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Cuba vive

Lettere scritte dall'autore  Suzanne

Ora capisco sul serio cosa significa “saudade”, un termine coniato in Sud America e che solo al ritorno da un viaggio in quelle splendide terre si può provare. Strana isola Cuba, impossibile da decifrare, rimane un affascinante mistero per ogni straniero che cerchi di decodificare le sue mille contraddizioni. Un paese in cui il tempo perde totalmente di significato perché cinque minuti scivolano placidamente in ore, ma nessuno sembra rendersene conto perché in fondo il tempo è un’illusione. Un Paese in cui anche la Madonna incinta della chiesa di San Juan Batista di Remedios balla il flamenco, alla faccia della triste declinazione in sofferenza del cattolicesimo occidentale. Un luogo magico in cui la gente ti rivolge sempre la parola, anche solo per dirti “piove” mentre stai guardando fuori dal vetro mentre aspetti un autobus perennemente in ritardo.
È un viaggio che ti costringe ad aprirti alla vita e alle sue meraviglie, troppo spesso dimenticate nella frenesia del quotidiano che scivola via. Attraversi la vegetazione lussureggiante di Vinales con piantagioni di tabacco e di caffé, contornate dalle tipiche montagne a forma di panettone, le mogotes. Il cavallo rimane il mezzo di locomozione prediletto, anche per chi vuole assaporare con lentezza la bellezza fuori dal tempo di questa campagna. L’elettricità manca ogni giorno per parecchie ore, ma ti sembra quasi possa essere la normalità per il tuo viaggio nel tempo. Ritorni alla “civiltà” nella contraddittoria Havana, in cui si susseguono senza criterio monumenti e piazze da fotografare a palazzi fatiscenti e immondizia maleodorante. Arrivi in una coloratissima Trinidad, in cui cerchi di mantenerti almeno le mutande addosso zigzagando tra le richieste piú disparate, dalle medicine di ogni tipo ( merce rara in questo periodo) ai vestiti o alle biro. Maricela, psicologa, nella sua casa particulares ti racconta di come ha dovuto reinventarsi durante il Covid e improvvisare un mercarino dell’usato per poter sopravvivere all’assenza di turisti. Intanto il suo splendido bimbo mulatto di cinque anni apre la porta di casa e accoglie le varie persone di passaggio. Riparti per Moron, un villaggio che sembra uscito da un bombardamento atomico in cui le persone vagano apparentemente senza meta e scopo tra le rovine dei palazzi. Gilardo, signore dallo sguardo buono a cui ti affezioni dopo cinque munuti, ti spiega come durante la sua gioventú quel paese fosse un centro nevralgico di attività e vita, ma che uno Stato completamente assente ha lasciato degradare a poco a poco. I giovani sono costretti ad andarsene, come ha fatto suo figlio ingegnere che ora lavora in Spagna e lui spera di andare a trovare prima o poi. Scopri durante questo caleidoscopico viaggio che esistono luoghi al mondo che superano anche la tua immaginazione, spiagge paradisiache completamente deserte in cui ci sei solo tu, acqua trasparente a perdita d’occhio e pesci dai mille colori negli anfratti della barriera corallina. Dopo chilometri passati a camminare su una sabbia fine come borotalco raggiungi di nuovo la civiltà, laddove si ergono questi ecomostri di alberghi all inclusive in cui i turisti pensano di essere a Cuba, senza nemmeno mezzo abitante cubano che viva lí intorno. Ti disgusti all’istante di questa umanità cosí banalmente uniformata e triste, da dover correre subito lontano, nel colore della tua casa particulares. Cosí procedi verso Remedios, dove Alycia, che potrebbe essere la zia che non vedi da tanti anni, ti coccola con le sue prelibatezze, in una splendida casa coloniale con mobili d’antiquariato spagnolo risalenti a piú di cento anni fa. Anche qui ti raccontano di come il loro figlio sia emigrato negli Stati Uniti perché la situazione drammatica non consente ai giovani di costruirsi un futuro. Già, perché i tempi sono davvero bui, come mai prima d’ora : mancano i beni di prima necessità come l’acqua, l’elettricità o la benzina, la moneta nazionale vale tanto quanto i soldi del Monopoli (da quando si è eliminata la doppia valuta tutto si è complicato, sia per i cubani, che per i turisti). Ogni persona che incontri non perde occasione per raccontare quanto sia difficile ora, come lo Stato abbia completamente affossato l’economia cubana e di come manchino prospettive di miglioramento. Eppure, nonostante una palpabile preoccupazione, il cubano ti sorride sempre e ti apre il suo cuore, fa di tutto per aiutarti e per rendere il tuo viaggio confortevole. Il taxi si guasta e tu gli dici “Mi spiace per te” e lui ti risponde che non c’è problema, perché se lavori con le auto è da mettere in conto che si debbano riparare. Ti ricordano che la vita si affronta giorno per giorno e ad ogni problema si troverà una soluzione. Ti accorgerai che è proprio cosí, perché qualsiasi imprevisto ti succeda durante il viaggio (come rimanere senza soldi, ad esempio) loro sapranno aggirarlo grazie alla capillare rete di conoscenze che hanno. Scoprirai con sorpresa com’è piacevole salutare continuamente qualcuno per la strada e chiacchierare animantamente anche se magari l’avevi incontrato poco prima. E alla fine di questo viaggio incredibile, ti domanderai quando e perché ci siamo persi questa ricchezza per la strada, come si possa recuperare questa condivisione genuina e questa voglia autentica di socialità, anche nelle avversità di un presente turbolento e un futuro incerto. Vorresti che questa magia ti accompagnasse ancora a lungo, scacciando via il grigiume dei volti e la cupezza degli sguardi intorno a te, per continuare a vivere a ritmo di musica, perché se ce l’ha fatta la Madonna incinta a ballare il flamenco, ce la puoi fare anche tu.
Gracias Cuba!

