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L’amore romantico è un’illusione nociva

di Leonardo88

Cadi, ti fai male, sanguini e poi ti dicono che la ferita guarirà.
Aspetti, impari dall’esperienza e vedi che avevano ragione.
La stessa cosa vale per le ferite sentimentali, anche se hanno modalità molto differenti.
Chiaro come un lago senza fango.
Poche considerazioni verbali per esprimere una verità universale, che si applica a qualsiasi persona in qualsiasi contesto.
Ci riderai su.
E ovviamente andrà proprio così.
Quanto ci vuole?
Dipende chiaramente dal tuo livello di “vitalità”.
Una persona potente che ha il controllo della sua vita e che sa cosa vuole e dove cercarlo sicuramennte ci metterà meno tempo.
Una persona con qualche o tante lacune ha in questo periodo l’occasione di colmarle, se non altro perchè ci è costretto.
Queste considerazioni sono così vere che rischiano di cadere nella sfera delle ovvietà, anche se a volte non sono assimilate dall’anima, ma solo dalla ragione.

E’ tutto cosi ovvio che sembra quasi naturale.
Anzi è assunto ormai da tutti che sia cosi.
Ma è l’unico modo possibile in cui la vita sentimentale può prendere forma?
Quando si ama in modo “maturo”?
Quando si ha nel proprio curriculum una consapevolezza di cosa voglia dire amare e correlativamente soffrire. Quando cioè si capisce che un rapporto deve essere un cammino comune e non una necessità o dipendenza.
E anche qui rientriamo nella sfera delle ovvietà.
Ma le cose stanno veramente così?
Parlo di amore e non è un caso che ho deciso di iniziare dalla fine di un amore, dalla sofferenza.
Perchè in fondo uno cresce non quando è dentro il rapporto, ma quando esso finisce.
Solo così una persona può fare proprie considerazioni che altrimenti sarebbero state semplici parole prive di contenuto.
Quindi gli stipiti dell’amore “maturo” sono pieni di profonde ferite, nei migliori dei casi cicatrizzate.
Cosa fa un bambino che in passato correndo è caduto e si è sbucciato un ginocchio? Starà attento ogni altra volta che correrà, e, se necessario, evita di correre.
Evita di correre o correrà “moderatamente”.
Se il parallelismo funziona si potrebbe sostituire il verbo correre con il verbo amare.
Mi si potrebbe obiettare che potrebbe anche imparare a correre bene.
Ma in questo parallelismo c’è una profonda differenza.
Il bambino può contare sul potere decisionale delle sue intenzioni. E’ lui il solo che può decidere di migliorare la sua corsa.
Un amante deve fermarsi di fronte a ciò su cui non ha potere decisionale, ovvero l’altro.
Anche se due amanti hanno un livello esperienzale-emotivo quasi identico, non potranno mai raggiungere il perfetto equilibrio e perpetuarlo all’infinito.

L’idea di un amore romantico è penetrata troppo in profondità e condiziona il nostro modo di pensare e di vivere. Scontrandosi con il principio di realtà quello che ne esce è una ferita provocata da una sovrastruttura di pensiero illusoria. Non siamo nel campo della naturalità.
Non è pertanto così ovvio che le cose vadano a posto con il tempo, analogamente alla ferita del bambino (spero che questo ipotetico bambino tra l’altro non si sia fatto di nuovo male!)
Non è cosi ovvio perchè il dolore, che riverbera nell’anima e nel corpo, è un dolore provocato da un illusione. E quello che si può fare è moderarsi e imparare ad “amare”, a gestire una relazione, a convivere con l’altro. Se però ci si ostina a ricadere in quella illusione, anche se con una certa consapevolezza in più che ci allontana (anche se non nella ragione) dall’idea dell’amore romantico, allora non può che complicarsi tutto quanto.

Da qui una conclusione che non può pretendere di essere compresa con le poche precisazioni che la supportano (questo mio intervento rimane pur sempre uno sfogo-riflessione, non può essere molto altro).

La parola amore è una parola troppo grande, forse la più grande, che racchiude in sè una moltitudine di situazioni.
Si possono amare le persone.
Si può amare sè stessi.
Si può amare un’idea.
Si può amare una cosa.
Si può amare un’abitudine.

Ma è cosi giusto riunire con un’unica parola tutte queste situazioni?
Siamo veramente di fronte ad un significato universale applicabile a tutti questi “oggetti”?
Qualcuno ha provato a risolvere il rebus sostenendo che siamo governati principalmente da una generica pulsione sessuale che trova il suo più alto livello di soddisfacimento nell’amore carnale. Le altre situazioni così sarebbero una sublimazione di questa pulsione.
Se così stessero le cose allora saremmo veramente lontani anni luce da una considerazione romantica dell’amore.
Ma se non stessero cosi, non sarebbe il caso di iniziare ad attribuire ad ogni situazione una parola differente?
E perchè non iniziare proprio dall’amore sentimentale, romantico..

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Categorie: - Amore - Riflessioni

39 commenti

  • 1
    Stefano614 -

    Ma esiste un amore non romantico..?

    Secondo me l’amore va vissuto non va pensato, del resto ho la vaga impressione che i più grandi fautori del romanticismo collezionassero quantità industriali di rifiuti dalle donne, gli stessi poeti che si struggono nel tormento di un amore agognato se avessero raggiunto la “meta” probabilmente avrebbero avuto altro da fare che scrivere poesie. Amare è un istinto umano come respirare ed è per questo che non se ne può fare a meno ma è un’emozione che sentimentalmente vorremmo reciprocamente esclusiva mentre nella realtà capita che ad un certo punto qualcuno si stufa. E’ probabile che la fedeltà non sia un istinto naturale se non per il periodo necessario a svezzare la prole dopo di che bisogna metterci del proprio per fare si che la coppia riesca a crescere insieme e a superare gli ostacoli che per forza di cose si presentano negli anni. Come ho gia avuto modo di dire l’impressione è che il consumismo globalizzato abbia influito negativamente anche nei rapporti fra le persone, dove una volta si cercava di superare le crisi con il dialogo ed il confronto oggi sembra che si tenda a cambiare partner semplicemente ..
    Ma una cosa è certa, non è con l’esperienza che puoi evitare di farti “male”, quando la persona che ami ti lascia soffri indipendentemente da quanta esperienza tu possa avere. E se l’alternativa per non soffrire è non amare allora meglio non vivere che vegetare accontentandosi di poche briciole..

    Stefano

  • 2
    kombo -

    Caro Leonardo88,
    presenti un’analisi lucida e formalmente corretta. Tuttavia, ti faccio notare che si tratta di una razionalizzazione di tue dinamiche più profonde.

    Nel campo della psiche, possiamo dimostrare tutto e il contrario di tutto. Quello che è più interessante, a mio modo di vedere, non è tanto la validità di un ragionamento. Tanto le premesse da cui parte.

    Quello che stai cercando di fare, è prendere le distanze da una dimensione emotiva che sostanzialmente temi. E lo fai opponendo un’esattezza logico-formale al caotico mondo delle emozioni.

    E’ un errore in cui incorrono spesso le persone intelligenti. Ovvero, la tendenza a ingabbiare la realtà in schemi comprensibili e prevedibili. Consente di alleviare l’ansia del non-controllo (come affermi tu stesso: è una riflessione-sfogo).

    In realtà, la soluzione non si trova in sofismi particolarmente articolati. Cartesio, dopo anni di riflessioni, si rese conto che il senso della vita non si scopre ragionando, ma facendo cose, viaggiando, vivendo.
    Allo stesso modo, puoi anche arroccarti dietro le tue riflessioni, ma contribuirebbe solo parzialmente a risolvere la questione. Anzi, troppo intellettualismo nuoce all’azione.

    Inoltre, non temere di soffrire troppo. Fortunatamente, la resistenza al dolore – sia emotivo che fisico – è allenabile. La corteccia telencefalica è in grado di modulare la trasmissione nocicettiva. Sotto ipnosi, senza anestesia, sono stati effettuati addirittura interventi chirurgici.

    Quindi non avere paura di provare emozioni. Vivi la tua vita sentimentale senza riserve. Meglio non avere rimpianti.

  • 3
    Leonardo88 -

    Kombo
    So bene che l’Uomo ha bisogno di schemi. Non solo le persone “intelligenti”. Cartesio ha scoperto che l’esperienza precede la parola. C’è anche da dire che l’ha fatto dopo un intenso lavoro intelettuale che comunque ha indirizzato la sua vita in un certo modo.
    La ragione e l’emotività sono correlati.
    L’uomo è portato a trascendere l’esperienza e nello stesso tempo trova in essa la migliore insegnante.
    In ogni caso Descartes ha aperto uno squarcio che per molto tempo è rimasto insanabile. Il mio non è un puro lavoro soggettivo. Anzi le mie supposizioni sono basate sulla relazione io-mondo. Se mi basassi prettamente sulla mia esperienza personale probabilmente sarei portato a pensarla diversamente.

