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Non si può parlare di brave persone “a prescindere”

di celi_lois

Può sembrare un’affermazione troppo generale e quindi restringo al campo che mi interessa: di recente ho notato che ci sono persone buone e persone buone, due grandi categorie insomma. (In senso generale, per “buone” intendo dire persone intelligenti positivamente, ottimiste, razionali, non crudeli a prescindere, capaci di stare vicino agli altri, insomma tutte le doti positive che chi ha un’indole molto negativa non ha) . La prima, è la categoria dei “buoni ma sempre dopo aver fatto prima convenienti ragionamenti”. Poichè ho avuto a che fare con una persona del genere, descrivo quei tratti che mi hanno sorpreso:

  1. tendenza a valutare razionalmente – quindi poca pochissima spontaneità, anzi zero – situazioni e persone prima di avvicinarsi. Qualora ad esempio la persona in questione si dimostri poco conveniente (non perchè negativa, ma ecco perchè poco conveniente insomma poco portatrice di bene concreto nella vita dell’altro che può essere materiale come spirituale in fondo) , tendenza ad allontanarla o volersi allontanare, ma usando sempre prima il ragionamento del doversi allontanare senza che lei può parlare male, e per fare questo spesso si è disposti anche alle azioni più meschine e subdole per far apparire l’altro in torto, insomma l’importante è sopravvivere ma soprattutto apparire “buoni”;
  2. bè, anteporre un ragionamento a tutto, e a seconda di quanto sono intelligenti riuscire a volgere spesso interi gruppi di persone a proprio favore. Come se non bastasse, ho visto suddetta persona dire: “faccio così solo perché altrimenti potrebbero escludermi”, e dopo un po’ di frequentazione ho visto le persone avvicinate che pendevano tutte dalle sue labbra. Ora, è vero che questa persona è intelligente e sa essere buona, sa piacere, sa essere apprezzata, ma ecco, “SA ESSERE buona”, lo fa avendoci ragionato e riuscendo davvero a vestire quei panni alla perfezione. Potrebbe avere a che fare con chiunque comprandoselo e vendendoselo con poco. E infatti così fa. Se una persona non gli interessa, non la pensa proprio, ma sempre apparendo lui come una brava e bella persona.
  3. Un altro grande tratto è l’essere efficaci. Ci sono poche cose che li abbattono e se decidono di essere crudeli lo sono fino in fondo e in maniera devastante. Altro che buoni. A livello pure fisico senza scrupoli a volte. Ma sono capaci di tornare agnellini indifesi non appena ci sono occhi indiscreti o se devono giustificarsi.
  4. Insomma sono un pezzo di pane, adorabili, amorevoli, danno ottimi consigli perchè si sanno muovere bene nel mondo, fanno innamorare tutti o quasi, mettono pure nella condizione gli altri di essere buoni con loro per forza, ma io sinceramente provo nausea all’idea di finire sotto le loro grinfie, sono pericolosi, e a lungo andare si capisce che anche un bel gesto è per loro in fondo amore sì ma anche e soprattutto investire.

E questo è.

Nessuno oserebbe mai dire di loro niente di negativo, ma guarda caso spesso la famiglia non ha moltissimo rispetto per lui, cioè stranamente gli amori si allontanano, amici strettissimi pochi, in famiglia gli tengono un broncio enorme come un punto. E la persona ovviamente interrogata dice che sono loro il problema. Eppure anche noi che gli stiamo vicino, che siamo fessi conclamati con tutti e nella vita e nelle cose pratiche, sentiamo che qualcosa di inquietante c’è. Eppure spesso ci dà così tanto supporto e si rende talmente utile che ne diventiamo dipendenti. Sarà questo il suo gioco con noi?

Comunque, c’è un’altra categoria di buoni, io la chiamerei la categoria dei buoni f*essi. Spesso alcuni hanno un’intelligenza straordinaria, intuiscono anche le cose più ciniche della vita ma restano pensieri, non hanno quella “cattiveria” di tramutarle in cose vere. Poi va bè non sanno mettersi in situazioni vantaggiose nella vita, danno il cuore per tutti, vengono abbandonati pure dieci volte non capiscono mai, si mettono sempre da parte. Non si amano, a volte. No. Più che essere buoni sembrano quasi traumatizzati. Spesso infatti hanno avuto infanzie e adolescenze difficili, in cui sono stati trattati malamente anche dagli affetti più cari. Non si sa se non sono diventati cattivi o non hanno saputo esserlo. Spesso sono noiosi. Tipo che la gente li cerca per ottimi consigli e abbandonarli di nuovo ma mai per costruire un rapporto. Li cercano per sfruttarli. Ma questi sono così buoni e f*essi che non si capisce per cos’altro li dovrebbero cercare.

