Chiudere una storia anche se si ama, per motivi di (non) lavoro
Ovviamente non possono esserci risposte obiettive, ma soltanto pareri; sono estremamente indecisa e internamente combattuta per le ragioni che vado a spiegarvi.
Lui non ha idea, o almeno non credo, di quello che sto meditando, penso creda che va tutto bene e che ci avviamo a un futuro lungo e roseo ma in realtà dentro di me son molto depressa e scoraggiata e temo solo di aver imboccato una strada in discesa verso una mediocrità fatta di contratti a progetto, arrangiarsi, tirare avanti, stagioni estive alternate a periodi di disoccupazione in cui se hai i requisiti chiedi il relativo assegno, versare lacrime su come vadano male le cose senza poterci però fare granchè. Mi mancano quattro anni ai 30, non parliamo poi di quel giro di boa perchè se non trovi prima dopo è veramente finita!
Io non ci credo neanche un po’ alle frasi fatte “tieni duro, prima o poi troverai qualcosa di adeguato al tuo titolo”, tra parentesi conseguito col massimo dei voti e mantenendosi da sola, ma in questo Paese ormai di m***a sono passata dal sentirmi un Dio il giorno della proclamazione a dottoressa (lingue germaniche e orientali con un curriculum in comunicazione), a ridimensionare la mia irrazionale euforia, a confrontarmi con un mondo del lavoro dove prima ho rinunciato a idee ormai da barzelletta in Italia (carriera, aspirazioni, una posizione), a cercare un lavoro normale, a non trovare nemmeno quello, ad accontentarmi di tappare i buchi con un impiego stagionale, e d’inverno il deserto! Avete presente quei film spaghetti western in cui nella via principale del villaggio passavano le balle di erba secca trascinate dal vento? Ecco, così! Sono ormai quasi 5 mesi disoccupata, tra poco sarà un anno che mi son laureata e ritengo sia tempo di bilanci su come muovermi e/o dove andare.
La mia storia d’amore all’inizio era una vera favola: tanta passione, tanto affetto, tanta dolcezza, una tensione costante che ci avvicinava e faceva stare insieme, tant’è che ho avviato con tanta emozione la prima convivenza della mia vita, con qualche dubbio da parte della mia famiglia di mentalità un po’ più chiusa ma alla fine neanche troppo, perchè quando hanno conosciuto meglio il mio ragazzo/compagno gli è piaciuto tantissimo. Allora sono andata a vivere da lui trasferendomi di moltissimi chilometri rispetto al mio luogo di origine, ma neanche questo mi è pesato perchè è da quando ho 16 anni che viaggio col pieno appoggio dei miei che magari non mi mandavano in discoteca, ma per paradosso se volevo andare a Timbuctù a migliorare l’Inglese mi ci mandavano volentieri. Non mi è pesato lasciare famiglia e amici; non dico che non mi manchino, ma non è che se mi sposo e/o ricevo una promozione sul lavoro che comporta un trasferimento, non mi muovo per loro!
Quando poi mi son trasferita, le cose sono andate affettivamente bene. Io ho conosciuto e fatto amicizia anche con la bimba di lui, Laura, una bambina deliziosa di 4 anni, e abbiamo ormai quasi un equilibrio da matrimonio, con quello che di bello ma anche brutto può significare un’affermazione del genere. Lui è anagraficamente quasi coetaneo, ma di testa invece si è rivelato molto più vecchio della sua età nonchè un tantino asociale e pantofolaio, infatti non ha amici e mai nessuno frequenta la nostra casa; io mi son già scordata passeggiate, uscite, la discoteca e i bar (ok possono sembrare cose superficiali, ma considerate che ho 26 anni, non 62!), i contatti umani e qualsiasi hobby perchè purtroppo, gira che ti rigira, anche una cazzata come la palestra comporta un’uscita monetaria che per qualcuno non è niente ma che per un disoccupato è tanto. Io da 5 mesi sto a casa a girarmi le palle tutti i giorni, tutto il giorno.
Nei miei (a questo punto li definerei folli) piani, le cose non le immaginavo così, sapevo che avrei avuto difficoltà a trovare lavoro nel mio campo, quindi avevo ri-targetizzato le mie aspettative su un lavoro normale come segretaria o commessa o qualsiasi altra cosa anche se magari (senza voler mancare di rispetto a chi si spacca la schiena tutti i giorni in quei mestieri) non proprio Mc Donald’s o lavar scale, perchè non son stata 5 anni all’università facendo anche l’Erasmus in c°lo al mondo per l’anima del c***o, e mi rifiuto di farmi annichilire del tutto dal sistema. Ma mi aspettavo che almeno in Nord Italia qualcosa in più si trovasse, rispetto alla zona del Centro da cui provengo, e che era questione di tempo trovare un lavoro senza pretese eccessive, non mi ponevo il dubbio SE avrei trovato qualcosa. Esperienza invece mi sta insegnando che l’Italia è oggigiorno tutta uguale, dal Trentino alla Sicilia: se non sei ingegnere e/o incozzato, c’è poco da fare.