    Io non rifuggo l’amore, ne l’emozione, al di là del bene e del male.
    Nego un certo concetto romantico dell’amore.
    Come tu dici le persone sono portate a costruirsi schemi mentali che spesso sono illusori. Ma ciò non vuol dire che non riverberano nella sfera dell’emotività. Anche i demoni non esistono eppure certe persone ne hanno timore. Hanno paura! Hanno emozioni. E l’idea di demone è una razionalizzazione. La vita emotiva non è autonoma. In un certo senso anche l’idea di inconscio ci porta a creare una certa confusione.
    In ogni caso quello che semplicemtne sostengo è che noi abbiamo la facoltà di indirizzare le nostre emozioni con un lavoro coscienzioso. E nello stesso tempo le nostre stesse emozioni ci portano ad edificare pensieri che le schematizzano.
    E’ in virtù di questo che io credo sia necessario rivedere un po’ il concetto di amore.
    L’amore nasce dalla grande tendenza dell’uomo alla dipendenza. Il problema è che la dipendenza è oggi vista come un qualcosa di nocivo. Le neuroscienze indicano la dipendenza come una patologia del cervello.
    In realtà noi SIAMO dipendenti dal mondo (in senso lato, dal nostro mondo-ambiente) e ciò è inconfutabile.
    La stessa coscienza nasce dalla dipendenza del bambino dalla madre, che lo porta a sviluppare una forma di comunicazione. Capire questo aiuta a comprendere la vera natura dell’amore sentimentale.
    E’ dipendenza.
    Più una persona dipenderà da più amori e più soffrirà meno.
    Più si dipende unicamente da una persona sola e più ci si depersonalizzerà, o meglio, “denaturalizzerà”, e quindi si soffrirà di più.
    Qual è il prblema quindi dell’amore romantico?
    Illudersi.
    Qual è la metodologia che ci potrebbe far vivere meglio?
    Riconoscere che l’amore è una necessità psicologica, spirituale e fisiologica. E soprattutto non incentrare la propria vita su di questo.
    La mia utopia? Amore libero supportato da uno schema innovativo, non romantico, non cattolico. Un sistema “bonomico”. L’uomo ha la possibilità di studiare un sistema ad hoc, in virtù della sua apertura al mondo.
    Spero di essere stato un po’ chiaro =)
    Ciao!!

  • 4
    Leonardo88 -

    Stefano.
    Concordo che il consumismo ha contribuito ad indirizzare l’amore verso questa direzione.
    Purtroppo la mia utopia che ho espresso nella mia risposta precedente è credo irrealizzabile.
    Nella nostra realtà l’individuo ha necessità di trovare un’identità nel marasma di questa vastità.
    Ha bisogno di certezze, di sicurezze. Il rapporto con una persona pompa la stima di sè e ti fa sentire una persona distinta.
    Quando invece si è soli ci si sente lontani dal mondo.
    La coscienza di sè subisce gravi scossoni.
    Per questo si soffre.
    Le cose sono andate così, ma non è l’unico modo in cui potrebbero andare.
    Se solo si riuscisse ad applicare il concetto di unione spirituale con il proprio mondo, con l’altro, con l’idea di famiglia allargata, di amori liberi dalle catene romantiche, bè credo che ci si possa affrancare dalla necessità di pretendere di essere ri-conosciuto.
    Si potrebbe creare (certo rimane una chimera) un equilibrio più vicino alla NATURA. Ma ciò è impossibile con le nostre precomprensioni attuali.

    Mi scuso per la vaghezza del mio pensiero. =)

  • 5
    rossana -

    Ciao Leonardo,
    i tuoi temi mi stuzzicano: sono per me irresistibili…

    “Quando si ama in modo “maturo”?” – secondo me (mai come in questo contesto è valido tutto e il contrario di tutto), quando si desidera suscitare il sorriso sul volto della persona amata. quando si ha in sè tanto amore da poterlo REGALARE, più o meno come fanno i genitori che amano i loro figli, in modo incondizionato, senza attendersi niente in cambio se non il piacere della compagnia e dell’affetto ricambiato. quando si desidera il bene dell’altro anche a scapito del proprio, permettendo con un sorriso che si allontani anche portandosi via un pezzo del nostro cuore…

    “Perchè in fondo uno cresce non quando è dentro il rapporto, ma quando esso finisce.” – ogni nuovo rapporto profondo, anche quello con un/a amico/a, apre alla nostra coscienza parti di noi prima inesistenti o neglette. si cresce nella gioia del ritrovarsi, forse senza rendersene del tutto conto. quando invece il/la compagno/a riprende da solo/a il suo cammino, si cresce nella sofferenza della perdita, che consolida quanto prima ci aveva consentito di volare senz’ali. non c’è mai gioia senza dolore! tutto ha un prezzo!

    l’ideale romantico permea unicamente le menti sensibili e… romantiche. a mio avviso, se un carattere è più portato al razionale, si farà sempre beffe del romanticismo e si orienterà alla ricerca di un partner concreto e ben radicato con i piedi per terra. l’opposto, invece, continuerà, malgrado la sua miglior buona volontà di non “ricascarci”, a vivere amori più passionali e più impregnati dei colori del sogno. ovviamente, sono rari i temperamenti a tutto tondo e sono le sfumature a fare la differenza, portando spesso a un mix delle due opposte tendenze.

    è innegabile che la base universale dell’amore è la pulsione sessuale, attualmente ancora più marcata nell’uomo, più libero da sempre di esprimerla, ma forse in futuro altrettanto forte da parte della donna. questo è quanto resta di più genuino della nostra comune origine con gli animali, guidati dall’istinto. ma noi abbiamo poi anche sviluppato molto più di loro il pensiero, codificando e interpretando la realtà, con punte di trascendenza. incapaci di codificare l’amore, gli abbiamo forse dato più valore e più “slancio” di quanto meriti, pur essendo la forza che “move il sole e l’altre stelle”…

    si può imparare ad amare razionalmente, o meglio imparare a gestire una relazione, a convivere con la diversità. forse, dai propri errori, si può essenzialmente apprendere ad essere più cauti nel lasciarsi andare a un sentimento ma mai a domare l’amore. ogni nuovo sentimento nasce vergine e innocente, come il fiore a primavera, immemore dei precedenti inverni…

    hai ragione nel ritenere che ci vorrebbero più vocaboli per i vari tipi d’amore ma temo che si farebbe fatica a decidere quale usare di volta in volta, derivando tutti dalla stessa onnicomprensiva radice… un tempo, però, esistevano i flirt, le infatuazioni, gli idillii amorosi…

  • 6
    rossana -

    Leonardo,
    su questa affermazione: “E soprattutto non incentrare la propria vita su di questo.” e sul concetto basico che bisognerebbe saper amare se stessi (ed essere emotivamente autonomi) prima di aprire gli occhi su una relazione con un partner, credo si possa essere tutti d’accordo.

    ti va di spiegare meglio questo tuo ideale “bonomico”?

  • 7
    Marquito -

    Condivido in pieno ciò che hanno scritto Kombo e Rossana.
    L’espressione “amore romantico” può essere utilizzata in mille contesti e in mille situazioni differenti (secondo me, nella maggior parte dei casi, viene utilizzata del tutto a sproposito).
    I post di Leonardo sono un tantino sfuocati, perché non si capisce cosa intenda esattamente l’autore quando parla di “amore romantico”.
    A parte questo:
    Credo che sia sbagliato volere imporre agli altri la propria personale visione della vita, dei rapporti umani e dell’amore. Non è evidente che quando parliamo di emozioni siamo nel campo della soggettività più totale ?
    Non esiste una ricetta universale che sia applicabile a tutta l’umanità. Non capisco questa smania di volere esorcizzare a tutti i costi il fantasma dell’amore “romantico”. Non capisco questa smania di razionalizzare ciò che per sua natura è profondamente irrazionale. Come ha scritto giustamente Rossana, qui sono in gioco esclusivamente il carattere e di temperamento individuali. Se una persona ha un temperamento “romantico” potrà sentirsi felice e realizzata soltanto in un rapporto esclusivo, monogamico e intensamente … romantico.

  • 8
    Leonardo88 -

    Scusate, è difficile esporre un concetto così pieno di implicazioni.
    Prima di tutto io non voglio imporre proprio niente, credo che questo sia abbastanza chiaro.
    Parlo di utopie e parlo di possibili scenari, possibili mondi.
    Parlo di possibilità “fantastiche” che non hanno nessuna presa sulla realtà.
    Quindi ci terrei a mantenere questa riflessione sul piano dell’immaginazione.
    Nella realtà ciò che si può fare è semplicemente imparare determinate dinamiche, capire che le cose in questa intersoggettività vanno così e tutti noi siamo determinati da certi schemi. L’amore romantico è per me quell’amore in cui si tende a credere nell’amore eterno, nell’unicità dell’altra persona, nel credere ad un’astrazione dell’amore intendendolo come un qualcosa di irrazionale. Il razionalizzare l’amore non lo rende meno magico, meno emozionante. E la ragione comunque deve sempre sintetizzarsi con l’esperienza, con la vita emotiva.
    Sul piano della soggettività è chiaro che ognuno può stravolgere ciò che vuole, magari risultando più persuaivo se sfoggia una retorica efficace.
    Esiste una relazione “io-tu-mondo” che però va ben oltre la soggettività. (vedi fenomenologia husserliana)
    Ciò su cui fantastico io è sul fatto di trovare un’alternativa alla sintesi attuale io-tu-mondo.
    Noi viviamo in un mondo culturale. Ogni nostra credenza poggia su un insieme di credenze che è determinato dalla nostra cultura. Viaggiando per il mondo ci si scontra con numerose altre credenze. Non esiste un mondo culturale che sia “vero” universalmente. Certo è determinante per la società che si basa su queste credenze. Non lo sarà per le altre.
    Noi siamo tutto sommato inclini all’idealizzare un rapporto in modo monogamico. Poi ovviamente ci sono vari livelli, molte sfumature.
    Ma in generale ogni rapporto è costituito su questa idea di fondo. Questa idea è basata su più ragioni: l’influenza della chiesa, l’influenza del romanticismo, l’influenza dell’economia (che si lega al concetto di famiglia), l’influenza della paura della vastità (il nucleo famigliare ci protegge dal mondo esterno) ecc…
    Provate ora ad immaginare..
    Immaginate un mondo in cui tutti questi schemi mutino a favore di un altro schema. Qui c’è chiaramente una cosa da sottolineare. L’Uomo non può fare a meno della cultura. Non è un animale “programmato” in un mondo-ambiente specifico. E’ questa la sua peculiarità. E’ un essere aperto-al-mondo. E’ incline a ricrearsi sempre un suo mondo. Questo lo deve fare perchè fondamentalmente è in difetto rispetto agli altri animali. In un certo senso è inferiore, meno specializzato.
    Cosa ha di diverso dall’animale? La dimensione della progettualità. L’Uomo è l’essere che progetta il futuro. Questa peculiarità che in principio serve per sopravvivere in un mondo naturale altrimenti a lui ostile, è anche quella stessa peculiarità che lo pone come un essere che è tendente a trascendere sé stesso.
    Troppe implicazioni per riuscire a spiegarmi. Servirebbero tempo e capacità che non ho.