Bè alla fine di queste due grandi analisi, sinceramente non mi sembrano buoni nè i primi nè i secondi. Non dico di essere buona o normale io, eh, anzi. Solo che sono affascinata da chi irradia bontà ma mi rendo conto che per vivere bisogna essere forse realistici oltre che buoni (comunque le persone buone irradiano una luce diversa, si vede da tutto quello che fanno che sono “vere”, “belle”, “positive”, che si sforzano per cose importanti. Il punto è che spesso anche i primi irradiano a primo acchito questa luce, vengono acclamati per i loro traguardi professionali, poi uno resta abbagliato, invece ai secondi viene recriminato che “non hanno voluto fare niente”, ma la verità è che sono troppo buoni al punto da essere f*essi e spesso sono sacrificatissimi ma non hanno la velleità di arrivare nella vita) .

Voi che ne pensate? E come la vedete questa cosa?

Io sinceramente, in fondo, una vita non la farei nè con i primi nè con i secondi. Mi si gela il sangue a pensare di rimanere sola in casa al buio una sera che stai “litigato” con il “buono” della prima categoria, ma mi sento male pure all’idea di venire educato da piccolo dal secondo, e di affrontarci situazioni difficili ma difficili davvero, perchè so che non hanno quel bagaglio per essere realistici e in fondo poi mollano pure perchè tanto dicono ch si bastano da sè, che non hanno bisogno. Poi in realtà stanno male e ne soffrono, e sanno in fondo che non sono realizzati. Insomma bocciati entrambi. Voi che ne pensate? Quali sono le vostre esperienze in merito? Avete mai fatto le constatazioni che ho fatto io? Come avete valutato il rapporto con questi due tipi di “buoni”?

L'autore ha condiviso 13 testi sul nostro sito. Per esplorarli, visita la sua pagina autore celi_lois.

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Categorie: - Riflessioni

39 commenti

  • 1
    Rossella -

    Da quando ho smesso di avere aspettative sul futuro non mi pongo il problema. Sto a casa mia e le giornate che viso sono quelle su cui fantasticavo quando ancora speravo di sposarmi. Quando c’erano le premesse per poter incontrare un uomo che avrebbe potuto fare la mia felicità. Si diceva: brave persone? Ci sono persone gentili e meno gentili. Mi sembra molto diverso. Il resto, oggi, non m’interessa, perché quando mi domandano una gentilezza e io mi trovo in condizione di potergliela fare non mi faccio tante domande perché le trovo indiscrete. A casa nostra siamo buoni e cattivi. Una persona che non fa parte della tua vita è una persona con i suoi pregi e i suoi difetti, i suoi meriti e le sue colpe. Mi sembra una storia molto comune. Il distacco è la miglior cosa. Questo è il mio pensiero.

  • 2
    celi_lois -

    @Rossella, forse hai ragione. E il distacco non c’è quando non ci sentiamo completi e autonomi, o comunque quando non lo siamo (economicamente, psicologicamente magari). Però mi hai aiutata molto a riflettere, perchè è come se io cercassi un porto sicuro a cui affidarmi, e non mi impegnassi a esserlo io (per mancanze o perchè non ci ho mai provato davvero). E’ vero siamo tutti buoni e cattivi. Uno può al limite valutare l’altro a seconda di quanto i suoi momenti di cattiveria ci soggioghino e ci danneggino, e ci impediscano di essere indipendenti.
    Grazie per aver letto tutto, grazie di cuore!

  • 3
    Xleby -

    E tu dove ti metti?
    La tua riflessione è arguta! Ma non hai notato delle implicazioni che potrebbero esserci: il genere i buoni di primo tipo in origine erano quelli di secondo tipo, solo che essendo estroversi portano fuori la sofferenza trasformandola in cattiveria viceversa, leggasi non si fanno mettere i piedi i testa, i primi restando introversi soffrono dentro è sono come i tappeti su cui tutti si puliscono le scarpe, è un più come la dicotomia ragazzo stronzo/bravo ragazzo. Ma la realtà non è tutta bianca o nera.

  • 4
    Vic -

    I lupi travestiti da agnelli non mancano,
    ma soprattutto a volte sono proprio le persone
    “buone” le peggiori, perchè sono convinte di fare
    il bene, ma non si preoccupano delle conseguenze
    di quello che fanno, intanto fanno vedere
    al mondo quanto sono buoni e chi non è d’accordo
    col loro modo di pensare è cattivo.
    C’è una frase nel film “Il dottor Zivago”
    che dice “I buoni lo sono sempre a spese degli altri”.
    Chissà se aveva ragione.

