Le brave ragazze vanno in paradiso, le cattive dappertutto
Views: 5 - Views e voti dal 14 agosto 2026.
Carissimi lettori,
eccomi qui a scrivere un’ altra lettera “a tema”, su un argomento molto sentito, almeno da quel che emerge in questo forum. e cioè la questione – tutta al femminile – sul riappropriarsi della propria dignità, libertà e autoaffermazione dopo che per tanto, troppo tempo, si è state soffocate e ostacolate da abusi di vario tipo, generati perloppiù da fattori culturali. Anche questa volta mi ritrovo a citare un altro libro famoso incentrato sulle problematiche delle donne, perchè in questi ultimi tempi si è parlato in questo forum delle tristi esperienze di donne che, lese fin dall’ infanzia in quella che è la loro dignità e in quello che è il loro valore come persone, da adulte sono diventate ragazze e donne infelici, vittime di aggressioni, di unioni deleterie, di situazioni soffocanti, di scelte infelici. Donne che, come me, si sono ritrovate in situazioni avvilenti perchè fin da bambine sono state sminuite e penalizzate. nel postare questa lettera ho ripreso il titolo di un libro che, per me, è stato illuminante da questo punto di vista, e che secondo me tutte le donne del mondo dovrebbero leggere:” Le brave ragazze vanno in paradiso. Le cattive dappertutto”, scritto da Ute Ehrhardt ed edito da TEA. è bene precisare che in questo caso per “cattive ragazze” non si intende quelle che fanno deliberatamente del male agli altri, che hanno un’ innumerevole quantità di rapporti sessuali promiscui e senza senso, quelle che calpestano persone, valori e principi pur di raggiungere i loro scopi. La descrizione di “cattive” si riferisce a quei soggetti femminili che, dopo aver preso pienamente coscienza del fatto che hanno pari diritti e pari dignità rispetto agli uomini, si adoperano attivamente per uscire da una condizione subalterna, spesso fatta di abusi e mancanza di riconoscimenti, se non addirittura di violenze psicologiche e fisiche. e in questo adoperarsi per la propria liberazione, la “cattiva ragazza” non obbedisce più ciecamente a quello che le viene imposto con la forza, ma si ribella a uno schema precostituito e trova da sola la sua strada, anche a fronte della disapprovazione generale da parte di chi “non se lo aspettava”. perchè ricordatevi che il liberarvi darà fastidio a molta gente, anche a coloro che credevate dalla vostra parte: genitori, congiunti, coniugi, fidanzati, amiche, ecc… Non aspettatevi approvazione e ammirazione quando cercherete di affermare quello che desiderate davvero, ANZI! La maggior parte delle persone che gravitano intorno a voi saranno spiazzate dal vostro cambiamento, dalla vostra ritrovata consapevolezza. ma voi andate avanti! perchè altrimenti sabotereste voi stesse, e non c’è cosa peggiore. Il libro di cui parlo mette anche mirabilmente in evidenza tutti quei piccoli aspetti quotidiani apparentemente innocui, e a cui noi donne siamo abituate da millenni di cultura maschilista, ma che in realtà sono il chiaro segnale di una svalutazione della donna universalmente accettata: l’ occupare meno spazio – rispetto a un uomo – quando ci si siede. preoccuparsi di sorridere e di essere gentili anche quando ci stanno facendo un grave torto. aver paura di litigare e alzare la voce quando dobbiamo difendere le nostre ragioni. trovare normale e naturale rinunciare ai nostri progetti e alla nostra carriera quando ci sposiamo e mettiamo su famiglia, come se da quel momento, per noi donne, non dovesse esistere altro che il marito, i figli e le faccende domestiche. il libro racconta anche di donne intelligenti, brillanti e capaci che hanno aiutato mariti mediocri a fare carriera senza prendersi alcun merito e passando per quelle che sapevano solo cucinare e rammendare i calzini. rimanere nell’ ombra, essere invisibili: sono i precetti del maschilismo, secondo cui la donna deve sempre e comunque ricoprire ruoli marginali per “non offendere e non fare troppo rumore”. Da questo punto di vista, secondo me è indicativo il fatto che tante donne, anche giunte a una certa età, continuano a darsi appellativi “ridimensionanti”: stellina, farfallina, ciocchettina, ecc… quasi a voler sottolineare la necessità di “non occupare troppo spazio per non urtare qualcuno”. beh, cari signori… io non ci sto! IO VOGLIO PRENDERMI QUANTO PIU’ SPAZIO POSSIBILE E SENZA PIU’ CHIEDERE IL PERMESSO! E non me ne frega niente se per alcuni, molti, sarò solo una stronza arrivista. meglio essere disapprovate ma FELICI, ve lo garantisco! e parlo per esperienza personale, in quanto “ex cara ragazza che subìva e basta”. spero che sempre più donne seguiranno il mio esempio, specie quelle che soffrono per una situazione di sabotaggio loro inferta. Noi vogliamo URLARE tutta la nostra rabbia e il nostro disappunto e vogliamo uscire allo scoperto. perchè ci si deve finalmente rendere conto, una volta per tutte, che la donna è prima di tutto una PERSONA, con una sua identità autonoma, un suo sentire, con i suoi sogni, le sue sofferenze, le sue aspirazioni. che vanno rispettate come si rispettano quelle di un uomo. così come la donna, AL PARI DELL’ UOMO, ha il diritto di sbagliare e poi di RICOMINCIARE. Non importa da chi deriva il sabotaggio ( padre-madre, fidanzato, marito, fratello, parenti, amici, compaesani ) o i motivi per cui – a loro dire – vi viene inferto. scordatevi la frase: “Lo faccio per il tuo bene”. Una cosa imposta contro la nostra volontà NON E’ MAI “per il nostro bene”, è un sopruso vero e proprio, care donne. ricordatevelo! e come ogni sopruso, va combattuto ed eliminato. un saluto a tutte le donne che vogliono cambiare, e a tutti gli Uomini – VERI – che ci capiscono e ci sostengono in questa battaglia.
Data di pubblicazione: 19 Febbraio 2016
L'autore ha condiviso 19 testi sul nostro sito. Per esplorarli, visita la sua pagina autore maria grazia.Lettere che potrebbero interessarti
Categorie: - Attualità
45 commenti
Lascia un commento
Max 2 commenti per lettera alla volta. Max 1 link per commento.
▸ Mostra regolamentoI commenti vengono pubblicati dopo approvazione, più volte nel corso della giornata.
I commenti devono essere pertinenti alla lettera e aggiungere un contributo alla discussione.
Non sono ammessi scambi personali o conversazioni tra utenti, né insulti o attacchi personali, contenuti futili, promozionali o di propaganda.
Non copiare articoli da altri siti né riportare integralmente testi protetti da diritto d'autore. Usa un solo nome.
Leggi l'informativa sulla privacy.

Che fosse sentito molto qui, proprio no. Però capisco ciò che vuoi dire. anche se le ferite degne di essere tali, sono oramai purtroppo solo un “avere” .
sara, mi ha incuriosito questa tua frase “le ferite degne di essere tali..”.
e da quando in qua la sofferenza è motivo di “orgoglio” ? le ferite che subìamo nella vita secondo me sono il risultato, oltre che di sfortuna, anche di errori, di un’ impostazione sbagliata, di mancanza di sicurezza in sè stessi. sono perloppiù SBAGLI, insomma, a cui bisogna in qualche modo rimediare. La nostra cultura perbenista ha sempre riconosciuto a chi soffre o ha sofferto dei meriti in più rispetto a chi è felice e appagato della propria esistenza, e questa cosa non l’ ho mai capita più di tanto. raggiungere uno stato di gioia è frutto tante volte di intelligenza e di capacità fuori dal comune, e l’ apice del godimento è spesso la massima espressione di questo impegno. Vorrei un pò rivoluzionare le cose e introdurre un nuovo modo di vedere le persone felici: non più stronzi/e da invidiare e colpevolizzare, ma persone DA CUI IMPARARE.
