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Una barca che anela al mare eppur lo teme

di serotonina86

Ciao…
ho 25 anni e tanta tristezza addosso. immotivata, almeno apparentemente.
pare vada tutto bene… l’obiettivo della laurea; gli amici; e pur con mille sofferenze e altrettanti postumi mi sono liberata da pochi mesi da una storia con una persona che mi ha devastata prima nell’euforia dell’innamoramento e poi nella schifezza di un amore che amore non era. mi fa male ancora, parecchio, ci penso per gran parte della giornata, ma so anche che era la cosa migliore.
Ok allora… dov’è il problema?
È l’insoddisfazione, l’incapacità di apprezzarmi e apprezzare quello che ho… è nella ricerca di un senso che non trovo, nel mio continuo pensare alle cose e arrovellarmi, ripiegarmi su me stessa e perdere di vista il mondo e la sua realtà. È nell’incapacità di godere di quello che ho, nella mia fame insaziabile di qualcos’altro che non so neanche cosa sia, cosa voglio… qualcosa che inevitabilmente non arriva mai. Mi limito a vivere nell’attesa, a denigrare chi mi sta vicino, a pensare che non mi basta. Continuo a cercare risposte e consolazione all’esterno (un po’ come il bisogno di scrivere qui) , consapevole che il problema non è fuori e la soluzione neanche… so che non si tratta di risolvere una situazione concreta, ma “semplicemente” di modificare il mio modo di guardare le cose sempre così pessimista e sfiduciato.
Mi sento sola, mi sento come una che saprebbe essere infelice anche con una vita che rasenti la perfezione.
Sono spaventata dai cambiamenti, ne vedo solo il lato catastrofico e tragico.
Ho paura dell’incertezza, del non sapere dove sto andando e cosa voglio.
Anelo a rapporti autentici, ma in fondo ho un gran timore di sentirmi ferita.
Mi infastidiscono il mio essere schiva e introversa, distaccata ed estremamente lenta nel socializzare, barricata dietro a mura nate chissà quando.
Spaventata dalla possibilità che tutto questo degeneri prima o poi in qualche forma di malattia mentale, dalla paura di perdere il controllo (e non sono poi timori così infondati dato che la patologia psichiatrica non è estreanea alla famiglia e si sa che l’ereditarietà un po’ spaventa) .
Se leggessi tutto questo con occhi estranei forse mi verrebbe da pensare che si tratti di una crisi adolescenziale… se ne parlassi con la nonna mi direbbe che sono una di quei giovani d’oggi che ha tutto in mano e niente da pensare, quindi sta male e sente il vuoto dentro perché non ha niente di vero da risolvere.
Ho successo in alcune delle cose che faccio, come tutti… vivo una vita “normale”, ma tante volte mi ritrovo a singhiozzare al pensiero che il resto del mondo sia più capace, più degno e più meritevole mentre io devo essere vittima di qualche insanabile deficit, di qualche sfiga cosmica. un’autostima come un colapasta.
e forse l’unico deficit esistente è quello del non saper vedere e non saper godere né apprezzare.
Me ne rendo conto, ma questo non mi aiuta a cambiare la prospettiva… anzi, mi fa sentire in colpa. e ancora più incapace…
Ma allora cos’è che mi blocca? Cos’è che mi impedisce di vedere e vedermi?
Vivo in una prigione autoimposta, ho le chiavi in mano e non riesco a usarle…
Capita a volte di farmi qualche flebo di fiducia e ottimismo, ma si tratta sempre di momenti di effimera soddisfazione… e ricado giù… in quella sensazione di ineluttabile e immodificabile, di vicolo cieco: se da tempo mi sento così forse sarà così per sempre… se la stabilità non esiste non esisterà mai… se ho un’intelligenza emotiva e volitiva così fragili non ne uscirò e passerò il resto della vita a piangermi addosso e crearmi problemi inesistenti che però un’origine da qualche parte dovranno pur averla.

Lettera pubblicata il 30 Giugno 2011. L'autore ha condiviso 2 testi sul nostro sito. Per esplorarli, visita la sua pagina autore .
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Categorie: - Me stesso

La lettera ha ricevuto finora 4 commenti

  1. 1
    Stefano614 -

    Non sentirti sola, la ricerca del senso della vita ti accomuna a milioni di persone nel mondo. Significa che sei uno spirito libero e hai bisogno di dare un senso profondo a questa grande giostra che chiamiamo vita. I modelli che propone questa società sono spesso vuote parodie, comincia ad amare te stessa smettendo di giudicarti o di paragonarti agli altri. Il tuo valore come persona è intrinseco, a prescindere da tutto il resto. Lascia gli ormeggi e abbraccialo questo mondo, invece di stare alla finestra a guardarlo..

    Coraggio

    Stefano

    A tutti noi viene insegnato ad essere colti, non ad essere innocenti o a percepire la meraviglia dell’esistenza; ci vengono insegnati i nomi dei fiori; degli alberi e non come entrare in comunicazione con loro, in sintonia con l’esistenza. L’esistenza è un mistero e non è accessibile a coloro che vogliono sempre analizzare, selezionare, ma solo a coloro che sono disposti ad innamorarsene, a danzare con lei. (Osho)

  2. 2
    Robert -

    mi pareva di leggere me stesso secoli fa.
    Non preoccuparti, basta la persona giusta e strada ne farai, come me, anche tantissima. Peccato che io abbia preso la sbagliata, ma questo è un altro conto.
    Sei nel posto che volevi essere e pensi gia ad essere nel prossimo? Perdendoti la felicita del momento?
    Ok ti sei lagnata abbastanza bene qui, ci hai messo del tempo quando invece il tempo dovresti dedicarlo tutto a lavorare su te stessa.
    Ti comprendo appieno e a mio avviso la tua salvezza è assai vicina. Ma devi sforzarti e uscire dal guscio, dire sempre e solo quello che pensi e fare sempre e solo quello che vuoi, quello che vuoi veramente.
    Inizia Cosi: fatti una vacanza questa estate dove ti senti piu sicura e prova a VIVERE cone si deve.
    Vedrai che ti piacerà un sacco la tua nuova te stessa.
    Poi portala qui nella vita di tutti i giorni.
    Ricorda sempre che solo tu puoi aiutare te stessa e renderti felice.
    Sono sicuro ce la farai

  3. 3
    serotonina -

    grazie…lavori in corso 😉

  4. 4
    geko -

    La poesia “George Gray”, ancora la ricordo, la mia preferita. Grazie a quella poesia poi decisi di fare la tesi sull’intera raccolta poetica. E adesso, ho letto questo verso e sono entrato a leggere la tua lettera che, ad essere sincero, mi rispecchia alla perfezione. Avrei voluto dirlo io. Ma l’hai detto tu, lo vivi tu, come lo vivo io e a volte, anzi spesso non so dirlo.
    E poi mi dico, ma riuscire a dirlo, a descriverlo, cambia la realtà? Questa è una domanda alla quale non ho mai risposto, non ci sono mai riuscito. Viviamo in qualcosa che non prolifera e non distrugge, non genera e non sopprime, nulla, sembra un fango e basta. Ci troviamo immersi lì, senza sapere bene perché e come fare ad uscirne. E non sappiamo nemmeno se l’uscita c’è, se è stata prevista un’uscita!
    E poi sappiamo però che c’è il mare laggiù, e non siamo in grado di raggiungerlo…

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