  • 5
    Suzanne -

    Io non sopporto invece la categoria di persone per cui tutti alla fin fine sono buoni, che iniziano la frase con: ” è una brava persona, però…”. Bisognerebbe innanzi tutto avere una definizione univoca di “bontà”: parliamo di quella delineata dal cristianesimo? Oppure di una disposizione d’animo più simile all’ingenuità? Insomma, mille complicazioni nel commentare la tua lettera!
    Ti posso dire però che ci sono certe persone che mi appaiono talmente limpide da poter vedere il loro candore interiore, ed è la definizione che si avvicina maggiormente al mio concetto di bontà.

  • 6
    celi_lois -

    @Xleby innanzitutto grazie per aver letto la mia lettera! Rispondo con ordine alle cose che hai scritto: bè io non dico che un buono fesso non debba acquisire quella giusta “capacità” di farsi rispettare, anzi…dico solo che quando si antepone un ragionamento a qualsiasi cosa che si fa…bè…ci sta anche una certa tendenza ad essere furbetti, intendo questo. Non so se una persona buona possa essere ancora definita “buona” quando praticamente ti cammina addosso se tu non gli servi oppure se per un minimo errore decide di imporre la sua volontà sulla tua fino a farti del male. Questo è il mio discorso.
    Ripeto, che ci siano buoni fessi che si sono “svegliati” è un bene a mio parere, però “svegliarsi” non significa diventare di certo mostri di cinimo e opportunismo, e solo quando si è nell’opportunità si dimostra il proprio essere “buoni”…si è opportunisti fondamentalmente, ecco. E questo mio modo di vedere (tu come la vedi con questa specificazione che ho fatto) mi porta a interrogarmi sul mio concetto di buono, e ho trovato che a mio parere la persona buona è una persona che disperde nel mondo bontà gratuita molto spesso, pure un po’ rimettendoci nonostante impari a non rimetterci, perchè la sua indole è quella.

    Riguardo ai buoni f*essi, gli zerbini, bè, quasi sempre sono persone sbilanciate (questo dice la mia esperienza fino ad ora ma non sono di certo psicologa), ma hai ragione, pure loro possono essere cattivelli senza volerlo o magari sbagliare senza volerlo. Certamente io prendevo i due estremi e li paragonavo, in fondo non rifletto tanto sul buono f*esso ma sul primo tipo, che mi inquieta, un po’ lo ammiro perchè riesce sempre a tornare a casa col bottino , mentre gli altri eh, insomma…direi di no.

    Io di quale categoria faccio parte?

  • 7
    Sofia -

    Secondo me pensi troppo e ti fai troppi ragionamenti contorti..cmq io credo che nessuno di noi sia un santo..ognuno ha un suo lato oscuro..c’è chi lo tiene a bada e non lo farà mai uscire…chi a volte lo fa Uscire e chi lascia proprio che questo prenda totalmente il sopravvento…vedi anime malvagie..

    Sta a noi vedere da che parte stare…certo è che tante anime malvagie si nascondono in persone apparentemente normali… Buone e tranquille..persone che non diresti mai che hanno fatto “_quello che hanno fatto”….

    Siamo in una dimensione dell’_inferno…perché è questo mondo che è il vero inferno…non c’è di là.. Siamo in un mondo marcio e malato in cui ogni giorno bisogna lottare per soppravvivere e cercare di capire chi abbiamo davvero davanti!

    Se uno è un po sveglio cmq..dal viso..dagli occhi…dallo sguardo e tono di voce si intuisce già com’è una persona..

    Io sono una buona stronza.
    Nonfaccio mai del male e mai lo farei a qualcuno..amo gli animali..i bambini…cerco sempre anche nella vita di aiutare se posso..solo che sono estremamente realista e dico in faccia la verità squallida o bella che sia…..hee è così.. E così passo per la stronza a volte! Ma io preferisco così che finta santarellina falsa per benista che va a sparlare dietro….non potrei mai essere così.

