lui sono e resterò sempre il suo grande amore. ora sto cercando un lavoro fisso,faccio qualche ora ogni tanto dove trovo,ma puoi capire che a 44anni non è così facile trovare una sistemazione.e anche questo infierisce negativamente sulla mia persona e va ad unirsi a tutto il resto.reagire dici?e come? torno da dove sono venuta?e dove vado?economicamente non posso permettermelo purtroppo,é sempre facile parlare per chi vive al di fuori,se ho chiesto un aiuto fatto anche solo di parole è perchè sono veramente tanto sola e disperata.Comunque grazie. Bimba 64.
ascolta, credo di capire cosa provi e cosa intendi dire quando dici che non riesci a lasciare quest uomo. Ti senti inferiore a lui e pensi che senza di lui non vivrai mai. Errore!metti in atto ciò che ti dico:inizia a mettere in luce tutti i suoi difetti, anche i più banali e inizia a mettere paletti tra te e lui senza dirgli nulla. Quando viene da te continua a studiarlo di nascosto: troverai in lui tanti di quei difetti che ti daranno la consapevolezza che tu sei migliore di lui. Altro consiglio: devi ASSOLUTAMENTE uscire e conoscere qualche persona senza però raccontarle la tua storia se no ti mollano, e non sei obbligata a dirlo a quel mezzo uomo che frequenti, inizia ad avere i tuoi segreti e ti assicuro che nel giro di qualche mese tu scapperai da questa casa. Continua di giorno a cercare un lavoro, anche fare pulizie, non tirarti indietro, conoscerài altra gente, ti serve aria pulita. Più avanti potrai considerare l idea di tornare nella tua città e se i rapporti con tua figlia sono buoni, potrai farti dare una mano per reinserirti. Su!affronta i tuoi guai, e auguri
@aromatic “Ti senti inferiore a lui e pensi che senza di lui non vivrai mai. Errore!”
concordo con aromatic.
mi dispiace se sono stata dura e capisco che chi non è al di dentro di questa storia non può capirla fino in fondo.
intendevo scuoterti perché una madre non può pensare di fare “gesti insulsi”. è un lusso che non può concedersi, nonostante ogni dolore, e – da figlia – sentirtelo dire, mi ha ferita.
ho immaginato che fosse mia madre a dirlo e ho provato rabbia.
e ho provato rabbia anche perché, invece di mettere al centro del problema l’indipendenza che ti permetterebbe di essere “libera” di continuare ad amare o di non amare più, parli come una donna che elemosina dal suo uomo una vita che senza di lui non avrebbe senso, e non può mai essere così.
non possono essere gli altri a garantirti quello che tu non riesci a darti. non è giusto per te stessa. ti lascia in balia degli eventi.
dal mio punto di vista il problema reale non è tanto ciò che lui prova, aldilà del dolore che il suo comportamento altalenante indubbiamente comporta, ma – semmai – è rendere indipendente te stessa dal libero arbitrio di un’altra persona che domani potrebbe scegliere di non esserci più.
da quanto scrivi compare un ottimo motivo per non parlare mai più di gesti insulsi e per provare ad entrare nell’ottica che ricominciare è possibile: il bel rapporto che hai proprio con tua figlia.
capisco che alla tua età è più difficile entrare nel mondo del lavoro ma non devi pensare di arrenderti. perché? per il motivo più banale: non puoi.
cerca nei call center, cerca nel ramo delle pulizie, cerca nei bar e nei ristoranti, pure quelli di periferia, chiedi aiuto in parrocchia perché ti segnalino a qualche famiglia che ha bisogno di assistenza agli anziani, ai bambini, o di una colf.
qualcosa, finora, avrai pur fatto, da spendere come esperienza lavorativa precedente. anche un lavoro saltuario è meglio di niente. soprattutto devi convincerti di poterci riuscire. finché parti sconfitta sarai sconfitta.
il tuo problema, secondo me, adesso, è cercare di renderti autonoma da lui. solo dopo potrai pensare di sistemare o meno ciò che non va nel vostro rapporto.
come puoi riuscirci se, al momento, non puoi nemmeno minacciarlo di andar via? sei in una posizione scomoda perché è la posizione di un dipendente nei confronti del datore di lavoro.
al momento devi pensare ad uscire dalla sua orbita. sei una persona, non un satellite di qualcun’altro.
ce la puoi fare! grinta!
Grazie di cuore a voi e alle vostre parole delle quali terrò davvero consideraione..sto cercando lavoro ora ,qualunque esso sia andrà bene puchè serva a spronare la mia persona,non tanto per il mio bene,quanto per quello di mia figlia..
Anch’io penso che l’ultima persona con cui parlare sia questo uomo che mente a moglie e figli, a te, alle amanti. Lui mente, e non ci perde nulla: chi ci sta, subisce i suoi comportamenti e i suoi ricatti pidocchiosi. Se qualcuno non ci sta, lui può riprovarci, oppure trovare altri da ingannare. Certo, lui inganna anche se stesso, con i suoi ‘personaggini’: padre, marito, amante, uomo di successo…spesso, uno come lui interpreta altre ‘parti’ (volontariato, politica, religione, sport, ecc) per la ‘facciata’. La storia e la cronaca (e la letteratura) sono piene di persone simili. All’inizio sono meravigliose, ma poi trasformano la vita in un’altalena di inferni e paradisi, solitudine, silenzio, musi …
Ti trovi in una situazione di violenza psichica, una vera trappola: tu però la stai riconoscendo, quindi hai fatto il primo, più difficile e più importante passo per uscirne!
Questa violenza non è rara. Di solito, la vittima, prima non se ne capacita e cerca di negarla; poi se ne vergogna (o è ricattato) e la nasconde, tanto bene che le persone vicine non se ne accorgono. Spesso anche gli amici negano questa realtà, non solo perché nascosta, ma perché è troppo brutta. Le persone si tirano indietro, vogliono essere ‘imparziali’ e distribuiscono colpe a metà, alla peggio dicono che il violento è pazzo.
Delle persone che usano violenza psichica (fonte di altre violenze: fisica, economica, ecc.), solo il 10% è affetto da una patologia psichica.
Anche il tuo uomo probabilmente non è pazzo, ma è un intelligente che usa male l’intelligenza, mentre usa bene i metodi di controllo sugli altri per soddisfare i suoi bisogni.Si tratta di strategie ormai ben conosciute e catalogate dagli studiosi.Ti basta cercare in internet per accorgerti che stai vivendo in una trappola fatta di precisi schemi comportamentali: inganni lucidi, tradimenti, umiliazioni, adulazione, induzione di sensi di colpa, ricatti, vittimismo, ecc ecc.
Forse, hai solo paura di lasciare la ‘cella’ in cui hai passato anni di vita e di gettarti nell’ignoto: qualunque lavoro onesto è onorevole e comunque meno doloroso dell’inferno in cui vivi. Persino morir di freddo sotto un ponte (cosa che non avverrà) sarebbe comunque meglio che soffocare lentamente nella trappola in cui soffri talmente da pensare alla morte. Guarda ai meschini comportamenti del mezzo uomo che ti sta fregando la vita, non dirgli nulla e appena avrai raccolto abbastanza forza, vola via senza voltarti. Ci sono associazioni, gruppi di autoaiuto, case-rifugio in cui chi conosce la tua sofferenza (spesso perché l’ha vissuta) ti può aiutare, gratis: http://www.casadonne.it http://www.artemisiacentroantiviolenza.it , http://www.lacarrucola.it .. puoi telefonare, sfogarti, ascoltare. In internet trovi certo qualcosa dalle tue parti. Sei stata ingannata e sei cascata nella trappola più vischiosa, che c’è in tutti i ceti sociali! ‘Tu’ sei in gamba, visto che hai resistito: se soffri così, è perché il Tuo Essere sta urlando per venir liberato!
Probabilmente hai ragione,io sono caduta nella rete di un meschino,capace di giurarti amore eterno ma non appena ti volta le spalle diventi il suo ultimo pensiero,o meglio ancora “NULLA”.Eppure nonostante io abbia parlato con lui di tutto questo,le uniche risposte che riesce a dare sono: non è come credi,è il lavoro che non va e non sono sereno,ecc ecc.Quello che mi chiedo e a cui non trovo risposta è:perchè continua a stare insieme a me?Del resto non vedendomi più con la stessa ottica di una volta in automatico non riesce ad essere cio che è sempre stato,esce di qui la mattina presto e rientra la sera,e ultimamente quello che c è tra noi sembra più un semplice rapporto di conoscenti e nient altro,quindi mi chiedo,considerato che per lui venire fino qui,che è molto distante dal suo mondo abituale,diventa anche molto scomodo,e non prendendosi nulla da me in senso materiale e fisico,perchè continua?Potrei capire se fossi per lui un bel gioco sessuale,ma non mi guarda nemmeno più.Ho 44 anni ma la natura in questo ha voluto essere molto generosa con me,ne dimostro 10 se non più di meno,e non dico questo,e non dico questo per sottolinearmi agli occhi di chi legge,ma semplicemente perchè nonostante io possa essere bella vivo un dolore inestimabile,e spesso odio questa mia bellezza perchè alla fine mi rendo conto che nella vita serve davvero a niente,anzi diventa ulteriore causa di dolore perchè ti rendi conto che sei inutile.Si ho capito il mio dramma,ma non è facile venirne fuori,vorrei capire e avere risposte ai miei perchè,non ho mai preteso nulla dalla vita se non serenità e onestà,ma ho sempre e solo sofferto,anche la storia col padre di mia figlia durata ben 17anni si è catapultata nell inferno,ma mai come credevo in questa mia ultima ho creduto nelle altre,perchè qui lui è stato capace di farmi credere che la vita esiste,che la felicità non è un sogno,mi ha travolta con una dolcezza ineguagliabile,con un amore mai conosciuto prima,ed io mi sono persa in questa miriade di sentimenti,e mi sono innamorata perdutamente di quest uomo in ogni senso,tanto cha a distanza di 6 lunghi anni il sentimento che provo non è mai mutato,anzi,scoppia dentro me per la sua immensità.Non sono legata ad una situazione ne tantomeno a una vita agiata,non ho nulla di tutto questo,nulla,sono legata unicamente a luida un amore indissolubile che vorrei trovare la forza di soffocare e uccidere…ma non ci riesco.Forse la mia disperazione non troverà tregua.Ero solare eterea felice,ora mi sento pesante perduta e mi trscino.Lui era la mia primavera,la mia strada;faccio di tutto,credimi,cerco le forze negli angoli più remoti della coscienza per riuscire a buttarlo fuori di me,per vederlo scomparire,per poter ridere senza ritegno,ma non vedo porti sicuri,anfratti nascosti in cui leccarmi le ferite e medicare il male che sento dentro,lui vigliaccamente torna nella mia mente in ciò che era,nel buio,quando sono ancora più indifesa e mi distrugge poco alla volta…Bimba
sei in trappola. Sembra che tu ti stia spaccando in pezzi: gioventù, bellezza, forza, intelligenza … nulla ti serve più, invischiata come sei nella ragnatela. Lui torna, perché è il ragno: tornerà perché sei la preda, a sua disposizione. Ti sta risucchiando la vita, ma sei tu che glielo lasci fare. Il ragno fa la trappola, e ci vive: per lui va bene così, è la sua casa. Non è un problema tuo se lui è ragno per scelta o per natura, se è felice o infelice.
