Amore platonico
Non so da dove cominciare. Proverò ad essere breve.
Sono fidanzata da 8 anni; una storia con i suoi alti ed i suoi bassi, litigi, crisi ma che siamo sempre riusciti a rimettere su, con la voglia di esserci l’un per l’altro. Siamo molto diversi come approccio alla vita e questo non è sempre facilmente gestibile. Basti pensare che lui è stra convinto di voler vivere all’estero mentre io ho le mie crisi e ogni tanto voglio ritornare in Italia.
Perché parlo di amore platonico? Perché è quello che ho scoperto di provare per un vecchio “amico”, conosciuto all’università 10 anni fa. All’epoca ci frequentammo come amici per qualche mese, io mi stavo innamorando, poi lui sparí letteralmente dalla mia vita per riapparire dal nulla l’anno scorso tramite quel maledetto Facebook. Non so perché ma ci siamo ritrovati ad intenderci “intellettualmente” più di 10 anni fa e non riesco a smettere di pensarlo. Ho rischiato di mandare all’aria la mia storia perché dentro di me è nata questa stupida e maledetta idea che lui sia “un angelo”. Ci siamo allontanati per non combinare disastri ma mi manca. Mi manca la bellezza che riusciva a tirarmi fuori solo chiacchierando. Come si fa ad allontanare un’idea?
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Categorie: - Amore
53 commenti
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Questa immagine descrive alla meraviglia un’epoca in cui la famiglia non è stata tutelata. La possiamo accettare perché tanto accettiamo tutto, soprattutto quando viene dall’Europa, ma la nostra natura va oltre ogni più rosea aspettativa di tolleranza e di accettazione di una serie di consuetudini. Sai, in un primo momento ti potrai anche autoconvincere che non hai avuto un buon rapporto con tuo padre ma le tue o le mie convinzioni lasciano il tempo che trovano o almeno così dovrebbe essere visto e considerato che le nostre tasse servono anche a finanziare la ricerca. Dovresti girare il tuo quesito alla comunità medico scientifica internazionale. In parole povere vorresti uscire a fare una passeggiata con qualcuno con cui ti scambi si e no due parole ma ti sembra riduttivo e forviante. Un marito non è molto diverso dal padre o dal fratello… se ragioniamo in questo modo anche l’amicizia uomo-donna non sarà una chimera. In effetti si tratta di un’entità, a proposito di angeli custodi, che dovrebbe diventare una presenza stabile, ma soprattutto una presenza, all’interno della tua vita o di una parte di questa; il resto non mi sembra determinante e sicuramente – perché questo è certo- non potrà mai comunicarti sicurezza perché il tuo fidanzato potrebbe avere un confronto molto più costruttivo con milioni di altre donne… questa idea, apparentemente banale, si depositerà sul fondo della tua coscienza, impedendoti di lasciarti andare in quel senso. Questo è solo il mio punto di vista, non ho pretese di dire il vero.
Perche’ dovresti allontanarla questa idea? L’hai voluta? Se sì lo puoi fare, ma non credo che tu l’abbia voluta. Arriva da piu’ lontano della coscienza che ti chiede di allontanarla. E’ la solita lotta tra realtà e fantasia. La fantasia e’ una velocista mentre la realtà e’ una fondista. Partono insieme, e fino a meta’ gara e’ in testa la prima, ma inevitabilmente il traguardo lo taglia la realtà. Anche se tu avresti scommesso sulla “velocista”.
Tu semplicemente non sei piu’ innamorata del tuo fidanzato ufficiale. Non capisco cosa intendi quando parli di distruggere il tuo rapporto. Vuoi nascondere questo pensiero al tuo partner e restare con lui? Se come sembra ci tieni dovresti parlargliene, non credi? Oppure uno serve a una cosa e l’altro ad un altra?
Poi, se dovessi chiudere la tua attuale storia, frequenta il tuo sogno romantico concretamente, e dopo “metà gara” la realtà ti mostrerà inevitabilmente che ha anche lui un sacco di difetti. La verità non e’ mai immediata, si raggiunge per gradi, come la realtà’ di cui è sinonimo. La “fondista” di prima.
Oppure, meglio dai, resti con l’attuale fidanzato ci fai una famiglia, “reale” (in tutti i sensi) e “l’angelo” te lo tieni come “ciucciotto” col quale consolarti “platonicamente” (?) quando la realtà contingente non ti soddisfa. E sogni. Lo fanno in tanti, e si può vivere anche così, fantasticando su quello che poteva essere. In questo modo “i castelli in aria” non crollano mai, perché semplicemente non esistono. Come se li avessi costruiti su un altro “pianeta”.
Non so se te ne sei accorta, tu sei davanti al bivio “fantasia e realtà”, e le stai imboccando entrambe. Stai imboccando…un bivio.
Auguri per il tuo amore “plutonico”
Rossella, perdonami ma non credo di aver compreso del tutto il tuo commento. Potresti riformulare il tuo pensiero?
Ti chiedo scusa.
miao, se non fosse tremendo
Metti i piedi per terra . Non si vive di sogni e il tuo lui se ha la testa sulle spalle, ovvero se si sta dedicando ad un lavoro, ha pienamente ragione a nn voler tornare in Italia. Le sue priorità sono il lavoro forse, mentre le tue sono altre. Parli di angeli amori platonici, crisi per voler ritornare in Italia. Secondo me nn vuoi fuggire dal tuo ragazzo ma dalla realtà, che è dura sempre e con chiunque tu la condivida. Non esistono gli angeli e le vie di fuga. Esiste crescere o rimanere bambini per sempre(sempre che tu te lo possa permettere). Così di primo acchitto mi sembra di leggere tra le righe solo un po’ di immaturità. Forse mi sbaglio ma valuta bene e se devi fare delle scelte falle da Donna non da bambina capricciosa. Ovvero scelte responsabili che non accontentino solo l’istinto. Non sarei felice se fossi il tuo uomo a sapere che hai instaurato un bel rapporto”intellettuale” con una tua vecchia fiamma. Mah…
Grazie per i vostri commenti. È sempre prezioso il tempo dedicato agli altri.
Enti, il tuo commento non fa una piega. Sono una persona che si analizza tantissimo o almeno ci prova. So bene di essere fondamentalmente una “bambina” con questo continuo desiderio di “rifugiarsi altrove” e forse questo vecchio amico era diventato “l’altrove”. Al mio ragazzo ho confessato questa “cotta” o qualsiasi cosa essa sia. Sta di fatto che io voglio restare lì dove sono: accanto al mio ragazzo e ci sono rimasta perchè se c’é una cosa che ho imparato negli anni è proprio mettere da parte gli egoismi e gli istinti. Ho fatto di tutto per il mio ragazzo: l’ho inseguito all’estero per non perderelo; sono andata a vivere da sola in un paese straniero perché lui non era pronto per andare a vivere insieme. L’ho sempre aspettato. Scaccio ogni giorno l’idea dell’altro che viene a sabotarmi le giornate. Io non volevo innamorarmi, infatuarmi o “perdermi” quando ho accettato nuovamente la sua amicizia. È solo che ecco, forse lui era diventato la mia “fuga dalla realtà” fatta di sacrifici e a volte tante delusioni. Ma resta un grande dispiacere: anni fa io ho provato qualcosa per lui e se l’ho riaccolto nella mia vita era perché credevo nell’amicizia. Mi sbagliavo: lui non voleva amicizia.
