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Chi capisce gli anziani?

  

Classe media, Nord Italia. Ingegnere.
Ho 70 anni, sto bene, ho dei soldini e discreta pensione.
Buona salute, qualche acciacchino.
Brava e bella moglie circa coetanea. No figli, molti nipoti grandi da fratelli vari.
Da un anno ho smesso di lavorare e non mi manca.
Scarsa vita sociale, però gioco a golf, in stagione. Prima sciavo.
Sottopongo due quesiti molto diversi, ma collegati.

A) Si dice che gli ultrasessantenni rappresentino un terzo del mondo, in termini numerici ma anche di più per capacità di spesa, quindi di contribuzione alla vita nazionale. Nei paesi occidentali “maturi”.
Perché allora sono così poco rappresentati nei media?
Niente giornali e riviste dedicati a quella fascia di età.
Idem per quanto riguarda trasmissioni radio o televisive, quelle poche sfottono.
Trasporti e urbanistica ostili (scale, percorsi, affollamenti, stress, niente precedenza) .
Manifestazioni mirate?
Sono d’accordissimo sul “largo ai giovani”, ci mancherebbe.
Ma “giovane” si riferisce all’età fisica o a quella mentale?
A parte ovviamente il gravissimo problema della carenza di lavoro che non tocca gli anziani che hanno già dato e avuto, e che anzi dovrebbero togliersi dai piedi per lasciare passare i giovani d’età che hanno una vita sempre più miserabile.
Anche i giovani benestanti… esclusi i griffati.
Ma allora insomma chi si occupa di trattare i problemi degli anziani, psicologici, fisici, filosofici; le loro paure, le loro speranze.
Ma anche consigliarli nelle scelte, negli acquisti, nelle spese, nello stile di vita.
Si trova pochissimo materiale in giro.
Secondo me dovrebbero essere quegli anziani che hanno accesso ai media e possono travasare lì la loro esperienza di vita. Ma questi, che ci sono ma sono meno del terzo che dicevo sopra, scrivono di giovani o di politica, o al meglio di cultura.
E allora?
Ma i direttori ed editori il problema, che è anche di marketing, non se lo pongono?

B) Con mia grande e gradita sorpresa da qualche tempo noto giovani (30 – 50) piacenti donne che mi guardano con interesse ed addirittura talvolta con intenzione non tanto velata.
Qualcuna mi invita a cena!
Scherzano ecc. Insomma, mi corteggiano, amabilmente.
Non sanno quanti soldi potrei avere, ed alla mia età le prestazioni sessuali che potrei offrire sono solo di alcune categorie, peraltro ben apprezzate in genere.
Forse non tutte pensano che sia sposato, ma qualcuna lo sa per certo.
Tuttavia, accade. Non spesso, ma accade.
Ovviamente non vorrei mai nuocere a mia moglie che adoro, anche perché sono un vero monogamo. E ho alle spalle 44 anni di matrimonio felice. Ma… potrebbero offrirmisi delle ultimissime esperienze di vita prima del mio declino permettendomi di assaporare relazioni non necessariamente sessuali con femmine stimolanti. Insomma, vere “amicizie” femminili assai più gratificanti di quelle maschili.
Qualche consiglio sui due temi?
Grazie anticipatamente.

L'autore ha scritto 1 lettera, clicca per dettagli sulla pubblicazione.

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4 commenti a

Chi capisce gli anziani?

