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Avvocato… del diavolo, denuncia e ripudia il marito

  

Il fidarsi o il non fidarsi delle apparenze è un dilemma antico come il mondo. Il problema sorge quando queste «apparenze» fanno parte di una vera strategia offensiva, a volte messe a punto con chirurgica freddezza e una diabolica lungimiranza, degna dei più efferati serial killer del nostro tempo. La storia che mi accingo a raccontare non è il copione tratto dalla penna di un affermato scrittore di gialli, ambientati nelle stregate atmosfere di Agatha Christie. Tutt’altro. Questa è la mia storia. La storia di una persona comune. Di un quarantenne che, per caso, smanettando sulla tastiera del suo computer collegato alla rete, s’imbatté nella conoscenza di una donna. E che donna! In uno dei più famosi social forum per incontri, tanto reclamizzato anche sul piccolo schermo, ha inizio la mia disavventura. Protagonisti sono due persone che vivono a Roma. Due affermati quarantenni in cerca dell’anima gemella. Di quella metà della mela platonica che hanno tanto cercato e che non hanno mai trovato. La scintilla è un messaggio lasciato nella mia casella di posta elettronica del forum per incontri: «Ciao, ho letto il tuo profilo, ho visto che sei uno sportivo, che ami la vita all’aria aperta e hai tanti interessi. Condivido appieno anch’io le stesse passioni. Non sono di Roma, sono un avvocato, e vivo nella capitale da qualche anno, sarebbe interessante fare la nostra conoscenza. Ma io non sono una sciatrice provetta come te… Ti lascio il mio cellulare. A presto, Antonella (nome di fantasia) ». Questi erano pressappoco i termini della presentazione che questa donna mi fece di sé. E io, dopo una lunga riflessione, motivata soprattutto dalla sorprendente facilità con cui aveva lasciato il suo recapito telefonico, decisi di chiamarla nel pomeriggio del giorno seguente. Bastò poco perché questa donna, che non avevo mai visto né sentito prima, riuscisse ad incuriosirmi per i suoi modi garbati, apparentemente leali, spontanei. Il suo accento toscano, poi, contribuì a rendere la conversazione sempre più gradevole e appassionata. Da quel primo contatto telefonico al nostro primo incontro passarono appena 24 ore! Alle nove di una mite sera di gennaio il nostro appuntamento. Nella penombra, sull’ampio marciapiede di piazza Cola di Rienzo, a Roma, scorgo quella che immediatamente riconosco come la sagoma di Antonella, mentre inganna il tempo fingendo di guardare una vetrina. È lei: altezza media, stivali, gonna scura, tutt’avvolta in un cappotto nero con un nastro di pelliccia sul collo e con un cappellino alla francese che esaltava l’immagine di una donna mite, ma allo stesso tempo volitiva, ammaliante nel suo genere. Il cinema fu la nostra prima tappa della serata, poi una pizza. Da lì la decisione di una calda tisana a casa mia, e la prima lunga notte assieme. Fu come un colpo di fulmine: passione, intesa, condivisione. Antonella fu nella mia vita come un torrente in piena. E la stessa cosa diceva lei di me. Cominciammo la nostra storia, fatta di passione, di viaggi, e di piccoli momenti che ci aiutarono a saldare il nostro rapporto. Un rapporto impetuoso, al punto che, di ritorno da una breve vacanza sulla neve, decidemmo, quasi per scherzo, di fissare una data al nostro matrimonio. Fu galeotto il piccolo parcheggio di un antico borgo, quello di Serravalle, fra Montecatini e Pistoia. E così, il giorno di S. Valentino decidemmo di ufficializzare ai parenti più stretti la nostra decisione di convolare a nozze per l’estate. Nell’incredulità generale, cominciammo i preparativi: richiesta dei certificati, corso prematrimoniale, prenotazione del ristorante, della chiesa, interminabili viaggi in autostrada da una regione all’altra dell’Italia, lista di nozze e, ciliegina sulla torta, una pubblicazione fotografica a colori sui nostri «percorsi» di vita, che avremmo poi donato ai nostri parenti e amici. Tutto questo, in «appena» tre mesi! Mesi questi, in