Ps: le mie priorità sarebbero un percorso di studi non terminato all’epoca perché scelsi l’amore e che vorrei concludere. Il mio ragazzo non volle aspettarmi e partí da solo.
a te, non te,
il mio indimenticabile addio,
grazie!
Secondo me è pura idealizzazione, a me capita quando non sono coinvolta emotivamente da nessuno e allora inizio a fantasticare, ma queste fantasie non sono mai diventate realtà per capirci, sono rimaste fantasie.
Probabilmente per te rappresenta quello che non è il tuo ragazzo, una fuga dalla routine o da non so cos’altro. Magari le cose tra di voi si sono raffreddate dal punto di vista della passione o forse sono solo problemi che ti fai tu, analizzando troppo te stessa e dando credito a quelle che dopo dieci anni secondo me sono soltanto fantasie e che dovrebbero lasciare il tempo che trovano.
Poi a me non è mai capitata come situazione, quando sto con una persona sono coinvolta solo da lei, non potrei mai pensare ad un altro ragazzo soprattutto “platonicamente” e mentalmente. Vorrebbe dire che qualcosa non va.
Poi credo che noi donne siamo molto melodrammatiche, passami il termine. Ci facciamo un sacco di pare mentali e così ci sfugge la realtà, che tu dici di non voler perdere. Perciò lascia stare, non crogiolarti nei tuoi pensieri e stai vicino a chi ti ama ed è vicino a te.
Un saluto
Cam, siamo melodrammatiche. Tremendamente melodrammatiche! Rimuginiamo su qualsiasi cosa, per secoli, senza tregua.
Io so bene che “l’altro” rappresenta una mia idealizzazione: il compagno buono, comprensivo, fedele e poco egoista che il mio ragazzo non è stato, almeno non all’inizio della storia. Troppo sicuro di sé e mai disposto al compromesso, mi ha fatto dannare e così mi sono dovuta ricostruire e accettare molte cose. Poi ad un certo punto arriva chi ti chiede: ma è giusto che tu abbia accettato tutto questo per mero sentimento? Un sentimento che ad un certo punto non è stato nemmeno più ricambiato?
Insomma, l’altro mi ha messo in testa tanti dubbi (e so bene che lo faceva per tirare acqua al suo mulino).
Golem, mi piace molto la tua metafora sulla fantasia e la realtà.
Con distruggere il rapporto, intendo spingersi oltre certi limiti, assecondando gli istinti.
Ero in qualche modo attratta dall’altra persona, qualcosa che non riuscivo a spiegare che però esisteva. Ho dovuto usare tutta la razionalità possibile e appigliarmi al sentimento che ancora nutro per il mio compagno e che però mi stava sfuggendo dalle mani, per restare lí dove sono rimasta.
DeaBastet,
una sola domanda, se ti va di rispondere con sincerità: sei stata tu o è stato lui a riallacciare i rapporti tramite Facebook?
Cara DeaBastet, l’esperienza e’ l’unico vantaggio dell’età, che in fondo e’ l’eufemistico nome che diamo alla somma dei nostri errori. È chiaro che a te nella tua storia manca la visione epica del rapporto. Ma devi sapere che nelle relazioni quotidiane questa non ci sarà mai. Non nel modo in cui la stai cercando tu rifugiandoti nel sogno. La vita in due e’ un “progetto” e come tale va perseguito superando con la volontà i difetti “progettuali” in corso d’opera. Questa costruzione, che si fa in due nel tempo, da’ la vera dimensione della parola “amore”. Altre espressioni sentimentali vengono chiamate impropriamente amore ma sono della grande famiglia dell’innamoramento, e quindi delle illusioni. Molto belle e gratificanti, ma non sono amore.
Ma sei stata piu’ chiara nelle risposte che hai dato nel definire la tua relazione in atto. Allora il punto e’ che se sentì questi bisogni e li assecondi, e nello stesso tempo non ti senti ricambiata ( ho capito bene?) dal fidanzato di lungo corso, non hai futuro con questo. Personalmente sono certo che un rapporto NON ricambiato non potrà mai diventare amore come l’ho descritto. È a sua volta un’illusione che porterà solo delusioni. Destino sicuro di tutte le illusioni, come sappiamo.
Pensaci, e non accontentarli MAI di meno di quello che sai di dare all’altro. È giusto per te ed e’ meglio persino per lui.
Auguroni.
Rossana, massima sincerità: è stato lui a scrivermi. Io non ho mai più pensato a lui se non come a una persona di cui avevo molta stima.
Golem, ecco. Io avrei voluto tanto averla quella “visione epica” di cui parli. Quando ci credi così tanto da dimenticarti persino di te stessa. Lui è cambiato nel tempo, ha riconosciuto i suoi errori, mi ha perfino confessato di “avergli insegnato ad amare”; mi ama tutt’ora. A me resta l’amaro di certe ferite del passato che mi hanno cambiata tanto (un po’di rancore si evince da come racconto i fatti, me ne rendo conto).
L’altro era l’illusione del ragazzo che mi avrebbe salvata e curata; rappresentava questo per me: la liberazione dalle ferite.
Io resto dove sono perché non riesco a non esserci; nel bene e nel male.
Auguroni anche a te e a tutti voi.
Bene o male, siamo tutti naufraghi.
Grazie.
DeaBastet,
grazie per il riscontro, che mette in luce che in te al momento non c’è grande carenza nel rapporto amoroso in cui sei coivolta.
mi sembra, tuttavia, che tu stia dando al tuo compagno parecchio di più di quanto non riceva in cambio. amare non dovrebbe significare annullare troppo di sé a beneficio dell’altro. se però per te va bene così, avrai le tue ragioni, non ultima quella di non poter immaginare di fare altrimenti.
un abbraccio.
Rossana, grazie a te.
Vedi, io sto recuperando molto di me stessa tant’è che l’altra persona è sopraggiunta nella mia vita proprio nel periodo che io consideravo di maggior serenità. È come se lui fosse arrivato a tirarmi fuori un certo dolore che avevo sotterrato; una parte di me stessa che avevo messo nell’angolino.
L’ho definito “angelo” proprio perché lui era la persona che se ne stava lì ad ascoltare le mie confidenze, i miei dolori e non puoi fare a meno di provare almeno gratitudine (e affetto) per chi ti ha dedicato un po’del suo tempo prezioso cercando di tirare fuori ciò che di bello c’è in te.
Mi sono solo chiesta perché con lui era tutto semplice mentre col mio compagno ho dovuto “faticare” così tanto. Forse proprio perché da chi amiamo vogliamo sempre troppo e di più? O forse semplicemente perché la mia storia è “reale e vissuta”, mentre con l’altro era solo “sogno”; erano solo parole.
E’ tutta qui la chiave.