  • 9
    Leonardo88 -

    Marquito.
    Il carattere e le inclinazioni individuali prendono comunque e sempre le mosse dal mondo culturale in cui la persona in questione vive.
    Per dirla alla Heidigger, siamo già da sempre dentro al circolo delle precomprensioni.
    Ovviamente per cambiare la modalità di un rapporto ci sarebbe da riedificare un bel po’ di roba. =)
    E onestamente ci metterei la firma ad un cambiamento radicale. Non vedo molta felicità in giro, sotto ogni ambito.
    Ma questo è un altro discorso…
    Non vorrei sembrare quello che getta il sasso e poi nasconde la mano. Io non ho la presunzione di intuire il mondo più congeniale all’Uomo. D’altrocanto non credo ne esista uno. Esistono più scenari possibili in cui le persone possano vivere in modo secondo me migliore. In cui le emozioni possano essere non represse ma liberate.
    Le pareti asettiche della scienza e della tecnologia, del sistema socio-economico, del sistema monetario, del sistema politico… non rappresentano per me uno scenario così positivo per il futuro. La religione ormai è roba da bigotti (non la fede in senso lato, piuttosto la religione in chiave ebraico-cristiana).
    Mi fermo però perchè ciò che ho in mente è ancora acerbo e confuso, e non vorrei azzardare ipotesi di cui io stesso devo ancora convincermi.
    Ma se si riuscisse a porre più che una risposta una domanda sarebbe già un buon inizio.
    Le cose dovevano per forza andare così?
    Una cosa è certa, la cosa più bella e magica che l’uomo possa fare è immaginare. E perchè no, perchè non immaginare che le cose potrebbero andare dversamente?!

  • 10
    Luke -

    “Se solo si riuscisse ad applicare il concetto di unione spirituale con il proprio mondo, con l’altro, con l’idea di famiglia allargata, di amori liberi dalle catene romantiche”

    Se ho capito bene il senso di questa frase, che pare sintetizzare tutto ciò che hai scritto, potrei obiettare dicendo che in amore l’uomo è monogamo (penso sia anche “scientificamente” provato). Non parlo di sesso ma di quella condizione psicologica che ti fa volere/desiderare quella determinata persona per quel determinato tempo.
    E’ qui che nasce la necessità dell’amore romantico, ossia come due destini che si incrociano. Due entità separate che si incontrano.
    Lo sforzo più grande secondo me non dovrebbe essere indirizzato verso l’annullamento dell’amore romantico ma nel prendere coscienza che tutto inizia e tutto finisce, anzi tutto si trasforma.

    Anche a me piacerebbe credere nella famiglia allargata, negli amori liberi dalle catene romantiche. Sarebbe tutto più comodo, ma non fa parte del dna umano. O meglio biosngerebbe essere completamente distaccati emotivamente. Prima o poi, però, sentimenti come la gelosia, l’invidia verrebbero fuori. E’ la natura umana, magari assumendo determinati tipi di farmaci….ma qui si sfocia in una discussione sull’etica.

    Riguardo i termini da utilizzare per ogni situazione andrebbe usata una parola diversa, ma che comunque vada, rimane pur sempre una parola, che priva della situazione a cui si riferisce non ha nessun senso, quindi tanto vale chiamarlo amore….

  • 11
    Leonardo88 -

    Rossana
    Le mie riflessioni vogliono essere proprio provocazioni e vogliono far riflettere. Mi fa piacere che stuzzicano l’attenzione di qualcuno.
    Ci sono cose che forse è bene precisare:
    -Quando dico che uno in fondo cresce quando soffre non lo intendo in senso lato ovviamente. Intendo il crescere in virtù dell’amore “maturo”. Perchè in senso lato logicamente ogni esperienza in ogni ambito accresce la nostra conoscenza.
    -Quando parlo di amore romantico non mi riferisco a quella modalità di vivere l’amore come un amore ovattato e sdolcinato e pieno di rispetto. Intendo l’idea di amore di coppia in senso generale. Anche i più egoisti e i più superficiali sono influenzati dall’amore romantico. Anche chi dice di voler vivere la relazione con nessuna aspettativa, semplicemente vivendola.. anche loro sono influenzati. E’ proprio la modalità della relazione uomo-donna che è caratterizzata da questo mito romantico.
    -Quando si parla di amore sessuale sembra quasi di fare un torto a qualcuno. Sembra quasi che il dire che l’amore si basa sulla sessualità sia un’eresia. Ma questo perchè noi non vogliamo trattarci come delle “bestie”. Ci teniamo a conservare una certa dignità spirituale. Ma che cos’è l’anima? Dov’è il luogo dell’anima? L’ideologia teologica è troppo determinante e il solco che ha scavato riverbera nella coscienza di ognuno di noi.
    Se si capisse che forse il luolo dell’anima è anche quello della coscienza e che a sua volta il luogo della coscienza non sta nel nostro cervello ma nella relazione tra io-tu-mondo, forse le cose potrebbero essere viste sotto un’altra luce.
    Io personalmente non mi vedo molto lontano dall’animale.
    E con ciò non intendo degradare la posizione dell’uomo nel cosmo.
    Piuttosto intendo innalzare quella dell’animale.
    O meglio della vita in generale.

    Cerca su google chi è il bonomo.. =)

  • 12
    rossana -

    per me l’attuale struttura sociale che codifica l’amore (il matrimonio, con tutte le sue implicazioni – in parte già superate di fatto) volgeva a difendere la donna e a proteggere i figli, dando all’uomo una relativa sicurezza che fossero figli suoi (anche se pare che in media un figlio su quattro non lo sia).

    ora la donna non ha più bisogno di difesa economica (personalmente non accorderei nemmeno la reversibilità della pensione a chi già possiede abbastanza di suo) mentre i figli sono tutt’altro che protetti, fra genitori che, dopo averli voluti (in caso contrario, adesso si possono benissimo evitare), li trascurano oppure se li contendono a suon di battaglie legali.

    in una mia personale visione utopica, partendo dal presupposto economico necessario per crescere i figli e dall’evidenza che se ne mettono al mondo sempre meno, vuoi perchè le donne tendono ad impegnarsi più del necessario nella carriera o per l’instabilità generale che rende i matrimoni precari (vere trappole per l’uomo), mi piacerebbe che la libertà in amore potesse essere assicurata a tutti da versamenti allo stato, tipo quelli che si fanno all’INPS, di modo che lo stato potesse riversarli in egual misura su ogni figlio che abbia meno del necessario, da parte di madre e/o di padre.

    ai genitori lascerei piena libertà di stare o di non continuare a stare insieme, fermo restando un periodo iniziale di 6-8 anni dalla nascita di ognuno dei figli. in tal modo si potrebbe ottenere un certo grado di stabilità e di sicurezza economica per “famiglie a termine”, libere di non esserlo se intendono continuare a restare insieme.

    questo pensando essenzialmente al benessere dei figli, che sono oggi quelli più penalizzati. e anche in considerazione del fatto, ormai direi molto evidente, che esistono uomini e donne monogami e uomini e donne che non potrebbero mai esserlo… la vita è oggi molto più lunga di un tempo, quando si giurava “finchè morte non ci separi”, giuramento che non avrebbe dovuto avere mai alcun valore legale visto che si basa sulla buona volontà e sul sentimento, che spesso non è in grado di rispettare alcuna regola.

