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Beh ma mg io non faccio altro che rispondere alle tue insinuazioni e sterili certezze sui maschi, poiché nel mio caso invece la situazione è ben diversa da come le racconti
Tu vedi me come quello “mazzuolato’, mentre nella realtà dei fatti sono io che , accortomi sempre subito con chi avevo a che fare , mi deludevano intellettualmente e spiritualmente e non sono più riuscito ad innamorarmi e varie castronate con cui il vulgus si riempie la bocca
Io esamino la realtà , la mia ricoprirà un 5% delle analisi, che sul resto si basano statisticamente su esperienze altrui che presentano sempre le medesime dinamiche (basta leggere solo questo forum x rendersene conto)
Te la puoi cantare come vuoi ma qui quella che scrive più degli altri ad ogni ora ed in ogni chat non sono certo io. Io mi diverto ad intervenire perché la ipocrisia generale che regna sovrana mi diverte , come mi sollazza rilevare le tue presuntuose certezze
domandati invece quali siano le tue insoddisfazioni che ti spingono a così frequenti interventi !
Ma perché poi cerco di parlare con una donna sec logica portando dati oggettivi ? non porta da nessun parte, è inutile che io insista… non ho bisogno di convincere nessuna , parla la rdf al posto mio 🙂
Analisi incontrovertibile boss, come sempre. I contenuti da te espressi mi hanno fatto ripensare alla biografia di mia mamma. Prima di sposarsi era una ragazza “all’ antica” di poche pretese, nata e cresciuta nel profondo sud rurale, non aveva istruzione, aveva cominciato a lavorare a 10 anni come contadina, non aveva la patente ed era stata allevata nella convinzione che il marito ideale dovesse avere una sola, unica caratteristica: essere in grado di mantenerla economicamente e di provvedere anche a tutto il resto della famiglia che si sarebbe venuta a creare. Così, quando ha incontrato mio padre ( un ragazzo semplice e non particolarmente affascinante, che veniva dalle sue stesse zone e dal suo stesso background ma che poteva contare su guadagni sicuri ) mia madre non esitò a fidanzarcisi e ad eleggerlo come l’ uomo della sua vita. Mia madre aveva allora poco più di 20 anni e non era mai stata con altri uomini.
Dopodichè i miei ( ancora fidanzatini ) si trasferirono a Milano. E qui mia madre si trovò di fronte a una realtà completamente diversa rispetto a quella “arcaica” dalla quale proveniva: luci stromboscopiche per le strade, ragazze libere che giravano in minigonna, cinema aperti anche di notte, “movida”, arte,…
..cultura. Una vera Milano da bere degli anni 60, insomma. Di lì a poco i miei si sposarono, ma mia madre da quel momento cominciò a sviluppare una sorta di insofferenza nei confronti di mio padre e della vita matrimoniale. Diceva sempre che si sentiva “incompleta”, che fare solo la madre e la moglie la limitava, che si annoiava a morte perchè mio padre non la faceva “sognare” ( diceva proprio così ) non la portava da nessuna parte e non si divertivano mai. In parte era vero, mio padre non è mai stato un uomo particolarmente romantico e premuroso, era un tipo terra terra e per lui la massima dimostrazione d’ affetto era provvedere materialmente a tutti noi. Ma credo anche che mia madre avesse cominciato ad andare in crisi e a sentirsi inadeguata nel confrontarsi con un modello femminile futurista e rivoluzionario. E finì per rimanere angosciosamente combattuta tra la voglia di emancipazione e il timore del giudizio di parenti e conoscenti se avesse trasgredito a certe tradizioni radicate nell’ ambiente da cui arrivava. Sviluppò allora una vera e propria “schizofrenia” che sfogava su noi figli e in particolare su di me, che invece con la mia sfacciata indipendenza rappresentavo tutto ciò che lei non sarebbe mai riuscita ad essere.
Normale MG. Se la Masai, che pensa alle vacche e alle capre nel suo ambiente, la porti a Milano in età “plastica”, integrerà il suo “programma” e comincerà a rivedere certe posizioni. Magari, con un po’di titubanza assaggerà persino il gorgonzola e pian piano lo troverà gradevole, e così, arricchendosi di nuove informazioni “emotive”, per la regola generale “buono, no buono” aggiusterà il tiro sulle proprie aspirazioni e desideri. È chiaro che se vivi fissa a Roccacannuccia, oltre a non trovare il famoso psicologo, per l’ovvia emarginazione
geografica del luogo (?) i parametri di riferimento saranno quelli imposti dalle “dimensioni” di quei limiti fisico culturali, è inevitabile. E attenzione, questi “limiti” permangono anche oggi nonostante la diffusione dei mezzi di comunicazione come questi che stiamo usando, che danno “l’illusione” di essere “circondati dal mondo” per l’opportunità che questi offrono riguardo contatti extralocali. Ma non è cosi, perchè l’interazione virtuale è monca di tantissimi altri messaggi e comunicazioni che il contatto reale invece fornisce. Per esempio -per fare un’altro esempio banale- è come ascoltare Bruce Springsteen da un disco seduti sul divano invece di andare ad un suo concerto. Le sensazioni>>>
>>> che avremo “dentro” il concerto non sono neppure lontanamente paragonabili a quelle da divano, e non c’è bisogno che spieghi il perchè. Ma chi non è mai stato ad uno di quei concerti, o vive per 365 giorni l’anno a Roccacannuccia non sa che c’è altro che si può provare. Questo spiega in parte perchè qui si sono verificate guerre bibliche su “certe” convinzioni messe in discussione anche senza volerlo fare. Peraltro è difficile abbandonare quelle convinzioni con le quali e per le quali si è vissuti per la maggior parte della propria vita, e che si sentono assolutamente come nostre, quando spesso e volentieri sono solo il frutto di un’azione di subpersuasione culturale che ha formato il nostro IO, che tuttavia sarà sempre relativa, per le ragioni che ho esposto, ma che comunque diventa inevitabilmente la pietra di paragone per giudicare il mondo. Anche se quella pietra che ci sembra enorme -forse anche per l’età raggiunta- nei fatti è solo un granellino di sabbia. L’ho capito durante la famosa “revisione”, dove (come dovrebbero fare i famosi psicoterapisti) ho dovuto sottopormi ad un’autoanalisi proprio mentre affrontavo quella della persona che mi interessava per poterla capire. Fossi rimasto sulla mia pietruzza oggi sarei ancora lì. Solo.