Un abbraccio a te, Rossana.
DeaBastet,
il dialogo mentale fra partner è importante per chi desidera non ridursi a un interscambio sulle banalità quotidiane. resta qualcosa di vivo, che non si esaurisce mai. anche saper ascoltare e sapere di essere ascoltati crea forti legami.
secondo me, non è che vogliamo sempre di più da chi amiamo. in ogni rapporto c’è quasi sempre qualcosa che manca, che però può essere ampiamente compensato da quanto ci viene donato in modo costante e magari pure in sovrappiù. è realistico valorizzare la persona per quello che è ma può anche succedere che di tanto in tanto ci si renda conto di quello che vorremmo e che non è in grado di darci. è sempre una questione di equilibri. se non è molto profondo, l’amore si esaurisce quando nel tempo si ottiene sempre meno attenzioni diventando scontati.
con questo “angelo”, che ha saputo percepire e lenire il tuo dolore nascosto, quasi certamente avrebbe potuto essere tutto diverso, perché tu per prima lo saresti stata, anche se non è affatto detto che sarebbe stato meglio. anche con lui ti sarebbe di certo mancato qualcosa.
personalmente non ho barattato la sicurezza con il gusto di vivere con la massima pienezza quanto ho avuto occasione d’intravedere in ambito amoroso. ottima la concretezza, se rende sereni, ma, non essendo automi, altrettanto importante può essere una parte di sogno, se vissuta con buon senso e ponderatezza.
hai già fatto l’esame della tua situazione, condividendola con il tuo compagno. piccola crisi di coppia superata. non ci pensare più e inizia ad avere cura di te, a tutto tondo. forse potresti anche lì dove ti trovi portare a termine gli studi interrotti. fai qualcosa per te stessa, non limitarti ad essere una gregaria.
se ci si sente realizzati, i sogni, piccoli o grandi che siano, sono proiettati sui progetti a due!
Grazie davvero Rossana!
Mi sto muovendo in questo senso. Credo fermamente che lo stare bene con me stessa possa giovare alla coppia.
Per quanto riguarda l’altro ragazzo, io sono convintissima che sarebbe stato tutto diverso e meno sofferto ed è qui che comincia la mia idealizzazione. Non so perché, ma la sua maturità “emotiva” mi faceva pensare che sarebbe stato molto attento a certi miei bisogni e non mi avrebbe mai “abbandonata”. Ho questa stupida sensazione che lui mi avrebbe amata e ascoltata molto di più.
E sai perché? Perché siamo molto simili come vissuto, come sensibilità, come profondità, come visione della vita. Mai trovato qualcuno così e questo mi fa rabbia se penso al fatto che io queste cose le avevo già intuite anni fa e ne avevo già comprese le potenzialità.
Ma questa è un’altra storia.
DeaBastet. Se mi permetti un piccolo contributo che nasce dalla mia esperienza, quello che servirà per far nascere quell’amore che ci fara’ vivere bene e appagati con un partner l’hai scritto nel tuo post: “Perché siamo molto simili come vissuto, come sensibilità, come profondità, come visione della vita. Mai trovato qualcuno così”.
Quando sarà passata l’attrazione inspiegabile che ci fa desiderare spesso chi non ci corrisponde come sarebbe giusto (ma che è spiegabilissima invece) saranno proprio quelle affinità che terranno insieme la coppia.
C’era uno scrittore che diceva che bisognerebbe scegliere come compagna di vita una donna che se fosse stata un uomo sceglieresti come amico (e naturalmente viceversa).
Io e lei oltre che marito e moglie siamo diventati i migliori amici l’uno dell’altra. Gli istinti danno le passioni ma spesso queste si pagano con il resto della vita quando finiscono ( e finiscono, presto o tardi).
L’amore e’ una costruzione dell’essere umano, la passione no; e’ un regalo della Natura. Non abbiamo nessun merito nel provarla o farla provare.
Ciao
DeaBastet,
“simili come vissuto, come sensibilità, come profondità, come visione della vita.” – se condiviso, è un gran bell’insieme! archivialo, se così ti senti di fare, ma… se così farai, riflettici bene su prima ma poi bada che sia per sempre!
dal mio punto di vista, meglio avere rimorsi che rimpianti, ma non siamo tutti uguali e ognuno sa cosa è preferibile per sé…
Dreabastet ..Io concordo con Golem .La passione/innamoramento/infatuazione sono reazioni chimiche (doni della natura ,non meritocratici ).Queste emozioni fanno e disfano eventi ,non progettano futuri insieme. Per quello che credo io , l’amore é famiglia. Non nel senso di mettere al mondo un bambino, ma nel senso che non è sempre “la cosa di cui parlare” ,quanto “la situazione in cui parlare” .Questo la porta ad un livello meno epico della passione, ma più vero e costruttivo. Ciò che dice Golem sul fatto che oltre che essere amanti , bisogna essere migliori amici è vero ,perché quando la reazione chimica passa cosa resta? La realtà è sicuramente meno armoniosa della fantasia. Tu parli di “amore platonico” e proprio Platone ,affermando che la realtà è imitazione dell’idea ti da un consiglio. Tu vuoi reprimere l’idea ? Se quest’idea diviene un idea di repressione, la tua realtà sarà una realtà di repressione. La tua realtà imita la tua idea e se tu limiti la tua idea essa limita la tua realtà. Qualsiasi progetto di felicità é un’idea o se vogliamo possiamo innalzarla a ideale. E su questo ti faccio un’altro esempio.Esitono prove certe che Gesù abbia fatto ciò che si dice ,a livello divino ? Non sappiamo se tutto sia vero (io non credo per esempio ) ,ma l’esistenza di quest’idea di Gesù, ha ispirato personaggi come Martin Luther King ,Madre Teresa ecc..Ecco tu non sai certamente com’è questa persona nel quotidiano, ma hai un idea di felicità. Poi magari non sarà lui e sarà un’altra persona che non conosci ,o addirittura sarà il tuo attuale compagno ,ma dialoga con quest’idea , non reprimerla ,é saggia ,ti dice molto di te e di ciò che vuoi realmente, è preziosa ..:)
Ragazzi, siete davvero preziosi. Vi ringrazio.
Leo, io ho davvero cominciato un percorso di “ascolto” di me stessa da molto tempo ed ho ben in mente questa “idea di felicità” e non vi rinunceró facilmente. Ho lavorato così tanto per arrivarci.
Per quanto riguarda la passione (eros), è proprio questa che mi fa restare lì dove sono. È assurdo probabilmente ma, sento ancora di appartenere visceralmente al mio compagno perché ho sentito senso di appartenenza sin dal primo momento.
Forse non riuscirò mai del tutto a perdonarlo per aver “tradito” – ad un certo punto della nostra storia- proprio quell’amicizia in cui credevo. Questo è il passato e credo di avere seri problemi a gestirlo; oggi lui è mio amico (vuole esserlo piú di ieri) ma io non riesco proprio a mandar giù il fatto che ad un certo punto io ero diventata solo “la sua ragazza”, quella che “vado a farmi un viaggio coi ragazzi dell’Università però tu non puoi venire perché le coppie non sono ammesse, è solo roba tra amici” oppure “vado all’estero ma non posso aspettare che finisci il corso così parto con una mia collega dell’università” e ne avrei altre ancora; non doveva escludermi da certe cose della sua vita. Io non lo avrei mai fatto.