Non so quanto durerà la tua storia: penso che o lo molli, o ti farai distruggere e allora non gli piacerai più e il ragno troverà un’altra preda da far innamorare perdutamente, e ti mollerà lui (anzi, farà in modo che lo molli tu, portandoti allo sfinimento e all’angoscia). Il tuo ‘immenso amore’ non vale nulla, perché nulla vale la persona che ami. Tu ami immensamente il nulla.
Mollalo, fai la valigia, sparisci e non metterti con nessuno finché non avrai ricostruito te stessa. Purtroppo non basta essere allegre e solari, bisogna imparare a riconoscere la persona, bisogna scegliere il tipo di rapporto che si vuole e imparare a costruirlo: la felicità non è un sogno, ma bisogna conquistarla. Lui è il ragno, ma sei tu che ti tieni in trappola. Nessuno ti impedisce di andartene, nemmeno lui lo può fare.
Tu hai impostato una vita di riflesso, come molte donne: sarà colpa degli schemi culturali, ma ormai i tempi sono cambiati, le donne possono vivere indipendenti. Chiediti quello che vuoi, trova un primo semplice obiettivo, come un lavoro (va bene anche se non è fisso, per esempio so che molti alberghi di montagna offrono lavoro, vitto, alloggio)… e vai via, non solo da lui, ma anche da quella parte di te che ti sta tenendo in trappola. La trappola resterà lì dove è: vuota. E il ragno vada a farsi friggere.
Ci sono un sacco di donne (ma anche uomini) nella tua situazione: per fortuna, tu non hai il problema dei bambini. Moltissime persone ce l’hanno fatta e si sono liberate. Una cosa è certa, devi agire e trovare l’unico porto sicuro che esiste: te stessa. Preparati un pensiero ‘forte’, una frase (tipo: sono giovane e bella e posso fare qualunque cosa)e ripetitela ogni volta lui ti invade la mente.
Ormai però tu sei a pezzi, devi far svelto e devi chiedere aiuto o rischi di non farcela: prova con i link che ti ho dato, telefona e parla con qualcuno, anche se è lontano. Facilmente ci troverai una persona amica: basta una sola persona amica, per salvarsi. Per scritto non basta, e ci vuol troppo tempo.
Si hai perfettanente ragione,sono in trappola..mi sento una venduta in ogni senso.Pensa che per quest uomo ho perso anche la mia dignità!Mi sono venduta gratuimante alle sue perversioni,e forse ora proprio perchè ha ottenuto ciò che voleva di me non sa più che farsene..E pensare che ha giurato alla mia mamma morente che mi amava perdutamente,che avrebbe avuto cura di me per la vita,che mai mi avrebbe fatta soffrire…assurdo.. Dio quanto ci ho creduto in tutto questo.Mi vergogno per ciò che sono,un incapace,una nullità,che si è lasciata abbindolare in tutto perdendo anche la stima di se stessa.Che schifo!Ieri pensavo di avere un valore per questa vita,ma mi rendo perfettamente conto che io non la merito nemmeno questa vita..Potrei vendere il mio corpo e forse dare un senso allo schifo che provo e che sono diventata…tanto di me non me ne frega più niente,mai più potrò recuperare ciò che ho perduto..soprattutto la mia dignità!E non dirmi che sono vigliacca,ti prego..non credo più a niente,soprattutto non credo nel domani,troppo difficile solo pensare che per me ci possa davvero ancora essere un domani..
vado avanti con il nick fl53. Ti capisco, dopo tutto questo tempo in cui hai vissuto in funzione di lui, nella tua testa c’è solo lui e hai cancellato te stessa. Nella tua testa c’è solo lui, tanto che tu ti vedi con i suoi occhi: è lui che ti vede priva dignità, è lui che ti vede come un oggetto, è lui che ti vede incapace di fare altro… Non ti ritrovi più, di te stessa vedi solo il peggio, cioè quello che lui ti ha fatto fare: ma quello che vedi non sei tu, altrimenti ti piacerebbe.
Io penso che qualunque cosa tu abbia fatto, non è molto importante. Importante è altro: se tu vuoi bene a tua madre, che è stata ingannata da lui, prova a immaginare che lei sia lì vicino e che ti veda. Immagina che cerchi di parlarti. Immagina quello che ti direbbe, immagina quan soffre per te. Se ti è difficile, immagina quanto soffriresti tu e quello che diresti tu a tua figlia, se lei fosse esattamente nella tua situazione: le diresti che è per sempre legata a quello che un pervertito le ha fatto fare?
ciao bimba64 ho letto la tua lettera è mi ha commosso tanto.non scrivo per dare giudizi o consigli ma perchè io sono disperata quanto te ed anch’io desidero la morte. ho appena chiuso una relazione durata 2 anni con un uomo sposato e con 3 figli,io avevo 32 anni è stavo attraversando un perio do delicato e lui mi è apparso come un angelo e all’inizio lo è stato,ma poi è iniziato l’inferno,la moglie ha scoperto tutto ed ha chiesto la separazione il giorno dell’udienza invece cambiano idea e lui torna con lei,dopo 3 giorni mi chiama chiedendo perdono e ricominciamo di nuovo a vaderci,dopo tre mesi se ne va da casa questo un anno fa,a questo punto inizia il cambiamento,la moglie lo ricatta con i bambini lui passava tutto il tempo da lei per vederli diceva che lui tutti e tre da solo non riusciva,di separarsi non se ne parlava fino a quest’estate quando ha detto che facevano la consebsuale,ma lui diventa sempre più strano anche con i discorsi,prima diceva che voleva un figlio nostro che voleva farmi diventare madre,un giorno mi ha detto che di figli nè ha tre e non nè vuole altri che se voglio continuare a stare con lui dovevo rinunciare,ultimamente ci vedevamo una volta a settimana poi 20 giorni fa non cè l’ho più fatta ed ho chiuso,lui non si è scomposto più di tanto mi ha dato solo dell’egoista,tre giorni fa ho scoperto che non ha mai chiesto la separazione e che era una bugia,gli ho mandato un msg è lui invece di ammettere per una volta la verità mi ha insultata e che ormai gli sono uscita dal cuore perchè se lo amavo mi comportavo diversamente. ora mi sento uno schifo a casa devo fare finta di niente perchè non hocon chi parlare e le amiche quando sei nella merda scompaiono. dovrei odiarlo ma non ci riesco,eppure ho perso due anni nei quali sono stata umiliata è insultata anche dalla moglie,perchè io ho rovinato la famiglia,ma quale famiglia volevo dirle,lui la tradiva da prima che si sposassero. aiutatemi.
Carissima Aries74,chi più di me ti può capire..Io vivo in un limbo di totale disperazione perchè lui ogni volta mi confonde,continua a giurarmi amore,a dirmi che sono la sua vita,e intanto sono scorsi 15 gg dove lui non mi ha sfiorata con un dito,non mi ha mai guardata,non si è mai interessato al mio stato d animo distrutto nonostante io gli abbia fatto presente come sto vivendo come mi sento.E anche oggi che è domenica si è alzato e se ne è andato dicendomi che la crisi che ha con il lavoro lo costringe a darsi da fare anche di domenica,sta di fatto che anche oggi si va ad aggiungere ai lunghi giorni di mia solitudine assurda.Se solo tu potessi immaginare come stò in questo momento,e io qui non ho nessuno nemmeno amici,sono disperatamente sola..vorrei io avere la forza e il coraggio che hai avuto tu e dire basta basta!Ma non ci riesco,mi sto consumando..e non è giusto perchè non merito tutto questo male.Quanto vorrei avere vicino un amica come te,una persona che vivendo la mia stessa disperazione mi può capire,e trovare insieme il coraggio di reagire e di provare a vivere,forse perchè insieme e vicine entrambe potremo trovare la forza l una nell altra..sai io sono certa che lui oltre alla moglie,(con la quale non ho mai capito che tipo di rapporto abbia),c è un altra donna,del resto un uomo che ama(come lui dice di amarmi),non può resistere per lunghi15 gg senza sentire o avere il desiderio di abbracciarti di baciarti,di esternare i propri sentimenti,anche se ci sono dei problemi sul lavoro,lui ha sempre detto che io sono il suo rifugio,la sua ancora..eppure mi sento messa all ultimo posto della sua vita..Dentro di me il male è lacerante,mi sento buttata alle ortiche..e pensare che dicono cha bisogna vivere..ma io la odio questa vita,si mi fa respirare,ma quanto male quanto soffrire quante lacrime,e tutto immeritatamente.Le pocha persone cha mi conoscono hanno tutti capito la mia sensibilità,la mia bontà,e tutti mi dicono,”hia un cuore grande,tanto grande”,ma a cosa serve usufruire di tanta bontà di tanto amore quando poi quello che ti ripaga è solo cattiveria,arrivismo,crudeltà,falsità,a cosa potrei più credere io?Troppi anni scorsi a soffrire a piangere,cercavo solo la serenità di una vita basata soprattutto nel rispetto..ho trovato in 44anni solo sopprusi,violenza psichica,sofferenza e umiliazione..cosa rimane per me ora?Nulla credimi proprio nulla,sarei incapace di credere che per me possa esistere un nuovo orizzonte..Arriverà la fine piano piano..perchè il mio cuore non ha più forza per reggere questa angoscia,ed io sarò qui ad aspettare che la fine di questa vita mi porti via,e forse solo allora troverò quella pace tanto desiderata. Ti abbraccio fortissimo,per me sei un amica.