Il non trovare lavoro mi pone il dubbio se chiudere o meno la mia relazione (e il tempo limite che mi ero posta sta scadendo) anche se questo significa farlo e farmi soffrire, per cui capirete che non ne ho molta voglia; ma mi domando se devo tirar fuori i cog****i e farlo lo stesso perchè ho provato a immaginare come potrebbero andare le cose se io mi accontentassi di fare la sua casalinga (lui ha un lavoro ottimo e sicuro e forse anche per questo non crede appieno a quanto è difficile trovarne uno così oggi), che è ormai l’equilibrio che sta andando a crearsi
1) Potremmo vivere per sempre felici e contenti, io prima o poi troverò qualcosa, noi non ci lasceremo mai e anche se fra i due lui ha il lavoro più stabile l’importante è mandare avanti dignitosamente il menage familiare
2) Per un po’ andrà bene, ma a me peserà sempre di più l’isolamento sociale, la mancanza di autonomia e stimoli, solo che andremo avanti, convivremo/ ci sposeremo, avremo un bambino, un giorno potremmo smettere di amarci e lasciarci in malo modo, ma io con poppanti sulla schiena e una laurea ormai diventata carta straccia dovrò combattere per tirare avanti e a quel punto accontentarmi delle briciole della vita perchè mi sono bruciata il mio periodo buono, e se hai bambini non puoi più anteporre te stessa a tutto.
Cosa sto facendo per cercare lavoro? Ormai potrei scrivere IO un libro sul come farlo:
1) Non distribuisco CV a mo’ di volantini, penso che chi non cerca personale difficilmente pesca così i dipendenti, così mi affido più volte al giorno (in orari diversi possono essere cambiate le cose) agli annunci su giornali o Internet di chi cerca e ho messo a mia volta i miei.
2) Ho referenze.
3) Ho il curriculum tradotto anche in Inglese.
4) Non ho particolari limiti geografici, a parte posti troppo lontanti per tenere la mia relazione in piedi (ma il limite è davvero molto elastico), anche perchè se proprio ci dobbiamo lasciare preferirei andare all’estero a questo punto.
5) Rispondo ad annunci in linea con le mie competenze ma sono molto elastica su luogo, orari e mansioni.
6) Allego una lettera di presentazione.
7) Mi informo sull’azienda che mi convoca per un colloquio.
8) Mi presento elegante senza esagerare, onde evitare l’effetto “abito della domenica”.
Non vi annoio oltre, penso si capisca che curo ogni dettaglio, ciononostante incredibilmente nessuno ha ancora investito su di me… So che non sono l’unica su questa barca, ma che devo fare? Tra poco potrei reimbarcarmi nuovamente sul carrozzone estivo della stagione, per poi cosa però, riniziare a fare la disoccupata a Settembre e spararmi un colpo dalla noia come questo inverno? E sul lungo termine, quali prospettive ho?
Io non ho voglia di forzare me stessa a scegliere fra amore e delle aspettive di carriera, anche se considero le mie aspirazioni riguardo a quest’ultimo punto più che legittime. E anche se la mia scelta dovesse ricadere sul darci un taglio, odio profondamente il fatto che una decisione di cui io mi assumo la responsabilità (perchè attenzione, non è che posso avere delle garanzie di successo, è che so che QUI le cose sembrano stare in questo modo quindi galleggio fra una quasi certezza negativa e un’incognita neutra, anche se ampliare i miei orizzonti non può che ampliare proporzionalmente le possibilità) comporti che lui soffrirà come un cane; se potessi, mi prenderei sia la responsabilità che il dolore.
CHE FARE?
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Premessa, chi ti scrive è un trentenne che nonostante la congiuntura ha aperto partita iva e si rompe la schiena 15 ore al giorno.
Dici di esserti laureata da un anno, dici di non sopportare la convivenza per colpa della monotonia forse del tuo ragazzo e di non riuscire a trovare un lavoro. Io fossi in te scinderei le due cose, non essenzialmente dovrebbero essere collegate. Innanzitutto perchè se tu fossi ancora innamorata certi discorsi non credo li faresti e quindi probabilmente così come accade un po a tutti a te sta scemando l’amore anche magari per colpa del fatto che non ti senti realizzata come donna. Ecco fermati a questo punto; se lui non coincide con cio’ che tu cerchi per il tuo futuro e la tua persona mollalo, non facendolo prendi in giro te stessa e lui. Hai 26 anni, non credo sia normale appiattirsi ad una età così giovane, nulla è definitivo a 50 finguriamoci a 20. Non devi stare con lui per la compassione che provi rispetto al fatto che potrebbe stare male. Non c’è nulla di ineluttabile.
Ecco detto ciò ti proporrei di ragionare su un’altra cosa, forse un po più importante. Scusa se pecco di arroganza e userò toni che magari non sono consoni o ti faranno pensare male di me, ma credo tu abbia bisogno di questo ragionamento: credevi che il mondo stesse aspettando te per andare avanti? Credi che basti una laurea oggi con 110 per trovare un lavoro? Credi che veramente il lavoro è un diritto in questa nazione? O che basti avere un CV con in mostra i viaggi all’estero? Ti rispondo io, no. Non basta. Probabilmente a nessuno interesserà il tuo voto di laurea. E nessuno te lo chiederà. Cara amica, questa è la vita. La vita è dura, il lavoro non cade dal cielo e esso stesso se presente ti comporta a rivedere totalmente i tuoi interessi, il tuo spazio sociale e le tue relazioni.
E’ solo da un anno che ti sei laureata, perchè sei tanto scoraggiata? Sei forse abituata a tutto e a subito? Oggigiorno purtroppo se sei fortunato lavori gratis per 3 o 4 anni giusto per farti CV e poi, FORSE, cominci a guadagnare. La tua situazione non è unica, nè tu sei più sfigata degli altri. Come te ce ne sono centinaia di migliaia di giovani.