Con gli anni ho imparato ad accettare le nostre diversità – io introversa, lui estroverso e spesso superficiale nelle amicizie – per fare un esempio, ad accettare certe mancanze.
Sono cresciuta ed ho preso consapevolezza di me; ho imparato a stare da sola perché mi ripetevo che se volevo stare con questa persona dovevo imparare a non dipendere troppo da lei. Così cominci questo lungo viaggio di introspezione e scopri che hai un mondo dentro che nessuno capirà…finché non arriva qualcuno che ti ascolta e ti dice di non smettere mai di credere in te stessa, qualsiasi cosa accada e tu non fai altro che pensare al modo in cui ti ha “accolta”.
Ho perso una persona speciale.
Scusate per il minestrone, ma avevo bisogno di sfogarmi.
Capisco che intendi .È comprensibile che a legarti a qualcosa che ti faccia male sia l’eros .Parli di “senso di appartenenza” ,ma come puoi essere felice? Anche un tossicodipendente é prtato ad avvelenare il proprio organismo per quell’emozione fortissima che gli causa. Anche un tossicodipendente “appartiene” alla sua droga.Ma stare bene ed essere felici é ben diverso .Alle volte stare male spinge a cercare la strada giusta per essere felice, e stare bene ti ci distrae dal farlo.
Quando dici di aver imparato a stare da sola ecc..mi suona con un po di rassegnazione. Come se tu non potessi essere felice senza questa persona ,e non essendo felice con lui ,vuol dire che non puoi essere felice. Ma ti sbagli ,tu puoi essere , anzi devi esserlo ,é l’unico dovere/diritto che hai nella tua vita ,questo prima ancora di stare con questa persona. Poi non do per scontato che lui non sia persona giusta ,ma se tu non lotti per essere felice ,forse neanche lui potrà farlo .É possibile che sentendoti allontanare , lui capisca alcune cose e sia costretto ad evolversi perché non vuole perderti ..gli faresti solo del bene ..ma mi rendo conto anche del fatto che tu possa avere paura che non sia così ..ma l’unico modo per non essere dati per scontati é non darsi per scontati ..non è scontato che tu debba cambiare te stessa per convivere con lui e non è un bene nemmeno per lui.La fortuna che abbiamo è che esiste l’attrito, se non ci fosse il movimento sarebbe talmente caotico da non differire dalla paralisi totale ..”
Leo, ma io sono felice! Davvero!
La mia amarezza – diversa dall’infelicitá – proviene da fatti accaduti nel passato e che all’epoca ho accettato perché “cieca” ovvero innamorata e all’epoca – sí -spaventata di perderlo.
Oggi io non ho paura di perdere nessuno perché ho me stessa.
Il mio compagno è davvero cambiato, perché ad un certo punto è stato lui ad aver paura di perdere me.
Il punto è che la “nuova me” ha difficoltà sia ad accettare la vecchia me, sia il vecchio compagno, sia la vecchia relazione, facendo ciò che non si dovrebbe fare: guardare al passato e non apprezzarsi per ciò che si è stati.
Così succede che, se arriva qualcuno e ti dice “tu avresti meritato altro” e questo qualcuno ha tutte le qualitá, valori morali che tu avresti sempre voluto vedere nel tuo compagno (e che oggi, anche se solo in parte, ci sono), vai in tilt perché ti chiedi: “Come cavolo ho fatto ad accettare certe cose? ” e non perché il mio ragazzo fosse terribile, solo che essendo immaturi, eravamo molto concentrati solo sui nostri bisogni individuali.
Qualcuno ha detto qualche post fa che le donne sono spesso melodrammatiche. Ecco, ora non vorrei sembrarlo. Mi rendo conto di essere troppo lamentosa. Insomma, il passato è passato!
Però – ahimè – faccio proprio fatica a lasciarmi indietro certe cose e soprattuto mi chiedo se certe cose io le abbia accettate per “abitudine”, per consapevolezza o per rassegnazione.
Un saluto.
Ciao
Io credo che se davvero fossi felice ,non ci sarebbe stato questo post ,in cui stai sfogando un qualcosa che senti .Credo che tu stia bene (diverso da felicità ,ma anche da infelicità) .Però c’è quel qualcosa che ti disturba.Da quello che dici in altre risposte parli di “appartenenza” ,di “accettazione” ,ma in questo ultimo invece neghi tutto come se rifiutassi di riconoscere te stessa in tale ottica. Eccolo il conflitto tra ieri e oggi di cui stai parlando. Il fatto di non riuscire a riconoscere pienamente che c’è stato un percorso e che questo ha portato cambiamenti, ma soprattutto ha portato via una vecchia te ,un vecchio lui e una vecchia situazione (o almeno sembra averle portate via).Tu vorresti non ci fossero mai state infondo .Per questo vorresti cancellare il ricordo che ha ricorso sul presente. Ma in ciò che siete oggi c’è anche ciò che siete stati ieri.Accetta i tuoi errori se ti piace dove ti hanno portata, confrontati con la vecchia te ,come con l’idea di persona che vuoi accanto.Sembra tu voglia sopprimere entrambe ,perché disturbano il tuo presente .Se qualcuno ti dice che non hai quello che meriti , non è detto che abbia ragione, puoi rifletterci anche tu e non essere d’accordo. Poi se vogliamo parlare di meriti ,cosa vuol dire? Tu puoi essere una persona meravigliosa ,se le tue scelte (o non-scelte) ti portano accanto a qualcuno, hai esattamente ciò che meriti.C’é da far coincidere quel ciò che meriti con ciò che vuoi e ciò di cui hai bisogno.
Io negli anni ho pensato di non meritare ciò che avevo .Ma in realtà ,non solo lo meritavo ,ma ne avevo bisogno per capire ciò che volevo e voglio .Oggi aspettavo finalmente ciò che volevo , ma ho ottenuto molto di più ,ho ottenuto ciò di cui hobbisogno per avvicinarmici molto di più. Chi pensa di meritare ,merita di rimanere lì a pensare.es
Chi vuole può arrivare a ciò che vuole. Ma spesso il bisogno é proprio la difficoltà .Essa mette alla prova la volontà (non la voglia , essa è una reazione chimica come la passione e non decisione ) ..La volontà é calcolo razionale ,cognizione del mondo, è l’emozione perché spesso contiene la voglia in sé ed altre emozioni che armonizzano ed elevano oltre le tue normali capacità. Ma oltre tutto questo è creativa. Crea via via la te stessa più ideale per arrivare a creare la tua vita più ideale.
La mancanza di voglia spesso mantiene le cose uguali ,ma quell’idea di persona che vuoi altro non è che la tua volontà che ti parla ..
Ciao, Leo.
Molto profonda la tua disamina.
Ho bisogno di leggerla ancora ed ancora.