parlano tanto di inferno … ma io penso che l’inferno sia qui. O meglio, qui ci sono tanti tantissimi inferni… se vuoi scrivimi mremfmd@mail.com Ho vissuto cose simili, con un marito che mi ricattava usando i figli …
cara bimba 64 ,
sono una mamma di 58 anni e quasi quasi potresti essere mia figlia, come madre quindi ti dico che ce la farai. Sei ancora giovane e puoi avere ancora una vita bellissima. RICORDATI che la tua età non tornerà più ed è la più bella
almeno per me di una donna. Auguri di cuore
MIRIAM
secondo me è proprio il tipo seducente e amaliante che non vale un cavolo e siccome tu vali te ne accorgi e soffri! Ti traggono in inganno promettendoti amore eterno ma non sono capaci di amare! io sono sposata con due bambini con un uomo che ho amato alla follia ma è stato un gioco pericoloso che non sono ruscita a controllare! ora sono disperata non tengo più a me stessa e tiro avanti nella disperazione più totale! Sono persone meschine, dietro il loro fascino amaliatore si cela un mostro un egoismo spaventoso! Dovremmo essere talmente in gamba da tirarcene fuori e invece rimaniamo li ad umiliarci con una persona che non è in grado di amare ma di farci sentire delle merde!sempre più incapaci di reagire… ma ti rendi conto! Se l’amore è questo allora è meglio la morte! non dovevamo cedere alle loro lusinghe alle loro favole…. sono dei vigliacchi mascherati! E’ cosi anche per te non sono violenti ma solo dei gran vigliacchi! Anche il mio sta sempre a lavoro pieno di donne ma sono sicura che l’inferno se lo porta dentro anche lui! Se una persona tratta in un modo un’altra lo fa anche con se stesso!ma tu non hai colpe almeno quelle… mi dirai! Hai solo la colpa di non trovare la forza di mandarlo a quel paese! Io no riesco più a capire cosa penso sono disperatissima e tiro avanti per i miei due figli! Non riesco proprio a ritirarmi su non so neanche per loro quanto sia bello avere una mamma che è morta dentro! un pò però mi riconsola sapere che anche tu prvi questo enorme senso di vuoto!Ci hanno ingannate! Il nostro amore è stato una fiamma ma in poco tempo è nato e in altrettanto è morto e si è trasformato in un inferno! Mi ha distrutta e mi continua ad umiliare giorno dopo giorno! E o non gli avevo mai chiesto nulla…. ha deciso lui di amarmi con quel suo fare amorevole e angelico mi ha sedotta e abbandonata ma non completamente quel tanto che serve a non farti andare via ma che al tempo stesso ti fa sentire un dolore allucinante insopportabile! Anche io ero una bella donna prima che non mi sformassi con questo matrimonio! Ora odio me stessa e odio il fatto che non mi rispetto e mi faccio prendere per il culo! Pensavo di valere almeno un pò! Ma la mia vita è stata un massacro già da quando ero piccola per fami amare dai miei genitori ero frustrata e la stessa cosa faccio con lui che sparisce invece di dedicarmi attenzione e cure! Mi ha tradito infinite volte non escludo che possa avere anche un’altra famiglia ‘sta sempre in viaggio’… io sono disperatamente sola e incompresa mi arrovello il cervello a pensare cosa è ce non va in me!? Che ho perso l’amore per me stesa e non so più dove ripescarlo! Non ho più forme talmente il dolore mi ha pervaso!!! Non so neanchecome spiegarlo il dolore che provo mi sembrava che nessuno potesse capirlo…ma leggendo la tua lettera mi sono ricreduta!La trappola delle donne che amano troppo gli altri ma poco se stesse!
ciao loredana,dio quanta disperazione…entrambe intrappolate nella tela del ragno e incapaci di reagire..di venirne fuori..io sono così stanca,pensavo che il tempo mi aiutasse,faccio di tutto credimi,cerco le forze negli angoli più remoti della coscienza per riuscire a buttare lui fuori di me,per vederlo scomparire,ma non vedo porti sicuri,anfratti nascosti in cui leccarmi le ferite e medicare il male che sento dentro..lui vigliaccamente vige in me,specie quando sono più indifesa e mi distrugge poco alla volta…mi sento trasportata in una dimensione eterna dove il tempo passato,presente,futuro non hanno più contorni,dove io non so più chi sono..dove molto spesso sento possente la stanchezza di respirare.. sono pienamente cosciente di me,per questo sono certa di essere entrata nel batatro della depressione,mi rendo conto che a volte penso a cose assurde con la certezza che farmi del male metterà fine a questo incubo che mi stà ingoiando,e ciò che rimane di me è davvero poco..troppo poco.e non mi sento egoista nei confronti dei miei cari che mi vogliono bene,e sai perchè?perchè sarei più egoista riversando addosso a loro la mia disperazione facendoli soffrire nel vedermi soffrire.sapessi quanto bisogno ho di essere abbracciata,di sentirmi protetta,la mia solitudine non mi aiuta,e poi io oramai sono davvero tanto stanca tanto stanca..forse lui mi marcirà dentro,e forse lo stesso veleno mi ucciderà…certo è che qui e ora,io ancora lo amo.
E’ davvero assurdo,anzi un insulto,che qui si parli di ‘amore’: l’amore è rispetto, libertà, progetto, dialogo, aiuto, ecc ecc
Cioè il contrario dello schifo descritto qui.
Chi ama vede le qualità di sè e dell’amato e vede la bellezza della vita insieme: quali bellezze vedi tu, di te, del tuo ‘amato’ e della tua vita?
Sei consapevole della sua (e tua) meschinità: e allora, che cosa ami? Tu sai cos’è l’amore? di certo non è il morboso attaccamento a una relazione devastante come questa. Il bello è che ne sei consapevole e lo dici; qui hai chiesto aiuto e ricevuto risposte e proposte, ma te ne stai lì, ostinatamente decisa alla tua pigra vita inutile, crogiolandoti in frasi patetiche.
Boh, contenta te … scelta tua, responsabilità tua (attenzione, tua, non sua: lui è responsabile per la sua vita, casomai tu sei sua complice nel delitto di costruire l’inferno per entrambi).
Questo tuo ‘amore’ è il contrario dell’amore: pigrizia (voglia de lavvorà saltame addosso …), autocommiserazione, mancanza di autostima-dignità, comodi sensi di colpa paralizzanti (pro pigrizia), vittimismo, fifa, umiliazione, ecc ecc .. In questo schifo, stai male e allora cerchi gli altri:il che è bello,se usi l’aiuto(ricordati che gli altri ti danno il loro tempo e impegno) ma è brutto se ignori l’aiuto e continui come prima. La patetica frase finale “lo stesso veleno mi ucciderà…certo è che qui e ora,io ancora lo amo” non sta altro che a dimostrare la decisione volontaria di stare nel porcile.Ad ucciderti sei tu,non il veleno.
Ovunque ci sono centri gratuitidi ascolto e aiuto legale, psicologico e concreto (ricerca di un lavoro): te lo si dice,ma tu ti guardi bene dall’andarci.
Sinceramente, dato che nemmeno consideri l’aiuto che ti è stato dato, non mi fai +nessuna compassione: la tua è ostinata pigrizia. Pigrizia morale, pigrizia psicologica, pigrizia fisica, pigrizia di non lavorare.
Milioni di donne lavorano: e tu? eh, no…tu no: perché?
Ai miei tempi c’era il muro della società attorno a me e non sono riuscita a separarmi, anche se lavoravo. Niente centri di accoglienza, tutte le porte si chiudevano. Oggi è diverso e dopo 30 anni di inferno ho trovato aiuto e cacciato di casa il pseudo uomo. Se l’avessi fatto prima, i miei figli non avrebbero sofferto e non soffrirebbero così tanto.
Fuggita dall’inferno (ho distrutto la trappola), sono rinata. A 55 anni vivo da3 un amore pulito, mai un litigio.
Oggi dico che sarebbe comunque stato meglio prendere i miei tre figli e andare dove la cultura mi accettava: Milano, Roma, ecc…
Gli schemi mentali in cui sclera il cervello generano folli frasi come: sto in questo inferno per il bene dei miei figli ….
Così accade che una donna trascini uno schifo di vita, come se nell’immutabile trantran domestico fosse la sicurezza per i figli:invece è la trappola nella quale i figli soffrono e soffriranno e, quel che è peggio, impareranno comportementi degenerati in cui soffriranno le loro famiglie
com’è facile parlare e giudicare per chi vive al di fuori delle situazioni..già..troppo facile.. sai perchè ho il computer? solo perchè lui lavora con ebay mica perchè è mio..pensi che non abbia e non stia cercando lavoro? certo che lo faccio,ogni giorno.ma se tu solo potessi immaginare dove abito forse riusciresti a capire le difficoltà che tutto mi crea a cominciare da soldi che non ho per potermi muovere,e quei pochi che mi da bastano a malapena per mangiare.sono haidi tra le montagne e non c’è niente qui proprio niente il paese più vicino dove forse potrei trovare è cuneo che dista da qui 70km..ma si di pure quello che vuoi non mi interessa,di certo c’è che non ho scritto qui per fare pena a qualcuno..e poi chi ti dice che io non stia seguendo i consigli che qui mi sono stati dati? non volevo assolutamente che tu mi dicessi (poverina,come mi dispiace ecc ecc)ma non hai nessun diritto di offendere dandomi di quella che non ha voglia di fare un emerito c…! se non conosci i reali e seri problemi che una persona può avere non ti puoi permettere di giudicare,,e credimi se questo è il metodo che usi pensando di aiutare chi è in difficoltà,lascia proprio perdere ed evita di dare risposte e giudizi così ontosi.. contenta per te che dalla tua situazione ne sei uscita e ora vivi..ma ognuno di noi ha una situazione a se e non sempre è così facile come tu vuoi fare sembrare..ma si lasciamo perdere..sappi solo che il tuo giudicarmi a quel modo ha contribuito ulterirmente in modo negativo contro la mia persona.. non giudicare se non conosci..non ne hai proprio nessun diritto!
Bene, vedo che la parte di te vittima, ferita, reagisce. È rabbiosa, è la parte dipendente affettivamente da un uomo che tu stessa descrivi come meschino.
È la parte che ti tiene intrappolata te e lui nella ragnatela.
È la parte che scrive “certo è che qui e ora,io ancora lo amo”
È la parte di te che rifiuta di morire per lasciar vivere l’altra, la donna vera e relegata in un tugurio, cui viene rubata la vita, quella che ha scritto ‘disperazione’ perché è una donna intelligente, piena di risorse. È la donna che si sta accorgendo di essere stata imprigionata, che si sta accorgendo che, se non fa qualcosa subito, morirà: “oramai sono davvero tanto stanca tanto stanca..forse lui mi marcirà dentro,e forse lo stesso veleno mi ucciderà…”
A questa donna, vera e intelligente, avevo già scritto … non so se ti sei accorta.
Si è proprio molto arrabbiata, per la mia scrollata, la parte di te dipendente da questo ‘amore’, quella che ti tiene lì perché teme di perdere il brandello di sicurezza dentro al tugurio. È arrabbiata perché terrorizzata: dovrà svanire nel nulla, SE l’altra parte, quella della donna intelligente, forte, coraggiosa deciderà di prendere in mano la situazione e di svegliarsi dall’incantesimo.
Allora la parte vittima, condiscendente, paurosa, sparirà. Resterà una donna che si è ripresa la sua vita: non facile. Ma questa tua vita, così come è, è forse facile?
Era chiarissimo che non hai mezzi economici: per questo qui ti abbiamo parlato di associazioni, case rifugio, ecc ecc
Sinceramente, io penso (ma questa è solo una mia idea senza valore scientifico) che tu non abbia bisogno di chissà quale terapia psicologica: certo, ti potrebbe aiutare, ma costa molto cara. Tu sei intelligente, sai analizzare la situazione, sai esprimerti … potrebbe bastarti il supporto psicologico gratuito dei centri anti-violenza (ricordati: tu sei dipendente affettivamente perché hai subìto una violenza, psicologica, fisica, economica o quel che altro sia: la tua è esattamente la storia di innumerevoli donne).
L’aiuto degli altri –concreto- è indispensabile: ti do altri numeri. Puoi spiegare i motivi che ti impediscono di reagire. Hai bisogno di:
1) Alloggio
2) Lavoro
Poi, verrà la serenità, le amicizie e chissà… l’amore. Sei ancora così giovane…
Nel prossimo post ti do altri numeri e indirizzi. Il mondo è grande: chi ha detto che tu debba vivere lì?
Saresti in grado di pagarti il biglietto del treno?