Rdf io non faccio alcuna insinuazione sui maschi in generale ( come invece fai tu ripetutamente sulle donne ). io mi sono espressa su quello che TU hai scritto, e basta. e ne ho tratto le mie personali considerazioni.
Che io scriva qui in continuazione è assolutamente falso visto che due o tre commenti ogni due tre giorni è pochissimo. o comunque è una media normale di frequentazione.
Ribadisco che in base a ciò che scrivi sei semplicemente un maschio rabbioso con le donne perchè queste non sono/non fanno come tu vorresti. Ma sputare veleno a destra e a sinistra non risolverà i tuoi problemi nel concreto.
Anche stavolta ci hai preso completamente boss. Mia mamma, oltre che le orecchiette alle cime di rapa e il sugo di involtini di cavallo, sa cucinare egregiamente anche il risotto e la cass’la. Il punto da te sollevato è cruciale: quanto la nostra capacità di essere emancipati mentalmente è ancora più importante del poter viaggiare fisicamente? Direi che è vitale. E’ da questo che dipende tutto! Potremmo girare il mondo e rimanere dei pecorari ( e qui sul web ne abbiamo avuto molti esempi, anche in questo sito ), così come potrebbe essere che rimaniamo sul divano di casa nostra e sviluppiamo una mente estremamente poliedrica e un pensiero molto dinamico. Tutto secondo me dipende da una nostra predisposizione interiore a liberarci facilmente di sovrastrutture e schemi consolidati, guardando il mondo non con gli occhi di chi pensa di sapere già tutto, ma con quelli di chi ha ancora voglia di sperimentare, scoprire, imparare. Certo è che per riuscire in questo bisogna spogliarsi del proprio ego e delle proprie inibizioni culturali e accostarsi alla vita con animo semplice e genuino. Una cosa questa che per alcuni è impraticabile, quand anche fossero in completa buonafede. Ed ecco che allora si assiste a tutte le violente…
discussioni che possiamo leggere nei forum e nei vari social sui diversi punti di vista di ognuno.
Hai pienamente ragione. Il virtuale da solo non basta ad integrarci con il mondo, e se oltre a questo non ci adoperiamo per vivere la nostra esistenza anche sul piano reale e fisico non potremo mai andare da nessuna parte. Il virtuale è senz’ altro un mezzo utile per metterci in contatto con persone che altrimenti non avremmo mai incontrato nel nostro quotidiano, ma la sua funzione secondo me dovrebbe limitarsi solo a questo, mentre vedo che tanta gente ha ormai completamente sostituito la vita reale con i cyber-“rapporti”. Che, essendo a portata di click, sono senz’ altro molto meno impegnativi ma anche infinitamente meno appaganti e significativi. Ci sono addirittura persone che hanno rinunciato completamente al sesso fisico per dedicarsi esclusivamente a quello virtuale! Lo trovo inquietante..
Anch’ io nel “revisionare” sia me stessa che i miei vissuti, non ho avuto bisogno dei “pissicolochi”. E’ successo attraverso altre vie. E modestamente ritengo che il risultato di questa mia “ricerca” e di questo confronto con una nuova prospettiva, sia stato ben riuscito. Se non altro per raggiungere finalmente serenità e pace
MG, in realtà il comportamento umano è riconducibile, ridotto ai minimi termini, in linguaggio binario” 0;1. Dove le due cifre significano quel “buono-no buono” cui ho accennato in un precedente commento. Ogni nuova esperienza “buono” è tale perchè ci ha fornito un “piacere”, la “no buono” un “dis-piacere”. Intorno a questa semplice espressione binaria ruota tutta la costruzione che gli eventi della vita ci hanno creato, comprensiva dei limiti relativi di cui ho parlato. Banalmente siamo SOLO le nostre esperienze. In realtà però non è del tutto vero, perchè le nostra capacità intellettive eminentemente umane, con la capacità di “pro-jettarci” (gettarci in avanti) sono facilmente condizionabili da esperienze “indirette” in mancanza di quelle dirette. Quando facevo l’esempio dei romanzi Harmony come modello per molte donne, o ai supereoi di qualunque natura -compresi quelli armati di katana, pensavo a tutti quei soggetti che deprivati di esperienze reali per tutta una serie di limiti contingenti, perdurano anche in età adulta ad identificare in questi un’obiettivo identitario che non ha trovato riscontro nella realtà.
C’è quindi chi per evadere dalla realtà si “sente” come la romantica Francesca dei Ponti di Madison County >>>
>>> chi come una Anna Karenina, o chi come il fiero difensore della Legge che obbedisce alle “maschie” regole del Bushido, e come questi altri mille altri esempi di identificazione “prospettica”. Insomma la solita fuga da una realtà che non si è rivelata per quella che quelle esperienze indirette facevano credere possibile.
Il problema è che per molti di questi l’dentificazione con la “proiezione” diventa l’unica possibilità di “sopravvivenza” disponibile di fronte ad un consuntivo reale negativo. È un po’ come il debito pubblico, frutto cioè di un errore di valutazione tra la prospettiva di certi investimenti e la capacità di raggiungere certi risultati e quindi ripagare il “prestito”, qui inteso come differenza tra la valutazione delle proprie qualità, umane e intellettuali, e del vedersele poi riconosciute dalla realtà dei fatti.
Alla base di queste situazioni c’è una delle tante illusioni della nostra non solo recente cultura dell’immagine, dove a ognuno viene promesso il famoso quarto d’ora di notorietà, a fronte invece della stragrande maggioranza che vive tutta una vita di anonimità, che ci spinge a un continuo bisogno di riconoscimenti, anche minimi, come minimo riconoscimento di identità e di un vero IO mai trovato. Fine car…
Ne convengo Golem. Chi manca di esperienza diretta ( vuoi perchè non gli è capitata, vuoi perchè l’ ha deliberatamente evitata ) tenderà a ritagliarsi dei modelli ideali di riferimento – dettati il più delle volte da stereotipi – che fungono da cartina tornasole e da “parafulmine” alle delusioni che la vita inevitabilmente riserva a tutti prima o poi. La differenza secondo me sta nel come le si superano. C’è chi prima o poi riuscirà a guardare in faccia la cruda realtà, analizzandola per quella che è e rielaborandola di conseguenza. E poi c’è chi continuerà ad aggrapparsi al “sogno”, riadattando il proprio vissuto secondo comode spiegazioni consolatorie perchè diversamente non riuscirebbe a sopportare “il colpo”. In tutto questo, completa il quadro l’ uso compulsivo del virtuale e il crearsi un personaggio che rispecchia ciò che nella vita non si potrà mai essere in termini di riconoscimenti e di approvazione.