  1. 1
    Mau -

    Buongiorno.
    Premetto che ho aspettato un po’ prima di commentare questo suo scritto in quanto curioso di leggere prima le osservazioni che sarebbero venute, secondo le mie presunte aspettative, da una platea piuttosto giovane, tale è quella che frequenta di solito questo blog.
    Invece, con mia sorpresa ( e sgomento…) gli argomenti posti non sono stati di alcun interesse, contrariamente invece, ad esempio, a quelli di sesso e d’amore per i quali molti si sentono in grado, per esperienza o per sapienza, di elargire a piene mani insegnamenti, consigli e indicazioni di ogni tipo.
    E quindi non sorprende poi più di tanto, in relazione alla prima parte del suo scritto, il fatto che il problema degli anziani non sia trattato come dovrebbe visto il disinteresse che alimenta.
    Recentemente l’ ONU ha determinato che l’Italia è il Paese più vecchio del mondo, avendo circa il 25% di popolazione over 60.
    E siamo anche il Paese, fra le nazioni più industrializzate, a pensare meno a questo problema, con la quasi totale assenza di politiche sociali adeguate.
    Pensando che tra pochi anni, una trentina, la percentuale salirà a oltre il 35%, non considerare gli anziani una risorsa sociale ed economica da utilizzare e ‘sfruttare’ è una enorme sciocchezza che porterà gli stessi anziani a una probabile vita di solitudine ed emarginazione, con spese nazionali stratosferiche che le ‘nuove generazioni’ dovranno sopportare.
    Ma questa è la cultura di oggi: egoismo e menefreghismo.
    Lei ricorderà che, se non sbaglio era il lontano 1991, Renato Zero presentò a Sanremo un meraviglioso e toccante brano (scritto da Mariella Nava) dal titolo ‘Spalle al muro’, che riproponeva proprio la condizione degli anziani.
    Da allora, come era prima, nulla, o pochissimo, è cambiato.
    E non aspettiamoci granchè in futuro, salvo le solite chiacchiere qualunquistiche con un forte retrogusto di cinismo.
    Per la seconda parte del suo scritto non mi sento di dare alcun consiglio, anche perchè credo che lei non ne abbia bisogno.
    Del resto si è risposto da solo.
    Ha una ‘bella e brava moglie’ che adora ed ha con lei 44 anni di felice unione.
    Sono certo che ‘insieme’ potrete allargare costruttivamente il giro delle vostre amicizie, sia femminili che maschili…….

    Cordialità.
    Mau.

  2. 2
    Lo -

    Salve 🙂
    Premetto di avere 27 anni. Riguardo al quesito A, vorrei dire che la fascia d’età degli “anziani” è ben rappresentata nei media. Il problema è che sembra un peccato mortale invecchiare, e i rappresentanti di questa generazione fanno di tutto per sembrare più giovani possibili. Essere anziani e avere le rughe pare imperdonabile. Molti deturpano i loro visi e i loro corpi, oppure si ridicolizzano perdendo la dignità nelle trasmissioni mediaset. Che ne pensate? Saluti.

  3. 3
    Rossella -

    Il mondo è cambiato e le leggi, in un certo senso, ci fanno capire che dobbiamo mettere in discussione l’educazione ricevuta. A parte che, soprattutto per mio nonno materno, l’idea che una giovane donna potesse entrare in ambienti in cui prevale una logica maschile, o entrare in ambienti in cui anche la parte affettiva ha un suo peso, non sarebbe stato proprio possibile. Lui voleva anticipare tutto… beh, con il senno del poi devo dire che aveva ragione. Io, in ambienti in cui non viene rispettato il protocollo, e le persone sembrano molto alla mano, mi comporto (naturalmente, senza forzature) come una persona di casa… per questo vivo determinate illazioni come una mancanza grave di rispetto. La risposta a tono di una donna (per le ragioni di cui sopra) ci può stare. Si tocca il suo pudore, ma purtroppo dall’esterno è difficile capire. Me ne rendo conto e sono solidale con chi vive questo genere di situazioni… addirittura maleducata. Bhe, questo mi sembra veramente troppo… io non penso al rispetto della donna in termini arcaici. Penso che un uomo dovrebbe essere in grado di apprezzare certi doni della vita… ragazzi: non sta scritto da nessuna parte! Si tratta di un privilegio… ci sono tanti uomini che desiderano ascoltare una parola diversa, o che comunque trovano un modo elegante per metterti al tuo posto. Vogliamo dire così? Per me va bene. I giovani hanno fatto bene ad abdicare ai loro doveri verso le persone più adulte.

  4. 4
    Rossella -

    Io non voglio fare la vittima, ma ci sono colte in cui mi sento come l’ultima persona sulla faccia della terra. Ma sono davvero così? Questo mi chiedo… poi vado avanti. Il punto l’approssimazione talvolta viene usata per risolvere tutte le situazioni a proprio vantaggio. E tu resti così… imbambolata! Dopo tanto tempo anche l’umore ne risente. Perché lo fai? Ma la verità è questa: la vita dell’uomo ruota intorno all’impegno e alla provocazione… la tua parte materna aspetta sempre! Essere femmina per me significa avere una speranza per l’avvenire… è quasi una dottrina. Quando ti toccano sulla moralità ci resti male… invece la parità ti consente di essere uguale e diversa dal maschio… rischi di essere peggiore solo perché l’uomo è un intellettuale a tutto campo e non mette sentimento in quella vena fantastica che infondo abbiamo tutti. Lui è sicuro… dunque peggiore per te stessa. Ma se ti abitui a vederti così diventi meno vanitosa.

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