Ecco alcuni indirizzi/numeri per ricevere assistenza gratuita. Io mi ci sono rivolta, ed ho ricevuto davvero molto. Certo, bisogna scegliere, e cambiare, se necessario … non tutti sono ugualmente efficaci in tutti i casi:
MILANO
CASA di accoglienza DELLE DONNE MALTRATTATE, Milano – via Piacenza, 14 – Tel. 02/55015519 – 02/55015638 – Fax 02/55019609 – http://www.cadmi.org/ – @mail: cadm@galactica.it
Progetti: “Uscire dalla violenza si può”: ospitalità per Zero Tollerance contro la violenza sulle donne – Tel. 800/531135. Servizi: case di ospitalità temporanea a indirizzo segreto per le donne in emergenza e i loro figli minori – consulenza legale – rapporto con le risorse del territorio, servizi sociali e tribunali – sostegno psicologico per le donne ospiti – sostegno educativo per i/le bambini/e ospiti – orientamento e sostegno per la ricerca del lavoro e della casa
Associazione Donne Insieme Contro la violenza, Milano – Tel. 02/90422123
Cooperativa Sociale Cerchi d’acqua, Milano – Tel. 02/54107608
BOLOGNA
Ass “La Cicoria” Contro la violenza alle donne, Bologna – Tel. 0542/604608
Casa delle Donne per non subire violenza, Bologna – Tel. 051/265700
Gruppo Giustizia UDI, Bologna – Tel. 051/232313
SOS Donna, Bologna – Tel. 051/434345 – 051/434972
PIEMONTE
Telefono Donna, Cuneo – Tel. 0171/631515
Centro Servizi Donna,Novara – Tel. 0321/378407-37
Telefono Rosa Piemonte – Torino – Via Assietta 13/A – http://www.telefonorosatorino.it/
Centro di Orientamento per i Diritti delle Donne – tEL. 011/530666 – 011/5628314: offriamo ascolto, competenza professionale e valutiamo le situazioni e gli interventi
Casa delle Donne, Torino – Tel. 011/8122519
Ass. Donne contro la violenza, Torino – Tel. 011/882436
LIGURIA
Centro accoglienza per non subire violenza, Genova – Tel. 010/2461716
Telefono Donna Assoociazione Codice Donna, La Spezia – Massa Tel. 0187/703338
Telefono Donna, Savona – Tel. 019/8313399
Il problema è la forza di reagire l’amor proprio e c’è poco da parlare se non lo si trova…. probabilmente ci sono motivi cosi’ profondi che non si riesce a reagire… io mi sono stufata anche di pensarci a dirvi la verità!Sin da quando ero piccola ho sempre avuto problemi odiavo me stessa perchè i miei genitori non mi amavano anzi c’è stato un abuso psicologico molto pesante! Crescendo ho fatto una terapia psicoanalitica molto lunga che pensavo mi aiutasse a risolvere i problemi ma in realtà grazie alla mia ‘cara’ psicologa di cui tanto mi fidavo è scoppiata un’immensa disperazione dentro di me e non sono più riuscita a riprendermi dai numerosi abusi(nonultimo quello della psicologa che a mio avviso pensava solo al suo rendiconto economico!) Ora le spese le faccio io di questi adulti folli e mio marito non mi aiuta certo! Credo che sia colpa mia che non ho saputo reagire… ed è questo che mi fa stare più male! Che dire…. il dolore uccide ogni pensiero!Sono infinitamente disperata e penso che nessuno psicologo possa aiutarmi! Mia madre sin da quando ero giovane€ mi ha sempre rimproverato se mi prendevo cura di me stessa… addirittura se mi facevo le anlisi del sangue diceva che sprecavo i soldi(non abbiamo mai avuto problemi economici)qualsiasi cosa facessi o dicessi era sempre pronta a denigrarmi e queste ferite le porto dentro! non sono mai riuscita a scrollarmi di dosso questo senso d’inutilità che mi ha trasmesso e la stessa cosa mio padre che era di una gelosia tale che non mi ha permesso di vivere anzi mi ha fatto continue presse e ricatti!Ora non ho più forza per reagire a queste crudeltà e mio marito cosi narciso figurati che mi può fare in questa disperazione!
comunque è vero il giudizio altrui fa solo tanto più male! Io vorrei solamente capire perchè succede tutto questo perchè così tanta sofferenza?!
Mi colpisce molto quello che scrivi, Loredana! “c’è poco da parlare … il dolore uccide ogni pensiero… penso che nessuno psicologo possa aiutarmi!”. Frasi fortissime: solo chi ha vissuto vite come le nostre le può davvero capire.
Ho vissuto per 52 anni come te. Arrivata alla disperazione (più in là c’era solo la morte), ormai stavo male perché dopo tanta sofferenza il fisico cede.
Con l’ultimo barlume di speranza, ho cercato aiuto ancora una volta e mi sono trascinata a un consultorio.
Finalmente, ho trovato un vero psicologo: dopo 4 (quattro) incontri (gratis) nei quali ha voluto che gli raccontassi i fatti, mi ha detto che non ero io ad aver bisogno dello psicologo, ma i folli che mi avevano talmente schiacciato da farmi credere di non avere il diritto di esistere.
Folli, ma responsabili: hanno scelto liberamente il loro comportamento e costruito la loro follia.
“Una vita come la sua non l’augurerei a nessuno. Loro hanno gravi responsabilità, ma per uscirne è lei che deve cambiare, loro non cambieranno.Lei è intelligente,forte, ma per sopravvivere ha adottato comportamenti sbagliati”. Cercare approvazione, permettere di insultarmi e giustificarmi, accettare ricatti, autocommiserazione, star male ma tirare avanti, mancanza di autostima, sensi di colpa ecc.: ho scelto di non offendermi … Non mi stava giudicando!! mi stava aiutando: se mi offendevo ritenendomi ‘giudicata’ ero fritta… del resto, aveva ragione, per accontentare i folli si agisce da folli.
“Lei ha diritto alla sua dignità … in bocca al lupo, se le serve qualcosa, io sono qui” .
Sono uscita con il titolo di un libro da leggere, che mi ha ‘rivoltato’.
Ogni cosa ha un prezzo, e ricomprarsi la propria vita costa caro: il prezzo era la rinuncia alla sicurezza, ma penso di aver fatto un buon affare.
Poi sono diventata amica, per caso, di due psicologhe: molto diverse da quella che ti ha incastrato. Tra un cinema, una cena e una passeggiata, mi si sono aperti gli occhi su tante cose.
Noi, persone come me e te: viviamo decenni di vera tortura, diventiamo dipendenti affettivamente proprio dalle persone che ci maltrattano, mentre noi cerchiamo di trovare un senso e rincorriamo la pace. Noi le amiamo, le inseguiamo, le accontentiamo, lavoriamo… Ci facciamo impressionare dalle loro scene, ci facciamo impegolare in folli discussioni; ci carichiamo dei ‘doveri’ che loro ci mettono addosso, cediamo ai loro ricatti, ci sentiamo male per i sensi di colpa che loro ci costruiscono nel cuore giorno dopo giorno, mentre ci rovinano la vita, fanno star male i nostri figli… Allora noi ci vergognamo, cerchiamo di nascondere tutto. Per avere la loro approvazione, noi ci affanniamo a fare quello che loro vogliono: speranza vana, perché loro semplicemente ci vogliono in trappola, paralizzati a vita col veleno delle loro azioni e parole.
“La dipendenza affettiva” dice la mia amica psicologa “è la reazione matura e buona alla violenza. Pur con tutta la sofferenza tremenda che comporta, è comunque la reazione matura e buona perché è la reazione di che cerca di vivere l’affetto e salvare la relazione. La reazione immatura e cattiva alla violenza è diventare violenti” Succede perfino che, nel perenne tentativo rincorrere l’affetto di una madre, si finisca senza accorgersi …. segue
…. segue… si finisca senza accorgersi a sposare un uomo simile nei comportamenti: ci sembra diverso, ma non ci accorgiamo di comportamenti malati a cui siamo abituate (sono i comportamenti della nostra mamma … ci sembrano normali), ma peggiorano col tempo.
Loredana … hai ragione, serve qualcosa di più: le parole non bastano.
Ed infatti non erano solo parole, quelle del mio psicologo: era amore. Parola grossa … eppure, dirmi che ero sana e intelligente, ma che sbagliavo e dovevo/potevo cambiare, è stato amore: con queste poche parole mi ‘sono accorta di me’ … e del mio diritto di esistere, oltre che delle responsabilità dei folli intorno a me. Non ho più rivisto quello psicologo, ma le sue parole in questi tre anni sono germogliate e cresciute.
Tu sei infinitamente disperata, Loredana: “penso che nessuno psicologo possa aiutarmi!” Hai ragione: non sei tu ad aver bisogno dello psicologo, che invece servirebbe a chi ti ha usato tutta questa violenza. Tu vali molto, se con tutto il male che ti han fatto, sei riuscita a rimanere ‘così’ come sei, come si capisce dalle tue parole.
Hai ragione, però, anche nel dire che hai bisogno di aiuto: infatti c’è un grosso rischio. Anzi, due: uno è quello di arrenderti e spegnerti, giorno dopo giorno, cosa che di solito comporta anche ammalarsi. L’altro, il peggiore (ma mi pare tu non lo corra), è il rischio di diventare come le persone che ti hanno fatto del male, e cominciare a farne agli altri … come purtroppo spesso accade alla vittima (troverai oppressione e violenza psichologica e/o fisica, penso, se guardi nel passato della tua famiglia).
Una delle due amiche psicologhe mi ha proposto di tenere dei gruppi di auto aiuto per persone che soffrono o che hanno sofferto come noi: sono incontri di piccoli gruppetti –anche solo due o tre persone, scambiarci la nostra esperienza è fondamentale … ed anche scambiarci le parole giuste, quelle che non sono solo parole, quelle che ci aiutano a riconoscere il male subìto e a ritrovare quello che dici tu … l’amore per noi stessi, che abbiamo diritto di vivere. Oltre a ciò, l’esperienza suggerisce anche le mosse concrete, quelle che una psicologa come la tua non sa nemmeno che esistano. Se vuoi, scrivimi mremfmd@mail.com
Ieri ero al telefono con questa mia amica. Mi parla di un suo progetto: una giornata dedicata a persone come te e me, persone che hanno sofferto e soffrono violenza. Ci saranno alcune conversazioni e un dibattito. Siccome io sono pittrice, mi chiede di occuparmi di un workshop in cui ognuno esprima se stesso con i colori e i cui lavori verranno poi esposti in una mostra.