cui la nostra convivenza aveva rafforzato la nostra consapevolezza del passo importante verso cui ci avvicinavamo. In questa fetta di tempo l’atteggiamento di Antonella non era sostanzialmente mutato, anche se le prime «avvisaglie» su quello che sarebbe avvenuto da lì a poco cominciavano a delinearsi attraverso comportamenti quotidiani sempre meno attenti alla condivisione e al rispetto reciproco. Venne il giorno delle nozze, celebrate in Toscana per assecondare i desideri di Antonella e della sua famiglia residente a Pistoia, e ben presto la luna di miele divenne una marmellata in agro-dolce, condita di pretese per una nuova casa, di imposizioni sui suoi impegni di lavoro e delle sue continue trasferte fuori Roma. Ma il suo obiettivo principale, nascosto fra le pieghe di un desiderio di maternità malcelatamente condiviso per il bene della famiglia, era quello di avere un figlio. Una gravidanza che, alla luce di una visita ginecologica post-matrimonio, suggerì un intervento di laparoscopia per la rimozione di due cisti endometriosiche che, diversamente, avrebbero reso difficile la prospettiva di maternità. Alla luce di questa inaspettata situazione, Antonella decise di operarsi dopo un mese e mezzo dal matrimonio, con l’obiettivo di avere un figlio nel più breve tempo possibile. L’intervento, che si rese indispensabile alla rimozione delle due cisti per facilitare la gravidanza, evidenziò seri problemi nel ripristino delle funzionalità interne, a causa di una particolare e duratura persistenza di tali cisti nell’apparato uterino. Fu quello il motivo scatenante per cui Antonella, una volta rientrata a Roma, decise, con un banale pretesto, di abbandonare la casa coniugale, alla vigilia della nostra prima vacanza estiva già programmata. Fu abile a trovare più di una condizione apparentemente banale per provocare una lite, una discussione che potesse giustificare il suo piano diabolico. Un piano che le avrebbe consentito di lasciare il tetto coniugale, di slegarsi da quello che lei riteneva ormai un inutile fardello, facendo leva sulla presunta violenza del compagno, di suo marito. Un complotto allargato alla famiglia, che ha sempre conosciuto e condiviso le motivazioni che avevano spinto la figlia ad un gesto così meschino. Infatti, l’impossibilità di una gravidanza avrebbe messo in seria discussione la possibilità di una relazione di successione dei beni del marito, come la casa coniugale e il mantenimento del figlio e della moglie nella prospettiva di una separazione coniugale. Allora, sfruttando l’esperienza forense, senza per nulla curarsi dell’onestà deontologica e professionale, già messa a dura prova da comportamenti a dir poco discutibili nell’ambito lavorativo (ha falsificato documenti processuali presso il tribunale civile di Roma) , una volta andata via dalla casa coniugale, ha pensato bene di simulare più reati ai danni del coniuge, come minacce, percosse, lesioni private e quant’altro utili a supportare un quadro delinquenziale meticolosamente elaborato per il suo losco scopo. Ha sfruttato i suoi postumi operatori per avere ragione (apparente) di una situazione eclatante, corroborata da calunnie relative ad aggressioni e lesioni personali mai ricevute dal marito, e che hanno trovato riscontro, poi, nei referti del pronto soccorso. Dal giorno della sua fuga si è eclissata: non ha più risposto ai messaggi e alle mie telefonate. Ha sporto denuncia nei confronti del marito per reati mai commessi, supportata dalla complicità della sua famiglia, di origine calabrese, che gli si è stretta attorno per assecondare il piano diabolico della figlia. Anche loro hanno respinto ogni tentativo di chiarimento, chiudendo i telefoni e limitandosi ad alcune minacce, invocando una improbabile legittimazione della magistratura. Ma la sua cattiveria si era spinta oltre ogni limite umano: pur di danneggiare irrimediabilmente la mia immagine, aveva segnalato, nella nostra casa coniugale, la detenzione illegale di armi ed esplosivi, giustificando