Maria Grazia, prenditi tutto lo spazio che vuoi, ci mancherebbe altro! Unica osservazione: guarda che ‘sta roba gira dal 1968, adesso non gliene frega più niente a nessuno perchè si discute di altro (gay, trenini monogamici, transadozioni bizzarre, prolassi eugenetici: queste sono cose attuali che interessano alla gente, il resto sono argomenti da nonnave). Secondo me, devi cambiare letture: prova”Auto da Fè” di Canetti (lo ha letto avidamente anche il dr. Golem e si ricordava anche il nome del portiere, che peraltro adesso abita a 200 m da casa mia, perciò è roba fina), è una splendida introduzione al mistero femminile senza strabordare nel veterofemminismo e nemmeno nel neofemminilismo alla belga. Mi riferisco, ma non dovrei nemmeno dirlo, alla delicatissima figura di Terese (sposata Kien, se la memoria non mi falla). Ecco, direi che Terese è davvero una donna felice da cui imparare.
@MG Sinceramente non credo che nel 2016 le donne abbiamo meno possibilità di un uomo di realizzarsi.
Io giro parecchio e ovunque vedo donne ai posti di comando nelle aziende, ovunque. Più donne che uomini. Inoltre reputo le donne mediamente più intelligenti degli uomini.
Detto ciò sono concorde sul fatto che tante altre donne oggigiorno deve smetterla di fare le subalterne e aspirare a diventare un individuo indipendente, autonomo, capace di vivere appieno la propria vita.
C’è da dire però che c’è un substrato culturale difficile da togliere, tante volte la donna arrivata a 28 anni si sente realizzata solo se ha lo sposalizio con l’abito bianco e così via.
Spesso le ragazzine in tenera età sono viziate e trattate da principesse e questo le spinge poi a fare della propria vita un qualcosa di non proprio appagante. O meglio, a 28 anni un matrimonio può sembrare appagante, ma quando l’amore passa e si arriva ai 40 con un marito che non sopporti più e un lavoro che non ce l’hai l’insoddisfazione ti devasta.
Mi permetto però di farti un appunto, che in un certo senso riguarda anche me.
Se tu nella tua vita avresti trovato l’uomo dei tuoi sogni che ti avrebbe permesso di sposarti all’apice dell’innamoramento, probabilmente adesso non saresti con noi su questo sito. Alla fin fine, ti saresti adeguata anche te, noi in fondo siamo anche il nostro passato e quello che la vita in una certa misura ci ha propinato.
Quindi facile parlare di indipendenza nella tua condizione, non è altrettanto facile per esempio, per mia cugina che a 33 si sposa dopo una vita passata a sperare di sposarsi, perché vissuta sempre col mito della principessina, nella bambagia e nei vizi.
Spero di essermi spiegato.
Io stesso, magari non sarei quello che sono adesso se avessi avuto altra famiglia, altra situazione e altre fidanzate.
Come dicevo altro la mia indipendeza l’ho strappata alla vita coi denti, ma perché ho fatto di necessità virtù.
Qualora la mia famiglia fosse stata normale e le mie fidanzate meno stronze sarei probabilmente sistemato a 1k euro al mese pensando a come pagare il mutuo e i pannolini del figlio che la mia ipotetica fidanzata avrebbe insistito per fare senza una reale possibilità economica. Invece mi trovo a guadagnare bene, a costruire una casa senza bisogno di mutuo ma senza il supporto di nessuno nè di una comapagna.
Alla fine, sebbene ora le pensi come te, è tutto moooolto relativo.