Resto stupita dal titolo che vuole dare alla giornata e che verrà stampato sul materiale divulgativo … immediatamente la mente corre al ‘mio’ psicologo … tutto quadra:
“Amore è permesso di esistere”
Quanto ne hai ricevuto, tu, di questo permesso di esistere?
ciao loredana.mi immedesimo in te e dio solo sa quanto ti capisco..non so più nemmeno se questo “dono” così si dice (e cioè la vita)…. “unico”,vale la pena di essere vissuto…ciò che più spero è che almeno oltre le porte di questa assurda e tannto sofferta vita terrena ci sia davvero quella pace quella quiete che tanto la mia animA RECLAMA….questo è il mio nr se vuoi mandare qualche sms o chiamare.. 3335886730.ti abbraccio
Vi rigrazio dell’affetto che mi avete trasmesso con queste lettere!E’ inutile anche se umano prendersela con se stessi e sono infinitamente contenta che qualcuno mi riesce a capire! Si nella mia famiglia ci sono storie di violenza psicologica ma io mi sono fatta vincere…. non so più pensare al bene per me stessa, ho cercato di fare di tutto per farcela a volte la vita sembra accanirtisi addosso….. si pensandoci è vero pure che nella figura di mio marito posso aver ritrovato mia madre in effetti si assomigliano molto! Mi continuo a chiedere cosa ho sbagliato!? un caloroso abbraccio
Mi pare che non ti sei affatto fatta vincere, Loredana, altrimenti non soffriresti in questo modo e non ragioneresti come ragioni.Tu resisti, ma sei ferita, offesa, stanca, sofferente…e purtroppo è proprio questo che peggiora il comportamento di chi cerca di schiacciarti, più tu soffri, più l’altro si sente potente e vittorioso. Per di più ci sono figli, e tu subisci, per loro. In fin dei conti è lo stesso meccanismo del predatore che gode mentre la vittima si dibatte, immobilizzata. Ma resistere ‘per il bene dei figli’ alla fine è un boomerang che colpisce anche loro e, per la mia esperienza che comprende anche quella di molte amiche, più crescono e peggio è.
Qualcuno ti fa soffrire, ti fa piangere, ti fa subire umiliazioni, ti fa trascurare te stessa, ti fa perdere la tua vita … quante cose ti fa fare! Qualcuno ha il controllo della tua vita, col tempo poi le cose peggiorano.
Anche se viviamo l’inferno per gravi responsabilità altrui, però una cosa è certa. Non sarà certo chi ci ha oppresso a cambiare, specie se gli abbiamo lasciato ottenere quello che voleva.
È solo modificando il nostro comportamento che potremo riprenderci il controllo della nostra vita: per quanto i sentimenti siano basilari e determinanti, è solo comprendendo razionalmente la situazione che si può uscirne, infatti il primo ostacolo alla liberazione è la vittima stessa, che a forza di vivere in una trappola si comporta come può comportarsi uno in trappola. Sbatte la testa contro i muri, vittima ossessionata dal carnefice (continua a pensare a lui, a strategie per salvare la situazione), soffre, si trascura, perde tempo ed occasioni e alla fine vede la trappola come l’unico luogo sicuro per sé e per le persone che più ama (i figli).
La comprensione razionale della nostra realtà è molto più facile con un aiuto. Quattro anni fa, un’associazione religiosa per le crisi familiari mi ha indirizzato al consulente ASL, con cui collabora, e lui mi ha consigliato un libro: Le vostre zone erronee, guida all’indipendenza dello spirito, Dyer Wayne, BUR, circa 8 euro (ci sono molti libri del genere, ma bisogna stare attenti a scegliere, se non altro per non perdere un mucchio di tempo)
In questo libro il linguaggio è concreto e comprensibile,non è vangelo né magìa, ma può dare un grande aiuto (è un libro famoso): è come un manuale, da sottolineare, commentare, un libro con cui litigare, da leggere tornando indietro, da sospendere un poco e poi riprendere, finire e dopo un po’ rileggere … Per capire quali sono i meccanismi che ci hanno intrappolato e quelli con cui noi stessi ci intrappoliamo, finendo a intrappolare anche i figli …
Mi ricordo (all’incirca) una frase: “ L’essenza della grandezza sta nel scegliere la propria personale
realizzazione dove altri sceglierebbero la follia”
Realizzarsi (lavoro, creatività, cura di sè…) significa concedersi il ‘permesso di esistere’: questo è sano amore per se stessi e da qui si parte per amare gli altri.
In bocca al lupo!
Ti ringrazio di cuore per le tue parole! già il fatto di essere capita mi rincuora anche se dovrei esere io a reagire non posso neanche incavolarmi con me stessa forse l’unica soluzione è cercare aiuto!Grazie ancora Purtroppo la situazione è iniziata presto mio padre molto violento e mio madre disinteressats mio zio ha cercato di aiutarmi se questo era il suo intento(ancora m lo chiedo)mandandomi dalla psicologa ma ha agito male perchè questa persona mi ha fatto incartare con le mie man,io avrei voluto lasciarla ma mi metteva talmente timori con le sue minacce che non ce l’ho fatta, se n’è approfittata di me! E queste sono le conseguenze! Che dire non ho saputo semplicemente reagire, tuttora sento l’influsso di mio padre il male che mi ha fatto si ripercuote in me sempre costantemente un senso di frustrazione e impotenza atroce! Ho fatto le ripicche a me stessa invece di prendermela con i diretti responsabili!Come è forte ma allo stesso tempo fragile l’essere umano! Basta poco per annientarlo!
… sei sicura? non è con poco che hanno cercato di annientarti! senza riuscirci, del resto: tu ci sei e sei ‘così’ …altrimenti non sentiresti frustazione ed impotenza: saresti diventata ‘come’ loro, o ti saresti rassegnata,spenta del tutto.
Invece, basta poco per far partire una grandiosa rinascita.
La mia storia ha moltissime somiglianze con la tua, compreso il blocco di qualcuno che, invece di aiutarmi,mi incastrava. Ad un certo punto ho cominciato a cercare aiuti, ma avevo ormai imparato a prendere quel che mi era utile e a scartare quel che era dannoso. Ho trovato alcune cose essenziali:
– Essenziale è divenire consapevoli delle gravi responsabilità di chi ci ha quasi annientato (penso che tuo zio abbia fatto la cosa giusta, ma abbia sbagliato persona: purtroppo è difficilissimo scegliere lo psicologo)
– Essenziale è ripetersi mille volte al giorno: “L’unica persona che può cambiare la situazione sono io: loro non cambiano, e se continuo a comportarmi come sempre, loro mi schiacceranno sempre più! Voglio cambiare il mio comportamento!”
-Essenziale è capire che le persone responsabili non cambieranno proprio perché loro VOGLIONO questa situazione, anzi, faranno sempre peggio: assecondandoli, facendoci schiacciare e mostrando che soffriamo, loro vincono ed ogni volta fanno peggio. Se il loro comportamento è abnorme e pazzo, non per questo sono privi di responsabilità: è il risultato della loro scelta, infatti usano lucidamente il loro mal-essere per dominare e far soffrire (menzogne, tradimenti, violenze,ecc)…
-Essenziale è scacciare sensi di colpa inutili: uno sbaglio NON è una colpa! ci siamo adeguate ai comportamenti degenerati per salvare -amore-relazione-famiglia, il nostro vero sbaglio è stato permettere agli altri di calpestare la nostra dignità e di creare la situazione di sofferenza(psicologica, fisica, economica, affettiva …. di solito sono grovigli di ricatti, minacce, accuse, ecc)
-Essenziale è capire che ad un certo punto bisogna AGIRE: esistono MOSSE che smuovono la realtà…nelle sabbie mobili comincia a formarsi un appiglio, poi due, poi tre … ed il controllo degli altri su di noi si spezza, mentre loro cominciano a disorientarsi: faranno fuoco e fiamme, ma saranno passi falsi
-Essenziale: nessuno ci rispetterà se non ci facciamo rispettare noi (anche i figli finiscono spesso per copiare i comportamenti degeneri)
-Essenziale: nel 2009 la legge tutela precisi diritti… rinascere è meraviglioso e vale la pena di perdere la sicurezza del lager in cui viviamo, ma non bisogna commettere l’errore di rinunciare ai diritti!!
-Essenziale: la legge va bene, ma non ci dobbiamo incattivire esagerando con le prestese!No no no vendette!
-Essenziale:i ricordi di dolore rimarranno comunque, ma diventeranno prezioso aiuto per gli altri
-Essenziale è far luce sulla verità: hai una storia, non nasconderla, racconta, scrivi, rielabora, ritrova te stessa!
Grazie ancora anche se non è facile….
… no, non è facile: ma è forse facile vivere intrappolati? Non si fa fatica? è bello, utile, dà gioia?
I comportamenti che finora hai subìto ti hanno ferito l’anima … accade così a tutte le persone che vivono simili esperienze. L’anima è come lacerata, si disperde … si fa fatica a ‘sentire’ se stessi dopo aver vissuto per salvare relazioni, accontentare gli incontentabili, proteggere figli , ecc …
A forza di lasciarsi manovrare da altri, l’anima si ammala, perde forza: reagire pare impossibile, non si sa come fare … e si finisce per farsene una colpa, il che peggiora solo le cose.
Bisogna curare l’anima lacerata dandole tempo ed attenzioni, proprio come si fa con il corpo. Come? parlare con se stessi , rivalutarsi, rivedere il passato alla luce della nuova consapevolezza delle responsabilità degli altri e poi impegnarsi a FARE qualcosa, lavoro, volontariato, sport.. dipingere, scrivere, ricamare, camminare. L’importante è, poi, metterlo in comune con altri: portare lavori, dipinti, ricami a una mostra, a una vendita di beneficenza, fare sport con altri (camminare, nuoto, bici …). Andare al cinema, leggere giornali e libri e poi parlarne con le amiche. Entrare in un’associazione, fare gite organizzate con gruppi. Insomma … ricominciare a vivere e a volersi bene. Soprattutto allontanare la paura: è inutile.
Riguardati il Signore degli Anelli, che è tutta una metafora … c’è un ragno gigantesco che paralizza le vittime, imprigionandole in una montagna di cunicoli e meandri oscuri dove solo chi diviene come lui (e con lui collabora) può sopravvivere in una parvenza di libertà (sopravvive Sméagol-Gollum, sdoppiato e spezzato in due: in lotta tra la tentazione potere-prevaricazione e la sua parte ‘buona’, che ama la pace e rispetta gli altri …. Cioè la lotta tra la scelta di odio e quella di amore, in ultima analisi). Succede di venir imprigionati in una montagna di accuse, offese, elucubrazioni paranoiche, succede di non riuscire più a muoversi: paralizzati da comportamenti che, come fili vischiosi, riducono la libertà (e la gioia di vivere) fino a rendere la nostra casa, la nostra cucina, la nostra camera (per lussuosa che sia)come un cunicolo buio e opprimente.
Comunque, oltre ad aprire gli occhi, per uscire dai guai è necessario liberarsi dalla trappola e per farlo, bisogna invertire i comportamenti: smetterla di lasciare ad altri il controllo delle nostre emozioni e delle nostre azioni. Ti faccio un esempio. Ho un’amica che racconta un episodio (uno dei mille che ha vissuto): compra l’insalata e la mette in frigo. Impegnatissima con marito-figli-casa-lavoro, preparando la cena non si accorge che due o tre foglie hanno il bordo marcio; il marito entra in cucina, vede le foglie toccate e comincia a sbraitare: incapace, fannullona, sprecona … con tutti i soldi che ti do nemmeno ti preoccupi di farmi trovare l’insalata fresca … sei una disgraziata, pensi solo a te come sempre, e così via. I figli sono frastornati. .. segue .