  • 13
    Marquito -

    Caro Leonardo,
    innanzitutto ti ringrazio per avere chiarito cosa intendi con la parola “romantico”. Forse mi ha tratto in inganno il titolo della tua lettera, che era quanto mai assertivo e categorico, ma mi fa molto piacere sapere che sto parlando con una persona pacata, equilibrata e tollerante.
    Se ho ben capito i nostri punti di riferimento sono molto diversi (io sono un inguaribile individualista, che trae diletto “perfino” dalla lettura di Stirner). Quello che vorrei farti capire è che certe utopie, a una persona dotata di temperamento romantico, possono apparire semplicemente delle distopie. A parte questo, non si deve pensare che i cosiddetti “romantici” siano dei poveri illusi che idealizzano oltre misura l’oggetto del proprio amore e che sognano un rapporto idilliaco, privo della benché minima sbavatura e assolutamente perfetto. I cosiddetti “romantici” (ne ho già parlato in un altro forum)sono persone che avvertono con particolare intensità il richiamo del numero 2 e della celebre “coniunctio oppositorum” di junghiana memoria. Queste persone si realizzano completamente nella vita di coppia e traggono la loro felicità e il loro benessere proprio da queste “catene”, che a te paiono così fastidiose e così intollerabili.
    Perché, allora, si dovrebbe parlare di un'”illusione nociva” ? 🙂

  • 14
    Leonardo88 -

    Luke il punto è proprio questo:
    siamo davvero così sicuri che l’Uomo sia davvero monogamo?
    La mia tesi è che l’Uomo è quello che un determinato corso di eventi lo hanno portato ad essere.
    E se fosse monogamo “scientificamente” (aimhè sembra che la scienza sia il nuovo Dio) come si spiega il tradimento? Come si spiega la danza delle coppie?
    La dimensione psicologica..quindi mi stai dicendo che si gioca tutto dentro il cervello? Come se fossimo delle macchine i cui neuroni stimolati dall’esterno reagiscono meccanicamente. Il cervello è dipendente da una coscienza che sta al di fuori di esso, nella relazione con il mondo. Modificandola si modificheranno anche le reazioni neuronali.
    Parli di natura umana, ma la natura umana è proprio quella facoltà di inibire gli impulsi in favore di una possibilità di progettarsi la vita. Lo deve fare per sopravvivere.
    Come te lo spieghi il nichilismo di oggi?
    Quella progettualità congenita deve fare i conti con numerosi problemi:
    -di ordine religioso (la promessa di una FUTURA vita eterna è sempre meno presa sul serio)
    -di ordine economico (crisi finanziaria, precarietà del lavoro, scarse prospettive per i neolaureati)
    -di ordine politico (se prima si riponeva la propria speranza nelle utopie politiche oggi invece sembra che più di una collera per le loro demagogiche assurdità non ci sia nulla)

    Dico questo per cercare di spiegare come sia fondamentale la dimensione della progettualità.
    E qual è la genesi di questa facoltà peculiare dell’Uomo?
    La sua NECESSITA’ di CREARSI un mondo che tuttavia è sorretto da un mondo naturale.
    Ma quindi se l’uomo non dipende interamente dalla natura, ma da una sintesi tra il culturale e il naturale, è dire che se fosse necessario si potrebbe creare un nuovo paradigma esistenziale.

    Siamo alla fine di un ciclo. Siamo ancora troppo determinati da schemi ormai superati e nello stesso tempo vediamo che le cose stanno cambiando e cerchiamo di adeguarci. Le relazioni quindi sono emblema di questa condizione esistenziale.
    Tutti noi quando ci innamoriamo speriamo che duri in eterno. E se prima questo accadeva più frequentemente ora se si supera la soglia dei dieci anni sembra di avere sfondato il muro dell’eternità.
    E’ vero che tutto cambia e tutto si trasforma e che bisogna accettarlo. Ma allora perchè temere un totale cambiamento volto magari ad un migliore benessere?
    Ma ovviamente non è una cosa che si decide a tavolino, stilando un elenco delle cose da cambiare. Noi ovviamente un ipotetico e fantascientifico cambiamento non lo vedremmo nemmeno. tenderemmo comunque a ripetere schemi che oramai fanno parte di noi. Viviamo nel nostro mondo e non potremmo sostituirlo cosi, con un idea, qualunque essa sia.

    comunque ogni parola priva della situazione non ha senso. Il senso lo si costituisce con una relazione ad un determinata situazione. Quando parlo di parola parlo dell’eidos della parola, di una parola pre-verbale.

  • 15
    Leonardo88 -

    Caro Marquito.
    Il titolo è ovviamente una provocazione. Innanzitutto mi scuso per l’ampiezza delle mie risposte ma ci tengo a fare chiarezza sul mio pensiero.
    Ammetto che ho scritto questa lettera abbastanza di getto e quindi non ho badato molto né alla forma né a tutti i possibili fraintendimenti. Nè potevo prevedere gli sviluppi.
    Capisco perfettamente il tuo pensiero e lo condivido, da inguaribile romantico. Perchè si, di fatto io sono proprio ciò che critico. Ma vorrei non esserlo. O meglio credo che oramai viviamo in un mondo in cui è quanto mai un rischio esserlo. E’ nocivo in quanto quando ci si scotta si corre il rischio di soffrire più di quanto si dovrebbe se si capisse che in fondo l’amore è una dolce dipendenza. Ma come tutte le dipendenze bisogna stare attenti a non esagerare con la dose. Se mi sparo nell’anima una dose massiccia di amore poi nell’eventualità della sua perdita soffrirei (soffro) le pene dell’inferno. Di fatto i romantici sono avidi di amore. La mia fantasticheria è in fondo incentrata sul tentativo di azzerare il rischio di soffrire questa dipendenza. Non fraintendere però, la dipendenza non è negativa. Tu non sarai d’accordo da buon individualista, ma io credo che l’Uomo vive proprio grazie alle dipendenze. La vita stessa è un circo di individualità-dipendenti. Io scorgo nella vita una tendenza all’unione.
    Applicare questa mia teoria alla mia vita sarebbe un assurdo. Non potrei e la rifiuterei. Ma se mi hai seguito in tutti i miei magari intricati ragionamenti capisci il perchè.

    Comunque in questa risposta ho utilizzato il termine romantico indicando un tipo di persona che tende ad amplificare ulteriormente l’idea romantica (per l’appunto!) dell’amore.
    Altrove ho invece indicato che con il termine romantico intendo la generica modalità di rapporto monogamico uomo-donna. E’ da quest’ultimo significato che prende le mosse la mia critica-fantastica.

    Comunque sia questo mio scenario utopico non trova appoggio dal mio Io-mondano.
    Lo trova solo dal mio Io-immaginativo, ovvero dall’ipotetico Io figlio di quella stessa utopia.
    Diciamo che l’annientamento del romanticismo appartiene ad un utopia che definirei pregnante, che implica un cambiamento radicale di molte precomprensioni.

  • 16
    rossana -

    Leonardo,
    visto che insisti sull’ “animalità” dell’essere umano, a mio avviso la sessualità rappresenta l’aggancio, comune a tutti, imprescindibile necessità biologica.

    se la relazione si ferma a questo stadio, ha necessariamente durata limitata. se invece questa è la premessa per una relazione più profonda, l’unione spirituale che si può raggiungere è il collante che può sfidare il tempo.

  • 17
    rossana -

    Leonardo,
    secondo me, non ci si può sparare nell’anima una dose massiccia d’amore. l’amore da dare cresce e si sviluppa in noi autonomamente, magari anche senza che si possa rendersene conto appieno. esplode, poi, quando trova su chi posarsi, essendo ricettivo ai segnali che lo possono catalizzare.

    come credo di aver già espresso, tutto quello che si può fare è tentare di tenerlo il più possibile a freno, analizzando a fondo, criticamente, l’obiettivo, prima di lasciarsi andare alle emozioni.

    a seguito della fase di “innamoramento”, che non si sceglie, subentra quella che dovrebbe essere della ragione, e cioè l’accettazione o il rifiuto della persona in questione.

    decidere d’amare è sempre, più o meno annebbiato, un atto cosciente della volontà. ed è per questo che quando una qualsiasi storia finisce male la colpa è di entrambi i soggetti coinvolti, se non altro per l’errore in cui si è caduti nella scelta.

  • 18
    Leonardo88 -

    Rossana.
    Non so.
    Si certo, dopo la fase dell’innamoramento si stabilisce un prendersi cura reciproco. Si edifica insieme la vita. Ci si abitua a certe abitudini. Questo perchè si ha la necessità di trovare un equilibrio. Poi chiaramente ci si affeziona a queste cose. Ci si affeziona alla persona e alle abitudini.
    Però ognuno di noi è governato da due tendenze: una che mira a trovare una stabilità, l’altra che invece tende al movimento. Riuscire a trovare un giusto equilibrio tra queste due tendenze in una coppia è molto difficile.
    La riuscita di una relazione per me è trovare insieme un equilibrio. Poi ci sono temperamenti (come il mio prima della metamorfosi) che per una questione ideologica starebbero insieme tutta una vita anche sacrificando il proprio io. Forse anche un po’ per paura e pigrizia. Paura di non trovare un’altra persona, pigrizia perchè ciò comporta un certo mettersi in gioco. E anche se due persone di questo temperamento si trovassero comunque non vivrebbero bene la relazione se non soddisfacessero quelle due tendenze.
    Quindi, finchè non si trova un equilibrio tra le due tendenze (cosa molto difficile) l’alternativa potrebbe essere quella di tenersi in movimento. Il ciò non vuol dire vivere rapporti superficiali. Al contrario vivere le persone senza porsi all’interno di una relazione. Senza formalità e senza catene. E senza possesso. E’ questa idea di proprietà che non mi spiego. Perchè abbiamo bisogno di considerare una persona solo nostra? Solo per la famiglia? Perchè altrimenti ci sarebbero rapporti troppo promiscui in cui è difficile stabilire dei ruoli all’interno della famiglia? E di conseguenza all’interno di un sistema economico? O per altri motivi? Tutti noi siamo influenzati da questa idea di possessività. Poi ci saranno varie sfumature, vari livelli, ma tutti sentiamo il bisogno di possedere l’esclusiva sull’altra persona. Sarebbe curioso riflettere sulla genealogia della possessività amorosa.
    In realtà questo lo si potrebbe estendere al concetto di proprietà in generale. Nemmeno le cose si possiedono a mio parere. Però la nostra società ci impone il possesso. Viviamo per il possesso. Abbiamo bisogno di soldi per acquistare il possesso di cose che in realtà ci appartengono solo in una dimensione virtuale, fantastica.