Ma questo non centra nulla con la tua relazioe, credi che se avessi un lavoro il tuo pensiero su di lui cambierebbe? Probabilmente in peggio.
Se ti va ti racconto la mia esperienza e ti racconto come son passati gli anni dalla laurea (2007) ad oggi. Chissà magari potrebbe esserti utile.
ps: il tuo lui probabilmente andava bene per il periodo universitario, ora stai forse capendo che non potrebbe esser eun buon compagno di vita. Succede spesso che nel momento in cui finisce l’università si cambi l’opinione anche delle persone che ci stanno accanto eh. A mia cugina è successo questa estate :))
Non si è capito qual’è il legame tra la tua ricerca del lavoro e la tua storia d’amore.
Se lasci il tuo ragazzo trovi lavoro?
ciao,
per prima cosa, non fare come la stra grande maggioranza delle donne, sei una ragazza intelligente per cui non comportarti come la solita gallina tutta firme e poco cervello.
la prima cosa da fare è rendere partecipe ed in modo serio il tuo compagno di tutti i tuoi dubbi, paure e decisioni, hai scritto all’inizio che lui ignora il tuo stato d’animo, esattamente come tutte le donne, stai covando un rivoluzione per arrivare ad “ciao non ti amo più” e lui che cade dal pero violentemente.
Molte donne vengono qua a lagnarsi di come i propri compagni non capiscano i loro problemi, per poi sentirsi trascurate (questa parola va di moda tra il gentil sesso) e finire con il lasciare/tradire il proprio compagno.
Il problema non è lui che non capisce, ma la donna che non dice mai esattamente cosa pensa, utilizzando le solite parole generiche senza senso, tanto per fare una litigata che non arriva a nulla, mentre l’uomo è sempre diretto e sintetico, non mi sta bene questo per questo motivo, la donna non fa quasi mai così, ma andiamo oltre.
Io capisco perfettamente quello che dici, quello che pensi e quello a cui cerchi di arrivare.
Le tue ambizioni, sono identiche a quelle della stra grande maggioranza dei “giovani” italiani.. purtroppo è così, c’è la crisi ed è veramente pesante (te lo dico da piccolo imprenditore) in italia chiudono quasi 35 ditte al giorno, nelle ditte che invece bene o male lavorano, è difficile entrarci perchè il piccolo imprenditore fa troppa fatica, non vede futuro e mettersi sulle spalle un nuovo dipendente è improponibile, anche perchè in italia assumere e licenziare è peggio di divorziare
La banche non fanno credito, le aziende non investono, le gente non compra, l’economia si ferma.. siamo esattamente a questo punto.
ora mi dirai, vabbè vado all’estero.. perfetto.. ma è qua che devi fare i conti con la tua vita.
Da un semplice pensiero razionale, mi viene da dire “vai via”, ma tu sei, come dici, praticamente sposata, per cui devi render conto non a mamma e papà, ma al tuo compagno ed alla tua vita.
LAsciare tutto per andare in cerca di cosa? hai la sicurezza che lasciando la tua vita avrai quello che cerchi? io non lo so e nemmeno tu.. ma hai le tue certezze a cui devi pensare e aggiungo anche la fortuna di stare con uno che non ha grossi problemi, che nonostante tu stia a casa a far nulla ti ama e ti fa star bene.
Lo so che pensare di fare la mantenuta non è il massimo, ma tu lo fai non perchè nonhai voglia di fare niente, ma perchè oggettivamente c’è poco da fare.. e aggiungo che il tuo titolo di studio, oggi come oggi, non serve a molto.. è difficile trovare un posto di lavoro per il tuo titolo di studio.. fare altro? ma già ci stai provando.
Purtroppo il problema è esteso da nord a sud..
Concludo consigliandoti di parlare apertamente al tuo compagno e di fargli capire seriamente il tuo disagio nel non fare nulla dalla mattina alla sera e la tua voglia di socializzare.
Ti prego.. pensa bene a quello che fai e alle decisioni che
prenderai… non fare come la mia ex.. che per mantenersi un
lavoro tra l’altro precario, ha buttato via un anno e mezzo d’amore meraviglioso con me..Da premettere che io ho un buon lavoro..
Tutto xche’voleva essere indipendente…
Alla fine mi ha perso … lasciandomi… e sta perdendo
il lavoro x il quale tanti obbiettivi si era prefissata….
sacrificando l’amore nostro..per puro e semplice interesse ed egoismo…
L’unica cosa sarebbe parlarne con lui.. dirgli tutto… e vedere di trovare dei punti di intesa…
Ti abbraccio…
by Marco..
Abbi pazienza ma
a me sembra un gran minestrone….
Il lavoro, l’amarezza,
i poppanti sulla schiena (??????????????)la monotonia,
il ragazzo pantofolaio, i curricula.
Vuoi bene o no al tuo fidanzato?
Se fossi single avresti più chances di trovare lavoro?
Il tuo fidanzato e il lavoro sono collegati?
SOlo una cosa: non serve a niente dire che il tuo paese è una m****a.
Ti rende solo più sgradevole e arcigna.
Io ho trovato un lavoro decente dopo anni,e il mio attuale capo (americano) dice spesso:
“Non darei mai il posto ad una persona che parla male del suo paese. In America se parli male dell’America vieni emarginato. QUa è normale sparare a zero sul vostro paese. E’ incredibile”.
E, in ultimo, io ti trovo fortunata. HAi vicino una persona che ti vuole bene, a quanto pare. E’ già molto.