L'autore ha scritto 14 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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21 commenti

Pagine: 1 2 3

  1. 1
    rossana -

    Grazie per questo stupendo resoconto di viaggio. Non molto diverso da quello che mi fece mio figlio, più di 30 anni fa.

    Leggerlo è stata musica per il cuore.

    Cuba vive e sopravvive, nonostante più di 60 anni di sanzioni che la penalizzano. Oggi come ieri, dimostra una modalità umana di esistere in armonia con se stessi, con il prossimo e con la natura.

    Viva Cuba!

  2. 2
    glosstar -

    Galleggiando nel sogno, incontri l’umanità che vive in equilibrio tra quel che avrebbe potuto essere e non e’ stato.

    E’ li che osservando scorrere la vita, ti accorgi di quanto i tuoi bisogni fatti di suppellettili tese ad arredare le giornate, in realtà riempiano il tempo lasciando vuoto il senso. Parafrenalia che mentre tutto scorre, cancella gli attimi e i respiri di ogni giorno, unica vera ragione a dare un senso al nostro essere presenti.

  3. 3
    La verità -

    Ti vanti di viaggiare,sei gasata.
    Cuba muore invece.
    Un altro paese povero che soffrirà.

  4. 4
    Suzanne -

    Grazie Rossana. Ogni viaggio credo che in qualche modo ti cambi, sempre in meglio, perché ti costringe a cambiare prospettiva, quando credi ne possa esistere solo una. E comunque saudade mi sembra sia un termine proprio brasiliano…
    Vero Glosstar, galleggiando tra un passato in qualche modo sempre lí e un presente però sempre piú complicato. “Cuba è complicata”, ce lo sentivamo ripetere in continuazione, ma con un sorriso e una pacca sulla spalla cosí tu pensavi: “Perché allora dove le cose sono semplici tutto viene complicato e abbruttito?”. Riflessioni ancora in divenire, per ora mi godo il calore delle immagini impresse nella mia anima (e il caldo di qua mi sembra quasi frescura montagnina al confronto😂).

  5. 5
    Golem -

    Bentornata Suzy.
    La tua lettera sembrava un racconto di Jorge Amado.
    “‘A saudade” è un termine portoghese, poi esportato in Brasile con quella occupazione, ma non sentito dai brasiliani allo stesso modo lusitano.
    Non so se volessi riferirti al significato originario di quel termine, che è una sottile nostalgia mista a sofferente rassegnazione, e nato nel Paese di Pessoas, dove l’unica “strada” verso il futuro era lo sconfinato quanto ignoto oceano.
    Per quel che ti conosco potrei dirti che quello è davvero un Paese che dovresti visitare, specie l’interno, Alentejo e Miño in particolare, che sono rimasti indenni dalle invasioni turistiche come quella dell’Algarve e della zona di Cascais.
    In effetti, sedersi a Cabo da Roca (Aqui… Onde a terra se acaba e o mar começa) o Cabo Sao Vicente, e osservare un tramonto, non richiede nessuna spiegazione per capire il vero significato “da saudade”.
    Lo si “sente”.