Ma se anche questa ammirazione venisse dispensata nel reale anzichè in uno spazio virtuale, avrebbe comunque zero valore se la si ottiene solo perchè si porta una maschera. E chi finge in fondo lo sa.
Il grande attuale successo, anche presso il pubblico adulto, dei supereroi di fantasia nel cinema d’ oltreoceano ha stupito anche me. Ma forse anche questo – proprio come nel caso delle famose 50 sfumature – è dovuto a quel desiderio di fuga dalla realtà di cui parlavamo.
Nell’ uno vediamo Capitan America che è onnipotente, in grado di fare qualsiasi cosa voglia, nell’ altro invece la ragazza qualunque che riesce a far capitolare il bellissimo e ricchissimo playboy impenitente con velleità sadomaso. Si tratta in entrambi i casi di favole naturalmente.
Ma la gente ci vuole “credere”, non so se mi spiego. Il mondo ha bisogno di emozioni boss, disperatamente. Poi c’è chi come me le cerca nei “teppisti” e chi invece le insegue nei sogni romantici. Ma una cosa è certa: dai al mondo le emozioni, e avrai il mondo ai tuoi piedi.
“Ma sputare veleno a destra e a sinistra non risolverà i tuoi problemi nel concreto.”
Ma mg io non sputo veleno, io descrivo L realtà che si presenta ai miei occhi dopo esperienze varie ed analisi approfondite!
Per di più queste mie “convinzioni personali”, se così vuoi definirle , sono per giunta avvalorate dalle centinaia di interventi (che raccontano dinamiche di vita) che ogni giorno son sempre i medesimi
Ma perché invece che prendervela con me, non prendete atto della cosa? Alla fin fine che sia come sia, basta riconoscerlo, senza ipocrisie o cercando di difendere con le unghie stereotipi culturali del tutto banali ormai…tutto qui
MG, con un po’ di allenamento non è difficile individuare quei soggetti “fatti” di inesperienze di cui ho parlato. O sono caratterizzati da una grottesca graniticità ideologica, anche di fronte a obiezioni logiche evidenti, o al contrario mostrano per la stessa una continua flessibilità alle contingenze. In entrambe i casi, la mancanza di reali e variegate esperienze di vita ha creato due differenti modalità di darsi un’identità che, come ho ricordato nel precedente post, non ha potuto svilupparsi per una personale storia di isolamento sociale. Il risultato della frequente interazione con questo tipo di soggetti è che, analizzando criticamente la relazione, ti accorgi di non aver ricavato nessun REALE arricchimento umano. Se non delle dichiarazioni apodittiche da una parte e diplomatiche dall’altra. In ambito professionale avevo due colleghi ingegneri fatti così. Il primo lo avevo battezzato “Leonardo da Perdi, perchè pur con la sua granitica sicurezza (non rara in quella categoria) le cazzate che faceva non lo schiodavano dalle sue comiche certezze. L’altro era “l’ingegner Orale”. L’unico laureato in “ingegneria orale”. Questo perchè a parole aveva una soluzione per tutto e per il contrario di tutto, ma nessuno le ha mai viste applicate. Fine car…
So fin troppo bene quello che vuoi dire Golem. Io in mezzo a questo tipo di soggetti ci sono cresciuta e ci ho passato quasi un’ intera vita, e ne ho avuto vari esempi anche nel virtuale. Nulla e nessuno li sposterà mai di una virgola nemmeno davanti alle dimostrazioni concrete più eclatanti che rimettono in discussione il loro assetto ideologico. Però sono abili nel mascherare con un’ educazione di circostanza e una finta benevolenza le loro assurde prese di posizione e gli atteggiamenti più prevaricanti, salvo poi dare di matto e perdere tutto il loro self control nel momento in cui – messi alle strette – non possono proprio più arrampicarsi a nulla negando anche l’ evidenza. Dietro a questo atteggiamento ci sono profonde ferite narcisistiche mai sanate, e la mancanza di un’ identità strutturata per non aver ricevuto quel riconoscimento affettivo ( o non averlo ricevuto adeguatamente ) nel momento più delicato della vita di tutti noi: l’ infanzia.
Ahahaha Angwhy. Essere ammiratori della nostra Rossye è già un onore in sè. E sono orgoglioso di essere forse stato il primo in quel senso Mi chiedo però dove con gli ammiratori siano finiti gli esegeti che ne difendevano le centurie.
Non so piu cosa dire caro avvocato,posso solo immaginare( e comprendere) lo stupore di chi,ultimo arrivato,deve misurarsi con certe risposte
Eppure ci fu chi lo fece, si misurò e parve entusiasta dell'”arricchimento” ricevutone, ma non volle mai farci partecipi di quelle gioie. “Egoiste”.
Dottore, un San Michele Appiano “di gran spessore” giustifica tutto. La capisco e le dimostro, positivamente, una discreta invidia. Ma ci sta.
MG, naturalmente tutte le “femmine” nascono con un istinto che le indirizza verso un maschio che le fornisca certe “emozioni”, sintonizzate sui parametri di valore dell’ambiente in cui vive e proietta il proprio futuro. Ma questi valori non sono “assoluti”. Da noi, e per certe donne, neppure la “salute fisica” del desiderato lo è. Quello che voglio dire è che se tu, così come sei, fossi stata adottata da una famiglia thailandese, boscimane o hinuit, lontane e non “contaminati” dalle nostre suggestioni erotiche per come sono state strutturate da quella sottocultura “immaginifica” di cui parlo spesso, non avresti certe attrazioni come quelle che hai, perchè ti sarebbero incomprensibili, non rientrando negli stimoli innescati dai parametri con i quali vengono decisi i valori in quello specifico ambiente.
Una donna Masai, Hinuit, Yanomami o del Buthan, non saprebbe che farsene di uno spacciatore attempato dalla voce calda e dalla vita piena di guai. La sua vita spericolata non rappresenta nessuna attrattiva particolare ai suoi occhi, neppure esteticamente, non so se mi sono spiegato.