… La mia amica si agita, si sente in colpa, soffre perché vede i figli soffrire; piangendo come una fontana, getta tutta l’insalata, sale in macchina e va fino a un supermercato fuori città aperto fino alle 22, compra altra insalata, torna a casa, riempie l’insalatiera mentre il marito la guarda con disprezzo e le dice che ‘ormai’ si è arrangiato a cenare da solo. Poi le mette un muso che dura giorni, va e torna senza orari; quando è presente non parla, pianta grane per ogni minima cosa (mentre lei si fa in quattro perché tutto sia perfetto), l’atmosfera si taglia col coltello. Lei si sente in colpa e sola. Tiene lontani gli amici: sta male e sa che il marito si comporterebbe male. Passa giorni a chiedersi dove e quando ha sbagliato. Cerca di riallacciare col marito, ottenendo porte sbattute e insulti, in risposta ha solo accuse ingigantite, alla fine non capisce più di che cosa si parli. Estenuata, dopo un mese, persa la nozione del perché è iniziato tutto, pur di finirla gli chiede scusa e lui, allora, le concede di ‘far pace’ non senza aver fatto il prezioso ed essersi fatto a lungo pregare. Ti lascio immaginare come i figli abbiano vissuto la cosa. Inutile dire quanto sia durata la pace.. il primo contrattempo è stata la scusa per un’altra scenata e altri musi peggiori di prima: dato che ‘gli era andata bene’, il marito aveva spostato il limite. Una realtà fragile, straziata … un inferno che alla fine è giunto alle percosse.
Nessun inferno nasce tale e quale: è sempre il risultato di una escalation. Come si è poi scoperto , il marito in questione aveva molto da nascondere (come di solito ha ogni violento).
In un rapporto sano, prima di tutto il marito non avrebbe detto nulla per l’insalata, ma se anche l’avesse fatto perché aveva la luna per traverso, la reazione sarebbe stata: “Ma va là (risata), ho daffare: vedi tu se l’insalata è da buttare o è recuperabile”.
Nel rapporto ormai degenerato, il cambiamento di comportamento consisterebbe in questa reazione: “Sei scortese e non mi impressioni con questa scena. Io voglio passare una serata serena … ragazzi, tra poco si va a tavola. Controlla tu se l’insalata è recuperabile, io ho altro da fare “
Che lui sbraiti, che se ne vada, che si metta calmo a sistemare l’insalata o che faccia peggio il giorno dopo, che si scusi … o che faccia altro, comunque sarà LUI ad essere pressato a dover scegliere un comportamento e non viceversa! Se farà peggio, sarà colpa sua (basta non farsi impressionare), se farà meglio sarà merito suo … come andranno le cose, si vedrà, ma intanto la moglie ha modificato le cose, ha iniziato a tagliare un filo della trappola…
La rotta si cambia con piccoli spostamenti …. fammi sapere come va, in bocca al lupo (è prorpio il casi di dirlo)ciao 🙂
Credo da quanto mi dici che sia colpa di mio padre di questa situazione mi ha sempre tormentato….! Scusa se ci ho messo tanto a rispondere ma ho avuto parecchio da fare! ho anche ordinato il lbro che mi hai consigliato… ti farò sapere! Cari saluti
ciao Lory, che piacere sentirti! sono contenta che hai preso il libro, fammi sapere …. un abbraccione :))
Sono contenta io di averti trovato….i tuoi suggerimenti sono stati molto preziosi, spero lo sia anche il libro! Grazie mille!
Una frase mi ha colpito molto rileggendo quello che hai scritto che hai dovuto rinunciare ad alcune sicurezze per essere te stessa…. beh è quello che anch’io ho sentito per molto tempo prima di arrivare a questo punto! Resistevo ai continui ricatti durante la mia tormentta carriera universitaria… studiavo a Perugia veterinria i miei vivevano a Roma ero una brava studentessa! Ma già dal terzo anno della mia carriera universitaria mio padre mi richiamò a Roma con la scusa di mettere a posto un appartamento comunale che altrimenti avrebbe ridato via se io non mi fossi rimboccata le maniche e da lì sono iniziate tutta una serie di minacce… non riuscivo più a studiare da Roma(di 8 anni di studio effettivaente a perugia ho fatto solo 3 anni il resto mi è toccato studiare da roma perchè non mi davano i soldi) continuavano a minacciarmi e la pseudopsicologa mi minacciava che se non andavo alle sedute sarei impazzita e mi doveva dare gli psicofarmaci… ha distrutto la mia vita quella bastarda si è fatta gioco delle mie paure per guadagnare…. qualcosa dentro di me mi spingeva ad abbanonare l’università perchè sentivo che i miei attraverso quei ricatti continui mi stavano rovinando la vita! Ma per me quella laurea contava molto pensavo fosse una buona cosa per il mio futuro e ho resistito a quest’inferno fino a ritrovarmi così ora…. forse era meglio se lasciavo l’università quella che tu anche hai definito sicurezza(un titolo di studi) si è rivelata la vera trappola! Questa è la mia vita non riesco ancora a capire come sia successo….. come abbia pouto rovinarmi così!
carissima Lory, ci sono diversi tipi di certezze!
Quelle che dipendono dagli altri e quelle che dipendono da te stessa.
Le prime sono la chiave con cui gli altri ti chiudono dentro la trappola cioè l’inferno costruito da loro.
Le seconde sono la chiave per uscirne.
La cosa importante è sapere che, nel momemto stesso in cui deciderai di usare la tua chiave, in quel momento esatto, la chiave degli altri, quella con cui ti tengono in trappola, come per magìa non funzionerà più e non ti potranno più tenere dentro l’inferno.
Non è una favola.
La chiave giusta, quella delle tue certezze, ha un potere invincibile, anche se probabilmente a te ora sembra tanto debole da essere inservibile. A te, ora, sembra di non valere nulla, di aver sbagliato tutto.
Addirittura, ti pare di aver sbagliato anche dove hai fatto cose grandiose, dove hai usato la tua intelligenza, la tua fatica, la tua determinazione, il tuo coraggio.
Non è così.
A differenza di te, io ho pensato bene di abbandonare medicina. Ero al quarto anno.
Ho anche rinunciato a dipingere, malgrado mi fossi clessificata terza al mio primo concorso.
Farò la brava moglie-mamma-figlia che rinuncia a sè, che dà tutto per la famiglia, mi sono detta.
Non sarebbe poi stata una così cattiva scelta, in fin dei conti.
Il guaio è che il risultato delle nostre scelte non dipende solo da noi: la stessa scelta avrebbe potuto portare ad una famiglia felice, ad una vita piena se altri non avessero usato tutte le occasioni della vita per fabbricare la trappola, per generare l’inferno.
Purtroppo, peggiori sono le persone che ci troviamo vicine e tanto peggio andranno le cose.
Questo è il link al mio blog: http://blog.libero.it/fl53
Ho già dato il link, qui in LaD, perché possa servire a qualcuno a vedere che cosa succede se si rimane nella trappola.
Oggi non mi trovo a casa, e ho difficoltà con internet: sarò di rientro dopodomani, ed allora avrò modo di scriverti alcune cose che vorrei dirti ora.
Intanto ti abbraccio forte ….
🙂
Ciao ragazze, ciao Fl53 🙂 ho letto la lettera e i commenti.
Fl53 ha detto delle cose importantissime, anche dal punto di vista pratico 🙂 quelle che possono fare e fanno davvero la differenza e il confronto di esperienze si rivela utile 🙂
Adesso è tardissimo e sto crollando dal sonno, e tornerò con più calma…
ci sono un paio di cose che vorrei dire, però, tra le cose che mi hanno colpito leggendo…
uno dei grossi problemi quando una persona riesce a tirare fuori il proprio dolore riguardante la molestia psicologica, la violenza morale e le sue conseguenze (emotive, e pratiche ad ampio raggio), il più delle volte cominciando a parlare di un amore, un amore che fa male, descrivendo un’acuta e insieme cronica sensazione di malessere ma senza sapere che sta parlando di violenza e non di amore, è la sensazione di non riuscire a farsi capire e che chi legge o ascolta non possa capire.
E’ anche per questo, perché conosco questo problema, che è una conseguenza delle molestie morali, per averle purtroppo provate sulla mia pelle, che scrivo in questo forum.
Scrivo ovviamente anche perché il sano e reciproco confronto di emozioni ed esperienze con donne che hanno avuto ed hanno, purtroppo, esperienze di violenza psicologica serve anche a me.
Dicevo, del non capire…
l’inferno della violenza psicologica,che inizia in modo strisciante e poi muove dentro di noi delle cose o forse dovrei dire piuttosto le paralizza, è effettivamente complesso. Complesso da spiegare a chi non sa di cosa si stia parlando. Chi ne parla, chi si racconta, quando comincia a percepire il suo malessere ad un livello veramente insopportabile (il che però, la consapevolezza che sia insopportabile è già segno del fatto che la tela del ragno sta cominciando a rivelarsi davanti agli occhi per quello che è, anche se non si riesce a vederla e si parla ancora d’amore) sa di cosa parla, perché il malessere che prova, le cose che descrive, al di là delle interpretazioni che derivano dalla molestia morale stessa, è il suo dolore…
il suo senso di essere intrappolato…
al contempo ha l’impressione di non riuscire a spiegarsi, prova il disperato bisogno di uscire dal dolore, ma ammette di non esserne capace, prova vergogna nell’ammettere di non essere capace…
oscilla tra una misura di consapevolezza del dolore che prova, violento, le false idee che ha stampate nella testa, fatte di sensi di colpa, inadeguatezza, dipendenza, il terrore di dover ammettere che il suo carceriere sia davvero un carceriere…
sono queste alcune delle sensazioni che una persona che cerca aiuto o che lancia il suo grido di disperazione può provare…
ci si sente in qualche modo separati dal mondo, perché in fondo si è separati dal mondo, ma nel senso che di solito il ragno, quando tesse la sua tela, fa esattamente questo: fa sentire separati dal mondo, separa dal mondo. Anche se si è parte del mondo non lo si sa più.
A volte le persone sono fisicamente separate dal mondo, perché si ritrovano, come la donna che ha scritto la lettera, in un posto lontano dagli affetti, dal contatto con gli altri, da un lavoro che permetta una maggiore indipendenza, da persone che siano in grado di vedere un crollo psicologico e fisico. A volte la prigione non ha pareti fisiche, ma non cambia… le persone violentate psicologicamente continuano a camminare in mezzo alla gente, magari ad andare al lavoro (ciò finché la depressione e la disperazione lo permettono ancora) ma si sentono comunque separate dal mondo. Perché hanno un segreto. Perché mentono a se stesse prima ancora che agli altri, al mondo, perché cercano disperatamente di conservare un equilibrio, di “risolvere”, perché hanno paura che il mondo non capisca e/o giudichi, senza capire perché rimangono in trappola.
Capiscono che qualcosa le divora. ma cos’é veramente? e come uscirne? sperano ancora che sia il carceriere a dire: tranquilla, da ora andrò tutto bene. Ma il carceriere non lo dirà mai.