una perquisizione in perfetto stile antiterroristico da parte delle Forze dell’ordine. Dopo un’estate allucinante, trascorsa nello sgomento, nella tristezza e nello stupore, Antonella aveva fatto perdere le sue tracce, rifiutando telefonate, messaggi, lettere e quant’altro fosse utile a ristabilire un contatto. Solo dopo un mese e mezzo di «silenzio», e con una denuncia pendente sul mio capo, sono stato costretto a sporgere querela per calunnia nei suoi confronti e, per coerenza, inoltrare ricorso di separazione. Da allora è stato un susseguirsi di situazioni nuove e sbalorditive, che avevano come unico scopo quello di fare luce sull’altra «vita» di Antonella. Le nostre meticolose indagini hanno portato alla luce un’altra faccia di questa persona, capace di sdoppiarsi al punto da vivere due vite parallele. Antonella collezionava più relazioni e tutte a sfondo sessuale, prima, durante e dopo il matrimonio. Qualcuna, con la sua subaffittuaria, anche di natura omosessuale! Intesseva legami via internet, con persone che potevano avere i requisiti per un buon inserimento sociale, e con questi avevi incontri che venivano molto spesso giustificati come impegni professionali con persone «fidate», di amici di famiglia. Persino nel suo studio legale dove lei lavorava, prima di essere mandata via, consumava, con un suo collega sposato da poco, fugaci amplessi serali. Le sue fantasie più intime erano invece il suo vissuto. I telefoni silenziati o spenti erano la prova della sua doppiezza. La presenza ingombrante della madre era la sua copertura. Per supportare l’immagine di sedicente e impegnato avvocato, poteva contare sul supporto politico dello zio onorevole, il quale gli facilitava l’inserimento e i contatti di lavoro anche in ambienti di un certo livello. Ma l’obiettivo di questo autentico «mostro» era quello di avere un figlio, cercando palesemente l’occasione fra persone che lei conosceva e che continuava a frequentare anche durante il matrimonio! La possibile appartenenza alla massoneria, secondo insistenti voci circolate sul conto della sua famiglia, ed in particolare di suo padre, le garantiscono una certa facilità nella copertura e nella ricerca di favori, come la complicità di medici compiacenti per i suoi referti, e di avvocati difensori di pura copertura strategica a garanzia della sua «impunità» in certi ambienti forensi. Ma la sua diabolicità si spinge oltre la natura terrena delle cose: il suo desiderio di potere è il frutto di iniziazioni e di violenze che trovano riscontro nel suo passato, ad opera di genitori senza morale, separati di fatto da sempre, senza un modello di famiglia, senza un obiettivo che non sia quello legato alla rincorsa affannosa di una identità legata solo ed esclusivamente all’inganno, nel nome del vile denaro. L’unica sua difesa è la calunnia, allargata anche alla mia famiglia e al mio lavoro. L’unica preoccupazione per questo matrimonio è quella di estorcere denaro, di recuperare i regali della lista di nozze. Di recuperare i suoi oggetti personali dalla sua ex-casa coniugale, attraverso una lista allungata e allargata a mestiere. Amore e sentimento sono parole sconosciute nel suo vocabolario. La mia vita è cambiata. È cambiata anche la prospettiva che oggi ho della gente e delle donne in particolare. Anche se sono convinto che lei rappresenta una caso unico. A dir poco inquietante. Un caso senza speranza e senza futuro. Un esempio di cattiveria e di malattia senza eguali. Nel frattempo ha cercato persino di «cambiare» identità: nuovo look, recapiti telefonici nuovi, nuovo domicilio capitolino. È in cerca di una casa da acquistare a Roma, mentre il suo hobby preferito sembra essere quello di prenotare camere d’albergo in tutta Italia per trasferte che non trovano apparentemente una spiegazione logica… Ancora una volta il suo precario equilibrio psicologico (è da molti anni in cura psichiatrica) asseconda le sue illusioni, confondendosi fra la gente ignara. Chi sarà la prossima vittima? Il Gladiatore.