Neppure io capisco bene cosa centrino le due cose.
Se sei insoddisfatta del tuo rapporto è un conto, se sei insoddisfatta e proietti la cosa anche sul rapporto o sul tuo compagno un’altra.
Se vuoi andare all’estero, per esempio, ed è una tua idea e priorità tanto da vivere la tua relazione come un freno la cosa ha un peso diverso rispetto al fatto di pensare, tristemente, che forse dovresti emigrare e lasciare la persona che ami.
Se oggi mandi un curriculum molto lontano da dove vivi con lui ti muovi in una direzione, che potrebbe realizzarsi o no. Apri un’ipotesi (cosa che magari altri non farebbero o farebbero con un altro spirito) e a quel punto sceglierai. Se oggi ti arriva una proposta di lavoro che presuppone che tu ti trasferisca è il momento di pensare sì o no, o di trovare delle soluzioni con il tuo partner ove possibile per restare insieme.
Da parte mia ho imparato presto, in tempi di non crisi, ma vale in ogni caso, a non fare domande per lavori (situazioni) che non voglio. Potrebbero chiamarti, non si sa mai. Mi è successo.
Idem penso che comunque seminiamo qualcosa in una direzione (che poi la cosa si verifichi o no). Mi è successo anche questo.
Anni fa, prima che la crisi si abbattesse (anche se forse era nell’aria, ma non certo di queste proporzioni) mi arrivo’ una proposta inaspettata, che non avevo cercato in quanto tale, e che obiettivamente era molto allettante. Anche dal punto di vista economico.
Rifiutai. Per quanto la cosa mi interessasse, e fosse anche una prova di notevole stima nei miei confronti, dissi di no perché sulla mia bilancia una serie di cose pesavano più per il no che per il sì. Se fossi stata single avrei detto sì? Forse sì, anche se non era la sola ragione per cui dissi no. Ma non ho scelto per lui, ho scelto comunque per me. Per una serie di mie ragioni che includevano anche il fatto che amavo lui e la nostra vita, il nostro progetto di vita che si era da poco concretizzato in una convivenza. Non rinunciai per fare la casalinga, ma per investire comunque le mie energie nella stessa direzione ma senza andarmene lontano.
Poi è successo che… ne sono successe di tutti i colori. Incluso il fatto paradossale che invece di percepire che avevo scelto, io, di restare, lui rimase “shoccato” dal fatto che, appena iniziata una convivenza il mio lavoro avesse rischiato di portarmi lontano. Il mio lavoro e impegno di cui era sempre stato un sostenitore divenne improvvisamente un suo nemico. Tipo: io ti sono stato accanto tanti anni e tu potresti dirmi bye bye per un'”offerta migliore”. Non fu la sola ragione di problemi, ma è vero che ebbe questa insicurezza, sua, e non me la rivelò nemmeno, non subito. Ma comunque sia posso dire due cose: la prima è che non penso “Ho fatto questa cosa per lui e pensa te! Me ne pento! Non se la meritava” (anche se veramente trovo paradossale come lui lesse in negativo una cosa positiva! seppure, ripeto, anche in un preciso contesto che ci… travolse) perché sono abbastanza
onesta con me stessa e responsabile delle mie scelte da dire: in quel momento scelsi di no perché per me era no. Non mi sentii forzata a dire no. Per quanto, con il senno di poi, avrei avuto molti meno problemi economici, anzi…
La seconda è che poiché amavo ciò che facevo la mia scelta non tu tra: il lavoro che amo e l’uomo che amo. Ma la vita che amo, qui, dove sono, e continuare sulla mia direzione, con entusiasmo e impegno. Da questo punto di vista, quindi, sono stata comunque soddisfatta, anche se ho dovuto faticare di più, in un certo senso, però per qualcosa in cui credevo. E la crisi poi ha colpito comunque anche me…
Perché ti dico questo? Perché lui anni prima mi aveva detto “io non vorrò mai essere il tuo freno a mano”. Io lo avevo guardato sinceramente stupita perché mai e dico mai lo avevo visto così.
Anzi. Per quanto io fossi una persona che seguiva un suo percorso in maniera indipendente il condividere (mi leggi Cinzia74? 😛 non sono incoerente) con lui emozioni, risultati era bellissimo. Se la mia priorità fosse stata andarmene me ne sarei andata. Puo’ suonare male, ma invece vuol dire: ho scelto. E nessuno mi ha puntato una pistola alla tempia e non perché pensavo a lui o alla mia o alla nostra vita come un freno a mano.
Io non lo so perché vivi quest’uomo come un freno a mano, al punto da immaginarti già casalinga frustrata tra anni a venire. Come se LUI fosse una trappola. E’ vero che la crisi (mi è piaciuto molto il tuo post KATY) ci getta anche nell’ansia futuribile oltre che presente (e tu hai 26 anni, pensa chi è più grande di te e delle responsabilità di un certo tipo le ha già… e pensa quindi anche all’ansia futuribile per i suoi figli per esempio) però non ho capito se lui ti sta dicendo che ti vuole chiudere e ti faccia in qualche modo una violenza economica, per esempio, o se tu proietti su di lui delle tue paure o frustrazioni. Forse anche una piccola (passami la parola) “invidia” perché, per quanto tuo coetaneo, ti sembra più realizzato e sereno.