  • 8
    celi_lois -

    ..continua
    Mi fai proprio una bella domanda! Io spesso sono buona o troppo buona ma mi rendo conto che è una bontà molto spontanea e grezza dovuta al fatto che non sono “interessata”. Tipo all’università sono poco gentile col professore e tantissimo con la matricola che niente mi può dare, al punto da rimetterci con la matricola che magari mi chiede appunti, consigli, o di essere accompagnata in un dato posto ed io mi metto dietro e l’aiuto…e poi lei il caffè invece di prenderselo con me, che sono troppo buona appunto, se lo prende con le sue amiche stro*nze*tte…per tutta la vita ci sono rimasta male di essere trattata così! Poi ho capito che le persone non cercano una persona buona da avere accanto ma innanzitutto una persona stimolante e che gli faccia fare belle cose, e probabilmente io non lo sono.
    Però so anche essere cattiv*ella ed egoista a volte, altro che. Interessata direi proprio no, però di sicuro ho tantissimi difetti.
    Non mi direi “buona”, anzi. Molto spesso in tante cose con le persone divento uno zerbino ma forse è perchè sento di non avere altro da offrire.

  • 9
    Yog -

    A me piacciono quelle bbone, del primo o del secondo tipo non mi interessa. Se non ricordo male, gli incontri ravvicinati migliori si fanno però con quelle del terzo tipo. Se non hanno già il tipo, è chiaro, anche se è una antinomia logica.
    Rossella è riuscita a mettermi angoscia, mi duole che non abbia aspettative per il futuro; per il passato è difficile averne.

  • 10
    Golem -

    Chi è sincero è buono. Quello è un parametro universale indiscutibile.

  • 11
    XlebY -

    Molto divertente yog, vero? lui non fa altro che leggere superficialmente la grammatica di quello che scrivi e poi trova connessioni divertenti.. sarebbe insopportabile per lui fermrsi apensare, lui crede che quest’ attività sia di una noia mortale. si può usare il tempo in maniera migliore saltando da un’attività all’ altra, tuttavia vedo che è sempre sul sito, quindi è in contraddizione con se stesso… nello scritto intuitivamente lui ci vede una connessione e quella diventa è la sua risposta… lui agisce così pure nella vita…

    Secondo me questa lettera parla di te. Mi spiego meglio, come fai a distinguere i due tipi? sei per forza un poco entrambi… se fossi il primo non ti accorgeresti del secondo.. anche perché se ci ragioni entrambi i tipi vivono nel mondo pensando al fatto che tutte le altre persone sono come loro: questo è il motivo per cui il primo tipo cerca di fregare tutti e il secondo tipo, si fa fregare.. tuttavia credo che il primo tipo sia più diffuso e il secondo è in forte minoranza… se no come si spiegano tutte le delusioni del secondo tipo? tu ti avvicini sicuro al secondo, che in genere tende ad accumulare rabbia perché fa il buono per nulla… e se fa l’opportunista la fa in maniera meschina perché è più spontaneo e non può fare l’ambiguo non essendo questa la sua natura. Ora mi fermo che sono stanco, riprendo domani se mi torna qualche riflessione, cmq questa distinzione è più reale di quanto si creda… e poi i commenti come “tu pensi troppo” (è anche vero ma…) non li capisco, come yog è fatto così e non ci si può far niente, allora anche a chi piace pensare non lo si deve cambiare…

  • 12
    Vic -

    “Poi ho capito che le persone non cercano una persona buona da avere accanto ma innanzitutto una persona stimolante e che gli faccia fare belle cose…”
    Le persone cercano una persona affidabile,
    con cui viaggiare nella vita e il fascino
    dell’essere pensati e quindi “vivere” nella mente di qualcuno.
    Hai letto il piccolo principe e la volpe?

  • 13
    maria grazia -

    “..ma soprattutto a volte sono proprio le persone
    “buone” le peggiori, perchè sono convinte di fare
    il bene, ma non si preoccupano delle conseguenze
    di quello che fanno, intanto fanno vedere
    al mondo quanto sono buoni e chi non è d’accordo
    col loro modo di pensare è cattivo.”

    Vic, concetto incontrovertibile, che andrebbe inciso sulla pietra!