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24 commenti a

Avvocato… del diavolo, denuncia e ripudia il marito

Pagine: 1 2 3

  1. 1
    elisabetta -

    Dire che sono senza parole è un eufemismo!!!!!!!!!!
    Mi dispiace, non sono in grado di dire altro…sono basita!

    PS: anche tu, però….neanche 3 mesi e già convolavi a nozze….
    Santo Cielo!

  2. 2
    diana -

    Che storia…sono senza parole. Ma come fa ad esistere gente così? E sicuramente in giro c’è di peggio…Che tristezza…
    Però senti non perdere completamente fiducia nel prossimo, in giro c’è anche gente onesta. Mi dispiace per quello che hai dovuto passare ti auguro di trovare in futuro una persona meravigliosa che ti ami davvero e ti riempi di gioia. In bocca al lupo!

  3. 3
    Beatrice -

    Caro amico, se vai su certi siti di certe persone (uno a caso: IDV) non ti crederanno mai… perchè molte donne (in generale) ma anche molti uomini e soprattutto chi ci dovrebbe tutelare non crede che sia possibile che esistano donne così.
    Eppure io mi domando come nel 2010 ancora molte signore nonostante la presenza ormai pluridecennale nel commercio di contraccettivi rimangano incinte del poveraccio di turno.
    Bambino che poi serve solo per irvendicare quattrini perche’ queste signore nell’ordine puntano a:
    a) farsi sposare;
    b) pretendere che l’altro compri subito loro la casa (per fregarsela, vedi punto e)
    c) essere trattate da regine
    d) essere obbedite ciecamente come tiranni (altrimenti sono botte o cacciate di casa e costrizione del coniuge a dormire in auto);
    e) chiedere una separazione (dopo poco tempo) adducendo maltrattamenti immaginari e altri vigliaccherie mai viste al solo fine di APPROPRIARSI DI TUTTO e liberarsi dell’inutile fardello uomo;
    f) mettere sulla torta avvelenata la ciliegina finale: spingere al suicidio o comunque controllare la vita e ridurre in uno stato psicologico di prostrazione assoluta l’ex marito.

    Non dico cosa meriterebbero queste signore perchè ovviamente “urterei” sicuramente l’animo di tanti benpensanti e moraliste dei mie stivali!!!
    Buona serata amico,
    non credere ma in tanti (ahimè) ti fanno compagnia.

  4. 4
    marta -

    la storia raccontata è sorprendente ma non rara…. io ho subito sulla mia pelle le percorse ecc ecc…ma rimango parimenti colpita dall’espressione , che testualmente riporto: “supportata dalla complicità della sua famiglia, di origine calabrese ” no comment…

  5. 5
    Antonella -

    E’ una storia davvero sconcertante…sembra inventata per quanto sia
    assurda…
    Non posso credere che al mondo esistano persone così meschine
    e calcolatrici, capaci di rovinare la vita di chi le ha amate
    con sincerità…
    Sicuramente per te sarà difficile ritrovare la serenità…ma non
    permettere alla tua mente di rimanere imprigionata nella trappola di
    questo “mostro”….Continua a credere nell’amore perchè…per
    fortuna…nel mondo ci sono anche tante persone meravigliose…

  6. 6
    Luisa -

    Caro Gladiatore, il caso ha voluto che mi imbattessi in questa tua lettera.
    Ho pensato a lungo prima di risponderti perché, prima di dare un mio giudizio, sono solita ascoltare entrambe le campane.
    Nella mia professione (sono un avvocato) sono abituata a sentirne tante e ho imparato a capire quali siano i segnali per comprendere l’autenticità di certe storie.
    Ho compreso che non avresti motivo per scrivere una lettera così accorata e piena di dettagli se la tua disavventura non fosse vera e ancora così scottante per te.
    Immagino che ci siano inevitabili strascichi giudiziari, così come hai scritto, quindi il tuo “appello” ha ancora più autenticità.
    Oltre ad essere un avvocato ed esercito la mia professione proprio a Pistoia (ma non voglio che mi si definisca “collega” di questa autentica donnaccia, anche a nome di molti bravi colleghi/e), credo di aver inquadrato bene la situazione e forse la persona.
    Credo, come ho avuto il piacere di leggere nei commenti, che troverai la vicinanza e la solidarietà di molte altre donne. Ti posso garantire che una persona come quella di cui hai parlato non farà molta strada. Anzi, sono certa che non sarai stato il solo ad incappare nelle grinfie di una persona malata.
    Perché credo che a questo punto non ci siano dubbi sul fatto che lei sia una persona che ha evidenti problemi psichiatrici, altrimenti non avrebbe agito (anche da avvocato) così come ha fatto.
    Sono certa che il tempo ti darà ragione e soprattutto ti farà incontrare una persona vera, una donna autentica. La magistratura a volte è un po’ lenta, ma sono certa che farà luce su questa triste vicenda. In bocca al lupo.
    Luisa