Sì, hai ragione. Io sono tremendamente in conflitto.
Non so che dire. Non so più che direzione prendere.
Io so solo che ho amato tantissimo e che lui si è portato via per sempre una parte di me.
Forse dovrei solo smetterla di vivere l’amore in modo così romantico e romanzato.
Tu parli di bisogno. Ne parli così in modo generico o intravedi in me un bisogno disperato dell’altro?
Anni fa, poco dopo il suo trasferimento, lui smise di desiderarmi fisicamente. Preso dalla sua nuova vita all’estero io ero diventata quasi invisibile. Gli chiesi disperata di lasciarmi perché non potevo vivere così; non era giusto. Lui non volle farlo e la sua motivazione fu che l’idea che io potessi stare tra le braccia di qualcun’altro lo faceva soffrire.
Io l’ho aspettato. Tu ci vedi bisogno da parte mia in tutto ciò?
Per tanto tempo mi sono colpevolizzata per il fatto di essere legata a lui in questo senso. Io non riuscivo a non chiamarlo amore, tutto ciò.
DeaBastet,
– “Oggi io non ho paura di perdere nessuno perché ho me stessa.” – questo è un ottimo punto d’arrivo, soprattutto per una donna, e una donna come te, che ha sacrificato una parte di sé non tanto per l’altro quanto per l’amore che nutriva per un uomo (non per un altro), e di cui, forse, aveva in quel momento bisogno per la sua crescita e per il suo equilibrio interiori. spesso si sceglie relativamente, soggiacendo a impellenti necessità emotive che non sono soltanto chimica e ormoni.
– “non apprezzarsi per ciò che si è stati.” – non siamo burattini di legno come Pinocchio: ogni attimo della nostra vita è stato importante, sia nel bene che (forse persino di più) nel male. sono parti di noi che non andrebbero mai respinte del tutto. criticate sì, ma benevolmente. se non siamo noi per primi a considerarci con indulgenza, conoscendo tutto o quasi dei nostri sogni e dei vissuti che li hanno alimentati, chi mai potrà farlo? facile amare e amarsi quando si è avvolti dal successo sociale o anche soltanto dalla gratificazione personale! bisognerebbe saperlo fare anche meglio e di più quando più c’è bisogno d’amore e di comprensione per se stessi, innanzitutto.
forse mi ripeto ma, secondo me, ti trovi in un momento di svolta. ti stai riassestando sul presente, con uno sguardo al passato, nel timore di guardare troppo oltre nel futuro. datti tempo e attendi con pazienza una risposta dal tuo io più profondo. a tempo debito verrà, e potrai continuare il cammino che ti sarà tracciato serenamente, pur pagando anche in questo contesto i prezzi richiesti dalla tua scelta, qualsiasi essa sia. sei una donna forte, ora, padrona di se stessa!
“Forse dovrei solo smetterla di vivere l’amore in modo così romantico e romanzato.”
Infatti non si vive l’amore in quel modo, ma solo l’idea che ognuno di noi ha, o vorrebbe avere, dell’amore. In realtà quest’ultimo è qualcosa di diverso che l’illusione dell’innamoramento ci instilla facendoci provare sensazioni che sono più oniriche che reali. L’amore è un “lavoro”, un azione protratta che parte da un progetto e supera tutte le difficoltà che ogni “creazione” comporta. L’innamoramento no, non deve superare niente, ma solo assecondare l’attrazione. Ma questa è principalmente sessuale, e segue indicazioni che hanno a che fare con l’istinto, non con la ragione. Persino il termine amore dichiara “l’azione” che non esiste nell’innamoramento : “A mors”, cioè negazione della morte, quindi la vita. E la vita perchè esista ha bisogno di azioni e progetti. Allevare un bambino, costruire una casa, curare una persona. Che può essere un genitore malato, un amico in difficoltà come pure il proprio partner. Ma tutto questo richiede una scelta che travalichi l’istinto, perchè questo ci indica che quell’uomo o quella donna ci piace e ci attrae, ma non sappiamo il perchè, e la Natura per riprodurre la specie usa questi messaggi, che vengono ripagati col “piacere” che quella persona ci ritorna attraverso la sua presenza e frequentazione. In fondo c’è un egoismo, seppure virtuoso, di fondo se ci pensi bene. L’amore esiste quando si “dà” all’interno di un progetto, che con un bambino per esempio ha il ritorno di vederlo crescere sano e felice, una casa quando la puoi abitare o far abitare e con il partner di vederlo “crescere” mentre lui fa lo stesso per te. Chi pensa di amare non essendo ricambiato NON sta amando, sta elemosinando. L’amore non deve essere sofferenza nè sacrificio inutile. Adattarsi contraddicendo la propria sensibilità e dignità significa NON rispettarsi, sperando che lo faccia l’altro. Ma questo non è possibile. Siamo noi, che amandoci per primi, non accettiamo i compromessi di un rapporto non equilibrato o che ci costringe ad adattarci. Non funziona così. E funzionerà peggio quando quell’attrazione sessuale si affievolirà.
Sarà in quel momento che emergeranno le affinità caratteriali, che saranno le sole a mantenere in piedi una storia. Questo è uno degli aspetti che mancano nelle infinite coppie che si “amavano” pazzamente e poi si scoprono sconosciuti gli uni agli altri. Perchè hanno confuso l’amore con l’innamoramento. La realtà con la fantasia.
Ciao
Ciao Deabastet ..tu poni questa domanda a me ,come se io potessi darti una risposta dal mio punto di vista .Ma in realtà ti sto dando molto di più. Io non posso parlare di quello che vedo ,perché ciò che vedo è una piccola espressione di te e non è abbastanza per darti un parere affidabile. Ma anche se vivessi insieme a te ,non sarebbe comunque decisivo ,magari andrebbe ascoltato come parere di chi fa parte della tua vita ,ma non potrebbe rispondere alla tua domanda. L’unica persona che può farlo sei tu .Per questo ciò che vuoi è una risposta, ma ciò di cui realmente avevi bisogno era della domanda. E se nessuno fuori da te ti può rispondere, le risposte solo tu hai le risorse per trovare o costruirle ..tu vedi nel tuo vivere quotidiano questo rapporto di bisogno ?? Il fatto che tu ti faccia questa domanda ,ti apre una porta per un percorso di consapevolezza maggiore .Marx parlava di conflitti tra le forze di produzione, Freud di conflitti interni alle persone, Darwin di conflitti tra le specie .Quindi se hai conflitti é solo perché sei viva ,e sei in evoluzione. I conflitti causano crisi ed Einstein ha già chiarito come la crisi sia una grande possibilità per migliorare. Nei tuoi conflitti/crisi ,sorgono problemi ,problemi chiedono soluzioni , cercarle e trovarle ti rende più preparata e più consapevole di chi sei ..
Non posso fare altro che ringraziarvi.
Grazie per le vostre parole d’ incoraggiamento e grazie per la possibilità che mi date di aprire più scenari di analisi.
Che dire…devo attendere, aspettare e continuare a lavorare su me e sulla mia relazione.