E non perchè queste realtà siano prive del retroterra favolistico legato all’amore, anzi. È solo che quel retroterra parte da paradigmi valoriali completamente >>>
>>> differenti. E lo stesso vale per le nostre “femmine”, che mai troverebbero “affascinante” uno di quelli. A meno che non sia uno scultoreo fusto come lo sono certi neri, ma lì siamo nel campo dell’istinto puro, non dell’ammore inteso come possibilità di comunicazione tra i due, fosse anche perversa come quella che si discute su questa lettera. Entrare nei dettagli per spiegare il perchè sarebbe impossibile ovviamente, ma credo mi sia spiegato a sufficienza. Ricordo un film di molti anni che parlava proprio dell’ammore tra una bianca occidentale e un “bel” nero centroafricano che pure parlava la stessa lingua. Ma NON lo stesso “linguaggio”. Infatti dopo le illusorie sco...., che lei coniugava come premessa di un possibile amore secondo i SUOI parametri, mentre i due mano a mano si conoscevano cominciavano i problemi, per le ragioni
che ho cercato di spiegare. Ma non c’è stato bisogno del film per capirlo, oltre alle mie letture durante la “crisi”, mi è bastato vedere i risultati di un paio di unioni fallite di amiche con musulmani, e che sono falliti a causa della loro ovvia islamicità e dell’illusione di quelle donne occidentali che con “l’intelligenza” si potessero “aggiustare”. Non può accadere, a meno che non si resetti “quella” mente.
Si Golem, capisco bene quello che vuoi dire. Quando ebbi la storia con il rumeno, presto le nostre divergenze culturali su molte cose ( la condizione della donna in primis ) vennero prepotentemente a galla e presero il sopravvento su tutte le nostre belle e alate iniziali promesse reciproche d’ amore. insieme alla consapevolezza che il mio “eroe” non solo non aveva voglia di lavorare, ma non intendeva nemmeno contribuire alle spese per l’ affitto e per le utenze.
tutto ciò che mi resta di positivo di quell’ esperienza è il ricordo di qualche momento lieto condito di qualche bella risata liberatoria e di sesso inebriante. Avrei dovuto capire già allora che altro non mi sarei potuta aspettare da una relazione di quel tipo.
io sono cresciuta in un ambiente molto occidentale ( Milano ) e sono stata allevata da un papà fascista allergico alle minoranze e fanatico dell’ attività fisica e della buona forma. Quindi il mito del “superuomo ariano” ha attecchito in me forse più che in altre. Poi, la nostra “cultura” cinematografica e musicale ha fatto tutto il resto. Anche se forse il radicarsi nell’immaginario collettivo femminile occidentale della figura romantica del ribelle è iniziata già molto prima, in epoca vittoriana.
In aree geografiche con una cultura completamente diversa dalla nostra, come già detto le donne tendono a prestare attenzione ad aspetti più pratici e “terra terra”, anche a costo di sacrificare la propria emancipazione. Questa è la ragione per cui i maschilisti nostrani mirano a quei paesi nel cercarsi una compagna fissa.
Ma resta il fatto che per le femmine di tutto il mondo è importante riuscire ad accaparrarsi un maschio che secondo la loro comunità di appartenenza è ritenuto al top della lista.
Cosa genera tutto questo nelle donne di ogni latitudine? Il gusto per la “sfida”, cioè il piacere ( o l’ illusione ) di essersi assicurate “er mejo der bigoncio”. E, come abbiamo visto abbondantemente anche su queste pagine, tante donne proprio non accettano che la loro fosse solo un’ illusione che hanno attraversato in un dato momento. Da qui sono nati tutti gli accesi dibattiti sul tema che abbiamo visto.
C’è anche da dire che l’ uomo “pieno di guai” suscita nella donna occidentale ( forse più che in altre ) quel desiderio di “soccorso” che istintivamente ci deriva forse dall’ impostazione cristiano-cattolica che abbiamo assimilato fin da piccolissime.
io comunque sono contro le droghe. attualmente opterei più per un rapinatore.
MG, nell’attrazione per l’ “uomo pieno di guai” si riversano, come in un cocktail, tanti elementi sia istintuali che acquisiti che vanno dalla tendenza femminile all’accudimento “materno”, al solito stereotipo pseudoromantico dell'”io ti salverò”, cresciuto durante il neoclassicismo e durato sino a “ieri”, che porta ancora dentro di sè l’antico ruolo “ancillare” femminile nei confronti del maschio del quale era ancora dipendente. Come si può facilmente notare, oggi questo comportamento è sempre meno praticato dalle donne, che vanno lentamente emancipandosi e liberandosi da quella dipendenza psicologica, con grande dispiacere di buona parte del mondo maschile allevato da madri “ancelle”, cosa che si evince anche su queste pagine dai racconti di nostalgici della famiglia patriarcale.
Questo momento storico dal punto di vista delle relazioni sentimentali è talmente confuso e lontano dai riferimenti relazionali “classici”, che giudicarne la “bontà” con quegli antichi parametri è come voler misurare un campo con le unità di misura agrarie dell’800 e pretendere che vengano capite da chi conosce solo il sistema metrico decimale. Ma come sai c’è ancora chi usa quel metodo, anche se forse avrà misurato un paio di campicelli, e il resto sulla carta.
Ciao Acqua, sono d’accordo con quello che dici, ma come avrai letto io relativizzo le manifestazioni di quella femmininità genetica, e voglio farti una domanda, e cioè, quanto ritieni che la tua “cultura” sociale e i riferimenti sessuali archetipici che la contraddistinguono abbiano inciso sulla tua visione delle cose che dici, e quanto tu ritenga che, seppure cresciuta in un “humus” valoriale diverso dal tuo, quelle istanze si sarebbero potute manifestare come oggi ti succede. Cioè, tu ritieni che la “maschità” misteriosa, torbida e sfuggente che tanto affascina molte delle nostre donne sia comunque attrattiva per tutte le femmine di tutte le latitudini? Per fare un esempio banale, se una bella e intelligente donna Masai, mai “contaminata” dalle immagini della nostra cultura, andrebbe in deliquio, come succedeva alle ragazze dei ’50,’60 e anche’70, per un Elvis Presley “The Pelvis” che dimena provocatoriamente il bacino mentre canta “Heartbreak Hotel”? Famme sapè cosa ne pensi. Cià.