Chi non capisce vede la trappola, ma non capisce le difficoltà che chi è in trappola prova nel cercare di uscirne. Ma a chi ha scritto la lettera vorrei dire di fidarsi di chi invece conosce la molestia morale, e ne è uscito, come FL53. Di fidarsi anche del fatto che sa cosa significa sentirsi in trappola così.
Come dice Luna (nottambula!!), il confronto con altri che hanno sofferto o soffrono violenze psicologiche, serve moltissimo a chi è già riuscito ad uscirne, perché la violenza lascia sensibilità e un grande spazio per la comunicazione e l’affetto. Ma è addirittura indispensabile a chi soffre e non vede la trappola in cui vive, dato che è invisibile: è la sua casa. Solo confrontandola con le altre esperienze la si riconosce; avviene una specie di contatto, un‘illuminazione nuova e accade come alle ragnatele investite da un raggio di sole: diventano visibili.
Un’altra cosa rende visibili le ragnatele:la polvere.Qui si può cascare in ciò che dice Luna: mentire a se stessi. Anni di dolore e brutte cose, i fili sporchi ingrossano, si intuisce la ragnatela, ma è l’unica sicurezza (ci illudiamo la dia ai nostri figli) e si boccheggia paralizzati nei comportamenti ‘da ragnatela’. Se si sbaglia, arriva il ragno. Se non si sbaglia,arriva lo stesso: al lui piace pungere, paralizzare.Nella ragnatela, tutto fa paura:si è appesi nel vuoto,là fuori precipiteremmoperché non siamo nessuno, come ci fa credere il ragno. Illudersi, per non cadere nel vuoto. Do ancora il link allo spot passato su tutte le tv : http://www.youtube.com/watch?v=SMsYog7t-tQ
Il rischio è soffocare nella polvere, nell’illusione che il ragno smetta di fare il ragno.
Un pensiero mi invadeva la testa, l’ultimo mese di inferno con mio marito:“se questa volta recupero la pace, poi non lo contraddirò mai più; non esprimerò pareri,desideri,non penserò.Mangerò quello che vuole lui,vedrò i film che vuole lui, farò sesso quando e come vuole lui,dirò di sì su figli, politica, religione, su tutto. Farò ogni giorno le stesse cose, e basta”. Un suicidio.
La molla della sofferenza atroce non mi bastava a troncare:sicurezza per i figli, per me, e poi quella cosa delle colpe a metà e la follia della pazienza infinita.La sofferenza riusciva solo a spingermi a cercare aiuto,ma…quando una persona
è violentata nella sua sfera privata, lo è in modo doppio, triplo, quadruplo, SE fuori non trova conferme:se il prete predica pazienza,se i parenti pensano alla reputazione,se le ‘amiche’ si danno arie perché ‘loro ce l’hanno, il marito’, se lo psicologo scava problemi invece che costruire certezze, se l’avvocato cerca la ‘mediazione’ facendo il gioco dell’altro,se vai dal medico con cuore che scoppia, pressione a balzi, mani e schiena bloccate, crampi alla pancia e quello ti dà pillole per la pressione e dice: “Mah… stiamo a vedere, torni tra un paio di mesi”. Già: magari col cancro, e tutto si sistema. Eppure le persone giuste ci sono, tante.
Bisogna non stancarsi di bussare.Medici, psicologi, avvocati, preti,bravi(pure gratis nei centri antiviolenza),specializzati: nei casi di violenza l’azione è diversissima –spesso opposta- a quella degli altri casi. Avuta la conferma della violenza,ho deciso la libertà.Le certezze cui rinunciare erano quelle false: soldi,rispettabilità, ‘famiglia per i figli’; i giorni in cui si sa sempre che cosa fare; i propri comportamenti: liberarsi è cambiare, fare cose diverse. Il tempo diventa preziosissimo,tornano gli interessi:queste sono le certezze giuste.Si ritrovano i propri talenti.Fuori di prigione si relaziona senza che il ragno avveleni ogni parola,ogni sorriso.Si ritrova il diritto di esistere e,chissà,di essere amati,non necessariamente in una coppia.
Il ragno continua a fare il ragno, ma io non ci sono nella trappola.Il tempo passa e mi disintossico. Era il meglio da lasciare ai miei figli avvelenati: la testimonianza che dalle trappole si esce e dal veleno ci si disintossica.Oggi non capiscono.Capiranno,forse:io non sono un ragno e li lascio liberi.
Bisogna scambiarsi esperienze.Per aiutarsi.Per modificare la cultura: in modo che la violenza nascosta dentro gli inferni privati non sia moltiplicata da quella esterna; in modo che sia la luce e non la polvere a rendere visibili le ragnatele a chi ci sta dentro 🙂
“quando una persona è violentata nella sua sfera privata, lo è in modo doppio, triplo, quadruplo”…
vero, cara FL53.
La casa è il nido, questo dovrebbe essere. Il luogo dove ti riposi dagli affanni, dove ti senti al sicuro, dove incontri i tuoi simili, dove fare un reset dopo una giornata difficile fuori, dove ricaricarti, dove mollare, dove sentirti più che mai te stesso.
Nelle violenze morali avviene il contrario…
nelle molestie morali la casa è l’inferno, il posto che stanca, paralizza, il luogo pauroso o il finto luogo sicuro, che in realtà ha una botola aperta ogni due passi. E’ il posto che scarica le batterie. Che fa dubitare di avere energie e di quello che si è.
E il bisogno di quelle finte sicurezze diventa tanto più esponenziale quanto aumentano il disagio, il senso di inadeguatezza, la paura che, là fuori, gli altri vedano quello che vede lui… lui che sa – così fa intendere – perché lui ti vede quando sei “al naturale” (balle… lui ti vede come vuole vederti o come gli fa comodo dirti che ti vede, e tu là non sei al naturale, comunque… sei un come un cucciolo spaventato, confuso, stanco… rabbioso anche. E non c’è niente di meno stato naturale che quello…). Uscire… uscire ed affrontare il mondo… ma chi ce la fa? questa la sensazione.
e partono i monologhi interiori…
“sono come dice lui? E’ come dice lui il mondo? Sarà vero che io non so giudicare? che chiunque può fregarmi? e che io posso imbrogliare solo i cretini, perché chi ha un minimo di intelligenza sgamerà subito la mia inadeguatezza? Sarà vero che quell’amica che mi ha ascoltato parla perché è invidiosa? che è chiaro che pensa male di lui se io racconto solo la mia versione! Se sapesse, la mia amica, come sono qua, a casa con lui… lui dice così… ma sarà vero?
Perchè non mi ascolta? perché non mi aiuta a capire? Se è vero che io non capisco più niente, se ha ragione lui, che io sono esaurita, che sto impazzendo, perché non mi aiuta? Lui che lancia la pietra dei dubbi, su tutto, ma poi se ne va…
già, ma se io sono veramente così incapace di capire, di sapere, come faccio a sbrigarmela da sola?”… e il circolo vizioso continua…
ma si può interrompere, e dice bene FL53. Si può interrompere, ma non è il ragno che può interromperlo. Se ha tessuto una tela vuol dire che aveva bisogno che il rapporto fosse quello. Perché dovrebbe spezzarla lui la tela?
L’unico modo per uscirne è chiedere aiuto fuori dalla tela.
E certo, come dice FL53, trovare le persone giuste, ma è molto probabile che se vi rivolgete a qualcuno che è specializzato in questi problemi, associazioni o psicologi, possiate trovare quell’aiuto. Date valore al vostro malessere. Se è l’unica certezza che avete in un marasma di pensieri, non pensate al vostro malessere come un nemico, una prova del vostro essere “sbagliate”, ma come un segnale del fatto che qualcosa dentro di voi vi dice che è il momento di fare qualcosa per stare bene. su questa terra e in questa vita.
Se il dubbio è di non avere di fronte un ragno e per questo non chiedete aiuto, perché chiedere aiuto vi sembra un modo per fare del male alla persona che avete accanto, ricordatevi che riconoscere un vostro di malessere, che comunque, quello è un dato di fatto, state provando, e chiedere aiuto per quel malessere non lederà una persona che vi ama sul serio. Cominciate da voi. Da quella parte di voi che pensa che c’è qualcosa che non va, ma che si sente troppo stanca, da sola, per venirne fuori. Non siete sole. Pensare di essere sole fa parte del malessere che sentite. Ma non siete sole.
Cara Luna 🙂 sì, è tutto proprio cosi e in più … accade, accade anche che il ragno voglia spezzare la tela.
Lo sanno le donne che hanno resistito 20, 30, 40 anni. E questi sono i casi peggiori: per fortuna non succede a tutte, almeno non succede a chi si libera in tempo.
Ecco quello che accade.
Al ragno piaceva la ragnatela: per lui non era una brutta cosa, era la sua casa di ragno, con un bel bocconcino vivo che si dibatteva graziosamente, sensualmente, ben avvoltolato nel bozzolo da lui sapientemente costruito.
Un bocconcino da raggiungere, toccare, penetrare, morsicare, da rivestire della bava, sempre più collosa, fatta di musi, di abbandoni, di ritorni, di adulazioni, di parole. Accuse, poesie, insulti, baci, scenate, regali. Ma il tempo è passato e nel bozzolo non c’è più il bocconcino prelibato e stuzzicante da cui risucchiare vita e piacere: si dibatte poco, lei è stanca, spezzata, prevedibile, ricattabile, privata di sogni e, ogni volta che lui vuole, anche della dignità. Per di più, il tempo ha cominciato a infrangere quella bellezza odiosa, conturbante, quella bellezza con cui lei lo attirava, che gli altri ragni volevano rubargli, la bellezza che lui doveva possedere fino a cancellarla. Il fremito di onnipotenza lo pervade, finalmente lui ha la prova che quanto asseriva è vero: lei è una nullità e ormai non è più conturbante.
Nella sua mente perversa di ragno, la casa comincia ad apparire come la trappola in cui lei vuole imprigionarlo. Lei, nullità avida che risucchia sicurezza e denaro da lui, uomo furbo e potente. La sadica sensazione goduta negli anni si evolve nell’ideare lucidamente l’ultimo atto di violenza: lo stupro finale sarà quello di lasciar cadere nel vuoto la ragnatela ormai inutile, con dentro quel boccone vischioso, masticato e sputato. Lui, onnipotente e astuto, porterà con sé quei ragnetti, piccoli ragnetti egoisti, che han dato troppo stupido amore alla fattrice della sua discendenza, la nullità da cancellare.
Il ragno getta
i fili all’esterno: cerca appigli, commuove preti, infervora compagni di partito, imbroglia amici e parenti, seduce un’amante, prepara le mosse con un avvocato. Preme sulla vittima sempre più a fondo: più sarà debole, e meno pretese avrà. Controlla con astuzia i ‘suoi’ figli, inesperti ragnetti. Una bava di menzogne, finte lacrime, assegni: uguale alla casa ‘sicura’ in cui sono vissuti, è la nuova ragnatela. La mamma pazza, cattiva, che non ama nessuno, ha voluto distruggere la vecchia casa. Il ragno rivolta tutti i ricordi, inverte la verità, si dipinge vittima, istruisce i figli e gode: porta per mezzo loro nuovi insulti,accuse,abbandoni. Diverranno il bastone della sua vecchiaia: tutto quadra.