ets, per me NIENTE è stato FACILE. che tu ci creda o no, tutto quello che ho nella mia vita me lo sono guadagnato con le unghie con il sangue e con i denti. niente mi è stato regalato! e, tra l’ altro, avrei avuto più di una volta nella vita l’ occasione di sposarmi o di accasarmi con uomini benestanti, a patto però di annullare me stessa. insomma avrei dovuto vivere la vita di un’ altra persona… sono cresciuta in una famiglia patriarcale ( dove quindi vigeva il mito del matrimonio e dei modelli tradizionali ), con un padre che dettava legge e una madre che taceva e obbediva ( cercando di convincermi a fare altrettanto ) solo perchè economicamente dipendeva da lui e quindi non aveva il coraggio di ribellarsi, e non avendo nè cultura e nè patente era impossibilitata a trovarsi un lavoro. tra l’ altro tutte le decisioni di mio padre derivavano da sua madre ( mia nonna paterna ) che aveva su di lui e sulla nostra famiglia potere decisionale assoluto, con un’ ingerenza e una prepotenza fuori da ogni logica. questa donna odiava me e mia madre e tutto quello che decideva, in realtà era solo per danneggiarci. quindi puoi ben immaginare le conseguenze. sia chiaro che non faccio questo discorso per accusare le madri e le nonne in generale, ma solo questo tipo di persone! e se a mio padre qualcosa che desideravamo ( ad esempio un corso di specializzazione o il lancio di un’ iniziativa commerciale ) non andava bene, non c’era assolutamente niente che io, mia madre o mio fratello potevamo fare. lui aveva già deciso tutto per me: mi sarei dovuta sposare con un “buon partito” che provvedesse al mio mantenimento e farci dei figli. e poco importava se lo amassi o no, o cosa io volessi davvero dalla vita. così, a 23 anni sono scappata di casa e ho condotto per molto tempo un’ esistenza indipendente. i maschi che incontravo mi consideravano una specie di virago pericolosa, e non una ragazza di cui innamorarsi e con la quale stare assieme. e tutto questo, SOLO PERCHE’ vivevo da sola e mi mantenevo! i miei mi imploravano di tornare a casa e si dicevano dispiaciuti. ma sapevo cosa mi aspettava se fossi ritornata ( umiliazioni, limitazioni e vessazioni continue ) e così ho tirato dritto per la mia strada, nonostante le grandi difficoltà. nel mentre, ho affinato le mie competenze professionali nei campi di mio interesse e ho arricchito la mia cultura; inoltre ho acquistato una casa di proprietà, che sarà la mia fonte di sicurezza per gli anni a venire ( destino di vita permettendo ).
Voi dite che il tema trattato in questa lettera è datato e superato. a me – anche leggendo le storie di tante altre donne – sembra più attuale che mai!..
Yog, gira e rigira ( Belgio, Italia o Spagna ) la storia è sempre quella: “Casa di bambola”. che poi con tutte ste bambole gommose ed ergonomiche che oggi si trovano dovunque, che bisogno c’è di chiudere a chiave dentro casa delle donne vere, con tutte le conseguenze del caso?? 😀
in ogni caso con la mia esigua figura, a conti fatti è difficile che io possa occupare molto spazio. se stessi in una banda di rapinatori, mi farebbero fare “la talpa” che si introduce nei minicondotti che portano alla cassaforte.
Comunque seguirò il tuo consiglio.. affiancherò ”Auto da Fè” alla lettura dei fumetti 🙂
però per dubbi e chiarimenti voglio potermi rivolgere all’ illustre consulenza dello specifico reparto presidiato dall’ autorevole assistenza Golemyogghiana! ciao!
Se non fosse stato per il simbolismo intrinseco che il nickname Golem si porta addosso, avrei preso quello dell’ebreo nano e malvivente Fischerle, col quale il sinololgo Kien passa delle interessanti vicende. Felice marito di Therese
quote “Le brave ragazze vanno in paradiso. Le cattive dappertutto”
noi cattivi ragazzi invece possiamo andare solo a Pattaya… ennesima discriminazione a favore del sesso femminile 🙁
https://www.youtube.com/watch?v=2_xqdUw7aIs
MG, “Autodafé ” credo sia l’unico romanzo di Elias Canetti (Nobel nel 1981. Bulgaro ma con passaporto Britannico) che dipinge con rara bravura le vicende umane di un sinologo quarantenne mitteleuropeo, Peter Kien, a Vienna durante la maturazione del fenomeno neonazista, mettendo in evidenza come, in un periodo relativamente breve, si sia compiuta la dissoluzione di tremila anni di razionalità occidentale. Epocale.
Canetti è il padre del mio cinismo. Epicuro la mamma, seppure dal punto di vista tassofilosofico non appartenga alla nota corrente ellenistica da cui ha preso il nome la categoria cui sono fiero di assimilarmi.