Ma va Suzy che anche tu vai matta per il soggetto “tenebrointroversocomplicato”, lo hai “mostrato” indirettamente in diverse occasioni. Che poi altro non è che la variante intellettualoide del tipo “fuori norma”, che la solita leggenda iconografica di lontana origine religiosa fa immaginare foriero di chissà quali profondità. A te il tipo maschile anche molto intelligente e brillante e magari pure colto, ma ilare e spiritoso, non ti stimola il velopendulo, anzi, ti infastidisce, dì se non è così. Una congrua dose di sofferente malinconia e magari anche l’aspetto chiuso e convalescente del soggetto maschile è più sexy pour toi, n’est pas? Ecco, questi potremmo definirli “ammori diversamente tossici” diciamo. E a me invece stimolano ironie inenarrabili più di quelli realmente tossici, che posso farci. ? Byebye.
Ma dai, Suzy, anche tu hai dichiarato piu’ volte che sei affascinata dall’artista “maledetto” e dal “lato oscuro” degli individui.
Stiamo discutendo di connotazioni di tipo prettamente morale e non di caratteristiche fisiche-corporee.
Che poi a MaryG piacciano anche i “vigorosi”, questi sono suoi gusti personali, attinenti piu’ all’aspetto esteriore. Il “bandito” per alcune donne puo’ essere benissimo impersonato dal fragile e magrolino poeta, un po’ solitario, scapestrato e tenebroso, all’apparenza “alternativo” in quanto si distingue dalla massa per il suo “mood” e per la sua insofferenza alle “convenzioni” che lo rende a suo modo “sfacciato”.
E comunque le categorizzazioni sono solo degli esempi fittizi per per definire gli “estremi”: e’ ovvio che in mezzo si collocano infinite sfumature di tratti caratteriali, talvolta in contrasto tra loro nello stesso individuo.
Comunque ci hai azzeccato: io da piccola ho giocato tantissimo con i puffi. Erano davvero i miei personaggi preferiti e nelle mie innumerevoli storie inventate alternavo spesso, nel ruolo di “protagonista vincente”, il “puffo bandito e passionale” e “il puffo dolce e buono” con una leggera predilizione per il primo.
Ciao Golem,
non ho fatto studi antopologici e quindi non so rispondere con sicurezza alla tua domanda sulla donna Masai.Non ho affermato che la componente “cultural-sociale” non abbia inciso fortemente sulla mia visione delle cose, ma ho solo constatato come questa, per quanto mi riguarda, abbia trovato un terreno “genetico” molto fertile sul quale radicarsi e svilupparsi. Se fossi vissuta in un “humus” valoriale diverso e in un contesto ambientale differente probabilmente avrei altre tipologie di “ideali”, ma credo che la mia “essenza” mi porterebbe comunque a creare fantasie simili. Come MaryG penso che al di la’ delle “contaminazioni” culturali e dei mezzi letterari ed artistici che hanno diffuso e magnificato le “tendenze romantiche” nel mondo occidentale, vi sia un minimo comune denominatore che riguarda il genere femminile ovvero la naturale propensione a collegare al sentimento amoroso ad un’”aura” misteriosa e sfuggente. Ho appena trovato in rete un’affascinante defininzione di “aura” del filosofo Walter Benjamin che adopero’ tale termine per indicare “il carattere individuale e di unicità dell’opera d’arte originale”.
Mi ricollego al discorso di MaryG. quando parla di “desiderio universale di accapparrarsi il meglio” che a mio parere e’ piu’ propriamente il “desiderio di accapparrarsi chi appare unico e si distingue dalla massa”, anche in senso negativo. Il tutto nasce probabilmente da un’esigenza egositica di “auto-affermazione”: piu’ e’ faticosa la “conquista”, piu’ la sfida e’ avvincente e piu’ ci si sente fortificate e forti. Ovviamente il piu’ delle volte si tratta di un inganno di cui si prende coscienza solo una volta sperimentato ed analizzato razionalmente. Sono poi pienamente d’accordo su come la letteratura e la cinematografia abbiano favorito enormemente l’instaurarsi dell’ideale dell’eroe ombroso e “cattivo”. Il mio preferito e’ Heathcliff, quello di “Cime tempestose”. Pero’non disdegnerei neanche un impavido Corsaro Nero o un “selvatico” guerrigliero rivoluzionario che lotta per i diritti dell’umanita’ infrangenone lui stesso qualcuno…
il termine “maschità” è fortissimo boss, mi ha fatto morire. Il vero dramma è che certi nostalgici dei “bei tempi andati” si considerano “maschi” appunto perchè utilizzano certi parametri obsoleti per regolarsi nelle relazioni con le donne, senza invece comprendere che quella non è “virilità”, ma “coglionità”.
Ciao Acqua, neppure io ho studiato Antropologia, magari, ma ho letto diversi libri di quella materia, il più importante era uno di Del Boca che comprai a Roma su una bancarella e che non trovo più, dove già si accennava a quegli imprinting che condizionano le nostre aspirazioni in ambito sociale, come pure erotico e “sentimentale”. Ma basterebbe leggere anche dei romanzi che hanno un impianto storico sociologico per intuire le profonde differenze tra il nostro mondo e quelli persino contigui, come il vicino Oriente per esempio. Molti anni fa, prima di un viaggio in Turchia, lessi “Il mio nome e Rosso” di Orhan Pamuk, ambientato nella Istanbul di fine ‘500 e più di recente, ma non troppo, “Tre figlie di Eva”, di Elif Shafak con ambientazione nella recente attualità. Nelle pieghe delle trame ci leggi come l’amore e i sogni femminili di quella cultura a questo legati, nonostante i secoli, attingano a quei “riferimenti” in termini di attrattività maschile che alle nostre ragazze farebbero tenerezza, e quanto invece le discussioni sui bei tenebrosi, intoversi o banditeschi puffi che intrigano le nostre Sally, Acqua o MG, (Suzy no) visti dagli “occhi” islamici delle varie Shirin, Mona e Peri gli muoverebbero delle risate non troppo contenute >>>
>>> per quanto per i loro valori gli apparirebbero grotteschi. Ma basterebbe pensare alla trama di “Mille e una notte” per cogliere, già in quel pure apprezzato libro dalle nostre “romanticofile”, le sfumature evidenti nelle differenze dei “sogni” di donne cresciute in quegli impianti valoriali diversi. Che comunque tendono a modificarsi nel tempo in ragione dei cambiamenti della morale sociale e della cultura (intesa come cognizioni) delle protagoniste. Il famoso fenomeno biblio-filmografico, più volte citato da me come paradigma di una visione occidentale dei reconditi desideri erotici femminili, o comunque delle “emozioni” più cercate dalle donne di quell’ambito socio culturale, ha venduto oltre 100milioni di copie quasi solo in quell’area “culturale”. Qualcosa vuol dire, anzi vuol dire molto. E se ne cerchiamo le ragioni queste, andando in fondo, vediamo che affondano le radici nella nostra storia morale che arriva a sua volta dalle norme religiose. E le nostre si prestano tanto, e con perverso piacere trasgressivo, ad essere infrante. È da quegli ancestrali divieti che nasce il gusto del proibito e del peccaminoso, già da Eva, la prima (non casualmente) “trasgressora” della Storia. E mò ho finito sti c.... di caratteri. Cont…
Ma adesso Acqua tu e Golem vi mettete d’accordo per scrivere le stesse cose? Sí, a quindici anni andavo matta per Kurt Cobain. E sí, mi piacciono le persone malinconiche, un po’introverse e non appariscenti. Questi gli unici e soli punti in comune tra le persone di cui mi sono innamorata in vita mia.