E’ esattamente quello che suo padre ha fatto con lui, con i suoi fratelli, con sua madre (come spessissimo accade in questi casi, c’è una ripetitività generazionale). Ottenuto il successo, paludato di saggezza e generosità, il ragno passa al livello superiore. Nascosto nell’ombra, guarda i suoi figli che ormai sono come lui: sono suoi, e gli saranno vicino nella vecchiaia. Il bozzolo è scomparso, cancellato, depennato: sputato da tutti, lontano.
Non si sa come la situazione può evolvere: è questione di scelte, maturazione. Alla vittima non resta che scegliere: o muore nel bozzolo o si riprende la sua vita: per farlo, sola ed esausta, le serve aiuto.
Perciò, come dice Luna, chiedete aiuto alle persone specializzate.
Se già sapete di essere nella tela del ragno oppure se cominciate solo ad intravvederla o sospettarla: chiedete aiuto.
E se state male, ma avete il dubbio che l’altro non sia un ragno, cominciate da voi: chiedete aiuto.
Non desistete, le persone giuste ci sono.
:))))
…mi è venuta in mente questa storia, di due persone che conosco, e le cui strade ora si sono divise, da qualche anno. Entrambi ora sono sposati con altre persone.
Sono stati insieme moltissimi anni. Li conosco, allora, dall’università, ma non posso dire di avere un rapporto stretto. Sono compagni con cui chiacchiero volentieri, con cui ho preparato degli esami.
Lui – in teoria – lo conosco meglio, perché avendo degli interessi in comune chiacchieramo di più.
Entrambi sono molto gentili con me, e spesso ci capita di scherzare insieme. Lei è più timida. Lui sembra a volte cercare in lei un atteggiamento materno. Con lei, almeno per quello che si vede fuori, è tutto pucci pucci.
Con il senno di poi, però, mi ricorderò, per esempio, questo episodio: lui che pucci pucci dice, quando dobbiamo preparare un esame, che “come altre volte, perché lui è troppo stanco, lei si leggerà tutti i libri e poi glieli racconterà mentre lui si rilassa”.
Se a va bene a loro, penso allora…
Il padre di lui si ammala e poi muore.
Qualche anno dopo – ci siamo persi di vista – incontro lei che mi dice che si solo lasciati. E solo allora lei mi racconta cosa è stata la loro storia.
Non lo dice con l’aria di chi cerca di farmi pensare male di lui, di chi lo vuole sputtanare perché io dia ragione all’una invece che all’altro.
Comunque sia io sono superpartes, ma nel suo racconto ci sono cose che mi colpiscono, e anche nel modo in cui racconta quelle cose. Sta male a dirmi cosa ha vissuto.
Che era nervoso me n’ero accorta, ma lei mi racconta episodi e scene pazzesche, del fatto che se stava male lui erano grane forti, ma che se stava male lei era ancora peggio.
“non riusciva neanche a sopportare che avessi un’influenza, andava fuori di testa… quando ho avuto sempre più problemi di pressione, più lo pregavo di smetterla di urlare e più mi urlava contro…e una sera i vicini hanno anche chiamato la polizia, perché non capivano cosa stesse succedendo… io ho detto che non era niente di grave, ma una mia vicina mi ha detto che pensava che mi stesse per ammazzare”.
Dice che ad un certo punto veramente non ne poteva più, ma che quando il padre di lui si è ammalato, anche se lui era tot instabile,non aveva il coraggio di lasciarlo. Sapeva perché era così, per quello che era stata la sua infanzia, e quindi provava anche pena per lui. Perché lui le diceva anche: tu sei la sola cosa che ho.
“ad un certo punto, visto che con te andava d’accordo,io speravo che vi innamoraste – mi dice. Io la guardo con tanto d’occhi, perché a parte che ero impegnata, e non ho mai avuto atteggiamenti di quel genere con lui, mi sta dicendo che sperava che… me lo cuccassi io?
Lei dice che in realtà lui le diceva sempre che era lei a farlo diventare così. Che lei non ne poteva più e pensava: magari è vero” e che era così disperata, stanca e confusa, e non vedeva vie d’uscita, che le venivano in mente le cose più assurde.
L’ultimo atto della loro storia vede lei buttata di notte, a spintoni, sul pianerottolo, porta chiusa in faccia.
Lei decide di lasciarlo.
Lui non ci sta. e diventa vendicativo. In varie forme.
lui stesso mi confesserà in seguito, con orgoglio, un giorno che lo incontro per strada, di non averle mai dato, per esempio, i mobili che lei aveva comprato, e neanche i soldi. Li ha regalati, dice, con un’inserzione, anche se valevano migliaia di euro. Io non commento. Il mio silenzio è in realtà eloquentissimo, ma lui non lo vede. E’ troppo impegnato a distruggere. qdo mi chiede se la vedo, se mi ha detto qualcosa, io dico di no, assolutamente. Non per non difenderla. Ma per non dare al ragno sul piede di guerra qualsiasi appiglio
in questi giorni super impegnati ogni tanto mi veniva in mente questo racconto di Luna… e mi domando: ma ci sarà mai un modo per fermarli, questi ragni? se il rapporto non è a due (per esempio ci sono figli ormai adulti, oppure si tratta di una violenza madre-figlia che implica la manipolazione costante degli altri familiari) il ragno agisce in questo modo: vive emettendo fili-trappola costantemente e se gli altri lo sostengono, bene; se non abboccano, pazienza, il ragno la vede comunque come lancio di un filo-trappola che si appiglierà un po’ più in là, col prossimo incontro con la stessa o un’altra persona. Senza contare che(e di questo ne ho avuto prova molte volte), il violento psicologico legge il silenzio altrui come successo: in una situazione simile a quella narrata, mutatis mutandis, il mio exmarito avrebbe scritto una mail a Luna (e per conoscenza ai miei figli) ringraziandola per il sostegno e la comprensione. Siamo separati dal 2005 eppure questo è avvenuto pochi giorni fa: lui è commercialista e gli sono rimasti come clienti parecchi miei parenti che hanno dato credito alle sue maldicenze su di me e quando mi incontrano mi dicono ‘che peccato.. lui è così buono… fidati di lui, poverino,ti ama ancora’. Una mia zia, pur essendo rimasta sua cliente, non si è fatta abbindolare e continuiamo a vederci. Avendolo saputo, lui non le aveva calcolato una tassa, facendole tardare il pagamento: quando lei se ne è accorta ha protestato e lui(!) le ha fatto una scenata accusandola di aver tradito la sua fiducia e chiedendole di fare una scelta tra lui e me, se voleva il calcolo della tassa. Mia zia, che paga regolarmente il servizio, gli ha risposto che avrebbe frequentato me (sua nipote) quando voleva e che il calcolo della tassa era suo diritto e lo pretendeva, e che poi avrebbe cambiato commercialista. Nel frattempo, lui aveva avviato istanza di divorzio sostenendo che io non ho diritto a niente (ho lavorato per lui 25 anni senza contributi: in
pratica,io non ho pensione ma ho contribuito a pagarne 2(due) a lui) e il mio avvocato aveva inserito,oltre alle prove del mio lavoro,anche l’episodio con mia zia (avuto da lei il permesso) nella risposta al giudice, per dimostrare lo stato di mobbing familiare.Il giorno della 1^ udienza, nel corridoio del tribunale, l’exmarito mi avvicina in un momento di assenza del mio avvocato e mi minaccia col metodo ricattatorio che ben conosco:”Cosa diranno i figli quando gli farò leggere le falsità che hai scritto?” (non lo degno nemmeno di uno sguardo).Il giudice smonta le affermazioni dell’istanza dell’ex e rinvia il tutto a settembre. Ebbene, lui si ne va infuriato, e dopo un mesetto mia zia riceve da lui una mail che suona così: “cara …, ti allego copia di quanto tua nipote ha avuto l’ardire di scrivere ufficilmente al giudice, in mezzo a un mare di altre falsità volte a screditare me e i figli… mi dispiace che questo suggerisca la prudenza di non proseguire il nostro rapporto professionale, improntato alla fiducia che tu mi hai sempre accordato …ecc ecc affettuosissimi saluti”
Megalomania truffaldina?boh,non so come definire la sfrontatezza di scrivere proprio alla persona con cui è avvenuto l’episodio (era un ricatto costruito ad arte per isolarmi) dicendole bellamente che l’episodio non è avvenuto, per di più schiaffandole in faccia per scritto l’accusa di falsità verso di me, sua nipote,che ne è stata vittima.Se funziona, ok,se no riprova.Lo ha già fatto molte volte, anche coi figli:o pensano che il padre sia un pazzo furioso o che sia vero quello lui dice di me:e lui può inventare mille menzone,io una sola verità e non mi ascoltano.Mia zia non ha risposto(ha solo cambiato commercialista)ma è stata cmq compressa dall ‘astuto’ ragno convinto di invertire la realtà scrivendo una non-verità oppostae indagando sull’atteggiamento di mia zia in un’eventuale testimonianza:2piccioni con 1fava. Avrei tanti esempi..così è la vita,coi ragni
…però in fondo – se ho capito bene – cambiando commercialista lei non ha fatto il suo gioco, perché comunque ha risparmiato le sue energie girandosi dall’altra parte.
Sì, può darsi che il ragno di cui parlavo io abbia pensato che gli davo ragione (credo che anche un passante estraneo avrebbe notato di no) ma davvero ho valutato che non fare alcun commento e andarmene in fretta fosse la cosa migliore.
E’ vero che nel silenzio i ragni tendono a vedere quello che pare loro, ma è vero anche che si nutrono di reazioni. e anche della loro stessa manipolazione del silenzio.
Questo non vuol dire non far valere i diritti quando ci sono, però che alle volte il silenzio è d’oro, nel senso che è tutto risparmiato.
Anche se io gli avessi detto qualcosa sul suo comportamento non sarebbe cambiato niente. Anzi, probabilmente si sarebbe nutrito del fatto che gli avrei detto che quello che aveva fatto era un danno verso di lei, o si sarebbe nutrito della sua stessa collera nei miei confronti. Soprattutto se io avessi nominato lei in alcun modo questo lui lo avrebbe usato contro di lei. Mi è parso molto più utile, anche per lei, frequentare lei in modo sano, che perdere tempo dietro la “malattia” di lui. Ora, è chiaro che se le fosse servito un aiuto concreto glielo avrei dato, e che se l’avessi visto mentre la maltrattava sarebbe stato diverso.
spero si sia capito il concetto che volevo esprimere.
eliminare il ragno dall’orizzonte credo che sia più sano che discutere con il ragno, ove si può, e non ci sono ancora questioni in mezzo. e anche lì, possibilmente, incaricaricare un legale che se ne occupi senza dover parlare con il ragno.
Se c’è una cosa che credo di avere imparato sui ragni è che loro comunque vada manipolano la realtà a loro piacimento, con una faccia tosta poi incredibile. tempo fa ho lavorato per tipo due settimane con una ragna terribile. e il bello è che l’istinto mi aveva anche messa in guardia…però per una serie di ragioni ho provato. Si trattava di un