  • 19
    LUNA -

    Ciao a tutti 🙂
    Io credo che non si cresca soltanto alla fine di una storia, ma assolutamente anche durante. Certo, possono esistere delle relazioni disfunzionali che ci fanno implodere invece che espandere, ma in generale ogni situazione che attraversiamo diventa un bagaglio di esperienza, e la nostra “educazione sentimentale” (connessa anche allo scoprire cose nuove su noi stessi), che è cominciata da quando eravamo piccoletti, e magari abbiamo provato simpatia per il compagno o la compagna di asilo, e siamo stati accolti o rifiutati, abbiamo accolto o rifiutato, non ha vissuto degli step level 1, 2, 3 soltanto quando le storie sono finite, ma sicuramente anche durante la condivisione emotiva, e di quotidianità con l’altro/a. Perché comunque accumuliamo sempre esperienze e se le relazioni d’amore di solito solo un terreno di forte accumulo è anche per l’intensità di emozioni che si provano. Anche solo per il fatto che bere un caffé o vedere un posto con la persona che ami provoca emozioni più forti che andare in gita per le pignatte o bere un caffé con un collega ics parlando del tempo. Ciò non significa che non possiamo emozioni, di diversi tipi e livelli, naturalmente, anche alla gita della pignatta o al caffé al bar a seconda.
    Per quanto riguarda la dipendenza emotiva: la dipendenza emotiva e affettiva nel senso “deleterio” del termine è qualcosa che può condizionare l’esistenza cercando nell’altro la giustificazione… di se stessi. Può diventare qualcosa che non differisce molto dalla dipendenza da sostanze, dal gioco et similia. Alcuni, è vero, per un lungo o breve tratto della vita possono non cogliere la differenza. Ma di per sè il fatto di provare e condividere emozioni particolari con persone particolari non mi sembra rappresenti un problema di dipendenza. Sono contenta e provo un’emozione positiva quando mi chiamano le mie amiche più care, sono contenta e sto bene se vado con loro a fare una passeggiata o facciamo una bella chiacchierata davanti ad una tazza di the, ed è naturale provare una forte empatia anche in caso di condivisione di esperienze più drammatiche. Loro, insomma, sono importarti per me, e io sono importante per loro. Tuttavia ciò, riconoscere l’importanza di qualcuno come presenza positiva nella mia esistenza non mi sembra sintomo di dipendenza. E non capisco perchè ciò, quindi, non possa avvenire anche nei sentimenti d’amore. Avrei potuto vivere anche senza conoscerti e fare una serie di esperienze con te, ma sono più contenta di averti incontrato e di condividere una serie di esperienze e sensazioni con te non mi sembra dipendenza. E’ chiaro che se amiamo qualcuno il fatto che ci sia o non ci sia, poter vedersi o no, vivere un periodo di serenità o di discussioni cambia il nostro umore, ma di per sè ciò mi sembra naturale. Siamo esseri umani e proviamo emozioni. Continuamente. E non solo nei rapporti interpersonali.

  • 20
    LUNA -

    Se stiamo male quando arriviamo alla dipendenza in senso deleterio stiamo male anche quando però viviamo con il freno a mano, e non ascoltiamo le sensazioni del presente. E forse l’essere umano, pur imparando il fatto che le storie possono finire, vive con piena gioia l’innamoramento quando non si pone il problema di cosa succederà alla fine ma vive nel suo presente anche “uno spirito di eternità”. In fondo anche gli anziani teoricamente molto più vicini alla fine se pensano alla vita e non alla morte vivono molto meglio e con gioia il loro presente.
    Per quanto riguarda la monogamia: non credo sia solo un fatto culturale. Esistono i veri monogami come esistono coloro che non sono portati per la monogamia. Le ragioni personali per un aspetto o l’altro non sono credo facilmente generalizzabili. Non dubito che possano esistere anche dei non monogami contenti. Ci sono però anche persone che non riescono a concedere e concedersi la monogamia anche per il terrore di investire i propri sentimenti su una sola persona, come se fossero al casinò e temessero di puntare tutto un su un numero solo che però se poi non esce? Così passano la vita a fare una puntatina su altri numeri, ma anche disperdendosi sui carrè, cavalli e già che ci siamo pure il rosso il nero. Con la sensazione però, più o meno consapevole, di “disperdersi” in continuazione. E se è vero che il sesso è importante, non è però il solo fattore che determina il bisogno/l’esistenza di più relazioni. (scusate se generalizzo, la fretta non mi aiuta nel formulare i concetti che non vogliono essere generalizzati, ma solo per citare degli esempi). Le persone tradiscono per varie ragioni, anche per il loro modo stesso di vivere situazioni percepite come frustranti, ma non per la natura monogamica del rapporto, e per insicurezza personale (idem) ecc. sarebbe quasi “rassicurante” se il problema delle crisi delle relazioni fosse solo che in realtà l’essere umano (maschio o femmina che sia) avrebbe di base una vivacità sessuale o una curiosità che non può convivere con un concetto monogamico. In realtà la maggior parte delle persone soffre quando una relazione importante fallisce e ciò non credo che sia solo perché siamo schiavi di un “ideale romantico” ma perché comunque anche in una società libera in cui non fosse necessario legarsi a qualcuno in particolare la stessa natura umana porterebbe (non dico tutti) a stringere legami emotivi più forti e intensi con alcuni soggetti piuttosto che con altri nel corso della vita, per una serie di variabili, e, al di là anche di un piacere fisico “espanso”, a provare diversi gradi di affettività e aspettativa nei confronti di alcuni legami piuttosto che altri. Paradossalmente, intendo dire, a livello emotivo ciò non impedirebbe, probabilmente, di scoprire dentro di sè sensazioni di esclusività.
    Mi sa che in generale chi ha una tendenza monogamica prova più piacere e serenità e benessere a “concentrare” le sue energie su un rapporto solo che a disperderle.

  • 21
    Marquito -

    Tempo fa mi capitò di affrontare questo tema con un autentico fanatico, accanito sostenitore della “coppia aperta” e del “libero scambio”, che si sentiva il Depositario di una Verità Universale e che non accettava assolutamente di essere contraddetto. Il dibattito, che avrebbe potuto essere molto fruttuoso, si risolse in una rissa permanente perché questa persona aveva un approccio al problema fortemente ideologico. Pensava che la coppia aperta rappresentasse la panacea di tutti i mali e vedeva in essa la chiave di volta per riformare l’intera società. Chi non la pensava come lui era un relitto del passato, destinato ad essere spazzato via dal corso della Storia (con la S maiuscola, si intende …).
    Per me una società fondata sulla “coppia aperta” e sul “libero scambio” è un orribile incubo che somiglia molto ad un romanzo di Orwell :-))
    Penso che l’influsso della società abbia ben poco a che fare con le motivazioni profonde che spingono una persona ad essere monogama piuttosto che poligama. E’ fin troppo facile osservare che persone cresciute nello stesso identico ambiente (ad esempi due fratelli) possono orientarsi in due sensi completamente differenti. LUNA ha perfettamente ragione quando scrive:
    “Mi sa che in generale chi ha una tendenza monogamica prova più piacere e serenità e benessere a concentrare le sue energie su un rapporto solo che a disperderle”.
    E’ esattamente così; si tratta di una tendenza naturale che ha più a che fare con il temperamento e con il carattere individuali che con i condizionamenti (più o meno consapevoli) imposti dalla società in cui viviamo. La miglior prova consiste nel fatto che la nostra società sta diventando sempre più “aperta” e sempre più poligamica; e nonostante questo ci sono ancora molte coppie che trovano la propria felicità e il proprio benessere in una relazione esclusiva di tipo monogamico.
    Ci sono delle persone su cui la monogamia esercita un fascino e un’attrattiva assolutamente irresistibili. Queste persone non devono compiere alcuno sforzo per essere fedeli al proprio partner; al contrario … essi provano piacere nell’essere fedeli, perché attraverso la loro fedeltà consolidano quel senso di appartenenza, di esclusività e di intimità e di che è così tipico dei caratteri romantici.