E invece Golem, il mio fidanzato ha la grande capacità di farmi divertire e ridere come una matta, questo mi ha fatto innamorare, pensa un po’! Ma poi cosa c’entra questo discorso? Ciascuno di noi ricerca nel prossimo determinate caratteristiche, e quindi? Il problema sorge quando ci si fa del male attraverso relazioni malate; nel momento in cui si sta bene dove sarebbe il problema?
Aspetto convalescente poi proprio no, mi piacciono gli uomini-puffo in salute possibilmente…
beetlejuice, ma qui non si discute il fatto che prestare ( anzi regalare ) soldi a un profittatore sia sbagliato. Non si stanno incentivando gli amori malati. Si sta mettendo in luce il fatto – reale – che non è vero che a cadere vittime di certe fascinazioni siano unicamente donnine sciocche e sprovvedute. Poi possiamo star qui a parlare all’ infinito sul perchè o sul percome tali donne non si innamorino invece di ragazzi irreprensibili, ma servirebbe a poco perchè la realtà è un tantino più complicata ed è sapientemente spiegata dagli ultimi interessanti commenti di Acqua e di Golem.
E comunque si, nel tuo caso io onestamente intravedo certe “dietrologie”.
Condivido pienamente la tua lettura del fenomeno, Acqua. L’ ipergamia congenita insita in noi donne ci porta spesso a desiderare “l’ impossibile” per avere la conferma del nostro potere femminile. Che poi qualcuna voglia negarlo contro ogni evidenza, poco importa.
Un salutone!
Ma qui si sta facendo confusione, innamorarsi di chi non fa per noi e tiene sulla corda è capitato quasi a tutti, finire vittima di vampiri economici è un’altra. Che poi tu stessa hai detto che una donna matura e intelligente non cade in certi stereotipi, ciò che ho scritto io per l’appunto. Ne consegue che una immatura e/o manipolabile sarà invece maggiormente predisposta. Sarei proprio curioso di sapere a parti invertite, come definireste uomo che si facesse spillare soldi da una bella “bandita”.
In ogni caso un Felice Maniero con il diamante rubato farà colpo sulla ragazzina, ma su una donna adulta, se scafata, non credo. Fortunatamente per noi ots (omini tristi standard) ci sono pure quelle a cui dei diamanti, rubati o meno, non frega niente.
Vabbè Suzy, non c’è bisogno di mettersi d’accordo, dai, sei leggibile facilmente. Ma è chiaro che ognuno di noi cerca nell’altro certe caratteristiche, con la differenza che c’è chi lo trova senza cercarlo -com’è successo a me che non ho mai saputo in vita mia come “la volevo”, fin quando non ho “sentito” quel quid diverso- e c’è chi lo cerca con l’uso di un retroterra immaginifico alimentato dagli stereotipi di cui si è parlato, e che frequentemente si rivela solo una delusione, perchè le aspettative sono nutrite da immagini idealizzate, provenienti da suggestioni esterne. E in molte donne, le più portate a quelle suggestioni, il farsi male è quasi certo.
Ma Suzy, accidenti, sono contento se il tuo fidanzato è spiritoso, anzi mi è pure simpatico. Finalmente uno sano. Sappitelo tenere se é così allora. Sarebbe ora che si capisse che gli introverso-depressi, al maschile e al femminile, ti uccidono la vita. E c...., il compagno di vita, la vita me la deve dare non togliermela; anche se vediamo che a “qualcuna” sembra piacere la cosa. Ma qui mi fermo sulle ragioni di certe assurdità, pensando che persino Freud in una vita passata a cercare di capire la mente femminile, alla fine, e per sua stessa ammissione, non ci è riuscito.
Ciacciacciao
Ehhhhh Beetle, in che mondo puffoso viviamo! Gargamella mi sembrava un po’ troppo sfigato, e non sufficientemente vigoroso…Forse c’era il puffo-bandito con la pistola negli stivali e la chioma al vento, ma probabilmente l’avevo scambiato con Maria Grazia per avere il Puffo-emaciato, malaticcio e sofferente ( di fisico e di anima). Infatti ricordo che possedeva in dotazione una scatolina con pasticché che credevo fossero zigulí e invece erano psicofarmaci, povero Puffo Emaciato!
Allora Suzy, senti me che sono un’esperta. I piu’ fighi sono: Puffo forzuto (vigoroso , con lo sguardo da macho), Puffo cow-boy (selvatico, con cappello e sttivali), Puffo Inventore (intelligente, con la matita dietro l’orecchio), Puffo-meccanico (pratico, con la tuta da lavoro), Puffo pasticcere (bravo in cucina, con la tortina buona), Puffo musicista (divertente, con il sax), Puffo scrittore(colto, col libro), Puffo re (leader, con la corona).
Ehhh Golem, mi sa che però entrambi avete frainteso il significato di ciò che io stessa ho più volte affermato ( niente deduzioni in ciò che viene esplicitato).
La malinconia per me è una particolare disposizione d’animo che nulla ha a che vedere con la tristezza. Una persona malinconica più essere al contempo divertente, ironica, allegra, ma vedrà sempre il mondo con una certa modalità.