Un saluto.
DeaBastet,
per me amare è dare senza attendersi niente in cambio, come già hai fatto.
tutta la razionalità umana possibile da ammassare sulla terra non riuscirà mai a frenare gli istinti, sia fisici, al maschile, che emotivi, al femminile (a maggior ragione quando in uno stesso sentimento sussistono entrambi). lì da sempre sgorga spontanea la fonte della vita e… dell’amore, che molto raramente è incline a sottomettersi a regole o a contratti…
un abbraccio.
Golem quanto hai ragione!! Ma questo è tutto funzionale al mercato.Ormai i valori vengono indicati dai link di facebook e dai film .Oltre a questo , dev’essere trasmesso che l’amore è un qualcosa che possono vivere tutti e che non richieda alcuna capacità fuori dal comune .Crescendo con i cartoni della Disney e le fiabe , più le innumerevoli serie tv e film che hanno come fulcro centrale le relazioni passionali e col nnarcisismo di chi non vuole declassare ciò sta vivendo a mero gioco di ormoni ,predisposto dalla natura per favorire l’accoppiamento di due individui, cresciamo con l’idea che l’amore sia il “quanto ” si sente e non il “come ” si agisce.
Ma per amare bisogna essere grandi .Non parlo di età, parlo di animo.La capacità fuori dal comune di cui parlavo è proprio l’impegno , la determinazione, la volontà (non voglia) ,che solo chi è grande può avere.
Proprio a livello etimologico abbiamo considerato l’amore (a mors -senza morte, eterno, senza fine ) , passione (greco pathos : subire , soffrire ) .Altre parole derivate dalla stessa sono : simpatia (condividere ciò che patiamo) ,antipatia (il contrario ) , empatia (connettersi al pathos ) ,ma soprattutto patologia (il discorso sulla sofferenza ) .Passione é un qualcosa che si asseconda senza meriti .Al contrario dell’amore (senza fine, senza morte ) , la passione ha una sua durata specifica (circa 7 anni : crisi del settimo anno) e in più la persona altro non è che un corpo morto che prova pulsioni ..In più per la passione si parla di “avere un debole per qualcuno ” .L’amore non è una debolezza ,esso invece ci fa tirare fuori più di ciò abbiamo ..
Leo, chi non ha potuto fare il percorso che parte dagli istinti e arriva alla ragione non potrà mai comprendere la differenza tra quello sembra e quello che “È” l’amore.
Non si può biasimare chi non ha potuto provarlo, fermandosi alla pur piacevole sensazione emotiva dell’attrazione e del desiderio che rende tutto rosa e l’animo leggero, come una dolce droga.
La valutazione di un sentimento “accudito” dalla volontà e dalla ragione verrà sempre considerato semplicisticamente un calcolo da chi non ha vissuto questa esperienza, mentre invece è esattamente il contrario. La consapevolezza e’ un’emanazione dell’intelligenza, ma questa in termini sentimentali non significa “interesse” egoistico, anzi. In questo senso lo è molto di più la passione incosciente, che persegue la propria soddisfazione attraverso l’altro, esattamente come hai spiegato tu con l’esempio del “drogato”. Ma ripeto, se si è provato solo quello non si può sapere che c’è molto altro.
L’innamoramento può capitare a tutti, l’amore no. L’amore è volontà, è coscienza, è impegno, che parte dal rispetto di sé per offrirlo all’altro. Cioè il massimo del dono che si può fare a chi si ama. C’è una differenza sostanziale con l’ebbrezza dei sensi che ti fa accettare anche di NON essere amato pur di godere, quando capita, di quei piaceri sensuali che ti elemosina l’altro.
Questo senso del sacrificio, dell’immolarsi sull’altare della passione, e del “prezzo” da pagare per avere la “gioia”, è un retaggio culturale che è scolpito dentro molti di noi, che ci arriva dalla sottocultura di stampo cattolico, dove la figura della Vergine è un paradigma assoluto della femminilità idealizzata. Questa “morale” ci permea nostro malgrado, e alla quale ci rifacciamo inconsapevolmente, come un computer che segue un programma. In particolare il sesso femminile, che in quel senso è sempre stato osteggiato nella manifestazione della propria naturale sessualità, e che nei secoli ha dovuto imparare a metaforizzare il desiderio sessuale come amore per renderlo accettabile alla società nella quale viveva. Cosa questa che crea continui equivoci e fallimenti nelle relazioni, i cui risultati si leggono su queste pagine, come nel caso della protagonista di questo thread.
Ma ripeto, se non si analizzano i nostri comportamenti alla luce di determinati indicatori culturali, non si capirà mai perché accadano determinate cose.
Ciao
Rossana, “amare è dare senza attendersi niente in cambio” – credo anch’io che questa sia la forma più alta d’amore: l’amore incondizionato. Ma il mio era davvero così? Io volevo qualcosa in cambio e soffrivo per questo! Volevo che fosse più presente, volevo che condividesse con me certe scelte, che fosse meno egoista, volevo essere un suo desiderio.
Leo, Golem, l’amore è vita, è propensione verso l’altro, verso il suo mondo, è il desiderio di farne parte ed insieme costruirne uno proprio.
Se penso all’altro ragazzo, ecco che viene fuori tutta questa energia creativa. A lui penso proprio come energia che muove le cose. Non lo penso dal punto di vista sessuale, anzi! La componente sessuale è proprio ciò che ha rovinato quella che sarebbe potuta essere una bellissima amicizia. Lui non voleva un’amica, io forse sì e proprio in virtù del fatto che ho già una storia che oltretutto richiede molta cura visto l’equilibrio a volte precario della vita e le fragilità di ciascuno di noi.
Con lui era tutto uno scavare e scavarsi dentro e questo ci ha portato a conoscerci nel profondo (e credo che sia successo perché riparati dallo schermo di un pc).
Quest’energia verso l’altro ed il proprio mondo, è qualcosa che io ho sentito anche per il mio compagno all’inizio della nostra storia. Non era soltanto pura energia sessuale, era desiderio di costruire, di fare, di creare insieme e per questo ci vuole molta fantasia e molto coraggio cosa che a lui mancava ed io l’ho sostenuto anche in questo, anche quando lui era insicuro dei suoi sentimenti.
Ora la questione ruota proprio intorno a quell’ energia creatrice. Perché ad un certo punto viene rivolta altrove? Perché è così e basta? Perché non si ama più chi ci sta accanto? Perché semplicemente l’altro risveglia quella fantasia e quell’immaginazione ormai sopite?
Si parla di figli, matrimonio, casa. Altro tasto delicato. Il mio compagno è molto preso dalla sua carriera lavorativa. Vive in una…
Vive in una metropoli – ed io ho realizzato di non poter sostenere certi ritmi, nè mi piace più un certo stile di vita.
Non abbiamo mai voluto sposarci se non civilmente ma abbiamo sempre concordato che non sia necessario. i figli: siamo sempre stati superficiali nel trattare l’argomento perché io non sono pronta.
E allora semplicemente non siamo compatibili? E allora dobbiamo lasciarci solo perché o lo seguo io visto che lui lavora o sono immatura e capricciosa?