  7. 7
    Paola -

    Caro Gladiatore,
    la storia che leggo e che ormai conosco ha dell’incredibile.
    La donna che descrivi è, per premeditazione, vigliaccheria, spietatezza, paragonabile ai peggiori criminali dei nostri tempi.
    Immagino tu stia pensando “ma perchè proprio a me?”. Beh non so darti risposta, magari ce l’avessi, ma la vita a volte ci mette a dura prova e ti vedi crollare addosso tutti i tuoi sogni, le tue speranze le cose in cui avevi creduto e ogni cosa ti sembra ormai inutile. Lei ti ha ferito profondamente ma non ti ha annientato. Almeno in questo la ‘bestia’ ha fallito!
    Ti risolleverai, non senza fatica, e lo farai quando avrai preso coscienza che ci sono persone diverse, persone che ti vogliono bene, che ti stanno vicino e che hanno stima di te. Queste persone ti daranno il coraggio di combattere, per te, ma anche per loro, perchè, io credo, questa sia una battaglia di tutti. Combattere contro le persone cattive e senza scrupoli che vivono per distruggere gli altri.
    Sono sicura che lungo il tuo percorso incontrerai una donna che ti saprà amare sinceramente e questo ti riscatterà da tutte le sofferenze patite.
    Con Affetto

  8. 8
    marisa -

    Carissimo, credo che oggi sia comune incontrare gente cosi diabolica e cattiva .
    Dobbiamo imparare a guardarci bene intorno , prima d’accordare amicizia e fiducia .
    La vita insegna che le prove non finiranno, che se sciogliamo un nodo presto ne arriverà un atro , ma la meravigliosa avventura sta proprio in questo , sciogliere nodi giorno per giorno , ma nodi diversi , guai a ripetere gli stessi errori .
    Sono certa che questa brutta e incredibile esperienza ti avrà sicuramente insegnato moltissimo per il tuo prossimo percorso avventuroso che è la vita .
    Ti abbraccio augurandoti tutto il bene , ma soprattutto, coraggio e pace nel cuore per affrontare tutto quello che la vita vorrà offrirti .

  9. 9
    massimo -

    mi sono inbattuto per caso in questo racconto, non trovo le parole per testimoniare lo sgomento con cui che mi conferma quanto sia diabolica la mente umana.
    Mi auspico che presto troverai nel tuo cammino di vita la persona che possa darti il vero amore.

  10. 10
    stefania -

    Caro Gladiatore, ho letto con attenzione il tuo ‘sfogo’ e credo (ne sono praticamente certa!) di aver riconosciuto la protagonista. Sono un avvocato ed ho uno studio a Roma, e ‘ri’conoscendo Antonella questa storia ‘incredibile’ si è trasformata invece in una storia molto credibile. Caro Gladiatore, credo che se il tuo coinvolgimento emotivo ti avesse permesso di prendere informazioni sul soggetto in questione, probabilmente ti saresti salvato così come accaduto ad altri uomini che hanno incrociato la travolgente Antonella . Posso assicurarti che nonostante abbia cercato accuratamente di promuovere una immagine positiva, la sua ‘malattia’ l’ha spesso ‘scoperta’ . La tua denuncia è molto importante perchè il mondo non è così grande come si pensa e la tua esperienza potrà certamente essere utile ad altre persone. Sono molto dispiaciuta per la brutta esperienza che hai vissuto, ma posso assicurarti che avrai ragione di molte cose perchè Antonella è ‘smascherabile’. Un caro saluto e un augurio per la tua ‘certa’ vittoria legale e quindi anche emotiva.

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