  • 22
    Leonardo88 -

    In ogni caso che senso ha..
    Tutto questo lavoro intellettuale ti può al massimo servire per quell’attimo in cui ti immedesimi in quello che scrivi ponendoti sul terreno dell’immaginazione. Lì puoi prenderti sul serio. E anche criticare tutte queste criticabili dinamiche ti fa sentire meglio.
    Poi ritorni alla realtà.
    E il dolore ti accoglie a braccia aperte, offrendoti ospitalità nella sua dimora. E quando non hai altri posti in cui andare, pur di non sentirti solo, accetti l’invito.
    Il crepaccio della riflessione è molto affascinante, ma più ci scendi e più ti allontani dalla luce.
    Forse è il momento di finirla e di cominciare a risalire.
    Ciao a tutti, è stato un piacere riflettere insieme..
    Buona vita =)

  • 23
    Leonardo88 -

    Ci terrei, prima di smettere una continua riflessione che non mi fa proprio bene (nella mia situazione personale s’intende)a precisare un ultima cosa.
    Il mondo sta andando proprio verso questa direzione. Non siamo così lontani dalle miei (finte!) utopie.
    Io sono assolutamente un monogamo convinto.
    E’ vedendo come vanno le cose che sto iniziando a credere di essere un illuso.
    Ho paura di esserlo perchè ho paura di soffrire. Ci sono persone che riescono a mantenere una certa indipendenza, incentrando la propria vita su tante attività. E poi riescono ad affiancare a loro l’amore di una persona.
    Poi ci sono persone come me.
    Io ho tante passioni e tanti interessi. Quindi non è che sublimo tutto in una relazione. Eppure l’amore sentimentale, quello romantico, è l’unica cosa che mi ha fatto sentire vivo. E nonostante sia una verità che crescendo si capisce che non si può dipendere da una persona, io trovo che la costruzione del mio mondo con e nel mondo di un’altra persona sia una cosa assolutamente ineguagliabile. Quindi io voglio indirizzare la mia vita in questo senso.
    Ma il problema è che non ci credo più, o meglio, non ci voglio più credere. Perchè mai come oggi e soprattutto mai come nei giovani di oggi le cose vanno così. Io sono un 23enne e già vedo una certa differenza generazionale con persone più anziane. Oramai i cambiamenti si vedono senza aspettare tanto tempo. Bastano anche meno di una decina di anni. E poi vivo in una realtà abbastanza desolante, quale quella di una città de-emotivata come Milano. Io mi posso basare solo ed esclusivamente sul mio mondo e su quello che ho visto. E quello che vedo per una persona come me è assolutamente annichilente. E vi assicuro che la persona che mi sta facendo soffrire cosi si presentava anche lei come una super-romantica.

  • 24
    Anonimo -

    Molto interessanti i vostri discorsi.

    Leonardo volevo solo dire che sono d’accordo con l’affermazione secondo cui l’amore romantico e il suo ideale è nocivo. Non è reale, non può durare! Anche se nei film si vedono solo storielle romantiche, a san valentino si comprano i cioccolatini e le rose, c’è sempre la ricerca spasmodica del “sentimento”, il “batticuore”.

    Cioè, come si fa a credere a qualcosa del genere, io non l’ho mai capito! E anche se c’è, è una condizione che dura talmente poco nell’evoluzione di un rapporto!!! Poi subentra la quotidianità e tutt’altro (diciamo la cruda realtà?). E allora giù con le seghe mentali.

    L’ideale romantico fa soltanto danni, fa vivere in una bolla di irrealtà e quando quella bolla si rompe… Ecco che ci si ritrova gettati in pasto ad una realtà completamente diversa, una merda, altro che baci perugina.
    Come si fa a credere a certi film, dove le persone si dicono ti amo dopo 15 minuti dopo essersi ‘conosciute’?? E’ demenziale ragazzi.

    Ed è anche tanto triste. Conosco una ragazza di 30 anni che non è felice mai, perchè le manca l’amour. Ha l’ideale romantico di amore simbiotico da commedia americana, e vive aspettando un miracolo che non arriverà mai, semplicemente perchè non esiste. Le persone che credono a questo ideale vivono inseguendo dei fantasmi, e saranno sempre perennemente insoddisfatte, perchè è un ideale irraggiungibile. Inoltre penso si nascondano dietro al paravento dell’anima gemella per non mettersi in gioco e continuare a piagnucolare che le fortune capitano sempre agli altri.

    Quindi Leonardo, penso che soffrire sia necessario e salutare, in ogni ambito della vita, dunque anche in amore. A me viene sempre da pensare ad una malattia, si chiama Cipa, insensibilità congenita al dolore. Pensa che i bambini che ne sono affetti arrivano a malapena ai 12 anni, perchè non possono provare dolore, nè sentono il caldo o il freddo. Quindi si procurano traumi, ferite, tali da non sopravvivere. Perchè non provano dolore. Il dolore ci difende e ci dice che qualcosa non va.
    In buona sostanza, penso che se un rapporto ci fa soffrire, significa che va reciso, con la stessa velocità con cui toglieresti la mano dalla piastra che scotta. Allo stesso modo, andrebbe ben impresso nella memoria, per evitare situazioni simili e futuri dolori evitabili. Questo è il mio principio di vita, in generale. Cordialità.

  • 25
    Marquito -

    Caro Leonardo, non ho nessuna intenzione di prolungare un dibattito che ti sta provocando tanto stress e tanta sofferenza. Tutto quello che posso dirti è che è estremamente difficile (se non impossibile) modificare “in corsa” il proprio carattere e il proprio temperamento. Se anche tu hai un carattere romantico, razionalizzare a oltranza non ti servirà a niente, così come non ti servirebbe a niente diventare scettico o andare a vivere in cima a una montagna. Eh sì; perché anche in cima a una montagna continueresti a sognare la tua Anima Gemella …
    Comprendo perfettamente il tuo stato d’animo, ma ti consiglio di non lasciarti prendere dallo sconforto. Io ho incontrato la persona giusta a 37 anni suonati, quando ormai non ci speravo quasi più …
    All’utente che si firma Anonimo non ho assolutamente niente da dire. Lui ha le sue granitiche certezze, che probabilmente lo aiutano a tirare avanti, e io, pur potendo portare molti validi argomenti, non ho nessuna intenzione di scalfirle.

  • 26
    Leonardo88 -

    Di fatto non serve.
    Comunque non è il dibattito a provocarmi sofferenza eh! Ci mancherebbe. =)
    Però diciamo che non mi distrae parlare più del “dovuto” di dinamiche amorose.
    Comunque sia ora come ora l’ultima cosa che vorrei fare è isolarmi.
    Se c’è una cosa certa che ho capito è che per quanto possa essere difficile la convivenza con l’altro, rimane pur sempre fondamentale il contatto umano.
    E’ da questo contatto espressivo-comunicativo-emotivo che si è potuta sviluppare quella che è la nostra vita.
    L’eremità rinuncia così non alla socialità, ma all’umanità. In pratica rinuncia alla sua essenza.
    Però Marquito non sono tanto d’accordo quando dici che le persone non possono cambiare il proprio carattere in corsa. In fin dei conti il carattere si plasma sull’esperienza. Sicuramente ci sono delle tendenze che ognuno si porta con sè per tutta la vita. Ma se uno ha l’esigenza di cambiare, con tanta e tanta fatica e determinazione, e soprattutto convinzione, ci riesce in parte. Però poi si va nello specifico, generalizzare sarebbe un errore.
    Diciamo che per quanto mi riguarda, la riflessione rigorosa mi sta aprendo molto. E anche se ti allontana effettivamente dal vivere, ti aiuta anche a capire in che direzione muoverti e come. Ti aiuta in oltre a fare chiarezza su chi sei e chi siamo. A volte i nostri comportamenti sono sorretti da elementi che, agendo in incognito, dirigono le nostre azioni ed emozioni. A volte (anche qui è difficile generalizzare) l’individuare questi elementi latenti può aiutare a comprenderli, ed eventualmente, con costanza, a rielaborarli. E’ però faticoso mettere in dubbio fino in fondo se stessi, se non altro perchè nel momento in cui lo fai sei vulnerabile, sei esposto. E in un mondo che va veloce è sempre più difficile farlo. Ci vuole pazienza per certe cose. Noi siamo la società del tutto e subito.
    Ecco…alla fine mi frego da solo e ricomincio a criticare..

  • 27
    Marquito -

    @ Leonardo:
    Ciao. Mi fa piacere che parlare con noi non ti abbia procurato altro stress. Diciamo che sul carattere (entro certi limiti) è ancora possibile lavorare, mentre il temperamento non si modifica mai perché è strettamente connesso alla nostra costituzione psicofisica. E’ anche vero che il temperamento rappresenta l’humus di fondo del carattere e che le persone “romantiche”, nella grande maggioranza dei casi, hanno un temperamento piuttosto emotivo e passionale … il che non toglie che possano essere dei formidabili ragionatori :-))
    La persona che ti ha fatto soffrire pareva romaticissima .. ecco; questa è una di quelle cose che si imparano con l’esperienza. Molto spesso, nell’approccio fra uomo e donna, l’apparenza può trarre completamente in inganno. Ci sono donne che a prima vista sembrano dure e aggressive e che poi, quando le conosci meglio, rivelano una dolcezza infinita e un ricchezza interiore sconvolgente. Avrei tante altre cose di cui parlare, ma non voglio correre il rischio di annoiarti. Resta sempre fedele ai tuoi sogni !