  • 14
    Nicola -

    Io ho individuato una terza categoria di buoni, a dirla tutta penso che siano una sintesi delle suddivisioni di cui parli, ma andiamo per ordine e partiamo dalla mia ipotesi.
    Esistono anche i buoni ponderati, quelli che valutano con attenzione la PROPRIA condizione prima di avvicinarsi a situazioni o persone, e solo successivamente decidono se e’ il caso di condividere energie e risorse “in surplus” senza aspettarsi nulla in cambio.
    Sono gli stessi che se ne guardano bene di elargire quando sono consapevoli della loro incompletezza, ne’ lo fanno per garantirsi un paradiso o una medaglia; spaccare una mela in due non e’ una scelta d’amore quando da sola non basta neanche per uno, sarebbe uno spirito di abnegazione che non ha nulla a che vedere con la maturita’.
    Questi individui puntano piu’ sul crescere comparandosi con coloro che ne hanno di valore aggiunto ma sono anche pronti a un rilascio di virtu’ quando e’ richiesto a loro volta.
    C’e’ gente indubbiamente piu’ quotata per gli atti di generosita’, queste sono moralmente tenute ad offrire un maggiore contributo nelle gestione delle loro eccedenze intellettuali, culturali, spirituali e materiali.
    A questo punto si tratta solo di stabilire cosa e’ veramente indispensabile nella vita dell’altro e quanto ci sentiamo soddisfatti della nostra compiutezza, per riuscire cosi’ a farne tesoro di queste amicizie.

  • 15
    Suzanne -

    Golem, non sono d’accordo; le persone sincere non necessariamente sono al contempo anche buone, anzi, spesso utilizzano la scusa del dire sempre la verità per ferire deliberatamente e inutilmente il prossimo.
    Vic, il bello dell’addomesticare qualcuno risiede nell’energia e nel tempo che occorre investire; se tutti fossimo così mansueti e buoni con chiunque, non ci sarebbe alcuna soddisfazione!

  • 16
    Golem -

    Quindi un “buono” che appare tale perchè non ti ferisce ma ti sta raccontando una bugia è preferibile secondo te?
    Chi ci dice la verità non può ferirci. Il problema siamo noi in quel caso, non chi ci comunica cose che possono apparire sgradite quando sono semplicemente vere.

  • 17
    Vic -

    Suzanne,
    lo so si può fare molto male con la verità,
    anch’essa può essere un’arma.
    Intanto magari ci si libera la coscienza
    e si scarica la cosa sull’altro.
    La verità va sempre saputa, ma non sempre va detta.
    Questo è quanto penso.

  • 18
    maria grazia -

    La vita mi ha insegnato che ricevere una cruda verità al posto di un’ infiocchettata bugia E’ IL PIU’ BEL REGALO che una qualunque persona possa farci. Una persona sincera è “buona” già solo per questo. Tra l’ altro se si è un minimo svegli si sa distinguere facilmente una critica costruttiva da una semplice e mera offesa. In quest’ ultimo caso, non vale nemmeno la pena di prenderla in considerazione.
    Io non odio i “buoni”. Odio i “buonisti”, che è una cosa diversa. L’ obiettività ci sconvolge, ci sembra una cosa CRUDELE, ma è perchè non ci siamo abituati, perchè viviamo in una società basata sulla falsità e la dissimulazione.
    A me comunque i cattivi intrigano molto di più.

  • 19
    Suzanne -

    Vic, pienamente d’accordo. Molto spesso la sincerità serve solamente a noi stessi, per scaricarci la coscienza, sentirci migliori, non essere passibili di recriminazioni di sorta. Certe verità possono essere taciute, non necessariamente vengono sostituite da bugie. Esempio banale, preso dal thread più in voga: non è necessario rivelare al nostro partner che è il più sottodotato con cui abbiamo avuto rapporti; è una verità indispensabile?
    Maria, l’obiettività non è cosa da umani.

  • 20
    La Cicci -

    Metti da parte tutto ciò che ti è stato detto su di te. Ricorda solo una cosa: se non conosci qualcosa direttamente, in prima persona, questo non ha alcun valore, nessun significato. Quindi, addentrati senza alcun pregiudizio; né a favore né contro. Incamminati con un’apertura totale e osserva. E se ami e se sai come osservare, ti imbatterai nel fenomeno più misterioso che ci sia: vedere un errore comporta il suo dissolversi.”

  • 21
    celi_lois -

    @Nicola, questa terza categoria di cui parli mi sembra un ottimo bilanciare la propria indole buona (per chi ce l’ha) con il bisogno di stare al mondo. Apprezzo e stimo chi riesce ad essere così. Sarebbe il buono fesso quando decide di essere meno fesso o non esserlo per niente.

    @Xleby Bè, sì, è proprio così, un po’ mi sento entrambi, ma in realtà quelle che ho delineato così precisamente sono due persone che sono presenti nella mia vita e vicinissime affettivamente, persone che conosco da molti anni e ho avuto ben modo di osservarli in talmente tante occasioni. Il buono zerbino un tempo non lo vedevo come zerbino, lo vedevo anzi come illuminato e cercando una persona del genere mi sono trovata il buono della prima categoria, che sinceramente tanto buono non mi sembra.

