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Annientata

  

Non so lasciar andare…
Una recidiva: l’ultima storia è stata il secondo tentativo, con questo ragazzo.
Era già successo, con un altro, anni prima, un’altra seconda chance, e mi ci sono aggrappata fino all’accanimento, fino a diventare poltiglia. Lui non stava granché bene, ma io volevo estorcergli la felicità.
Neanche quest’ultimo ragazzo era proprio in sé, credo, ma perché stare con me UN ANNO INTERO, lasciarmi IL GIORNO PRIMA DEL NOSTRO ANNIVERSARIO, quando tre giorni prima mi proponevi di comprarmi i biglietti per un viaggio insieme… perché non riuscire a dirmi che mi ami (“sono cambiato”), ma riuscire invece a dirmi che io e tua mamma siamo le persone più importanti per te… perché tutto questo, per poi estirparmi in questo modo dalla tua vita???
Quando prima mi hai assorbita così, poi… in ogni tua cosa; abbiamo fatto insieme anche la strada per il tuo colloquio di lavoro, e ti ho aspettato fuori, e poi abbiamo festeggiato.
Io c’ero, c’ero sempre, e ora so che mi detestavi e non mi volevi lì.
E quanto fa male, saperlo…
Non era un amore appassito, non era una difficoltà a esprimere i tuoi sentimenti: era pura assenza.
FREDDEZZA
Mi sentivo sola già allora, e ora ancora di più, perché ho amato senza essere vista. Forse ero pure un fastidio. Un giocattolo rimasto per terra, fra i piedi.
Infatti mi hai calciata in disparte con la stessa facilità.
E’ difficile sempre… è difficile se si è stati amati… e se non lo si è stati, che cos’è?
Non so dare un nome a tutto questo… qualcuno può?

L'autore ha scritto 2 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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10 commenti a

Annientata

  1. 1
    Me stessa -

    Dovresti riprenderti la tua autostima. Io penso che vale la pena lottare se c’è amore da ambo le parti, ma quando l’amore è a senso unico, si dovrebbe avere la forza di pensare solo a quanto si è sofferto durante il rapporto e trarre le proprie conclusioni. Non ne vale la pena continuare a soffrire.

  2. 2
    Yog -

    Vabbè Floh, il nome è sempre quello: “Sfiga”.
    Un giocattolo si può pure calciar via, lo abbiamo fatto tutti e campiamo benone lo stesso. Però hai ragione, le date hanno la loro importanza, non si fa il giorno prima dell’anniversario.
    Forma et substantia.
    Questo denota mancanza di intelligenza empatica, o forse l’idiota aveva delle urgenze, chissà, quindi hai perso un cretino e nessuno si sgomenta per certe perdite. Stai su di corda, è solo esperienza.
    “Annientata”, lo capisci anche tu, è una parola eccessiva, sostituiscila con “Delusa”, e vedrai che torna tutto.
    Poi, capisciammè, la felicità non si estorce a nessuno, quella son gazzi propri trovarla, cresci e se ne riparla. Per la felicità non ci sono corsi finanziati dalla UE. Anzi.

  3. 3
    Bohemien82 -

    “Non so dare un nome a tutto questo… qualcuno può?”

    Si, sindrome della crocerossina con l’aggravante della dipendenza affettiva.

  4. 4
    Esther -

    Una domanda: se un uomo (magari lui stesso) ti scrivesse simili parole, ti accaloreresti come fai ora, o scapperesti, tanto non devi conquistarlo, e sta “sempre” lì, ma invece “se lo perdi ecco che ti struggi di passione sul niente!” (solita storia di espiazione a ripetere)?

    Il nome è: non hai perdonato te stessa per colpe di non amore che non ti appartengono. Un bel po’ di sano menefreghismo con fanculizzazione terapica dei tizi immeritevoli in questione ne è la soluzione.

  5. 5
    Floh -

    MS, Yog, Bohemien ed Esther…
    siete stati gentili e con la gentilezza mi avete fatta riflettere sul SENSO di certe cose…
    Ci sono delle parole che hanno risuonato molto in me: il perdono, il senso di colpa, la dipendenza, l’autostima e la delusione… Tutte cose grosse insomma (soprattutto lette insieme in una riga), che non so ancora come interrogare e aprire, ma vorrei farcela, perché la paura che si lega inevitabilmente a questa forte amarezza è di ripetere per la TERZA volta lo stesso errore di valutazione…
    Grazie per avermi teso una mano in questo momento così particolare, nel modo in cui l’avete fatto voi 🙂 Non so dirvi quanto mi faccia bene!!!!
    ps Yog grazie della tua empatia, invece… me ne hai regalato un pezzettino anche se siamo sconosciuti/e :,)

  6. 6
    Esther -

    Floh, grazie a te: la tua risposta umile contribuisce ad insegnarmi l’empatia.

  7. 7
    Yog -

    Floh, te la caverai alla grande nella vita, sei una ragazza intelligente. Fidati.

  8. 8
    maria grazia -

    “Non so dare un nome a tutto questo… qualcuno può?”

    il nome è: relazioni perverse. In genere ce le hanno le donne fragili e/o inesperte quando incappano in un manipolatore.

    Chiediti se sei masochista, e ripensa al rapporto che avevi con tuo padre o con il resto della famiglia, se sei stata da loro valorizzata o sminuita. Lì probabilmente troverai delle risposte.

  9. 9
    mauflex -

    Condivido totalmente Bohemien82.
    Sidrome della crocerossina e dipendenza affettiva.
    In poche parole per darti un valore dipendi dall’affetto esterno da cui sei dipendente a tal punto da mettere da parte totalmente te stessa e le tue necessità.
    MA non funziona così. Devi darti un valore per farti valere in un rapporto. Altrimenti il finale molto spesso è proprio questo: trovare persone che ti usano e poi ti danno una pedata nel di dietro. Prima di cominciare una nuova relazione ti consiglierei di fare il punto su te stessa, cosa ti ha fatto soffrire nel tuo passato, se hai carenze o squilibri affettivi provenienti dalla tua infanzia, e prenderti cura di te. Quando ti vorrai il bene di cui hai bisogno e che solo tu puoi darti, potrai dedicarti ad un rapporto in modo positivo e proficuo.
    Buona fortuna per il futuro.

  10. 10
    biberon -

    Stare con uno stronzo fa sentire forti e fighi di riflesso, il problema è che poi questi individui ti faranno rimanere col culo per terra, facendo quello che sono programmati per fare, gli stronzi, appunto. Molto spesso i campanelli d’allarme ci sono fin da subito ma noi preferiamo non sentirli e raccontarci bugie per i motivi più disparati: perchè speriamo di cambiarli, perchè pensiamo di non meritare di meglio, per paura di stare da soli, perchè sotto sotto siamo eccitati dalla morbosità di quella situazione e godiamo nel sentirci vittime, perchè, perchè, perchè…un nome per tutto questo è banalmente LA VITA, che ci offre tanti pacchi di merda e rari momenti di gioia e noi dobbiamo essere pronti ad affrontarla con lucidità ed onestà verso noi stessi e verso il mondo. Ricordati che il bene si fa e poi si dimentica. Questa persona evidentemente non ha saputo ricevere il tuo amore e le tue cure. Per te non è sano continuare a rimuginarci, esci da questo loop e concentrati sulle cose vere. Dimentica e avanti il prossimo, con l’augurio che tu non ricada nello stesso pattern. Tante care cose.

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