  6. 6
    Suzanne -

    Ciao Golem. È stato un inizio anno molto difficile, avevo bisogno di uno stacco, seppur di breve durata.
    Hai ragione, il termine è portoghese, anche se lo si associa sempre al Brasile. Sono stata in Portogallo : Lisbona, Sintra, Cabo da Roca e Algarve. Ricordo la musica malinconica del fado, la sensazione di essere alla fine del mondo a Cabo da roca e le sterminate spiagge semi deserte dell’oceano. Adoro Pessoa, quindi probabilmente la saudade è un modo di precepire il mondo che ho da sempre.

  7. 7
    Golem -

    Suzy. Ci sono “messaggi” da parte di certe culture, che sembrano parlarci, toccandoci, seppure quelle culture non le conosciamo. Insomma, io ho “sentito” vicino il Portogallo attraverso la sua musica popolare, quando a malapena ne conoscevo la Storia. Poi ne è seguita la letteratura e, quasi ripercorrendo l’itinerario atlantico dei “padrao descobridores” portoghesi, mi sono poi avvicinato alla musica brasiliana e a quella cultura fecondata da quella lusitana.
    Ancora oggi quando mi capita di andarci (sono stato l’ultima volta nel ’20, all’inizio della pandemia) mi sorprendo sempre di come mi senta…a casa. È davvero strano, chissà che non ci sia qualche strano, sconosciuto legame ancestrale.
    Ma a mio avviso è proprio la qualità interiore di quel popolo che colpisce chi ha le antenne per percepirne le “vibrazioni”. Tabucchi ne è stato un esempio unico.

  8. 8
    Shinja -

    Nazione di Mema come tutti i regimi comunisti.

  9. 9
    white knight -

    Personalmente sono sempre stato un po’ scettico riguardo alla retorica terzomondista in base alla quale popoli con le pezze al culo sarebbero in un certo senso migliori di noi perché più “genuini, simpatici, solari, ecc.”.
    Alla fine lì è bello andare in vacanza ma ci sarà un motivo se poi alla fine da quelle realtà scappano tutti per venire in Europa o Stati Uniti a cercare lavoro e fortuna…
    Comunque bella lettera, poetica, in effetti mi piacerebbe che nel nostro deprimente paese la gente riacquisisse un po’ il senso della vita e perdesse un po’ di quel grigiore provinciale che ha la sua radice nel dna catto-contadino giudicante basato sul senso di colpa.
    O si diventa cazzari come i latinos, oppure produttivi&sballati come los gringos 😉 sono due filosofie di vita che portano entrambe alla felicità…
    Quanti agli hotel… mi spiace ma nulla togliendo alla vera Cuba preferisco i resort 5 stelle all inclusive. Mi accontento anche di 4 stelle ma non meno.
    Hasta la victoria siempre!!

  10. 10
    rossana -

    White knight,
    ovvio che una vacanza non è utile che per una prima impressione, fermo restando che queste sono di solito le più profonde, sincere e disinteressate.

    Vivere stabilmente in un paese dell’America Latina è cosa ben diversa, pur restando intatto il fascino dei luoghi, di quell’aria leggera, animata da aquiloni, della gente sconosciuta che ti sorride e ti parla anche senza rendersi conto che sei straniero…

    In Brasile le strade di certi quartieri traboccano di poveri derelitti, tanto che alcuni supermercati consentono una pagnottina e un frutto gratis a chiunque lo desideri. Benché per orgoglio siano in pochi ad approfittarne, quasi solo di primo mattino.

    A Rio de Janeiro, in pieno centro, non si è mai certi di poter disporre di energia elettrica e spesso ci si trova invischiati in improvvisi scontri armati fra bande rivali.

    Poi, c’è Copacabana, con i suoi hotel a cinque stelle, che possono avvalersi di generatori, ma che ti suggeriscono di andare in spiaggia senza orologio.

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