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Disillusione

Lettere scritte dall'autore  lele-92

Pubblico qui un mio “aforisma” con l’auspicio di intrattenere un’interessante conversazione con chi commenterà.
Il testo è il seguente:

Disillusione. Scavare dentro, o meglio scovare, un tenue e latente mostriciattolo che mi ripete:”Cazzo, ragazzo! Hai vissuto per quasi cinque lustri e non hai ancora afferrato il significato della tua esistenza stessa e quella dei tuoi consimili. Ecco: dolore, insoddisfazione, anelito paralizzante dinanzi alla libertà. Questa è la vita.” E questa è la mia definizione del termine “disillusione”.

Un grazie anticipato a tutti coloro che commenteranno.
Ciao. Lele.

L'autore ha scritto 3 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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3 commenti

  1. 1
    alaska -

    Ciau,

    mah…disillusione la associo a quando togli il velo e scopri quello che in fondo ti aspettavi, ma che facevi finta di non vedere o forse speravi di sbagliarti. E quindi non è forse per certi versi ignavia? Comodità?
    Quanti veramente si pongono domande scomode?
    Quanti invece preferiscono non sollevare il velo?
    Quanto sono onesti con sè stessi?
    Perchè l’uomo ha bisogno di creare illusioni?

    Oddio anizhè risponderti sto ponendo solo domande XD

  2. 2
    lele-92 -

    è proprio ciò che volevo intendere!ci hai azzeccato in pieno!
    infatti per me disillusione è rifugiarsi in un proprio mondo intellettuale e spirituale zeppo dei propri principi di vita.Salvo poi ritrovarsi a fare il conto con la realtà,che è ben diversa…
    Alaska,grazie per il tuo commento e per la felice intuizione!

    Lele

  3. 3
    alaska -

    🙂
    La fregatura poi è che le disillusioni cambiano veste man mano che vai avanti.
    Cambiano sapore, feriscono di più, nonostante siano più sottili: sì perché credi di aver imparato, approcciandoti man mano in maniera sempre più saggia, o comunque più disincantata, alle cose.
    E invece qualcosa ti sfugge sempre e quando te ne accorgi il risultato è una smorfia di amarezza sul tuo ego.
    Questo non vuol dire che non bisogna sognare. Anzi.
    Capire metaforicamente quando svegliarsi, quando sognare e la differenza fra i due stati.
    Parole come “equilibrio” o “consapevolezza” danzano come sacerdotesse distratte poste ai cancelli dell’illusione.
    Occorre essere follemente vigili.
    Qualche volta.

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