Penso che, soprattutto di questi tempi, ma non solo, se c’è una cosa che possa capitare è che uno dei due lavori e l’altro no (se va bene… sennò si può anche non lavorare nessuno dei due, e lì si che son ca..i) e che fare “squadra” possa essere anche questo, anche dal punto di vista di sostegno emotivo e morale. Per quanto io sia una persona di indole molto indipendente e che ha sicuramente bisogno di esprimere una serie di cose, proprio per la sua salute anche mentale ;), e non mi sono mai immaginata mantenuta o casalinga (due cose diverse, con il massimo rispetto per chi fa scelte diverse) non riesco a pensare che il fatto che una persona che amo e che mi ami in un mio periodo di difficoltà (che potrebbe essere altrimenti ancora di più il nostro) lavori sia un problema. A meno che non me lo faccia pesare, come se fosse colpa, mia, e non semplicemente osservare perché la coperta è corta.
Poi ripeto dipende dalla situazione e da come tu ti senti.
Anch’io resto perplesso sul mix delle due cose, posso solo aggiungere che mi sembra ci si una comunicazione non ottimale nella coppia..
Rispetto alla ricerca del lavoro dissento sul primo punto. Non tutte le posizioni aperte arrivano fino allo stadio della pubblicazione su giornali / internet (questione di costi) diverse aziende tengono un database delle autocandidature che utilizzano quando si apre una posizione.
Rispondendo solo ad annunci limiti il tuo campo d’azione e tra l’altro essendo le sole visibili, rispondi solo alle oppurtunita dove la concorrenza e’ piu forte.
@cyber81
Quoto per intero quel che scrivi, amico mio. Quasi stessa età e quasi stesse esperienze (compresa l’attuale e magnifica partita IVA: magari facciamo anche lo stesso mestiere). Anche io, in un modo o nell’altro, ho sempre lavorato alle varie condizioni che via via mi si sono proposte.
Tutto questo per dire all’amica silvia.scintu che, per quanto riguarda il lavoro, senza alcun tono accusatorio o moralizzatore, probabilmente deve solo guardare il mercato con occhi più umili (considerato anche il tuo titolo di studio che, mi duole dirti, in Italia offre pochi spunti d’interesse ad un datore di lavoro che operi su territorio nazionale).
La sorte della tua relazione sentimentale è ovviamente legata a doppio filo alla tua condizione di malessere. Interrompendola non otterresti granchè. La verità è che probabilmente non sei più innamorata. Inoltre, se posso permettermi di pensare male, dentro di te credi che lui non ti capisca minimamente (sempre per la questione del lavoro) e potresti essere convinta che ti disistimi a causa della tua situazione.
Spero di avere torto su queste ultime cose.
Sono d’accordo con Nadir.
Ragazzi, vi ringrazio tutti per le risposte, la maggior parte di voi si è impegnata veramente tant’è che ad esempio LUNA ha avuto bisogno di due commenti per terminare il concetto! Voglio però dire qualcosa in generale a tutti e qualcosa in particolare a qualcuno di voi che ha espresso pensieri che mi hanno colpita o positivamente o, ahimè, negativamente.
Per cyber81: “credevi che il mondo stesse aspettando te per andare avanti? …” o “Credi che veramente il lavoro è un diritto in questa nazione? …” o “Oggigiorno purtroppo se sei fortunato lavori gratis per 3 o 4 anni giusto per farti CV e poi, FORSE, cominci a guadagnare …” cosa caspita vorrebbe dire? Ma ti rendi conto di quello che dici? No c***o che non credevo che il mondo stesse aspettando me, sono solo un essere umano fra altri 7 miliardi che vorrebbe un posto nella società e sa che il mondo è un posto grande, che pensa che il lavoro dia dignità alle persone perchè le rende autonome e le fa sentire utili, e che una nazione che non sfrutta coloro che si formano ai più alti livelli non deve rammaricarsi di vedere ogni giorno una emorragia di giovani delusi che per loro non ci sia posto da nessuna parte dopo anni di sacrifici da parte loro e da parte delle famiglie. Conosci qualcuno che mantiene un figlio (magari una donna) all’università e che quello che si auguri sia che poi il figlio/figlia rimanga a casa e/o mangi la pergamena di laurea insieme all’insalata? Vivrò io in un mondo parallelo ma anche voi non scherzate, e che cavolo…
Comunque hai detto anche qualcosa di molto valido, ossia che devo far chiarezza dentro di me perchè nessuno merita di essere preso in giro. Molti di voi son rimasti confusi dalla mia lettera e devo confessare che avete ragione; rileggendomi, mi sono accorta che è venuto fuori come un flusso di coscienza molto disordinato, lo stesso disordine che ho dentro perchè son molto combattuta.
“credi che se avessi un lavoro il tuo pensiero su di lui cambierebbe? Probabilmente in peggio” qui ti sbagli proprio di grosso, cyber81. Come credi che una coppia possa permettersi un mutuo, acquistare una macchina, mettere al mondo un figlio? “Se c’è l’amore c’è tutto” per me è un luogo comune che sta bene solo insieme a “non esistono più le mezze stagioni” e “da quando c’è l’euro siam tutti rovinati”. Per i progetti, ci vogliono €, £, $ o qualunque altra valuta, ma sempre SOLDI. Quanto costa una cena fuori? O una casa? Od organizzare un matrimonio? Un figlio il primo anno di vita? I soldi servono anche a realizzare quei progetti di coppia che hai nel cuore, ma troppo spesso ti trovi a dover dire “non ci sono i soldi”, e allora ecco che anche la coppia rimane congelata allo status di fidanzatini. Ora come ora, col mio ragazzo andiamo avanti, ma non riusciamo a risparmiare un centesimo per il futuro perchè io non apporto alcun contributo.