Stesso dicorso per le persone introverse e poco appariscenti, lontane anni luce dal fascino del poeta maledetto o cavolate simili. Io mi sono sempre riferita a tratti caratteriali e modalità di abitare il mondo, non ad atteggiamenti che per la maggior parte delle volte sono assolutamente vuoti.
Quindi mi sa che avete letto male. A me gli atteggiati di ogni genere e tipo non sono mai piaciuti ( né I finti banditi, né I finti artistoidi).
Suzy ti ringrazio, mi hai strappato una bella risata. Per il resto, anche stavolta temo di doverti comunicare che sono d’ accordo con Golem: sei molto leggibile. Lo si denota anche da fatto che – almeno in questo forum – interagisci più frequentemente con i maschi “insolenti” e/o ombrosi rispetto a tutti gli altri. Ma faremo finta di niente, stai tranquilla!
Ciavo.
beetlejuice, come definirei un uomo che è stato derubato? Lo definirei semplicemente come “persona che ha subito un furto”. Fine. Non credo sia necessariamente un idiota, anche perchè fino a prova contraria è la persona che inganna a doversi vergognare e sentire sbagliata, e non chi il raggiro lo ha subìto.
Quindi, dire che chiunque sia finito in relazioni malsane è un soggetto sciocco e manipolabile mi sembra azzardato e semplicistico. Magari ci sono aspetti su cui quella persona deve lavorare, questo si, ma non puoi imputare totale mancanza di intelligenza, di maturità e di cognizione di causa a chi ha la semplice sfortuna di innamorarsi della persona sbagliata.
Sono discorsi da “zitello” inacidito, su!
Sì Beetle, ci sono anche maschietti che si gettano nelle braccia di “mantidi religiose”, certo, il fascino del “pericoloso” non risparmia nessuno, anche se la parte femminile prevale nettamente, almeno a vedere la quantità di letteratura sull’argomento. Ma qui oltre a prendere in considerazione il fenomeno si è cercato di capire le ragioni della “cupio dissolvi” che produce, come l’ho definita io, e queste stanno principalmente in un retroterra fatto di immagini proiettate da un un “melànge” di istinti e dogmi culturali da infrangere, che ho voluto richiamare nell’allegoria di Eva che ci proviene dalla Bibbia, proprio perchè il fenomeno è conosciuto da sempre, e si presenta regolarmente con l’istituzione dei tabù. Ma è fatto anche e soprattutto di illusioni “protoromantiche” come nel caso della “puffofilia” con l’aura malinconica, cotte in secoli di amor cortese e di illusioni favolistiche sull’ammore cresciute intorno al desiderio sessuale femminile, opportunamente irregimentato dalla morale, ufficiale e non. Ripeto, e chiudo, quando OGGI, 100 milioni di donne, si comprano un libro o guardano un film che nella trama contiente la descrizione di un rapporto “malato”, la domanda da farsi e: perchè? Ecco, qui di questo si è parlato. Cià vò.
“A me gli atteggiati di ogni genere e tipo non sono mai piaciuti…” Lo sappiamo Suzy, non hai fatto altro che sottolinearlo fino ad ora. Ma esistono “atteggiati” che non si “atteggiano” secondo i canoni classici ma lo fanno ugualmente. Al contrario del buffone pieno sè, usano più raffinati mezzi di “atteggiamento” vestiti di seriosa modestia, ma si “atteggiano” allo stesso modo dell’altro, sotto mentite spoglie. Ne ho conosciuti qui, al maschile e soprattutto al femminile. Questi soggetti vivono di un’intima quanto malcelata supponenza di “superiorità” che hanno imparato a dissimulare con abile ipocrisia, con esagerate ostensioni di finta modestia che tuttavia non ha scopi diversi da quelli del caciarone che gonfia il petto con plateali dichiarazioni delle sue presunte dotazioni, e mi sono più antipatici di quest’ultimo. Ecco, tu non ami i guasconi quanto io non sopporto a pelle questi “gesuiti”, che percepisco finti quasi immediatamente.
Comunque sono contento che tu sia indenne dalle suggestioni immaginifiche, anche se non sono proprio sicuro che tu non ne sia mai rimasta vittima. Personalmente ho spesso la sensazione che crogiolarsi nella malinconia sia una sottile forma di vittimismo per “bambini viziati”. Ma potrei sbagliare
Ammazza Golem, hai sbagliato proprio mestiere; potevi fare il Puffo-Psicologo nel tuo magico mondo dei Puffologi. Questa poi sulla malinconia come forma di vittimismo di bambini viziati chiude la mia possibilità di spiegare oltre. Siamo su due pianeti diversi, proprio impossibile comunicare. Le mie suggestioni immaginifiche le ho avute, e continuo ad averle in certi ambiti, ma tu non saresti proprio in grado di comprenderle. Non hai connessione con la mia mente, né io con la tua. Puoi continuare ad analizzare chi ti osanna ad ogni frase che scrivi, perché ti piace vincere facile. Sul resto del mondo continua ad applicare le tue rigide categorie, che davvero non sbagli un colpo!
P.S. il Puffo-Emaciato gira ancora con le pasticche, applicati di più!
Ecco Suzy, ammetto che provo un certo laido piacere quando leggo reazioni come la tua, perchè, pur non volendolo, si deve aver toccato qualche nervo scoperto se ti sei sentita chiamata in causa, pur avendo io chiuso l’intervento con una dichiarazione dubitativa per la quale potevi vedere riconosciuta la tua esclusione dall’ipotesi. Sì, è difficile “comunicare” perchè abbiamo “linguaggi” diversi. Tu non ti rendi conto che la tua ironia su quella che ti appare una mia sicumera dovrebbe fare il paio con la tua di sicumera. Ma, per qualche ignoto motivo, ti senti al sicuro dal peccato di presunzione perchè non ti atteggeresti, non ti piacciono i guasconi assieme a tutte le manifestazioni palesemente ostentative, e hai pure una propensione alla melanconia e all’introversione, che nell’immaginario collettivo suona spesso come indicazione di “profondità”, che dà gratuitamente un tono “importante” a chi le possiede, o sbaglio? Non so se ho sbagliato mestiere, sono stato un discreto architetto, sarei stato un bravo pilota e sono un ottimo “soul anatomist”, questo lo so con sicurezza. Lo ero sin da “puffino” e ho migliorato strada facendo. Non tutte le “autopsie” sono facili, ma la tipologia del “paziente” dà tutto il tempo di vedere le cose con calma. Cià
Ciao Golem, sarebbe interessante “intervistare” su questo tema qualche donna di cultura profondamente diversa dalla nostra e non influenzata da contaminazioni occidentali, come ad esempio una ragazza cinese o una congolese provenienti da villaggi isolati.