    Perchè il mio punto è questo: il primo delineato non so bene dove metterlo. Quando fa bene mi fa troppo bene, ma è come se sapessi che lo fa sempre perchè ha valutato che io gli sono conveniente. E quando deve farmi male mi fa TROPPO male, a livello che mi sembra di morire.
    L’unica cosa che me lo rende tollerabile e amabile è che non è ambiguo ed è molto diretto.

  • 22
    celi_lois -

    @Golem, ciao!
    Sulla sincerità, bè, è difficile riflettere su questo. A me la sincerità piace, pure quella nuda e cruda (non mi piace avere sorprese covate da tempo per il mio bene, ma anche io ho mentito per il bene altrui, e ho ritenuto di aver fatto bene e che la cosa saputa sarebbe stata inutile, avrebbe solo ferito.)
    Però a volte è relativa, cioè, ogni volta che parliamo, la lingua ci costringe a dare un’implicita interpretazione della verità, vuoi per manipolarla a fini pratici, per farla accettare, o per altri motivi, e quindi come dire, come fa uno ad essere sincero.
    Senza dimenticare che chiedere un parere sincero ad una persona vuol dire accettare i limiti intellettivi e culturali (e “di esperienza”) della persona, quindi come dire, non so, è troppo relativa la sincerità.

    Dall’essere “buoni” mi aspetto qualcosa di più oggettivo come descrizione, più univoco o meglio.
    Io non vorrei tentare di definire “la persona buona” in generale, perchè capisco che dovremmo partire appunto dal definire cos’è per noi la sincerità, la zerbinaggine, o l’opportunismo, sarebbe impossibile.
    Mi concentro però sulle due figure della mia vita che ho delineato perchè mettono in discussione quello che penso e potrei pensare di una persona “buona”.
    Perché ho sempre creduto di volere accanto persone buone.
    Forse dovrei pensare che chi ha interesse a stare con me poi sarà anche buono, ma vedo che il buono della prima categoria è buono a fatti suoi perchè quando le mie cose non coincidono con le sue diventa un mostro.
    Quindi?
    Dovrei trovare un buono bilanciato, quello delineato da Nicola. Che è come vorrei essere, riuscendo a tirare fuori il meglio di me.

  • 23
    Vic -

    Suzanne,
    certamente dire al proprio partner che
    è il più sottodotato è veramente una cattiveria
    gratuita, viceversa dire che è il più dotato se è
    vero giusto farlo come secondo me se apprezziamo
    una persona è giusto dirlo,
    sarebbe migliore il mondo se lo facessimo.

  • 24
    maria grazia -

    Suzanne.. l’ obiettività sarebbe DISUMANA?? beh, vaglielo a dire ai giudizi che devono condannare o assolvere un imputato in base a prove OBIETTIVE, o ai medici che devono fare una diagnosi su un paziente secondo analisi OBIETTIVE, o ancora.. vaglielo a dire a coloro che – in un contenzioso o in fase di selezione- devono basarsi sui fatti OBIETTIVI nel fare una valutazione su una determinata persona. Piaccia o no, una società CIVILE DEVE basarsi sull’ OBIETTIVITA’.
    Allo stesso tempo, non riesco a trovare proprio niente di UMANO nella falsità, nella mistificazione e negli equivoci nei quali quella stessa società che si autodefinisce “normale” cade in continuazione, e che sono spesso fonte di drammi se non addirittura di TRAGEDIE.

    Cicci, condivido ogni parola! Che dire… nient’ altro da aggiungere.

  • 25
    rossana -

    Celi_lois,
    per me la bontà, come la bellezza e la verità, non è facile da delineare con concetti condivisi da tutti. personalmente, faccio riferimento all’indole delle persone che mi attraggono o che fanno parte del mio ambito famigliare. da suddividersi innanzitutto, a grandi linee, fra egoisti e altruisti. i migliori, ovviamente, si posizionano in un apprezzabile punto d’incontro fra i due opposti.

    MA… e non è un MA di poco conto, solo alla prova dei fatti più estremi si ha modo di conoscere l’essenza più profonda di una persona. essere buoni in generale, comunque, non basta. si deve tener presente in quali contesti e verso quali specifiche persone quest’attitudine si manifesta.