E lui per me cosa ha fatto? Certo, se non chiedi mai ricevi.
“Io volevo qualcosa in cambio e soffrivo per questo! Volevo che fosse più presente, volevo che condividesse con me certe scelte, che fosse meno egoista, volevo essere un suo desiderio”.
Cara DeaBastet, hai scritto TUTTO in questa frase che ti ho riportato. Desiderare di essere ricambiati è il minimo che si possa desiderare in un rapporto nel quale uno dei due dà più dell’altro.
E’ bello parlare romanticamente di dare senza aspettarsi niente, ma quando impegni tutta te stessa non basta sapere di essere in buona fede se dall’altra parte non c’è la risposta che ci si aspetta. E infatti tu te ne lamenti.
Se hai letto il mio post indirizzato a Leo, potrai capire cosa io intenda per amore, e come questo non possa manifestarsi se non vi è una equilibrata compartecipazione dei due protagonisti. L’affetto e l’attrazione per l’altro spingono spesso uno dei due ad “accettare” il compromesso, accontentandosi di come vanno le cose nella umana speranza che queste miglioreranno. Non accadrà, e mentre questa sensazione si fa strada dentro di noi, facciamo sempre più fatica ad ammetterlo, sino al limite estremo, quando le cose appaiono chiare ma spesso è troppo tardi.
Capisco che tu distingua l’amicizia al sesso, dando a quest’ultimo una connotazione moralmente diversa dall’amicizia. E’ uno dei tanti retaggi che la sessuofobia occidentale si porta appresso. Io sono il miglior amico di mia moglie e viceversa, e questo aspetto aggiunto all’amore, dopo una crisi superata alcuni anni fa, ha trasformato in meglio il nostro rapporto erotico, rendendolo più giocoso.Io ti auguro invece di diventare amico dell’uomo con cui deciderai di condividere la vita.
Concludo commentando questo tuo periodo finale:
“E allora semplicemente non siamo compatibili? E allora dobbiamo lasciarci solo perché o lo seguo io visto che lui lavora o sono immatura e capricciosa?
E lui per me cosa ha fatto? Certo, se non chiedi mai ricevi. E allora semplicemente non siamo compatibili? E allora dobbiamo lasciarci solo perché o lo seguo io visto che lui lavora o sono immatura e capricciosa?
E lui per me cosa ha fatto? Certo, se non chiedi mai ricevi.”
DeaBastet, puoi immaginare che questa frustrazione che senti non sia quello che ci si aspetta quando l’amore fila come si deve? E quando fila come si deve? Quando le scelte dell’uno ALMENO non mortificano l’altro, come invece mi pare ti senta tu.
L’amore si FA in due, sennò è solo sco...., in tutti i sensi. Quando cioè ognuno pensa al proprio tornaconto.
Ciao
Golem ..non fa una piega ..Eppure nel 2015 ,si conosce il mentalismo (anche se molti fingono di non sapere cosa sia ) .Si parla tanto d’istinti irrefrenabili ,al limite del masochismo .Si vuole estromettere la ragione dall’amore ,come l’emozione dal business, affermando che l’amore non è ragione o calcolo matematico.Il fatto però é nessuno ha detto questo. L’amore é verità e in quanto tale complessa (epistemologia della complessità) .Ovvio che non è solo ragione ,ma nemmeno solo emozioni .Un complesso delle due …Questo lo rende indefinibile ,ma non indefinito. É investimento di fede verso il noi ,aldilà sia dell’ego-ismo che dell’ altru-ismo .Il primo spesso é razionale e so basa sull’ “ho una vita sola” .Il secondo è emotivo e si basa sul proprio valore solo se utile all’altro .Esattamente come è il tossicodipendente che tiene in vita la droga ,non il contrario .O al contrario come il presidente della grande multinazionale che non si preoccupa di far morire di fame qualcuno o distruggere qualche ecosistema .Ma l’amore non è ne egoista, ne altruista ,ne razionale , ne emotivo .É sia altruísta, che egoista ,che razionale che emotivo.Chi é grande può capire questo , chi no non può far altro che assecondare istinti e poi prendersela col destino o la vita per non aver ottenuto ciò che voleva.Ci si aggrappa allo stare bene pur di non essere felici. E la più grande critica diventa “l’amore non è una cosa razionale” , ma se vivessi in un mondo in cui l’amore fosse una cosa razionale e non concordassi mi direbbero :”l’amore non è una cosa emotiva ” .Un po come che crede che Dio esista e chi che non esista .Ma cosa ne sanno entrambi? Io sono agnostico perché non ho risposta a questa domanda ..L’amore é vita ,non esistenza e non sopravvivenza della specie ,ne il miglior adattamento all’ambiente ,ne la pulsione fisica che ti indica che esisti .É un complesso, e se non si capisce cos’è un complesso ,si continuerà a ragionare per eccessi
Leo, con “l’amore” spesso non si ragiona, e invece bisognerebbe farlo. La mente dovrebbe essere il direttore d’orchestra e le emozioni Lorchestra. Ma quasi tutti fanno “dirigere” alle emozioni. Puoi immaginare che sinfonia ne nascerà.
DeaBastet,
Milton affermava già nel Medioevo che le separazioni fra amanti avvengono più per differenze caratteriali che per tradimenti. non è tanto questione di volontà quanto di entità delle differenze e di reciproche capacità d’adattamento.
ma… così come non sai bene perché hai seguito il tuo attuale compagno, potresti a un certo punto essere spinta a seguirne un altro…
ti sei chiesta perché l’hai fatto, dimentica di te, se non ti dava quanto desideravi? pensi forse che in un eventuale altro amore-impegno potresti trovare TUTTO quello che vorresti?
forse sì, se ora sei più matura e più consapevole di cosa cerchi in un uomo, ma soprattutto se sei meno bisognosa di prima di colmare dei vuoti…
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PS: non ho letto né le ultime dissertazioni di Golem, né quelle di Leo, per cui mi scuso se non resto in tema con quanto ti hanno scritto.
Rossana,
l’ho seguito ed aspettato e compreso in virtù di quello che ci aveva unito nei primi due anni di storia. Io ero convintissima di noi due; non so perché, smossa semplicemente dal sentimento.
Quando ho cominciato a ragionare mi sono accorta di tante piccole cose che non erano del tutto accettabili o perdonabili, ma è proprio in questo frangente che ho “attivato” la ragione e mi sono chiesta: “in virtù di quello che provi e che hai provato, puoi perdonare questo? Puoi buttarlo nel pozzo del passato?” ed io ho risposto sí perché sono forte e coraggiosa. Poi però qualcosa ha fatto scattare l’orgoglio e credo sia stata la stessa ragione a tirarlo fuori e quindi le domande sono diventate: “Perché devo perdonare questo? Perché buttarlo nel pozzo del passato? È giusto se queste cose mi fanno male? ”
Sono anni e dico davvero anni che provo ad avere un confronto vero con lui su certe cose che mi hanno fatto male e mi fa rabbia la sua superficialità nel liquidare la faccenda:”Pensi ancora a queste cose? Smettila, è passato tanto tempo”
Come puoi essere così superficiale?