Mah, parli a uno che è stato lasciato perchè non voleva convolare a nozze dato che lei non lavorava e di studiare studiava poco. Quindi il discorso sui soldi non posso che condividerlo. Mai vissuto di sogni ma solo e soltanto di concretezza.
Detto ciò il problema è uno secondo me, a te non sta più bene il tuo fidanzato perchè anche qualora tu avessi un lavoro probabilmente non risolveresti il tuo problema con lui. Lui rimarrebbe sempre pantofolaio, asociale etc.
Cosa centrino i soldi poi in questo discorso non l’ho capito; se tu vuoi lasciarlo perchè non hai lavoro significa che ti vuoi disimpegnare per:
1) liberarti dall’ineluttabilità di una famiglia con lui
2) liberarti dal fatto che ti senti inutile nella coppia
3) andare forse verso una relazione “meno pesante”
?
Anche perchè se lo lasci non è che risolvi i tuoi problemi, anzi sicuramente trovarai qualcun altro qui o all’estero ma forse senza la preoccupazione di:
1) dover contribuire
2) dover organizzare una vita con una persona che forse non ti piace
Scusami se fraintendo ma secondo me tu vuoi uscirtene dalla gabbia, beh fallo!
Ma la questione dei soldi è secondo me irrilevante. Anche perchè lasciandolo non è che ci guadagni qualcosa, se non la libertà!
ps: mi rendo conto benissimo di quello che dico perchè appunto mai vissuto di sogni. Laurea in economia e commercio, 3 anni di praticantato commercialista gratis, master di specializzazione in organizzazione aziendale, sei mesi di stage a mie spese non retribuito e solo ora dopo 5 anni dalla laurea riesco a mettere qualcosa da parte e a potermi pagare l’affitto. Io al contrario di te l’università l’ho fatta a casa, non sono andato a vivere da solo da 18 anni (PURTROPPO) e data la competizione esasperata devo anche lavorare sapendo di non dover guadagnarci molto ma giusto per far CV e per non uscire dal giro.
Spero di essermi spiegato, le cose che ti sei dette sul fatto degli anni da lavorare gratis sono giuste e condivido naturalmente. MA in questo momento sono appunto favole.
ps2: sei convinta che se tu guadagnassi bene aspireresti ad una vita con lui? Ripeto, secondo me la questione dei soldi è relativa. Anche perchè non mi pare di aver letto che lui ti abbia messo davanti a un bivio: o lavori e ci sposiamo o te ne vai dai tuoi e ci lasciamo
Organizzare un matrimonio mi sembra il male minore, ma a me, perché non ci spenderei un sacco di soldi neanche se li avessi. Mi sembra più rilevante l’aspetto “figlio”, perché penso che non debba nascere e crescere nell’indigenza. Indigenza, non semplicità, due concetti diversi. E la qualità di vita conta, certamente, poi ognuno ha i suoi parametri.
Però tu hai scritto: @Per un po’ andrà bene, ma a me peserà sempre di più l’isolamento sociale, la mancanza di autonomia e stimoli, solo che andremo avanti, convivremo/ ci sposeremo, avremo un bambino, un giorno potremmo smettere di amarci e lasciarci in malo modo, ma io con poppanti sulla schiena e una laurea ormai diventata carta straccia dovrò combattere per tirare avanti e a quel punto accontentarmi delle briciole della vita perchè mi sono bruciata il mio periodo buono, e se hai bambini non puoi più anteporre te stessa a tutto.
quindi pareva che il problema centrale non fosse ciò che non potete fare insieme avendo un solo stipendio mentre sogni di poter fare una famiglia con lui. Non che ci sia nulla di male, ma mi pare che nella lettera e nella tua risposta tu abbia espresso due concetti molto diversi. Mi pare.
Non ho avuto bisogno di due commenti per terminare il concetto, avrei potuto scrivertelo in una riga, ma magari, visto che ti stavi confrontando con gli altri, pareva ti interessasse, e non volevi solo lamentarti da sola di quanto, pur essendo laureata e sentendoti un Dio ora non trovi lavoro e forse (così pareva l’avessi messa giù) tuo moroso ti pare un freno, ti ho raccontato un preciso momento della mia vita sull’argomento lavoro, scelta, famiglia. Sei certa che non dipenda anche dal tuo atteggiamento se non trovi lavoro? Di neolaureati, in un preciso contesto, ne ho visti passare diversi, e ho lavorato con loro e li ho anche coordinati. L’atteggiamento contava, non solo il curricula. Per inciso ero una neolaureata anch’io, non molti anni più di loro. Ho scelto, finiti tutti gli esami, anche uno in più, di immettermi nel mondo del lavoro prima, in una certa direzione, e poi di fare la tesi, invece di stare due anni sulla tesi, come capitava con il vecchio ordinamento. E quando mi sono laureata forse, pur soddisfatta del mio percorso, magari avevo anche un senso di realtà, non rispetto al fatto che non sia giusto avere un lavoro ecc ecc, ma riguardo il fatto che di per sè, per avere ottenuto la laurea, non sei un Dio. Sei tu, con il percorso che hai fatto, che stai facendo e farai.