Hasta la vista chica
“Gli assetati d’amore sono tutti così simili tra loro, che per studiarli ne basta uno. Ancora piú semplice: se quell’uno siamo noi ”
Elias Canetti
@MG la tua storia ti fa onore 🙂
Golem, è un romanzo che non conoscevo, ti ringrazio per avermene spiegato la genesi. Ma il titolo “Autodafè” può trarre in inganno presso gli ignari dell’ esistenza di quest’ opera, secondo me si potrebbe anagrammare in tanti modi, stravolgendone completamente la drammaturgia originale del racconto per trasformarlo in un’ opera brillante, magari improntata sul mondo dei meccanici: “Auto da Fè”. che dici ?… sarebbe un curioso paradosso su come, nelle dinamiche esistenziali, il tragico e il demenziale possano accavallarsi.
Del resto la storia è piena di paradossi. Lo spegnimento generale dei cervelli in Europa, cui si è potuto assistere in epoca nazista, fu solo uno dei tanti.
per quanto riguarda l’ Amore, tutti lo sogniamo e lo desideriamo, è inevitabile. ma MERITARSELO è ben altra cosa.
ciao brigante!
ets, in realtà io con l’ onore centro poco. sono una ragazza PIU’ CHE DISONORATA. ma è stato meglio così, piuttosto che diventare una DONNA INFELICE. ciao 🙂
Un momento. Il titolo è proprio “Auto da fè” scritto staccato. È edito ovviamente da Adelphi ed è effettivamente l’unico romanzo di Canetti. Per inciso, io mi sto sgargarozzando “Massa e Potere”, Canetti ci ha messo 38 anni a scriverlo, probabilmente ne occorrono altrettanti per studiarselo (non è un libro “da leggere”: è solo per donne pesanti).
Invece pensa che “L’auto da fè” era l’applicazione delle sentenze dell ‘Inquisizione spagnola. Credo si traduca come “Atto di fede”. Ma il titolo originale è in tedesco ” Die qualcos’altro”.
Brigante mi piace, e ce l’ho nel sangue da parte di un famoso brigante antiborbonico che voleva creare la Repubblica del Salento. Fu fregato da un militare inglese al soldo del re Borbone: il generale Church. E con il pronipote la storia si è ripetuta come sai.
Ciao Pentesilea.
Avrai letto “La lingua salvata”. È il racconto di una parte della sua vita, e il recupero delle radici culturali.
Golem, lo dicevo io… che qualcuno di simile ci doveva pur essere, presso i tuoi avi! ciao 🙂
Tu guarda su internet “Papa Giru” Brigante di Grottaglie. Trisavolo di mio nonno materno. Ho ereditato la fossetta sul mento e il carattere, visto che il suo gruppo lo chiamò “I Decisi”. Che tosto che era. Il mio invece è “I Dissociati”, un po’ più tranquillo, e che si può leggere in molti modi no?
Briganti di nasce, e io immodestamente “lo nacqui”.
Credo che sia giusto che ogni persona debba ambire a ciò che richiede giusto per se stesso. Se Mariagarazia, rivendichi certe cose credo sia giusto così. Ti posso dire che dove lavoro, azienda molto grande, si possono vedere diversi tipi di donne…la semplice impiegata che vuol fare il part-time ed è felice di uscire alle dodici per andare a prendere i figli a scuola…c’è l’esperta di computer che fa semplicemente otto ore facendo orario continuato ed alle sedici è fuori…c’è quella che si fa dieci undici ore di lavoro perché si sente realizzata a fare la manager e giustamente guadagna tanto. l’importante si rispetti tutti…si rispetta la manager e si rispetta la mammina che vuole fare solo quattro ore di lavoro. Nessuno secondo me ha il diritto di giudicare nessuno. Comunque sia, nel mio lavoro, devo dire che la donna ha raggiunto traguardi importanti, posso dire che ci sono molte donne responsabili o manager. Purtroppo, a volte, comporta dei sacrifici specialmente nei confronti della famiglia. Se si vuole avere lavori importanti purtroppo bisogna sacrificare del tempo per tutto ciò. Mi è capitato di vedere che molte donne che passano tanti anni dedite al lavoro poi si ritrovano tristi perché non hanno seguito i figli o addirittura non hanno dei figli o un marito.