  • 28
    rossana -

    Anonimo,
    nemmeno io ho intenzione di mettere in dubbio le certezze che ti sono utili per meglio affrontare l’esistenza.

    concordo anche, parzialmente, su questa tua affermazione: “Le persone che credono a questo ideale vivono inseguendo dei fantasmi, e saranno sempre perennemente insoddisfatte, perchè è un ideale irraggiungibile.”

    a me è sempre piaciuto inseguire sogni e ideali, tenendo tuttavia ben presente che diventando adulti e maturi non si deve più credere ciecamente al “vissero felici e contenti” di questa favola-mito dell’amore. fra l’altro, di solito la conclusione positiva di questo tipo di favole si colloca proprio al termine delle grandi emozioni, esattamente nel momento in cui ha inizio la vita vera, che perfetta non è mai, in nessuno dei suoi aspetti. anche in amore non si può non fare i conti razionalmente sia con la realtà che gli esseri umani che ci circondano.

    come Leonardo, sento di essere viva soltanto quando amo e sono riamata. percepisco una crescita e un’espansione soltanto quando vivo un confronto serrato con il prossimo. alla soglia della vecchiaia, sono lietissima di aver vissuto così, pagandone tutti i prezzi. mi sento ricca d’umanità, appunto, una ricchezza che mai avrei potuto accumulare se non avessi amato, sia pure con i miei limiti e con i limiti delle persone con cui ho condiviso lunghi tratti di cammino.

    si tratta di aspirare alla luna ma di sapersi accontentare anche del lampione all’angolo della strada. entrambi rischiarano il buio, anche se in dimensioni diverse. inoltre, credo che in questo tipo di passione esista, in modo difficile da spiegare razionalmente, un interscambio di dare-avere quasi sempre molto vicino alla perfezione. i simili si attraggono e si compensano, nel bene e nel male, ed è difficile, sempre, per tutti, raggiungere la piena maturità, la sola che può dare una qualche forma di garanzia di coppia per il futuro.

  • 29
    LUNA -

    Leonardo, anch’io penso che tu abbia tutto il diritto di lasciare un dibattito, che pure hai aperto tu, quando non hai più voglia di continuare 🙂 quindi non voglio rompere le scatole. Anche perché penso che ciascuno di noi cerca di fare ciò che gli serve in quel momento e serve alle sue considerazioni, anche a difendersi che sia dall’ambiente (se percepito come una minaccia) o da un dolore, o semplicemente a rielaborare un certo vissuto o esperienza mentre sta ricostruendo un nuovo equilibrio.
    Ti dico considerazioni mie su me e poi me ne vado 🙂
    io non so esattamente cosa gli altri intendano per amore romantico, ma per me certe emozioni non sono soltanto qualcosa che cerchiamo negli altri ma ovviamente anche un nostro modo di essere e sentirci.
    è una gioia nostra che siamo in grado di provare. In fondo la mia gioiosa passionalità è la cosa che sino da quando ero bambina mi ha fatto fare le mie cose in un certo modo, che fosse inventarmi un gioco diverso se pure c’erano le regole scritte sulla scatola, appassionarmi ad imparare delle cose nuove, avere un certo tipo di socialità con la gente, ascoltare il mio istinto nel fare una scelta piuttosto di un’altra e portare avanti delle mie scelte “originali”, diciamo così, fino in fondo, a modo mio, e non sbagliare, e anche ridere, e essere più ironica che sarcastica, più leale che cinica… insomma è un mio modo di essere più esteso. ciò non significa che io non sia piena di difetti e cose da migliorare, ovviamente, che non abbia fatto anche i miei ruzzoloni, che sia sempre andata d’accordo con tutti, che non abbia pianto e che non abbia anche una parte introversa e un carattere drek… ma in sintesi quello che voglio dire è che quando ad un certo punto sono stata male e anche senza accorgermi ho chiuso la mia parte “romantica”, chiamiamola così, non è cambiato solo il mio modo di guardare i sentimenti e le relazioni d’amore, ma ho finito con il sentire appannato e differentesofferente tutto il mio modo di essere, in senso più esteso. E, per quanto io avessi bisogno di chiudermi, per quanto io avessi bisogno di essere anche pessimista, per quanto avessi delle ottime ragioni per buttare acqua sul fuoco della mia passionalità interiore… beh, posso dirti che ho sentito la MIA mancanza. Ho sentito nostalgia non solo di un amore che purtroppo era finito e si era rivelato un dramma invece che una gioia, ma ho sentito una fortissima nostalgia di me. Perché sentivo che IO avevo perso la mia tavolozza di colori, e la capacità di vedere sfumature, la mia capacità di appassionarmi in genere… la razionalità, ok… in fondo sono sempre stata razionale anche quando mettevo passione in un progetto, i due… emisferi lavoravano insieme, comunque, per portarlo a termine. Anche gli artisti usano entrambe le parti, creativa e razionale, per portare a termine le cose. Il punto è però che senza la miccia della passione non fai niente. Almeno io funziono così, non voglio dire che debba essere così anche per altri

  • 30
    LUNA -

    Non a caso, nel periodo più buio, quello in cui non sapevo se mi sarei “riportata a casa” e come, e soprattutto mi domandavo, forse come te, chi volevo diventare, per difendermi meglio, oltre che perché il dolore e la delusione (anche di alcuni tra i miei più costanti ideali) mi aveva cambiata e credevo inesorabilmente… beh, non a caso in realtà ho comunque mantenuto, istintivamente più che inconsciamente, dei canali di espressione che in realtà non differivano molto (anche se si cresce, certo, attraverso le esperienze e anche solo per il passare degli anni e per un bagaglio culturale maggiore e di riferimenti vari rispetto alla seconda elementare) dal mio modo di guardare il mondo da quando ero bambina… uno di questi canali, credo, sia stato il forum.
    Insomma, siamo fatti di molte parti, e, parlo per me, io ho bisogno di tutte le mie parti. capisco più che mai, quando torno ad appassionarmi alla vita, quando torno a innamorarmi delle cose che sto facendo, perché l’idea di non amare più, in senso esteso, o con il freno a mano tirato, da un lato mi difendeva, dall’altro mi faceva stare male e provare una terribile nostalgia di chi ero stata quando ero… me.
    Avendo provato diversi dolori in un tempo breve e avendo provato anche emozioni di tenerezza fortissima per il fatto che una persona vicina sia molto ammalata è naturale, forse, che il mio universo emotivo sia piuttosto sconvolto, tra punte di difesa tipo fort knox (non so come si scrive, pardon) e ipersensibilità estreme tipo coccolino concentrato vedendo due vecchietti che si tengono per mano. Per molto tempo questa… dualità mi ha portato a stare in eremo, e a portare fuori molto di più la mia parte più introversa. anche a pensare cose che non avevo mai pensato sulla vita, anche a soffrire nel pensarle.
    e anche a tirare fuori il mio lato più emotivamente autosufficiente. Ora io forse sono in una fase delle vita in cui, dopo essermi fatta 349090909 domande sulla mia Storia d’amore, e quindi ovviamente sulle relazioni sentimentali in genere, sull’Amore in genere, dopo essermi detta un sacco di cose su cosa l’amore non è stato e non è, mentre rielaboro la fine del mio grande amore, non pensare all’amore e alle relazioni mi fa stare molto più serena. Però forse riesco anche a vedere (oltre alle cose che ho imparato sulla dinamica precisa della mia relazione, che è stata molto pesante per me) che in fondo quella che ha amato con gioia, quando ho potuto amare con gioia, ero io, come da quando ero alta un metro. e che probabilmente se un giorno tornerò ad amare qualcuno davvero sarò contenta di essere me e di non essere diventata un’altra. anche se ovviamente il bagaglio di esperienza mi servirà. io almeno spero che sia così.e sennò ci penserò al momento. ma diciamo che tornare ad essere me, intanto nel resto, non mi dispiace affatto. step by step. scusa lungaggine, ciao 🙂 fai quello che ti senti, ma che sia ciò che ti fa stare bene con te stesso, prima di tutto, no? 🙂 step by step

  • 31
    Leonardo88 -

    Rossana.
    Si tratta di aspirare alla luna, anche se poi ci si deve accontentare del lampione.
    Questo è l’Uomo.
    Aggiungerei però che non si deve mai accontentare. Salendo sul lampione sarà un po’ più vicino alla luna.
    La nostra stessa coscienza è da principio una coscienza creatrice. C’è una certa intenzione, una certa tendenza a trascendere le “cose”. In fin dei conti la vita viene riempita dai sogni. A volte però i sogni possono crollare. La soluzione è di andare avanti e riscostruirne di altri nascondendo le macerie, senza tuttavia dimenticarle.
    Siamo noi che indirizziamo i nostri sogni, però a volte siamo fuorviati da una certa passività che ci blocca, che ci fa credere che non è bene costruirsi dei sogni. E’ un’illusione d’immanenza, che dipende dalla nostra esperienza. E a volte è un’ illusione troppo grande.
    Uno spirito che riesce a vitalizzare la propria vena creativa è uno spirito che può conoscere per più tempo l’ebbrezza del vivere. E’ uno spirito forte che non si lascerà violentare dall’esperienza.
    Questa illusione d’immanenza ci porta a credere che la sola realtà accettabile sia quella delle mere cose, quella inconfutabile.
    Però le nostre emozioni si basano su un’altra tipologia di realtà. In quest’altra realtà non esiste la spazialità. Lì non vigono le medesime regole. Lo stesso amore pone le sue radici in quest’altro mondo.
    Da ragazzino mi sono sempre chiesto come durante l’innamoramento ci si potesse sentire così bene.. Non capivo come si potesse provare un sentimento così immenso per una persona che non si conosce. L’innamoramento è un sogno, una fantasia, una idealizzazione.
    Ma non sono più propenso a chiamarlo illusione. L’illusione si riferisce a qualcosa che in realtà non è quel che vuole essere. Ma quando si è innamorati non si crede che quella persona sia così o cosà. Si sa che è tutto ancora da conoscere. Eppure le nostre emozioni sono così intense, così VERE.
    Quindi, il sognare, il fantasticare, l’immaginare…è questa la realtà della vita emotiva. Tuttavia prende pur sempre le mosse dalla realtà. In realtà sono due cose cooriginarie.