Il commento di Cyber non mi è parso di uno che non sa in che mondo vive, direi proprio il contrario.@una nazione che non sfrutta coloro che si formano ai più alti livelli non deve rammaricarsi di vedere ogni giorno una emorragia di giovani delusi che per loro non ci sia posto da nessuna parte dopo anni di sacrifici da parte loro e da parte delle famiglie. Conosci qualcuno che mantiene un figlio (magari una donna) all’università e che quello che si auguri sia che poi il figlio/figlia rimanga a casa ecc?
Al di là del “come dovrebbe essere” e “non dovrebbe essere”, e del fatto che sono la prima a pensare che non bisogna semplicemente sottomettersi ad un sistema (e ciò vuol dire molte cose), forse sei tu che vivi in un mondo parallelo. Perché quei genitori di cui parli oggi, pur avendo magari anche loro dei titoli, sono i primi che devono stare sempre in pista. E il problema non riguarda soltanto i giovani che si sono sacrificati ottentendo titoli ad alti livelli. A parte che, con tutto il rispetto, non hai dei titoli “ai più alti livelli”. Se la metti su questo piano c’è chi dopo la laurea continua a formarsi e anche in lauree più spendibili della tua. Fermo restando, inoltre, che, con tutto il rispetto per i titoli per cui uno fatica, uno fatica anche se non li ha, e ha fatto un percorso diverso dal tuo, fuori dall’università. E ha “titoli” che gli vengono dall’esperienza, e dalla fatica, e dal sacrificio, qualsiasi essi siano.
Non ti conosco, non ho idea di chi tu sia per aver letto una lettera e un post, ma posso dirti che mi auguro che tu non abbia un certo atteggiamento che traspare da queste tue righe anche quando ti confronti con il mondo del lavoro. Perché potrebbe non giocare molto a tuo favore. Se fossi io a dover scegliere non sceglierei chi si pone in questo modo, anche a parità di titoli e non solo a seconda dei curricula e se è stato più o meno in erasmus, e indipendentemente se ha l’abito della domenica oppure no. Mi ripeto: non ti conosco. Ma dalle tue righe traspare non solo voglia e confusione, ma anche una certa arroganza. Ovviamente questa è un’altra sede, non dove usi con un certo più controllato registro anche il tuo @curriculum in comunicazione. Mi auguro che tu lo maneggi meglio quel @curriculum in comunicazione@ quando è il caso.
Un po’ di umiltà comunque non è sottomissione.
Cio’ comprendendo comunque il tuo possibile senso di frustrazione.
ciao.
@LUNA: vorrei scrivere bene come te…. io faccio continui a capi, le mie risposte sembrano ritornelli!
QUoto tutto quel che dici
Katy, non ho notato ritornelli. So essere anch’io piu’ “minimal” 😉 comprendo che quando uso periodi di 43 righe facendo surf con la punteggiatura tra le onde di incisi a qualcuno ammorba el curacao 😉 mi disegnano anche cosí.
io non sono mai riuscito a leggere interamente un commento di LUNA 😉
@17
>Roberto – 24 gennaio 2013 8:59
>io non sono mai riuscito a leggere interamente un commento di LUNA 😉
Quoto, pure io. E’ simile a quando non puoi trattenerti dal chiudere un libro dopo solo le prime 2 pagine perché nonostante gli sforzi non riesci ad entrare in sintonia con il flusso di concetti espresso.
K.K.
Roberto con il tempo pian piano ce la puoi fare 🙂 pensa, c’e’ gente che legge una cosa chiamata LIBRI. Hanno dentro tante parole e tanti concetti 🙂
Roberto, sto sorridendo davvero. Vedi, io leggo nel forum gente che scrive lungo, corto, aulico, pomposo, sgrammaticato, xke’ tt cm tvb, meglio, peggio, che non sa che esistono le virgole e i congiuntivi, straniero che fa difficolta’ ecc ecc. E se non voglio non leggo. Fermo restando che toni e contenuti mi interessano di piu’ e che, nell’era degli sms e whatsapp, lo spazio disponibile qui e’ di due post e che ognuno li usa come crede. Qdo leggo (anche riferiti ad altri) commenti con correzioni grammaticali o menate “hai scritto piu’ di otto righe” – indipendentemente dai contenuti – a me fa sbadigliare e lo trovo stupido. Non staro’ a spiegarti perche’. Con tutto il rispetto per il fatto che i miei contenuti o altrui non ti interessino e che una frase che ha piu’ di 5 parole oltre a soggetto e predicato per te sia leggere un trattato.
