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Consulenti esterni della pubblica amministrazione

di Carlalberto Iacobucci

Non per soldi… ma per denaro
La sfrontatezza mostrata è giunta al sommo grado della scala, non Mercalli ma della mansuetudine per noi cittadini e della vergogna per chi accoglie taciturno quanto accade. Buttano al vento un milardo e mezzo di Euro l’anno per conservare 261 mila dimoranti, tanti sono gli psudo competenti esterni della nostra P.A.Trattasi di agglomerato sterminato che trae a sè denaro pubblico. Totò avrebbe detto: ed affini. Un saluto da un mendicante che vi mantiene nel lusso.

Lettera pubblicata il 27 Agosto 2007. L'autore ha condiviso 140 testi sul nostro sito. Per esplorarli, visita la sua pagina autore .
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Categorie: - Cittadini - Politica

La lettera ha ricevuto finora 2 commenti

  1. 1
    Anna -

    Certo che hai ragione! Noi pubblici dipendenti presi per mangiapane a tradimento con stipendi di 1000 euro al mese dopo 20-25 anni di lavoro, assistiamo a questo scempio di denaro, causato dai politici per foraggiare le varie clientele personali con consulenti che non servono a nulla ma che depauperano le risorse della PA. Il ministro Brunetta col cavolo che ha obbligato le PA a tagliare le consulenze!Tagliano la mia produttività, domani la tredicesima e poi domani il licenziamento perchè mi sono sudata un posto vincendo i concorsi solo per le mie capacità, mi sono traferita in altre città due volte vivendo con questo misero stipendio e pagandomi l’affitto e non mantenuta a casa da mamma e papà. Dopo 10 anni di lavoro a tempo indeterminato mi sono concessa la prima vacanza. Altrochè controllo della spesa in pubblica amm.ne Brunetta..tanta ipocrisia, molti soldi agli amici consulenti 3 volte almeno il mio stipendio senza obbligo di orario e valutazione dei risultati e poi sei un fannullone? Bisogna prenderli a calci i politici e il primo è Brunetta a pari merito Sacconi, gente che è lì per vendicarsi del mondo del lavoro e delle persone!

  2. 2
    cristina savio -

    Buon giorno,
    avrei gentilmente bisogno di sapere se il fatto di avere indicato nel
    versamento della prima rata di acconto dell’IMU il codice del comune errato (sesto san giovanni invece che Milano) a parità di aliquota comporta qualche sanzione a livello erariale.
    Cioè è possibile che in futuro l’agenzia dell’entrate di MIlano (a cui avrei dovuto versare l’importo) possa chiedermi il pagamento di tale acconto, con le relative multe per il ritardo, oppure per l’erario è sufficiente avere pagato l’importo corretto seppure su di un comune sbagliato?
    Grazie in anticipo per l’attenzione
    Cristina Savio

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