  • 32
    Leonardo88 -

    Luna
    Mi piace quando dici che ti manchi. Non è facile rimanere impassibili all’esperienze, specie a quelle negative. Queste sono infatti quelle che più ci plasmano.. Quando stiamo bene non mettiamo in dubbio noi stessi. E’ quando si soffre che cerchiamo un modo per placare il dolore. E a volte (come anche in parte sta succedendo a me) si cade nell’errore di voler stravolgere il proprio sistema di credenze. Tuttavia a volte è necessaria una auto-analisi per migliorarsi. Il difficile è l’avere bene in mente l’ancoraggio di questo miglioramento..
    Step by step =)

  • 33
    LUNA -

    Leonardo: ciao… scusa, ti rispondo, non sei obbligato a continuare questo dialogo, ma tiri fuori spunti a mio avviso interessanti di riflessione. Sai, non sono del tutto d’accordo con il fatto che sono le esperienze negative quelle che più ci plasmano. E’ vero che quando stiamo male ci facciamo più dubbi (a meno di non soffrire della paura del benessere e dello stato di gioia… perché in quel caso, e diverse persone non ne sono immuni, almeno in certe fasi particolari della vita, ci si fa dei dubbi anche quando si sta bene… sto veramente bene? è vero questo bene? e se il bene finisse? mi merito questo bene? ecc ecc… c’è il sole, ma se poi inizia a piovere? esistono molti modi, conosciuti dagli esseri umani, anche per autoboicottare le proprie sensazioni di serenità, pace, per non sentirle sino in fondo…), ma non è che sempre i dubbi ci insegnano qualcosa o ci aiutano a crescere. Anche perché a volte, dei dubbi che ci facciamo, sono figli dell’ansia, del malessere, di un trauma, del nostro bisogno di rielaborare dei dati e non semplici constatazioni di realtà estesa o illuminazioni… (concetto complesso, forse, che non riesco a spiegare).
    dicevo, non credo che siano le esperienze negative quelle che più ci plasmano. In vita mia ho vissuto cose veramente belle, e anche quelle cose mi hanno fatto crescere e su di me mi hanno insegnato. Tanto che quelle cose, le sensazioni che mi hanno dato, le cose che mi hanno insegnato anche su di me, sono un serbatoio dal quale comunque ho attinto e attingo anche nelle difficoltà. Le cose positive in cui credo non nascono solo da desideri, illusioni destinate a cadere nell’incontro con la realtà, con un mio romanticismo dell’anima o da degli ideali, ma anche da esperienze positive e soddisfacenti molto concrete. Dall’essere riuscita a costruire situazioni positive con persone affini, e dall’aver capito perché mi erano più affini di altre. Vero è che anche le esperienze negative mi hanno insegnato. Mi hanno insegnato a confrontarmi con la frustrazione, con la delusione, e a dover conoscere anche esperienze che non avrei voluto conoscere.
    Per esempio lavorare per un periodo in un posto dove regnavano diverse dinamiche negative mi ha oltre che causato disagio fatto conoscere anche quelle dinamiche negative, cioè mi ha dato la possibilità di riconoscerle, anche in seguito, e di metterle… in archivio.
    Ciò non significa però che mi abbiano fatto entrare in quel coro di dinamiche, che non sentivo affine. Semmai a riconoscere, anche in quel pantano, le persone che potevo stimare (la cui amicizia conservo ancora), e quelle da tenere a distanza e come. Quindi quella è stata un’esperienza sia dal punto di vista negativo che positivo che mi sono portata… a casa. Di quegli anni ricordo molte mie emozioni positive, comunque. Molte cose utili e positive che ho imparato. Non a caso, quando ho pensato che avevo concluso il mio percorso lì (quello che mi era affine) me ne sono andata.

  • 34
    LUNA -

    Il dolore è una sensazione terribile, che sconvolge. La frustrazione emotiva, sentimentale, che qualcuno ci abbandoni, rinneghi, che una persona a noi molto vicina, di cui ci siamo fidati, si riveli diversa, perché è cambiata, o perché non la conoscevamo a sufficienza, o anche solo perché non sa gestire adeguatamente i (anche suoi) conflitti e quindi non riesce a contemplare le soluzioni più armoniche (anche di distacco) e scatena guerre o un clima di frustrazione che avvertiamo come incomprensibile… beh, sono terremoti. E’ chiaro che attraversando i terremoti ho imparato delle cose. Ti posso dire, per quanto io dica, e sinceramente, che a quel punto è meglio trarre insegnamento dall’esperienza – e non semplice implosione o resa – che ne avrei fatto volentieri a meno. E mi sarei tenuta volentieri piuttosto le importanti lezioni che comunque nascono anche dalle situazioni di benessere, empatia condivisa, solidarietà, dal fatto di vedere che con una nostra piccola azione positiva non possiamo cambiare il mondo, ma qualcosa si muove, e che qualcuno, idem, può arricchire e muovere il nostro mondo). Mi è capitato di sdrammatizzare dicendo: ok, ma non è che le cose che ho imparato dall’esperienza negativa potevano arrivarmi semplicemente come informazioni via fax? senza tutto questo casino, la sofferenza “pratica”?

  • 35
    LUNA -

    Non tutti al mondo sono brave persone, e anche le brave persone possono sbagliare, perché ciascuno conosce le sue ragioni. Alcune persone possono farci molto male, è indubbio, per ragioni che forse non saremo in grado di capire mai. E in modi che possono stupirci e toglierci il fiato, come un pugno nello stomaco. Anche noi possiamo farci fare male dalle persone, impreparati a cogliere delle variabili che prima non avevamo avuto bisogno di considerare.
    Però se abbiamo una certa visione della vita, e quella visione non ancorata solo all’ideale ma anche ad una progettualità concreta, ad un certo modo di intessere relazioni positive, e se siamo capaci di provare emozioni buone, ove sia il caso, non di inventarcele per mettere lo zucchero in una minestra rancida, allora penso valga la pena di non castrare noi stessi in ciò che consideriamo il nostro lato più aperto e solare e creativo. Perché forse è castrandolo che la nostra sensibilità diventa veramente un lato debole. BOH 🙂 ciaoooo 🙂

  • 36
    Leonardo88 -

    Luna
    Beh sono stato sbrigativo e poco attento alle parole forse. Le esperienze negative, il dolore, è un qualcosa che per forza di cose ti porta a cambiare o te stesso o la situazione, nel minor tempo possibile. Qualcosa però devi fare per ritornare ad un certo benessere. Poi in senso lato è impossibile capire cosa più ci cambia e ci plasmi. A volte sono piccole cose, piccoli spunti, altre un grande evento, altre un trauma. Pertanto mi sono espresso male io. Il fatto che quando stai bene sei comunque portato ad andare oltre il tuo benessere, cercandolo di nuovo o temendo di perderlo, è lo stesso per il quale l’uomo è capace di autosuperarsi.
    L’Uomo è l’essere che trascende sè stesso,
    Lo stesso fatto che si possa parlare di storia culturale ne è una dimostrazione. La soglia della necessità l’uomo l’ha superata da parecchio tempo. Eppure non mi sembra che si stia fermando.
    E’ così, c’è solo da accettarlo e da capire come sfruttare questa pecularietà a nostro favore, o a favore di chi ci sta intorno.

  • 37
    rossana -

    forse per l’uomo e la donna comuni l’amore sembra essere la possibilità più probabile di riuscire a trascendere se stessi.

    che sia per questo che il mito stenta a morire?

  • 38
    Leonardo88 -

    Si Rossana,
    l’amore, o meglio l’innamoramento è uno stato di estasi (che letteralmente vuol dire uscire da te stesso)
    Non è un caso che quando l’innamoramento svanisce, e quando l’amore “vero” dovrebbe affacciarsi al rapporto, nascono i problemi.
    Se però si riesce a trasformare questa tendenza in un entusiasmo nel voler costruire un’ambiziosa vita insieme, anche quello potrebbe rappresentare uno stato estatico..

    E’ quello a cui anelo io =)

  • 39
    rossana -

    Leonardo,
    credo che quello a cui aneli sia comune alla gran parte delle persone mature, che già hanno avuto modo di avere l’esperienza necessaria per orientare il loro futuro adulto.

    secondo me, in un innamoramento profondo dovrebbero esserci i presupposti per il desiderio di costruirsi una vita insieme. la difficoltà successiva è far quadrare il puzzle di slancio, limitazioni e supporto, insiti nella vita di coppia, con regole pienamente condivise, atte a dare forma alla quotidianità.

    il quarto ostacolo, che sembra il più banale ma è spesso quello su cui casca l’asino, è restare concentrati sulla persona che si è scelta e coltivarne la presenza nella propria vita con la stessa intensità dei primi tempi di frequentazione.

    sempre tenendo presente che non tutti hanno tendenze monogame e caratteri fermi…

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