roberto, Kon Kon anch’io non ce la faccio a leggere i commenti di luna. Ho fatto l’errore con i primi post che leggevo mesi e mesi fa, poi ho iniziato a skipparli tutti senza neanche leggere la prima riga (sorry luna ma sei prolissa e ridondante, una prosa del tutto inefficace, spesso parecchio includente). E adesso che ci faccio caso, sei pure un p
@luna
Guarda che kon kon cercava solo di tentare un approccio con te. In realtà “disprezzava per comprare”, pertanto ridici sopra 🙂
Chicco, guarda che io ci rido su e ti spiego tranquillamente il perche’: a parte che i miei commenti non sono “barocchi” e puo’ darsi che io non abbia un vocabolario proprio limitatissimo, ma non uso parole astruse, la cosa che mi fa ridere e’ che sembra si faccia la “recensione” dei miei commenti. @prosa inefficace e inconcludente@ mi ha fatto, sinceramente, ridere molto. e @non riesci ad entrare in sintonia con il flusso@?!? :))))) sono post e commenti, non un’operazione editoriale per cui mi devo accattivare dei lettori o devo farli entrare nel mio flusso con una prosa efficace :)))
se rispondo ad una precisa persona rispondo a quella, se pure “a cielo aperto”, .se commento dico cio’ che penso esattamente come chiunque altro scriva a modo suo. non comprendo, dovrebbe turbarmi che dei lettori del forum con cui manco interagisco direttamente saltino i miei post o facciano una “recensione” favorevole? @la tua prosa risulta efficace e comprero’ anche il tuo prossimo post!@ @sono un tuo fedele lettore@… 😉 io a tutto cio’ non penso per nulla, ne’ quando scrivo ne’ quando leggo. viaggio nel forum su un altro piano. E’ per questo che quando leggo sti commenti penso @mah!@. E forse il problema e’ un altro, e sta in chi legge e non in chi scrive. E non perche’ debba pensare @mi piace come scrive Luna (o Gianfilippo o Ermengarda) ma perche’ legge dei commenti con un certo spirito… Questo non e’ un blog letterario, ne’ un tema in classe. Io sto empatizzando ma anche “cazzeggiando”. Non mi pongo problemi di prosa bella o brutta. Se voglio posso usare due commenti senno’ no. Scrivo come mi viene. A livello di comunicazione il mio e’ italiano corrente, se esprimo un concetto di per se’ da quel punto di vista e’ comprensibile. Quindi da quel punto di vista non taglio la comunicazione: chiunque sia se vuole leggere non ha un limite linguistico. Per il resto se di lettori ne ho zero, uno, dieci o 45 o 450 non e’ una questione che mi pongo. Io qdo non leggo o salto (e mi capita) non faccio queste storie. A meno che non mi riferisca ad un preciso contenuto. E anche se la forma and co mi saltano agli occhi. Ma questa non e’ la sede, dal mio punto di vista, per fare “recensioni”. E’ una questione di ottica. Poi ognuno faccia come crede
Ma chi ha detto che sono commenti barocchi?
Ad ogni modo, ognuno dice quel che vuole e nel modo che preferisce.
Poi, guarda, fossero tutti come te…Ogni tanto leggo cose che mi fanno orrore più dei mostri stessi, di cui avessi più tempo proporrei qualche diapositiva.
Per quel che mi riguarda, ti prego di continuare così perchè ti trovo piacevolissima da leggere ed i tuoi interventi offrono spesso spunti di riflessione interessanti.
Ciao vorrei farti una domanda. Sinceramente non è che hai conosciuto qualcun altro che ti ha fatto ribattere il cuore?
Luna, il mio commento non voleva essere offensivo o di critica, solo uno scherzoso sfottó. Ognuno scrive quanto vuole e ognuno è libero di leggere o saltare i commenti. Io non sono di molte parole e magari mi si potrebbe criticare questo, ognuno è fatto a suo modo, anzi probabilmente ci compeseremmo, per cui…mi dai il tuo numero di cell? ahahah skerzo
silvia 26 anni nel 2013 oggi 30 questo post e’ stato abbandonato da tanti …..
poi hai riaperto questo post penso piu’ recente
https://www.letterealdirettore.it/normale-desiderare-di-innamorarsi-non-single/
stai trascinando la tua vita nell indecisione, non te ne voglio fare un senso di colpa assolutamente no assolutamente no , anche io mi sono trovato a volte in queste paludi esistenziali
e capita a …..molti
poi ci sono e si vive di rimpianti del passato le occasioni perse i treni che non si sono presi e bla bla e il tempo passa e la vita se ne va si rimane impantanati e non si sfanga e ciaoo
mio pensiero,pratico,e duro, a 26 annipotevi avere la liberta’ di un partner piu’ libero, non gia separato, e genitore.
Sei stata libera di fare quello che volevi, pero’ a distanza te ne penti x cause di lavoro….mah
Hai timore di scegliere, credimi che non e’ facile e capita a tanti anche a me.
Stai calma non ci pensare piu’ di tanto, alla fine, rimani nel tuo stato, fregatene, leggi qualche pensiero zen, vai avanti e cerca di trovarti un interesse in qualunque ambito lavorativo per avere un minimo di reddito.
Alberto la situazione è molto più articolata, ti dico in assoluta tranquillità che hai colto delle cose e ne hai cannato delle altre. Per spiegare bene le evoluzioni mentali, lavorative e sentimentali ci vorrebbe un trattato, siccome tutti abbiamo dei problemi non ho la presunzione di far perdere troppo tempo agli altri annoiandoli a leggere tomi sui miei, ma se hai piacere a capire la storia ti rispondo in privato.
Pezze calde a gogò.
visto il tuo commento, purtroppo ci sono mille risvolti in ogni storia personale che dall esterno non si possono capire, rimarranno un ….mistero….sempre se vuoi, la mia mail, bialo1@alice.it
non so se la pubblicheranno.
In metafora ammetto che ho mirato e tirato sull’argomento con il carro armato, piu che il fucile, ma sinceramente
era il mio pensiero sulla tua situazione personale.
Il fatto che su alcuni punti ho errato e’ stato assolutamente involontario da parte mia e mi scuso.
In fondo, in generale si deve cercare possibilmente di non prendersela piu’ di tanto.
Saluti.
Un momento. Una del centro Italia che si laurea in glosse germaniche. Vabbè, quando hai scelto il corso ti eri pompata di narda, ammettilo. Poi hai trovato il ganzo con lavoro sicuro MA figlia a carico. Perfetto.
Adesso che fai, la casalonga? Che in fondo è la Marcialinga delle casalonghe.