grazie Golem per i tuoi chiarimenti. farò una ricerca in rete perchè sono curiosissima! 🙂
personalmente, ritengo gli uomini ribelli e controccorrente ( di tutte le epoche ) i più eccitanti in assoluto. ammetto che scatenano in me pensieri scabrosi 😉
io invece credo di aver ereditato i miei tratti salienti dalla bisnonna Antonietta, madre della mia defunta donna materna. Si racconta di lei come di una donna molto ribelle per la sua epoca, con un piglio più che deciso e la tendenza a sottomettere il povero malcapitato marito 🙂 ). e poi anche da uno dei cugini di mia madre: una sorta di “poeta maledetto” che in piena notte, mentre nessuno lo sentiva, aveva l’ abitudine di scappare per poi fare il girovago oltreconfine. Viaggiava sempre in treno, di nascosto e senza biglietto, e con pochissimi mezzi. girando l’ Europa ha poi incontrato quella che sarebbe diventata sua moglie: una bellissima olandese che morì a 45 anni perchè alcolizzata.
Ma sono sicura che andando ancora più a ritroso nel mio albero genealogico, si troverebbe qualcosa di ancora più interessante.. 🙂
“donna materna” errata corrige: NONNA materna 🙂
Yngvi
è chiaro che qualsiasi scelta comporta sacrifici, in un senso o in un altro. ma non trovo giusto che, NEL 2016, una donna che vive in una paese che si definisce “civile, moderno ed evoluto”, debba essere costretta a scegliere tra il lavoro e la famiglia. Le madri che vogliono avere un lavoro fuori casa dovrebbero essere supportate ( sia dal marito/compagno che dalle istituzioni ). E non ostacolate e colpevolizzate da tutte le parti. parere personale neh!
NOn è questione di essere supportata o meno è questione di esserci o meno…al giorno d’oggi le aziende hanno grandi esigenze…se vuoi fare carriera devi sacrificare il tuo tempo per l’azienda, uomo o donna che sia, è normale che facendo così, togli del tempo e degli spazi per i tuoi cari…Un’altra cosa, se vuoi far carriera e non hai un aiuto dal tuo compagno è meglio che non incominci neanche a fare una famiglia con lui…purtroppo la vita è fatta di scelte…o decidi per una cosa o per l’altra…se fossi imprenditore perchè dovrei scegliere una donna che vuole fare la mamma piuttosto che una donna che sacrifica il suo tempo per l’azienda? Ce ne sono tante che fanno carriera, salvo poi pentirsi di non essere diventate mamme…il mondo è questo…non scaricare le colpe sugli uomini o le istituzioni…oggi, e ho avuto modo di vedere, sono tante le donne in carriera…l’importante ed essere consapevoli che questa è una scelta che comporta sacrifici….
Yngvi,
grazie per la puntualizzazione, ma credo di sapere benissimo cosa oggi cercano le aziende! così come so benissimo come il gira il mondo senza che me lo devi venire a dire te. sei come quelli che quando vedono un donna impegnata a parcheggiare si avvicinano – anche se non ce ne assolutamente bisogno – per dare tutte le indicazioni del caso su come terminare la manovra, manco fossimo delle cerebrolese. l’ ultimo che mi è capitato, dopo quello che gli ho detto, penso che non ci riproverà mai più con nessuna 😉
il mio non era un discorso di colpevolizzazione verso gli uomini o verso chichessia, ma l’analisi di un DATO OGGETTIVO: e cioè che il nostro paese è istituzionalmente e culturalmente ARRETRATO, per quanto riguarda gli strumenti di supporto alle donne lavoratrici. ripeto, è un dato di fatto, non una provocazione. Ormai tu sei prevenuto nei miei confronti e ogni cosa che scrivo la prendi con il fumo negli occhi. ma a me non interessa star qui a polemizzare.
Nei paesi nordici le donne lavorano quasi tutte, e tutte a tempo pieno, pur essendo madri e mogli. e non perchè rispetto a noi latine sono più eroiche, o più brave o più chessoio.. ma perchè LO STATO, LA MENTALITA’ LOCALE E LA COMUNITA’ le sostiene. COME E’ GIUSTO CHE SIA IN UN PAESE CIVILE. E guarda caso, i paesi in cui le donne lavorano di più, sono anche quelli che soffrono meno la crisi economica. you understand????