  • 26
    Golem -

    Celi-lois, capisco quello che intendi dire, ma la bontà é un concetto relativo. Essere “buoni” non sempre significa assecondare le aspettative altrui, che spaziano da uno a infinito, ma significa essere sempre coerenti nelle relazioni col prossimo. Quando io sono “sincero”, che sia una azione gradita o sgradita, sono “buono”, nel senso che sto dando all’altro un’indicazione affidabile di quello che penso, con la quale azione tuttavia ritengo “sinceramente” di aiutare il mio interlocutore. Certo la “sincerità” gratuita che ferisca inutilmente l’altro non è più sincerità. Questa deve sempre tendere a dare segnale costruttivo, anche se può non piacere a chi lo riceve. Se invece parliamo di bontà intesa come empatia, con la quale spesso viene associata, entriamo in un ambito relazionale diverso del rapporto, dove interviene una soggettiva sensibilità, non sempre necessariamente indice di “altruismo”. A volte i “sempre” empatici hanno solo bisogno di “sentirsi” buoni. Cioè sono “buoni” per un loro bisogno, non per quello dell’altro.
    La pietà, la compassione o la carità sono componenti dell’empatia e attengono all’ambito emozionale, la bontà è un concetto più legato alla sfera della ragione che non alle emozioni.
    Ciao

  • 27
    Yog -

    Bella ‘scussione. Ma quelle bbone secondo me meritano. A prescindere.

  • 28
    Nicola -

    Vorrei spendere due parole sulla verita’.
    E’ assodato che di verita’ ne possono coesistere diverse nella stessa persona, alcune sembrano addirittura contraddirsi. Sono normali i cambiamenti dell’umore, si puo’ oscillare, ad esempio, tra la serenità e la forte tristezza, tra l’intensa rabbia e il senso di colpa. A volte emozioni contrastanti sono presenti contemporaneamente, tanto da creare caos nel soggetto e nelle persone a lui vicine.
    Questi stati d’animo si scatenano soprattutto in risposta ad eventi relazionali piacevoli/spiacevoli, come, ad esempio, un rifiuto, una critica oppure una particolare attenzione da parte degli altri. La reazione emotiva puo’ essere più immediata, marcata e duratura rispetto a quella delle altre persone.
    Certe volte , bisognerebbe fermarsi a riflettere , e cercare di capire che , forse , dietro a una persona che , apparentemente ci può sembrare con determinate caratteristiche negative , può nascondersi una grande persona , di buon cuore , piena di sentimento.
    Per questo motivo il buono mette in conto anche verita’ fumose, incomplete, nel dubbio che dietro l’apparenza si nasconda una persona completamente diversa, cerca di astenersi dall’esprimere giudizi negativi.
    Per le valorizzazioni invece procede con minor cautela.

  • 29
    Vic -

    La società spesso sta in piedi con la menzogna,
    cerca di creare il consenso, mostra
    solo quello che vuole.
    Ma ogni moneta ha un dritto e un rovescio.
    Una moneta che ha due dritti…è falsa.
    La verità è nuda.
    L’istinto di solito non sbaglia se lo seguiamo,
    il problema è che a volte vogliamo vedere
    solo ciò che vogliamo vedere!
    Da secoli i governi adoperano la paura
    e la menzogna.
    Però nel tempo vengono scoperti…
    Ricordate le famose “armi di distruzione di massa”?
    Io non avevo mai creduto a questa cosa, solo pretesti,… come quello di Gleiwitz che servì a Hitler
    per avere un pretesto per invadere la Polonia.
    Ma era credibile che la piccola Polonia,
    avesse attaccato una stazione radio della germania
    nazista, 100 volte più forte di loro?

  • 30
    rossana -

    Nicola,
    interessante il commento 28, utile per eventuali ulteriori approfondimenti…

    ti andrebbe di precisare la tua età?

  • 31
    Golem -

    “La società spesso sta in piedi con la menzogna,
    cerca di creare il consenso, mostra
    solo quello che vuole”.

    Tutti coloro che cercano il consenso sono per forza demagoghi, anche se fossero in buona fede. È inevitabile che si debba ricorrere a questo escamotage per “convincere” l’altro. Ma questo è il meno se si pensa che spesso è “altro” che va cercando proprio di essere convinto con le bugie.
    Non è divero dal corteggiamento amoroso, dove entrambi sanno intimamente che è una recita, ma fanno finta di credere che non lo sia pur di raggiungere lo “scopo”, che in quel caso sappiamo qual’è. Non diverso però da quello del politico che ti fotte sia pure metaforicamente.
    Insomma l’illusore e l’illuso sono le facce della stessa medaglia, solo che il primo alla fine sarà il più contento.