DeaBastet,
ho riflettuto sul tuo caso e ho riletto quanto hai scritto.
secondo me, in passato sei stata attratta più che da tutto il resto dalla forza di carattere (che rasenta l’egoismo) del tuo attuale compagno, perchè questa in qualche modo compensava la tua debolezza interiore, il tuo bisogno di essere amata da qualcuno a cui poterti appoggiare, anche a costo di sacrificare parti di te.
ora hai meno bisogno di tutto questo e puoi pensare di più a te stessa e alle tue attuali necessità di condivisione e di SPONTANEA armonia. forse non sei mai stata profondamente innamorata del tuo compagno. se il sentimento accoglie soltanto alcune parti dell’altro, e non il suo intero, difetti inclusi, difficilmente è profondo. la momentanea magia dell’incontro, se è reale, quasi sempre include fisico, mente e trasporto emotivo. per questo quando mi riferisco all’amore intendo quello incondizionato.
negli anni sei cambiata e rifiuti il precedente asservimento amoroso, forse perché prettamente sensuale. è in questi momenti di svolta che appaiono nuove opportunità, altrimenti nemmeno sarebbero percepite…
la tua capacità d’introspezione (che dev’esserti stata d’aiuto nel maturare attraverso l’esperienza di vita) e l’attuale attenzione razionale alle tue scelte rendono interessante il tuo futuro di coppia, di cui spero vorrai renderci partecipi. tieni presente che quando si analizza un rapporto scorporandolo nei suoi componenti, di solito lo si fa come in un’autopsia, cioé quando questo già non è più vitale. a maggior ragione questo accade quando si è eccessivamente critici sia su se stessi che sull’altro.
PS: immagino tu possa avere circa 35 anni e che quanto ti sta accadendo rientri dal più al meno nella norma dell’odierna evoluzione sentimentale.
DeaBastet, questo scrivi tu: “Quando ho cominciato a ragionare mi sono accorta di tante piccole cose che non erano del tutto accettabili o perdonabili, ma è proprio in questo frangente che ho “attivato” la ragione”
E questo io:”Leo, con “l’amore” spesso non si ragiona, e invece bisognerebbe farlo. La mente dovrebbe essere il direttore d’orchestra e le emozioni l’orchestra. Ma quasi tutti fanno “dirigere” alle emozioni. Puoi immaginare che sinfonia ne nascerà.”
Guarda, dovrei ringraziarti per avermi dato una indiretta dimostrazione di alcune teorie che ho elaborato attraverso la vicenda di mia moglie, e di cui quotidianamente mi convinco sempre più essere corrette.
Mai far volare il cuore oltre la testa.
Auguri Dea.
Ciao Rossana,
per compiere 35 anni ci vuole ancora qualche anno.
Tutta questa analisi non mi rende certo immune dalla sofferenza.
Accettare determinate cose che riguardano te personalmente e che si riflettono sulla coppia, non è semplicissimo.
Grazie a tutti. Vi terró aggiornati sui risvolti.
Ciao Golem,
ma come si fa a ragionare in quella fase iniziale in cui tutto è cosí irrazionale? Impossibile! A maggior ragione se è la prima volta che si provano quelle precise sensazioni e ci si butta – per spinta emozionale – in qualcosa che non si sa dove ci porterà. Sapevo che c’era la possibilità che mi sarei fatta male ed infatti, mi sono fatta molto male.
Il risveglio è una gran bella botta!
Un saluto ed un augurio a voi!
Dea, hai perfettamente ragione: e’ impossibile, specie se non si hanno esperienze precedenti della stessa portata, non devi fartene nessuna colpa. Quello che è importante e che tu ti renda conto che questi soggetti non potranno mai cambiare, evitando di insistere attaccandosi ai sentimenti. Ma un rapporto sentimentale deve sempre essere equilibrato perché abbia una possibilità di far crescere la coppia. In caso contrario si arriva ad un certo punto come pile scariche, e con la sensazione di “essersi tradite”, che è infinitamente peggio che essere traditi.
Ora sei cosciente che sono emerse del tue esigenze. Non trascurarle, perché se non soddisfatte prima o poi si ripresenteranno a farsi sentire, forse quando è già troppo tardi. Abbi fiducia in te stessa.
Un grande saluto.
DeaBastet,
“ma come si fa a ragionare in quella fase iniziale in cui tutto è cosí irrazionale? Impossibile!” – concordo! diventa facile farlo quando si sono superati i cinquanta-sessant’anni, oppure se si è razionali come in linea di massima sono gli uomini, legati alla fisicità, e non istintive come le donne, sempre maggiormente coinvolte nell’emotività.
è possibile che in linea di massima l’esplosione dei sensi avvenga prima (15-25 anni) della maturità emotiva (30-35 anni) ma a mio avviso nessuno può stabilire regole generali valide per tutti i casi. subentrano una grande quantità di varianti da persona a persona, per cui un innamoramento può coinvolgere entrambe le componenti a 20 anni e un altro non raggrupparle nemmeno a 50.
il risveglio, ora doloroso, era probabilmente inevitabile. purtroppo, non si cresce leggendo libri oppure osservando le esperienze altrui… in qualsiasi vita gli eventi non capitano quasi mai per caso, e tutti danno e tolgono nello stesso tempo…
Grazie Golem! E grazie Rossana!
Avrò fiducia in me stessa.
Non posso più fare a meno di dare ascolto alle mie esigenze; è un processo talmente naturale e fluido che bloccarlo sarebbe un male sia fisico che mentale.
La mia mente, in virtù della maturità emotiva raggiunta – come dici tu, Rossana – dovrà a questo punto elaborare nuove soluzioni di felicità e benessere.
È davvero triste – e non mi viene in mente nessun altro termine – realizzare che esplosione dei sensi e maturità emotiva avvengano con tempistiche diverse. Certe emozioni non le proverei per nessun altro, ne sono sicura. Finirei sempre a fare confronti col passato perché quelle emozioni è come se mi avessero bloccata in “una dimensione perfetta” e più di così non puoi provare. E non si tratta di libri letti o film visti con cui ti sei costruita un certo immaginario emozionale, si tratta proprio di sensazioni che io ho provato col corpo e con la mente lí, in quel preciso istante e che restano eternamente impresse prevalendo su tutto il resto.
Ora basta peró con questo romanticismo spicciolo.
Un saluto e buon week end!
“Certe emozioni non le proverei per nessun altro, ne sono sicura.” Te lo incido sulla pietra che non è vero. Ti accorgerai che sarà proprio quella maturità emotiva a farti scoprire sensazioni che l’istinto non può dare. Fin’ora hai fatto solo il SUO gioco. Dopo sarai TU che ti costruirai la felicità.
Ciao
DeaBastet,
a chi di preciso è riferita questa affermazione: “Certe emozioni non le proverei per nessun altro, ne sono sicura.”?
Rossana, mi riferisco al mio compagno; a quelle emozioni che ti hanno fatto dire “ecco è lui”.