PER ME non è giusto che alle donne si chieda di fare delle scelte ( o rinunci alla carriera o rinunci ad avere una famiglia ), mentre agli uomini no. TUTTO QUI!
che poi la storia del manager-megapresidente galattico-iper-pretenzioso, grande stronz pezz de’ merd-figl di putt e a cui dobbiamo tutto anche la nostra stessa vita, ormai è storia vecchia. fa molto anni ’80/90.
La gente si sta svegliando e sta capendo che non vale più la pena lavorare sodo per far arricchire gli altri, per poi magari ricevere un bel calcio nel culo quando non servi più.
dai.. ci sono cose peggiori di una donna che sa il fatto suo. non rimanerci male..!
saluti.
ma scusa da noi non ci sono donne lavoratrici e madri e mogli nello stesso tempo? Dove vivo io il 90 per cento delle donne madri lavora…mia madre lo ha fatto con me e mia sorella per 27 anni della nostra vita fino alla pensione…le mie zie lo stesso…lavoro in un azienda dove il 90 per cento delle impiegate sono madri…non mi sembra che abbiano scelto di essere madre o lavoratrice…io parlavo di un certo tipo di carriera e credimi ce ne sono…e queste donne sgobbano per dieci o undici ore al giorno, sono sempre in giro…le strutture, asili nidi, ci sono, almeno da noi, il problema è che non c’è la madre…quindi non dico che la donna deve stare a casa ma la stessa donna deve essere consapevole che se fa un certo tipo di lavoro deve mettere in conto che i figli li vede pochissime volte in una settimana…ripeto è una questione di scelte…non di imposizione…le stesse scelte le può fare un uomo…comunque non ti ho scritto con l’intento di offendere…stai tranquilla un attimo…sei come un cerino vicino alla benzina…
Yngvi
sei tu quello che è come una miccia accesa.. non perdi occasione di offendere e di provocare. una volta buttandola sulla mia età, un’ altra volta sul presunto nazifemminismo che mi muove. tutte cazzate!! oggi una donna a 40 anni E’ UNA RAGAZZA. non una VECCHIA come dici te. e per il resto sto solo dicendo come stanno le cose nel nostro paese, niente di più e niente di meno. Che le donne italiane siano socialmente svantaggiate rispetto alle anglosassoni o alle nordiche è un dato di fatto, punto. Si, ci sono gli asili nido e le scuole materne, certo, ma se non sei un’ immigrata o una profuga di guerra devi sborsare un occhio della testa per poterci mandare i tuoi figli. Lo so perchè mia cognata pagava 500 euro al mese per mandarci il bambino piccolo, e alla fine ha preferito mollare il lavoro perchè la cosa non aveva alcun senso! ovviamente parliamo di un lavoro normale, di quelli più comuni. di quelli che secondo voi uomini sono GLI UNICI a cui dovrebbe aspirare una donna. con una carriera brillante e strapagata, mia cognata avrebbe potuto permettersi questo ed altro. ma capite bene che stando così le cose, in ITAGLIA possono realizzarsi professionalmente e al contempo allevare figli solo le persone ricche, famose e molto affermate, e questa è un’ ingiustizia sociale. Lo ripeto: non mi interessano i disagi e le frustrazioni che agitano misogini e maschilisti. mi interessano SOLO i confronti SERI.
Hasta Luego.
mariagrazia
solo una puntualizzazione…molte persone fanno il discorso dicendo che non vale la pena lavorare per pagare l’asilo nido…non capisco perchè si dica ciò…un esempio, mia sorella, lavoro da 800 euro al mese, ne spendeva 700 per l’asilo nido…mi dirai, ma ne vale la pena? adesso ti rispondo, una mia amica 900 euro al mese di stipendio, ne spendeva 750 all’asilo nido, cosa ha fatto? Ha lasciato il lavoro, perchè devo lavorare per pagare l’asilo nido? sto a casa…mia sorella cosa ha fatto? Ha lavorato per pagare l’asilo nido; con la differenza che lei continua ad avere un lavoro, la mia amica no…così si trovano con i figli in età scolastica a tempo pieno una a lavorare l’altra a fare la casalinga…ma siamo sicuri che tutte le donne vogliono andare a lavorare? A volte mi chiedo se il figlio non sia una scusa per stare a casa…