  • 32
    celi_lois -

    @Golem, io la visione cinica dell’ “entrambi devono raggiungere lo scopo”, etc, l’ho superata da un pezzo. Per amore si fanno tanti sacrifici, si passano guai, si fanno tanti errori, in ultimo ci si impara anche a conoscersi specchiandosi nell’altro in modo tanto ingenuo e disinteressato. Non possiamo ridurre tutto a: “è una recita che deve portare a un certo obiettivo”. Almeno secondo me… Lungi da me voler fare una riflessione sentimentale, però credo che l’amore e le relazioni sentimentali meritino meno cinismo e più oggettività.

    Bè riguardo la menzogna non so che dire, mi sento persa ormai rispetto al topic iniziale.

    Posso dire che vorrei ampliare l’argomento, se sarà possibile, con un’altra lettera!

  • 33
    Golem -

    Le relazioni sentimentali meritano meno illusioni e più realismo. Sennò sono come le bolle di sapone: belle, colorate ma inconsistenti. E scoppiano per un niente.

  • 34
    Vic -

    Golem
    “Ma questo è il meno se si pensa che spesso è “altro” che va cercando proprio di essere convinto con le bugie”
    Ricordo che c’è una regola nella pubblicità
    che dice proprio che la pubblicità è convincere qualcuno di qualcosa di cui è già convinto.
    A volte VOGLIAMO credere a qualcosa , ad esempio
    chi teme di perdere soldi in borsa con un certo
    titolo, legge SOLO le notizie positive che trova sul web di quel titolo , ignorando quelle negative che secondo lui
    sono di gente pessimista.
    E puoi ben immaginare il risultato.
    E anche nell’amore non si vuole vedere quando
    l’altro ci sta rifiutando con segnali
    abbastanza palesi.

  • 35
    Golem -

    Altrochè Vic, la pubblicità “vive” di certi “autocondizionamenti, in psicologia quello di cui parli rientra nei cosiddetti “Bias di conferma”. E qui, nelle descrizioni che molte donne (specie loro, rispetto agli uomini) fanno delle loro storie d’amore fallite o ancora in fase “illusoria”, se ne trovano a decine di questi ricorsi alla conferma forzosa. Questo è un altra delle ragioni per la quale è quasi impossibile fare un dibattito che porti a una conclusione seria e oggettiva dell’argomento trattato su questo forum. Salvo che per i classici discorsi da ascensore, che abbondano. Quasi tutti quelli che vengono qui per cercare una risposta sanno già quella che vogliono. Ma per loro fortuna trovano sempre chi è disposto a dargliela. Per empatia naturalmente.

  • 36
    Vic -

    “la realtà cessa di esistere nel momento in cui avviene, e viene sostituita dai ricordi sbiaditi
    di chi era presente”.
    In “The affair, relazioni pericolose”, questo viene affrontato, infatti ogni puntata è divisa in due parti
    quella di lui e di lei.
    I fatti essenziali sono quelli eppure divergono in
    particolari importanti
    e portano lo spettatore a chiedersi chi dei due mente.
    Ma semplicemente ognuno distorce la realtà
    attraverso le lenti della sua mente”.

  • 37
    Golem -

    Ho seguito “The Affair”. Un’ altra dimostrazione, seppure romanzata per ovvie ragioni, che non è la realtà ad essere relativa come dice qualcuno, ma di come molti la distorcono per “adattarla” ai propri bisogni.
    Il finale è esemplare. Noah finalmente capisce delle sue “distorsioni” e vede per la prima volta la “veritá”, semplice, banale ma reale. Tangibile. Non illusoria. Ma che soffenza per abbandonare il “piacere” delle illusioni.

  • 38
    Vic -

    Il mondo si è talmente riempito di illusioni,
    che diventa difficile percepire la realtà.
    Io mi ispiro al “Rasoio di Okkam”, che in sostanza
    dice che la verità a parità di condizioni tende
    ad essere la più semplice.
    Quindi quando vedo teoremi, castelli di carte,
    penso che si vuole costruire una verità di comodo
    per i propri interessi.
    A me piace leggere brani ben costruiti, ma quello
    che più conta è la persona che c’è sotto.

  • 39
    Vic -

    Celi_Lois
    hai una bella capacità di analisi,
    valutando i vari aspetti.
    Sai cosa ti consiglio?
    Fai un prospetto diviso
    in due parti.
    A sinistra metti i lati positivi della situazione
    a destra quelli negativi.
    Assegna a ognuno un punteggio a seconda di quanto
    contano per te e poi fai la somma
    e vedi se la somma delle cose positive
    supera quello delle negative.
    Così puoi sintetizzare la scelta.

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