A me piacciono molto i romanzi sud americani, in particolare quelli di Isabel Allende: in tali narrazioni non ho trovato grandi differenze relativamente ai desideri erotico-romantici delle “eroine”, rispetto a quelli delle “colleghe” europee.
Sono d’accordo con te e per questo ti Osanno (anche se non sei figlio di David) sull’enorme attrattivita’del tabu’ che sembra “nato” per essere infranto. L’uomo (o la donna???) è un essere troppo curioso e spesso desidera spaziare con mente e corpo oltre i suoi limiti. È proprio il fatto che esistano i tabù ad originare la tentazione e “stimolare” la ribellione. La differenza tra “giusto” e “sbagliato” è molto relativa e alla donna è comunque toccato da sempre il ruolo di Eva “tentata” e “tentatrice”allo stesso tempo.
Suzy, mi spiace ma non credo di aver travisato le tue affermazioni o frainteso le tue parole. In ogni caso, se talvolta le mie interpretazioni possono essere imprecise, raramente le mie intuizioni sono scorrette. Non venirmi a raccontare che non piacerebbe anche a te il guerrigliero rivoluzionario, quel tipo un po’ solitario, con barba di qualche giorno, neri capelli spettinati, e occhi scuri come il carbone, che attende nascosto nella boscaglia l’attimo giusto per scatenare la rivolta a difesa dei diritti dei deboli, mentre scrive malinconici versi intrisi di passione alla sua amata lontana, magari canticchiando in po’ con la chitarra. Vabbe’.
Beetle, ci sono centinaia se non migliaia di uomini che vengono fregati economicamente da abili e avvenenti manipolatrici. Saranno tutti tontoloni ingenuotti? Credo, come MaryG,che se ci si innamora della persona sbagliata, si rischi sempre di essere fregati, indipendentemente dall’intelligenza o dalla maturità. Quando si dà fiducia a una persona si spera e si crede in quello che dice o promette. Purtroppo molti/e ingannano l’altra/o per trarre vantaggi personali, proprio sfruttando la loro fiducia e il loro stato di innamoramento.
Ciao MaryG un saluto Osannante anche a te.
Secondo me sono stati sovrapposti differenti piani di lettura, finendo per analizzare l’aria fritta. Ci sono numerosi esempi di fascinazioni legate a certi personaggi controversi e “negativi”. Criminali, politici, sportivi, attori ecc, che tra l’altro esercitano un fascino trasversale. Maradona per dire, eccelso sportivo, uomo discutibile, ê stato osannato da tutti indistintamente.
Un altro piano é lo “stronzo”, sovrapponibile al precedente, ma anche no.
Poi ci sono le idealizzazioni amorose, soprattutto femminili, che “appiccicano” all’amato la loro idea di amore e su questo concordo con Golem.
Altra cosa gli amori malati o tossici, chiamateli come volete, in cui una persona può manipolare un’altra portandola a compiere gesti che la danneggiano o danneggiano altri. E non é vero che le vittime sono in prevalenza donne, pensate agli uomini che arrivano ad uccidere perché gliel’ha detto ordinato l’amata come prova d’amore.
Maria Grazia, vedo che ad ogni commento aggiungi un particolare dietrologico. Per natale ti regalerò l’allegro psicologo.
Suzanne questa tua ossessione per i puffi nasconde qualcosa, é fin troppo evidente. Mai fidarsi di chi é tutto blu, ora hai imparato la lezione.
Ciao “Osacqua”, la Allende a chi non piace, ma non dobbiamo pensare ai moti amorosi femminili allo stato puro, legati al recondito scopo riproduttivo, dove è naturale che la femmina di qualunque latitudine e cultura coltivi il “sogno” della dolcezza e della tenerezza come assicurazione futura di un’accudimento di sè e della creatura che potrebbe “nascere” da quella auspicabile unione, comunque mossa da un’attrazione sessuale sia pure scaturita da parametri “relativi” a quella condizione culturale. Qui parliamo di “aberrazioni” comportamentali che sfociano in comportamenti esattamente opposti a quelle che fanno capo a quell’istinto amorosi. Parlando al “limite”, in quei “mondi” naive diciamo, non esiste il sadomasochismo, non esiste il bondage, nè quelle che noi chiamiamo eccitazioni sessuali che arrivano a situazioni persino estreme, perchè semplicemente la cultura sociale e morale del sesso è rimasta a livelli “elementari”, e con essa il livello di controllo del singolo. In parole molto povere , da noi l’interazione tra le eterne esigenze istintuali, le norme che le hanno regolate per secoli e la “libertà” di infrangerle che si è sovrapposta, per via di quella “nota” umana che è il desiderio di esplorare mondi sconosciuti, e la curiosità.
Cont.
Segue. che la alimenta, fa il resto, anche in termini perversi se il piacere della sfida si somma ad altre istanze che provengono dalla famosa morale, in quel cocktail di impulsi dove non si riconoscono più i singoli elementi che lo costituiscono. Nella figura femminile occidentale, nel caso specifico, ritroviamo sia Eva, che sfida la Norma divina proprio per quella incontrollabile curiosità, che la Vergine, come esempio di dedizione e assoggettamento al volere della divinità, e da queste contrastanti figure archetipiche, a cui si sommano le infinite “azioni” culturali e sottoculturali che ne hanno disegnato le forme nei secoli dei secoli, nascono gli episodi che stiamo discutendo. E’ ovvio che è proprio il caso di dire che su LaD non possiamo partire da Adamo ed Eva per spiegare il perchè, ma bisognerebbe doverlo fare per capire come e quanto certi comportamenti siano il risultato di un “algoritmo” di cui ci sfugge la “presenza”, e che da noi crea aspettative e desideri “soggettivi” che in ambiti meno complessi non possono crescere e delinearsi. Ma è chiaro, come ho detto in precedenza, che se prendiamo una giovanissima amazzonica e la alleviamo in occidente sarà occidentalizzata quanto a desideri e aspirazioni. E intanto sono finiti ‘sti c.... di caratteri. Bye